Glutei: qual’è il miglior esercizio

Glutei: qual’è il miglior esercizio

 Quali sono gli esercizi che focalizzano l’attenzione sui muscoli glutei riducendo al minimo l’attivazione del tensore della fascia lata? Valutazione elettromiografica mediante elettrodi a filo-guida.

Biomeccanica dell’anca

Le azioni muscolari primarie all’anca sono ben note; la parte centrale del medio gluteo (GMED) è un abduttore mentre il grande gluteo (GMAX) è un estensore e rotatore esterno.

Tuttavia, la parte superiore del GMAX (SUP-GMAX) agisce anche come un abduttore d’anca durante il passo.

Per le loro azioni, si raccomanda di incrementare le prestazioni del GMED e GMAX al fine di controllare l’eccessiva adduzione e intrarotazione d’anca durante le attività di carico.

 

La letteratura sui glutei

Studi recenti hanno cercato di determinare quali siano i migliori esercizi per l’attivazione dei muscoli glutei.

Gli esercizi raccomandati hanno incluso il side bridge, il wall squat, il forward step-up, quadruped extremity lift, standing hip abduction e sidelying hip abduction.

Una limitazione comune a tutti questi studi è che usavano l’elettromiografia di superficie (EMG) per valutare l’attività muscolare.

L’uso di elettrodi di superficie per rilevare l’attività muscolare ha il potenziale di contaminare il segnale EMG del muscolo desiderato con quello dei muscoli vicini (cross-talk).

Gli elettrodi a filo-guida limitano il cross-talk perché, a differenza degli elettrodi di superficie, applicati sulla pelle, vengono inseriti direttamente nel muscolo bersaglio mediante un piccolo ago.

 

Una seconda limitazione degli studi che hanno valutato l’attività del GMED e GMAX durante vari programmi di esercizio terapeutico è che, ad eccezione di 2 studi, non hanno quantificato l’attività del tensore della fascia lata (TFL).

Il TFL, oltre ad essere un abduttore, è un rotatore interno d’anca. Esso può anche esercitare una forza laterale sulla rotula tramite connessioni alla banda ileotibiale, che è collegata alla rotula e al retinacolo laterale.  Un’eccessiva rotazione interna dell’anca e uno spostamento laterale della rotula sono stati collegati a condizioni patologiche come il dolore femoro-rotuleo.

Per alcune condizioni, pertanto, sembrerebbe appropriato progettare programmi di riabilitazione utilizzando esercizi terapeutici che promuovano l’attività del GMED e del GMAX riducendo al minimo il reclutamento del TFL.  

Scopo dello studio

Lo SCOPO del presente studio era di studiare l’attivazione dei muscoli abduttori dell’anca mediante EMG a filo-guida per un numero selezionato di esercizi terapeutici; in particolare, si è cercato di determinare quali esercizi avrebbero attivato maggiormente il GMED e il SUP-GMAX riducendo al minimo l’attività del TFL.

Le informazioni ottenute da questo studio possono essere utili per la pianificazione di programmi di allenamento terapeutico specifici per alcuni disturbi muscoloscheletrici degli arti inferiori.

Hanno partecipato allo studio 20 soggetti volontari sani (10 uomini e 10 donne) di età compresa tra i 18 e 50 anni. I soggetti sono stati reclutati dalle comunità dell’University of Southern California (Los Angeles, CA) e della Western University of Health (Pomona, CA).

I soggetti erano esclusi se riferivano patologie muscoloscheletriche del tronco o degli arti inferiori o una qualsiasi condizione neurologica.

Lo scopo dello studio era confrontare l’ampiezza del segnale EMG dei muscoli abduttori d’anca durante esercizi terapeutici selezionati per determinare quali avrebbero maggiormente attivato il GMED e il SUP-GMAX riducendo al minimo l’attivazione del TFL.

Riduciamo al minimo l’attivazione del tensore della fascia lata

L’indagine attuale si basa sulla premessa che un’eccessiva attivazione del TFL durante gli esercizi terapeutici potrebbe essere controproducente nel trattamento di persone con disturbi muscoloscheletrici in cui l’eccessiva rotazione interna dell’anca fosse un fattore contribuente.

I risultati dell’ANOVA e dei test di contrasto hanno dimostrato che nella maggior parte degli esercizi valutati erano attivati prevalentemente i muscoli glutei limitando il reclutamento del TFL.

Risultati

Questi esercizi includevano il QKF, QKE, UniBRG, BiBRG, SQUAT, SIDESTEP e CLAM. Tutti questi esercizi hanno prodotto ampiezze EMG superiori del 50% per entrambi i muscoli glutei rispetto al TFL.

  • Durante l’ABD, solo il GMED ha mostrato un’ampiezza EMG significativamente maggiore rispetto al TFL.
  • Per STEP-UP, LUNGE e HIKE, le ampiezze EMG dei muscoli glutei e TFL non erano statisticamente differenti, con l’eccezione del SUP-GMAX, che mostrava un’ampiezza EMG più bassa rispetto al TFL durante l’HIKE.
  • La più grande ampiezza EMG per il GMED si è verificata durante gli esercizi di ABD e HIKE. Questi risultati sono in accordo con i dati riportati da Bolgla e Uhl, che hanno raccomandato entrambi questi esercizi per l’attivazione del GMED; tuttavia, questi autori non hanno misurato l’attivazione del TFL.

 

Nello studio in corso, sono state osservate anche le maggiori ampiezze EMG del TFL durante entrambi questi esercizi.

  • Durante ABD, il GMED era significativamente più attivo del TFL; tuttavia, non c’era alcuna differenza statisticamente significativa tra questi 2 muscoli per HIKE. Ciononostante, l’attività del TFL era significativamente maggiore di quella del SUP-GMAX in entrambi gli esercizi.
  • I nostri risultati per l’esercizio ABD sono anche in accordo con lo studio EMG di superficie di McBeth et al, che ha riferito che il GMED aveva un’attività significativamente maggiore rispetto al TFL e che il TFL aveva un’attività significativamente maggiore rispetto al GMAX.
  • L’ampiezza EMG per il SUP-GMAX è stata la più alta nell’esercizio CLAM e la seconda più alta nell’UniBRG. Questo risultato può essere attribuito al fatto che questi esercizi incorporano maggiori quantità di rotazione esterna ed estensione dell’anca rispetto agli altri esercizi valutati.
  • Sia il SUP-GMAX che il GMED hanno avuto un impatto maggiormente significativo nelle attività rispetto al TFL.
  • Dei 7 esercizi in cui entrambi i glutei hanno mostrato un’ampiezza EMG significativamente maggiore rispetto al TFL, il BiBRG e lo SQUAT hanno prodotto ampiezze EMG relativamente basse sia del GMED che del SUP-GMAX. Ad esempio, i livelli di ampiezza EMG di tutti i muscoli testati nell’esercizio BiBRG erano circa la metà di quelli dell’UniBRG.
  • Durante l’esercizio SQUAT, i muscoli glutei hanno dimostrato ampiezze EMG ancora più basse. Pertanto, abbiamo sviluppato l’indice GTA per caratterizzare meglio gli esercizi in base alla loro capacità di attivare preferenzialmente i glutei rispetto al TFL, pur esibendo ampiezze EMG fortemente normalizzate.

 

Tra gli esercizi esaminati, il CLAM, SIDESTEP, UniBRG, QKE e QKF avevano valori di indice GTA pari o superiori a 50 (TABELLA 2). Questi esercizi sarebbero quindi i più specifici per produrre alti livelli di attività GMED e SUP-GMAX riducendo al minimo l’attivazione del TFL.

 

Inoltre, questi 5 esercizi hanno prodotto ampiezze del segnale EMG superiori al 25% MVIC per ciascuno dei glutei e meno del 20% MVIC per il TFL. La CLAM aveva l’ampiezza EMG del SUP-GMAX più alta e una delle più basse ampiezze di TFL di tutti gli esercizi esaminati.

Questi fattori hanno contribuito al suo indice GTA più alto. Questo risultato è coerente con il fatto che la CLAM richiede più rotazione e abduzione esterna dell’anca rispetto agli altri esercizi.

Inoltre, era 1 dei 2 esercizi eseguiti con resistenza esterna (tubi elastici). Il SIDESTEP ha avuto una delle più basse ampiezze EMG del TFL, che ha contribuito al suo avere il secondo indice GTA più alto. Il SIDESTEP è stato eseguito in una posizione di squat con un tubo elastico attorno alle cosce distalmente e sia la posizione che la resistenza potrebbero determinare un’aumentata attivazione dei glutei.

Cambridge et al. hanno studiato un esercizio simile e hanno riferito che il TFL aveva un’ampiezza del segnale EMG di superficie inferiore rispetto al GMED ma un’ampiezza maggiore rispetto al GMAX. Questo è in contrasto con le nostre scoperte, in cui il TFL aveva un’ampiezza del segnale EMG significativamente inferiore rispetto a GMED e SUP-GMAX.

Tuttavia, Cambridge et al. non hanno effettuato confronti statistici tra i muscoli, né hanno valutato in modo specifico il SUP-GMAX. Pertanto, non è possibile determinare con precisione la natura delle relazioni tra i muscoli nel loro studio e confrontare i 2 studi.

Gli esercizi di ABD, STEP-UP, HIKE e LUNGE hanno prodotto indici GTA inferiori a 40 (TABELLA 2). Inoltre, questi esercizi non hanno dimostrato un’ampiezza EMG significativamente maggiore di entrambi i muscoli glutei rispetto al TFL, sulla base di test statistici.

Pertanto, questi esercizi non sono consigliati per attivare preferenzialmente il GMED e il SUP-GMAX, riducendo al minimo l’attivazione del TFL. Gli esercizi BiBRG e SQUAT sarebbero stati considerati favorevoli sulla base dei risultati degli ANOVA e dei test di contrasto, nonché dei relativi rapporti di attivazione dei glutei e TFL.

 

Tuttavia, questi esercizi erano nella parte inferiore del ranking dell’indice GTA (TABELLA 2). I valori dell’indice GTA relativamente bassi per ciascuno di questi 2 esercizi mettono in discussione la loro utilità per scopi di riabilitazione

miglior-esercizio-glutei

La TABELLA 2 presenta gli esercizi testati in ordine di grandezza decrescente dell’indice GTA, illustrando come questo indice potrebbe essere utilizzato per formulare raccomandazioni per la prescrizione di esercizi terapeutici. Una limitazione dello studio corrente è che gli esercizi CLAM e SIDESTEP hanno usato una resistenza elastica che non è stata quantificata in termini assoluti o relativi. Inoltre, è possibile che senza la resistenza aggiunta, questi esercizi avrebbero avuto ampiezze di EMG e indici GTA più bassi.

Conclusioni

Se l’obiettivo della riabilitazione è quello di attivare preferenzialmente i muscoli glutei riducendo al minimo l’attivazione del TFL, gli esercizi CLAM, SIDESTEP, UniBRG, QKE e QKF sembrano essere i più appropriati.

Questo si basa sul fatto che tutti questi esercizi hanno prodotto un EMG significativamente maggiore sia nei muscoli GMED sia nei muscoli SUP-GMAX rispetto al TFL.

Dolore al collo: quando allarmarsi….e quando no!

Dolore al collo: quando allarmarsi….e quando no!

Dolore al collo? Non allarmarti

Spesso senza ragione temiamo il dolore alla colonna vertebrale più di quanto si abbia paura di altre forme di dolore: collo e schiena ci danno l’idea di essere tanto vulnerabili a patologie gravi da terrorizzarci non appena abbiamo qualche fastidio.

Il paradosso è che nella stragrande maggioranza dei casi la nostra schiena e la nostra cervicale stanno bene, in perfetta (o quasi) salute. Come dire che spesso il sintomo (il dolore) è effettivamente la parte peggiore della condizione, un sintomo e basta, anche se a volte molto fastidioso.

Non stiamo parlando di situazioni al limite, come ad esempio subito dopo un incidente in cui è necessaria una visita medica specialistica con eventuali analisi strumentali, questo è un articolo per quelle che sono situazioni di dolore comune, non d’emergenza.

Se hai fastidio da molto tempo, e non passa, allora qui troverai alcune informazioni di base che hanno la duplice utilità di rassicurarti e farti conoscere i meccanismi del dolore al collo.

 Dolore al collo e bandiere rosse (Red Flag)

La paura che ormai abbiamo tutti è che una patologia grave, e spesso incurabile, ci aggredisca. Quindi il dolore è un campanello d’allarme che ci scatena dubbi e paranoie che di solito non hanno motivo di esserci.

Pur essendo difficile è possibile che il dolore che colpisce il collo possa indicare una possibile malattia autoimmune, infezione, cancro o anche una lesione del midollo spinale.

Sono condizioni che spaventano e, oltre al dolore al collo, portano anche alcuni sintomi molto specifici e chiari che permettono una diagnosi abbastanza rapida e accurata. Quindi se sono presenti è fondamentale andare subito a farsi controllare.

Quelle che vedremo in seguito sono le cosiddette bandiere rosse (Red Flag) che sono degli indicatori di una delle suddette gravi patologie.

La regola base che si dovrebbe seguire è che siano presenti 3 specifiche Red Flag riguardo al dolore al collo per andare da un medico:

  1. Il dolore dura da più di 6 settimane,
  2. Il dolore è intenso e resta costante o, addirittura, tende a peggiorare (ma comunque non migliora).
  3. È presente un’altra delle Red Flag che vedremo nella lista più sotto.

 

Per quanto possa sembrare banale ai più c’è una condizione in cui si dovrebbe andare subito a farsi visitare, senza attendere varie settimane: se si è stati vittime di un incidente violento da poter arrecare danni strutturali alla colonna vertebrale o anche al collo.

Capita spesso, più di quanto si creda, che persone soggette a dolore al collo persistente siano soltanto state vittime di qualche incidente!

 

Le principali Red Flag!

banidera-rossa

Di seguito una lista sommaria di quelle che sono considerate le principali bandiere rosse riguardo al collo e alla schiena. Se alcune di queste sono presenti, o si hanno dubbi, è il momento di andare dal proprio medico, ma senza inutili allarmismi!

 

Le red flag non sono un motivo per preoccuparsi, ma per controllare.

 

 

 

  • Mal di testa forte che arriva all’improvviso. Spesso sono emicranie passeggere che svaniscono nell’arco di alcune ore, se non dovesse accadere andranno investigate cause e sintomi.

  • La febbre o brividi, che non hanno altre spiegazioni mediche, potrebbero in rari casi essere il campanello d’allarme per patologie più gravi (soprattutto se si soffre già di diabete).

  • Se invece si ha mal di testa, difficoltà e/o incapacità a piegare il collo in avanti e/o febbre c’è la possibilità che possa trattarsi di meningite (infiammazione delle membrane che coprono il cervello e il midollo spinale, causate dall’infezione o da effetti collaterali di alcune droghe).

  • Perdita di peso senza che si stia seguendo un regime alimentare per dimagrire.

  • Un doloroso picchiettio sulla colonna vertebrale (segnale per un possibile cancro).

  • Un dolore grave di tipo costrittivo e/o palpitante potrebbe essere causato da un problema a una arteria con il rischio di infarto o ictus.

  • Esistono anche moltissimi segni di un possibile problema al collo che, però, non provocano dolore cervicale ma problemi agli arti come ad esempio una scarsa coordinazione motoria (alle mani), debolezza, atrofia, pesantezza o insensibilità diffusa. Capita spesso che le persone abbiano sia dolore al collo che una serie di altri sintomi senza però capire che sono correlati.

  • Un problema alla rachide cervicale potrebbe essere accompagnato da alcuni sintomi specifici come: vertigini, nausea e vomito. Si tratta di una Red Flag che spesso viene presa sottogamba ed etichettata come un problema generale di salute mentre andrebbero investigati con molta attenzione.

  • Altri fattori di rischio sono l’uso di steroidi, l’abuso di droghe e alcol e la presenza di patologie come l’HIV.

  • Come sottolineato in precedenza il dolore cervicale potrebbe essere solo il sintomo che indica una malattie autoimmune. I segni principali sono: rigidità mattutina, eruzioni cutanee, occhi arrossati e irritati senza apparente ragione, difficoltà nella digestione, ereditarietà e peggioramento di tali sintomi sopra i 40 anni di età.

 

Come si nota le Red Flag sono moltissime e spesso i sintomi possono portare a diagnosi errate per questo si raccomanda sempre di rivolgersi a specialisti senza farsi prendere da ansia e stress.

 

Invece i segni dell’artrosi non sono bandiere rosse!

Tra le varie preoccupazioni che si hanno, dovute ai sintomi al collo, non sono particolarmente importanti condizioni come:

  • Artrosi
  • Malattie degenerative del disco.
  • Usura della colonna cervicale.

 

Tanti pazienti che presentano segni molto chiari di degenerazione dovuta all’artrosi non avranno mai sintomi oppure, in caso, solo di lieve entità.

LINEA GUIDA COMPLETA SUL TUO DOLORE CERVICALE

Persino all’età di appena 20 anni c’è un gran numero di soggetti con una qualche forma, seppur leggera, di artrosi vertebrale. Si tratta di “segnali” che vengono sovrastimati non soltanto dai pazienti, ma anche purtroppo dagli stessi medici e specialisti.

Immagine valutazione cervicale

I sintomi che indicano artrosi sono sempre segnalati con una serie di altri sintomi ben definiti. Il dolore, anche se acuto, non può e non deve essere preso come parametro che indichi la gravità del tuo problema: il dolore è più comune di quanto si creda, la degenerazione grave dei tessuti invece non lo è.

 

Il dolore al collo più lancinante e improvviso è quasi sempre un falso allarme

Un dolore improvviso, acuto simile a una pugnalata non è di per sé una Red Flag! Per quanto possa sembrare assurdo in questi casi è rarissimo che si tratti di qualcosa di cui ci si deve preoccupare.

Quando si verificano, sempre nella maggior parte dei casi, indicano soltanto che si ha una infiammazione (più o meno forte) alla zona cervicale che si palesa con un forte dolore.

Le cause gravi che portano a un dolore cervicale (es. tumore) hanno di solito come sintomo un dolore lancinante e costante, non sono quindi simili a una pugnalata!

Quelli improvvisi e acuti sono principalmente dei falsi allarmi neurologici dovuti a problemi di tipo muscolo scheletrico di poca importanza. In pratica il cervello ha una reazione non commisurata, eccessiva quindi, rispetto al dolore.

Il nostro cervello si è sviluppato per proteggere la colonna vertebrale e quindi ha una reazione eccessiva che porta a una sensibilizzazione della zona, per questo avvertiamo fitte tremende pur non avendo nulla di veramente grave.

A questo va aggiunto anche che la rachide cervicale è “avvolta” da una rete di nervi assai fitta. Sono difficili da irritare, ma non è una cosa impossibile.

Molti dolori acuti che vengono spesso causati da neuropatie minori che, nel peggiore dei casi, nell’arco di qualche giorno o settimana tendono a sfiammarsi. È un processo di guarigione fastidioso, ma alla fine sopportabile soprattutto se si sa che è solo una condizione passeggera.

Stress e ansia perché si ha paura di essere affetti da qualche grave patologia, di cui il dolore cervicale è solo un sintomo, sono spesso la cosa più difficile da gestire.

Il torcicollo può indicare la presenza di qualcosa di grave?

La domanda è tanto semplice quanto la risposta diretta: molto di rado. La maggior parte dei casi di dolore muscolo scheletrico del collo è dovuto alla rigidità della sua muscolatura.

Quello che accade è che le varie strutture si irritano leggermente creando una rete di fastidi che diventano dolore e provocano l’indurimento dei muscoli con conseguente difficoltà a fare determinati movimenti.

La “rigidità nucale” causata dalla meningite è forse l’unica situazione di torcicollo da considerare importante proprio perché sintomo di una patologia ben più grave che, però, è accompagnata da altri sintomi!

Se si soffre di torcicollo (o una meno specifica rigidità cervicale) a lungo, allora sarà opportuno fare valutazioni e analisi approfondite per capirne una eventuale causa. Di solito si tratta di condizioni transitorie ma se sono presenti più “bandiere rosse”, senza inutili allarmismi, è utile fasi visitare da uno specialista.

Una serie di cause di dolore al collo che potrebbero significare che non hai nulla di grave

Di seguito andremo a elencare alcuni problemi medici che potrebbero, pur non essendo indicatori di nulla di grave, causare un dolore al collo anche intenso.

La maggior parte dei problemi della lista non è grave, anche se possono risultare molto fastidiosi e peggiorare alquanto la qualità della vita di chi ne soffre.

  • Alcune patologie della pelle potrebbero causare dolore al collo. Ad esempio il fuoco di Sant’Antonio.

  • Una condizione che causa moltissimi sintomi, e che è quindi assai difficile da diagnosticare, è l’infiammazione della tiroide. Se oltre ai problemi al collo si aggiungono aumento o perdita di peso, depressione, affaticamento, costipazione, confusione e altri sintomi altrettanto generici è possibile che il problema sia dovuto a questa ghiandola.

  • La malattia di Bornholm. Una patologia abbastanza aggressiva che da sintomi come dolore al petto e ai polmoni e può provocare anche dolore al collo. Se si ha dolore al collo, e si fatica a respirare potrebbe esserne la causa, anche se si tratta di una diagnosi più che improbabile!

  • Arterite temporale: infiammazione delle arterie presenti nelle tempie che provoca vari sintomi come emicrania, febbre, problemi di vista o ronzio alle orecchie, dolore alla mandibole, dolore al collo. Solitamente compare in persona sopra i 50 anni affette da altre patologie.

  • Linfoadenopatia: è un’altra condizione in cui i linfonodi del collo, a causa di una infezione o altra patologia, si gonfiano.

  • La Trichinosi è una malattia parassitaria causata dal consumo di carne di maiale cruda o poco cotta e selvaggina. Causa malessere diffuso, spasmi allo stomaco nonché dolore al collo. Solo nei casi peggiore può risultare anche fatale.

  • La cosiddetta sindrome di Parsonage-Turner (malattia comunque molto rara) causa l’infiammazione dei nervi che escono dal rachide cervicale, le cause sono tutt’ora ignote. Può causare una serie di sintomi di vario genere come dolore alle spalle, atrofia dei muscoli delle braccia e dolore al collo.

  • Poi esistono condizioni rarissime e anomale come la Sindrome dell’aquila in cui si ha un allungamento anomalo di un osso che si trova nella parte posteriore della gola (processo stiloideo).

Le condizioni che possono provocare fastidi al nostro collo sono davvero tante. Questa era solo una lista sommaria di alcuni dei più bizzarri e meno noti che dovrebbe far capire come l’autodiagnosi sia spesso forviante.

Il dolore al collo a volte è solo dolore al collo…

Quando preoccuparsi del dolore al collo? In linea di principio la preoccupazione non porta a nulla di buono, causa invece ansia e stress che sono invece dei moltiplicatori del fastidio.

FALSI MITI SUL DOLORE SULLA CERVICALGIA

Per cui è sempre meglio non agitarsi ed eventualmente rivolgersi a specialisti della schiena per capire quale ne possa essere la causa reale.

Ci sono alcune zone del nostro corpo – zona lombare, mascella, pancia e appunto collo – che sono sensibili a periodi di dolore senza che ci sia una reale e spiegabile motivazione. Di solito scompare da sé, senza bisogno di fare nulla ed è dovuto, si ipotizza, a una iperattività del cervello.

Il dolore è una reazione del nostro organismo che la scienza non è ancora stata in grado di spiegare appieno. È certo che oltre a una componente “fisica” ce ne sia una “mentale” altrettanto importante. Si ipotizza che questi due componenti lavorino insieme senza però sapere quale sia preponderante sull’altra, e quando.

Di certo è ormai riconosciuto da tutti gli specialisti che la preoccupazione di sentire dolore ne provoca un aumento, quindi avere paura del dolore al collo e focalizzarsi costantemente su di esso è un fattore di rischio che ne acuisce l’esperienza.

Questo articolo serve per mostrare quanto il dolore al collo sia troppo spesso travisato e considerato preoccupante quando invece è solo causato da qualche “problema” fisiologico, condizioni normali con l’aggiunta di stress e ansia ci spingono a credere erroneamente di avere qualcosa di grave.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata

Cervicalgia: falsi miti e realtà scientifica

Cervicalgia: falsi miti e realtà scientifica

Cervicalgia: informazioni “storpiate e mal condivise”

Il dolore cervicale (o cervicalgia) è una problematica molto diffusa. Si stima che circa il 70% della popolazione soffrirà di male al collo almeno una volta nella vita, con notevole costo economico in termini di assenza dal lavoro e cure assistenziali.

Può colpire individui di tutte le età, inclusi bambini e adolescenti.

Ovunque si parla di cervicalgia (o ‘’cervicale’’), ma le informazioni che vengono date in tv (pubblicità martellanti di farmaci e macchinari miracolosi), o che si trovano su riviste settimanali di gossip, siti internet di ogni genere e pagine Facebook gestite da chissà chi, sono spesso in parte o del tutto errate.

A loro volta, poi, queste informazioni vengono ulteriormente ‘’storpiate’’ e ricondivise, e si diffondono come un virus, contribuendo alla continua nascita di nuovi ‘falsi miti’.

La cervicalgia e le sue credenze

Secondo il database delle Revisioni Sistematiche Cochrane (che raccoglie informazioni in campo clinico-sanitario su trattamenti di qualsiasi tipo per diffonderle in tutto il mondo) sono 7 le “credenze” più comuni sulle problematiche cervicali:

1. Il decorso del dolore cervicale è favorevole e la maggior parte dei pazienti va incontro a completa guarigione.
FALSO! Al contrario, da un’analisi di diversi studi condotti su pazienti che hanno subito un colpo di frusta emerge che il dolore cervicale è caratterizzato da:
– elevata tendenza a recidivare (cioè a ripresentarsi)
– numerose esacerbazioni del dolore;
– non completa scomparsa dei sintomi anche dopo più di 1 anno dal colpo di frusta.

2. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) sono la miglior scelta per il trattamento del dolore cervicale in fase iniziale. FALSO! Al contrario, non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino che i FANS siano efficaci nel trattamento del dolore cervicale.

3. L’utilizzo delle elettroterapie* nella gestione del dolore cervicale è supportato da diversi studi scientifici. FALSO! Allo stato attuale delle conoscenze tale affermazione non è supportata dalle evidenze scientifiche, che sono limitate e contrastanti. Non si può quindi dichiarare nulla di definitivo sull’argomento elettroterapia e dolore cervicale.

4. La maggior parte dei pazienti con dolore cervicale non ha bisogno di sottoporsi a sedute di terapia manuale*. I pazienti con dolore cervicale migliorano, e in egual misura, anche senza ricorrere a trattamenti di terapia manuale. FALSO! Al contrario, la letteratura scientifica ci dice che la terapia manuale è efficace nel trattamento del dolore cervicale (sub-acuto/cronico, con o senza mal di testa).

5. Per la maggior parte dei pazienti con dolore cervicale è sufficiente svolgere esercizio “generico” per guarire, e non è necessario seguire uno specifico programma di esercizi con indicazioni da parte di un fisioterapista. FALSO! Al contrario, è dimostrato che l’esercizio terapeutico specifico può essere efficace nel trattamento del dolore cervicale (acuto e cronico, con o senza mal di testa)

6. L’educazione sugli esercizi da eseguire a domicilio è efficace quanto l’esercizio terapeutico con supervisione da parte di un fisioterapista. FALSO! Al contrario, diversi studi scientifici hanno dimostrato che per quanto riguarda il trattamento del dolore cervicale “meccanico” e del dolore cervicale con radicolopatia, l’educazione del paziente non dà gli stessi benefici dell’esercizio supervisionato.

7. Per il rinforzo dei muscoli del collo sono sufficienti gli esercizi cervicali isometrici. FALSO! Diversi studi RCT hanno dimostrato i benefici di diversi tipi di esercizio: allenamento dei muscoli cervicali profondi, allenamento progressivo per la resistenza dei muscoli cervicali, allenamento per la forza ad alta intensità per i muscoli del collo e delle spalle, esercizi di stabilizzazione con utilizzo di fascia elastica (tipo Thera-Band).

Dolore cervicale: la guida completa

Dolore cervicale: la guida completa

Dolore cervicale? 

Se ti svegli al mattino con un po’ di torcicollo, e magari basta un impacco caldo per farlo passare o un po’ di stretching forse non hai bisogno di questo tutorial per il dolore cervicale per sfatarne alcune leggende metropolitane!

È una guida per casi più difficili in cui si ha quel maledetto “crack” del collo, quella orribile sensazione di blocco e dolore allo stesso tempo che si dipana verso la schiena e spesso anche verso la testa.

Il dolore al collo, visto il tipo di vita sedentaria e spesso “statica” che facciamo è una condizione che prima o poi affligge tutti noi. Se hai davvero un dolore al collo così intenso da non permetterti neanche di muoverti allora potrebbe essere un problema di cervicale.

Che sia la prima volta, la quinta o la decima che ti si verifica un “crack” del genere è  il caso andare anzitutto da uno specialista della colonna vertebrale e iniziare a pensare a qualche terapia da fare, oltre a cambiare alcune abitudini e lo stile di vita.

Molti che soffrono di dolore cervicale immaginano, sognano quasi, di poter sfilare via la colonna vertebrale e cambiarla con una nuova che non dia tutti quei problemi e dolori. Perché la cervicale è davvero una patologia molto debilitante ed estremamente fastidiosa.

La prima cosa da fare è di informarsi e capire perché l’educazione, e di conseguenza la riduzione della paura che il dolore provoca, possono di per sé essere già un buon trattamento per la cervicale.

Alcune le leggende sul dolore cervicale!

Chi non ha mai sofferto di dolore cronico al collo non ha idea di quanto tale condizione sia debilitante, non solo dal punto di vista fisico ma anche psicologico.

A ciò va aggiunto che il dolore cervicale ha un costo economico non indifferente a livello personale e sociale perché provoca frequenti assenze dal lavoro.

Un recente studio svedese mostra come, probabilmente, diminuisca anche l’aspettativa di vita delle persone. Se le cause siano dovute all’abuso di medicinali, stress o altri fattori è ancora da chiarire.

A parte casi limiti il problema del dolore cervicale è molto sentito perché danneggia e peggiora fortemente la qualità della vita di chi ne soffre, soprattutto se cronico. Eppure a riguardo c’è molta disinformazione sia da parte dei medici che dei malati.

Possiamo dire che a “leggende metropolitane” rivaleggia senza dubbio con la classica lombalgia cronica!

  • Leggenda n.1: il dolore cervicale è causato da una cattiva postura.
  • Leggenda n.2: il dolore al collo è collegato direttamente da una curvatura anomala della colonna vertebrale.

 

Esistono a riguardo di queste condizioni centinaia, se non migliaia , di possibili ipotesi eppure ormai la ricerca ha dimostrato scientificamente che sia la leggenda 1 che 2 risultano false o, nei casi più estremi, tali condizioni non sono un fattore importante del dolore cervicale.

Ad esempio esistono molte teorie sui problemi causati dal “guardare” troppo lo schermo di uno smartphone quando, invece,  è dimostrato che non c’è alcuna correlazione tra le due cose.

Eppure tutte queste nuove informazioni non sono così conosciute creando, di conseguenza, una insensata corsa a terapie manuali spesso tanto inutili quanto costose.

I miti del dolore al collo sono testardi come il dolore al collo stesso. Di certo tra dieci anni ci saranno ancora molti professionisti focalizzati sulla postura!

Questo semplice tutorial serve per far capire al meglio alcune incomprensioni riguardo al dolore cervicale come ad esempio:

  • Miti sulla sublussazione.
  • Miti sullo sforzo muscolare.
  • Miti sugli spasmi muscolari.
  • Miti sull’artrite e sull’ernia del disco.

Il primo passo per guarire è capire, informarsi e conoscere anche i reali meccanismi che sono la causa di una condizione fastidiosa e a volte davvero debilitante.

La verità sul dolore a collo

Purtroppo in pochi conoscono davvero le meccaniche del dolore cervicale e soprattutto le sue cause e possibili cure.

In generale possiamo dire, senza voler offendere nessuno, che i medici di base non siano le persone più competenti a riguardo. Non per vere e proprie mancanze ma perché si tratta di una patologia specifica e davvero complessa.

La cosa grave, a dire la verità, è che spesso anche alcuni specialisti come fisioterapisti oppure fisiatri o osteopati hanno lacune profonde causate da una conoscenza obsoleta della materia, loro stessi si rifanno alle leggende metropolitane.

Da qui non si deve esagerare e correre da qualche santone ne tantomeno da professionisti alternativi con la certezza di vedere la propria condizione risolta nell’arco di poche sedute: il dolore al collo è davvero un grande mistero scientifico che va trattato con pazienza e molta cautela.

Se hai subito un trauma al collo, come una ferita o più comunemente un colpo di frusta, è normale che tu abbia avuto un dolore cervicale per un po’ di tempo. Se però persiste e non è ancora guarito potresti avere un problema cervicale che non deve cronicizzarsi.

Collo incriccato o dolore al collo?

Le statistiche mostrano che un collo “incriccato” e il dolore cervicale sono divisi equamente 50 e 50 nella popolazione, sia a livello leggero che molto forte. In tali studi si mostra quanto siano drammatiche le statistiche a riguardo e i mostruosi costi economici che la comunità è costretta a sostenere, spesso per pratiche che risultano inutili.

Un collo incriccato detto in inglese “crick”, è un termine non medico che indica appunto un sottotipo di dolore al collo. Sembra una sorta di “guasto meccanico” alla zona, un blocco che non ti permette di muoverti.

Molte persone insistono sul fatto che il problema non è esattamente doloroso, ma comunque estremamente sgradevole, una sensazione irritante, scomoda, bloccata più simile a un “prurito” o forse un “prurito profondo” di un vero dolore.

Spesso questi “crick” sono sottovalutati per lunghi periodi sia dal paziente che dall’eventuale terapeuta quando invece andrebbero indagati per comprenderne le origini. Ci sono casi in cui le persone affette da questi fastidi, oltre a quelli fisici, soffrivano molto anche dal punto di vista emotivo e psicologico.

Molti terapeuti iniziano a rendersi conto di quanto i crick siano dannosi e fastidiosi, tanto che si crede che, dal punto di vista mentale, siano quasi più stressanti di un dolore cronico “puro” portando lo stress e l’ansia a livelli altissimi.

collo-rigido

Anche qui c’è da fare attenzione a non comparare il dolore cronico ai “crick”, si tratta chiaramente di condizioni simili ma profondamente diverse e anche la stessa comprensione e accettazione del fastidio provocato al pazienta è un elemento necessario per la cura.

Dolore cronico e questi “crick” cervicali sono sfumati, spesso si sovrappongono senza riuscire a spiegare l’uno o individuare l’altro in modo netto e preciso. Spesso i crick di oggi saranno il dolore di domani.

Se si soffre di dolore al collo si pensa che spesso sia causato da una qualche forma di radicolopatia (dolore alla radice nervosa) dove in realtà, in moltissimi casi, esso più che una causa è un sintomo che scompare una volta che vengono affrontati altri e reali problemi alla cervicale.

Qual è il peggior scenario possibile in caso di dolore cervicale?

Senza creare drammi o facili allarmismi il caso peggiore di un dolore cervicale, in rari casi, può davvero durare a vita con una intensità variabile (da moderato a grave).

Una condizione definita grave potrebbe risultare immune a qualsiasi terapia, sia farmacologica che manuale a volte senza neanche riuscire ad avere una diagnosi chiara e certa.

I cosiddetti “crick” possono avere una durata variabile (minuti, ore, settimane o anche per sempre). Il paziente va informato e rassicurato che, nella stragrande maggioranza dei casi, dura non più di un paio di settimane.

In caso dovesse perdurare oltre questo tempo limite è opportuna una ricerca delle cause che lo hanno scatenato.

  • Leggenda n.3: il dolore al collo è un problema temporaneo.

In realtà capita spesso che contratturine o fastidi si evolvano e siano causate da qualcosa che ancora non è emerso portando il dolore ad aumentare fino a cronicizzarsi. Non servono allarmismi ma neanche eccessive rassicurazioni o banalizzazioni

Infatti il dolore cervicale, per quanto sia fastidioso, è meno debilitante di quello alla schiena e di conseguenza viene preso meno sul serio. In realtà è una condizione, di media, più duratura della lombalgia (nota per la sua cronicità).

Una ricerca canadese su 1000 pazienti mostra che solo la metà si è ripresa rapidamente e del tutto da un problema al collo e ben il 35% dei casi ha mostrato dolore persistente. La maggior parte delle persone non ne sperimenta la completa risoluzione dei sintomi e della disabilità ad essa associata. 

Esistono casi di cervicale incriccata di media intensità che sono durati alcuni anni per poi guarire, altri gravi che invece si sono protratti per tutta la vita del paziente (per fortuna ha avuto sollievo grazie a terapie valide per contrastare il dolore). Per fortuna la maggior parte dei casi ha una sua risoluzione di breve durata.

Il dolore al collo è solo la punta dell’iceberg della “sensibilizzazione”

La sensibilizzazione è una condizione in cui il sistema nervoso inizia a reagire eccessivamente a determinati stimoli (es. dolore): un sistema d’allarme che si innesca con una facilità eccessiva anche quando non ce n’è alcun bisogno.

In linea di principio, come regola generale, più a lungo dura qualsiasi tipo di dolore, più è probabile che la sensibilizzazione diventi un fattore e persino che prenda il sopravvento e diventi il problema principale.

Detto in modo ancora più diretto: basta un minimo stimolo per causare un dolore forte. Infatti la sensibilizzazione può davvero peggiorare una condizione di dolore cronico.

Il paradosso è che il dolore può anche aumentare proprio a causa della sensibilizzazione che ne amplifica lentamente gli effetti, quello al collo, alla schiena o anche addominale possono essere la punta del’iceberg della sensibilizzazione.

L’unica fortuna è che la maggior parte dei problemi cervicali tende ad andare via o è possibile trattarlo con le giuste terapie.

Ma quindi ci si potrebbe domandare se la sensibilizzazione è la causa del dolore al collo, ad esempio, o il contrario.

In realtà è possibile che si verifichi un problema cervicale proprio perché il soggetto è già “sensibilizzato”, ma in generale viene considerata una condizione rara. Infatti la maggior parte di coloro che sono “sensibilizzati” possono ritrovare nel loro recente passato piccoli sintomi iniziali che magari sono stati trascurati.

Probabilmente la maggior parte del dolore cronico viene aumentato dalla sensibilizzazione e alla fine molti casi risultano cronici non perché ci sia ancora qualcosa di sbagliato nei tessuti del collo, ma semplicemente perché il cervello ha istituito una sorta di divieto permanente al movimento completo del collo (e il dolore è il modo principale in cui il cervello lo fa).

Questo è il motivo per cui ogni paziente con dolore cronico deve conoscere la sensibilizzazione.

Colpisce più gli uomini o le donne?

Secondo recenti studi le donne soffrono maggiormente di problemi legati al collo. In generale si è valutato che abbiano il 60% in più di possibilità di sviluppare dolore e il 20% di probabilità in più rispetto agli uomini che sia cronico.

Va ugualmente sottolineato che proprio le donne sono affette da tassi di dolore cronico per altre condizioni, come ad esempio la fibromialgia che sembri implicare un elevato tasso di sensibilizzazione.

La fibromialgia ha la sua genesi, nella maggior parte dei casi, proprio con il dolore a:

  • Collo.
  • Spalle.
  • Schiena.
  • Parte bassa della schiena.
  • Addome

Con il passare del tempo questi fastidi si estendono e si palesano anche gli altri disturbi di questa malattia.

E se fosse qualcosa di grave?

È raro, anche se possibile, che il dolore al collo sia il sintomo di qualcosa di grave come ad esempio:

  • Cancro.
  • Infezione.
  • Malattia autoimmune.
  • Lesione al midollo spinale.
  • Qualche tipo di problema strutturale.

La maggior parte dei casi sono semplici “crick” e infatti quelle sopraelencate sono condizioni che causano una serie ben chiara di sintomi specifici, oltre al dolore al collo. Vengono definite bandiere rosse (Red Flag).

Si dovrebbe iniziare un’indagine medica, in linea di principio, quando sono presenti le seguenti condizioni:

  • Il fastidio dura da almeno 6 settimane.
  • Tende a un peggioramento o, nel caso migliore, rimane costante.
  • C’è una terza bandiera rossa (le andremo a vedere a breve).

Di seguito una lista di alcune specifiche Red Flag la cui presenza deve mettere in allerta e spingere a una più attenta analisi per capire se si tratta di un semplice dolore al collo o di qualcosa di grave.

Bandiere Rosse:

  • Si ha una sensazione di leggero picchiettio doloroso alla schiena.
  • Si perde peso senza modificare la propria dieta.
  • Febbre e/o brividi.
  • Mal di testa accompagnato o meno dall’incapacità di piegarla in avanti (viene definita rigidità nucale).
  • Un mal di testa improvviso e molto forte detto a “rombo di tuono” per la sua violenza.
  • Vertigini improvvise.
  • Nausea e vomito.
  • Fattori di rischio possono essere l’abuso di droghe, alcol e steroidi.
  • Altri segnali che potrebbero indicare che il dolore al collo sia dovuto a malattie autoimmuni sono l’ereditarietà familiare, rigidità mattutina, aumento dei sintomi oltre i 40 anni, eruzioni cutanee, occhi irritati, digestione difficile o dolore ad altre articolazioni.

Da questa lista, non esaustiva, si comprende quante siano le variabili e soprattutto i possibili sintomi di una complicanza grave al collo. Per tale ragione una autodiagnosi (come sempre) è assolutamente sconsigliata perché potrebbe portare a facili allarmismi, stress e ansia che potrebbero peggiorare lo stato di salute generale.

Conclusioni della guida per il dolore cervicale

La scienza negli ultimi anni ha fatto dei passi in avanti per quanto riguarda la natura del dolore e del dolore al collo. Eppure esistono ancora un gran numero di “misteri” e controversie a riguardo vista la sua complessità.

A dimostrazione un famoso articolo sulla rivista scientifica Pain Physician dichiara apertamente che:

si sa molto poco sulle cause del dolore al collo

e che, sempre secondo gli studiosi, essere certi di un’unica specifica causa sia un errore perché si tratta sempre di una sommatoria di fattori che scatenano il problema.

  • Leggenda n.4: il dolore al collo è dovuto sempre a un problema meccanico (es. una dislocazione di una vertebra).

Tale leggenda metropolitana spinge quasi sempre le persone, e gli specialisti, a volgere la maggior parte dell’attenzione sulla possibile presenza di traumi, sublussazioni o simili.

È possibile che sia presente un qualche problema alle articolazioni del collo, ma si tratta di una eccessiva semplificazione fuorviante e che sposta il focus da quelle che potrebbero essere, invece, le vere cause.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata

Rimedio per il mal di schiena: un massaggio al gluteo

Rimedio per il mal di schiena: un massaggio al gluteo

Rimedio per il mal di schiena? Semplice massaggio? meglio un trattamento dei trigger point

Uno dei rimedi per il mal di schiena è quello miofasciale, in particolar modo il trattamento dei “trigger point

Il corpo umano è formato da una miriade di “relazioni” tra le varie parti, muscoli, organi, nervi che creano una rete molto complessa.

Per semplificare meglio la sua definizione immaginiamo un muscolo come un insieme di corde che, quando si contraggono, rendono possibile il movimento. Il “trigger point” è un “nodino” percepibile dall’esterno che, se stimolato con la palpazione e con il trattamento, può evocare un dolore locale o riferito a distanza.

Spesso proprio questo dolore riferito a distanza può essere confuso con una sciatica e può essere un fattore scatenante della nostra lombalgia.

Il mal di schiena causato da questo “trigger” non è costante, va e viene a seconda del movimento, della posizione, dello stato emotivo e da molteplici fattori esterni. Quando si attiva non ci lascia scampo!

ANSIA COME CAUSA DEL MAL DI SCHIENA

Il muscolo colpito da questo trigger presenta una ridotta capacità di contrazione, e quindi una ridotta efficienza.

 

Rimedio per il mal di schiena riferito alle natiche

Fare un massaggio è spesso un sogno che si fa a occhi aperti quando il dolore ci funesta, ma dove va fatto?

Ad esempio nella parte superiore del sedere, poco prima che inizi la schiena vera e propria, c’è un trigger point che è perfetto per essere massaggiato!

Lì si crea un piccolo e subdolo nodo molto difficile da individuare che scatena un dolore fastidioso alla parte inferiore della schiena facendola sembrare una vera e propria lombalgia.

Massaggiarlo, nel modo giusto ovviamente e quindi da un esperto, provoca inizialmente un dolore molto intenso e profondo, spesso riferito (simulando il vostro mal di schiena) che si trasforma in un dolore dolce e benefico portando, in tutta la zona dolente e intorno allo stesso “nodo”, un sollievo inaspettato.

Scherzando potrebbe essere davvero una sorta di miracolo da mostrare agli amici! Infatti tutti conosciamo i benefici di un buon massaggio specialmente in alcuni “nodi” più conosciuti come sulle spalle o nella zona cervicale.

Colpire invece un trigger point inaspettato è una vera sorpresa per chiunque. Infatti capita che si dica di soffrire di mal di schiena toccandosi la parte bassa che, in realtà è il gluteo!

Tale convinzione deriva dal fatto che il dolore non è “circoscritto”, ma è riferito e si ha l’idea comune che sia dovuto alla schiena senza pensare che possa partire dal gluteo.

Spesso capita che le persone sanno che il vero problema che li affligge da tempo è proprio dovuto a un trigger point che sta sul sedere e non ci si rende conto fin quando il “nodo” non viene massaggiato mostrandolo come epicentro di tutta la tensione della zona.

Perché il trigger point sul gluteo è così efficace come rimedio per il mal di schiena?

Il muscolo del gluteo è uno dei più estesi del nostro corpo ed è noto, insieme al quadricipite femorale come muscolo “anti-gravità”.

Viene chiamato così proprio perché, grazie alla sua incredibile forza, permette al corpo di alzarsi e rimanere eretto. Per esempio ha un ruolo fondamentale quando:

  • corriamo.
  • saliamo le scale
  • saltiamo

In generale, in muscoli tanto grandi, i “nodi” possono essere subdoli e assai difficili da individuare e trattare. Ciò è dovuto al fatto che, vista la loro forza ed estensione, sono capaci di sopportare un gran numero di “nodi” (assimilabili a piccole contratture) prima di generare problemi.

Di solito può presentarsi una generica e leggera sensazione di rigidità, fatica o pesantezza nella zona prima che inizi il dolore più intenso che porta, di conseguenza, ad andare da uno specialista per trattarlo.

Forse è per questo che in pochissimi conoscono tale punto.

Il trigger point può essere trattato senza rischi particolari, basta saperlo individuare, e una volta iniziato il trattamento provoca un dolore non intenso e fastidioso permettendo quindi di poterci lavorare a lungo senza troppi fastidi.

 

trigger

Molti affermano che sia un “dolore dolce”, piacevole e che con il tempo si espande portando benefici in tutta la zona e alleviando il mal di schiena in modo rapido.

 

La lombalgia non è quasi mai dovuta a qualcosa di grave

In un altro articolo (Mal di schiena: quando preoccuparsi?) abbiamo spiegato come spesso i dolori più intensi siano indice di qualcosa di banale, quasi mai grave.

Al contrario fastidi più subdoli e particolari, se accompagnati ad altri sintomi, potrebbero suggerire un’attenta analisi per comprendere se è in atto una patologia importante.

Moltissime persone malate di lombalgia hanno un vero e proprio terrore che possa trattarsi di qualcosa in relazione con problemi strutturali o con una certa fragilità della colonna vertebrale stessa.

Per tranquillizzarli basta spiegare che la colonna vertebrale è una zona incredibilmente robusta e che, spesso, il dolore viene trasmesso per riflesso da altre parti contratte come ad esempio il gluteo.

Quindi se si soffre di mal di schiena potrebbe portare un grande beneficio un massaggio nel “trigger point” del gluteo che spesso è il vero punto che causa il fastidio.

Il trattamento, come detto, potrebbe non essere inizialmente molto piacevole ma bastano pochi minuti per trasformare il dolore in una sensazione benefica che andrà aumentando nel tempo con il rilascio delle contratture che sono la vera causa della lombalgia.

 

Come individuare il trigger point sul gluteo

Come detto il gluteo è uno dei muscoli più grandi di tutto il nostro corpo e sopporta molto stress fisico, quindi è sicuramente buono per trovare vari trigger point da massaggiare per avere benefici contro il mal di schiena.

Il punto preso in considerazione in questo articolo, considerato il migliore per dare sollievo contro la lombalgia si trova proprio al punto di congiunzione tra la schiena e il grande gluteo.

Non è complicato trovarlo: si trova subito sotto le cosiddette fossette lombari!

Lavorare sul trigger point  è molto utile perché nel 50% dei casi la lombalgia ha una componente legata proprio a questo importante muscolo.

Anche nella parte lombare, come in tutto il corpo, ci sono altri trigger point, alcuni della schiena sono distanti solo pochi centimetri da quelli del grande gluteo. Si crea così un reticolo di punti collegati tra di loro che condividono le stesse tensioni e, di contro, anche il dolore.

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Sciogliere un punto provoca quindi giovamento a tutti quelli ad esso collegati direttamente (e alcuni anche indirettamente).

Il dolore si irradia dal basso verso l’alto ma anche dalla schiena al gluteo scatenando anche una tendente rigidità muscolare diffusa che va assolutamente sciolta in entrambi i trigger point.

Tale fastidio si “sposta” fino anche a causare dolore alle gambe spesso attribuito, sbagliando, a una compressione della radice nervosa invece che dovuto da un semplice trigger muscolare.

 

Se il vostro fisioterapista non conosce questo trigger point e quindi non lo lavora?

Può capitare, a dire il vero molto spesso, che anche un massaggiatore non conosca l’importanza di lavorare sul gluteo per dare sollievo al mal di schiena. Massaggerà quindi, proprio per affrontare una lombalgia, al massimo fino alla zona di contatto con il grande gluteo, senza però scendere oltre.

Troveranno comunque sulla schiena un grande numero di muscoli irrigiditi e contratture che scioglieranno portando un piccolo beneficio e un’idea iniziale, nel paziente, di sollievo con la sensazione però che tale massaggio non vada a colpire il vero problema più in basso.

Potrebbe capitare che lo stesso paziente indirizzi il massaggiatore, per via della sensazione appena detta, a lavorare sui muscoli irrigiditi del grande gluteo.

Eppure anche tale cambiamento, per quanto in parte benefico non darà i risultati sperati, perché?

La ragione è banale: un conto è massaggiare in modo generico il grande gluteo, che come detto è un muscolo assai esteso, un conto focalizzarsi nel modo giusto nel trigger point specifico allentandone le tensioni.

Si comprende, quindi, che un massaggio anche fatto con grande intensità potrebbe non avere effetti a lungo termine se non ci si focalizza sul punto specifico che è effettivamente la causa principale del mal di schiena. È lì che si concentrano la maggior parte delle tensioni.

Quando la lombalgia è confusa con problemi dell’articolazione sacro-iliaca

No si tratta di nulla di così strano, semplicemente il dolore causato da questo trigger point sul gluteo porta, di frequente anche gli esperti, a confonderlo con altre tipologie di problemi.

In modo particolare viene confuso per una falsa sciatica o per un dolore all’articolazione sacroiliaca.

È una situazione comune perché alcuni professionisti tendono a concentrarsi maggiormente proprio sui fastidi causati dall’articolazione sacroiliaca convinti che ogni condizione, anche piccola, che la riguardi, sia portatrice di chissà quali patologie gravi!

Quella sacroiliaca è una articolazione mobile tra l’osso sacro e il bacino che ruota fino a un paio di gradi e arriva anche a scivolare di altrettanti millimetri.

In generale i terapeuti danno un grandissimo valore a questa articolazione e a tutto ciò che la riguarda, in modo particolare il dolore. In realtà si tratta, per la maggior parte dei casi, di sovrastima che forse tende a creare troppo allarmismo e darle un’importanza spropositata.

Anziché indagare su possibili problemi a tale giuntura, spesso costosi, è consigliato invece lavorare prima sul trigger point del gluteo per capire se possa essere il rimedio per il mal di schiena (come spesso accade).

Esistono molti casi scientificamente provati in cui, per anni, terapeuti di vario genere si sono accaniti sull’articolazione sacroiliaca senza portare alcun beneficio al paziente.

Al contrario è bastato lavorare e sbloccare il suddetto trigger point sul grande gluteo per portare benefici insperati e rapidi tanto che si hanno moltissimi casi di guarigione.

Massaggio al gluteo: come farlo per lavorare al meglio su specifici punti

Massaggiare il trigger point specifico sul gluteo, come rimedio per il mal di schiena, è una sensazione particolare in cui si prova un doloroso sollievo, oppure un profondo dolore che alcuni fanno fatica a sopportare.

Indica la grande contrattura che si è “fossilizzata” e indurita tanto che necessita spesso di una forte pressione per essere sciolta. Si verifica, in modo particolare, quando il massaggio si focalizza maggiormente in prossimità delle “fossette lombari”.

La sensazione, per quanto paradossale possa sembrare, è quella di “dolore piacevole” che con lentezza e delicatezza porta allo scioglimento dei blocchi causa di molti fastidi.

È chiaro come la capacità di sopportare il dolore sia personale, ognuno ha una propria soglia. Per chi in generale soffre di lombalgia causata da una posizione costantemente seduta, potrebbe bastare anche una pressione leggera proprio perché il trigger point è molto sensibilizzato.

In tutti i casi il massaggio va fatto con estrema lentezza valutando le sensazioni del paziente, tale trigger point è davvero un punto “magico” che attrae contrazioni, stress e contratture con una voracità degna di un buco nero.

Scioglierlo potrebbe portare benefici insperati anche a persone che da anni combattono con una fastidiosa quanto dolorosa lombalgia cronica.

 

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata