Colpo di frusta

Colpo di frusta

Colpo di frusta: dolore e disabilità per un incidente a volte e banale

Il Colpo di frusta o Whiplash è una lesione che si verifica al collo di una persona a seguito di un’improvvisa forza di accelerazione-decelerazione che causa un movimento  rapido in avanti e all’indietro della testa e del collo, più comunemente casuato da incidenti automobilistici.

Il trauma può dar luogo a lesioni articolari o dei tessuti molli che a loro volta possono dar luogo a varie manifestazioni cliniche,quali : dolore e rigidità cervicali, cefalea, vertigini, parestesie, e difficoltà cognitive come la perdita di memoria. L’insieme di queste manifestazioni va sotto il nome di “disordini associati al colpo di frusta” (whiplash associated disorders – WAD). 

Un po’ di dati :

  • Il colpo di frusta è una conseguenza frequente dei tamponamenti d’auto; tale trauma è ritenuto motivo di oltre 300 su 100.000 richieste di prestazioni di pronto soccorso ogni anno.
  • Recenti stime suggeriscono che l’incidenza sia in aumento.
  • Una percentuale significativa (fino al 60%) di coloro che hanno subito un colpo di frusta sviluppano sintomi persistenti che vanno dal dolore lieve al dolore intenso ed alla disabilità.

Come avviene il whiplash?

 Durante un incidente con un impatto importante , il nostro collo subisce una deformita denominata S-shape ( sigmoide);

Nei primi 60 millisecondi post impatto la cervicale passa da una posizione neutra a una posizione in cui le vertebre cervicali alte sono in iperflessione e le vertebre cervicali basse sono in iperestensione, per poi tornare in posizione neutra con un aumento di stress capsulare .

Questo movimento anormale può provocare danni ai tessuti molli e/o articolari a livello cervicale 

Quali sono i sintomi di un whiplash?

Le sintomatolgie possono essere più svariate

  • dolore e rigidità a livello cervicale, spalle e torace
  • parestesie agli arti superiori
  • mal di testa
  • vertigini
  • disturbi visivi

meno comunemente ma comunque possibili :

  • disturbi del sonno
  • disturbi cognitivi ( deficit di attenzione e concentrazione)
  • ronzio nelle orecchie ( tinnitus)
  • disturbi dell’equilibrio 

Nella maggior parte dei quadri clinici si assiste sempre a:

  • riduzione della mobilita di movimento attivo a livello cervicale e a livello toracico
  • alterato controllo motorio ( soprattutto dei muscoli sotto-occipitali, multifidi, flessori cranio-cervicali ) 

Nei casi più gravi e “cronici” di WAD  sintomi possono includere:

  • Depressione;
  • Rabbia;
  • Frustrazione;
  • ansia;
  • sindrome da stress post-traumatico;
  • disturbi del sonno (insonnia).

Ecco perchè è di fondamentale importanza iniziare il trattamento il prima possibile.

Inoltre…

Secondo uno studio di Sterling & al. Esistono 3 modalità di recupero diverse a cui una persona che ha subito whiplash può andare incontro:

  • una fase iniziale post-trauma con disabilità lieve/moderato, dolore e buon recupero immediatamente ( circa il 45% )
  • una fase iniziale post-trauma con disabilità moderato/severa, dolore, recupero moderato con fastidi che permangono dopo 12 mesi ( circa il 39%)
  • una fase iniziale post-trauma con disabilitàì severa, dolore, recupero moderato con problematiche, anche importanti, che permangono dopo 12 mesi ( circa il 16%)

Come avviene la diagnosi? 

Non esiste un test diagnostico specifico per il colpo di frusta.

La diagnosi viene effettuata in base ai sintomi riferiti dal paziente.

Le indagini radiografiche ed altre tecniche di imaging non sono utili nella maggioranza dei casi per identificare una lesione strutturali ( molto spesso si presentano con falsi positivi o falsi negativi)

 

 Le linee guida cliniche attuali raccomandano che le tecniche di imaging vengano utilizzate soltanto nei casi sospetti di frattura o dislocazione.

 

Molto spesso medici prescrivono un collare

MA: il collare serve davvero ?

Secondo le ultime ricerche sembrerebbe che sia utile e importante solo in presenza di microfratture o lesioni. In assenza di ciò la sua utilità sembra non essere di importanza, se non quella di dare “sicurezza” al paziente ( in questo ultimo caso il collare dovrebbe essere utilizzato per massimo 1 settimana ).

l’utilizzo prolungatto potrebbe addirittura ritardare il recupero

 

Come si tratta il colpo di frusta? 

NB: importante iniziare il trattamento il prima possibile !

il dolore modifica immediatamente la funzione muscolare.

La disfunzione muscolare inizia all’insorgere del disturbo.

Più tardi si inizia e più probabilmente si presenteranno problemi secondari con modifiche strutturali quali: alterazione del controllo motorio, atrofia, infiltrazioni di grasso muscolare)

 

Secondo le ultime linee Guida dell’Apta  il trattamento può essere suddiviso in tre fasi

  1. In fase acuta:

trattamento farmacologico ( steroideo ) per ridurre dolore

esercizi di mobilizzazione e posturali in assenza di dolore

Rassicurazione del paziente, informazione ed istruzioni specifiche per mantenere i livelli di attività

  1. in fase sub-acuta:

continuare con esercizi di mobilizzazione aggiungendo il rinforzo muscolare a livello cervicale e toracico.

inizio di esercizi di rinforzo muscolare e controllo motorio

  1. in fase cronica:

esercizio aerobico

gestione dello stress post- traumatico ( eventualmente con aiuto di uno psicologo)

 

Ci sono fattori di rischio che influenzano negativamente il trattamento?

 

  • Presenza di Neck pain già in precedenza all’incidente;
  • dolore inziale e disabilità severa;
  • stress post- traumatico;
  • precoce presenza di iperalgesia al freddo
  • kinesiofobia ( paura di muoversi)
  • credenze, aspettative e coping basso
  • catastrofizzazione 

altri fattori meno influenti sono: età, sesso femminile.  

Quindi, se hai avuto un incidente, con o senza tamponamento, se hai sintomi di dolore al collo, rigidità ecc.

Non aspettare, fatti valutare da un fisioterapista esperto e inizia subito il trattamento in modo da non andare in contro a sintomi più gravi e/o al cronicizzarsi della sintomatologia

 

 

 

A cura di:

GIULIA SANGUINETTI, PT, OMPT student

  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT) Student
  • Fisioterapista dei disturbi vascuolo-linfatici
  • Fisioterapista esperta in fisio-pilates

Le lesioni muscolari nello sportivo

Le lesioni muscolari sono molto frequenti nello sport e la loro incidenza varia fra il 10 ed il 55% di tutti i traumi. La maggior parte possono essere una prevedibile conseguenza dell’allenamento il cui scopo  consiste nel sovraccaricare un muscolo per consentirne l’adattamento a un livello di performance superiore. Quando questo sovraccarico supera livelli organicamente accettabili, si verifica l’infortunio. Possono interessare qualunque muscolo del nostro corpo ,andando di fatto a creare un danno alla struttura della fibra muscolare  con frequente coinvolgimento della parte connettivale ed eventualmente tendinea e delle strutture vascolari.

L’unità funzionale dell’apparato muscolare è rappresentata del muscolo che consta di diverse parti:

  • il ventre muscolare
  • il tendine prossimale e quello distale
  • la giunzione muscolo-tendinea
  • la giunzione osteo-tendinea.

Il ventre muscolare è responsabile della contrattilità, è formato dall’insieme di numerose fibre che rappresentano le unità funzionali del muscolo stesso. Le numerose fibre muscolari si accollano l’una all’altra nel senso della lunghezza per formare una prima serie di fasci.

 

Causa e tipologia (Eziologia e patogenesi delle lesioni)

Possiamo riscontrare dei fattori predisponenti e fattori determinanti .

Per quanto riguarda i fattori predisponenti esistono quelli generali e quelli individuali.

Generali:

  • difetti di allenamento e flessibilità
  • fatica
  • condizioni atmosferiche
  • velocità di movimento

Individuali:

  • fattori psicologici
  • età
  • condizioni patologiche o post infettive
  • fattori articolari
  • squilibri muscolari.

Fattori determinanti :

  • trauma contusivo
  • azione dinamica attiva
  • azione dinamica passiva .

La categoria delle lesioni muscolari acute comprende vari generi di patologie, classificate secondo la gravità del danno muscolare. Molte sono le classificazioni proposte in letteratura, molto simili, ma non del tutto sovrapponibili.

Le lesioni muscolari possono essere causate da un Trauma Diretto più frequente negli sport di contatto (pallacanestro, calcio, rugby) o da un Trauma Indiretto più frequente negli sport individuali (tennis, atletica leggera). Nel trauma diretto, una forza esterna agisce sul muscolo schiacciandolo contro i piani profondi. Nel trauma indiretto, si chiamano in causa forze lesive intrinseche, che si sviluppano nel muscolo stesso o nell’apparato locomotore.

La classificazione delle lesioni muscolari da trauma diretto, si può dividerle in tre gradi, secondo la gravità, indirettamente indicata dall’arco di movimento effettuabile:

  1. lesione muscolare di grado lieve: è consentita oltre la metà del movimento;
  1. lesione muscolare di grado moderato: è concessa meno della metà, ma più di 1/3 del movimento;
  1. lesione muscolare di grado severo: è permesso movimento inferiore ad 1/3.

Le lesioni da trauma indiretto possono distinguersi come:

  • elongazione
  • distrazione
  • stiramento e strappo

Attualmente si preferisce classificarle in base ai livelli anatomo-patologici di gravità:

  • Lesione di I grado: rottura di poche fibre muscolari
  • Lesione di II grado: rottura di un discreto quantitativo di fibre muscolari
  • Lesione di III grado: interruzione quasi totale o totale del ventre .

Oppure come in questa  recente classificazione UKA Grading system (Pollack et. Al,2014):

  • Grado 0 : nessuna lesione o DOMS
  • Grado 1 : lesioni muscolari lievi che coinvolgono <10% CSA
  • Grado 2 : lesioni muscolari moderate che coinvolgono tra il 10-50% CSA
  • Grado 3 : strappo muscolare esteso >50 % CSA
  • Grado 4 : rottura completa
  • (a) lesione oltre la zona mio fasciale
  • (b) lesione al muscolo stesso (comunemente nella giunzione miotendinea)
  • ( c ) lesione estesa all’interno del tendine.

CSA : Cross Sectional  Area – Area sezionale trasversa

Nelle lesioni sia da trauma diretto che indiretto, essendo il tessuto muscolare molto vascolarizzato, si forma un ematoma che può essere di due tipi:

Intramuscolare: l’ematoma è delimitato da una fascia muscolare intatta e clinicamente si manifesta con dolore ed impotenza funzionale.

Intermuscolare: l’ematoma si espande negli spazi interfasciali ed interstiziali se la fascia muscolare è lacerata ed in tal caso non si verifica un aumento di pressione all’interno del muscolo.

Poiché le fibre muscolari hanno scarso potere di rigenerazione, la riparazione avviene con formazione di tessuto cicatriziale, le cui proprietà elastiche risultano ovviamente inferiori a quelle del normale tessuto muscolare. Ciò significa che dopo una lesione, non ci potrà mai essere una guarigione completa, nel senso di un ritorno alle condizioni anatomiche del muscolo precedenti l’infortuni, motivo per cui sarà fondamentale una diagnosi precisa dell’entità della lesione e soprattutto un trattamento mirato al recupero della capacità di carico e di una migliore elasticità muscolare .

Il sintomo del “dolore” rimane un elemento cardine, talora il solo, nell’evidenziare una patologia nel soggetto che pratica attività sportiva.

Nell’atleta generalmente domina il dolore muscolo-scheletrico, quindi un dolore somatico profondo che ha origine nelle strutture miofasciali, tendinee, capsulari, legamentose, articolari. In particolare, per la necessità di valutare i tempi e i modi di ripresa agonistica, e la migliore strategia terapeutica, occorre che la differenziazione diagnostica sia puntuale rispetto al meccanismo patogenetico operante e alla struttura anatomica/funzionale interessata.

Diagnosi e Gestione degli infortuni

La diagnosi e la conseguente gestione di un infortunio muscolare non sono sempre semplici, soprattutto nei casi di  sport dilettantistico  in cui spesso gli atleti non effettuano indagini di imaging (RM/ECO).

La diagnosi deve fondarsi sull’anamnesi dettagliata sia sul meccanismo dell’infortunio sia sulla storia clinica del paziente insieme ad un attento esame clinico. E’ importante saper individuare   pazienti che necessitano di un possibile  intervento chirurgico (raro) da quelli in cui è possibile procedere in maniera conservativa con piano terapeutico personalizzato.

L’esame fisico comprende l’ispezione e la palpazione dell’area infortunata, test sulla mobilità articolare, sulla funzionalità dei possibili muscoli  infortunati  con  e  senza  resistenza  (test  muscolari) ed  è  importante che i test vengano fatti bilateralmente per avere un paragone su i due lati e inoltre test di provocazione del dolore. L’esame fisico serve a  determinare   la   localizzazione   e   la   gravità dell’infortunio mentre gli esami diagnostici  descrivono la localizzazione ( quale muscolo e tessuto),  la  misura  e  la  natura  (edema/emorragia). La RM è considerato  l’esame  migliore  (gold   standard)   per   valutare   un infortunio  muscolare, però per costi e praticità  viene utilizzata maggiormente  l’ ecografica muscolo tendinea , eseguita dopo 48-72 ore dal momento del trauma.

Riassumendo, una   volta  che   si   sospetta   un   infortunio  muscolare  è necessario   raccogliere  un’anamnesi  dettagliata  riguardo  il  meccanismo d’infortunio  e  la  progressione  del  dolore,  seguito  da  un  attento  esame fisico. Spesso  è possibile che l’infortunio non sia molto evidente e   fare  una  precoce  diagnosi  non  è  facile:  in  questi  casi viene fatta una rivalutazione nelle successivi giorni , per vedere come evolve la situazione.

Trattamento 

Il trattamento avviene subito nelle prime 48 ore dal momento  della lesione o del trauma fino  a che non viene eseguita la valutazione ,ed viene proposto l’utilizzo del  protocollo PEACE & LOVE:

P : protezione della zona lesa

E : elevazione dell’arto leso il più spesso possibile

A : evitare l’assunzione di anti-infiammatori

C : compressione utilizzando bendaggi elastici per ridurre il gonfiore

E : educazione, conoscere il proprio corpo ,evitare trattamenti non necessari e stili di vita  non idonei .

&

L  : load, attendere al graduale  ritorno all’attività , seguendo il dolore come punto di riferimento

O : ottimismo, condizione il tuo cervello per un migliore recupero

V : vascolarizzazione , scegliere le attività che non provocano dolore per incrementare il flusso sanguigni e processi di riparazione del tessuto

E  : recuperare la mobilità, la forza e la propriocezione tramite l’esercizio terapeutico.

 

Il trattamento chirurgico in seguito ad una lesione muscolare non è consigliato , ma viene indicato in alcune possibili situazioni come in caso di :

  • Rottura muscolare completa
  • Distacco tendineo
  • Presenza d’ importante ematoma intramuscolare

l protocollo riabilitativo post-operatorio varia a seconda del tipo di lesione e dal tipo di operazione , in linea generale si esegue:

0-2 settimane:  bendaggio  elastico  senza  immobilizzazione  o tutori; non è concesso il carico.

Settimana  2-6:  inizio  del  carico  che  viene  incrementato  fino  a diventare totale al termine delle 6 settimane; in questa fase si iniziano esercizi  in  acqua  e  nuoto  (dalla  settimana  3-4),  training  su  cyclette (dalla settimana 4) e esercizi per ripristinare la mobilità (ROM) e riprestinare  qualità del tessuto.

Settimana  6-16:  in  base  ai  progressi  del  paziente  si  procede  con esercizi di potenziamento muscolare e ritorno all’ attività sportiva.

Il piano di trattamento viene costruito ad hoc per ogni paziente, quindi è importante per una corretta valutazione tenere in considerazione diversi fattori, come :    la biologia    della    lesione    muscolare, meccanismo di infortunio, anatomia e biomeccanica del muscolo coinvolto e fattori di rischio di infortunio (e recidive).

Dal  punto di  vista  biologico,  la  guarigione  di  una  lesione  muscolare  è  il processo  ripartivo  con  la  formazione  di  una  cicatrice;  questo  processo  si divide in 3 fasi:

1.FASE DI DISTRUZIONE (o INFIAMMATORIA):

 2.FASE    RIPARATORIA

3.FASE  DI  RIMODELLAMENTO

Il processo di guarigione  ottimale si ottiene stimolando la rigenerazione e minimizzando  la  riparazione,  in  modo  da  ottenere  la  cicatrice  più  piccola possibile.

Il nostro intervento verterà  con lo scopo finale della corretta guarigione , con l’insegnamento di tecniche di prevenzione, al  ritorno delle normali attività di vita quotidiana e al compimento del gesto atletico.

 

Fase 1

  

Favorire la guarigione

del tessuto

 

 

 

·         Riduzione del dolore 

·         Protezione e stimolazione del processo rigenerazione tissutale 

·         Prevenire atrofia muscolare

 

Trattamento :

·        PEACE & LOVE 

·        Kinesi passiva 

·        Massoterapia per ridurre spasmo  muscolare nei distretti vicini 

·        Terapia manuale a  livello articolare e dei tessuti molli

Progressivamente e rispettando le giuste tempistiche possiamo passare alla Fase 2 e alla 3

 Fase 2 – 3 

 Riprestino della funzione

muscolare in termini di :

Capacità, Forza, Velocità

E del controllo neuromuscolare

 

 ·         Recupero controllo neuromotorio 

·         Ripristino della capacità di carico 

·          Recupero della forza 

·         Sviluppo del controllo              neuromuscolare a livello globale 

·         Incremento della capacità di carico e della forza 

·         Recupero del gesto atletico e assenza di dolore

 

 

Trattamento :

Fase 2 :

·        Massoterapia tessuti vicini sede lesione

·        Terapia Manuale tramite mobilizzazione dei tessuti e articolare

·        Neurodinamica  per mobilizzare tessuto  neurale

·        Kinesi attiva* : contrazioni  muscolari  isometriche Isotoniche concentriche

·        Propriocezione

·        Training areobico* e di coordinazione*   

 

*vengono proposti esercizi ed attività seguendo sempre il dolore e tenendo in considerazione gli aspetti anatomici e biomeccanici

Fase 3

·        Massoterapia  diretta al muscolo lesionato

·        Terapia manuale mobilizzazione /manipolazioni tessuti

·        Neurodinamica

·        Kinesi attiva : contrazioni muscolari isotoniche concentriche  eccentriche

·        Pliometria

·        Training aerobico e di coordinazione con movimenti sport specifici.

  

Il trattamento finale mira non solo al ritorno alla performance dello sportivo, ma consiste anche nell’educarlo nelle norme di prevenzione e nel mantenimento di una corretta integrità fisica, per abbassare il rischio di recidive.

Le tempistiche per il ritorno all’attività sportiva variano a seconda del tipo di lesione e  dalla persona, viene fatta una valutazione finale riscontrata dalla negatività delle immagini strumentali ,in cui si esamina  :

-Assenza di dolore alla palpazione.

-Completa mobilità articolare (ROM) con assenza di dolore.

-Test di forza svolti manualmente o  con un dinamometro.

-Test funzionali positivi.

-Svolgimento da parte dello sportivo di almeno 4 sessioni intere di allenamento  senza dolori e disturbi. 

Un protocollo specifico per la prevenzione agli infortuni non esiste , però seguendo le linee guida generali e l’esperienza clinica educhiamo e raccomandiamo allo sportivo di :

·        Modificare i fattori predisponenti sia generali che individuali

·        Conoscere e saper ascoltare il proprio corpo.

·        Sonno/riposo di almeno 8 h nell’arco delle 24 h per evitare di andare in over stress,

·        Nutrizione: assimilazione di liquidi e nutrienti pre e post allenamento. E’ necessario il giusto reintegro di liquidi.

·         Mantenimento di una corretta mobilità articolare e flessibilità a livello muscolare

·        Durante un allenamento eseguire: riscaldamento, training , defaticamento

·        Allenamento di tipo eccentrico in modo da garantire i giusti stimoli per produrre gli adattamenti necessari

·        Propriocezione(esercizi di instabilità e equilibrio) ha effetti postivi non solo per la prevenzione alle lesioni muscolari ma anche per altre tipologie di infortuni.  

 

A cura di:

 Luigi Lanfranchi

  • Fisioterapista

Soffri di mal di testa?

SOFFRI DI MAL DI TESTA?

Se per il tuo mal di testa ti han sempre e solo proposto un trattamento di tipo farmacologico, dovresti continuare a leggere quanto scritto qua sotto. Soprattutto se i farmaci che prendi fanno sempre meno effetto (o non fanno più effetto).

COS’È IL MAL DI TESTA?

Il mal di testa o cefalea è una condizione clinica frequentemente riscontrata nella pratica clinica medica e fisioterapica. Questo disturbo è molto comune perché interessa più della metà della popolazione mondiale e in base alle forme, ha un notevole impatto socio – economico negativo perché comporta disabilità, assenze lavorative, riduzione della produttività, spese mediche, cure varie e soprattutto alterazioni dello stile di vita e della sfera psico-emotiva.

 

PERCHÉ HO MAL DI TESTA?

Numerosi fattori possono attivare quei processi di irritazione e neuro-infiammazione che sono comuni a tutte le forme di mal di testa, quali: i disturbi del sonno e della sfera psicologica, l’ alimentazione o nutrizione scorretta, la presenza di altre patologie e soprattutto i disordini e dolori cervicali o mandibolari che son quelli meno considerati o proprio ignorati.

 

MAL DI TESTA E CERVICALE

E’ fondamentale che chi soffre di mal di testa valutare,  attraverso un Fisioterapista specializzato in disordini cranio-cervicali e cefalee, la presenza di disturbi cervicali (presenti in quasi il 90% dei soggetti e spesso asintomatici).

Recenti studi sul mal di testa hanno dimostrato infatti come un disturbo a livello della cervicale possa essere una causa diretta di molte forme di mal di testa e/o come tale disturbo possa contribuire al perpetuarsi degli episodi, con un aumento della frequenza e dell’intensità del mal di testa. Tali problematiche a livello cervicale andrebbero ulteriormente ad irritare un sistema nervoso già troppo sensibile in quelle persone che già soffrono di mal di testa.

Secondo diversi studi scientifici moli sono i fattori che possono contribuire all’insorgenza di diverse forme di cefalea: i disturbi del sonno, lo stress e l’ansia, e SOPRATTUTTO le problematiche a carico del rachide cervicale e/o della mandibola.

Lo sapevi che i disturbi a livello della caervicolare e/o mandibola sono presenti in 9 casi su 10 (in coloro che soffrono di mal di testa)?

Avevi mai pensato che tale disturbo possono essere la vera causa di mal di testa? O comunque potesse contribuire in moto importante al perpetuarsi degli attacchi?

 

CHE COSA SUCCEDE AL TUO MAL DI TESTA UNA VOLTA TRATTATE LE PROBLEMATICHE CERVICALI O MANDIBOLARI?

In oltre l’85-90% dei pazienti trattati la risoluzione di queste problematiche permette di:

• ridurre la frequenza, l’intensità e la durata dei tuoi attacchi di mal di testa (emicrania compresa!);
• ridurre l’uso di farmaci o migliorare la tua risposta ai farmaci (o alle altre terapie non-farmacologiche);
• migliorare la qualità della tua vita.

 

Se soffri di una qualsiasi forma di mal di testa il consiglio che ti possiamo dare è quello di rivolgerti presso una fisioterapista specializzato nei disordini cranio – cervico – mandibolari e cefalea.  Saprà valutare l’entità del tuo problema e la probabile relazione con il tuo mal di testa. Attraverso un percorso presso la nostra clinica del mal di testa potrai tu stesso verificare i  risultati in termini di riduzione della frequenza, della durata e dell’intensità del tuo mal di testa.

Dolore alla collo, un ottimo programma multimodale

Dolore alla collo, un ottimo programma multimodale

Dolore al collo: epidemiologia ed eziologia

Il dolore al collo è la seconda ragione per cui le persone si rivolgono a cure mediche specialistiche nei centri di assistenza primaria in tutto il mondo, con un impatto sociale ed economico considerevole.

Questa condizione colpisce con più frequenza le donne rispetto agli uomini, tendendo a ripresentarsi nel tempo o a diventare cronica.

L’eziologia del dolore al collo è spesso sconosciuta, quindi questa condizione è spesso classificata come dolore al collo non specifico o dolore meccanico al collo (Binder, 2008).

Un nuovo approccio: Educare il paziente verso la comprensione dei meccanismi che stanno alla base del dolore

L’educazione alla neurofisiologia del dolore, come accade anche a livello della LOMBARE, si è dimostrata efficace nel trattamento dei disturbi muscolo-scheletrici cronici

L’educazione alla neuroscienza del dolore è un approccio cognitivo che ha dimostrato di ridurre l’intensità del dolore, disabilità e fattori psicologici nei disturbi muscoloscheletrici cronici

D’altra parte, i trattamenti bio-comportamentali che utilizzano questi approcci educatici hanno dimostrato di migliorare la lombalgia cronica (intensità del dolore, ritorno al lavoro o stato funzionale generico) (Ostelo et al., 2005).

Sia l’educazione alla neuroscienza del dolore che il trattamento bio-comportamentale mirano a modificare le credenze dei pazienti sul proprio dolore, ma in aggiunta, l’intervento bio-comportamentale cerca di modificare i fattori psicologici e fisici aumentando l’attività fisica e le capacità di coping, ovvero la capacità di far fronte agli eventi stressanti della vita quotidiana.

Pertanto, ipotizziamo che un approccio bio – comportamentale possa rappresentare una valida soluzione terapeutica nella gestione clinica del mal di collo cronico

L’esercizio terapeutico, la terapia manuale ortopedica, il massaggio ed altre modalità fisiche ( come la stimolazione elettrica transcutanea), assieme all’educazione della neurofisiologia del dolore sono i trattamenti fisioterapici più comunemente utilizzati nei pazienti che presentano un mal di collo persistente.

In una revisione della letteratura, queste tecniche hanno dimostrato di ridurre il dolore quando applicate singolarmente, in particolare la terapia manuale e l’esercizio terapeutico, sebbene gli studi abbiano anche dimostrato che queste terapie sono più efficaci se usate in combinazione (Gross et al., 2007, Leaver, Refshauge, Maher e McAuley, 2010).

La durata del trattamento degli interventi combinati, tuttavia, è solitamente più lunga di quella dei singoli interventi, a volte anche il doppio

Dolore al collo e fattori psicologici

Un numero crescente di prove suggerisce che i fattori psicologici, come per esempio la mancanza di sonno, sono associati al dolore muscolo-scheletrico e che fattori come il catastrofismo possono prevedere esiti negativi, specialmente nei casi di dolore alla schiena e al collo. In un precedente articolo d’altronde, abbiamo appreso come comprendere il problema legato alle nostre ernie e protrusioni.

Infatti, il dolore catastrofico  è stato anche associato all’aumento dell’intensità del dolore evocato durante il test neurodinamico dell’arto superiore (e una risposta più intensa a questo test è stata proposta come un segno di sensibilizzazione centrale in pazienti con dolore (Nijs, Van Houdenhove, e Oostendorp, 2010).

L’educazione alla neurofisiologia del dolore, basato su un approccio cognitivo, si è dimostrato efficace proprio nel migliorare questo dolore catastrofico , anche se l’efficacia di questo l’intervento sui test di provocazione neurale rimane tutt’oggi ignoto.

Uno studio sul dolore cronico al collo

E’ stato realizzato uno studio sui pazienti con dolore cronico al collo, con lo scopo di determinare se un intervento di educazione alla neurofisiologia del dolore (comprendente un approccio bio-comportamentale) combinato con la terapia manuale fosse più efficace della sola terapia manuale, in termini di riduzione del dolore a 4 mesi di follow-up.

L’obiettivo secondario di questo studio è stato anche quello di esaminare se questi 3 interventi (educazione alla neurofisiologia del dolore, terapia manuale ed esercizio terapeutico) fosse più efficace di migliorare i risultati di meccano-sensibilità psicologica e neurale.

Sebbene numerosi studi si siano concentrati su vari interventi di trattamento per il dolore al collo, la nostra opinione è che questo è stato il primo studio per determinare l’efficacia dell’aggiunta di un programma basato sull’educazione che include un approccio bio-comportamentale ad un protocollo di terapia manuale per ridurre l’intensità del dolore, nonché per migliorare gli esiti di meccano-sensibilità psicologica e neurale in pazienti con dolore cronico.

Inoltre, crediamo anche che questo sia il primo studio che utilizza un trattamento multimodale che combina sia la terapia manuale che l’esercizio terapeutico ASSIEME ad un approccio bio-comportamentale.

Conclusioni dello studio

Forti evidenze scientifiche dimostrano che questo tipo di trattamento è efficace nei pazienti con lombalgia cronica (Hall et al., 2018); tuttavia, ci sono ancora prove insufficienti nei pazienti con dolore cronico al collo.

Il modello di educazione terapeutica che è stato adottato combina l’insegnamento di aspetti correlati alla neurofisiologia del dolore e aspetti relativi ad un approccio bio-comportamentale che include metodi cognitivi e di coping per modulare le risposte fisiologiche e produrre cambiamenti adattativi nel comportamento dei pazienti con dolore al collo cronico.

Altri studi hanno recentemente dimostrato che l’educazione terapeutica combinata con l’esercizio terapeutico è più efficace rispetto a quando confrontata con solo educazione terapeutica in nel dolore cronico al collo.

Inoltre, recenti ricerche su altri tipi di dolore al collo (es. Colpo di frusta cervicale e radiculopatia) hanno dimostrato che i trattamenti di fisioterapia con un approccio bio-comportamentale sono efficaci nel ridurre la disabilità, la funzione e il dolore.

Questo RCT ha dimostrato che un approccio bio-comportamentale associato alla terapia manuale ed all’esercizio non era più efficace del gruppo di controllo (ovvero solo la terapia manuale) per ridurre l’intensità del dolore al post-trattamento a 4 mesi di follow-up nei pazienti con CNSNP.

Tuttavia, il primo approccio ha ottenuto miglioramenti significativi rispetto al gruppo di controllo in termini di riduzione del dolore catastrofico e percezione del dolore.

Il trattamento multimodale (Terapia manuale, esercizio terapeutico e l’educazione alla neurofisiologia del dolore) si è dimostrato più efficace, rispetto al gruppo di controllo.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
Dolore al collo: quando allarmarsi…. e quando no!

Dolore al collo: quando allarmarsi…. e quando no!

Dolore al collo? non allarmarti

Spesso senza ragione temiamo il dolore alla colonna vertebrale più di quanto si abbia paura di altre forme di dolore: collo e schiena ci danno l’idea di essere tanto vulnerabili a patologie gravi da terrorizzarci non appena abbiamo qualche fastidio.

Il paradosso è che nella stragrande maggioranza dei casi la nostra schiena e la nostra cervicale stanno bene, in perfetta (o quasi) salute. Come dire che spesso il sintomo (il dolore) è effettivamente la parte peggiore della condizione, un sintomo e basta, anche se a volte molto fastidioso.

Non stiamo parlando di situazioni al limite, come ad esempio subito dopo un incidente in cui è necessaria una visita medica specialistica con eventuali analisi strumentali, questo è un articolo per quelle che sono situazioni di dolore comune, non d’emergenza.

Se hai fastidio da molto tempo, e non passa, allora qui troverai alcune informazioni di base che hanno la duplice utilità di rassicurarti e farti conoscere i meccanismi del dolore al collo.

 Dolore al collo e bandiere rosse (Red Flag)

La paura che ormai abbiamo tutti è che una patologia grave, e spesso incurabile, ci aggredisca. Quindi il dolore è un campanello d’allarme che ci scatena dubbi e paranoie che di solito non hanno motivo di esserci.

Pur essendo difficile è possibile che il dolore che colpisce il collo possa indicare una possibile malattia autoimmune, infezione, cancro o anche una lesione del midollo spinale.

Sono condizioni che spaventano e, oltre al dolore al collo, portano anche alcuni sintomi molto specifici e chiari che permettono una diagnosi abbastanza rapida e accurata. Quindi se sono presenti è fondamentale andare subito a farsi controllare.

Quelle che vedremo in seguito sono le cosiddette bandiere rosse (Red Flag) che sono degli indicatori di una delle suddette gravi patologie.

La regola base che si dovrebbe seguire è che siano presenti 3 specifiche Red Flag riguardo al dolore al collo per andare da un medico:

  1. Il dolore dura da più di 6 settimane,
  2. Il dolore è intenso e resta costante o, addirittura, tende a peggiorare (ma comunque non migliora).
  3. È presente un’altra delle Red Flag che vedremo nella lista più sotto.

 

Per quanto possa sembrare banale ai più c’è una condizione in cui si dovrebbe andare subito a farsi visitare, senza attendere varie settimane: se si è stati vittime di un incidente violento da poter arrecare danni strutturali alla colonna vertebrale o anche al collo.

Capita spesso, più di quanto si creda, che persone soggette a dolore al collo persistente siano soltanto state vittime di qualche incidente!

 

Le principali Red Flag!

Di seguito una lista sommaria di quelle che sono considerate le principali bandiere rosse riguardo al collo e alla schiena. Se alcune di queste sono presenti, o si hanno dubbi, è il momento di andare dal proprio medico, ma senza inutili allarmismi!

 

Le red flag non sono un motivo per preoccuparsi, ma per controllare.

 

 

 

  • Mal di testa forte che arriva all’improvviso. Spesso sono emicranie passeggere che svaniscono nell’arco di alcune ore, se non dovesse accadere andranno investigate cause e sintomi.

  • La febbre o brividi, che non hanno altre spiegazioni mediche, potrebbero in rari casi essere il campanello d’allarme per patologie più gravi (soprattutto se si soffre già di diabete).

  • Se invece si ha mal di testa, difficoltà e/o incapacità a piegare il collo in avanti e/o febbre c’è la possibilità che possa trattarsi di meningite (infiammazione delle membrane che coprono il cervello e il midollo spinale, causate dall’infezione o da effetti collaterali di alcune droghe).

  • Perdita di peso senza che si stia seguendo un regime alimentare per dimagrire.

  • Un doloroso picchiettio sulla colonna vertebrale (segnale per un possibile cancro).

  • Un dolore grave di tipo costrittivo e/o palpitante potrebbe essere causato da un problema a una arteria con il rischio di infarto o ictus.

  • Esistono anche moltissimi segni di un possibile problema al collo che, però, non provocano dolore cervicale ma problemi agli arti come ad esempio una scarsa coordinazione motoria (alle mani), debolezza, atrofia, pesantezza o insensibilità diffusa. Capita spesso che le persone abbiano sia dolore al collo che una serie di altri sintomi senza però capire che sono correlati.

  • Un problema alla rachide cervicale potrebbe essere accompagnato da alcuni sintomi specifici come: vertigini, nausea e vomito. Si tratta di una Red Flag che spesso viene presa sottogamba ed etichettata come un problema generale di salute mentre andrebbero investigati con molta attenzione.

  • Altri fattori di rischio sono l’uso di steroidi, l’abuso di droghe e alcol e la presenza di patologie come l’HIV.

  • Come sottolineato in precedenza il dolore cervicale potrebbe essere solo il sintomo che indica una malattie autoimmune. I segni principali sono: rigidità mattutina, eruzioni cutanee, occhi arrossati e irritati senza apparente ragione, difficoltà nella digestione, ereditarietà e peggioramento di tali sintomi sopra i 40 anni di età.

 

Come si nota le Red Flag sono moltissime e spesso i sintomi possono portare a diagnosi errate per questo si raccomanda sempre di rivolgersi a specialisti senza farsi prendere da ansia e stress.

 

Invece i segni dell’artrosi NON sono bandiere rosse!

Tra le varie preoccupazioni che si hanno, dovute ai sintomi al collo, non sono particolarmente importanti condizioni come:

  • Artrosi
  • Malattie degenerative del disco.
  • Usura della colonna cervicale.

 

Tanti pazienti che presentano segni molto chiari di degenerazione dovuta all’artrosi non avranno mai sintomi oppure, in caso, solo di lieve entità.

LINEA GUIDA COMPLETA SUL TUO DOLORE CERVICALE

Persino all’età di appena 20 anni c’è un gran numero di soggetti con una qualche forma, seppur leggera, di artrosi vertebrale. Si tratta di “segnali” che vengono sovrastimati non soltanto dai pazienti, ma anche purtroppo dagli stessi medici e specialisti.

I sintomi che indicano artrosi sono sempre segnalati con una serie di altri sintomi ben definiti. Il dolore, anche se acuto, non può e non deve essere preso come parametro che indichi la gravità del tuo problema: il dolore è più comune di quanto si creda, la degenerazione grave dei tessuti invece non lo è.

 

Il dolore al collo più lancinante e improvviso è quasi sempre un falso allarme

Un dolore improvviso, acuto simile a una pugnalata non è di per sé una Red Flag! Per quanto possa sembrare assurdo in questi casi è rarissimo che si tratti di qualcosa di cui ci si deve preoccupare.

Quando si verificano, sempre nella maggior parte dei casi, indicano soltanto che si ha una infiammazione (più o meno forte) alla zona cervicale che si palesa con un forte dolore.

Le cause gravi che portano a un dolore cervicale (es. tumore) hanno di solito come sintomo un dolore lancinante e costante, non sono quindi simili a una pugnalata!

Quelli improvvisi e acuti sono principalmente dei falsi allarmi neurologici dovuti a problemi di tipo muscolo scheletrico di poca importanza. In pratica il cervello ha una reazione non commisurata, eccessiva quindi, rispetto al dolore.

Il nostro cervello si è sviluppato per proteggere la colonna vertebrale e quindi ha una reazione eccessiva che porta a una sensibilizzazione della zona, per questo avvertiamo fitte tremende pur non avendo nulla di veramente grave.

A questo va aggiunto anche che la rachide cervicale è “avvolta” da una rete di nervi assai fitta. Sono difficili da irritare, ma non è una cosa impossibile.

Molti dolori acuti che vengono spesso causati da neuropatie minori che, nel peggiore dei casi, nell’arco di qualche giorno o settimana tendono a sfiammarsi. È un processo di guarigione fastidioso, ma alla fine sopportabile soprattutto se si sa che è solo una condizione passeggera.

Stress e ansia perché si ha paura di essere affetti da qualche grave patologia, di cui il dolore cervicale è solo un sintomo, sono spesso la cosa più difficile da gestire.

Il torcicollo può indicare la presenza di qualcosa di grave?

La domanda è tanto semplice quanto la risposta diretta: molto di rado. La maggior parte dei casi di dolore muscolo scheletrico del collo è dovuto alla rigidità della sua muscolatura.

Quello che accade è che le varie strutture si irritano leggermente creando una rete di fastidi che diventano dolore e provocano l’indurimento dei muscoli con conseguente difficoltà a fare determinati movimenti.

La “rigidità nucale” causata dalla meningite è forse l’unica situazione di torcicollo da considerare importante proprio perché sintomo di una patologia ben più grave che, però, è accompagnata da altri sintomi!

Se si soffre di torcicollo (o una meno specifica rigidità cervicale) a lungo, allora sarà opportuno fare valutazioni e analisi approfondite per capirne una eventuale causa. Di solito si tratta di condizioni transitorie ma se sono presenti più “bandiere rosse”, senza inutili allarmismi, è utile fasi visitare da uno specialista.

Una serie di cause di dolore al collo che potrebbero significare che non hai nulla di grave

Di seguito andremo a elencare alcuni problemi medici che potrebbero, pur non essendo indicatori di nulla di grave, causare un dolore al collo anche intenso.

La maggior parte dei problemi della lista non è grave, anche se possono risultare molto fastidiosi e peggiorare alquanto la qualità della vita di chi ne soffre.

  • Alcune patologie della pelle potrebbero causare dolore al collo. Ad esempio il fuoco di Sant’Antonio.

  • Una condizione che causa moltissimi sintomi, e che è quindi assai difficile da diagnosticare, è l’infiammazione della tiroide. Se oltre ai problemi al collo si aggiungono aumento o perdita di peso, depressione, affaticamento, costipazione, confusione e altri sintomi altrettanto generici è possibile che il problema sia dovuto a questa ghiandola.

  • La malattia di Bornholm. Una patologia abbastanza aggressiva che da sintomi come dolore al petto e ai polmoni e può provocare anche dolore al collo. Se si ha dolore al collo, e si fatica a respirare potrebbe esserne la causa, anche se si tratta di una diagnosi più che improbabile!

  • Arterite temporale: infiammazione delle arterie presenti nelle tempie che provoca vari sintomi come emicrania, febbre, problemi di vista o ronzio alle orecchie, dolore alla mandibole, dolore al collo. Solitamente compare in persona sopra i 50 anni affette da altre patologie.

  • Linfoadenopatia: è un’altra condizione in cui i linfonodi del collo, a causa di una infezione o altra patologia, si gonfiano.

  • La Trichinosi è una malattia parassitaria causata dal consumo di carne di maiale cruda o poco cotta e selvaggina. Causa malessere diffuso, spasmi allo stomaco nonché dolore al collo. Solo nei casi peggiore può risultare anche fatale.

  • La cosiddetta sindrome di Parsonage-Turner (malattia comunque molto rara) causa l’infiammazione dei nervi che escono dal rachide cervicale, le cause sono tutt’ora ignote. Può causare una serie di sintomi di vario genere come dolore alle spalle, atrofia dei muscoli delle braccia e dolore al collo.

  • Poi esistono condizioni rarissime e anomale come la Sindrome dell’aquila in cui si ha un allungamento anomalo di un osso che si trova nella parte posteriore della gola (processo stiloideo).

Le condizioni che possono provocare fastidi al nostro collo sono davvero tante. Questa era solo una lista sommaria di alcuni dei più bizzarri e meno noti che dovrebbe far capire come l’autodiagnosi sia spesso forviante.

Il dolore al collo a volte è solo dolore al collo…

Quando preoccuparsi del dolore al collo? In linea di principio la preoccupazione non porta a nulla di buono, causa invece ansia e stress che sono invece dei moltiplicatori del fastidio.

FALSI MITI SUL DOLORE SULLA CERVICALGIA

Per cui è sempre meglio non agitarsi ed eventualmente rivolgersi a specialisti della schiena per capire quale ne possa essere la causa reale.

Ci sono alcune zone del nostro corpo – zona lombare, mascella, pancia e appunto collo – che sono sensibili a periodi di dolore senza che ci sia una reale e spiegabile motivazione. Di solito scompare da sé, senza bisogno di fare nulla ed è dovuto, si ipotizza, a una iperattività del cervello.

Il dolore è una reazione del nostro organismo che la scienza non è ancora stata in grado di spiegare appieno. È certo che oltre a una componente “fisica” ce ne sia una “mentale” altrettanto importante. Si ipotizza che questi due componenti lavorino insieme senza però sapere quale sia preponderante sull’altra, e quando.

Di certo è ormai riconosciuto da tutti gli specialisti che la preoccupazione di sentire dolore ne provoca un aumento, quindi avere paura del dolore al collo e focalizzarsi costantemente su di esso è un fattore di rischio che ne acuisce l’esperienza.

Questo articolo serve per mostrare quanto il dolore al collo sia troppo spesso travisato e considerato preoccupante quando invece è solo causato da qualche “problema” fisiologico, condizioni normali con l’aggiunta di stress e ansia ci spingono a credere erroneamente di avere qualcosa di grave.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
CERVICALGIA: FALSI MITI e REALTÀ SCIENTIFICA

CERVICALGIA: FALSI MITI e REALTÀ SCIENTIFICA

Cervicalgia: informazioni “storpiate e mal condivise”

 

Il dolore cervicale (o cervicalgia) è una problematica molto diffusa. Si stima che circa il 70% della popolazione soffrirà di male al collo almeno una volta nella vita, con notevole costo economico in termini di assenza dal lavoro e cure assistenziali.

Può colpire individui di tutte le età, inclusi bambini e adolescenti.

Ovunque si parla di cervicalgia (o ‘’cervicale’’), ma le informazioni che vengono date in tv (pubblicità martellanti di farmaci e macchinari miracolosi), o che si trovano su riviste settimanali di gossip, siti internet di ogni genere e pagine Facebook gestite da chissà chi, sono spesso in parte o del tutto errate.

A loro volta, poi, queste informazioni vengono ulteriormente ‘’storpiate’’ e ricondivise, e si diffondono come un virus, contribuendo alla continua nascita di nuovi ‘falsi miti’.

La cervicalgia e le sue credenze

 

Secondo il database delle Revisioni Sistematiche Cochrane (che raccoglie informazioni in campo clinico-sanitario su trattamenti di qualsiasi tipo per diffonderle in tutto il mondo) sono 7 le “credenze” più comuni sulle problematiche cervicali:

1. Il decorso del dolore cervicale è favorevole e la maggior parte dei pazienti va incontro a completa guarigione.
FALSO! Al contrario, da un’analisi di diversi studi condotti su pazienti che hanno subito un colpo di frusta emerge che il dolore cervicale è caratterizzato da:
– elevata tendenza a recidivare (cioè a ripresentarsi)
– numerose esacerbazioni del dolore;
– non completa scomparsa dei sintomi anche dopo più di 1 anno dal colpo di frusta.

2. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono la miglior scelta per il trattamento del dolore cervicale in fase iniziale. FALSO! Al contrario, non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino che i FANS siano efficaci nel trattamento del dolore cervicale.

3. L’utilizzo delle elettroterapie* nella gestione del dolore cervicale è supportato da diversi studi scientifici. FALSO! Allo stato attuale delle conoscenze tale affermazione non è supportata dalle evidenze scientifiche, che sono limitate e contrastanti. Non si può quindi dichiarare nulla di definitivo sull’argomento elettroterapia e dolore cervicale.

 

4. La maggior parte dei pazienti con dolore cervicale non ha bisogno di sottoporsi a sedute di terapia manuale*. I pazienti con dolore cervicale migliorano, e in egual misura, anche senza ricorrere a trattamenti di terapia manuale. FALSO! Al contrario, la letteratura scientifica ci dice che la terapia manuale è efficace nel trattamento del dolore cervicale (sub-acuto/cronico, con o senza mal di testa).

5. Per la maggior parte dei pazienti con dolore cervicale è sufficiente svolgere esercizio “generico” per guarire, e non è necessario seguire uno specifico programma di esercizi con indicazioni da parte di un fisioterapista. FALSO! Al contrario, è dimostrato che l’esercizio terapeutico specifico può essere efficace nel trattamento del dolore cervicale (acuto e cronico, con o senza mal di testa)

6. L’educazione sugli esercizi da eseguire a domicilio è efficace quanto l’esercizio terapeutico con supervisione da parte di un fisioterapista. FALSO! Al contrario, diversi studi scientifici hanno dimostrato che per quanto riguarda il trattamento del dolore cervicale “meccanico” e del dolore cervicale con radicolopatia, l’educazione del paziente non dà gli stessi benefici dell’esercizio supervisionato.

7. Per il rinforzo dei muscoli del collo sono sufficienti gli esercizi cervicali isometrici. FALSO! Diversi studi RCT hanno dimostrato i benefici di diversi tipi di esercizio: allenamento dei muscoli cervicali profondi, allenamento progressivo per la resistenza dei muscoli cervicali, allenamento per la forza ad alta intensità per i muscoli del collo e delle spalle, esercizi di stabilizzazione con utilizzo di fascia elastica (tipo Thera-Band).