Esercizi di rotazione per la colonna vertebrale

Esercizi di rotazione per la colonna vertebrale

Esercizi di rotazione e salute vertebrale

È possibile effettuare una serie di esercizi di rotazione per la colonna vertebrale che possono aiutare sia a fortificarla che migliorarne la mobilità e, di conseguenza, attenuare il dolore.

Allenarsi in palestra e rimanere in esercizio è un buon metodo per aumentare la mobilità della schiena che, al contrario di quanto si pensi, ha bisogno di essere attiva il più possibile per contrastare disturbi come ad esempio la lombalgia.

Alcuni allenatori e specialisti (es. fisioterapisti, medici), ritengono che il rafforzamento della rotazione spinale vada evitato a tutti i costi.

 

Altri, al contrario invece, sono convinti che vadano effettuati gli esercizi di rotazione per la colonna vertebrale. Ritengono che tali movimenti debbano avvenire a livello della spina dorsale e dei fianchi mentre la colonna lombare resta bloccata.

C’è anche una buona parte degli allenatori che pensano che il corpo umano sia così efficiente, e la colonna tanto forte e dinamica, da non aver bisogno di alcun esercizio perché la colonna che sa dove e quando ruotare.

Resta il fatto che, in linea di principio, muovere la schiena, attraverso esercizi mirati o meno, sia senza alcun dubbio un’attività benefica. Se si soffre di dolore cronico, o altre patologie, è però opportuno essere seguiti da specialisti.

A riguardo molti trainer professionisti consigliano che debba essere la colonna vertebrale “toracica” e non quella lombare, a effettuare la maggior parte dei movimenti di rotazione. Il paziente dovrebbe imparare a concentrarsi di più sulla zona del torace”.

 

“Non è importante la rotazione di per sé, ma come viene eseguita”

Immagine esercizio fisico

 

Esercizi di rotazione: la nostra schiena ha quasi sempre qualcosa!

La zona dorsale è una parte del corpo incredibilmente forte e complessa. Viene sollecitata quasi in ogni momento della nostra vita, è normale quindi che possa avere qualche disturbo (alcuni che non danno sintomi, altri più gravi).

A dimostrazione di quanto detto ci sono dati abbastanza chiari:

  • Il 27% della popolazione dei Paesi più sviluppati mostra una qualche forma di protrusione.
  • Il 52% dei soggetti invece mostra qualche genere di “rigonfiamento” ad almeno un livello.
  • L’1% ha una estrusione.
  • E ancora il 38% mostra una qualche forma di anomalia ad almeno un disco intervertebrale.

In uno studio di alcuni anni fa si afferma che le “ernie toraciche” si verificano con una frequenza molto inferiore rispetto alle ernie lombari o cervicali.

La percentuale si aggirerebbe intorno a percentuali molto basse non superiori comunque all’1,8% dei casi.

Le ricerche più recenti stanno andando contro questa credenza. Infatti, in uno studio di pochi anni fa, effettuato su 90 persone, ha mostrato dati che ribaltano le vecchie teorie, infatti:

  • 1 su 3 degli individui asintomatici ha avuto, o aveva, un’ernia del disco toracico.
  • Ben il 54% mostrava almeno un rigonfiamento di un disco.
  • Il 58% uno strappo anulare.
  • Il 28% una cifosi.
  • E ancora il 29% mostrava una deformazione del midollo spinale.

 

Si tratta di uno studio del 2007, ad oggi forse il più grande nella letteratura mondiale sull’ernia toracica, in cui si afferma che le ernie del disco toracico si presentano nella metà dei pazienti. Di questi ben il 26% ha avuto ernie multiple.

In definitiva si sostiene che l’ernia, e le malattie degenerative del disco, siano le condizioni anomale più diffuse per quanto riguarda la spina dorsale toracica.

La scarsa mobilità dell’anca aumenta il rischio di lombalgia negli atleti

In tutti quegli sport che richiedono all’atleta una qualche forma di rotazione della colonna vertebrale si è visto come quelli con la lombalgia cronica avessero, di media, meno mobilità all’anca e una maggiore asimmetria tra i lati della stessa rispetto a chi non ne soffriva.

Tale scoperta è chiaramente logica perché chi ha una mobilità inferiore dell’anca avrà la tendenza a bilanciare tale deficit compensando e ruotando la colonna vertebrale più di quanto necessario.

Si tratta di una condizione che, nel lungo periodo, tenderà a produrre una serie di scompensi e fastidi come lesioni e dolore.

Sarà quindi opportuno effettuare una serie di esercizi di rotazione con un preventivo “pre-carico”. In pratica, prima di effettuare gli esercizi, è necessario “aggiungere un carico, un peso” che bloccherà alcune zone della colonna vertebrale rendendola più resistente alla torsione.

Infatti mentre si lavora sulla mobilità dell’anca e della colonna vertebrale si dovrebbe anche lavorare per evitare la torsione della stessa. È possibile attraverso alcuni esercizi mirati di stabilità del nucleo rotante.

Da qui si comprende come sia importante lavorare sulla colonna vertebrale con esercizi specifici che però, se non effettuati nel modo opportuno, e quindi insegnati e seguiti da una persona esperta, potrebbero diventare addirittura controproducenti.

È importante, quando si svolgono esercizi di rotazione per la colonna vertebrale, che le persone siano in grado di distribuire il carico in modo efficiente e di avere una giusta combinazione di rotazione dell’anca e della colonna vertebrale (con un movimento lieve della parte lombare).

Le prove e gli studi suggeriscono che ci sia una componente genetica importante per l’ernia del disco e la degenerazione discale stessa.

Di conseguenza è chiaro come sia possibile prevenire i problemi alla schiena solo in parte, anche attraverso un giusto training che permetta una maggiore mobilità della schiena insegnando al corpo a muoversi nel modo opportuno.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata

 

Dolore alla schiena e attività fisica: che relazione c’è?

Dolore alla schiena e attività fisica: che relazione c’è?

Dolore alle schiena e attività fisica

Molto spesso si ipotizza che ci sia una qualche relazione tra dolore alla schiena e attività fisica senza però indicare effettivamente come una possa incidere l’una sull’altra.

In generale la maggior parte delle linee guida suggeriscono che per prevenire le varie forme di lombalgia sia fondamentale fare esercizio fisico regolare.

Ciò che maggiormente sorprendete è che in realtà non ci siano studi che indichino se l’attività, o la vita sedentaria, siano effettivamente fattori di rischio (o fattori protettivi) per tale patologia.

Immagine vita sedentaria

Al massimo esistono alcune ricerche che suggeriscano, senza poi identificarlo con chiarezza, che uno stile di vita sedentario sia maggiormente associato a disturbi alla schiena. Allo stesso tempo però, un recente studio, mostra come i benefici dell’attività fisica per la lombalgia diano risultati contrastanti.

Gli scienziati hanno spiegato che questa controversia potrebbe derivare dal fatto che ci siano più casi di lombalgia dovuti soprattutto a fattori:

  • Genetici;
  • Ambientali;
  • Stile di vita.

I fattori genetici sono, da altre ricerche, evidenziati come una delle principali cause di lombalgia, anche tra gemelli, con stime di ereditarietà che variano dal 21% fino ad arrivare al 67%!

In più i benefici dovuti all’attività fisica sembrano essere maggiori quando questa viene svolta in un regime d’allenamento controllato. Quindi andrebbe evitato il fai-da-te soprattutto se si è geneticamente predisposti al mal di schiena.

 

Dolore alla schiena e attività fisica: lo studio su coppie di gemelli

 

Per valutare in modo neutro i vantaggi, o svantaggi, dell’attività fisica sulla lombalgia sono stati effettuati studi su coppie di gemelli monozigoti dello stesso sesso.

Si tratta di un lavoro pubblicato sull’European Spine Journal ed è uno strumento utile per capire quanto effettivamente l’attività fisica incida e in che modo.

Sono stati inclusi ben 486 gemelli con una età media di circa 40 anni e hanno risposto ha un questionario  sulla loro storia e condizione clinica.

Ai partecipanti è stato posto un questionario con una serie di domande tra cui se, nelle ultime 4 settimane, avessero avuto problemi alla schiena.

In più è stato valutato, attraverso altri questionari, l’impegno dei partecipanti in altre attività fisiche come:

  • Golf;
  • Ciclismo;
  • corsa;
  • nuoto;
  • Tennis;
  • aerobica

Ogni sport è stato diviso in tre diversi gradi di intensità:

  • Leggero;
  • Moderato;
  • Vigoroso.

In più, per maggiore completezza, è stato anche preso in considerazione e valutato l’impegno nelle diverse attività fisiche domestiche/lavorative come ad esempio:

  • Le faccende domestiche.
  • Manutenzioni
  • Giardinaggio
  • …e altre ancora…

Lo studio è stato fatto mettendo in relazione tutte queste attività in associazione anche con determinati parametri demografici (età, sesso, patologie, fumo).

È stato valutato che non c’è una relazione diretta, o almeno così chiara, che possa indicare un rapporto tra attività fisica/non attività fisica e persona con o senza lombalgia.

Ben 69 coppie dei 486 individui risultavano discordanti, nel senso che se uno soffriva di lombalgia l’altro era invece “sano”.

Tale analisi tra gemelli ha dimostrato che un’attività domestica molto intensa aumenta di 3 volte la probabilità di soffrire di lombalgia. Al contrario non è stata trovata alcuna associazione importante tra il dolore e l’attività ricreativa o sportiva in generale.

Anche tra le persone che svolgevano sia attività domestiche pesanti che quelle sportive, è stato riscontrata  anche in questo caso una probabilità di tre volte superiore rispetto a chi svolgeva solo attività sportiva.

Le attività domestiche “intense” aumentano il rischio di lombalgia

Per sintetizzare i dati della ricerca potremmo individuare senza ombra di dubbio che l’attività fisica pesante, come anche quella domestica, sia un importante fattore di rischio per il mal di schiena specialmente se associata anche a una intensa attività ricreativa.

Quanto riscontrato dallo studio sui gemelli porta a ipotizzare che i fattori genetici e ambientali possano influenzare la relazione esistente tra attività fisica (lavorativa e non) e lombalgia.

Questo è uno studio pilota che serviva a capire se l’attività fisica potesse essere un fattore protettivo o causale del mal di schiena. Di sicuro dai dati forniti, pur essendo il campione non sufficientemente grande, emerge una qualche forma di relazione che andrà studiata.

Dolore alla schiena e attività fisica sono certamente correlate, la scienza deve ancora comprendere come e soprattutto in che modo sfruttare i possibili benefici che lo sport può dare a chi soffre di lombalgia.

Di sicuro attività pesanti svolte senza precauzioni (es. senza riscaldarsi) sono fattori di rischio molto importanti così come la predisposizione genetica o altri fattori “esterni”.

In generale, se si tende ad avere qualche dolore alla schiena è utile rivolgersi a uno specialista per capire se e quali attività possono essere svolte senza rischi di infortuni o fastidi ulteriori.

Da quanto si evince dagli studi effettuati informarsi, comprendere e capire la vera natura della lombalgia, come ad esempio anche del dolore cervicale, permette di diminuire stress e ansia che sono un altro importante fattore di rischio.

 

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
Sollevare un peso: schiena dritta o schiena flessa?

Sollevare un peso: schiena dritta o schiena flessa?

Sollevare un peso? Non convincerti che faccia male

C’è una regola che tutt’oggi regna in maniera sovrastante su come sollevare un peso, che sia una forchetta caduta per terra od un pacco di 3 kg appena consegnato dal corriere: evitare di chinarsi in avanti e mantenere la schiena dritta per evitare di sforzare troppo la schiena.

La realtà è che tanti fisioterapisti, chiropratici  ed esperti del movimento ancora ad oggi consigliano questo comportamento, specialmente nei confronti di chi soffre di mal di schiena, ma la domanda è:

  • sollevare oggetti mantenendo la schiena dritta è un bene od un male per la nostra schiena?

  • Qual è la tecnica migliore per sollevare un peso, anche pesanti?

  • Quali sono le attuali credenze sul mal di schiena e sollevare un peso?

  • Ma soprattutto, quali tecniche di sollevamento di un peso  i fisioterapisti percepiscono come più sicura, ed  perché  tali credenze?

 

Rispondiamo all’ultima domanda: il 75% dei fisioterapisti, tramite uno studio condotto sui social, hanno scelto  il modo di sollevare un peso con la schiena dritta, soprattutto sulla base del fatto che evitava la flessione della schiena.

Sollevare un peso: inversione di marcia

Ma perché continuiamo ad istruire i nostri pazienti in questo modo quando le stesse evidenze scientifiche ci dicono che nonostante l’utilizzo di tutte le “regole” per sollevare dei pesi non si è ridotta la probabilità di sviluppare mal di schiena?

La lombalgia (LBP) è un problema ampio e in crescita nelle società occidentali ( Deyo et al., 2009 ), e l’assenza dal  lavoro a causa del mal di schiena è socialmente ed economicamente dispendiosa ( Maniadakis e Gray, 2000 ).

Le ragioni di questo crescente problema sono molto dibattute, ma ciò che è chiaro è che il mal di schiena (LBP), specialmente quello persistente, è un disturbo complesso guidato da una serie di fattori attraverso un ampio spettro biopsicosociale ( Pransky et al., 2011 ).

In un nostro articolo si ribadisce il concetto di non focalizzarsi troppo sulla zona del corpo che duole e come si debba invece andare a fondo per capirne la vera genesi.

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A questo proposito, sebbene vi siano prove che le richieste di lavoro fisiche siano associate a mal di schiena, esse rappresentano solo una modesta percentuale di Low Back pain (mal di schiena) nella forza lavoro (Waddell e Burton, 2001 ).

Ad oggi, nella prevenzione del mal di schiena, i datori di lavoro seguono e fanno seguire comunemente una formazione per la movimentazione manuale e specifica del carico al proprio personale.

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Questa formazione spesso implica insegnare alle persone come sollevare oggetti, poiché il sollevamento inteso come carico a livello della colonna vertebrale è spesso citato come provocatorio in termini di mal di schiena (Coenen et al., 2014 ).

Tuttavia, la prova che il sollevamento è un fattore di rischio per LBP è discutibile. Siamo forse di fronte all’ennesima leggenda metropolitana sulla gestione clinica del mal di schiena?

Anche in un altro articolo ci si dibatte: piegare e ruotare la schiena, specialmente sottosforzo, è considerato il rischio maggiore per il quale si verificano lesioni, infortuni e traumi di vario genere?

Il carico cumulativo sul dorso è stato associato a LBP ( Coenen et al., 2013 ), ma sappiamo anche che  non esiste alcun legame causale comprovato tra il sollevamento dei carichi ed il mal di schiena (Wai et al., 2010a ).

Più specificamente, non vi è evidenza, in vivo, che il sollevamento di un carico con la schiena flessa sia un fattore predittivo di mal di schiena, né che sollevare con una schiena dritta sia più sicuro, nonostante questa convinzione diffusa.

Questo può aiutare a spiegare il perché insegnare alle persone come sollevare un oggetto non si è dimostrato efficace nella prevenzione della mal di schiena ( Hignett, 2003 , Maher, 2000Bos et al., 2006 , Martimo et al., 2008 .

Le convinzioni che stanno alla base della teoria che è bene sollevare un carico a schiena dritta è che la colonna vertebrale è una struttura vulnerabile e necessità costantemente di protezione. Queste credenze, adottate in gran parte dai medici di base influiscono sulla gestione clinica, con conseguenza devastanti.

Qual è il miglior consiglio che si può dare per sollevare un peso?

Un approccio attuale è quello che consigliare di proteggere la schiena da una flessione durante il sollevamento di un carico non è un azione utile nella gestione di un mal di schiena.

Di fatto, può alimentare credenze e pensieri negativi che portano alla paura ed alla protezioni di muoversi, fattori responsabili del mantenimento del disturbo.

Figuriamoci in presenza di un’ernia cosa possa accedere: il soggetto con mal di schiena, dalla paura di far schizzare la sua ernia, pistola alla testa si rifiuterebbe di chinarsi in avanti anche solo di un grado!!

Sappiamo inoltre che il nostro sistema produce dolore anche di fronte ad una situazione di pericolo percepito. E’ un sistema di allarme molto sensibile: ci fa percepire dolore anche prima di subire un danno tissutale.

Sollevare un peso e letteratura scientifica

Ad esempio, è stato dimostrato che pazienti con mal di schiena tendono a sollevare oggetti, anche non pesanti, con cautela: oltre a muoversi più lentamente, piegano meno la loro schiena e co-attivano i muscoli che sostengono la colonna vertebrale, il tutto per non sentire il dolore, pienamente convinti.

Sappiamo però che questa modalità di movimento e di comportamento è meno efficiente ed è legato a un carico spinale maggiore che può essere nocivo-selettivo ( Marras et al., 2001).

Ma purtroppo ancora oggi questo modo prudente di sollevamento riflette anche le strategie di sollevamento comunemente insegnate, in cui si consiglia agli individui di mantenere la schiena dritta e piegare le ginocchia.

La teoria che sollevare un carico mediante squat con la colonna estesa è il modo più sicuro di sollevamento di un carico deriva da dati in vitro che suggeriscono che è più difficile farsi male mantenendo la colonna nella sua posizione fisiologica evitando quindi la flessione ( Callaghan e McGill , 2001 ).

Tuttavia, questo non è stato confermato in vivo ( Dreischarf et al., 2016 , Kingma et al., 2010 ). 

In effetti, il sollevare un carico con la colonna flessa è dimostrato essere più efficiente ( Holder, 2013). Insegnare a persone con mal di schiena a mantenere la schiena dritta quando sollevano un carico e convincerli di questo può in effetti essere inutile.

 

Alleniamo la nostra schiena a sollevare pesi 

C’è una mancanza di prove chiare sulla relazione tra danno, danno tissutale e dolore alla schiena ( Brinjikji et al., 2015 , Jarvik et al., 2005 ). Oggi si parla di approccio biopsicosociale.

Se tutti gli elementi concorrono tra loro e pesano tutti in egual misura nell’esperienza dolorosa, collegare tutte le ipotetiche cause anziché cercare di accanirci nel voler cercare una sola unica causa è la via migliore ed efficace per gestire il dolore.

Tuttavia, è stato dimostrato che il sollevamento dello squat (schiena più dritta e piegamento del ginocchio più profondo) è meno efficiente di uno stile più arrotondato ( Holder, 2013 ).

schiena-forte

Sappiamo inoltre che l’esercizio specifico e graduato a carico  della colonna lombare è in grado modificare il contenuto metabolico del disco intervertebrale, invertendo quel processo di disidratazione con riduzione del ph con conseguente degenerazione discale.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
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Rimedio per il mal di schiena: un massaggio al gluteo

Rimedio per il mal di schiena: un massaggio al gluteo

Rimedio per il mal di schiena? Semplice massaggio? meglio un trattamento dei trigger point

Uno dei rimedi per il mal di schiena è quello miofasciale, in particolar modo il trattamento dei “trigger point

Il corpo umano è formato da una miriade di “relazioni” tra le varie parti, muscoli, organi, nervi che creano una rete molto complessa.

Per semplificare meglio la sua definizione immaginiamo un muscolo come un insieme di corde che, quando si contraggono, rendono possibile il movimento. Il “trigger point” è un “nodino” percepibile dall’esterno che, se stimolato con la palpazione e con il trattamento, può evocare un dolore locale o riferito a distanza.

Spesso proprio questo dolore riferito a distanza può essere confuso con una sciatica e può essere un fattore scatenante della nostra lombalgia.

Il mal di schiena causato da questo “trigger” non è costante, va e viene a seconda del movimento, della posizione, dello stato emotivo e da molteplici fattori esterni. Quando si attiva non ci lascia scampo!

ANSIA COME CAUSA DEL MAL DI SCHIENA

Il muscolo colpito da questo trigger presenta una ridotta capacità di contrazione, e quindi una ridotta efficienza.

 

Rimedio per il mal di schiena riferito alle natiche

Fare un massaggio è spesso un sogno che si fa a occhi aperti quando il dolore ci funesta, ma dove va fatto?

Ad esempio nella parte superiore del sedere, poco prima che inizi la schiena vera e propria, c’è un trigger point che è perfetto per essere massaggiato!

Lì si crea un piccolo e subdolo nodo molto difficile da individuare che scatena un dolore fastidioso alla parte inferiore della schiena facendola sembrare una vera e propria lombalgia.

Massaggiarlo, nel modo giusto ovviamente e quindi da un esperto, provoca inizialmente un dolore molto intenso e profondo, spesso riferito (simulando il vostro mal di schiena) che si trasforma in un dolore dolce e benefico portando, in tutta la zona dolente e intorno allo stesso “nodo”, un sollievo inaspettato.

Scherzando potrebbe essere davvero una sorta di miracolo da mostrare agli amici! Infatti tutti conosciamo i benefici di un buon massaggio specialmente in alcuni “nodi” più conosciuti come sulle spalle o nella zona cervicale.

Colpire invece un trigger point inaspettato è una vera sorpresa per chiunque. Infatti capita che si dica di soffrire di mal di schiena toccandosi la parte bassa che, in realtà è il gluteo!

Tale convinzione deriva dal fatto che il dolore non è “circoscritto”, ma è riferito e si ha l’idea comune che sia dovuto alla schiena senza pensare che possa partire dal gluteo.

Spesso capita che le persone sanno che il vero problema che li affligge da tempo è proprio dovuto a un trigger point che sta sul sedere e non ci si rende conto fin quando il “nodo” non viene massaggiato mostrandolo come epicentro di tutta la tensione della zona.

Perché il trigger point sul gluteo è così efficace come rimedio per il mal di schiena?

Il muscolo del gluteo è uno dei più estesi del nostro corpo ed è noto, insieme al quadricipite femorale come muscolo “anti-gravità”.

Viene chiamato così proprio perché, grazie alla sua incredibile forza, permette al corpo di alzarsi e rimanere eretto. Per esempio ha un ruolo fondamentale quando:

  • corriamo.
  • saliamo le scale
  • saltiamo

In generale, in muscoli tanto grandi, i “nodi” possono essere subdoli e assai difficili da individuare e trattare. Ciò è dovuto al fatto che, vista la loro forza ed estensione, sono capaci di sopportare un gran numero di “nodi” (assimilabili a piccole contratture) prima di generare problemi.

Di solito può presentarsi una generica e leggera sensazione di rigidità, fatica o pesantezza nella zona prima che inizi il dolore più intenso che porta, di conseguenza, ad andare da uno specialista per trattarlo.

Forse è per questo che in pochissimi conoscono tale punto.

Il trigger point può essere trattato senza rischi particolari, basta saperlo individuare, e una volta iniziato il trattamento provoca un dolore non intenso e fastidioso permettendo quindi di poterci lavorare a lungo senza troppi fastidi.

 

trigger

Molti affermano che sia un “dolore dolce”, piacevole e che con il tempo si espande portando benefici in tutta la zona e alleviando il mal di schiena in modo rapido.

 

La lombalgia non è quasi mai dovuta a qualcosa di grave

In un altro articolo (Mal di schiena: quando preoccuparsi?) abbiamo spiegato come spesso i dolori più intensi siano indice di qualcosa di banale, quasi mai grave.

Al contrario fastidi più subdoli e particolari, se accompagnati ad altri sintomi, potrebbero suggerire un’attenta analisi per comprendere se è in atto una patologia importante.

Moltissime persone malate di lombalgia hanno un vero e proprio terrore che possa trattarsi di qualcosa in relazione con problemi strutturali o con una certa fragilità della colonna vertebrale stessa.

Per tranquillizzarli basta spiegare che la colonna vertebrale è una zona incredibilmente robusta e che, spesso, il dolore viene trasmesso per riflesso da altre parti contratte come ad esempio il gluteo.

Quindi se si soffre di mal di schiena potrebbe portare un grande beneficio un massaggio nel “trigger point” del gluteo che spesso è il vero punto che causa il fastidio.

Il trattamento, come detto, potrebbe non essere inizialmente molto piacevole ma bastano pochi minuti per trasformare il dolore in una sensazione benefica che andrà aumentando nel tempo con il rilascio delle contratture che sono la vera causa della lombalgia.

 

Come individuare il trigger point sul gluteo

Come detto il gluteo è uno dei muscoli più grandi di tutto il nostro corpo e sopporta molto stress fisico, quindi è sicuramente buono per trovare vari trigger point da massaggiare per avere benefici contro il mal di schiena.

Il punto preso in considerazione in questo articolo, considerato il migliore per dare sollievo contro la lombalgia si trova proprio al punto di congiunzione tra la schiena e il grande gluteo.

Non è complicato trovarlo: si trova subito sotto le cosiddette fossette lombari!

Lavorare sul trigger point  è molto utile perché nel 50% dei casi la lombalgia ha una componente legata proprio a questo importante muscolo.

Anche nella parte lombare, come in tutto il corpo, ci sono altri trigger point, alcuni della schiena sono distanti solo pochi centimetri da quelli del grande gluteo. Si crea così un reticolo di punti collegati tra di loro che condividono le stesse tensioni e, di contro, anche il dolore.

schiena-massaggio

Sciogliere un punto provoca quindi giovamento a tutti quelli ad esso collegati direttamente (e alcuni anche indirettamente).

Il dolore si irradia dal basso verso l’alto ma anche dalla schiena al gluteo scatenando anche una tendente rigidità muscolare diffusa che va assolutamente sciolta in entrambi i trigger point.

Tale fastidio si “sposta” fino anche a causare dolore alle gambe spesso attribuito, sbagliando, a una compressione della radice nervosa invece che dovuto da un semplice trigger muscolare.

 

Se il vostro fisioterapista non conosce questo trigger point e quindi non lo lavora?

Può capitare, a dire il vero molto spesso, che anche un massaggiatore non conosca l’importanza di lavorare sul gluteo per dare sollievo al mal di schiena. Massaggerà quindi, proprio per affrontare una lombalgia, al massimo fino alla zona di contatto con il grande gluteo, senza però scendere oltre.

Troveranno comunque sulla schiena un grande numero di muscoli irrigiditi e contratture che scioglieranno portando un piccolo beneficio e un’idea iniziale, nel paziente, di sollievo con la sensazione però che tale massaggio non vada a colpire il vero problema più in basso.

Potrebbe capitare che lo stesso paziente indirizzi il massaggiatore, per via della sensazione appena detta, a lavorare sui muscoli irrigiditi del grande gluteo.

Eppure anche tale cambiamento, per quanto in parte benefico non darà i risultati sperati, perché?

La ragione è banale: un conto è massaggiare in modo generico il grande gluteo, che come detto è un muscolo assai esteso, un conto focalizzarsi nel modo giusto nel trigger point specifico allentandone le tensioni.

Si comprende, quindi, che un massaggio anche fatto con grande intensità potrebbe non avere effetti a lungo termine se non ci si focalizza sul punto specifico che è effettivamente la causa principale del mal di schiena. È lì che si concentrano la maggior parte delle tensioni.

Quando la lombalgia è confusa con problemi dell’articolazione sacro-iliaca

No si tratta di nulla di così strano, semplicemente il dolore causato da questo trigger point sul gluteo porta, di frequente anche gli esperti, a confonderlo con altre tipologie di problemi.

In modo particolare viene confuso per una falsa sciatica o per un dolore all’articolazione sacroiliaca.

È una situazione comune perché alcuni professionisti tendono a concentrarsi maggiormente proprio sui fastidi causati dall’articolazione sacroiliaca convinti che ogni condizione, anche piccola, che la riguardi, sia portatrice di chissà quali patologie gravi!

Quella sacroiliaca è una articolazione mobile tra l’osso sacro e il bacino che ruota fino a un paio di gradi e arriva anche a scivolare di altrettanti millimetri.

In generale i terapeuti danno un grandissimo valore a questa articolazione e a tutto ciò che la riguarda, in modo particolare il dolore. In realtà si tratta, per la maggior parte dei casi, di sovrastima che forse tende a creare troppo allarmismo e darle un’importanza spropositata.

Anziché indagare su possibili problemi a tale giuntura, spesso costosi, è consigliato invece lavorare prima sul trigger point del gluteo per capire se possa essere il rimedio per il mal di schiena (come spesso accade).

Esistono molti casi scientificamente provati in cui, per anni, terapeuti di vario genere si sono accaniti sull’articolazione sacroiliaca senza portare alcun beneficio al paziente.

Al contrario è bastato lavorare e sbloccare il suddetto trigger point sul grande gluteo per portare benefici insperati e rapidi tanto che si hanno moltissimi casi di guarigione.

Massaggio al gluteo: come farlo per lavorare al meglio su specifici punti

Massaggiare il trigger point specifico sul gluteo, come rimedio per il mal di schiena, è una sensazione particolare in cui si prova un doloroso sollievo, oppure un profondo dolore che alcuni fanno fatica a sopportare.

Indica la grande contrattura che si è “fossilizzata” e indurita tanto che necessita spesso di una forte pressione per essere sciolta. Si verifica, in modo particolare, quando il massaggio si focalizza maggiormente in prossimità delle “fossette lombari”.

La sensazione, per quanto paradossale possa sembrare, è quella di “dolore piacevole” che con lentezza e delicatezza porta allo scioglimento dei blocchi causa di molti fastidi.

È chiaro come la capacità di sopportare il dolore sia personale, ognuno ha una propria soglia. Per chi in generale soffre di lombalgia causata da una posizione costantemente seduta, potrebbe bastare anche una pressione leggera proprio perché il trigger point è molto sensibilizzato.

In tutti i casi il massaggio va fatto con estrema lentezza valutando le sensazioni del paziente, tale trigger point è davvero un punto “magico” che attrae contrazioni, stress e contratture con una voracità degna di un buco nero.

Scioglierlo potrebbe portare benefici insperati anche a persone che da anni combattono con una fastidiosa quanto dolorosa lombalgia cronica.

 

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
Terapia manuale per il mal di schiena: c’è dell’altro?

Terapia manuale per il mal di schiena: c’è dell’altro?

La terapia manuale per il mal di schiena  è un insieme di movimenti passivi e qualificati, applicati da medici e in modo particolare fisioterapisti, in cui si agisce direttamente su:

  • muscoli,
  • tendini,
  • articolazioni,
  • fasce

Si rivolgono a una serie di differenti strutture anatomiche con l’intento di generare cambiamenti positivi in alcuni aspetti dell’esperienza del dolore nel paziente.

La terapia manuale serve anche per aiutare il paziente a gestire in modo migliore il dolore muscolo-scheletrico attraverso l’influenza su fattori:

  1. biomeccanici,
  2. neurofisiologici,
  3. psicologici

 

Da qui i comprende come l’approccio sanitario debba evolversi e non essere più standardizzato ma muoversi verso una tendenza che porti alla personalizzazione delle terapie, permettendo anche a chi soffre di comprendere al meglio i meccanismi che generano il dolore stesso.

 Dove nasce la terapia manuale

Le terapie che approcciano i vari problemi fisici attraverso la manipolazione del corpo umano sono vecchie di secoli, a volte anche millenni, e sono praticate da sempre in tutte le zone del Mondo andando a convergere verso una scienza comune.

La Terapia Manuale è quindi una disciplina antica che si è sviluppata parallelamente in molte culture. Le tecniche muscolari sono state rappresentate dagli antichi egizi nei loro pittogrammi.

Nei documenti più vecchi della medicina tradizionale cinese o anche in testi sanscriti provenienti dall’India si trovano tecniche di manipolazione muscolare.

I primi testi di Ippocrate (padre della medicina) descrivono l’uso di tecniche articolari e muscolari. Da tutte queste culture, nate nei secoli in aree differenti del globo, si sono sviluppate infine delle vere e proprie scuole di pensiero che hanno portato alla nascita di nuove discipline:

  • Osteopatia.
  • Fisioterapia
  • chiropratica
  • Terapia del massaggio.

 

Si tratta di tecniche che vanno a “lavorare” sul tessuto articolare, quello muscolare e connettivo, nonché neurovascolare.

Effetti della terapia manuale

La terapia manuale si svolge attraverso una serie di movimenti specifici che portano alcuni cambiamenti strutturali all’interno dei tessuti specifici. Comporta anche cambiamenti nella neurofisiologia del paziente e di conseguenza:

  • Riduzione dei marcatori infiammatori.
  • Diminuzione del dolore.
  • Modifica delle aree corticali coinvolte.
  • Eccitazione del sistema nervoso simpatico.

Questi sono alcuni dei più probabili benefici che il paziente potrebbe ottenere in risposta a una buona terapia manuale. A incidere notevolmente sono anche altri fattori di carattere psicologico, su tutti le aspettative, il contesto in cui viene svolto l’intervento e il rapporto di fiducia tra terapeuta e paziente.

Abbiamo visto in un precedente articolo, come l’aspettativa del paziente è un fattore ancora più importante riguardante proprio il grado ed il tipo di mobilizzazione.

Paura o altri fattori psicologici di tipo negativo (fino anche catastrofici), portano spesso a una notevole diminuzione dei potenziali benefici della manipolazione stessa.

Leggi l’articolo: Mal di schiena: quando preoccuparsi?

Leggi l’articolo: ernia del disco, capirle per non allarmarsi

Dati i molteplici fattori che concorrono a una buona Terapia Manuale sono necessari ulteriori studi e sperimentazioni per capire i reali cambiamenti neurofisiologici. Come lo stesso “dosaggio” della terapia manuale che a oggi è ancora sconosciuto e si basa sull’esperienza dei professionisti.

In più, proprio a sottolineare l’importanza di terapie personalizzate vanno prese in considerazione anche le caratteristiche genetiche di ogni singolo paziente.

Cos’è davvero la Terapia Manuale?

La terapia manuale viene descritta, in modo particolare dai terapisti, in funzione del tipo di tessuto che viene “preso di mira” e quindi manipolato.

Si tratta quindi di lavorare sul muscolo, sul tessuto connettivo o focalizzarsi invece sul sistema neurovascolare. Di rado la terapia è indirizzata a solo uno dei tre ma si tende a lavorare in sinergia per ottenere i migliori benefici.

Le tecniche principalmente diffuse sono:

  • La manipolazione fasciale, o tecnica mio-fasciale.
  • La mobilizzazione articolare.
  • la manipolazione.
  • Il massaggio connettivale.
  • La massoterapia.

Ma ciò che veramente aiuta il paziente è l’utilizzo sistemico delle varie tecniche che spesso si sovrappongono, ad esempio chiropratici, fisioterapisti e osteopati forniscono tutti terapie mirate a ciascuna di queste aree.

Le principali discussioni sulla terapia manuale si focalizzano, quasi banalmente, proprio sulla parte prettamente “manuale”, ossia sulle tecniche messe in atto dal professionista che hanno lo scopo di apportare cambiamenti benefici in alcune zone del paziente.

Come ad esempio le classiche scrocchiate manipolative del chiropratico che da una parte spaventano ma procurano istantaneamente un benefico sollievo.

 La terapia manuale per il mal di schiena: é tutta qui o c’è altro?

La Terapia Manuale non è solo “manipolazione”, quest’ottica miope porta troppo di frequente i pazienti anche ad adagiarsi senza diventare parte attiva della loro terapia.

Nella Terapia Manuale c’è anche una filosofia più ampia di cura del paziente che non lo vede solo come un ammasso di ossa e muscoli, ma un sistema più complesso in cui anche gli aspetti emotivi e psicologici contano profondamente.

È una terapia che implica di certo una parte “manipolativa” delle strutture ma anche:

  • Un processo diagnostico ad hoc.
  • L’interazione sana e chiara tra paziente e terapista.
  • La rieducazione al movimento.
  • Consigli e fattori cognitivo-comportamentali.
  • Stile di vita.
  • Parte attiva del paziente nella stessa terapia.

Sono tutti fattori che influenzano moltissimo il miglioramento clinico del paziente con dolori di tipo muscolo-scheletrico (es: con lombalgia cronica).

Il dolore e la sua percezione soggettiva

Capita che gli stessi medici e terapisti mettano in dubbio il dolore percepito dai loro pazienti, come se si trattasse di qualcosa di oggettivo.

L’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore definisce il dolore come:

 

“… un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole che è associata al danno tissutale reale o potenziale o descritto in tali termini

E ancora:

Il dolore è sempre soggettivo, ogni individuo impara l’applicazione della parola attraverso esperienze correlate al pregiudizio nella vita

 

Da tali parole si evince come il dolore non sia mai qualcosa di standardizzato e che la percezione del dolore del paziente non vada sottovalutata né messa in discussione. Esso è un’esperienza individuale su cui incidono molteplici elementi come l’abitudine, lo stress e il vissuto di chi lo prova.

 

Negli ultimi 20 anni sono stati fatti moltissimi studi per capire come funziona il meccanismo del dolore. L’assunto del “no brain no pain (niente cervello niente dolore), metteva in risalto come il dolore fosse una condizione esistente nella mente.

Invece tale paradigma è stato modificato di recente in “no brain, no pain experience che mette in evidenza come il cervello faccia “sentire” il dolore ma che la sua presenza, anche senza tale percezione, è reale!

Il dolore e la Terapia Manuale 

Esistono innumerevoli casi che dimostrano l’efficacia della Terapia Manuale su una grande varietà di casi di condizioni muscolo-scheletriche e sul dolore.

È una terapia non invasiva, se fatta da personale esperto, economicamente più vantaggiosa rispetto agli interventi usati più di frequente ed è di rado associata a gravi complicanze essendo simile, come profilo di rischio, a un esercizio fisico.

Sono stati condotti più studi su disturbi muscolo scheletrici:

  • Lombalgia cronica.
  • Dolore alla spalla.
  • Dolore Cervicale.

Hanno dimostrato come la terapia abbia dato, come esito primario, una diminuzione del dolore sia a riposo che in movimento.

Pertanto è chiaro che la Terapia Manuale produca notevoli benefici e soprattutto porti a una riduzione dell’intensità e della durata del dolore.

Le ragioni e i meccanismi alla base di risultati clinici associati alla Terapia Manuale non sono tutt’ora ben chiari e definiti. Scoprirli permetterebbe sia di individuare i pazienti che ne beneficerebbero e anche quelli che dovrebbero riceverla.

I meccanismi che rendono una Terapia Manuale efficace sono probabilmente una combinazione di effetti biomeccanici e neurofisiologici attraverso uno stimolo meccanico dovuto alla stessa manipolazione a sistema con il contesto e il modo con cui viene fornito il trattamento.

biopsicosociale

Semplificando potremmo dire che i parametri che incidono sulla validità di un trattamento manuale sono molteplici e in modo particolare:

  • Il soggetto che lo riceve e il suo atteggiamento, umore e aspettative di guarigione.
  • La qualità dello stesso trattamento, ecco perché è sempre opportuno rivolgersi a professionisti qualificati.
  • L’ambiente e il contesto.

Da questi elementi si comprende quanto sia fondamentale studiare e approfondire attraverso ulteriori esami e test clinici.

Il futuro della Terapia Manuale per il mal di schiena

È ormai certo che la Terapia Manuale sia un efficace trattamento che contribuisce al recupero delle capacità funzionali, ma che dovrebbe essere incluso in un approccio multimodale mirato al recupero funzionale del paziente.

Le prove attuali mostrano come un mix sinergico tra:

  • esercizio fisico,
  • istruzione del paziente e
  • terapia manuale,

diano i migliori risultati.

Esso dovrebbe includere anche aspetti psicologici e psicosociali per una più attenta presa di coscienza e valutazione dell’esperienza del dolore che, come detto, è differente per ognuno di noi.

cervello

LOMBALGIA? NON E’ SEMPRE QUESTIONE DI SCHIENA

Mentre continuiamo a studiare il dolore, e la sua gestione attraverso la terapia manuale, diventa più evidente che ci troviamo di fronte a un mosaico molto complesso influenzato da altri fattori genetici legati alla plasticità neurale periferica e centrale.

Proseguendo nelle indagini e negli studi continuiamo a scoprire biomarcatori che sono alla basse della complessa patofisiologia del dolore e dalla transizione da dolore acuto a quello cronico.

Ormai è palese che l’assistenza sanitaria si debba spostare verso trattamenti personalizzati basati su meccanismi “differenti” per ognuno (questo sta lentamente accadendo). Ciò che diverrà sempre più necessario è la comprensione del modo con cui la terapia manuale influenzi tali meccanismi.

La terapia manuale per il mal di schiena, anche se non se ne conosco appieno i meccanismi, è una delle migliori terapie che abbiamo a disposizione per alleviare (in alcuni casi curare), il mal di schiena e i suoi sintomi.

Se ovviamente si ha la lungimiranza di non applicarla in modo standardizzato ma valutando nel complesso i bisogni psicologici, emotivi e le aspettative del paziente.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
Attività aerobica  e mal di schiena

Attività aerobica e mal di schiena

Attività aerobica o palestra per contrastare il mal di schiena?

È una domanda che molto spesso ci si pone se si soffre di lombalgia, specialmente se cronica. Prima di tutto dobbiamo dire che, in base alle recenti ricerche, è importante capire che c’è una forte correlazione tra sedentarietà e mal di schiena.

Quindi è comunque fondamentale modificare il proprio stile di vita; di seguito uno studio effettuato per capire quale attività è migliore tra camminata e pesi contro il mal di schiena

La lombalgia è un problema altamente diffuso nei paesi economicamente più sviluppati, si stima che nell’arco della propria vita circa il 70% delle persone ne soffrano per almeno un periodo. La condizione diviene infine cronica in circa il 10% della popolazione.

Gli approcci tradizionali per curare il mal di schiena

Esistono un grandissimo numero di metodologie, più o meno valide o scientificamente provate, che tentano di dare sollievo o curare la lombalgia.

Nella letteratura scientifica è dimostrato che gli approcci attivi, come ad esempio:

  • il rafforzamento dei muscoli della schiena o di quelli addominali,
  • esercizi di coordinazione,
  • allenamento generico,
  • esercizio aerobico,

riducano il dolore e apportino anche una serie di miglioramenti generici nonché alle capacità funzionali.

In una valutazione su ben 47 studi clinici sulla lombalgia è emerso che gli approcci attivi, su tutti il potenziamento muscolare, siano molto più efficaci per il guadagno di capacità funzionali rispetto a molte altre tecniche di trattamento della patologia.

Per quanto riguarda invece la classica attività aerobica (es. la corsa), è ormai noto e certo il fatto che offra moltissimi benefici e abbia effetto su:

  • dolore,
  • depressione,
  • ansia,
  • paura del movimento,
  • umore

In più, tra le molteplici attività fisiche raccomandate alla popolazione, quelle a piedi (che siano camminata veloce o jogging), è noto essere le più sicure con il più basso tasso di infortuni.

Correre o camminare vengono spesso, nelle cliniche per il mal di schiena, raccomandati ai pazienti con lombalgia. A questo si aggiungono anche alcuni studi che hanno valutato positivamente tali pratiche come veri e propri trattamenti.

Siamo di fronte a interventi che includono:

  1. un allenamento per la deambulazione con intensità moderata,
  2. camminata con bastoni da sci per aiutarsi,
  3. allenamento a piedi con trazione verticale (es. scale).

In tutti e tre i casi è stata riscontrata una riduzione del dolore e un miglioramento funzionale. La ricerca in oggetto serve per valutare l’effetto dell’allenamento aerobico (corsa, camminata), durante l’allenamento in cui si vuole avere un potenziamento muscolare e un miglioramento delle abilità funzionali.

Il metodo di analisi utilizzato per capire se e quanto l’attività aerobica sia utile per il mal di schiena

Gli scienziati hanno effettuato rilevazioni su test in cui i soggetti camminavano per 6 minuti tenendo in considerazione anche la differenza di velocità tra chi soffre di mal di schiena e chi invece non ha problemi.

Hanno notato come l’esercizio attivo a piedi migliori le prestazioni del paziente con lombalgia cronica.

I soggetti sono stati reclutati dal Dipartimento di Fisioterapia di Maccabi (Israele) con una età compresa tra 18-65 anni, con dolore lombare cronico da più di 3 mesi con o senza irradiazione agli arti inferiori.

Sono stati invece esclusi tutti coloro che avevano almeno uno dei seguenti parametri:

  • fisicamente attivo,
  • ha subito fratture o interventi chirurgici negli ultimi 6 mesi,
  • cardiopatici,
  • con angina instabile,
  • con insufficienza cardiaca congestizia,
  • con bypass effettuato negli ultimi 6 mesi,
  • ha ricevuto trattamenti contro il cancro,
  • soffre di mal di schiena per un incidente.

Come detto il test si basava su una camminata intensa della durata di 6 minuti in cui il partecipante, nel suddetto tempo, doveva percorrere la maggior distanza possibile.

In seguito sono stati fatti dei test per valutare la condizione funzionale della persona come quello adattivo denominato Back Pain Functional Scale e vari questionari.

Due fisioterapisti con esperienza pluriennale nella riabilitazione muscolo-scheletrica erano responsabili prima e dopo la valutazione del soggetto.

Sempre un fisioterapista senior (con 17 anni di esperienza nella riabilitazione muscolo-scheletrica) era invece responsabile di tutte le sessioni di allenamento con i soggetti partecipanti al test.

Questi, a loro volta, sono stati divisi in due gruppi:

  1. Gruppo a piedi.
  2. Gruppo di esercizi.

Ogni gruppo, a sua volta, suddiviso in sottogruppi di età: 18-44 e 45-65 anni.

I gruppi sperimentali hanno partecipato a programmi di 6 settimane. La frequenza di allenamento era per tutti di 2 volte a settimana con sessioni che duravano 20 minuti nella prima e aumentavano di 5 minuti a settimane per le seguenti fino alla quinta.

Nel gruppo a piedi i partecipanti camminavano su dei tapis roulant con un riscaldamento di 5 minuti a velocità bassa per poi settarsi a un livello intenso. Nelle ultime due settimane la durata era di quindi 40 minuti a sessione.

Il gruppo di esercizi eseguiva invece attività e movimenti atti al rafforzamento del tronchi e degli arti inferiori e superiori. Anche qui ogni sessione iniziava con 5 minuti di riscaldamento per poi proseguire con una fase “a basso carico”.

Infine si arrivava a una fase in cui si incrementavano i carichi e le stesse ripetizioni.

I risultati delle ricerche

Lo studio in oggetto serviva a valutare l’efficacia di un programma basato sulla camminata rispetto a un programma di esercizi di rafforzamento che, secondo la letteratura, è stato considerato il trattamento più efficace per il guadagno funzionale tra le persone con lombalgia cronica.

È stato anche riscontrato che entrambi i gruppi di studio sono migliorati con risultati simili in tutti i parametri presi in considerazione.

La durata dello studio, come abbiamo detto di appena 6 settimane, avrebbe potuto mostrare differenze più significative nei risultati se fosse durato di più.

La prima cosa che si evince da questo studio, come dai molteplici altri che sono stati fatti sull’allenamento rispetto alla lombalgia cronica, è l’importanza di avere una vita attiva che non obbliga per forza ad estenuanti sedute in palestra.

Conclusioni

In conclusione, in rapporto alla attività aerobica e il mal di schiena possiamo affermare che un programma di camminata:

  • a intensità moderata,
  • due volte a settimana,
  • per sei settimane

migliori le prestazioni funzionali e la resistenza muscolare nelle persone con lombalgia cronica.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata