Esercizi in caso di artrosi

Esercizi in caso di artrosi

L’esercizio attivo supervisionato rappresenta la migliore pratica per i pazienti con artrosi di anca e ginocchio

  1. Introduzione

Dolore articolare e disabilità funzionale sono sintomi cardinali dell’osteoartrosi di anca e di ginocchio (OA). Si pensa spesso che questi sintomi siano dovuti a danni strutturali, e che debbano essere “riparati” solo con la chirurgia.

Al contrario, le attuali evidenze dimostrano che l’artrosi, o meglio “osteoartrosi”, è una “condizione dell’intera persona”, in cui diversi fattori biopsicosociali, contestuali e comportamentali giocano un ruolo predominante nella modulazione del dolore e della disabilità.

Questo punto di vista evidenzia il ruolo chiave dei trattamenti attivi e non chirurgici nella gestione dell’artrosi. In molti, ma non in tutti, i sistemi sanitari, l’esercizio terapeutico viene solitamente fornita da fisioterapisti.

  1. La fisioterapia ed artrosi di anca e ginocchio

L’esercizio, l’ educazione del paziente e la perdita di peso rappresentano il trattamento di prima scelta raccomandato nelle linee guida per il trattamento dell’artrosi di anca e di ginocchio. Tuttavia, se l’educazione del paziente e l’esercizio terapeutico non riuscissero a migliorare il dolore e la funzione di queste articolazioni, il fisioterapista piò offrire trattamenti supplementari come la terapia manuale.  

La perdita di peso è raramente gestita dal fisioterapista e di conseguenza non verrà affrontata nel dettaglio in questo articolo. Tuttavia, va notato come anche una modesta perdita di peso del 5% possa comportare un miglioramento significativo della sintomatologia dolorosa.  Di conseguenza, la perdita di peso è una parte importante del piano di trattamento per il sovrappeso e soprattutto per gli obesi pazienti.

  1. Trattamento di prima linea

3.1 L’esercizio terapeutico

L’esercizio terapeutico è il trattamento non chirurgico più importante nella gestione dell’artrosi del ginocchio e dell’anca, non solo per l’effetto positivo sui sintomi articolari, ma anche perché una crescente evidenza scientifica dimostra come l’esercizio e l’attività fisica aiuti a prevenire almeno 35 condizioni croniche e migliorare i sintomi in altrettanti 26.

Fino a due pazienti su tre con artrosi a livello del ginocchio e dell’anca hanno una o più comorbidità, tra cui ipertensione, diabete di tipo 2 e depressione.  L’esercizio fisico per questi pazienti è cruciale per mantenere una buona salute generale.  

Negli ultimi 25 anni, sono stati segnalati più di 54 studi randomizzati controllati che valutano l’effetto dell’esercizio terapeutico nei pazienti con OA del ginocchio e più di 12 studi che valutano l’effetto dell’esercizio nei pazienti con OA dell’anca.

La conclusione è indiscutibile: il dolore e la funzione fisica sono migliorati in modo significativo a seguito di un programma di esercizi supervisionati in pazienti con osteoartrosi di anca e ginocchio.

Sulla base delle prove esistenti, l’esercizio terapeutico sembra produrre un maggior beneficio sia sul dolore che sulla funzione nei pazienti con artrosi di ginocchio rispetto ai pazienti con artrosi d’anca. Sebbene l’effetto del trattamento sia leggermente inferiore, l’esercizio svolto in acqua può rappresentare una valida alternativa, soprattutto se  il paziente non è in grado di eseguire gli esercizi a terra, a causa, ad esempio, di sintomi intollerabili dovuti al carico dell’articolazione e / o di grave obesità.

 

3.2 L’esercizio fisico: un vero antidolorifico nel paziente con artrosi, indipendentemente dalla gravità radiografica.

Gli effetti dell’esercizio terapeutico e della terapia fisica in generale non sono associati alla gravità radiografica dell’OA del ginocchio o al grado di dolore che i pazienti hanno sperimentato prima del trattamento.

La diagnosi moderna di osteoartrosi si basa su reperti clinici senza necessariamente includere prove radiografiche, e i reperti radiografici generalmente non modificano la gestione clinica iniziale del paziente.

Nei pazienti con artrosi di ginocchio o di anca da moderata a grave in attesa di sostituzione totale dell’articolazione (intervento di protesi), il 95% delle sessioni di esercizi sotto carico di un’ora due volte a settimana sono state eseguite con un  dolore niente più che accettabile.

Pertanto, il fisioterapista svolge un ruolo importante nello spiegare al paziente che la gravità dell’OA non ha alcun impatto clinico sul potenziale effetto che lui o lei può aspettarsi dal programma di esercizi.

I pazienti che si lamentano di un dolore intenso che impedisce loro di partecipare a un programma di esercizi possono beneficiare di farmaci analgesici, previa consultazione con il proprio medico di base. Una volta che i sintomi del paziente diminuiscono a seguito di un programma di esercizi, il paziente può interrompere o ridurre l’assunzione di analgesici farmacologici.

Nei pazienti con artrosi di ginocchio e di anca che iniziano ad allenarsi due volte alla settimana, le riacutizzazioni del dolore diminuiscono con il numero di sessioni di esercizio e scompaiono per la maggior parte dei pazienti dopo circa 5-6 settimane.

 

3.3 La supervisione e la dose sono importanti per aumentare gli effetti clinici dell’esercizio terapeutico.  

L’esercizio terapeutico supervisionato potrebbe aumentare ulteriormente gli effetti del trattamento, poiché un numero crescente di studi ha dimostrato che gli effetti di un programma di esercizi  possono variare notevolmente in base alle caratteristiche del singolo paziente.

La supervisione e la dose sono elementi essenziali e possono avere un grande impatto sull’effetto dell’esercizio terapeutico.

Un elemento a volte dimenticato è la necessità di progredire nel programma di esercizi. Quando i pazienti rispondono all’esercizio e migliorano la forza e la funzione muscolare, gli esercizi dovrebbero essere resi più difficili per garantire ulteriori guadagni nella funzione muscolare.

Questo è uno dei motivi per cui è necessaria la supervisione, poiché gli aggiustamenti individuali massimizzeranno i benefici del programma. Un altro tassello fondamentale è istruire e rassicurare il paziente se si verificano riacutizzazione del dolore. Il dolore durante l’esercizio e le riacutizzazioni del dolore indotte dall’esercizio fisico sono comuni, specialmente nella fase iniziale di un programma, tuttavia, un piano di esercizio personalizzato e progressivo è essenziale per massimizzare i risultati.

gli esercizi dovrebbero essere resi più difficili per garantire ulteriori guadagni nella funzione muscolare.

Inoltre, è importante considerare le preferenze del paziente per garantire la motivazione e l’aderenza a lungo termine.

Non è ancora possibile presentare raccomandazioni specifiche sulla dose di esercizio. Tuttavia, sembra che un minimo di 12 sedute supervisionate sia più efficace rispetto a meno di 12 sedute tra i pazienti con osteoartrosi di ginocchio.

Inoltre, gli studi sull’artrosi di ginocchio che seguono le raccomandazioni dell’American College of Sports Medicine (ACSM) sull’allenamento della forza forniscono risultati migliori rispetto ad un programma di esercizi che non segue queste raccomandazioni. Anche nell’OA dell’anca, il dolore e la funzione fisica sembrano migliorare di più se il programma di esercizi segue i criteri ACSM per l’allenamento della forza.

Sembra che un minimo di 12 sedute supervisionate sia più efficace rispetto a meno di 12 sedute tra i pazienti con osteoartrosi di ginocchio.

 

3.4 L’effetto combinato dell’esercizio terapeutico e di altre modalità di trattamento

L’esercizio terapeutico combinato con l’educazione del paziente sembra più efficace del solo programma di esercizi o della sola educazione del paziente nei pazienti con artrosi del ginocchio, ed il trattamento combinato è raccomandato anche per i pazienti con artrosi dell’anca sulla base dell’esistenti evidenze.

Un piano di trattamento combinato composto da esercizio e perdita di peso è anche più efficace nel migliorare il dolore e la funzione fisica nei pazienti con OA del ginocchio in sovrappeso rispetto all’esercizio e alla perdita di peso da soli.

L’esercizio terapeutico combinato con l’educazione del paziente sembra più efficace del solo programma di esercizi o della sola educazione del paziente nei pazienti con artrosi del ginocchio

Uno studio condotto su pazienti con OA di anca ha scoperto che un programma di esercizi combinato con l’ educazione del paziente potrebbe ridurre la sostituzione totale dell’anca del 44% rispetto a quei pazienti che hanno ricevuto solo l’educazione del paziente.

Sulla base delle evidenze presentate, l’esercizio combinato con altri trattamenti di tipo conservativo è efficace e può posticipare l’intervento chirurgico per un gran numero di pazienti con OA. Tuttavia, se un paziente alla fine decide di richiedere una sostituzione totale del ginocchio o dell’anca, il solo aver partecipato a un precedente programma di esercizi comporterà un recupero postoperatorio più rapido.

 

3.5Educazione del paziente

 L’effetto misurato immediatamente dopo un programma di esercizi sotto supervisione è favorevole, ma diminuisce nel tempo, per la scarsa aderenza al programma di esercizio e dai cambiamenti dello stile di vita.

La sola educazione del paziente può avere solo un piccolo effetto sul dolore e sulla funzione; tuttavia, l’educazione del paziente combinata con sessioni di follow-up dopo il completamento del programma, può essere la chiave per aumentare l’autoefficacia e mantenere la motivazione e l’adesione a un programma di esercizi e quindi mantenere i benefici nei pazienti con OA.

L’educazione del paziente dovrebbe includere informazioni su cause, fattori di rischio e meccanismi patologici, l’importanza dell’attività fisica e le conseguenze dell’inattività, trattamenti efficaci e inefficaci e strategie di coping.

Queste informazioni aiuteranno il paziente a comprendere come gestire il dolore e le riacutizzazioni del dolore indotte dall’esercizio e lo motiveranno all’esercizio e all’attività fisica per tutta la vita.

  1. Terapia utili nel paziente con artrosi

In accordo con le linee guida cliniche, i trattamenti supplementari non dovrebbero mai essere offerti come trattamenti autonomi, ma sempre combinati con un programma di esercizi, educazione del paziente e perdita di peso (se pertinente).

Il trattamento manuale sotto forma di mobilizzazione e manipolazione articolare sembra fornire un moderato beneficio per il dolore e la funzione nei pazienti con OA del ginocchio  e può essere considerato nel trattamento dell’OA dell’anca sulla base di studi precedenti.

I tutori di scarico per l’OA del ginocchio che spostano il carico dal compartimento mediale sembrano comportare miglioramenti da piccoli a moderati nel dolore e nella funzione nei pazienti con OA del ginocchio mediale.

Il trattamento manuale sotto forma di mobilizzazione e manipolazione articolare sembra fornire un moderato beneficio per il dolore e la funzione nei pazienti con OA del ginocchio  e può essere considerato nel trattamento dell’OA dell’anca sulla base di studi precedenti.

Tuttavia, la dimensione dell’effetto era piccola rispetto a un gruppo di controllo che utilizzava una ginocchiera neutra, una ginocchiera in neoprene o un rialzo nelle scarpe.  È importante sottolineare che la compliance variava dal 45% al ​​100% e fino al 25% dei pazienti ha riportato complicazioni con l’uso del tutore, tra cui scarsa vestibilità, gonfiore e irritazione della pelle, evidenziando l’importanza dell’adattamento individuale del tutore e della supervisione all’utilizzo, al fine di ottimizzare il potenziale di effetti clinici.

Un altro studio ha esaminato l’efficacia delle solette con un rialzo laterale nel trattamento del dolore mediale di ginocchio e non ha riscontrato alcun effetto significativo rispetto a una soletta neutra, probabilmente perché i plantari personalizzati richiedono aggiustamenti individuali o sono utili solo per alcuni sottogruppi di pazienti.

Altri approcci di trattamento passivo come il massaggio, la stimolazione elettrica neuromuscolare, la stimolazione elettrica transcutanea dei nervi (TENS), gli ultrasuoni e il laser non possono essere raccomandati come parte del piano di trattamento, sulla base dell’assenza di evidenze di supporto di alta qualità.

A Cura di:

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM, VRS.

  • Certificazione In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania;
  • Sport Physical Therapy;
  • Master in Terapia Manuale Osteopatica – Spagna
  • Student Master od Advanced Studies in Fisioterapia Muscolo Scheletrica Supsi – Svizzera
  • Certification in Spinal Manipulative Therapy Student – USA;
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare;
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari – American Muscoloskeletal Institute;
  • C.E.O. della Fisioterapia Vertebrale di Massa;

Motor Learning

Motor Learning

I principi dell’apprendimento motorio (Motor Learning) e neuroplasticà a seguito di una lesione del legamento crociato anteriore

1.0 Introduzione

Le lesioni del legamento crociato anteriore (LCA) rappresentano le lesioni sportive più comuni e devastanti, con Le conseguenze fisiche e psicosociali significative, con limitazioni nella vita quotidiana e riduzione della partecipazione allo sport.  

Le lesioni del LCA sono anche associate a sequele cliniche a lungo termine che includono lesioni meniscali, lesioni (osteo) condrali e un aumentato rischio di insorgenza precoce di artrosi. Le opzioni di trattamento sono non chirurgiche o chirurgiche e, indipendentemente dal trattamento scelto, di solito comportano una lunga riabilitazione.  

Nel mondo sportivo, il desiderio di tornare alla condizione di pre – infortunio, in particolare negli sport che prevedono notevoli forze di taglio, torsioni e salti, è una delle ragioni principali per cui gli atleti si sottopongono all’intervento di ricostruzione dell’ACL (ACLR).

Tuttavia, gli studi pubblicati indicano che a seguito dell’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore (ACLR), in media l’81% degli atleti è tornato a praticare sport, il 65% è tornato al livello di sport pre-infortunio e il 55% è tornato a praticare sport a livello competitivo.  

Sebbene le tecniche chirurgiche siano continuamente in miglioramento, le asimmetrie nel controllo motorio durante le attività quotidiane e sportive sono costantemente presenti a seguito di lesioni al legamento crociato anche dopo l’operazione (ACL e ACLR), in quanto gli attuali  programmi di riabilitazione non prendono in considerazione gli alterati schemi di controllo motorio ed i movimenti aberranti.

  • Un controllo di movimento alterato si associa infatti ad un aumento del rischio di seconda lesione ipsi- o controlaterale e allo sviluppo di un inizio precoce di artrosi.
  • I cambiamenti nella cinematica, a seguito di lesione LCA, possono a loro volta far sì che alcune aree della cartilagine siano esposte a livelli alterati di stress e tensioni, mentre altre aree possono scaricarsi.
  • Il profilo di movimento alterato dalla lesione del legamento crociato anteriore determina modifiche alle forze di contatto tibiofemorali e possono portare allo sviluppo precoce di osteoartrosi.
  • I fattori di rischio biomeccanici e neuromuscolari per una seconda lesione del LCA includono momenti di rotazione dell’anca alterati nella gamba non coinvolta, un aumento del movimento del ginocchio sul piano frontale durante l’atterraggio, asimmetrie del ginocchio sul piano sagittale al contatto iniziale e deficit nella stabilità posturale dell’arto operato.

Per i giovani atleti (<25 anni di età) che ritornano agli sport competitivi che coinvolgono attività di salto e cambi di direzione, sono stati riportati percentuale di re-infortunio ACL del 23%, specialmente nel periodo di ritorno allo sport (RTS).  Sulla base dei sopramenzionati deficit di controllo neuromuscolare, è evidente che la riabilitazione tradizionale non ripristina la normale funzione motoria in tutti i pazienti dopo ACLR.

I componenti degli attuali programmi di riabilitazione comportano una combinazione di esercizi per aumentare la forza e la resistenza muscolare ed esercizi per migliorare la funzione neuromuscolare. Sebbene riconosciamo l’importanza di affrontare questi fattori, vi è una chiara necessità di miglioramento alla luce dello sviluppo precoce di osteoartrosi e del secondo rischio di lesioni del LCA. Lo scopo di questo articolo è presentare nuovi principi di apprendimento motorio (motor learning) per supportare la neuroplasticità che può migliorare le prestazioni funzionali del paziente e ridurre il rischio di una seconda lesione del LCA.

 

2.0 Che cos’è l’apprendimento motorio (Motor Learning)

L’apprendimento motorio (motor learning) è definito come il processo  che porta l’ individuo ad acquisire abilità motorie con cambiamenti relativamente permanenti nelle prestazioni, in funzione della pratica e/o dell’esperienza.  In quasi tutte le situazioni di allenamento in cui si devono apprendere nuove abilità motorie, agli atleti vengono fornite istruzioni sulla tecnica e sul pattern di movimento corretto. Il linguaggio didattico ha un ruolo importante sulla performance motoria così come sugli outcomes dell’apprendimento motorio. Per acquisire esperienza e indurre un adattamento all’apprendimento motorio, un’abilità deve essere ripetuta più volte.  

Tuttavia, la progettazione delle migliori pratiche non dovrebbe semplicemente promuovere effetti immediati sulle prestazioni, ma garantire l’apprendimento a lungo termine promuovendo la conservazione e il trasferimento delle competenze.

I seguenti concetti chiave possono migliorare la riabilitazione mirando alle asimmetrie del movimento e preparare al meglio il paziente nella reintegrazione nello sport a seguito di una lesione al legamento crociato anteriore.

  • Focus attentivo esterno;
  • Apprendimento implicito;
  • Apprendimento differenziale;
  • Apprendimento autocontrollato e interferenza contestuale.

 

2.1 Il focus esterno attentivo migliora l’apprendimento motorio

In quasi tutte le situazioni riabilitative in cui le capacità motorie devono essere (ri) apprese, i pazienti ricevono istruzioni con focus interno,  ovvero istruzioni sulla tecnica di movimento ritenuta corretta.

Ad esempio, per aumentare l’estensione del ginocchio durante l’andatura, un fisioterapista istruisce il paziente a raddrizzare maggiormente il ginocchio durante la fase di appoggio. È stato dimostrato che il 95% dei fisioterapisti fornisce istruzioni con focus interno. Tuttavia, un numero crescente di prove mostra che questo tipo di focalizzazione attenzionale potrebbe non essere così efficace come si pensava in precedenza.

È interessante notare che un semplice cambiamento nella formulazione delle istruzioni può avere un impatto significativo sulle prestazioni e sull’apprendimento. Dirigere l’attenzione del paziente sugli effetti dei movimenti sull’ambiente – feedback con focus esterno – si traduce in movimenti più efficaci ed efficienti. In questo caso, per aumentare l’estensione del ginocchio durante l’andatura, un fisioterapista istruisce il paziente a fingere di calciare un pallone durante la fase di oscillazione.

Un feedback con focus esterno accelera il processo di apprendimento favorendo l’automatismo del movimento. Tale focus promuove l’utilizzo di processi inconsci o automatici, mentre un focus si traduce in un tipo di controllo più consapevole che limita il sistema motorio e interrompe i processi di controllo automatico

In relazione agli esercizi di allenamento neuromuscolare mirati specificamente a ridurre il rischio di lesioni primarie e secondarie del LCA, è stato chiaramente stabilito che l’uso di istruzioni con un focus esterno si traduce in prestazioni motorie migliori rispetto all’utilizzo di istruzioni con un focus attentivo interno.

2.1.1 Correlazioni neurali del focus attentivo esterno

Recenti studi hanno iniziato a fare luce sui meccanismi neurali del focus attentivo, dimostrando come le istruzioni con focus esterno aumentino l’inibizione intra-corticale. Poiché l’attività corticale è influenzata dall’equilibrio tra circuiti inibitori ed eccitatori, la capacità del focus attentivo di influenzare le interazioni tra i processi intracorticali eccitatori e inibitori all’interno di M1 fornisce un mezzo per influenzare direttamente il modo in cui il sistema nervoso sta generando il controllo motorio in tempo reale.

Poiché la lesione del LCA può alterare la facilitazione intracorticale e l’inibizione intracorticale depressa è correlata alla ridotta capacità di attivazione volontaria del quadricipite, l’allenamento con feedback di focus esterno rappresenta un mezzo per ripristinare l’attività muscolare del quadricipite aumentando l’inibizione intra-corticale.

Di conseguenza, l’adozione del focus esterno può non solo essere un mezzo per alterare il comportamento motorio per compiti complessi e coordinati come tipicamente utilizzato, ma può essere impiegato all’inizio e durante la terapia per favorire un meccanismo neurofisiologico sottostante (inibizione intra-corticale), in parte contribuendo all’attivazione del quadricipite deficitario a seguito di lesione del legamento crociato anteriore.

Esempi clinici su un paziente che viene istruito su come effettuare un salto con una gamba sola, utilizzando focus interno ed esterno:

  • Focus interno: “Salta il più lontano possibile. Mentre salti, voglio che pensi di estendere le ginocchia il più rapidamente possibile “
  • Focus esterno: ” Salta il più lontano possibile. Mentre salti, voglio che tu pensi a spingerti il ​​più forte possibile dal pavimento.

Nella sezione seguente vengono forniti esempi di come le istruzioni con un focus attentivo esterno possono essere impiegate per migliorare la stabilità posturale. A scopo di confronto, vengono presentate anche istruzioni con un focus attentivo interno poiché sono comunemente utilizzate nella pratica clinica quotidiana

Esempi di istruzioni con focus interno ed esterno(vedi immagini) sono presentati nella Tabella 1 e illustrano come queste possano essere facilmente adottate nella nostra pratica clinica.

Obiettivo: migliorare la stabilità posturale

Focus interno

Focus esterno

Istruzioni:

Mantieni il ginocchio allineato sul secondo dito del piede

Cerca di mantenere la barra orizzontale

 

Cerca di ridurre al minimo il movimento dei tuoi piedi

Cerca di ridurre al minimo il movimento delle barre sul Bosu

 

Cerca di mantenere il tuo equilibrio stabilizzando il corpo

Cerca di mantenere l’equilibrio stabilizzando la piattaforma

2.2 L’apprendimento implicito migliora l’esecuzione del movimento nello sport

Lo scopo dei metodi di apprendimento implicito è di ridurre al minimo la quantità di conoscenza dichiarativa (esplicita) sull’esecuzione del movimento durante l’apprendimento. A tal fine, l’apprendimento implicito può essere indotto fornendo analogie piuttosto che istruzioni esplicite durante l’acquisizione delle capacità motorie.  

L’apprendimento implicito riduce la dipendenza dalla memoria di lavoro e promuove più di un processo automatico. È per questo motivo che può essere più efficace nei compiti più complessi. Gli sport agonistici possono essere psicologicamente impegnativi e l’accuratezza del processo decisionale peggiora quando gli atleti sono sotto pressione e devono affrontare una maggiore complessità del compito.

Le influenze negative della pressione possono essere osservate in diversi modi. Di particolare interesse in relazione all’apprendimento è il “reinvestimento“, ovvero quando un atleta inizia a dirigere l’attenzione sulle abilità e sui movimenti che dovrebbero essere già automatici e non necessitano di un controllo cosciente.

Questo reinvestimento può indurre l’atleta a commettere errori improvvisi nelle azioni tecniche, che sono relativamente semplici e sono state eseguite, senza errori, mille volte prima.

L’apprendimento esplicito può promuovere il reinvestimento perché l’atleta ritorna alla memoria con istruzioni step by step sull’esecuzione del movimento, spesso sotto forma di guida verbale. Sotto stress, un atleta può involontariamente iniziare a seguire questa guida e dividere l’esecuzione fluida in blocchi separati che sarebbero dannosi per la prestazione.

Uno dei più interessanti aspetti dell’apprendimento implicito nella riabilitazione è la sua connessione con l’anticipazione e il processo decisionale. Questo potrebbe essere importante nelle ultime fasi della riabilitazione quando il paziente si sta avvicinando alla fase RTS (Return to Sport).

Un atleta dovrebbe essere progressivamente esposto a stress fisici, ambientali e psicologici paragonabili a  quelli dello sport praticato. In termini di prevenzioni delle lesioni ACL secondarie, una fisioterapia sport specifica in questa fase della riabilitazione dovrebbe enfatizzare i fattori del controllo motorio quali anticipazione, risposte alla perturbazione e controllo visivo-motorio nell’ambito di compiti  complessi.

L’allenamento implicito che utilizza informazioni visive limitate migliora le capacità anticipatoria negli atleti.

 

2.2.1 Correlazioni neurali dell’apprendimento implicito

Alcuni autori suggeriscono come l’acquisizione di conoscenze implicite implichi la riorganizzazione della via corticomotoria. Tuttavia, l’apprendimento implicito può non mirare ai meccanismi corticospinali specifici, ma può fornire un mezzo per influenzare la funzione corticospinale più in generale dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore. Inoltre i pazienti che ricevono un apprendimento implicito hanno una scarsa consapevolezza di ciò che apprendono e ciò consente loro di impiegare risorse per altri aspetti della prestazione.

Ciò è particolarmente vitale quando gli atleti tornano allo sport dopo l’ACLR poiché devono essere in grado di mantenere il controllo motorio dell’articolazione lesionata durante compiti motori sportivi complessi poiché l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore è stato associato a una depressione dell’efficienza neurale sensomotoria nel controllo motorio del ginocchio.

Di conseguenza, le alterazioni neuroplastiche dopo il trauma, la chirurgia e durante la riabilitazione possono limitare la funzionalità e il ritorno allo sport e aumentare il rischio di un nuovo infortunio.

Un recente report indica che un feedback motorio implicito durante l’allenamento del movimento può facilitare l’efficienza della corteccia motoria per il controllo motorio del ginocchio, fornendo potenzialmente un meccanismo per migliorare non solo la coordinazione motoria ma affrontare la disfunzione del sistema nervoso sottostante che rimane con la terapia standard corrente.

Nella Tabella 2 vengono forniti esempi che utilizzano analogie e metafore (istruzioni implicite). Viene fornito un confronto presentando istruzioni esplicite che comunemente sono fornite durante la riabilitazione classica.

Tabella 2 Uso di istruzioni esplicite e implicite in alcuni esercizi comunemente eseguiti in riabilitazione

Compiti

Istruzioni esplicite

Istruzioni implicite

Squat

Immagina di tenere una palla tra le ginocchia. Abbassati in modo tale che le cosce siano parallele al pavimento, con le ginocchia che stanno sopra le caviglie.

Immagina di raccogliere qualcosa di pesante dal pavimento. Immagina di sederti su una sedia.

Running

Piega le ginocchia durante l’atterraggio

Immagina di correre come una piuma; atterra dolcemente; Cerca di far il minor rumore possibile.

Vertical jump

Piega le ginocchia prima di saltare; Estendi in maniera esplosiva anche, ginocchia e caviglie per saltare verso l’alto; Atterra piegando le ginocchia; tieni le ginocchia sopra le dita dei piedi.

Fai finta di essere un razzo che si lancia; Immagina di atterrare sulle uova e non vuoi romperle.

Countermovement Jump

Stai in piedi con i piedi alla larghezza delle spalle;

Piega le ginocchia prima di saltare;

Estendi in modo esplosivo anche, ginocchia e caviglie e tira

cosce verso il tronco;

Atterra con le ginocchia piegate

 

Immagina di saltare sui carboni ardenti e non vuoi bruciarti i piedi;

Spingiti dal pavimento il più forte possibile;

Fai finta di essere un razzo che si lancia;

 

 

 

2.3 L’apprendimento differenziale supporta il processo di apprendimento auto-organizzato

L’apprendimento differenziale si basa sulla teoria dei sistemi dinamici. Quando si utilizza l’apprendimento differenziale i pattern di movimento vengono variati intenzionalmente durante la pratica. Questo principio teorico suggerisce che facendo eseguire agli atleti una varietà di schemi di movimento, viene avviato un processo di apprendimento auto-organizzato.

Ad esempio, durante la pratica di un salto in lungo, l’atleta esegue più variazioni. Le stesse variazioni non vengono ripetute più di due volte. Un altro metodo per garantire l’apprendimento differenziale è, ad esempio, impegnarsi nelle variazioni ambientali. Ciò può garantire che i modelli di movimento appresi in ambito clinico possano essere trasferiti in una varietà di circostanze e contesti.

Il concetto è che la pratica dovrebbe comportare l’esposizione a quante più diverse combinazioni possibili all’interno di una classe (ad esempio, saltare, lanciare, correre) di abilità. L’atleta deve imparare come modificare una particolare strategia di movimento per ottenere un particolare risultato in condizioni diverse. Sebbene la letteratura scientifica in quest’area sia scarsa, l’apprendimento differenziale può avere importanti benefici clinici.

2.3.1 Correlazioni neurali dell’apprendimento differenziale

La natura dei processi neurofisiologici alla base dell’apprendimento differenziale rispetto alla pratica ripetitiva è stata esaminata di recente nei giocatori di badminton, con una maggiore attività registrata nelle regioni parieto-occipitali controlaterali dopo l’apprendimento differenziale. Inoltre, è stata ottenuta una maggiore attività alfa posteriore nell’apprendimento differenziale rispetto all’allenamento ripetitivo.

La rilevanza clinica per gli atleti è che avrebbero a disposizione risorse attenzionali che consentirebbero di anticipare potenziali situazioni ad alto rischio, dando loro l’opportunità di evitare questa situazione o, se il tempo è limitato, di pre-attivare il sistema neuromuscolare utilizzando meccanismi di feed-forward.

L’apprendimento differenziale non è lo standard nella riabilitazione, che in genere consiste in un esercizio per un numero predefinito di ripetizioni e serie, prima di passare all’esercizio successivo. Tuttavia, nella maggior parte degli sport è abbastanza raro ripetere lo stesso movimento per 3 serie da 10 ripetizioni prima di passare a un altro movimento, dato che l’attività atletica richiede movimenti rapidi e variabili che possono essere inserite,  con diversi approcci di apprendimento, nella progettazione di una seduta.

È possibile che la neuroplasticità a seguito di lesione del LCA sia in parte dovuta a una terapia che non coinvolge l’apprendimento differenziale. Come Lepley e colleghi [43] hanno mostrato, nel corso della riabilitazione a seguito di infortunio, l’eccitabilità della corteccia motoria per le contrazioni del quadricipite è diminuita, che potrebbe essere in parte dovuta alla mancanza di esercizio differenziali.  

Le possibili variazioni che utilizzano l’apprendimento differenziale per la pratica di un’attività di salto sono presentate nella Tabella 3.

 

Esempi di come l’apprendimento differenziale può essere applicato nella pratica di un’attività di salto bipodalico

 

Variazioni del salto bipodalico

Cambiamenti dell’ambiente

Condizioni dell’atleta

Salta più lontano che puoi. Mentre salti:

·         Prima di saltare, 2-3 saltelli bunny, saltando con entrambe le gambe, saltando con la gamba sinistra, saltando con la gamba destra, ginocchia alte, ginocchio alto sinistro, ginocchio alto destro, calciata dietro con entrambe le gambe, calciata dietro con  gamba sinistra, calciata dietro con la gamba destra, zig-zag, shuffle a sinistra, shuffle a destra;

·         Esercizi al buio

·         Esercizi sulla sabbia

·         Con le scarpe o senza scarpe;

·         In un ambiente con musica ad alto volume;

·         o il rumore del pubblico nello stadio;

·         In un ambiente di realtà virtuale

 

·         Esercizi svolti con fatica;

·         Senza fatica;

·         Con giubbotto ponderato

·         Fai un giro a destra e a sinistra prima di saltare;

 

 

·         Mentre salti, tieni le braccia sul petto, oppure  dietro la schiena, alzando il braccio sinistro e poi quello destro, oppure con entrambe le braccia, girando il braccio destro, poi quello sinistro e poi entrambe.

·         Muovi la testa a destra e a sinistra;

·         Chiudi l’occhio destro, chiudi l’occhio sinistro

·         Durante l’atterraggio, un braccio davanti e l’altro dietro;

·         Atterrare con una posizione molto ampia o con una posizione molto stretta;

·         Atterra sulle dita dei piedi durante l’atterraggio

 

2.4 Organizzazione della riabilitazione: apprendimento autocontrollato e interferenza contestuale

2.4.1 Apprendimento autocontrollato

Molto spesso fisioterapisti e medici controllano la maggior parte degli aspetti della pratica clinica, quali esercizi compiere e con quale dosaggio, con i pazienti che di conseguenza assumono un ruolo relativamente passivo.

L’apprendimento autocontrollato (ad esempio, dando la possibilità di scegliere un esercizio o una serie di esercizi) è un potente strumento nell’apprendimento motorio.  Viene fornito un esempio nella figura 3 di come può essere applicato l’apprendimento autocontrollato semplicemente utilizzando un poster raffigurante nove esercizi disponibili. Ad esempio, i pazienti possono scegliere tre esercizi per ogni sessione di riabilitazione. I programmi di feedback autocontrollati hanno il potenziale  di coinvolgere maggiormente i pazienti nel loro processo di apprendimento, favorendo un ruolo attivo del paziente, accrescendo la motivazione, l’impegno e la compliance.

2.4.2 Interferenza contestuale

La pratica dell’interferenza contestuale ha un ruolo chiave nell’acquisizione delle capacità motorie durante la riabilitazione. Di conseguenza, il modo in cui la pratica è programmata influenza l’acquisizione delle capacità motorie. Per descrivere la variabilità e l’ordine pratico vengono utilizzate tre categorie: bloccato, seriale e casuale.

  • Tradizionalmente, la pratica è programmata in modo bloccato (costante). La pratica bloccata è quando un atleta esegue una singola abilità più e più volte, con la ripetizione come chiave. La varianza nell’addestramento è ridotta al minimo o inesistente.
  • Nella pratica seriale, una certa serie prestabilita di compiti viene ripetuta e praticata. La pratica casuale implica la pratica di più abilità in un ordine casuale.
  • La pratica casuale implica l’esecuzione di variazioni del compito o di compiti completamente diversi durante una sessione di trattamento. Affinché avvenga il trasferimento delle competenze, una revisione della letteratura ha suggerito che la pratica casuale o random può essere più efficace.

L’interferenza contestuale nell’apprendimento motorio è definita come l’interferenza nelle prestazioni e nell’apprendimento che deriva dalla pratica di un compito nel contesto di altri compiti. La quantità di interferenza contestuale può variare, tra bassa nella pratica bloccata e alta nella pratica casuale

Durante la pratica bloccata c’è una bassa interferenza poiché una persona pratica ripetutamente più prove. Tuttavia, nella pratica casuale c’è un’elevata interferenza perché le prove sono interrotte da altri compiti.

I risultati di uno studio hanno dimostrato che mentre una maggiore interferenza contestuale (pratica random) può portare a scarse prestazioni, spesso porta a un migliore apprendimento rispetto alla pratica bloccata.

Ciò può accadere perché nella pratica casuale l’abilità deve essere ricostruita ad ogni tentativo, consentendo a un individuo di praticare una varietà di strategie.

I clinici e fisioterapisti devono decidere come programmare al meglio la pratica per facilitare l’apprendimento. Come accennato, il livello di abilità di un paziente è un fattore che deve essere preso in considerazione quando si pianificano sedute di trattamento, in termini di quantità di interferenza contestuale.

In generale, gli atleti di livello inferiore traggono maggiori benefici da una bassa interferenza contestuale, mentre gli atleti d’élite traggono maggiori benefici con alti livelli di interferenza contestuale.

Sulla base dei risultati tramite Risonanza magnetica funzionale, il gruppo casuale-random sembrerebbe mostrare una maggiore attività nelle regioni sensomotorie e premotorie rispetto al gruppo bloccato. Di conseguenza, l’interferenza contestuale può fornire un metodo unico per affrontare la neuroplasticità specifica visiva-motoria e sensomotoria dopo una lesione del legamento crociato anteriore, come descritto da Kapreli et al. [71] e Grooms et al.

Lo studio di Kapreli rivela che a seguito di una lesione del legamento crociato anteriore si assiste ad una riorganizzazione del sistema nervoso centrale, suggerendo che tale lesione potrebbe essere considerata una disfunzione neurofisiologica, e non una semplice lesione muscolo-scheletrica periferica. Questa evidenza potrebbe spiegare i sintomi clinici che accompagnano questo tipo di lesione e portano a gravi disfunzioni. Di conseguenza, comprendere il  pattern di attivazione cerebrale a seguito di una lesione dell’articolazione periferica come una lesione del legamento crociato anteriore aprirebbe lo scenario verso nuovi standard nella riabilitazione e nell’apprendimento del controllo motorio.

 

Entrambi gli autori (Kapreli e Grooms) hanno riscontrato un aumento della dipendenza dall’input visivo e dalla pianificazione motoria corticale per il controllo del movimento del ginocchio. L’uso di metodi di interferenza contestuale può fornire ai clinici un mezzo per il migliorare il controllo motorio degli atleti infortunati.

Apprendimento motorio a seguito di lesione del legamento crociato anteriore

In un meccanismo di infortunio frequentemente osservato, il giocatore è immerso in una situazione in cui sono coinvolti fattori esterni come il possesso di palla,  la posizione dei compagni di squadra e degli avversari.  Le componenti attentive e ambientali della funzione neuromuscolare non sono in gran parte affrontate negli attuali programmi di riabilitazione a seguito di lesione del legamento crociato anteriore.

Diversi autori ritengono che si dovrebbe dare maggiore enfasi all’integrazione dei fattori di controllo sensoriale-visivo-motorio durante la riabilitazione come il tempo di reazione, l’elaborazione delle informazioni, il centro dell’attenzione, il controllo visivo-motorio e l’interazione tra attività complesse e ambiente. Ciò è particolarmente importante nelle ultime fasi della riabilitazione.

I programmi di riabilitazione si concentrano principalmente sulle abilità motorie pre-pianificate in un ambiente prevedibile con un focus sull’allineamento posturale (focus interno). Un atleta dopo un infortunio ACL dovrebbe essere progressivamente esposto a fattori di stress fisici, ambientali e psicologici  che vadano a simulare lo sport praticato, come parte di un continuum RTS completo e progressivo.

Riepilogo

Lo scopo di questo articolo è presentare prospettive dall’apprendimento motorio per supportare la neuroplasticità applicata nei setting clinici che hanno il potenziale di migliorare le strategie di riabilitazione e ridurre il rischio di una seconda lesione ACL.

Ci sono molte variabili da considerare quando si strutturano programmi di training per i pazienti a seguito di intervento al legamento crociato anteriore (ACLR), inclusi il tipo, la quantità, l’intensità e la frequenza dell’esercizio e l’importanza di ridurre al minimo le reazioni avverse come dolore o gonfiore.

Da una prospettiva di apprendimento motorio, le persone variano nella loro capacità di apprendere nuove abilità motorie. In questo articolo sono stati presentati vari principi dell’apprendimento motorio. Tuttavia, non tutti gli approcci descritti di apprendimento motorio possono essere combinati contemporaneamente in una singola sessione di fisioterapia. La decisione esatta su quando e quale approccio scegliere richiede una buona comunicazione tra il paziente e fisioterapista.

 

È stato dimostrato un forte legame tra l’acquisizione delle capacità motorie e la plasticità neuronale a livello corticale e sottocorticale nel sistema nervoso centrale che evolve nel tempo e coinvolge diverse regioni cerebrali interconnesse fra loro.

Stanno emergendo prove che testimoniano la grande cascata di alterazioni neurofisiologiche che si verificano a seguita di una lesione ACL. Sebbene considerata una lesione unilaterale, una lesione del legamento crociato anteriore induce una disfunzione bilaterale degli arti inferiori, con deficit di informazioni sensoriali in tutto lo spettro del sistema sensomotorio, fornendo ulteriore supporto alla teoria di una lesione neurofisiologica.

Grooms e colleghi hanno ipotizzato che la riabilitazione nei pazienti a seguito di lesione LCA dovrebbe includere modifiche sensoriali per diminuire la dipendenza dei pazienti dalle informazioni visive e, a sua volta, facilitare la neuroplasticità.

Nella riabilitazione tradizionale spesso le strategie di apprendimento adottate dai fisioterapisti non sono efficaci, con tecniche di apprendimento motorio, per (ri) acquisire abilità motorie, non sufficientemente stimolate.

Tali prove potrebbero aiutare a spiegare il perché certi pazienti non sempre riguadagnano le capacità motorie dopo una lesione del LCA, poiché le capacità neuroplastiche potrebbero non essere stimolate nel modo ottimale nella riabilitazione corrente. In questo articolo, sono stati presentati i principi dell’apprendimento motorio da utilizzare nella riabilitazione a seguito di un infortunio al LCA.

 

 

Bibliografia:

Gokeler, A., Neuhaus, D., Benjaminse, A., Grooms, D. R., & Baumeister, J. (2019). Principles of Motor Learning to Support Neuroplasticity After ACL Injury: Implications for Optimizing Performance and Reducing Risk of Second ACL Injury. Sports Medicine (Auckland, N.z.), 49(6), 853–865. https://doi.org/10.1007/s40279-019-01058-0 A cura di

A Cura di:

GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM, cert. VRS          

  • Fisioterapista  e Scienze Motorie – Sport Science and Physical Therapist
  • Fisioterapista Sportivo – International Federation of Sport Physiotherapy
  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist – OMPT Student – SUPSI Switzerland
  • Fisioterapista esperto in Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • Fisioterapista specializzato nella Spalla dolorosa
Rottura del Legamento Crociato Anteriore e il Ritorno allo Sport (RTS)

Rottura del Legamento Crociato Anteriore e il Ritorno allo Sport (RTS)

La lesione al LCA è un evento traumatico frequente nelle varie discipline sportive in continuo aumento che può causare instabilità del ginocchio, la compromissione della corretta funzionalità dell’articolazione e riduzione dell’attività fisica generale, provocando anche un danno alle strutture articolari vicine e predisponendo ad una possibile osteoartrosi precoce.

Il legamento crociato anteriore è un legamento che si trova all’interno dell’articolazione del ginocchio. Si inserisce anterolateralmente alla spina tibiale anteriore. Ha due fasci: un postero-laterale (si tende in extrarotazione) ed un antero-mediale (si tende in flessione) che si tendono in posizioni più o meno diverse, ma funzionalmente sembra essere considerata una struttura che è sempre in tensione ed è questo il motivo per cui tende a non riparare, cicatrizzare. Fornisce stabilità dinamica planare al ginocchio in particolare nel piano sagittale, guida la naturale artrocinematica, in particolare quella relativa al contenimento dello scorrimento antero -posteriore tra tibia e femore. Contribuisce alla propriocezione del ginocchio.

Ci sono diverse situazioni che mettono a rischio di lesione questo legamento:

  • un atterraggio sbagliato
  • frenate improvvise
  • rotazioni dell’articolazioni
  • rapidi cambi di direzione
  • contatti diretti come i takle nel calcio.

I fattori biomeccanici associati alla quantità di tensione o stress nel LCA in ogni dato istante sono infatti correlati e complessi. Questi fattori includono:

  • direzione e l’entità della forza di reazione al suolo
  • la quantità, la direzione e lo sforzo tangenziale in corrispondenza dell’articolazione del ginocchio;
  • allineamento e posizione delle articolazioni nell’arto inferiore e tronco,
  • controllo neuromuscolare,
  • integrità e forza dei tessuti circostanti.

Il trattamento dipende dalle esigenze, dal livello di attività del singolo e dalla gravità della lesione , viene  generalmente consigliato dopo una lesione del legamento crociato anteriore (LCA)  la ricostruzione chirurgica, se la richiesta del paziente fosse la ripresa dell’attività sportiva (RTS), soprattutto se questa prevede cambi di direzione.

L’alternativa prevede  la possibilità di un trattamento riabilitativo conservativo, consigliato soprattutto per i pazienti con  aspettative meno esigenti, tuttavia le  raccomandazioni più recenti propongono di gestire in modo conservativo, con un’adeguata riabilitazione, anche i  soggetti, con una lesione del LCA, compresi quelli con una richiesta funzionale importante

L’intervento chirurgico di ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA) è in genere eseguito per facilitare la ripresa delle attività sportive. Il protocollo comprende sia una parte di riabilitazione pre- operatoria che una parte post operatoria. Durante la fase di pre operatoria è importante il recupero del movimento (in estensione) e la forza del quadricipite (maggiore dell’ 80%) in quanto favorisce un risultato post operatorio migliore.

L’intervento post-operatorio necessita di una ottimo lavoro di equipe tra chirurgo e il fisioterapista , ma  fondamentale  è il ruolo attivo del paziente: verranno concordati obiettivi ed effettuati monitoraggi dove verranno testati i suoi in modo  progressi in modo continuativo .

La riabilitazione, basata sulle evidenze scientifiche, deve prendere in considerazione oltre  al dolore, gonfiore, escursione articolare anche:

  • la funzione muscolare intesa come: controllo neuromuscolare, resistenza, forza e potenza
  • schemi di movimento durante le attività funzionali
  • gestualità sport specifica: come la coordinazione, agilità, equilibrio
  • profilo psicologico del paziente .

Il programma riabilitativo prevede un approccio globale che, oltre al recupero muscolo – scheletrico, vi sia  uno specifico training neuromuscolare con enfasi sul controllo visuo – motorio associato ad una presa in carico del paziente anche dal punto di vista bio – psico – sociale; perciò deve essere individuale e specifico per l’atleta , in un periodo di tempo che varia dai 6 ai 12 mesi a seconda dell’obiettivo finale concordato.

Le differenze fisiche, psicologiche e sociali potrebbero determinare delle discrepanze nella percentuale del ritorno allo sport tra gli atleti amatoriali e gli atleti professionisti.

La domanda più comune posta dai paziente è la seguente: “ Quando posso tornare a giocare”?

Possiamo affermare ad oggi che il Ritorno allo Sport (RTS)  inteso come momento successivo alla lesione, non è più basato solamente sul fattore tempo (ex tot.mesi ) e focalizzato sul ginocchio, ma dovrebbe essere basato su criteri oggettivi multifattoriali , con una visione ampia e condivisa da vari professionisti che compongono l’equipe riabilitativa (ortopedico, fisioterapista, preparatore atletico, psicologo etc…).

Molto dipende dal tipo di intervento sottoposto ( conservativo o chirurgico ), come abbiamo detto in precedenza, gli atleti di professionisti  vengono sottoposti ad intervento chirurgico  di questi secondo gli ultimi studi   la percentuale di RTS  è dell’83%, mentre invece fino all’85% negli adolescenti e  circa il 60 % negli amatori. Di contro, pochi studi hanno indagato il RTS, soprattutto nel lungo termine, in soggetti trattati conservativamente.

Durante tutto il processo riabilitativo vi è una continua valutazione dei parametri per il RTS, svolti dalle varie figure professionali, vengono comunque proposti diversi criteri per quantificare l’andamento corretto.

Sono proposti:

Assenza totale di dolore

A livello articolare vengono fatti test clinici manuali per valutarne la stabilità e l’escursione articolare :

  • Range of motion articolare;
  • Test di Lachman;
  • Pivot Shift Test;

Per la forza :

  • Test di resistenza isotonica ed isocinetica;
  • Test di forza massimale;
  • Test di forza angolare a vari angoli;

Per la stabilità dinamica ed equilibrio :

  • Test propriocettivi;
  • Test di posizione articolare;
  • Test di salto e atterraggio bi e mono podalico;

Test funzionali biomeccanici e sport specifici:

  • Test di analisi cinematica del movimento;
  • Corsa con cambi di direzione;
  • Test sport specifici.

In molti di questi test vengono utilizzati come termine di riferimento l’arto non operato per il modo in cui sono concepiti ad oggi i vari criteri di RTS, vi è si la riduzione del rischio di recidiva del ginocchio operato al, ma  esiste la possibilità di aumentare il rischio di una lesione del controlaterale maggiore. Questi test vengono spesso somministrati per valutare le capacità prestazionali del paziente prima del ritorno allo sport, non con l’intento di prevenire una recidiva.

Per quest’ultimo è importante tenere in considerazione:

  • Il processo biologico di riparazione tissutale e la lassità del ginocchio che potrebbero richiedere tempi superiori ai 2 anni, per cui sono necessari 8/12 mesi dalla rottura e altri 12 mesi circa per un ritorno a livelli competitivi pre-lesionali;
  • La forza dei muscoli del quadricipite e dei muscoli dell’anca che devono essere simmetrici e funzionali
  • Il risultato delle valutazioni e dei test clinici e funzionali
  • La Qualità del movimento e il Joint Position Sense (controllo motorio bilaterale): l’analisi dei movimenti permetterebbe di individuare l’alterazione di fattori biomeccanici e neuromuscolari presenti al momento del ritorno allo sport e identificare gli atleti a rischio di re-infortunio o di infortunio del ginocchio non operato
  • I fattori psicologici: paura di recidiva, autostima, auto-efficacia. Questi modificano la probabilità del ritorno al gioco. Una maggiore motivazione e un’informazione realistica durante il decorso riabilitativo porta ad un successo al RTS.

A cura di:

Luigi Lanfranchi

  • Fisioterapista
  • Studente OMPT

RUNNING: 10 DOMANDE E RISPOSTE PER TE!

RUNNING: 10 DOMANDE E RISPOSTE PER TE!

La corsa è, in questo momento, lo sport con il più alto numero praticanti al mondo, che per di più crescono anno dopo anno, seguendo un trend che non sembra volersi fermare.

Viene consigliata per dimagrire, per combattere lo stress, per rinforzare la muscolatura svolgendo un’attività efficace quanto semplice ed economica; e può essere declinata nei modi più svariati: su pista, su strada, sterrato e sterrato con ostacoli.

Spesso capita di farsi delle domande a riguardo, ed ecco qua riassunte le 10 domande più frequenti e le relative risposte.

 

  • Quali sono gli infortuni più frequenti nella corsa ?
  • Ma correre fa male alla schiena ?
  • Correre fa male alle ginocchia ?
  • Post corsa ho dolore, perchè?
  • Ho dolore, posso correre lo stesso?
  • Quali sono le scarpe migliori per correre?
  • Dopo un infortunio posso tornare a correre ?
  • Lo stretching è utile per evitare infortuni?
  • Qualche consiglio per te
  • Perchè è così importante l’allenamento di forza ?

 

  1. Quali sono gli infortuni più frequenti nella corsa?

 

L’infortunio è caratterizzato da un dolore che provoca un interruzione di attività per almeno

  • 7 giorni
  • 3 sessioni di allenamento
  • che richiede un consulto di un fisioterapista o medico

 

Vediamo quali sono i principali infortuni che avvengono in un anno ai corridori (professionisti e amatoriali)

In questo studio di Taunton, 2002 vediamo descritte le principali sedi di infortuni in un anno.

 

Tabella 1

Frequenza e distribuzione per sesso delle 26 lesioni più comuni

 

Lesione Uomini (n /%) Donne (n /%) Totale (n)
* Significativa differenza di sesso con p <0,05.
Sindrome del dolore femorale rotulea * 124/38 207/62 331
Sindrome da attrito della bandelletta ileo-tibiale * 63/38 105/62 168
Fasciopatie plantare * 85/54 73/46 158
Lesioni meniscali * 69/69 31/31 100
Sindrome da stress tibiale 43/43 56/57 99
Tendinite rotulea * 55/57 41/43 96
Tendinite d’Achille * 56/58 40/42 96
Lesioni del gluteo medio * 17/24 53/76 70
Frattura da stress: tibia 27/40 40/60 67
Lesioni spinali 24/51 23/49 47
Lesioni ai muscoli posteriori della coscia 25/54 21/46 46
Metatarsalgia 17/50 17/50 34
Sindrome del compartimento anteriore 13/46 15/54 28
Lesioni gastrocnemio * 19/70 8/30 27
Borsite trocanterica maggiore 9/39 14/61 23
Lesioni agli adduttori * 15/68 7/32 22
Osteoartrosi (ginocchio) * 15/71 6/29 21
Lesioni sacroiliache * 2/10 19/90 21
Frattura da stress: femore 6/32 13/68 19
Lesioni da inversione della caviglia 9/53 8/47 17
Lesioni da ileopsoas 6/37 10/63 16
Condromalacia rotulea 4/31 9/69 13
Tendinite peroneale 9/69 4/31 13
Il neuroma di Morton 5/42 7/58 12
Lesioni da abduttore 7/67 4/33 12
Apofisite calcaneare 7/58 5/42 12
Tibiale posteriore lesione 8/73 3/27 11

 

Come è possibile vedere dalla tabella, il sito di lesione più comune è stato il ginocchio (42,1% degli infortuni totali). Altri siti comuni erano il piede / caviglia (16,9%), parte inferiore della gamba (12,8%), anca / bacino (10,9%),Tendine Achille / polpaccio (6,4%), parte superiore della gamba (5,2%) e parte bassa della schiena (3,4%)

 

2 . Ma correre fa male alla schiena?

 Questa è la fatidica domanda che ultimamente tutti si pongono: “ma correre fa male alla schiena?” “comprime i dischi intervertebrali”, “fa venire ernie” ?

La risposta alle precedenti domande è NO .

Spieghiamo meglio, la corsa non è dannosa alla schiena di per se, ma può andare a peggiorare una situazione preesistente oppure crearne una, se praticata in maniera errata o superficiale.

 

In uno studio del 2017 “running exercise strenght strengthens the intervertebral disc”, viene affermato che l’esercizio di corsa è associato a una migliore composizione del disco intervertebrale (quindi più idratazione e contenuto di proteoglicani).

 

Di per se la corsa non fa male alla schiena e non provoca ernie o quant’altro, ma come qualsiasi altro sport o attività fisica deve essere eseguita bene ed associata a rinforzo muscolare.

 

3 . Ma correre fa male alle ginocchia ?

 Questa è un’altra domanda che la maggior parte dei corridori amatoriali si pone.

“correre mi farà venire l’artrosi ?” Anche in questo caso la risposta è Negativa

NO correre non fa male alle ginocchia, o per lo meno non la corsa di per se.

Vari studi dimostrano che non c’è un aumento del rischio di osteoartrosi sintomatica del ginocchio tra i corridori auto-selezionati rispetto ai non corridori, e in coloro in cui non è presente osteoartrosi, la corsa non è dannosa per le ginocchia.

Quindi se questa paura è ciò che vi frena all’iniziare a correre, state tranquilli!

 

4 . Post corsa ho dolore, perché?

 Generalmente, in assenza di traumi diretti o indiretti, il dolore del corridore viene definito come Aspecific Running Injury. Questo termine racchiude tutti quelli che sono gli infortuni da sovraccarico.

L’infortunio da sovraccarico avviene quando il carico

cumulativo applicato ai tessuti è superiore

alla capacità di carico stesso.

 I dolore non è un indicatore di danno tissutale, ma un meccanismo difensivo. Il nostro sistema produce dolore come risposta a una situazione di pericolo percepito.

I fattori che possono essere percepiti come pericolosi sono molteplici:

  • nocicezione/sensibilizzazione
  • infiammazione/infezione
  • convinzioni/credenze (significato che viene dato al dolore)
  • stress/stanchezza
  • contesto in cui ci si trova.

Il sistema di allarme è molto sensibile: si attiva prima di un danno tessutale e se il carico è percepito come eccessivo, il sistema produce dolore.

Quindi cosa fare? Ridurre il carico o ridurre intensità della corsa.

E se il dolore persiste allora affidarsi a un professionista che possa valutarti e valutare il tuo dolore.

 

 

 

5 . Ho dolore, posso correre lo stesso?

 

Chi non riesce a stare senza corsa, la domanda è questa.

Ho dolore ma posso correre lo stesso?

La risposta alla domanda è DIPENDE.

Dipende dal tipo di dolore.

 

 Se il dolore è un dolore di grado 1: presente solo durante la corsa e che sparisce completamente a fine corsa, allora Sì, si può correre a meno che il dolore non alteri il passo della corsa.

Anche se il dolore è di grado 2; presente fino al massimo il giorno dopo e che sparisce del tutto in massimo 24 H. Anche in questo caso il dolore non deve essere tale da alterare il passo e cosa fondamentale, non ci deve essere dolore notturno. 

Se invece il dolore persiste e continua nei giorni successivi, alterando le attività di vita quotidiana, portando a zoppia e al dover ricorrere a farmaci allora NO, è necessaria una pausa e soprattutto un consulto da uno specialista.

 

 

 

6 . quali sono le scarpe migliori per correre e come si appoggia il piede? 

Come è possibile vedere dall’immagine che rappresenta le prove olimpiche dei 10 km nel 2012 in USA

Non esiste uno stile migliore di altri che vada bene per tutti 

esistono diverse tipologie di scarpe:

scarpe minimaliste, massimaliste scarpe con drop di diversa altezza,  barefoot ecc.

secondo vari studi chi corre in barefoot ha un rischio maggiore di sviluppare tendinopatia e infortuni al tendine d’Achille;

d’altro canto chi corre con scarpe con drop maggiore tende a sviluppare con più facilità: fasciopatie plantari, sindromi da stress tibiali e sindromi femoro rotulee.

Chi invece corre con scarpe minimaliste tende ad avere con più facilità sindromi da stress sul metatarso.

 

 

Quindi quali sono le scarpe migliori per correre? 

Sono stati fatti numerosissimi studi a riguardo ma la conclusione (ad oggi) è che nessuna scarpa è migliore di un’altra a prescindere.

Altri studi sono stati eseguiti anche per cercare di capire se scarpe antipronazione, plantari potessero ridurre il rischio di infortunio, ma la postura del piede in statica non coincide con la postura del piede in dinamica.

La forma del piede Non è correlata alla sua funzione dinamica (trimble 2002, razeghi 2002, paterson 2015)

La pronazione non è correlata all’infortunio ( rayan 2013, nelsen 2014)

 

In un anno il circa 30% dei runner subisce infortuni, e questi infortuni sono uguali in coloro che pronano, supinano, usano scarpe minimaliste, massimaliste o plantari

 

…. quindi

La scarpa è un mezzo non un fine

 

Quindi scegli la scarpa in base a come ti senti meglio, in base a come stai e in base a eventuali problematiche.

 

  1. Dopo un infortunio come posso tornare a correre ?

 

Partendo dal presupposto che ogni infortunio ha i suoi tempi di recupero, se e quando sarai pronto a correre è necessario ripartire con calma e permettere alle strutture di riadattarsi al carico,

quindi come e quando ripartire?

 

Post infortunio si può tornare a correre solo se:

  • nessun segno di infiammazione
  • articolarità ed estensibilità massime
  • stabilità indolore mono-podalica
  • camminare senza dolore per 30 minuti

 

se tutto è presente tutto questo allora è possibile tornare a correre in maniera graduale:

iniziare mescolando camminata a corsa permette di riportare i tuoi tessuti di riadattarsi al carico.

 

Seduta Corsa Cammino
1 1 minuto 4 minuti X6
2 2minuti 3minuti X6
3 3minuti 2 minuti X6
4 4minuti 1 minuto X6
5 20 minuti di corsa
6 25 minuti di corsa
7 30 minuti di corsa

 

Comincia ogni seduta di corsa con 5 minuti di cammino, poi fai sei blocchi consecutivi di corsa/cammino come descritto in tabella. Con una seduta a giorni alterni.

 

È consentito sentire dolore purché rimanga sotto un valore di 4/10 e che sparisca del tutto entro 48H.

8.Ma stretching è utile per evitare infortuni?

No, vari studi sono stati fatti a riguardo e la conclusione è sempre la solita, lo stretching statico non previene infortuni, non aumenta la lunghezza muscolare, bensì solo la tolleranza allo sforzo (konrad 2014)

 

  1. Qualche consiglio per te
  • Lavora di forza e resistenza in maniera simultanea, ciò permette il miglioramento della velocità ed una migliore economia della corsa, l’allenamento della forza riduce gli infortuni da sovraccarico del 50%
  • lavora su coordinazione motoria, mobilità, controllo e stabilità di tutto l’arto inferiore (anca, ginocchio, caviglia, alluce)
  • lavora di potenza e reattività con esercizi di balzi, pliometrici o salti.
  • Se hai avuto un infortunio dai il tempo al tuo corpo di riadattarsi ai carichi, non pretendere di fare gli stessi km, solita velocità di prima, ci arriverai piano piano

 

  1. perché il lavoro di forza è tanto importante ?

 

Per questo vi rimando all’articolo del collega che spiega il perché un runner dovrebbe sempre fare allenamento di forza (https://www.fisioterapia-massa.it/la-forza-nel-running/)

A cura di :

GIULIA SANGUINETTI, PT, OMPT student

  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT) Student
  • Fisioterapista dei disturbi vascuolo-linfatici
  • Fisioterapista esperta in fisio-pilates
APOFISITE TIBIALE

APOFISITE TIBIALE

APOFISITE TIBIALE (MORBO DI OSGOOD – SCHLATTER)

Patologia che nasce da un eccessivo stress a carico del nucleo di accrescimento della tuberosità tibiale, che deforma la cartilagine di accrescimento. Nota come “Morbo della crescita” è un processo degenerativo a carico della tuberosità anteriore della tibia, viene classificato come una forma di osteonecrosi.

Nella maggior parte dei casi è presente bilateralmente (25 %) , la sintomatologia dolorosa può essere anche a carico di un solo ginocchio. 

Colpisce prevalentemente i M a 10-15 anni e le F 8-12 anni. Molto comune nella popolazione sportiva giovanile  impegnata in attività sportive che sottopongono il muscolo del quadricipite a sollecitazioni dinamiche di notevole intensità come nella corsa, salti, cambi di direzione (calcio, tennis, atletica, danza…).

 

  • Cause e Sintomatologia 

La regione anteriore della tibia viene sottoposta naturalmente alla tensione del tendine rotuleo ed alla forza del muscolo quadricipite. Nel periodo dello sviluppo questa regione è ancora in gran parte formata da cartilagine, che presenta una resistenza intrinseca minore rispetto all’osso per determinate sollecitazioni. Ogni stress meccanico dovuto ad attività e sforzi fisici possono determinare microtraumi inserzionali ripetuti, che possono provocare una necrosi diffusa del nucleo apofisario della tibia

Il giovane atleta lamenta  un dolore anteriore localizzato a livello della tuberosità tibiale e dipende dal carico applicato al tendine che si ripercuote sulla tuberosità, viene provocato durante le attività sportive, Alcuni soggetti non riferiscono particolari sintomi se non quando sovraccaricano il quadricipite; nei casi più importanti è possibile aver dolore durante il cammino.

 La tuberosità può diventare gonfia e calda, fino a deformarsi come nella foto con formazione di una protuberanza ossea.

Spesso è riscontrabile un’ipotrofia del quadricipite e una rigidità dei muscoli circostanti.

La severità della patologia, secondo degli studi, potrebbe correlarsi al BMI(Indice di massa corporea). 

 

  • Diagnosi 

La diagnosi clinica è piuttosto affidabile in fase attiva già attraverso l’osservazione della sintomatologia ( dolore, gonfiore della regione anteriore e soggetto giovane sportivo), in queste circostanze non sarà necessario eseguire ulteriori accertamenti o radiografie. Del resto nelle fasi iniziali del disturbo non sarebbero visibili alterazioni ossee evidenti, solo nelle fasi avanzate potrebbero rivelare una frammentazione a carico del nucleo ipofisario. 

La gravità si può catalogare per gradi A, B e C e si vede radiologicamente. Prima c’è ispessimento della zona (A), che diventa radiotrasparente (B) e addirittura si può frammentare (C).

L’ecografia potrebbe accertare lo stato infiammatorio della zona e la presenza di possibili calcificazioni in fase avanzata.

 

  • Trattamento

È una patologia che si autolimita se si adatta il carico; se non trattata si protrae dando problemi nel lungo periodo, quindi patologia da non sottovalutare che richiede una corretta somministrazione di carico e quindi dell’attività. Utile lo stretching (sembra che funzioni, teoricamente la messa in tensione di tendine e ossa dovrebbe elicitare, ma la breve durata provoca una riduzione della tensione durante il movimento) del quadricipite per scaricarlo e terapia fisica per ridurre dolore anteriore. L’essenziale è il carico: ridurre numero e/o durata allenamenti (esempio da 4-5 a 3 allenamenti a settimana da 2 ore oppure sospendere per un certo periodo). Se il dolore è cosi intenso da limitare il cammino, si sospende allenamento per qualche settimana. Per questa decisione, i parametri da tenere in considerazione sono due: esame radiografico e gravità dei sintomi; nei casi B e soprattutto C è consigliabile la sospensione. Quando presente da poco tempo e/o non ci sono grossi dolori alla palpazione e contrazione, si può riprendere l’attività sportiva dosando il carico (la durata della sospensione dipende dai sintomi).

Impostare una corretto programma di allenamento , associato allo svolgimento di esercizio terapeutico aiuta a contrastare la sintomatologia nel breve-medio periodo.

Fondamentale sarà  la sollecitazione progressiva  al carico da parte del muscolo quadricipite e un rinforzo della muscolatura stabilizzatrice delle anche e del ginocchio .

Non ci sono studi che evidenzino che una variazione della dieta del soggetto modifichi la sintomatologia, ma solo qualche opinione di esperti.

 

 

A cura di:

Luigi Lanfranchi

OMPT student

SPORT ESTIVI? SI, MA ATTENZIONE ALLE LESIONI MENISCALI

SPORT ESTIVI? SI, MA ATTENZIONE ALLE LESIONI MENISCALI

SPORT ESTIVI? SI, MA ATTENZIONE ALLE LESIONI MENISCALI

L’estate rappresenta il momento perfetto per tornare a praticare attività motoria all’aria aperta, ma bisogna prestare attenzione dal momento che è contemporaneamente periodo di numerosi traumi e lesioni, in particolare se durante il resto dell’anno ha prevalso la sedentarietà. Gli infortuni sono legati ai più comuni sport estivi come surf, windsurf, corsa sulla spiaggia, beach volley, beach soccer e beach tennis.

Ma quali sono le raccomandazioni da seguire?
L’esperienza ci mostra che chi pratica i più usuali sport in spiaggia tende a farlo in modalità  amatoriale e può essere vittima di distorsioni, stress muscolari e lesioni. I consigli per prevenire gli infortuni sono quelli di conoscere i propri limiti in riferimento all’età e alla propria preparazione fisica, equilibrare l’attività fisica con fasi di riposo e avere una conoscenza adeguata dello sport che si decide di praticare. Tra i traumi che si presentano più spesso c’è la lesione del menisco. Costituiscono circa un quarto di tutti gli infortuni al ginocchio e spesso le lesioni meniscali traumatiche avvengono durante attività sportive con arresti e cambi di direzione. Vediamo meglio di cosa si tratta e quale è il trattamento più idoneo.

 

  • LO SAPEVI CHE
  • CHE FUNZIONE HANNO I MENISCHI DEL GINOCCHIO
  • MENISCO MEDIALE E LATERALE: ANATOMIA
  • COME SI LESIONANO I MENISCHI?
  • QUALI SONO I SINTOMI CORRELATI A UNA LESIONE MENISCALE?
  • HO UNA LESIONE DEL MENISCO, DEVO OPERARMI? 

 

  • LO SAPEVI CHE 
  1. Una lesione del menisco si può verificare sia durante un’attività sportiva che durante un’attività non sportiva, anche in assenza di un trauma?
  2. I soggetti giovani è più probabile che subiscano una lesione meniscale traumatica, mentre le lesioni del menisco per disturbi degenerativi sono più comuni nei soggetti in età avanzata?
  3. la maggior parte delle lesioni riguarda il menisco mediale? Infatti il 73% delle lesioni meniscali riguarda quest’ultimo, probabilmente per la sua ridotta mobilità rispetto al menisco laterale (19%), ma si può avere anche una lesione di entrambi i menischi (8%).

 

  • CHE FUNZIONE HANNO I MENISCHI DEL GINOCCHIO 

I menischi, situati all’interno del ginocchio, funzionano come cuscinetti ammortizzatori, andando ad adattare la forma dei capi articolari (della tibia e il femore) e facilitare il movimento, proteggendo cosi l’intera articolazione dagli stress assorbiti, ma soprattutto distribuiscono il carico.

Quindi un menisco aumenta la congruità all’interno dell’articolazione per distribuire meglio la pressione ed è molto importante per questo ruolo.

I menischi, inoltre, sono importanti perchè: 

  • Limitano flessione ed estensione estreme.
  • Hanno un ruolo nell’aumento della stabilità dell’articolazione del ginocchio.
  • Hanno funzione di controllo dei movimenti del ginocchio.
  • Hanno un ruolo indiretto di nutrizione della cartilagine
  • MENISCO MEDIALE E LATERALE: ANATOMIA

I menischi mediale e laterale sono delle strutture fibrocartilaginee a forma di mezzaluna situate all’interno dell’articolazione del ginocchio. Vedendoli dall’alto, il menisco interno (o Mediale) è molto più ampio e a forma di C, mentre l’esterno (o Laterale) a forma di O, è più tondo. L’interno è molto più fisso anche perché si inserisce il legamento collaterale mediale, l’esterno è, invece, legato alla capsula. I corni posteriori e anteriori sono i punti in cui i menischi si inseriscono sulla tibia.

Partendo dall’esterno e andando verso l’interno, si possono suddividere in tre zone che hanno delle caratteristiche strutturali differenti:

  • La parte più periferica, il terzo esterno dei menischi, è quella zona che viene chiamata “rossa-rossa” ed è quella più vascolarizzata (irrorata dalle branche delle arterie genicolate) ed innervata.
  • La zona intermedia viene chiamata “rossa-bianca”, dove arrivano alcuni vasi e alcuni nervi.
  • La zona più interna è chiamata “bianca-bianca” non arriva nulla. Una lesione in quest’ultima zona non sarà riparabile o suturabile, ma probabilmente non comporterà nemmeno dolore, perché non ci sono dei nervi.

Questo potrebbe giustificare anche il fatto che molte lesioni meniscali sono asintomatiche, perché magari si evidenziano in zone non innervate. Come già detto, l’innervazione è presente solo nella parte esterna e questo sembra sia per avvertire il sistema nervoso di un’eventuale compressione eccessivamente esterna sul corpo del menisco e permettere un riallineamento dell’articolazione. 

 

  • COME SI LESIONANO I MENISCHI?


Una lesione meniscale è generalmente dovuta ad una forza di taglio che si verifica tra il femore e la tibia. Il 32,4% delle lesioni meniscale è di tipo sportivo, mentre il 38,8% da lesioni non sportive (di cui il 72% da lesioni nelle attività di tutti i giorni) e il 28.8% da causa non nota.

Si ha una maggior probabilità di avere una lesione meniscale traumatica negli sport da contatto. Nei giovani la lesione è causata solitamente da un movimento rotatorio in carico a ginocchio flesso. Le lesioni traumatiche sono generalmente verticali o oblique e si possono estendere dal corno posteriore verso il corno anteriore mantenendo un’inserzione anteriore e posteriore. Un blocco che limita l’estensione del ginocchio è spesso indice di una “lesione a manico di secchio”.

Invece una lesione meniscale degenerativa avviene senza una storia di significativi traumi acuti del ginocchio in soggetti solitamente di età superiore ai 35 anni.
C’è un’evidenza limitata in letteratura che questo tipo di lesioni possa essere causa di sintomi al ginocchio e non è ancora chiaro il legame con l’osteoartrosi di ginocchio. Negli anziani sono più frequenti lesioni orizzontali, che sono più legate alla degenerazione strutturale. 

  • QUALI SONO I SINTOMI CORRELATI A UNA LESIONE MENISCALE?

Non sempre una lesione meniscale provoca dolore, o comunque, in particolare in lesioni minime, dopo una prima fase di infiammazione, la sintomatologia diminuisce e tende a scomparire, se non specificatamente sollecitata. In altri casi, la sintomatologia è più eclatante con dolore importante e versamento articolare, fino ad arrivare al blocco articolare.

I seguenti sono i segni principali di lesione meniscale che si possono riscontrare all’esame fisico: 

  • dolore in iperestensione forzata del ginocchio
  • dolore in massima flessione passiva del ginocchio
  • palpazione dolorosa dell’interlinea articolare
  • McMurray test positivo
  • Thessaly test positivo.

                              (Logerstedt, 2018)

 

Spesso i pazienti con lesione meniscale possono riferire all’anamnesi:

  • lesione da torsione del ginocchio
  • sensazione di lesione al momento dell’infortunio
  • gonfiore ritardato (6-24 h)
  • episodi di blocco o cedimento del ginocchio.

È fondamentale eseguire una corretta anamnesi per diagnosticare una lesione sintomatica meniscale, basandosi sui sintomi del paziente. Si è visto che i sintomi con alta sensibilità sono: frequenti episodi di dolore, dolore durante l’attività, dolore durante movimenti di “pivoting/twisting” e dolore localizzato.

HO UNA LESIONE DEL MENISCO, DEVO OPERARMI?

In caso di lesione meniscale sintomatica, l’obiettivo è recuperare la funzionalità del ginocchio (sia che ti tratti attraverso trattamento chirurgico che conservativo) quindi:

-recupero di tutto il range articolare

-recupero della forza

-recupero della propriocezione

Il tempo stimato è di circa 8-10 settimane. Sei settimane, infatti, sono il tempo limite per avere un miglioramento dei sintomi nella maggior parte dei pazienti. Gli esercizi nelle settimane successive andranno a lavorare su rinforzo ed equilibrio, al fine di migliorare la funzionalità.

Dagli studi, che sono stati fatti fino ad ora in letteratura, non si sa se per tutte le lesioni meniscali l’intervento chirurgico sia più efficace del trattamento conservativo, ma probabilmente, ad oggi, il trattamento conservativo ha una efficacia simile a quella dell’intervento nelle lesioni non ostruttive. 

 

Si è visto in letteratura che nella gestione delle lesioni meniscali degenerative un programma di esercizi basati sul rinforzo muscolare e sul controllo neuromuscolare rappresenta una valida alternativa al trattamento chirurgico. Infatti, si è evidenziato che non vi sono differenze in termini di funzionalità di ginocchio in un follow-up di due anni nelle due modalità di trattamento. Inoltre il trattamento tramite esercizi supervisionati, porta ad un maggior aumento di forza nei muscoli della coscia nel breve termine.

 

Inoltre, sono stati svolti ulteriori studi per capire quale sia il trattamento migliore tra chirurgico e conservativo, per farlo hanno classificato le lesioni meniscali in ostruttive e non ostruttive.

Il blocco del ginocchio dovuto a lesione a manico di secchio viene considerato lesione

ostruttiva e viene trattata con intervento chirurgico. Mentre, le lesioni non ostruttive (senza

blocco del ginocchio), sono state divise in trattamento chirurgico o trattamento

conservativo: si è visto che a 24 mesi, non c’è differenza nei risultati ottenuti tra i due approcci. Anche in questo studio i risultati sono discutibili. In ogni caso, ad oggi, non ci sono studi che dimostrino che la chirurgia sia meglio della fisioterapia. Invece gli studi concordano sul fatto che una lesione non ostruttiva non vada operata.

 

In tutti i casi è raccomandato iniziare sempre con il trattamento conservativo lavorando in modo specifico sulla riduzione del dolore e eventuale gonfiore, sul recupero della mobilità completa del ginocchio e soprattutto sulla forza e sulla potenza di tutta la catena cinetica.

  Noemi Marinari, Pt, OMPT student