OSTEOPATIA PEDIATRICA:

OSTEOPATIA PEDIATRICA:

CHE COSA È L’OSTEOPATIA PEDIATRICA?

Il mondo pediatrico rappresenta uno dei campi in cui l’osteopatia rappresenta un supporto molto importante.

È importante precisare che il ruolo dell’osteopata non si palesa solamente dal momento della nascita, ma pu  accompagnare la mamma in tutti I nove mesi di gestazione, senza rappresentare alcun pericolo per la sua gravidanza.

Il ruolo dell’osteopata differisce da quello di ogni altra figura sanitaria, perchè applica il principio trattamento su sistema corpo, senza focalizzarsi troppo sul singolo settore..e nemmeno sul pancione!

Il trattamento mira a lavorare sullo schema posturale della futura mamma per migliorare la gestione del peso durante tutto il periodo di gestazione.

Infatti, il settore corporeo che va maggiormente incontro a disfunzione è la colonna lombare. La zona finale della schiena, infatti, è il punto dove le forze degli arti inferiori e del tronco si incontrano. A livello fisiologico rappresenta la zona che più frequentemente sviluppa degenerazioni discali, appunto per la sua conformazione e per il fatto che è una zona sottoposta a carico. Adesso proviamo ad immaginare questo, ma con un bel pancione che cresce, serve necessariamente un supporto!

 

 

Il supporto fornito dal trattamento osteopatico agisce su tutto quanti I sistemi, senza interferer negativamente sulla gravidanza. E’ importante specificarlo perchè l’osteopatia ha a cuore il benessere della mamma e del neonato, e si evitano assolutamente situazioni che potrebbero metterli a rischio!

E’ possibile seguire la mamma per tutto il periodo di gestazione, in modo tale da farla arrivare al grande giorno equilibrata sia posturalmente sia psicologicamente. Un equilibrio psicofisico che precede il parto è una condizione di fondamentale importanza soprattutto per il recupero postpartum.

Molte mamme che non sono seguite da terapisti manuali spesso vanno incontro a dolori lombosciatalgici, cefalee, ansia, affanno, tutti sintomi che appaiono successivamente al parto.

QUANDO E PERCHE’ L’OSTEOPATA?

Il momento del parto è un momento di estrema importanza al quale la neomamma deve arrivare pronta.. pronta per spingere!

E’ proprio la spinta a generare I fastidiosi problemi del post partum, specie in quelle neomamme che soffrono di problematiche digestive, problematiche respiratorie o di natura cefalgica.

La spinta, inoltre, potrebbe provocare problemi anche al feto. Si intende principalmente il tempo che il bambino o la bambina impiegano per uscire. Il Canale del parto non è fatto per far “sostare” un feto per lungo tempo, infatti nei casi meno gravi il neonato potrebbe subire delle pressioni a livello toracico ma soprattutto cranico.

PLAGIOCEFALIA

Tali pressioni che si esercitano sul cranio manleabile del feto, potrebbero dare origine a malformazioni benigne e regressive del cranio. Queste alterazioni sono chiamate Plagiocefalie posizionali e ne esistono di svariata natura. Non staremo qua ad elencarle tutte, approfondiamo come l’osteopatia giochi un ruolo fondamentale!

Le tecniche per modificare la forma del cranio del neonato sono molto dolci e delicate, appunto perchè non occorre fare forza per ottenere risultati sensazionali, come dimostrato in foto. Le tecniche non provocano dolore nel neonato, piuttosto lo aiutano a rilassarsi e ad addormentarsi.

Nei casi maggiormente gravi, in collaborazione con il pediatra, si sfrutta l’ausilio di una fascia o casco molto morbidi che aiutano a mantenere I risultati ottenuti dal trattamento.  

 Tuttavia, le deformazioni del cranio non sono le uniche cose sulle quali l’osteopatia ha risultati sensazionali.  

Una plagiocefalia può, inoltre, provocare alterazioni nella motilità della lingua che si esplicano con la deglutizione atipica.  

DEGLUTIZIONE ATIPICA

La disfunzione della deglutizione è importante da diagnosticare nei bambini, perchè evita loro problemi digestivi e del sistema trigeminale durante la crescita. La deglutizione atipica è definita come una deglutizione scorretta che porta il neonato ha ingoiare più aria del dovuto, generando disfunzioni del sistema digerente come rigurgiti, alterazione della valvola del cardias (la valvola tra stomaco ed esofago, che impedisce al materiale gastrico di rilsalire nell’esofago) e, non di meno, coliche gassose.  

FIDATI DEL TUO TERAPISTA

Sottoporre il neonato al trattamento Osteopatico sin dal primo giorno è dimostrata scientificamente e porta a grandi risultati.

Il problema del rigurgito, per esempio, è spesso ricollegato ad una disfunzione che si instaura a livello diaframmatico, probabilmente instauratasi proprio al momento della nascita. Infatti, il trattamento osteopatico risolve e cura tutte le problematiche neonatali inerenti a difficoltà digestive e coliche d’aria. I bambini che soffrono di queste alterazioni spesso mostrano comportamenti inconsueti e segni di agitazione.

Nei bambini il trattamento mostra risultati tangibili ed evidenti, ma soprattutto il miglioramento si noterà nel breve termine.

A cura della Dott. ssa:

Martina Manfredi

  • Osteopata D.O. Msc. Ost. UK
OSTEOPATIA E COVID-19: QUANDO E PERCHÈ ANDARE DALL’OSTEOPATA

OSTEOPATIA E COVID-19: QUANDO E PERCHÈ ANDARE DALL’OSTEOPATA

In questo periodo siamo costantemente bombardati da Informazioni sull’infezione da virus Covid-19, e queste informazioni hanno generato più conoscenza ma anche più apprensione.

 L’infezione da Coronavirus ha da oramai due anni reso la vita difficile ai medici e ospedali per la moltitudine di sintomi che provoca nei pazienti. Infatti, tutt’oggi, non esiste una medicina specifica per curare I sintomi provocati da Covid, e neppure un cocktail di farmaci da combinare. Questo avviene perché ognuno di noi ha una riposta immunitaria differente e in base ad essa deve essere strutturata una cura.

Ma andiamo a definire che cosa è il Covid-19 o, più comunemente chiamato Coronavirus:

 

COS’E’ IL COVID? 

Il Covid-19 (o COrona VIrus DIsease) è un virus ad RNA appartenente alla famiglia dei coronavirus, ovvero virus che presentano all’esterno della loro capsula una vera e propria corona di proteine (glicoproteina Spike).

Tali proteine avendo affinità biochimica con gli enzimi prodotti dai nostri polmoni (ACE2 o convertitore 2 dell’angiotensina), sfrutta questi ultimi come porta di entrata per il nostro corpo, innescando la reazione del sistema immunitario (febbre, tosse, mal di testa, raffreddore, ecc).

Questa è la motivazione principale per cui nei pazienti con infezione da Covid-19 si riscontrano maggiormente sintomi di tipo respiratorio

I sintomi da infezione da Covid-19 provocano nell’essere umano quasi gli stessi sintomi dell’influenza stagionale. Ovviamente, la maggior protagonista è la febbre, il simbolo per antonomasia della reazione immunitaria. Alla febbre possono associarsi tosse, raffreddore, alterazione del gusto e dell’olfatto, affanno e molti altri. 

In particolare, la perdita del gusto (disgeusia) e dell’olfatto (anosmia) sono tutt’ora campo di studio perchè è stato ipotizzato possano essere I primi segni di guarigione, ma la scienza deve ancora darsi risposte.

Il dato di maggiore importanza resta che tali alterazioni non siano state registrate come permanenti nei pazienti che hanno contratto l’infezione da coronavirus. 

 

QUANDO BISOGNA PREOCCUPARSI? 

In questo periodo si sente parlare di sintomatologia da “Long-Covid”, come stanchezza cronica, affanno, associato o meno a senso di pesantezza sul torace, e dolori muscolo-scheletrici.

Ebbene, l’infezione da Covid-19 può lasciare aderenze a livello pleurico e delle fasce del torace.

Queste aderenze sono provocate dall’infiammazione che il nostro sistema immunitario mette in atto per debellare l’agente virale e ristabilire la normalità

Da tali aderenze all’interno del nostro torace possono scaturire alterazioni della respirazione, senso di costrizione, ma soprattutto dolori muscolari da postura errata e irrigidimento dei tessuti del collo e della schiena

L’infiammazione generata in risposta all’infezione da virus varia da soggetto a soggetto, è per questo motivo che solamente alcuni di noi sviluppano stati patologici molto forti. 

Le infiammazioni respiratorie acute provocano una reazione immunitaria che spesso si lascia dietro strascichi fastidiosi e duraturi. Questo avviene perché la reazione del nostro sistema immunitario provoca una sensibilizzazione del sistema nervoso periferico, che a livello fisico si esplica con sintomi prolungati nel tempo, sintomi notturni o addirittura che non trovano risoluzione con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).

L’OSTEOPATIA POTREBBE AIUTARE? 

L’approccio manuale osteopatico risulta essere uno dei più consigliati per il trattamento di queste problematiche.

Lavorando sul tessuto fasciale e muscolo scheletrico è possibile aiutare il tessuto toracico a recuperare la sua elasticità e quindi interrompere il circolo vizioso sul quale si sono instaurati quei dolori fastidiosi e continui. 

Il tessuto fasciale che attraversa il torace è in stretta connessione con il cranio e la colonna lombare, infatti ci sono vere e proprie prosecuzioni anatomiche che mettono in comunicazione queste aree del corpo.

Uno dei capisaldi della disciplina Osteopatica è proprio quello di intendere il corpo come una unità che lavora in modo sincrono e in equilibrio, quindi quando una zona non è in equilibrio, il corpo si organizza di conseguenza generando stati infiammatori.

La tensione a livello della colonna cervicale è una diretta conseguenza della respirazione disfunzionale, per esempio. Senza rendercene conto, il nostro respiro cambia anche solo dopo aver provato un’emozione forte…figuriamoci dopo un’infezione delle vie respiratorie! 

L’Osteopatia interviene nella situazione infiammatoria e post infezione con approccio rispettoso e non invasivo per migliorare espansione del torace e per alleggerire la tensione cervicale e lombare. 

Un corpo che non lavora in armonia è più predisposto a sviluppare dolori ed infiammazioni. Infatti l’osteopatia è specialmente raccomandata non solo per prevenire, ma soprattutto per migliorare il recupero post trauma o malattia. 

Per la stanchezza cronica e l’affanno esistono approcci più specifici e delicati che rientrano nel trattamento cranio sacrale, lavorando a livello della colonna vertebrale e del cranio.

L’obiettivo è quello di aiutare il corpo a ristabilire un equilibrio del sistema nervoso autonomo e quindi alleggerire Il senso di oppressione e mancanza di fiato.

Il trattamento Manuale Osteopatico nei pazienti con longcovid o che hanno subito l’infezione da Coronavirus è scientificamente provato e assolutamente sicuro

Il trattamento Osteopatico è ovviamente attuabile dal momento in cui l’infezione da covid-19 è terminata. Inoltre, il trattamento manuale può essere un valido aiuto alla terapia farmacologica ma non un sostituto. 

Il corpo è una meravigliosa e complessa macchina, possiamo aiutarla con semplici e sicuri gesti!

 

 

A cura della Dott. ssa:

Martina Manfredi

  • Osteopata D.O. Msc. Ost. UK
OSTEOPATIA

OSTEOPATIA

L’Osteopatia è una disciplina manuale di estrema importanza e validità, che ha come obiettivo finale il benessere psicofisico del paziente. Tutto non si limita a manipolazioni ad alta velocità (O thrust) o a inibizioni muscolari, ma dietro a questa terapia manuale si cela uno studio approfondito e specifico del corpo e delle sue molteplici funzioni. 

L’Osteopata non cura. E’ doveroso riconoscere che questa disciplina manuale non possa sostituirsi a farmaci “salva vita”; nonostante ciò resta una delle pratiche manuali più importanti per la prevenzione e, soprattutto, per il recupero delle normali funzioni del corpo. 

COS’E’ L’OSTEOPATIA 

Spesso quando si parla di Osteopatia non si riesce a darne una defizione specifica, quindi partiremo da quella:

L’osteopatia è una medicina manuale riconosciuta dall’OMS ed entrata a far parte delle professioni sanitarie in Italia con la legge 3-2018. L’Osteopatia ha come obiettivo il ristabilire lo stato di salute e di equilibrio dei tessuti attraverso manipolazioni manuali non invasive

Nel tempo si è creato un panorama di impressioni e giudizi sull’Osteopatia, ma la verità è che esistono vari approcci osteopatici e questi vengono adattati al tipo di dolore e al tipo di paziente. L’Osteopatia si Fonda su Principi importanti come:

  • Il corpo è un’unità funzionale, ogni sistema e ogni tessuto sono
  • Struttura (la parte anatomica) e funzione (il ruolo del segmento anatomico) sono inscindibili e in costante relazione
  • Il corpo è una macchina perfetta dotata di meccanismi di autoguarigione. L’Osteopatia si occupa di stimolare questi processi in modo tale da innescare reazioni di riparazione nei tessuti del corpo. 

Questi 3 fondamentali Principi rendono la disciplina osteopatica unica e ,in moltissimi casi, risolutiva per dolori che sono presenti da anni e ai quali non si trova una causa

 

STORIA DELL’OSTEOPATIA 

L’osteopatia nasce dal medico americano Andrew Taylor Still nella metà del 1800. Venne poi portata in Europa da Dr. John Martin Littlejohn, il quale si occupò di riscrivere una approfondita analisi sulla meccanica della colonna vertebrale.

Still era un medico, ma per una tragedia famigliare decise di distaccarsi dal Classico approccio tradizionale per abbracciarne uno più innovativo e meno invasivo.

L’osteopatia di Still adesso non esiste più, ma I suoi Principi ancora fanno parte dei fondamenti di questa disciplina manuale. 

Still per primo capì che come il corpo era in grado di produrre malattie, era forse in grado di auto- guarirsi. Ugualmente quando il corpo produceva uno stato di alterazione come una malattia cronica o un infiammazione acuta, lui credeva fermamente nella sua capacità di auto-regolarsi.

L’Osteopatia, infatti, non cura ma aiuta, sostiene, accompagna ed infine controlla periodicamente che tutti I tessuti e strutture facciano il loro dovere in armonia. 

 

COME LAVORA L’OSTEOPATIA 

La visione totalizzante del corpo aiuta a capire, e quindi individuare attraverso la storia clinica del paziente e l’ispezione fisica posturale, la causa scatenante del dolore. Rimuovendo la causa del dolore è possible ristabilire l’equilibrio naturale del corpo e, quindi, garantire una migliore qualità di vita al paziente. Mettendo insieme di vari pezzi di un puzzle, si arriva a costruire un’immagine.

 

Per chiarire il concetto

Non sempre una lombalgia è causata solo dalla contrattura dei muscoli lombari, soprattutto se gli esami strumentali sono negativi e non c’è alcuna presenza di alterazioni della struttura della colonna (come ernie, spondilodiscoartrosi, spondilolistesi). Il muscolo è sempre coinvolto nelle funzioni, perchè il muscolo è il migliore amico del cervello e tramite Esso il cervello mostra “ciò che non va”.

Spesso, dietro a lombalgie croniche si nascondono disordini gastroenterici, come stitichezza oppure malattie infiammatorie croniche da stress come il colon irritabile. Queste alterazioni viscerali peggiorano con l’assunzione di farmaci antinfiammatori, quindi si avrà la parvenza di un benessere momentaneo, ma dopo qualche giorno lo stesso dolore tornerà.. magari accompagnato da un lieve bruciore di stomaco. 

Tutto questo è riassumibile nel termine “infiammazione”. L’infiammazione è l’arma che il nostro corpo ha per dirci che qualcosa non è come dovrebbe essere, oppure che non sta lavorando nel modo corretto. Quando I processi di infiammazione sono alterati ed esagerati, è proprio li che  entra in gioco la figura dell’Osteopata. 

Inoltre, I visceri utilizzano I muscoli per parlare, e I muscoli utilizzano I classici dolori pungenti, tiranti, a morsa, opprimenti, per richiedere un intervento esterno!

 

APPROCCI OSTEOPATICI 

Se è pur vero che l’osteopatia è una sola, a livello didattico esistono diversi tipi di approcci osteopatici in relazione alla problematica da trattare. 

  • Osteopatia cranio-sacrale
  • Osteopatia Viscerale
  • Osteopatia Fasciale
  • Osteopatia strutturale 

L’osteopatia cranio-sacrale è l’approccio maggiormente usato nell’ambito neonatale e pediatrico, appunto perchè meno invasivo ma molto efficace su problematiche del cranio e della zona pelvica. Tratta la componente centrale del corpo: il sistema nervoso periferico. Il sistema nervoso periferico è colui che gestisce il dolore e l’infiammazione, con il trattamento cranio- sacrale è possibile ridurre il livello di “scarica” e quindi abbassare il livello di infiammazione tissutale, e quindi il dolore. 

L’osteopatia Viscerale è l’approccio osteopatico mirato invece ai visceri di torace ed addome. Ovviamente, non è possibile trattare In modo diretto il viscere, ma è comunque possibile approcciare all’organo dalla colonna vertebrale e dal settore anteriore, creando una tensione sul sistema fasciale e, quindi, arrivare indirettamente all’organo.

Molto consigliato nei casi di malattie croniche da stress come gastriti, colon irritabili, ma anche per problematiche legate al sistema urogenitale (endometriosi, ciclo irregolare, cistiti).

L’osteopatia fasciale riguarda quella branca dell’osteopatia che lavora sul sistema più importante del nostro corpo, assieme a quello nervoso. Il tessuto fasciale si dice “ubiquitario”, quindi è praticamente ovunque e, se alterato nella sua struttura da event infiammatori, può generare schemi posturali alterati e quindi dolori. 

L’osteopatia Strutturale sfrutta l’approccio più diretto sui tessuti. Spesso dopo un trattamento strutturale si ha l’impressione di un peggioramento momentaneo del dolore, che tende a diminuire dopo le 24 ore dalla seduta. Il trattamento strutturale è quello maggiormente usato per I dolori di origine muscolo-scheletrica e utilizza tecniche manipolative ad alta velocità chiamate “thrust”.

Le tecniche di thrust sono manipolazioni DEL TUTTO SICURE E PRIVE DI RISCHI, ovviamente devono essere svolte previo trattamento muscolare e da personale specializzato.

QUANDO PUO’ SERVIRE L’OSTEOPATIA? 

Ovviamente l’osteopatia può essere il trattamento primario per un dolore oppure può essere coadiuvato da altri tipi di approcci terapeutici per diverse patologie. 

L’Osteopatia tratta problematiche muscoloscheletriche come lombalgie, lombosciatalgie, cervicalgie, cervicobrachialgie, dorsalgie, spondiloartrosi, dolori costali, dolori sternali, ernie e protusioni discali, dolori alla spalla, dolori a mani e piedi.

Ma anche dolori provocati da colpi di frusta, dolori coccigei e sacrali, cefalee miotensive, emicranie (con e senza aura).

Tutto l’insieme delle alterazioni posturali, da dorso curvo, scoliosi e piedi piatti. In questi casi di alterazione strutturale della colonna, l’osteopatia lavora per migliorare la gestione del dolore e per riequilibrare l’assetto postruale. 

L’Osteopatia è molto utile anche per tutte quelle problematiche del sistema stomatognatico, come dolori temporomandibolari, blocchi mandibolari, disfunzioni meccaniche della mandibola, deglutizione atipica

Nell’ambito delle disfunzioni Craniali, l’osteopatia tratta parestesie al volto, paralisi di Bell, Nevralgie trigeminali, nevralgia di Arnold, disfagie, vertigini, acufeni, problemi visivi, insonnia, strabismo infantile. Come chiarito precedentemente, è necessario in alcuni casi l’approccio multidisciplinare in equipe con il medico. 

Nell’ambito viscerale l’osteopatia gioca in casa, perchè risulta statisticamente molto efficace in caso di patologie infiammatorie viscerali. Problemi digestivi, gonfiore addominale, stitichezza, colon irritabile, diarrea, meteorismo. Ma anche problemi urinari, cistiti, calcoli renali, incontinenza, minzione frequente, prostatiti, problemi mestruali, endometriosi, ciclo doloroso.

Enormi risultati si ottengono anche dal trattamento del sistema respiratorio, come problemi di fonazione, abbassamento della voce, riduzione dell’udito, sinisuti, riniti, asma, bronchiti ricorrenti, esisti di polmoniti, pleuriti. 

Tra le problematiche pediatriche si tratta il pianto incontentabile, rigurgiti, coliche intestinali, problematiche di suzione, alterazioni della forma e posizine della testa, iperattività, stitichezza, problemi di udito, problemi del sonno e alterazioni della colonna.

 

L’Osteopatia è un mondo da scoprire ed il modo migliore per farlo è provarla.

 

A cura della  Dott. ssa:

Martina Manfredi

  • Osteopata D.O. Msc. Ost. UK
OSTEOPATIA E STRESS: COME SI PUÒ INTERVENIRE?

OSTEOPATIA E STRESS: COME SI PUÒ INTERVENIRE?

-Il nostro sistema corpo reagisce ad ogni evento esterno e, nei periodi stressanti in particolar modo, mostra I segni di questo stress in piccole o talvolta marcate alterazioni dellla normale funzionalità del corpo.

Spesso il termine STRESS viene usato come spiegazione universale che sta alla base di ogni dolore muscoloscheletrico oppure viscerale. Ebbene, essendo il corpo una macchina impeccabile è proprio lui stesso a darci I segnali che la nostra fisiologia è alterata. 

Quasi nessuno di noi è come viene spiegato nei libri di fisiologia umana, questo perchè gli esseri viventi e, maggiormente noi, esseri umani siamo dotati di capacità di adattamento all’ambiente esterno. Questa capacità di adattamento ci permette di modellare la nostra fisiologia in base all’ambiente in cui viviamo, al nostro stile di vita, a ciò che mangiamo, senza sviluppare ogni volta infiammazioni o patologie. 

Nonostante ciò, il nostro corpo produce intolleranze, allergie, reazioni cutanee, dolori muscolo-scheletrici… perchè? 

 

COS’E’ LO STRESS? 

Lo stress non è altro che uno stimolo esterno, di qualsiasi natura, che altera la normalità e la fisiologia del nostro corpo. 

Lo stress, psicologico o fisico che sia, viene percepito come pericolo dal nostro cervello, che immediatamente si organizza attivando il sistema nervoso ortosimpatico.

Il sistema nervoso ortosimpatico, anche chiamato “combatti o fuggi”, per intenderci, è quella parte del sistema nervoso periferico che si attiva quando il cervello percepisce un pericolo.

La reazione che avviene nel corpo è proprio quella che si se un predatore dovesse rincorrerci nella giungla. Le nostre pupille si dilatano per avere una migliore visuale, il nostro cuore aumenta la frequenza e la gittata cardiaca, I polmoni aumentano la frequenza respiratoria e I muscoli sono irrorati di sangue e ossigeno per permettere al corpo di correre veloce e, così, salvarsi. 

L’esempio del correre dal predatore aiuta a capire cosa avviene nel corpo. Più o meno questo avviene anche quando ci arrabbiamo oppure durante un attacco d’ansia

A mettere in moto tutto questo è proprio il fattore stressogeno (stress).

Ovviamente tutto questo processo non può che essere accompagnato da una molecola molto importante prodotta dalle nostre ghiandole surrenali: il Cortisolo

Il cortisolo è l’ormone antinfiammatorio per eccellenza e all’interno del nostro corpo agisce come una lama a doppio taglio. 

E’ necessario fare una distinzione tra cortisolo e cortisone: il cortisolo è prodotto dalle nostre ghiandole ed è il più potente antinfiammatorio; il cortisone, invece, è la molecola sintetizzata chimicamente ed è assumibile attraverso pasticche. Possiede le stesse proprietà antinfiammatorie, ma ovviamente la struttura chimica varia e in sovradosaggio è dannosa per le nostre ossa. 

In fisiologia il cortisolo viene secreto e mandato in circolo per assecondare la reazione infiammatoria generata dallo stress e mediata dal sistema nervoso autonomo.

Quando uno stress perdura nel tempo oppure un trauma è ripetuto e continuo, la produzione e messa in circolo si altera, producendo un accumulo di cortisolo in giro per tutto Il corpo. 

Il cortisolo in eccesso agisce ovviamente sugli organi, alterandone la normale attività e fisiologia.

 

Un esempio lampante è la gastrite: un eccesso di cortisolo aumenta e sollecita alla produzione di gastrina, ormone prodotto dallo stomaco per regolare la secrezione di acido. In questo modo una produzione alterata di acido gastrico porta all’irritazione della parete dello stomaco e, nei casi peggiori, a perforazioni della parete dello stomaco.

 

COME AGISCE L’OSTEOPATIA? 

L’osteopatia entra in gioco proprio nel regolare l’attivazione del sistema nervoso ortosimpatico e quindi aiuta ad evitare tutta la cascata di produzione ormonale che sostiene l’infiammazione

Osteopatia Viscerale: 

L’osteopatia che si occupa del trattamento di stati infiammatori che riguardano gli organi.

Il trattamento osteopatico viscerale mette in atto nel corpo una reazione antinfiammatoria che agisce direttamente sul viscere e aiuta a diminuire il dolore e la sensazione di fastidio.

Esistono tecniche viscerali per gastriti, colon irritabile, stitichezza cronica, ernia iatale, esofagite da reflusso e diarrea. 

Osteopatia Cranio- Sacrale: 

Il trattamento cranio sacrale, invece, lavora direttamente sull’asse cranio-sacro per ristabilire la corretta armonia del sistema nervoso autonomo e quindi preservare il corpo da stati infiammatori violenti e difficili da trattare.  

Osteopatia Fasciale: 

Il trattamento fasciale, invece, lavora sulla fascia che avvolge gli organi e, mobilizzandola, aiuta a diminuire la tensione e la rigidità del settore addominale trattato.

Il trattamento fasciale è soprattutto indicato nei casi di stitichezza cronica, perché con la pressione delicata ma decisa sul segmento fasciale che avvolge l’intestino, è possibile diminuire la rigidità sulla parete intestinale e quindi favorire una corretta evacuazione.

QUANDO RIVOLGERSI ALL’OSTEOPATA? 

L’osteopatia tratta patologie infiammatorie croniche del tratto digerente (gastriti, esofagiti, ernie iatali, colon irritabile, stitichezza e diarrea), ma soprattutto malattie infiammatorie del sistema uro- genitale, come ciclo mestruale doloroso, ciclo irregolare, mestruazioni abbondanti, problemi ovulatori, cistiti e candidosi. 

Il trattamento Osteopatico provoca cambiamenti nel corpo sin dal primo trattamento. Si consiglia fortemente di sottoporsi ad almeno 3/4 visite osteopatiche in modo consecutivo, ovviamente sotto consiglio del terapista, in modo tale da gestire al meglio l’infiammazione.

Il sottoporsi al trattamento osteopatico manuale significa aiutare il corpo a gestire stati infiammatori e, con il tempo, ridurne l’esacerbazione. Il fine ultimo del trattamento non è modificare, ma armonizzare ed equilibrare, per garantire una vita sana sia dal punto di vista fisico che psicologico. 

È molto importante fidarsi del proprio terapista per ottenere un risultato più soddisfacente e duraturo nel tempo!

 

 

A cura della Dott. ssa:

Martina Manfredi

  • Osteopata D.O Msc Ost. UK

PADEL, non solo epicondilite: scopriamo insieme altri distretti interessati.

PADEL, non solo epicondilite: scopriamo insieme altri distretti interessati.

 

Il padel è uno sport che combina sia elementi degli sport da parete che da rete; pur non essendo uno sport di contatto, comporta comunque tutta una serie d’infortuni che possono essere riassunti in:

Accidentali: causate da fattori presenti nel campo oppure dal caso, come prendere una pallata, scontrarsi con la griglia o con il vetro o colpirsi con la pala.

Sovraccarico: quando le nostre articolazioni, muscoli non sono sufficientemente allenati per sopportare lo sforzo richiesto, determinando un eccesso di carico.

Tecnica: una meccanica esecutiva non corretta provoca movimenti che possono causare delle lesioni sia a livello articolare che muscolare.

Preparazione: spesso si arriva al campo e si comincia a giocare, senza alcun tipo di riscaldamento. Partire senza un warm up adeguato può essere causa di lesioni muscolari.

Condizioni climatiche: pioggia, freddo, caldo, umidità, sono tutti fattori che possono causare un infortunio.

Ad oggi non abbiamo moltissimi studi epidemiologici riguardanti le lesioni associate a questo sport, ma i pochi dati in nostro possesso ci dicono che non soltanto il gomito è interessato da problematiche varie, ma anche numerosi altri distretti come la schiena e la caviglia. Il quadrante inferiore e il tronco, secondo alcuni recenti studi, sembrerebbero essere le porzioni di corpo maggiormente soggette a infortuni legati al padel.

 

Ma perché proprio la schiena?

 

Problematiche lombari sono tipiche di uno sport come il padel che prevede tante frenate e ripartenze, in cui bisogna stare molto spesso col baricentro basso e quindi esacerbare sul distretto lombare numerosi stress per mantenere una certa aderenza al terreno ed essere pronti a scatti e balzi verso l’alto.

Inoltre in questo sport, la colonna vertebrale e in particolare la zona lombare si muove continuamente su tutti i piani possibili: flessione, estensione, rotazione e lateroflessione.

Ecco perché uno scarso controllo posturale, una non efficiente muscolatura ed un mediocre controllo motorio possono causare questo tipo di problematiche. Anche praticare sport su superfici molto dure, proprio come succede nel padel, può aumentare il rischio di incorrere in questo tipo di infortunio.

Per quanto riguarda la tecnica, il colpo più frequente che può causare mal di schiena e altri problemi alla schiena è lo smash. La posizione corretta per effettuare questo colpo, sarebbe quella di piegare le ginocchia e sollevare le caviglie per bilanciare il corpo, ma a volte, o non siamo preparati per il colpo e non abbiamo tempo per eseguire una buona tecnica, o vogliamo imprimere una forza esagerata nella racchetta e abusare del movimento del braccio, e la conseguenza è un vero e proprio  “colpo di frusta” nella parte bassa della schiena.

Anche l’asimmetria della muscolatura lombare è un fattore di rischio da non sottovalutare infatti diversi studi hanno dimostrato come i giocatori sani senza infortuni avessero uno sviluppo simmetrico della forza nelle direzioni di entrambe le rotazioni, sinistra e destra.

 

E il piede?

Per quanto riguarda il piede, in particolar modo il tendine d’Achille, è chiaro comprendere quanto questo distretto sia sollecitato durante la pratica del padel; essendo uno sport che richiede bruschi arresti e ripartenza associati a variazioni di direzione, il tendine d’Achille viene costantemente richiamato per eseguire i vari spostamenti all’interno del terreno di gioco. Per questo, se l’atleta non presenta una buona forza muscolo-tendinea, il sovraccarico associato potrebbe determinare vari quadri patologici tra cui una tendinopatia.

Anche la scarpa può incidere su questa condizione clinica, scarpa che deve avere caratteristiche differenti secondo il tipo di gioco espresso dall’atleta: se un giocatore esegue tanti cambi di direzione avrà bisogno di una scarpa piuttosto leggera, con un drop ridotto, cioè l’altezza dal suolo della zona del tallone, e una certa flessibilità; chi invece ne esegue pochi, dovrebbe usare una scarpa più pesante che ammortizza maggiormente gli impatti col terreno.

L’altezza del tallone è un fattore molto importante, infatti se nella vita normale si indossano scarpe con tacco medio-alto e nella pratica del paddle si elimina, il tendine subisce una trazione ‘insolita’ in condizioni di stress, provocandone l’irritazione. Si consiglia quindi un tacco di almeno 2,5 cm per una corretta pratica sportiva in campo.

Acura di :

Claudio Ceccarelli, Pt‐OMPT‐Cert DN­‐FIFA Diploma in Football Medicine

  • Docente a contratto Università di Pisa
  • Membro del gruppo di ricerca scientifico G.E.R.I.C.O (Università di Roma “Tor Vergata”)
  • Fisioterapista specializzato in problematiche di spalla e gomito.
  • FIFA Diploma in Football Medicine

Med. Student, UniCh

Riabilitazione post Covid-19

  • Cosa è COVID-19 e cosa determina?

Il virus Covid-19 (Corona Virus Disease 2019) è un virus nuovo per la razza umana, ad oggi sappiamo che può determinare una sintomatologia estremamente varia che può andare da un quadro asintomatico, sintomatologia simil influenzale, polmonite interstiziale, fino ad arrivare a quadro di stress respiratorio acuto importante.

  • Quali sono le disabilità correlate al COVID-19?

Di conseguenza, le disabilità correllate al Covid possono essere molteplici, principalmente residuano disabilità respiratorie e motorie (sia legate alla compromissione muscolare legata all’infezione sia all’allettamento). Inoltre dagli studi si è evidenziato che possono residuare, in misura minore, anche disabilità neurologiche, cardiologiche e psichiatriche. La gravità e l’evoluzione a breve e lungo termine non sono ancora note. Le evidenze scientifiche non sono ancora del tutto definitive, in quanto è una malattia nuova e c’è bisogno di follow up a lungo termine.

  • Qual è lo scopo della riabilitazione per i pazienti sintomatici nella fase post-acuta?

La convalescenza dei pazienti sintomatici sembrerebbe piuttosto lunga, quindi è importante una riabilitazione precoce. Lo scopo della riabilitazione è quello di migliorare la dinamica respiratoria, contrastare l’indebolimento muscolo-scheletrico, ridurre l’insorgenza di complicanze e migliorare la qualità della vita. I pazienti, a seconda del loro livello di compromissione respiratoria e motoria, seguiranno un programma riabilitativo personalizzato e individuale.

Per i pazienti che sono stati ricoverati con sintomi respiratori importanti, la riabilitazione dovrebbe avvenire in strutture ad hoc e devono essere seguiti da un team di professionisti specializzati nella riabilitazione respiratoria. Similmente ai pazienti in fase di recupero da ARDS causata da infezione da H1N1 1-2, i pazienti con COVID acuta possono presentare disabilità e deficit funzionale (deficit della funzionalità respiratoria, neuropatia e miopatia da malattia critica acuta), ridotta partecipazione e deterioramento della qualità della vita, sia nel breve che nel lungo periodo successivo alla dimissione. Il tempo di recupero è variabile a seconda del grado di insufficienza respiratoria normocapnica e della disfunzione fisica (astenia, debolezza dei muscoli periferici) ed emotiva (ansia, depressione, senso di abbandono, sindrome da stress post-traumatica) che sono associate3.

Le persone che sono state dimesse a domicilio dopo essere state sottoposte a cure mediche (non intensive) in regime di ricovero, possono presentare presentare molteplici sintomi che persistono nella fase di convalescenza post covid-19 che beneficiano di esercizi motori specifici:

  • Vertigini
  • Difficoltà a camminare anche per brevi tragitti
  • Difficoltà a stare a lungo seduti
  • Difficoltà ad alzarsi in piedi
  • Dolore muscolare
  • Dolore articolare
  • Dispnea (senso d’affanno e fiato corto)
  • Grave senso di fatica
  • Diminuita efficacia della tosse

I pazienti che, invece, hanno potuto curare l’infezione a casa e sono stati costretti a una ridotta mobilità fisica per quarantena, una volta ricevuto l’esito negativo del tampone, possono riprendere gradualmente la propria vita, non prima di aver verificato di avere una buona funzionalità respiratoria a riposo. Inoltre, bisogna tenere presente che i pazienti con comorbidità necessiteranno di un periodo più lungo per tornare alle loro condizioni precedenti.
Anche questi pazienti possono presentare diversi sintomi che beneficiano di esercizi motori specifici:

  • Difficoltà a camminare a lungo per facile faticabilità
  • Debolezza muscolare
  • Fatica
  • Fiato corto (dispnea)
  • Dolori articolari
  • Rigidità articolare
  • Ansia

 

  • In cosa consiste il percorso di riabilitazione?

Prima di iniziare il percorso di riabilitazione, è importante che venga fatta una valutazione iniziale al fine di programmare un intervento il più specifico possibile per ogni singolo paziente che comprenderà:

  • la valutazione dei parametri clinici (temperatura, SpO2, SpO2/FiO2, tosse, dispnea, frequenza respiratoria, dinamica toraco-addominale) 4.
  • la valutazione della forza dei muscoli respiratori periferici con la scala MRC, test muscolare manuale, test muscolare isocinetico e misurazione dell’ampiezza del movimento articolare (ROM).
  • La valutazione della capacità di esercizio e dell’andamento della saturazione durante lo sforzo (tramite il test del cammino dei 6 minuti) e durante il riposo notturno dovrebbe essere pianificata appena possibile. 
  • Appena possibile è raccomandata una valutazione dell’equilibrio (specie per i pazienti con maggior tempo di allettamento).

 

Il programma riabilitativo mirato al recupero dalla disabilità comprenderà:

o Ricondizionamento con ausili specifici (cammino su treadmill, cicloergometro): gli esercizi di ricondizionamento allo sforzo sono utili per velocizzare il recupero verso la normale vita quotidiana.

o Allenamento dei muscoli respiratori in caso di debolezza dei muscoli inspiratori: gli esercizi respiratori possono essere utili per ristabilire un corretto equilibrio muscolo-scheletrico e per mantenere i volumi polmonari. Gli esercizi potranno comprendere diverse tecniche di respiro come la respirazione a labbra socchiuse, esercizi d’espirazione controllata continua/ intermittente, espirazione lenta totale a glottide aperta in decubito laterale e stretching dei muscoli accessori.

o Allenamento dei muscoli periferici (endurance training degli arti superiori e inferiori): Si raccomanda, al fine di preservale la normale funzione, esercizio fisico con graduale incremento del carico di lavoro basato sui sintomi soggettivi4. Sono indicati inizialmente esercizi a bassa intensità (< 3.0 METs), educazione e supervisione quotidiana del paziente. 

o Stimolazione elettrica neuromuscolare 

Il programma riabilitativo sarà mirato ed individuale. Durante la riabilitazione si prevede il monitoraggio della SaO2 e della frequenza cardiaca, con rilevazioni della pressione arteriosa e del grado di dispnea da sforzo.

La fase di rivalutazione finale è molto importante e serve a quantificare i miglioramenti ottenuti e comprende l’esecuzione di test di performance fisica, valutazione della dispnea e dell’autonomia nelle attività della vita quotidiana.

 

 

Bibliografia

  1. Hsieh MJ, Lee WC, Cho HY, et al. Recovery of pulmonary functions, exercise capacity, and quality of life after pulmonary rehabilitation in survivors of ARDS due to severe influenza A (H1N1) pneumonitis. Influenza Other Respir Viruses 2018;12: 643-8.
  2. Pandharipande PP, Girard TD, Jackson JC, et al.; BRAIN-ICU Study Investigators. Long-term cognitive impairment after critical illness. N Engl J Med 2013;369:1306-16.
  3. Pandharipande PP, Girard TD, Jackson JC, et al.; BRAIN-ICU Study Investigators. Long-term cognitive impairment after critical illness. N Engl J Med 2013;369:1306-16.

4.Chinese Association of Rehabilitation Medicine; Respiratory rehabilitation committee of Chinese Association of Rehabilitation Medicine; Cardiopulmonary rehabilitation Group of Chinese Society of Physicai Medicine and Rehabilitation. Recommendations for respiratory rehabilitation of COVID-19 in adult. Zhonghua Jie He He Hu Xi Za Zhi 2020 Mar 3;43(0):E029. doi: 10.3760/cma.j.cn112147-20200228-00206. [Epub ahead of print]

A cura di:

NOEMI MARINARI , PT, OMPT student