Protesi d’anca

Si  tratta di un intervento chirurgico di sostituzione dell’articolazione dell’anca con una protesi anatomica composta da materiali diversi . L’operazione  si rende necessaria quando l’articolazione, subisce un grave danno. In simili circostanze, l’applicazione della protesi mira a ristabilire la normale mobilità articolare, che sarebbe, altrimenti, irrimediabilmente compromessa.

Cenni anatomici

L’anca identifica sia la regione anatomica del corpo umano che collega il tronco agli arti inferiori, sia l’articolazione che risiede in questa posizione. E’composta da un’impalcatura scheletrica tenuta insieme da diversi muscoli e legamenti.

Le ossa, che formano l’articolazione dell’anca, sono:

    ll femore,  testa e collo sottostante

    L’acetabolo, una cavità dentro la quale si posiziona la testa del femore appartenente al bacino .

L’anca viene considerata una delle più grandi articolazioni del corpo umano , per le sue caratteristiche  anatomiche e biomeccaniche è definita enartrosi poiché possiede 3 assi e 3 gradi di libertà . Per ridurre le frizioni e gli urti da impatto, l’articolazione dell’anca è circondata da liquido sinoviale e da cartilagine.

I fattori di stabilità sono dati da :

  • potenti legamenti
  • muscoli
  • orientamento del collo del femore
  • capsula articolare
  • forza di gravità.

Questa  articolazione è fondamentale poiché è il punto dinamico di transizione tra i movimenti  del tronco e quelli degli arti inferiori  inoltre permette l’adattabilità alla caratteristiche della stazione  eretta , del cammino  e del piano di appoggio.

Come ogni articolazione, anche l’anca può subire dei danni. Quando ciò accade, la prima misura terapeutica consiste in un trattamento conservativo mirato alla riduzione del dolore e al mantenimento delle attività di vita quotidiana  con fisioterapia e terapia farmacologica se necessaria . Tuttavia, se l’entità del danno fosse notevole o ha natura cronica, andrebbe  presa in seria considerazione la possibilità di sottoporsi all’intervento chirurgico di sostituzione  d’anca. In questi casi, sono il dolore persistente e l’incapacità di svolgere le più facili attività quotidiane (stare in piedi, camminare, guidare ecc.) a convincere il paziente a operarsi.

La protesi d’anca rimpiazza la naturale articolazione, ormai non più funzionale.

CAUSE PIٙ FREQUENTI DI DANNO ARTICOLARE

Un attenta valutazione ortopedica ha permesso di tipizzare l’anca da operare; percorsi chirurgici specifici di ricostruzione sono stati preparati per trattare pazienti affetti da molteplici cause ,le  più comuni, che determinano un danno all’articolazione dell’anca, sono tre:

 

  • Osteoartrosi. Sono le artrosi più comuni, caratterizzate dalla degenerazione della cartilagine articolare. Per questo motivo, sono dette anche “artrosi da usura”. Il paziente, per lo più anziano, avverte dolore e difficoltà motorie.
  • Artrite reumatoide. Si tratta di una malattia autoimmune che colpisce le articolazioni sinoviali, provocando uno stato infiammatorio duraturo e con esiti di rigidità e deformità articolare.
  • Frattura ossea. Quella dell’anca è una delle fratture ossee più comuni, tra le persone anziane. A secondo del tipo di frattura e dalla sede la guarigione spontanea, a volte, non è sufficiente a ristabilire la piena mobilità articolare.  

ALTRE CAUSE 

All’origine di un danno dell’anca, ci possono essere anche altre cause, meno comuni delle precedenti. Una di queste è l’artrite settica, che è un’infiammazione batterica dell’articolazione. Un’altra è la necrosi avascolare, . Un’altra ancora è la malattia ossea di Paget, che altera la crescita e il ricambio osseo. Le ossa diventano più fragile e sono a rischio continuo di frattura.

Ci sono, infine, i tumori ossei e la displasia congenita dell’anca. Quest’ultima, in particolare, è caratterizzata da una disposizione anomala degli elementi ossei articolari, che pregiudica la capacità mobile dell’articolazione. Il disturbo è presente fin dalla nascita e ha effetti, talvolta, invalidanti.

CHI SI SOTTOPONE ALL’INTERVENTO?

Ad esclusione delle fratture l’intervento chirurgico è comunque raccomandato solamente in caso una delle suddette patologie si manifesti con grave dolore o rigidità che limita le attività quotidiane, tra cui camminare, alzarsi o sedersi su di una sedia e vestirsi.

Non esiste un’età assoluta o limitazioni di peso per la chirurgia di protesi, anche se è bene ricordare che questi impianti non durano in eterno (il 90% degli impianti sopravvive 20 anni) e che il peso eccessivo del vostro corpo può essere la causa di una minore longevità della vostra protesi. Quando una protesi fallisce perché si è usurata, dovrà essere sostituita; questo intervento detto di revisione della protesi di anca è un intervento più complesso  rispetto all’intervento di primo impianto.

L’indicazione per la chirurgia viene data sulla base del dolore che avverte il paziente e la sua disabilità, non sull’età. La maggior parte dei pazienti che si sottopongono a Protesi totale dell’anca sono di età compresa tra i 50 e gli 80 anni, ma i chirurghi ortopedici valutano i pazienti individualmente.

Gli individui, che si sottopongono maggiormente all’intervento di protesi d’anca, sono gli anziani di età compresa tra i 60 e gli 80 anni. Ciò è in linea con quanto appena detto, in merito alle principali cause di danno articolare dell’anca. Infatti, osteoartrosi, artrite reumatoide e fratture dell’anca sono circostanze patologiche tipiche dell’età avanzata.

L’intervento sui giovani adulti e sui bambini è raro. La causa più frequente, in questi frangenti, è la displasia congenita dell’anca.

QUALI SONO I BENEFICI DELL’INTERVENTO?

L’intervento di protesi d’anca mira al raggiungimento dei seguenti obiettivi e benefici:

  • Riduzione del dolore
  • Miglioramento della mobilità articolare
  • Miglioramento delle capacità motorie dell’individuo operato
  • Miglioramento sensibile della qualità della vita.

È comunque importante capire che la Protesi dell’anca non vi permetterà di fare di più di quanto facevate prima di iniziare a soffrire di artrosi.

Come abbiamo detto, l’uso e l’attività normale, portano la protesi  lentamente incontro a usura. L’eccessiva attività o il peso elevato possono accelerare questo processo e  condurre precocemente verso un intervento di sostituzione della  protesi.

Saranno sconsigliati tutti gli sport che prevedono traumi diretti o indiretti dell’anca e che prevedano il contatto con gli avversari ,mentre le attività consigliate tutte quelle a basso impatto come : il tennis, la corsa, il nuoto, la bicicletta .

Intervento

Una volta giunto al ricovero ospedaliero e svolto gli esami di routine ( visita medica, ECG, esami sangue e urine , esami farmacologici) l’intervento di protesi d’anca si esegue, di solito, in anestesia generale. Tuttavia, è possibile anche optare per un’anestesia epidurale, in cui solo l’estremità inferiore del corpo è insensibile al dolore. Chi sceglie questa seconda opzione, non è comunque cosciente, poiché deve assumere dei forti sedativi.

Ad anestesia avvenuta, comincia l’intervento vero e proprio. La procedura può suddividersi in tre momenti cardine:

  • Incisione dell’anca
  • Rimozione dell’articolazione danneggiata
  • Sostituzione con un’articolazione artificiale 

Quando si rimuove l’articolazione danneggiata, si tolgono la parte superiore del femore (testa, collo e un pezzo del corpo) e la porzione di acetabolo, entro cui alloggia il femore stesso.La scelta dell’incisione della via di accesso viene pianificata per rendere l’intervento meno invasivo possibile.

Per la rimozione della parte danneggiata può corrispondere la sola testa del femore o solo l’acetabolo , in questo caso di parlerà di protesi a stelo corto e di rivestimento .

Una fisioterapia pre intervento aiuta di gran lunga gli esiti della riabilitazione e può facilitare anche l’intervento stesso. 

Complicanze

Il tasso di complicanze a seguito di Protesi totale dell’anca è basso. Complicazioni gravi, quali l’infezione dell’anca, si verificano in meno dell’1% dei pazienti. Le malattie croniche possono aumentare il rischio di complicanze. Anche se è raro, quando però si verificano, queste complicazioni possono prolungare o limitare il pieno recupero.  Le più comuni sono :

  • Dismetria
  • Lussazioni
  • Ritardo cicatrizzazione della ferita
  • Fratture intraoperatorie
  • Ossificazioni eterotopiche
  • Allergie a componenti metallici
  • Infezioni
  • Mobilizzazione asettica della protesi
  • Complicanze vascolo nervose
  • Rottura protesi 

Protesi tipologia –  componenti

Esistono molteplici modelli diversi di protesi d’anca. Tuttavia, quelli realmente utilizzati sono meno di dieci. La scelta della protesi più appropriata spetta al chirurgo, il quale di volta in volta fa diverse considerazioni relative a: 

  • Età del paziente
  • Peso corporeo e fragilità di alcuni materiali (ceramica)
  • Eventuali allergie del paziente ai materiali (metalli) della protesi
  • Sesso
  • Patologia di base

Solo a questo punto, si passa alla sostituzione dell’anca con una protesi in lega metallica. Il chirurgo  fissa al bacino, una cavità artificiale, che funge da acetabolo. Questa cavità è chiamata coppa (o cotile) protesica. Lo stelo protesico è fatto  per saldarsi al femore rimasto e  l’altra estremità presenta una testa, molto simile a quella del femore, che alloggia perfettamente dentro la coppa protesica.

Infine, per fissare saldamente la coppa e la testa dello stelo, le soluzioni sono due: o si applica del cemento acrilico (una specie di colla), oppure si ricorre a un meccanismo a pressione.

La protesi d’anca è fatta di materiali diversi. Lo stelo e la coppa sono di una lega metallica; l’inserto e la testa, invece, possono essere, oltre che in metallo, anche di plastica o ceramica. I materiali di realizzazione incidono sulla durata e sull’usura della protesi. 

Decorso post operatorio – prevenzione complicanze

Il decorso post operatorio inizierà per i primi giorni in ospedale per poi proseguire a domicilio. I punti base saranno questi :

    Gestione del dolore. La gestione del dolore è una parte importante della vostra guarigione. La deambulazione e il movimento dell’anca inizierà subito dopo l’intervento chirurgico, appena si sente meno dolore, si inizierà a muoversi presto e questo aiuterà a riprendere le forze in modo più rapido.

    Prevenzione dei coaguli di sangue (Trombosi Venosa Profonda -TVP-). Il chirurgo ortopedico può prescrivere uno o più misure per prevenire i coaguli di sangue e diminuire il gonfiore delle gambe. Questi possono includere calze elastiche vascolari a compressione graduale, e fluidificanti del sangue (eparina). Subito dopo l’intervento chirurgico saranno incoraggiati il movimento del piede e della caviglia per aumentare il flusso di sangue nei muscoli delle gambe e quindi per aiutare a prevenire il gonfiore delle gambe e la formazione di coaguli di sangue.

    Fisioterapia. Esercizi di mobilizzazione dell’anca e del ginocchio e della caviglia saranno eseguiti fin dal giorno stesso dell’intervento chirurgico. La maggior parte dei pazienti inizierà a deambulare il giorno dopo l’intervento quando il drenaggio verrà rimosso. Un fisioterapista vi insegnerà esercizi specifici per rafforzare i glutei, la coscia e ripristinare il movimento dell’anca. Particolare attenzione sarà rivolta alla ripresa della deambulazione per permettervi di recuperare il prima possibile le normali attività quotidiane subito dopo l’intervento chirurgico. La fisioterapia viene consigliata di essere proseguita a domicilio e nei vari centri di riabilitazione per un miglior recupero fisico . 

Durante la  convalescenza a casa sono consigliate  fatte diverse modifiche  che possono rendere più facile la deambulazione  durante il recupero. I seguenti suggerimenti possono aiutarvi con le attività quotidiane: 

  • Barre di sicurezza o un corrimano sicuro nella vostra doccia o vasca da bagno;
  • Corrimano sicuri lungo le scale;
  • Una sedia stabile con un cuscino del sedile fermo (e una altezza di 45-50 cm);
  • Un rialzo del water se si dispone di un WC basso;
  • Un cuscino da porre fra le cosce mentre dormite su di un lato per mantenere le anche abdotte riducendo il rischio di lussazione;
  • Un banco doccia stabile o una sedia per la doccia;
  • Rimozione di tutti i tappeti e degli ostacoli;
  • Uno spazio di vita temporaneo sullo stesso piano, perché fare le scale sarà più difficile durante la prima fase di recupero  

Riabilitazione

La riabilitazione è fondamentale per recuperare, nei tempi stabiliti, la piena mobilità articolare.

Essa comincia già dopo la dimissione dall’ospedale e consiste in un programma di esercizi da eseguire in palestra. In questa sede, il paziente deve affidarsi alle cure e ai consigli di un fisioterapista, il quale propone gli esercizi da svolgere e corregge eventuali errori di esecuzione.

La riabilitazione è un momento importante, non solo per il recupero fisico, ma anche per quello psicologico. La sensazione di dolore, patita all’inizio del percorso di recupero, può sconfortare il paziente, ma il sostegno, offerto dalle persone attorno a lui, può aiutarlo a superare tali difficoltà.

Bisogna curare ogni piccolo dettaglio, se si vuole recuperare al meglio. Pertanto, durante la fase di recupero andranno  evitati movimenti bruschi e posizioni estreme . 

  • Evitare la flessione dell’anca con un angolo superiore ai 90°, durante ogni attività
  • Evitare di eseguire movimenti di rotazione dell’anca
  • Non fare perno sulla gamba operata
  • Girarsi su se stessi a piccoli passi
  • Evitare di comprimere la ferita (quando si dorme, per esempio)
  • Non accavallare le gambe
  • Evitare le sedie troppo basse e dotarsi, in casa, di un gabinetto rialzato. 

Come abbiamo già detto l’intervento riabilitativo inizierà già dalla prima giornata post operatoria e ha tra i suoi primi obiettivi quello di intervenire principalmente sulla prevenzione delle complicanze , isieme a quelle del recupero della mobilità,forza e dell’autonomia del paziente.Oltre a istruire ail paziente sui movimenti da evitare , si raccomanderà  al paziente cosa fare possibilmente a letto e di ripetere questi esercizi più volte nell’arco della giornata autonomamente , secondo sempre la tolleranza al dolore:

  • flesso-estensione della caviglia
  • contrazione isometrica dei muscoli glutei
  • flesso –estensione dell’articolazione dell’anca e di ginocchio

Sarà inoltre educato all’esecuzione delle seguenti attività motorie:

  • passaggi posturali
  • scendere dal letto
  • camminare
  • azione di igiene personale 

Nei successivi 20 giorni gli obiettivi saranno :

  • completa guarigione della ferita
  • recupero dell’articolarità :

-esercizi di mobilizzazione passiva  effettuata dal fisioterapista

-esercizi di auto-mobilizzazione assistita

-mantenimento di posture che influiscono sul recupero dell’articolarità

-esercizi di cauta mobilizzazione forzata da parte del fisioterapista

-esercizi di stretching articolare e muscolare.

  • recupero forza muscolare:

-contrazioni isometriche di coscia in posizione supina ad arto esteso

-contrazioni isometriche di glutei in posizione supina ad arti estesi

-flessione della coscia

-estensione della coscia

-abduzione e adduzione della coscia

-contrazione dei muscoli addominali

Posizione supina : allungamento e rinforzo muscoli flessori ,abduttori e adduttori

Posizione decubito laterale : Rinforzo dei muscoli estensori,abduttori,adduttori e addominali che stabilizzano il tronco

Posizione prona : Rinforzo dei muscoli estensori, abduttori e stabilizzatori dell’anca

Posizione seduta : Rinforzo dei muscoli quadricipiti e flessori ginocchio

Posizione quadrupedica: Rinforzo dei muscoli stabilizzatori del tronco e dei muscoli estensori, extrarotatori e intrarotatori dell’anca

Stazione eretta : graduali esercizi di carico

Esercizi di propriocezione

Esercizi durante il cammino

Possono essere proposte anche varie attività in differente tipologie :

  • lavoro di gruppo in palestra per il recupero articolare e funzionale
  • lavoro di gruppo per l’addestramento delle attività di vita quotidiana
  • lavoro di gruppo in percorso indoor
  • lavoro di gruppo in percorso outdoor.

Durante la fase di riabilitazione sono consigliate anche delle sedute di massoterapia e di linfodrenaggio . Utile se fosse disponibile una volta che la cicatrice sia ben suturata anche delle sedute di Idrokinesi terapia : la diminuzione del carico sulle articolazioni e la fluidità dei movimenti svolti in acqua rendono gli esercizi riabilitativi più semplici e controllabili, consentendo al paziente l’esecuzione di movimenti impensabili a secco .

La riabilitazione continua  dalle 3 alle 8 settimane salvo complicanze elencate precedentemente.

SI procederà al carico progressivo , allo svezzamento delle stampelle e al ritorno graduale alle attività di vita quotidiana e allo sport .

 

Domande frequenti :

Attività      Dopo quanto si può riprendere a ?        

Guidare :   6 settimane dopo l’operazione .               Il paziente può incontrare delle difficoltà a entrare e uscire dall’auto. Una soluzione può essere quella di sedersi e girarsi sul sedile con le gambe parallele.

Lavoro :     6-12 settimane dopo l’operazione .I tempi dipendono dal tipo di lavoro. Se sedentario, la ripresa richiede, ovviamente, meno tempo.

Vita sessuale :     6-8 settimane dopo l’operazione .È meglio aspettare il consulto del medico curante.

Sport  :        12-16 settimane ,a seconda del tipo di attività ,consigliati sport non da contatto

A cura di:

Luigi Lanfranchi, FT

“Strappo” muscolare posteriore alla coscia?

“Strappo” muscolare posteriore alla coscia?

 “Strappo” muscolare posteriore alla  coscia? 10 cose che devi sapere

  1. Partiamo innanzitutto a capire chi sono i responsabili del tuo dolore.

Chi sono gli hamstring ?

Hamstring è il nome collettivo con cui si identificano i muscoli posteriori della coscia: Semimebranoso, Semitendinoso e Bicipite Femorale;

la loro azione principale è quella di flettere la gamba sulla coscia ed estendere la coscia sull’anca.

La lesione agli Hamstring è uno dei più comuni infortuni negli sport in cui sono presenti scatti , come ad esempio il calcio, running, rugby ecc..

Secondo recenti ricerche rappresenta circa il 12-15 % di tutti gli infortuni

Dei tre muscoli, è il Bicipite ad essere maggiormente colpito e, in particolare il Capolungo (nell’80% dei casi)

  1. Qualsi sono i fattori di rischio per una lesione agli Hamstring ?

Forza insufficiente , specialmente in contrazione eccentrica

L’esercizio eccentrico in un soggetto precedentemente non allenato porta a sensazioni di rigidità e dolore il giorno successivo; Si ritiene che questi siano il risultato di un danno microscopico alle fibre muscolari seguito da una risposta infiammatoria locale.

Gli hamstring sono spesso associati a contrazioni eccentriche  e tali contrazioni producono danni muscolari microscopici.

Se le contrazioni eccentriche continuano, le aree microscopiche di danno possono fornire un punto di debolezza da cui può sorgere una lesione maggiore.

(American College of Sport Medicine)

Insufficiente lunghezza muscolare: studi recenti hanno dimostrato che i soggetti con un rom di flessione di anca inferiore a 90° sono più a rischio di altri per lesioni muscolari di hamstrings.

Disequilibrio muscolare tra muscoli agonisti e antagonisti.

Fatica Muscolare Precoce: la fatica muscolare porta a acidosi precoce e quindi alterazioni metaboliche del muscolo con un rischio maggiore di lesione.

Instabilità lombare e/o aumentato tilt pelvico Anteriore:  Un’analisi statistica del 2017 ha evidenziato come il verificarsi di una lesione agli hamsting fosse associato ad un aumentato tilt pelvico anteriore e flessione laterale toracica durante le fasi di volo (oscillazione) dello sprint durante la corsa. (Deviating running kinematics and hamstring injury susceptibility in male soccer players: Cause or consequence?) 

Lesioni Pregresse.

3. Qual é il meccanismo di lesione ?

Scatto, accelerazione e decelerazioni, cambi di direzioni, salti e kick sono i movimenti principali che possono indurre una lesione.

Le lesioni possono essere suddivise in due grandi categorie:

sprinting type: avviene a seguito di un estensione improvvisa di ginocchio combinata con flessione di anca ( un calcio in avanti o durante la corsa);

stretching type: lesione dovuta solitamente ad eccesso di stiramento e colpisce maggiormente il semimembranoso o semitendinoso. 

  1. Dopo un infortunio agli hamstring c’é il rischio di recidiva ?

Si, con una probabilità del 25%.

Uno studio del 2016(hamstring reinjuries occur at the Same Location and eary After Return To sport) ha evidenziato che il 50% delle recidive avvengono 25 giorni dopo il ritorno allo sport, il 79% entro un anno .

Ma quali sono le cause di reinjuries?

  • Riduzione del rom di flessione di anca
  • deficit di forza e controllo muscolare di tutto l’arto inferiore
  • bassa attività mioelettrica
  • inadeguata riabilitazione. 
  1. Quanto impiegherò a guarire?

I tempi di recupero variano a seconda di molti fattori;

Innanzi tutto dipende dalla grandezza della lesione; La severità di tali lesioni va dal semplice DOMS (delayed onset muscle soreness) sino alla rottura muscolare completa, in base a ciò il tempo di recuperò può variare da qualche giorno a 6 mesi.

dal tessuto coinvolto : giunzione muscolo tendinea , tendine, regione centrale del muscolo,

dal tipo di lesione: uno stretching type ha un tempo di recupero circa 3 volte superiore allo sprinting type.

 

  1. Come faccio a sapere di avere una lesione ?

Un’attenta valutazione fisioterapica permette di valutare l’entità della lesione attraverso :

  • osservazione: presenza di ematomi, atteggiamento antalgico, avvallamento o interruzione sul corpo muscolare;
  • palpazione del muscolo : secondo uno studio, (clinical implications from daily physiotherapy examination of 131 acute hamstring injuries and their association with running speed and rehabilitation progression), quando il dolore alla palpazione è dimezzato rispetto all’inizio, siamo a metà del trattamento.
  • Test attivi e passivi per valutare rom articolare ( Mhfake test: estensione di ginocchio ad anca flessa, Slr attivo: flessione di anca a ginocchio esteso , flessione tronco )
  • Valutazione Muscolare concentrica ed eccentrica inner, middle e outer range
  • Condizioni fisiche Generali.
  • Eventualmente esame ecografico
  • In rari casi RMN, utile per conferma diagnosi incerta o in caso di intervento chirurgico

 

  1. In cosa consiste la fisioterapia e quando iniziare ?

È necessario iniziare la fisioterapia subito in prima giornata post infortunio, in modo tale da             accelerare i tempi di recupero.

Il programma riabilitativo può essere sintetizzato in 3 fasi:

Fase acuta : in questa fase che dura generalmente massimo 1 settimana, è ancora presente una reazione infiammatoria acuta con edema locale a seguito di rottura di capillari e conseguenti condizioni anaerobiche; inizia il processo di granulazione cicatriziale.

L’obbiettivo in questa fase è promuovere la riparazione e ridurre il dolore .

Come ? Per una guarigione di qualità e una riduzione del rischio di recidiva nel 2019 il British Journal of Sport Medicine ha emesso un nuovo protocollo,  PEACE & LOVE :

 

Protezione: ovvero ridurre il movimento o il carico sulla struttura per qualche giorno in modo da evitare l’aggravamento della lesione.

Elevazione dell’arto in modo da ridurre il gonfiore

Antinfiammatori: vanno evitati! Cosi’ come l’uso del ghiaccio. Il loro scopo teorico e’ di ridurre il processo infiammatorio. Ma se questo e’ il primo passo verso la guarigione perche’ ostacolarlo?

            Compressione.

            Educazione del paziente

            Load ovvero caricare in modo graduale la struttura danneggiata

            Ottimismo:  paura, catastrofizzazione e depressione possono essere molto piu’ dannosi che il       trauma stesso trasformandosi in ostacoli insuperabili nella strada verso il pieno recupero.

            Vascolarizzazione ovvero praticare attivita’ aerobica in assenza di dolore. L’esercizio             cardiovascolare sprigiona cortisolo, adrenalina, endorfine ecc.

La benzina giusta per buon umore e recupero piu’ veloce.

            Esercizio: contrazioni isometriche non dolorose. 

            Fase Sub Acuta : è la fase di riparazione vera e propria in cui i fibroblasti producono     collagene per la formazione della cicatrice. L’esercizio in questa fase è un elemento       indispensabile per promuovere la formazione di una cicatrice funzionale.

Fase di Rimodellamento: fase di rimodellamento del collagene.

 

  1. In poche parole bisogna lavorare su :
  • Capacità tissutale;
  • Forza Muscolare;
  • Velocità;
  • Prestazione motoria;

Capacità : è l’abilità di stressare un tessuto lesionato senza perdere forza.

Si andrà a valutare non soltanto il muscolo lesionato ma anche Glutei in maniera uni e bilaterale, adduttori, quadricipiti, muscoli stabilizzatori di tronco e pelvi.

Esercizi quali:

Bridge bipodalico e unilaterale

Glute-ham Raise

Affondi lineari e multidirezionali

Corsa laterale incrociata

Corsa su superfici diverse (sabbia tappetini propriocettivi, terreno ecc.. )

Bridge monopodalico

Glute-ham Raise

Affondi Lineari

Forza muscolare: recuperare la forza del muscolo lesionato e non solo.

            In questa fase verranno eseguiti esercizi specifici per il muscolo lesionato, quindi esercizi anca dominante per stimolare maggiormente il bicipite femorale, esercizi ginocchio dominanti per rinforzare maggiormente semitendinoso e semimembranoso.

            Uno degli esercizi cardine per gli ischio-crurali è il Nordic Hamstring, che attiva inizialmente semitendinoso e semimembranoso e in fase terminale dell’esercizio il bicipite.

            Altri esercizi: step up con bilanceri, affondi multirezionali con bilanceri o pesi etc…

Nordic Hamstring

Deadlift con kettelbell

Eccentrica degli ischiocrurali

Velocità: eseguire un movimento rapido senza paura, con controllo motorio e senza dolore

ad esempio: balzi veloci da una gamba all’altra, scatti, salire scalini, askling , kettlebell   swing etc.

  1. Quando posso tornare a fare sport ?
    • Assenza di dolore alla palpazione
    • assenza di dolore al Mhfake test
    • recupero di forza eccentrica concentrica e isometrica pre infortunio
    • Askling negativo e recupero del rom completo (illustrazione 1 )

In ogni caso il rientro sportivo sarà graduale.

Illustrazione 1: Askling test si propone di verificare se, nel momento in cui gli altri test ed esami clinici evidenziano la possibilità di ritorno allo sport, ci sia ancora la presenza di fattori che meritano il proseguimento della riabilitazione (differenza di flessibilità, percezione di insicurezza, paura nell’eseguire il movimento)

 

  1. Come prevenire un recidiva ?

Continuare con il lavoro muscolare eccentrico, concentrico e isometrio non soltanto degli hamstring ma, come già detto sopra, rinforzare tutta la coscia, glutei, stabilizzatori della colonna; mantenere un buon rom articolare di anca ginocchio schiena e lavorare su fatica muscolare.

A Cura di: 

GIULIA SANGUINETTI, PT, OMPT student 

  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT) Student
  • Fisioterapista dei disturbi vascuolo-linfatici
  • Fisioterapista esperta in fisio-pilates

 

Glutei: qual è il miglior esercizio

Glutei: qual è il miglior esercizio

Glutei: esercizio 

Quali sono gli esercizi che focalizzano l’attenzione sui muscoli glutei riducendo al minimo l’attivazione del tensore della fascia lata? Valutazione elettromiografica mediante elettrodi a filo-guida

Biomeccanica dell’anca

Le azioni muscolari primarie all’anca sono ben note; la parte centrale del medio gluteo (GMED) è un abduttore mentre il grande gluteo (GMAX) è un estensore e rotatore esterno.

Tuttavia, la parte superiore del GMAX (SUP-GMAX) agisce anche come un abduttore d’anca durante il passo.

Per le loro azioni, si raccomanda di incrementare le prestazioni del GMED e GMAX al fine di controllare l’eccessiva adduzione e intrarotazione d’anca durante le attività di carico.

 

La letteratura sui glutei

Studi recenti hanno cercato di determinare quali siano i migliori esercizi per l’attivazione dei muscoli glutei;

Gli esercizi raccomandati hanno incluso il side bridge, il wall squat, il forward step-up, quadruped extremity lift, standing hip abduction e sidelying hip abduction.

Una limitazione comune a tutti questi studi è che usavano l’elettromiografia di superficie (EMG) per valutare l’attività muscolare.

L’uso di elettrodi di superficie per rilevare l’attività muscolare ha il potenziale di contaminare il segnale EMG del muscolo desiderato con quello dei muscoli vicini (cross-talk).

Gli elettrodi a filo-guida limitano il cross-talk perché, a differenza degli elettrodi di superficie, applicati sulla pelle, vengono inseriti direttamente nel muscolo bersaglio mediante un piccolo ago.

 

Una seconda limitazione degli studi che hanno valutato l’attività del GMED e GMAX durante vari programmi di esercizio terapeutico è che, ad eccezione di 2 studi, non hanno quantificato l’attività del tensore della fascia lata (TFL).

Il TFL, oltre ad essere un abduttore, è un rotatore interno d’anca. Esso può anche esercitare una forza laterale sulla rotula tramite connessioni alla banda ileotibiale, che è collegata alla rotula e al retinacolo laterale.  Un’eccessiva rotazione interna dell’anca e uno spostamento laterale della rotula sono stati collegati a condizioni patologiche come il dolore femoro-rotuleo.

Per alcune condizioni, pertanto, sembrerebbe appropriato progettare programmi di riabilitazione utilizzando esercizi terapeutici che promuovano l’attività del GMED e del GMAX riducendo al minimo il reclutamento del TFL.  

Scopo dello studio

Lo SCOPO del presente studio era di studiare l’attivazione dei muscoli abduttori dell’anca mediante EMG a filo-guida per un numero selezionato di esercizi terapeutici; in particolare, si è cercato di determinare quali esercizi avrebbero attivato maggiormente il GMED e il SUP-GMAX riducendo al minimo l’attività del TFL.

Le informazioni ottenute da questo studio possono essere utili per la pianificazione di programmi di allenamento terapeutico specifici per alcuni disturbi muscoloscheletrici degli arti inferiori.

Hanno partecipato allo studio 20 soggetti volontari sani (10 uomini e 10 donne) di età compresa tra i 18 e 50 anni. I soggetti sono stati reclutati dalle comunità dell’University of Southern California (Los Angeles, CA) e della Western University of Health (Pomona, CA).

I soggetti erano esclusi se riferivano patologie muscoloscheletriche del tronco o degli arti inferiori o una qualsiasi condizione neurologica.

Lo scopo dello studio era confrontare l’ampiezza del segnale EMG dei muscoli abduttori d’anca durante esercizi terapeutici selezionati per determinare quali avrebbero maggiormente attivato il GMED e il SUP-GMAX riducendo al minimo l’attivazione del TFL.

Riduciamo al minimo l’attivazione del tensore della fascia lata

L’indagine attuale si basa sulla premessa che un’eccessiva attivazione del TFL durante gli esercizi terapeutici potrebbe essere controproducente nel trattamento di persone con disturbi muscoloscheletrici in cui l’eccessiva rotazione interna dell’anca fosse un fattore contribuente.

I risultati dell’ANOVA e dei test di contrasto hanno dimostrato che nella maggior parte degli esercizi valutati erano attivati prevalentemente i muscoli glutei limitando il reclutamento del TFL.

Risultati

Questi esercizi includevano il QKF, QKE, UniBRG, BiBRG, SQUAT, SIDESTEP e CLAM. Tutti questi esercizi hanno prodotto ampiezze EMG superiori del 50% per entrambi i muscoli glutei rispetto al TFL.

  • Durante l’ABD, solo il GMED ha mostrato un’ampiezza EMG significativamente maggiore rispetto al TFL.
  • Per STEP-UP, LUNGE e HIKE, le ampiezze EMG dei muscoli glutei e TFL non erano statisticamente differenti, con l’eccezione del SUP-GMAX, che mostrava un’ampiezza EMG più bassa rispetto al TFL durante l’HIKE.
  • La più grande ampiezza EMG per il GMED si è verificata durante gli esercizi di ABD e HIKE. Questi risultati sono in accordo con i dati riportati da Bolgla e Uhl, che hanno raccomandato entrambi questi esercizi per l’attivazione del GMED; tuttavia, questi autori non hanno misurato l’attivazione del TFL.

 

Nello studio in corso, sono state osservate anche le maggiori ampiezze EMG del TFL durante entrambi questi esercizi.

  • Durante ABD, il GMED era significativamente più attivo del TFL; tuttavia, non c’era alcuna differenza statisticamente significativa tra questi 2 muscoli per HIKE. Ciononostante, l’attività del TFL era significativamente maggiore di quella del SUP-GMAX in entrambi gli esercizi.
  • I nostri risultati per l’esercizio ABD sono anche in accordo con lo studio EMG di superficie di McBeth et al, che ha riferito che il GMED aveva un’attività significativamente maggiore rispetto al TFL e che il TFL aveva un’attività significativamente maggiore rispetto al GMAX.
  • L’ampiezza EMG per il SUP-GMAX è stata la più alta nell’esercizio CLAM e la seconda più alta nell’UniBRG. Questo risultato può essere attribuito al fatto che questi esercizi incorporano maggiori quantità di rotazione esterna ed estensione dell’anca rispetto agli altri esercizi valutati.
  • Sia il SUP-GMAX che il GMED hanno avuto un impatto maggiormente significativo nelle attività rispetto al TFL.
  • Dei 7 esercizi in cui entrambi i glutei hanno mostrato un’ampiezza EMG significativamente maggiore rispetto al TFL, il BiBRG e lo SQUAT hanno prodotto ampiezze EMG relativamente basse sia del GMED che del SUP-GMAX. Ad esempio, i livelli di ampiezza EMG di tutti i muscoli testati nell’esercizio BiBRG erano circa la metà di quelli dell’UniBRG.
  • Durante l’esercizio SQUAT, i muscoli glutei hanno dimostrato ampiezze EMG ancora più basse. Pertanto, abbiamo sviluppato l’indice GTA per caratterizzare meglio gli esercizi in base alla loro capacità di attivare preferenzialmente i glutei rispetto al TFL, pur esibendo ampiezze EMG fortemente normalizzate.

 

Tra gli esercizi esaminati, il CLAM, SIDESTEP, UniBRG, QKE e QKF avevano valori di indice GTA pari o superiori a 50 (TABELLA 2). Questi esercizi sarebbero quindi i più specifici per produrre alti livelli di attività GMED e SUP-GMAX riducendo al minimo l’attivazione del TFL.

 

Inoltre, questi 5 esercizi hanno prodotto ampiezze del segnale EMG superiori al 25% MVIC per ciascuno dei glutei e meno del 20% MVIC per il TFL. La CLAM aveva l’ampiezza EMG del SUP-GMAX più alta e una delle più basse ampiezze di TFL di tutti gli esercizi esaminati.

Questi fattori hanno contribuito al suo indice GTA più alto. Questo risultato è coerente con il fatto che la CLAM richiede più rotazione e abduzione esterna dell’anca rispetto agli altri esercizi.

Inoltre, era 1 dei 2 esercizi eseguiti con resistenza esterna (tubi elastici). Il SIDESTEP ha avuto una delle più basse ampiezze EMG del TFL, che ha contribuito al suo avere il secondo indice GTA più alto. Il SIDESTEP è stato eseguito in una posizione di squat con un tubo elastico attorno alle cosce distalmente e sia la posizione che la resistenza potrebbero determinare un’aumentata attivazione dei glutei.

Cambridge et al. hanno studiato un esercizio simile e hanno riferito che il TFL aveva un’ampiezza del segnale EMG di superficie inferiore rispetto al GMED ma un’ampiezza maggiore rispetto al GMAX. Questo è in contrasto con le nostre scoperte, in cui il TFL aveva un’ampiezza del segnale EMG significativamente inferiore rispetto a GMED e SUP-GMAX.

Tuttavia, Cambridge et al. non hanno effettuato confronti statistici tra i muscoli, né hanno valutato in modo specifico il SUP-GMAX. Pertanto, non è possibile determinare con precisione la natura delle relazioni tra i muscoli nel loro studio e confrontare i 2 studi.

Gli esercizi di ABD, STEP-UP, HIKE e LUNGE hanno prodotto indici GTA inferiori a 40 (TABELLA 2). Inoltre, questi esercizi non hanno dimostrato un’ampiezza EMG significativamente maggiore di entrambi i muscoli glutei rispetto al TFL, sulla base di test statistici.

Pertanto, questi esercizi non sono consigliati per attivare preferenzialmente il GMED e il SUP-GMAX, riducendo al minimo l’attivazione del TFL. Gli esercizi BiBRG e SQUAT sarebbero stati considerati favorevoli sulla base dei risultati degli ANOVA e dei test di contrasto, nonché dei relativi rapporti di attivazione dei glutei e TFL.

 

Tuttavia, questi esercizi erano nella parte inferiore del ranking dell’indice GTA (TABELLA 2). I valori dell’indice GTA relativamente bassi per ciascuno di questi 2 esercizi mettono in discussione la loro utilità per scopi di riabilitazione

La TABELLA 2 presenta gli esercizi testati in ordine di grandezza decrescente dell’indice GTA, illustrando come questo indice potrebbe essere utilizzato per formulare raccomandazioni per la prescrizione di esercizi terapeutici. Una limitazione dello studio corrente è che gli esercizi CLAM e SIDESTEP hanno usato una resistenza elastica che non è stata quantificata in termini assoluti o relativi. Inoltre, è possibile che senza la resistenza aggiunta, questi esercizi avrebbero avuto ampiezze di EMG e indici GTA più bassi.

Conclusioni

Se l’obiettivo della riabilitazione è quello di attivare preferenzialmente i muscoli glutei riducendo al minimo l’attivazione del TFL, gli esercizi CLAM, SIDESTEP, UniBRG, QKE e QKF sembrano essere i più appropriati.

Questo si basa sul fatto che tutti questi esercizi hanno prodotto un EMG significativamente maggiore sia nei muscoli GMED sia nei muscoli SUP-GMAX rispetto al TFL.

COS’È LA COXARTROSI O ARTROSI DELL’ANCA

COS’È LA COXARTROSI O ARTROSI DELL’ANCA

La coxartrosi o artrosi dell’anca è una delle patologie muscolo-scheletriche più comuni che colpisce le persone over 50. E’ una malattia da usura nella quale, la cartilagine presente nell’articolazione si usura e assottiglia gradualmente.

 

Questa patologia ha varie cause, ma generalmente si possono dividere in:

  • primaria: tipica di chi manifesta i sintomi in età avanzata, non legata ad altre problematiche;

  • secondaria: comune nelle persone a cui viene diagnostica in giovane età, spesso legata ad altri problemi presenti nella stessa articolazione (come la lussazione congenita dell’anca) o in articolazioni vicine.

I PAZIENTI AFFLITTI DA COXARTROSI SONO TUTTI UGUALI?

NO! Infatti possono essere più o meno gravi in base a quanto dolore reca la patologia ai pazienti e in base al grado di usura della cartilagine.

I primi sintomi che si manifestano sono:

  • il dolore inguinale, che si può irradiare fino al ginocchio;
  • difficoltà nel muovere l’anca e difficoltà nel cammino, che spesso diventa zoppicante.

E’ una malattia degenerativa, ovvero che peggiora con il passare del tempo, soprattutto se non viene trattata.

HAI CAPITO BENE… SE NON VIENE TRATTATA!!

Nei casi più gravi, la coxartrosi è una malattia invalidante, perché il forte dolore che crea nella persona gli impedisce le attività quotidiane, anche le più semplici.

CONTATTACI SUBITO TELEFONICAMENTE

PHYSIOTHERAPY 0585 40 672

QUINDI, COSA FARE?

Nelle situazione più gravi la procedura utilizzata è quella chirurgica, con la Protesi dell’Anca, attraverso la sostituzione dell’articolazione con un nuovo impianto. Ma prima di arrivare a questa soluzione esistono dei trattamenti fisioterapici conservativi, ovvero non chirurgici, che permettono di ridurre e/o far sparire il dolore e le altre problematiche associate alla coxartrosi.

In questi anni si sta diffondendo un nuovo approccio per trattare queste problematiche che offre ottimi risultati: il metodo Mulligan.

LA TERAPIA RIABILITATIVA: IN COSA CONSISTE IL METODO MULLIGAN

Il metodo Mulligan è un tipo di terapia manuale che prende il nome da Brian Mulligan, il fisioterapista neozelandese che ha sviluppato e diffuso questa metodica nel mondo.

Questo approccio si basa sul concetto di “errore di posizione articolare”, cioè che il dolore e i problemi del movimento sono dovute ad una non corretta posizione delle strutture articolari durante il gesto. Questi errori di posizione devono essere valutati e corretti per poter liberare le articolazioni, sbloccando i movimenti e riducendo drasticamente il dolore associato.

L’anca può avere varie errori di posizionamento, la più comune è lo slittamento in avanti della testa del femore rispetto alla sua posizione di base. Lo spostamento è spesso molto piccolo ma sufficiente per creare un conflitto con la volta acetabolare durante i movimenti, in particolare durante il cammino.

Questa tecnica prevede, durante la seduta di riabilitazione, l’utilizzo di movimenti attivi fatti dal paziente, durante i quali il fisioterapista corregge gli errori di posizionamento attraverso l’utilizzo delle mani o di altri aiuti, come cinture o dei pesi. Ogni tecnica deve essere indolore per il paziente, che deve sentire un rapido miglioramento delle sue condizioni.

Vengono frequentemente utilizzati degli ausili nelle manovre di questo distretto corporeo, in particolare nell’approccio dell’anca viene spesso utilizzata una cintura, detta cintura Mulligan. L’utilizzo di questa cintura permette di correggere il movimento in maniera precisa, con poco sforzo e consente al fisioterapista di avere le mani libere da utilizzare per controllare e/o correggere simultaneamente un altro distretto durante la manovra (ad esempio il bacino o il ginocchio) per incrementare ulteriormente il risultato.

Per ottenere degli ottimi risultati ci deve essere una buona collaborazione tra paziente e il fisioterapista, che devono dialogare costantemente durante le manovre. Il fisioterapista che utilizza questa tecnica deve essere abile nel capire quale è l’errore di posizione ed utilizzare il miglior approccio, calibrando la difficoltà della manovra in base alla condizione ed al dolore che gli vengono riferiti.

L’utilizzo di questa metodica è molto apprezzata dai pazienti, che non provocano dolore durante l’esecuzione della tecnica, si sentono parte del trattamento e vedono dei miglioramenti alla fine della seduta.

 

Pubalgia? suggerimenti nella diagnosi e nella gestione

Pubalgia? suggerimenti nella diagnosi e nella gestione

La pubalgia è un sintomo comune negli atleti, in particolare in quelli che svolgono sport in cui si deve calciare un pallone ed in cui si richiede continui cambi di direzione e velocità. La casistica sportiva nella letteratura internazionale riporta un’incidenza media nei vari sport dal 5 al 15% di tutti gli infortuni.

I calciatori, i tennisti e i rugbisti sono le vittime favorite di questa affezione, poiché i gesti tecnici sport specifici che costantemente effettuano e gli intensi carichi di lavoro procurano forti squilibri a livello del bacino con successive alterazioni funzionali.

I principali processi patologici che stanno alla base di una pubalgia come disfunzione degli adduttori, dell’inserzione del retto addominale, osteite pubica ed impingment femoro acetabolare dovranno essere riesaminate e presentare una correlazione con i risultati diagnostici.

La biomeccanica e l’anatomia funzionale della regione inguinale è complessa.  Diversi gruppi muscolari agonisti ed antagonisti si inseriscono in zone adiacenti alla sinfisi pubica, la quale agisce come un fulcro di transizione di forze attraverso la pelvi.

Una lesione ossea locale o alle strutture fibrocartilagine cosi come un dolore riferito all’anca o alla regione lombosacrale  possono produrre una sintomatologia simile.  Un classico, per esempio, è rappresentato da quei pazienti che si presentano con un dolore inguinale , esacerbato dall’esercizio,  il quale potrebbe irradiarsi nella parte mediale della coscia e nella zona scrotale.


La pubalgia dello sportivo farebbe riferimento a tre entità anatomo-cliniche, tra loro spesso associate.

    • La patologia parieto-addominale, che interessa la parte inferiore dei muscoli larghi dell’addome (grande obliquo, piccolo obliquo e traverso) e gli elementi anatomici che costituiscono il canale inguinale

    • La patologia dei muscoli adduttori, che riguarda prevalentemente la loggia superficiale, ossia l’adduttore lungo ed il pettineo

    • La patologia a carico della sinfisi pubica

Un ulteriore complicazione diagnostica, è che altri processi patologici in atto, a distanza, posso riprodurre una sintomatologia simile alla pubalgia. Patologie acquisite o congenite, come un impingment femoro acetabolare o lesione del labbro per esempio, possono riprodurre una sintomatologia dolorosa nell’area inguinale, difficile da distinguere da una patologia adduttoria o del retto addominale.  Inoltre, come già accennato, anche l’articolazione sacro iliaca o la regione lombare possono produrre un simile quadro clinico.

Lo scopo di questo articolare è quello di riesaminare le caratteristiche diagnostiche e la gestione dei principali processi  patologici che possono produrre un dolore nell’area pubica.

DISFUNZIONE DEGLI ADDUTTORI ED INFORTUNIO DEL RETTO ADDOMINALE

Gli adduttori dell’anca, come l’adduttore lungo, breve, grande, il pettineo ed il muscolo gracile, sono gruppi muscolari che agiscono sulla sinfisi pubica. Disfunzioni di questi gruppi muscolari, con i rispettivi tendini, possono essere responsabile di una sintomatologia dolorosa pubica.  L’adduttore lungo è il muscolo che maggiormente può andare incontro a lesione.  Queste lesioni si possono presentare in maniera isolata oppure in concomitanza con un’altra lesione, sindrome retto – adduttoria per fare un esempio. I sintomi in questo caso sono esacerbati dall’esercizio  con un quadro clinico che spesso ci mostra punti di dolorabilità a livello del complesso aponevrosico prepubico o dolore alla contrazione degli adduttori. La risonanza magnetica rappresenta il GOLD STANDARD .  Il trattamento in questo caso degli adduttori e del retto, attraverso programmi di rinforzo muscolare gradualmente distribuito,  è fondamentale.

SPORT ERNIA

È un termine usato per descrivere un gruppo eterogeneo di patologie dei tessuti molli che si manifestano con un dolore riferito a livello della regione mediale inguinale.

La patofisiologia è multifattoriale, inclusi ripetuti traumi all’eponeurosi del muscolo obliquo esterno, debolezza della parete addominale o lesione del legamento inguinale. Le attività sportive che comportano la torsione degli arti inferiori con i piedi piantati al suolo sotto massimo sforzo può causare una lacerazione nei tessuti molli del basso addome o all’inguine.

Anche qua una RMN rappresenta il GOLD standard per la valutazione dei tessuti molli.

Inizialmente il trattamento è di tipo conservativo, con fisioterapia e riabilitazione attiva. L’intervento chirurgico, in laparoscopia o a trattamento conservativo. cielo aperto, viene preso in considerazione successivamente.

OSTEITE PUBICA

È un’infiammazione causata da ripetuti microtraumi nella regione pubica. Spesso associata con una lesione a carico degli adduttori e/o del retto addominale. I sintomi più comuni sono il dolore sul pube, anche al tatto, con irradiazione della regione mediale della coscia o nella zona perineale. Una RMN è in grado di rilevare irregolarità dell’osso sub condrale e sclerosi, erosioni ossee o instabilità della sinfisi pubica.

Il trattamento iniziale include riposo inteso come riduzione dell’attività, riabilitazione attiva graduale ( intesa come rinforzo graduale) e farmaci. Iniezioni di corticosteroidi  possono essere prese in considerazioni in pazienti che non rispondono positivamente ad un trattamento conservativo. Il trattamento chirurgico viene intrapreso laddove la fisioterapia non riscuote un gran successo e laddove è presente un’instabilità  pelvica importante.

FRATTURE DA STRESS

Le fratture da stress sono il risultato di ripetuti traumi da caruco assiale. A carico principalmente del ramo inferiore pubico e del collo del femore.  La presentazione clinica del dolore a livello pubico o della regione mediale della coscia peggiora con il carico e con l’esercizio e diminuisce con il riposo.

IMPINGMENT FEMORO ACETABOLARE

Nelle teorie moderne, la deformità della regione prossima del femore e / o dell’acetabolo può causare il contatto anomalo con danno cumulativo sul labbro acetabolare  e sulle superfici articolari adiacenti. La gravità di questo danno e la conseguente  disabilità sono legati alla intensità e la frequenza di quei movimenti che si verificano durante le attività specifiche, di solito quelli che coinvolgono rotazione interna e flessione dell’anca.

I Sintomi spesso mimano una patologia intrinseca pubica ed includono un dolore anteriore pubico che potrebbe irradiarsi lateralmente alla coscia, spesso aggravata da quelle attività che comportano una rotazione dell’articolazione dell’anca. Il quadro clinico spesso mostra una limitazione articolare, in particolar modo della flessione e della rotazione interna. Il segno di “CONFLITTO” riproduce un dolore a 90° di flessione di anca, dolore che aumenta se aumentiamo la rotazione interna e l’adduzione.

La diagnostica per immagine è utile per valutare non solo la presenza o assenza di morfologia anormali di FAI , ma anche per la valutazione di altre cause di dolore all’anca , tra cui:osteoartrite , necrosi avascolare della testa del femore ( AVN ) , fratture , tumori ,e lesioni ossee .

L’obiettivo principale di un trattamento conservativo è quello di migliore il glide posteriore del femore, e rinforzare i muscoli dell’anca sia in catena cinetica chiusa e sia in catena cinetica aperta e correggere gli schemi difettosi di movimento, ripristinando la funzione in tutti e tre i piani di movimento .

LESIONI DEL LABBRO ACETABOLARE

I pazienti con lesione del labbro acetabolare descrivono il dolore nella regione anteriore dell’anca o a livello inguinale, a volte irradiato al gluteo e alla coscia, lateralmente. Un dolore nella regione anteriore dell’anca è frequentemente connesso ad una lesione del quadrante anteriore del labbro, un dolore nella regione posteriore ad una lesione del quadrante posteriore. I pazienti con lesione del labbro, inoltre, riferiscono una varietà di sintomi di natura meccanica, come click o scrosci articolari, sensazioni di cedimento e limitazioni funzionali. I sintomi peggiorano con le attività, specialmente se richiedono una rotazione dell’anca.

Il trattamento riabilitativo più appropriato per questi pazienti non è ancora stato definito. L’obiettivo dovrebbe essere rivolto a ridurre le forze dirette alla regione anteriore dell’anca, identificando gli impairment nella precisione dei movimenti attivi e passivi, ottimizzando l’allineamento articolare, correggendo i pattern di movimento durante gli esercizi (specialmente in estensione) e il cammino e modificando le attività funzionali. Il controllo motorio dei muscoli abduttori e rotatori esterni dell’anca dovrebbe essere ottimizzato e corretta la dominanza del quadricipite e degli hamstring.

Tuttavia, L’artroscopia dell’anca permette di trattare efficacemente la gran parte delle lesioni del labbro, che possono essere regolarizzate, risuturate al bordo osseo o persino resecate, qualora il tessuto residuo non permetta di eseguire una valida riparazione.


CONCLUSIONI

La diagnosi di pubalgia è spesso solo una constatazione clinica. Riteniamo che sia indispensabile e necessario, di fronte ad un atleta “pubalgico”, ricercare e individuare le cause e gli eventuali fattori predisponenti attraverso un’attenta valutazione funzionale, processo fondamentale per impostare un trattamento riabilitativo corretto.

Artrosi dell’anca: PREVENIRLA E CURARLA

Artrosi dell’anca: PREVENIRLA E CURARLA

Sicuramente sarà capitato a molti di sentir parlare di artrosi dell’anca, o di conoscere qualcuno operato di protesi all’anca a causa dell’artrosi.

Ma come si manifesta? Dolore all’inguine che si irradia nella coscia, fitte profonde a livello inguinale, difficoltà a compiere alcuni movimenti con l’anca (perdita di intrarotazione), difficoltà a mantenere determinate posizioni o difficoltà a eseguire certe attività della vita quotidiana, come per esempio allacciarsi le scarpe o alzarsi da sedie troppo basse.

L’ artrosi dell’anca è un problema molto comune, sia nelle donne che negli uomini, e non necessariamente incorre in età avanzata: i primi sintomi si possono avere anche intorno ai 45-50 anni.

L’artrosi è un processo lento: non si sviluppa cioè dall’oggi al domani.

Si può cominciare ad avvertirlo improvvisamente, senza alcuna avvisaglia, ma se alla radiografia si evidenzia  artrosi significa che il problema stava “covando” da mesi o anni.

Quando si ha un dolore all’ anca, non è assolutamente automatico che ci sia già un processo artrosico: molto spesso i dolori sono legati a rigidità capsulari o infiammazioni articolari e periarticolari. Il prolungarsi di una situazione di rigidità muscolare forte provoca prima sintomi da usura (infiammazioni) e  poi  artrosi.

L’ artrosi dell’anca va quindi considerata come la conseguenza di un sovraccarico muscolare: a meno di rari casi, non si sviluppa spontaneamente, ma è conseguenza di un sovraccarico sull’articolazione.

COME CURARE L’ ARTROSI ALL’ANCA?

Innanzitutto non è mai troppo tardi recarsi da un fisioterapista di Fiducia. Spesso i pazienti lamentano dolore nella regione inguinale, in profondità, con il dolore che spesso di irradia nella parte antero mediale della coscia.

Si presenta magari quando ci si alza da una sedia troppo bassa, quando si accavallano le gambe, o quando entriamo o usciamo dalla macchina.

La cura dell’artrosi dell’anca si basa principalmente attraverso:

– mobilizzaziooe articolare, per migliorare l’elasticità della capsula articolare e l’escursione articolare, intra rotazione specialmente.

– allentamento delle tensioni muscolari tramite esercizi di stretching

– rinforzo della muscolatura tramite esercizi appositi, special modo i muscoli postero – laterali di anca ( i glutei per intenderci)

Tale protocollo è applicabile anche in quei casi di dolore all’anca senza ancora chiari segni di artrosi.

L’affidarsi ad un professionista è sicuramente raccomandabile, ma anche da soli si può fare molto.

Chiedi maggiori informazioni presso la nostra segreteria, (0585 40672) oppure, se già ne conosci uno, recati presso un fisioterapista esperto nella terapia manuale ortopedica.