10 Punti chiave per la gestione del tuo mal di schiena.

10 Punti chiave per la gestione del tuo mal di schiena.

Se sei preoccupato di un forte mal di schiena sappi che spesso  pensiamo possa essere molto più grave di quello che sembra.

Circa l’80% delle persone vivono un’esperienza simile di dolore nell’arco della vita, e nella maggior parte dei casi questi episodi si risolvono spontaneamente senza dover necessariamente fare ricorso all’assunzione di farmaci. 

Lo sapevi che la maggior parte degli attacchi di mal di schiena si risolvono spontaneamente nell’arco di 12 settimane? 

Per alcuni pazienti, tuttavia,  il dolore diventa cronico compromettendo seriamente la vita lavorativa e domestica.

 

LE RACCOMANDAZIONI DI PHYSIOTHERAPY  PER LA GESTIONE DEL MAL DI SCHIENA 

1 – Il riposo a letto viene considerato un trattamento inadeguato per favorire la risoluzione di un quadro doloroso, rallentando la ripresa;

2 – Riprendi quanto prima a svolgere le tue normali attività di vita quotidiana;

3 – Le evidenze  sempre più supportano una serie di programmi di esercizi come trattamento di prima scelta per  alleviare il mal di schiena.

4 – Un programma di esercizio, progettato da un fisioterapista altamente qualificato, incorpora sia un allenamento cardio vascolare e sia un programma per lo sviluppo della forza.

5 – Non esiste la postura ideale. al lavoro non è importante la postura, ma il tempo che passi in una determinata postura. cerca di cambiarla spesso, muoviti di più.

6 – Insegnare ai pazienti come affrontare la paura di muoversi. Continuare a muoversi è parte integrante del processo di guarigione

7 – L’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi… quindi causa molto raramente il mal di schiena.

8- I miglior candidati alla chirurgia sono quei pazienti che presentano un quadro specifico ( si parla infatti di lombalgia specifica) ed identificabile con una patologia specifica, come tumore,  infezione od ernia del disco sintomatica (rara). Infatti spesso sono presenti ernie in soggetti senza dolore: l’ernia non giustifica il dolore ma rappresenta spesso un normale processo di invecchiamento della colonna!

9 – La risonanza magnetica aumenta il livello di disabilita’ perché spesso crea preoccupazioni sull’esito del referto. Spesso la risonanza magnetica fa emergere delle “anomalie” che sono presenti anche in soggetti senza dolore.

10 -Insegnare  ai pazienti quei processi neurobiologici e neurofisiologici che stanno alla base delle loro esperienze di dolorose per metterli nella condizione di comprendere perché hanno dolore e che molto spesso il dolore non ha niente a che fare con un tessuto lesionato o degenerato.

 

Mal di schiena: cosa è utile?

Mal di schiena: cosa è utile?

MAL DI SCHIENA: LE CREDENZE ATTUALI

Il mal di schiena (low back pain) rappresenta una condizione comune che colpisce persone di tutte le età nei paesi sviluppati ed in via di sviluppo, un sintomo molto conosciuto nella maggior parte della popolazione, in grado di colpire ognuno di noi durate la nostra vita.

Questo condizione produce un notevole impatto negativo sulla qualità della vita, in termini di dolore, ridotta funzionalità fisica, alterazione della sfera sociale e psicologica, nonché una ridotta capacità lavorativa.

Spesso conduce ad un aumento dei giorni di assenza dal lavoro ed al prepensionamento con conseguente aumento dei costi di assistenza sanitaria.

Una grande quantità di ricerche sono state condotte per studiare l’efficacia terapeutica nella riduzione del mal di schiena . Nel migliore dei casi, le strategie terapeutiche producono modesti effetti sui sintomi, sulla qualità della vita e/o sulla funzionalità.

Ad esempio, l’attività fisica e gli esercizi sono in grado di ridurre il dolore e migliorare la funzionalità fisica, ma i loro effetti sono per lo più da piccoli a moderati.

Alcuni interventi, come il supporto lombare, il riposo, la chirurgia e la stimolazione elettrica nervosa transcutanea, si sono dimostrati inefficaci se non addirittura dannosi. Ciononostante, di fronte a queste prove di efficacia terapeutica ed alle linee guida cliniche, numerose tecniche inefficaci e/o potenzialmente dannose vengono comunemente forniti nel tentativo di gestire la lombalgia, in particolare quella persistente.

Nonostante una notevole quantità di ricerca è stata condotta sul argomento, poche sono le strategie di riduzione della lombalgia considerate di successo.

Questo articolo mira a determinare, in una popolazione che soffre di mal di schiena, quali siano i fattori, secondo i pazienti, in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa.

  • Quali sono le credenze degli individui che soffrono di lombalgia?
  • Cosa,  secondo la loro opinione, è in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa?

In Australia è stato condotto un sondaggio online su 130 adulti i quali si sono auto identificati come pazienti con mal di schiena. I dati delle risposte a questo sondaggio sono stati analizzati utilizzando l’analisi del contenuto per determinare qual’era secondo loro un approccio ritenuto efficace per ridurre il mal di schiena.

PANORAMICA DEI RISULTATI

I partecipanti hanno frequentemente affermato che il loro mal di schiena potesse  essere ridotto, come trattamenti passivi, dall’ applicazione di caldo/freddo (66%), da farmaci (64,1%) e dal riposo (60%).  Per quanto riguarda i trattamenti attivi l’esercizio fisico e/o l’attività fisica viene considerato come il principale trattamento in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa.

I principali risultati mostrano i tre principali trattamenti che possano, secondo le opinioni, dare un beneficio in termini di diminuzione del dolore in caso di lombalgia: le applicazioni di caldo/freddo, i farmaci ed il riposo. Questi fattori sono considerati molto spesso rispetto ad altri fattori quali l’esercizio e/o l’attività fisica, menzionati, invece,  come quarto fattore in grado di alleviare una lombalgia.

Queste considerazioni da parte della popolazione sono contrari alla corrente raccomandazioni per la gestione di una lombalgia. I tre fattori più comunemente menzionati per la gestione di una lombalgia non sono supportate dalle attuali evidenze scientifiche

Le possibili spiegazioni di questi contrasti (opinine pubblica e letteratura) si possono tradurre nell’errate credenze su ciò che influenza il loro dolore.  Nella gestione del mal di schiena acuto e cronico,  è importante informare il paziente circa la vera natura del suo dolore, ovvero fare  vera e propria educazione del paziente. 

Negli ultimi 10 anni le ricerche nel campo delle neuroscienze hanno portato novità importanti nella comprensione del ruolo del cervello nel dolore, specialmente quello cronico.  Sono sempre più numerosi gli studi che evidenziano come il dolore cronico sia associato ad una riorganizzazione della corteccia sensoriale.

Come citato in un precedente mio articolo, un approccio relativamente nuovo e promettente nella gestione di mal di schiena cronico consiste nell’insegnare al paziente la neurobiologia e la neurofisiologia del dolore, ovvero la PNE (l’educazione alla neurofisiologia del dolore) con l’obiettivo di insegnare di più ai pazienti circa i processi neurobiologici e neurofisiologici che stanno alla base delle loro esperienze di dolorose.

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STENOSI LOMBARE E CONTRIBUTO FISIOTERAPICO

STENOSI LOMBARE E CONTRIBUTO FISIOTERAPICO

DOLORE ALLE GAMBE? NON RIESCI PIU’ A CAMMINARE? Ti hanno diagnosticato una STENOSI LOMBARE?

La stenosi lombare è una sindrome clinica che comporta il restringimento del diametro di qualsiasi parte del canale che racchiude il midollo spinale ed è associata ad una sostanziale disabilità funzionale. Si divide in:

  • Stenosi Centrale: diminuzione del lume del canale vertebrale, all’interno del sacco durale;
  • Stenosi laterale: diminuzione del lume del canale radicolare e/o del forame di coniugazione.

La stenosi lombare può essere di due tipi, congenita ed acquisita.

Acquisita è la forma più comune e si manifesta assieme a degenerazioni del disco vertebrale (ernia del disco) e della faccetta articolare, ipertrofia delle lamine in aggiunta all’ipertrofia legamentosa (legamento longitudinale posteriore in primis)

La stenosi può verificarsi centralmente o lateralmente, a livello del forame intervertebrale, e rappresenta una condizione patologica comune a livello della regione lombare.

DIAGNOSI DI STENOSI LOMBARE

La diagnosi è prettamente clinica correlata con indagini strumentali quali Risonanza Magnetica e TAC.

 ATTENZIONE: La diagnosi non può essere fatta esclusivamente attraverso la valutazione del diametro sagittale del canale vertebrale, né tantomeno con la sola interpretazione delle anomalie strutturali visibili in RMN.

 

STENOSI LOMBARE: COSA C’è DA SAPERE?

  1. Colpisce maggiormente il sesso maschile con un rapporto di 9:1.
  2. Storia di lombalgia;
  3. Essendo correlata con l’aumento dell’età è una condizione clinica sempre più riscontrata nella pratica clinica;
  4. E’ una condizione che comporta dolore, disabilità, rischio di cadute e depressione.
  5. Il decorso è in genere progressivo e lento

 

STENOSI LOMBARE? IL FISIOTERAPISTA PUO’ ESSERTI D’AIUTO

Se è diverso tempo che il dolore alle gambe ti impedisce di fare anche solo una semplice passeggiata al parco forse è il caso di farsi valutare bene da uno specialista dei disturbi della colonna vertebrale.

Un ESAME clinico è fondamentale per gettare le prime base nella diagnosi di stenosi del canale. 

In che cosa consiste la valutazione della colonna vertebrale?

Consiste in primis nella raccolta di tutte quelle informazioni che possono essere utili al clinico per inquadrare al meglio il tuo problema, ovvero identificare segni e sintomi che possono essere indicativi di stenosi del canale vertebrale

  • Un alterazione del cammino, atassica, a base allargata e povera di coordinazione.
  • Debolezza, formicolio e parestesie agli arti inferiori;
  • Presenza dei sintomi bilateralmente.
  • Un maggior dolore agli arti inferiori piuttosto che alla schiena.
  • Alterazione dei riflessi;
  • Peggioramento della sintomatologia in posizione eretta e durante il cammino;
  • Diminuzione del dolore in posizione seduta.
  • Incontinenza urinaria

UNA FISIOTERAPIA SPECIFICA PER LA STENOSI LOMBARE

La terapia manuale associata all’esercizio terapeutico offre un potenziale beneficio nei pazienti con stenosi lombare, in termini di riduzione del dolore e aumento della funzionalità.

Una recente revisione sistematica del 2009 ha evidenziato come la terapia manuale in combinazione con l’esercizio terapeutico e l’attività aerobica rappresenti  una valida opzione terapeutica nei confronti delle persone che presentano una stenosi lombare.

Gli impairment tipici che accompagnano una stenosi lombare includono una riduzione di mobilità della regione toracica, della regione lombare e delle anche e un imbalance muscolare del core e delle anche. Di conseguenza la valutazione ed il successivo trattamento dovranno prendere in considerazioni anche queste zone.

Terapia manuale lombare:  le tecniche utilizzate in questi studi, ed utilizzate da physiotherapy, sono manipolazioni con e senza thrust, mobilizzazioni vertebrali, manipolazioni in rotazione lombare, tecniche di manipolazione syde – lyng e tecniche di neuro dinamica (slider)

La terapia manuale non viene effettuata solamente a livello della regione lombare ma anche a livello della  regione toracica e delle anche. Il concetto è quello di trattare tutti gli elementi del “sistema muscolo-scheletrico” coinvolto in una deambulazione verticale.

Terapia manuale toracica: una maggiore flessibilità in questa regione dovrebbe ridurre lo stress in estensione della regione lombare durante la stazione eretta ed il cammino.

Terapia manuale all’anca:  la capacità di muovere l’anca, specialmente in estensione, senza una concomitante estensione lombare è essenziale nelle persone soggette a stenosi lombare.

Oltre alla terapia manuale per il recupero della mobilità, il paziente verrà istruito nell’eseguire specifiche manovre di stretching dei flessori dell’anca ( con inclinazione pelvica posteriore). Altri muscoli intorno all’anca, come i muscoli posteriori della coscia, il retto femorale, il piriforme e tensore della fascia lata possono accorciarsi e il paziente può rispondere positivamente al trattamento manuale e allo stretching di questi muscoli.

La terapia manuale associata all’esercizio terapeutico ha un potenziale beneficio nei pazienti con stenosi lombare, in termini di riduzione del dolore e aumento della funzionalità.

L’esercizio generale è una parte molto importante del piano di assistenza per questi pazienti. Una linea guida della North American Spine Society ha concluso che il trattamento fisioterapico basato sulla terapia manuale e sull’esercizio terapeutico, in quanto medicina basata sull’evidenza,  possa produrre utili benefici  per quei pazienti che presentano stenosi lombare e claudicatio neurogena

Gli esercizi individuali specifici comprendono:·   

  • Deambulazione assistita sul tapis roulant (se la palestra è attrezzata);
  • Camminare su di un tapis roulant inclinato;
  • Camminare in Piscina ( in scarico);
  • Bicicletta;
  • Esercizi di mobilità in flessione e rotazione lombare;
  • Esercizi di mobilità delle anche.
  • Esercizi di rinforzo dei muscoli postero laterali dell’anca (glueti);
  • Esercizi di rinforzo della CORE, al fine di migliorare il controllo motorio della regione lombo pelvica;
  • Esercizi di auto-mobilitazione o stretching in estensione del torace.

 

L’attività fisica ha il beneficio di migliorare l’idoneità cardiovascolare (potenzialmentemigliorare l ‘ossigenazione dei piccoli vasi a livello della stenosi), così come contribuire al trattamento di qualsiasi concomitante malattia arteriosa periferica, permettendo al paziente di ottenere un miglioramento immediato in termini di mobilità e di forza, diminuendo la paura di muoversi  andando ad agire su tutti quei meccanismi che stanno alla base della modulazione del dolore.

L’educazione del paziente comprende la definizione di Stenosi Lombare, la spiegazione degli obiettivi della terapia manuale, degli esercizi terapeutici e delle strategie di auto-trattamento, l’educazione alla scienza del dolore e la prognosi della patologia.

Le prove crescenti supportano infatti l’uso della terapia manuale combinata con l’esercizio terapeutico e l’allenamento aerobico. Un approccio del genere, ovvero educazione del paziente,  terapia manuale, esercizi di  mobilità e di rafforzamento e allenamento aerobico è raccomandato come standard di cura conservativa. 

Se la pratica clinica non segue le linee guida basate sull’evidenze, non offriamo il meglio ai nostri atleti. 

PHYSIOTHERAPY segue sempre queste linee guida!

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Crunch per gli addominali, fa male o no alla schiena?

Crunch per gli addominali, fa male o no alla schiena?

Il famoso Crunch, forse l’esercizio più noto per gli addominali, fa male? È pericoloso?

Ecco la verità supportata dalla scienza per spazzare via tutte le leggende metropolitane che ci sono a riguardo.


Ormai l’estate è giunta e tutti, anche in inverno a dire il vero, ambiscono ad avere una pancia piatta fino anche alla tanto ambita “tartaruga”. Si passano molte ore in palestra proprio per far venire fuori e mostrare con orgoglio i 6-packs!

In generale si è convinti che il Crunch sia valido per gli addominali ma pericoloso per la schiena. Ci sono un gran numero di trainer che arrivano addirittura a bandirlo dalle loro schede di allenamento portando a comprova fantomatiche ricerche scientifiche.

In realtà ci sono molti studi che indicano come, ad esempio, se si desideri un determinato incremento della massa muscolare, il Crunch come altre sue varianti, è invece un esercizio raccomandato.

A cosa serve il Crunch?

Se invece il fine ultimo dell’allenamento è di mantenere la flessibilità e tonicità, lo stesso Crunch può andar bene ma deve essere modificato sia come viene eseguito che diminuendo i pesi (lo sforzo).

È un esercizio come un altro, questo è il punto di partenza, e come tale offre alcuni benefici ma anche rischi se viene effettuato nel modo scorretto.

Farne un numero eccessivo, quindi sforzando troppo la zona addominale e di conseguenza obbligare il resto dei muscoli a una compensazione potrebbe essere rischioso.

Ma questo può accadere per qualsiasi esercizio: il problema non è il Crunch ma la disinformazione e la scarsa applicazione.

Partendo da queste considerazioni possiamo però dire, visti gli studi ormai conclamati, che forse il Crunch su palla potrebbe essere meno “rischioso” rispetto a quello classico a terra. Questo perché il primo, su palla, permette una più ampia varietà di movimenti, compresa la flessione spinale.

 

Che rapporto c’è tra Crunch, postura e funzionalità?

Secondo molti allenatori si tratta di un esercizio dannoso che ha anche il difetto di peggiorare sia la postura che la funzionalità, diventando quindi inutile se non addirittura dannoso per gli atleti.

Diciamo che credere che il Crunch modifichi la tua postura rendendola più flessa, che ti faccia quasi “chiudere su te stesso”, è un’idea folle!


A questo va aggiunto che alcuni trainer evitano proprio gli esercizi in cui c’è una “flessione spinale” per lavorare meglio gli addominali, isolandoli ritenendo che questo approccio sia più funzionale per la pratica sportiva.


Vengono chiamati esercizi di stabilità,ma in realtà si tratta solo di semplici esercizi isometrici.  Gli esercizi di stabilizzazione a nostro avviso da soli non sarebbero in grado di togliere completamente il dolore, e di questo ne abbiamo discusso proprio in quest’altro articolo!

 

Dal calcio alla boxe, dal karate al golf… crunch tutti i giorni!

Dal combattimento in gabbia (MMA) al tennis è innegabile il ruolo fondamentale che riveste il movimento del tronco e la sua forza per effettuare determinati movimenti.

Non è di certo possibile immaginare Cristiano Ronaldo che stacca di testa e colpisce il pallone senza però muovere il busto! Sarebbe ridicolo ma soprattutto non riuscirebbe a imprimere al pallone alcuna forza.


Per capire la grande importanza che la schiena ricopre nello sport basta fare un esperimento banale che però darà un’idea chiara:

  1. Prendi una palla medica di circa 3 kilogrammi e fai quello che è un tiro simile a un “fallo laterale”. In pratica lancia la palla con due mani facendola passare sopra la testa e usando anche la schiena per avere più forza.
  2. Ora ripeti lo stesso esercizio questa volta, però, tenendo bloccata la schiena.

Immagino che tu abbia già compreso quale dei due tiri andrà più lontano!

 

Se si vuole massimizzare le proprie prestazioni sportive, o anche solo restare in forma, ha più senso allenare proprio quei muscoli responsabili della flessione vertebrale per massimizzare forza e resistenza.

Conclusioni

Possiamo dire che il Crunch non è un esercizio pericoloso, anzi. Aiuta a fortificare la muscolatura addominale dando aiuto e supporto anche alla schiena.

 

Il problema è sempre la qualità degli esercizi, non solo come vengono svolti ma anche il loro grado di intensità in base alle proprie condizioni. Il rischio di strappi, contratture o anche ernie è concreto se non si esegue un regime di allenamento strutturato e tarato sul se stessi. Abbiamo visto infatti in un altro articolo come spesso usiamo male la nostra potente e ben strutturata schiena. 

Soprattutto se si soffre, ad esempio, di lombalgia, dolore cronico alla schiena o altre condizioni della colonna vertebrale, è opportuno allenarsi con moderazione e sotto l’occhio attento di un allenatore capace o, ancora meglio, di un fisioterapista.

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Come proteggere la zona lombare della schiena

Come proteggere la zona lombare della schiena

Proteggere la zona lombare

Lo so che è brutto dirlo ma prima o poi qualcosa nella tua schiena cambierà: che sia per un infortunio, l’età o altro poco importa, e non potrai fare nulla per tornare indietro.

Un infortunio alla zona lombare è qualcosa che capita a ogni persona, sedentari in primis, il dolore è lancinante e i fastidi ad esso associati intensi.

Se già sei tra i fortunati che lo hanno sperimentato allora sai di cosa stiamo parlando, quella che affronti o affronterai è una dannata bestia ma che, con i giusti strumenti, può essere domata!

Sono stati fatti molti studi per capire come affrontare il problema della lombalgia e del dolore cronico che hanno portato a rendersi conto che:

 

  • La maggior parte di chi si infortuna alla schiena viene sottoposto a tecniche diagnostiche ed osteopatiche spesso obsolete.
  • Gli sportivi, specialmente gli agonisti, avevano il bisogno di continuare ad allenarsi anche mentre curavano il problema fisico.
  • In troppi si focalizzano quasi esclusivamente sulla diagnostica per immagini (es. Risonanza magnetica, Raggi-X) senza tenere conto, invece, dei sintomi e delle loro personali sensazioni.
  • Molti dei pazienti si informano con il Dott. Google, una sorta di medico virtuale, per poiconfrontarsi meglio con i medici e comprendere quanto veniva loro spiegato. Purtroppo si sono dimostrati più confusi che consapevoli a causa del grande numero di opinioni contrastanti a riguardo.
  • I più cercavano di tornare al vecchio regime di allenamento, una volta superato il problema fisico, trovando però una serie di controindicazioni da parte degli specialisti su ciò che non dovevano fare piuttosto che su ciò che potevano fare!

 

In questo articolo andremo a valutare i punti appena visti tentando di “risolverli” o almeno dare consigli utili per chi ha problemi di lombalgia.

 

Mal di schiena e allenamento

 

Ancora  conosciamo molto poco del corpo umano, ad esempio i meccanismi profondi del dolore sono del tutto sconosciuti, ciò che è d’aiuto è proprio la consapevolezza che c’è ancora molto da imparare: la mente aperta permette di capire e affrontare problemi ignoti o complessi.

Il mal di schiena, per un atleta, non è solo debilitante e doloroso, ma un vero blocco della loro stessa natura e spesso anche mestiere che va quindi affrontato sia sul piano medico ma anche personale e psicologico.

È quindi essenziale non lavorare solo sulla cura ma anche, e forse soprattutto, sulla prevenzione agli infortuni e poi in caso sulla riabilitazione.

 

Quasi certamente avrai mal di schiena nella tua vita: l’attacco del gatto!

Le stime non sono di certo incoraggianti, ad esempio circa l’80% degli americani soffre di dolori lombari  e circa il 25% è cronico. Va detto che per fortuna nel nostro Paese la situazione non è così drammatica, anche se è comunque allarmante.

Ciò deriva dallo stile di vita statunitense che predilige una vita sedentaria e in cui il tasso di obesità arriva a picchi per ora lontani dai nostri. Purtroppo la tendenza a fare sempre meno attività fisica, e una alimentazione ricca di grassi e zuccheri, ci sta conducendo ai loro stessi standard.

 

C’è un detto molto interessante di un professore dell’Università del Connecticut: “ Se vivi la tua vita in modo sano, probabilmente ti ritroverai nello studio di un ortopedico; se la vivi nel modo sbagliato finirai dal cardiologo!”.

Vediamola sotto un altro punto di vista: in quanti conoscono una persona che si è fatta male alla schiena semplicemente allacciandosi una scarpa o facendo altre azioni tanto banali?

Conosco un atleta che è riuscito a fare un esercizio di squat con più di 350 kilogrammi in una gara e si è infortunato raccogliendo da terra il suo gatto!

Il problema non è il gatto (sì, lo so è ovvio) ma neanche il movimento che ha fatto. Si è infortunato perché la maggior parte dei problemi alla schiena derivano da anni di traumi che si accumulano fino ad arrivare alla “rottura”.

Ciò che deve far riflettere è il fatto che circa il 5% dei bambini ha traumi già prima di iniziare l’attività sportiva, quindi forse non è sempre lo sport la causa di infortuni alla colonna vertebrale.

 

La diagnosi non è mai definitiva, purtroppo

Questa è una cosa che si deve comprendere per poter affrontare in modo sano ed equilibrato una lombalgia o un dolore cervicale o qualsiasi altro problema alla schiena.

Ci sono casi di persone che hanno sofferto per anni senza mai ricevere una diagnosi certa e univoca generando stress e ansia per il fatto che, oltre al dolore, aumenta la preoccupazione che possa trattarsi di qualcosa di grave.

Sappiamo, per esempio, come l’ernia sia responsabile del dolore in una piccola percentuale dei casi e come spesso rappresenta spesso un normale processo di invecchiamento della colonna!

Nella maggior parte delle situazioni si tratta di semplici traumi o infiammazioni, come in questo articolo: Quando preoccuparsi del dolore al collo… e quando no! in cui spiego i campanelli d’allarme e i casi in cui potrebbe essere una patologia grave.

Le diagnosi così poco precise non sono affatto rare, anzi potremmo dire che sono la consuetudine.

 

Anche se non hai sintomi potresti essere un “casino strutturale”

Per quanto “casino strutturale” sia un modo di dire molto poco scientifico credo renda l’idea sul fatto che, anche persone che non provano ad esempio dolore, potrebbero avere una conformazione strutturale non perfetta.

Per esempio uno studio effettuato su atleti professionisti spagnoli ha mostrato come la spondilolisi fosse presente in un gran numero di loro, pur non avendo reali sintomi. Solo la metà ha detto di soffrire di lombalgia!

Anche la stessa diagnostica per immagini, quindi, si dimostra poco precisa perché da molti casi che sulla carta dovrebbero indicare una lombalgia ma che, nella realtà, sono del tutto asintomatici. Ne abbiamo parlato nell’articolo I raggi e la Risonanza sono utili per il tuo mal di schiena.

 

Il dolore quasi certamente non è dovuto da cause gravi!

Questa forse è una buona notizia! Quando si soffre di lombalgia si tende a “drammatizzare” l’evento e pensare che sia sempre qualcosa di grave alla schiena.

L’idea che si tratti, ad esempio, di un tumore, affligge e ha il tremendo effetto di moltiplicare il dolore attraverso:

  • Ansia;
  • Paura;
  • Stress.

Tutti fattori che non fanno altro che modulare e far percepire ancora di più il dolore. Si finisce in un circolo vizioso che va rotto prima che degeneri in comportamenti psicologici al limite del patologico.

Per farlo i fisioterapisti più esperti e moderni hanno compreso l’importanza della cultura del paziente: spiegargli quindi in modo chiaro la sua condizione, rassicurarlo sul fatto che provi dolore.

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La flessione spinale è importante per la salute e la forza della schiena?

La flessione spinale è importante per la salute e la forza della schiena?

La flessione spinale è utile o meno?

Come in alcuni campi della medicina, anche nel fitness si tende a seguire delle mode per ragioni a volte non meglio identificate.

Come appunto per la flessione della spina dorsale che ha avuto momenti di grande importanza, diventando una sorta di Graal della fisioterapia che permetteva di risolvere ogni tipo di dolore alla schiena.

Si è arrivati  a eseguire una quantità tale di esercizi superstressanti come varie tipologie di crunch o piegamenti di ogni genere. Eccedere è un po’ come piegare una carta di credito: il risultato è la rottura!

 

Esistono a riguardo moltissime ricerche che mostrano come la flessione spinale sotto una pressione sia un chiaro indicatore di un possibile danno. Tale condizione peggiora enormemente se si subisce anche una forza orizzontale applicata alla stessa colonna vertebrale.

Si è stimato che tali forze diventino dalle 10 alle 15 volte maggiori nel momento in cui, oltre a tali pesi, si tende a flettere la schiena. In pratica potrebbe bastare un peso minimo per provocare danni anche gravi.

 

La flessione spinale: cosa accade ai nostri muscoli

 

Le fasce muscolari della schiena, quando ci si trova in una posizione flessa, si allungano (un po’ come quando si fa stretching tentando di toccare le punte dei piedi). In tale condizione i muscoli gran dorsali, spinali ed il quadrato dei lombi sono chiaramente allungati e non riescono a esprime la loro reale forza.

 

Di conseguenza, con i muscoli allungati (e quindi in grado di produrre una minima forza), si riduce anche la loro capacità di evitare la deformazione della colonna vertebrale. È chiaro che, in una situazione di questo genere, il rischio di muovere la colonna in una posizione “pericolosa” aumenta moltissimo.

Ci si può quindi infortunare con estrema facilità e subire:

  • Una lesione.
  • un aumento del dolore.
  • un danno ad un legamento

 

Gli stessi studiosiperò non tengono in considerazione che la spina dorsale ha di per sé un’elevata capacità a flettersi. Ma questa va allenata oppure c’è il rischio che vada persa aumentando il rischio di farsi male.

La nostra schiena ha un grandissimo numero di movimenti disponibili utili sia per un discorso funzionale che per evitare infortuni o danni di varia natura. Per questo saper “muovere” e flettere la schiena è importante. Nessuno andrebbe in giro con un ginocchio che non si stende senza andare da un medico per capire le ragioni della sua condizione e risolverla!

 

La flessione spinale

Tra medici, allenatori e fisioterapisti è sorta una grande discussione sul carico che debba o possa subire la schiena durante una flessione spinale.

Se ad esempio bastasse piegarsi di colpo sul computer per subire un infortunio allora significherebbe o che c’è un problema importante da valutare, oppure che l’esser umano non è progettato particolarmente bene.

Per capire meglio il ruolo di un peso aggiuntivo alla schiena mentre si trova flessa (piegata) possiamo fare l’esempio dell’aumento di peso.

A molti sarà capitato, magari in un momento di stress o sotto le feste, di mettere su qualche chilogrammo. La schiena lo sente ma lo stress generale sarebbe inferiore rispetto a un carico diretto, dello stesso peso, sulla spina dorsale.

È un po’ come se dovessi piegarti in avanti e afferrare un peso da per terra.

 

Secondo il fitness tradizionale flettere la schiena per prendere un oggetto dal pavimento è come prendersela con un cucciolo di foca! Un qualcosa di così orribile da evitare e che addirittura meriterebbe il pubblico ludibrio!

Eppure, secondo la geometria, è più efficiente per il minor dispendio di energie proprio quel movimento che invece i guru del fitness evitano come la peste. Questo accade perché agire secondo efficienza serve per avere più energie per svolgere altre, a volte più importanti (es: fuggire da un animale feroce), attività.

Quando è flessa il rischio è maggiore

Quando la colonna vertebrale si trova in una posizione flessa, anche minima, è a maggior rischio di possibili infortuni. In modo particolare se dovessero agire su di essa forze che la “colpiscono” in senso orizzontale.

Per questa ragione è altamente sconsigliato sollevare un peso elevato con la schiena completamente flessa ma, come detto, la flessione della schiena è una funzione fondamentale che dobbiamo effettuare quando facciamo determinati sforzi.

 

In pratica non si deve dimenticare che la schiena è fatta per flettersi e il nostro corpo strutturato per eseguire determinati movimenti che siano soprattutto efficienti, non tenerla allenata fa si che aumentino i rischi di dolore cronico e danni.

Purtroppo ancora oggi questo pensiero  riflette anche le strategie di sollevamento comunemente insegnate, in cui si consiglia agli individui di mantenere la schiena dritta e piegare le ginocchia.

 

Conclusioni

La flessione spinale deve essere una parte importante nel nostro allenamento. Ma vista la sua importanza e i rischi di farsi male è consigliato sempre rivolgerti a personale qualificato, fisioterapisti e trainer che conoscano bene il funzionamento della schiena e come mantenerla in forma senza infortuni.

Si dovrebbe quindi iniziare sempre con carichi molto leggeri (o anche nulli per chi è meno in forma), evitando pesi “di taglio” e sperimentazioni olistiche da maestro yoga!

Possiamo affermare che non vada temuta, in linea di principio, la flessione spinale. L’unica attenzione è di non caricarla eccessivamente soprattutto con pesi “orizzontali” quando appunto i muscoli sono allungati.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata