Sei un runner?

Sei un runner?

Sei un runner amatore o professionista che presenta un dolore laterale di ginocchio? Potrebbe essere la bandelletta.

Molto spesso runners e amanti della bicicletta soffrono di una condizione clinica caratterizzata da dolore nella porzione laterale del ginocchio o leggermente inferiore ad esso denominata sindrome della bandelletta ileotibiale o ginocchio del corridore; questa è una lesione da overuse/sovraccarico caratterizzata da dolore al ginocchio nella parte laterale, principalmente nella regione del condilo femorale che si manifesta soprattutto dopo movimenti ripetuti del ginocchio, tendenzialmente durante la corsa o in altri sport come ad esempio nel ciclismo che prevedono un gesto ripetuto in flesso/estensione di ginocchio.
Negli ultimi anni è stato riscontrato un aumento di questa problematica che si potrebbe associare al numero crescente di corridori in tutto il mondo anche perché la corsa è una forma economica di attività fisica che può essere svolta liberamente, ovunque e in qualsiasi momento della giornata.
La bandelletta ileo-tibiale è un ispessimento laterale del muscolo tensore della fascia lata della coscia. Prossimamente si divide in strati superficiali e profondi, è ancorata alla cresta iliaca e riceve le fibre dal tensore della fascia lata e dal grande gluteo. La bandelletta ileotibiale è generalmente vista come una banda di tessuto connettivo fibroso denso che passa sopra l’epicondilo femorale laterale e s’inserisce sul tubercolo di Gerdy nell’aspetto anterolaterale della tibia.

Dal punto di vista epidemiologico la sindrome della bandelletta ileotibiale rappresenta la causa più comune di dolore laterale al ginocchio nei runners e nei ciclisti, ma occorre sottolineare che può anche presentarsi in atleti che praticano ad altri sport come ad esempio il tennis, il calcio, lo sci e il sollevamento pesi.

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Dal punto di vista d’incidenza oscilla tra l’1,6% e il 12% nei corridori e in altri sport in cui vi è un reclutamento elevato del ginocchio. Nel ciclismo la percentuale è leggermente maggiore, circa il 15%. Alcuni autori affermano che la sindrome della bandelletta ileotibiale comprende il 20% di tutte le lesioni agli arti inferiori. 
Le donne sono colpite maggiormente rispetto agli uomini con un rapporto di 2:1. Raramente si verifica nella popolazione non attiva.

L’eziologia della sindrome della bandelletta ileotibiale è fonte di discussione da diverso tempo ed è probabilmente di tipo multifattoriale. Per anni la letteratura ci convinse della teoria secondo cui alla base del disturbo ci fosse uno scivolamento ripetitivo della bandelletta ileotibiale contro l’epicondilo femorale laterale, durante i movimenti di flesso/estensione del ginocchio (ad esempio durante la corsa), che causava l’infiammazione dell’area di contatto in seguito all’attrito tra bandelletta e osso. Questo contatto tra la bandelletta e l’epicondilo laterale avverrebbe a 30 gradi di flessione del ginocchio;
tuttavia, sono stati eseguiti vari studi anatomici i quali non hanno supportato questo movimento di scorrimento sull’epicondilo laterale in quanto la bandelletta ileotibiale risulta essere saldamente ancorata distalmente al femore, escludendone quindi una sua traslazione antero-posteriore ma piuttosto è stato osservato che i ripetuti movimenti di flesso estensione provocano un aumento di pressone a livello del cuscinetto adiposo che separa appunto il tendine dall’epicondilo femorale laterale; questo cuscinetto è stato scoperto da esami istologici che hanno evidenziato la presenza di un cuscinetto adiposo altamente innervato e vascolarizzato situato proprio tra la bandelletta e l’epicondilo e quindi la sua compressione durante il movimento potrebbe essere la causa del dolore laterale al ginocchio caratteristico di questo disturbo.
È possibile concludere affermando che non è la frizione tra la bandelletta e l’osso che genera l’infiammazione della bandelletta e di conseguenza il dolore laterale al ginocchio, bensì è l’irritazione del cuscinetto adiposo dovuta alla sua compressione che causa il dolore caratteristico di questa patologia.

 

Essendo di fronte ad una problematica multifattoriale, i fattori di rischio sono molteplici e inerenti diverse strutture:

  • Deficit muscolare dei flesso-estensori
  • Debolezza extrarotatori d’anca
  • Pronazione del piede aumentata
  • Rigidità della bandelletta ileotibiale
  • Corsa su superficie inclinata e/o in discesa
  • Variazione dell’allenamento/superfici

 

Tra i fattori biomeccanici sarebbe logico correlare la presenza di abduttori dell’anca deboli con la sindrome di frizione di banda ileotibiale, poiché gli abduttori deboli potrebbero portare ad una maggiore adduzione dell’anca durante la fase statica dell’andatura con un conseguente aumento della tensione della banda ileotibiale e una maggiore tendenza a comprimerla i tessuti sottostanti. Alcuni autori hanno riferito che i pazienti affetti da ITBFS presentavano una debolezza degli abduttori o una maggiore adduzione dell’anca durante la fase di appoggio dell’andatura, un risultato che poteva essere interpretato come dovuto alla debolezza dell’abduttore. Quindi, potrebbe esserci una correlazione tra la sindrome di frizione di banda ileotibiale e la debolezza degli abduttori d’anca o con problemi del timing e dell’ampiezza dell’attivazione degli abduttori d’anca durante il ciclo del passo e la quantità di adduzione dell’anca che si verifica durante il fase di marcia.

Potrebbe anche logico collegare la tensione dell’ITB alla sindrome da frizione di banda ileotibiale, poiché presumibilmente una banda più tesa porterebbe a una maggiore compressione dei tessuti sottostanti con ciascun ciclo del passo.

Alcuni autori hanno riscontrato una maggiore incidenza di ITBFS negli atleti che hanno un’iperpronazione del retropiede mentre altri autori hanno raggiunto la conclusione opposta ossia che i corridori con ITFS avevano una riduzione della pronazione del retropiede rispetto ai controlli

Altri fattori biomeccanici che sono stati associati alla sindrome da frizione di banda ileotibiale includono: aumento delle forze di atterraggio, aumento della rotazione interna del ginocchio, ridotta forza degli ischiocrurali rispetto alla forza del quadricipite sullo stesso lato e genu recurvatum.

 

Come si presenta un paziente con questo disturbo? Si guarisce?

 

La diagnosi è prettamente clinica e raramente e necessita di ulteriori studi ed esami strumentali come possono essere un ecografia (che può segnalare un ispessimento anormale nella zona distale della bandelletta ileotibiale) o una risonanza magnetica (utili soprattutto per escludere altre problematiche).
Il paziente riferisce dolore laterale al ginocchio localizzato nell’area tra il tubercolo di Gerdy e l’epicondilo laterale e solitamente racconta di un recente cambiamento nelle attività come può essere un aumento del livello dell’intensità sportiva ecc; difficilmente si ha una storia di trauma. Dal punto di vista clinico nelle fasi iniziali il dolore si presenta al termine dell’attività sportiva mentre nelle fasi successive il paziente potrebbe riferire dolore anche a riposo, durante e dopo l’attività associato a fitte improvvise, in particolare in discesa nella fase di decelerazione quando il piede entra in contatto con il suolo.
Nell’esecuzione dell’esame fisico, non si osserva alcun gonfiore del ginocchio ma il paziente riferisce dolore acuto e bruciante alla palpazione della bandelletta ileotibiale sul condilo femorale laterale durante l’esecuzione della flesso/estensione del ginocchio.
Come test clinici utilizzati dal fisioterapista vi è il test di Ober, test che in passato, veniva utilizzato per valutare la flessibilità della bandelletta ileotibiale ma ad oggi si è dimostrato avere scarsa affidabilità.

Dal punto di vista prognostico quasi tutti i pazienti risolvono la loro condizione clinica in seguito ad un trattamento conservativo della durata di 2 mesi circa. l’intervento chirurgico non viene quasi mai preso in considerazione a meno che non ci sia un fallimento della terapia conservativa dopo 6/12 mesi di gestione.

 

In cosa consiste il trattamento riabilitativo?

 

Non esiste ad oggi un GOLD STANDARD di trattamento, vi sono diverse strategie di gestione ma tutte con prove limitate.

Il trattamento accettato della sindrome da frizione di banda ileotibiale segue la linea comune al trattamento di molte lesioni del tessuto connettivo, iniziando con il trattamento della risposta infiammatoria acuta e progredendo attraverso una fase di trattamento correttivo e in un ritorno all’attività regolare.

  • Allungamento della bandelletta ileotibiale e strutture correlate

Lo stretching della bandelletta ileotibiale, medio gluteo e altri muscoli è spesso raccomandato come parte del piano di trattamento per questo disturbo. È stata suggerita una varietà di protocolli di stretching ma Falvey ha rilevato che l’allungamento ottimale variava considerevolmente da individuo a individuo e  nessuno studio documenta un legame tra la distensione a breve termine della banda ileotibiale, come durante una routine di stretching, e cambiamenti a più lungo termine nella risposta meccanica del tessuto e nel miglioramento della meccanica di corsa. Inoltre, alla luce  di quanto detto sopra sul ruolo discutibile della frizione della  bandelletta ileotibiale sull’eziologia della malattia, ci può essere una ragione per mettere in discussione il tentativo di allungare la bandelletta.

 

  • Manipolazione del tessuto connettivo

Anche le tecniche di terapia manuale per rilasciare le restrizioni miofasciali nella bandelletta iliotibiale e le strutture correlate come i muscoli glutei e in tutte le altre aree che si trovano nella zona dell’anca, della coscia o degli arti inferiori. Fredericson concorda sul fatto che il trattamento dei punti trigger nella banda può aiutare in modo significativo

 

  • Rafforzamento degli abduttori dell’anca

È raccomandato il rinforzo dei muscoli abduttori d’anca ed il miglioramento della coordinazione neuromuscolare

 

NB: Una cosa certa è che i pazienti sottoposti a trattamenti conservativi riportano una percentuale di risposta positiva elevata.

 

  • Trattamento globale come miglior strategia?

Sicuramente il trattamento conservativo più corrette prevede un trattamento globale incentrato sulla gestione/risoluzione di tutti i fattori di rischio correlati a questa condizione clinica.

Attività aerobica

Attività aerobica

Efficacia dell’attività aerobica in pazienti con dolore cervicale

Il dolore cervicale aspecifico è un disturbo muscolo scheletrico diffuso nella popolazione generale con un tasso di incidenza nel corso della vita  del 12% – 70%, con prevalenza e disabilità notevolmente aumentata negli ultimi 25 anni.

Uno studio osservazionale ha dimostrato che le persone che svolgono regolarmente attività aerobica hanno meno probabilità di sviluppare dolore cervicale, come altri studi di alta qualità dimostrano una forte evidenza che l’esercizio fisico conferisca sollievo nel medio termine in pazienti con dolore cervicale aspecifico.

Vale la pena precisare che l’esercizio aerobico è in grado di apportare dei benefici non solo nel chronic low back pain (mal di schiena) ma anche in altri disordini funzionale, come la fatica cronica, la fibromialgia e molte altre patologie.

Tuttavia, al momento, non c’è molta evidenza che dimostri come l’attività aerobica possa rappresentare un intervento efficace nella gestione del dolore cervicale.  Pertanto, lo scopo di questo studio era di verificare l’ipotesi che la combinazione attività aerobica più specifici esercizi cervicali rappresentino un trattamento più efficace per diminuire il dolore cervicale e la disabilità comparato al solo programma di esercizi cervicali.

Un totale di 139 pazienti, con dolore cervicale da almeno 4 settimane,  sono stati reclutati in questi studio, in cui due tipologie di intervento terapeutico sono stati messi a confronto. I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi, un gruppo in cui in 6 settimane dovevano praticare, per due volte a settimana ed in clinica,  attività aerobica in aggiunta a specifici esercizi cervicali (gruppo sperimentale) ed un gruppo invece dove per lo stesso tempo dovevano eseguire solo esercizi specifici cervicali supervisionati (gruppo controllo).

I pazienti del gruppo sperimentale, oltre agli esercizi, hanno eseguito una moderata attività aerobica sulla cyclette ( 60% della massima frequenza cardiaca) per 20 minuti durante la prima settimana, 30 durante la seconda settimana e 45 minuti nelle restanti settimane, con intensità, durata e frequenza stabilite secondo le linee guida dell’American College of Sports Medicine.

Inoltre, durante le sei settimana di intervento, entrambi i gruppi sono stati istruiti ad eseguire esercizi specifici cervicali a casa per almeno 2 giorni a settimana, mentre al gruppo di controllo è stato chiesto di eseguire, due volte a settimana, almeno 30 minuti di attività aerobica di moderata intensità, secondo le preferenze del paziente ( cyclette o camminata).

Per aumentare la compliance, i pazienti di entrambi i gruppi hanno ricevuto, alla fine di ogni seduta, cinque minuti di leggero massaggio come terapia sham.

Alla fine delle 6 settimane di intervento, entrambi i gruppi sono stati istruiti ad eseguire gli stessi esercizi per la cervicale a casa per 3 volte a settimana, mentre ai pazienti del gruppo sperimentale è stato chiesto di continuare a praticare attività aerobica per almeno 30 minuti, con intensità moderata, per almeno 3 volte a settimana.

Tutti i pazienti sono stati sottoposti a valutazione funzionale ed hanno completato questionari all’inizio e al completamento dell’intervento a 6 settimane. Successivamente, per valutare gli effetti nel lungo termine, tutti i pazienti sono stati contattati telefonicamente a 3 e a 6 mesi di follow up.

I risultati hanno mostrato una riduzione dell’intensità del dolore alla scala VAS immediatamente dopo il completamento dell’intervento iniziale di 6 settimane in entrambi i gruppi, ma in misura significativa nel gruppo sperimentale, ed ulteriormente diminuita nel follow up a lungo termine. E’ stata inoltre osservata una riduzione significativa, in entrambi i gruppi, dell’assunzione di farmaci.

Come outcome secondario, dopo sei settimane di intervento, una riduzione dei punteggi medi nei questionari Fear Avoidance Beliefs Questionnaire (FABQ) e Neck disability index sono stati osservati in entrambi i gruppi, che indicano una riduzione del dolore, della disabilità e della paura del movimento. Tuttavia questa riduzione, era significativamente maggiore nel gruppo che eseguiva anche attività aerobica rispetto al gruppo di controllo.

Questo risultato potrebbe anche essere spiegato dal miglioramento delle condizioni fisiche del paziente , come la salute generale, il miglioramento dell’umore ed un miglioramento delle capacità di carico dei tessuti.

Una scoperta importante di questo studio è stata anche la significativa riduzione di cefalea cervicogenico e/o della frequenza di cefalea in entrambi i gruppi, ma in misura maggiore nel gruppo che eseguiva attività aerobica di moderata intensità.

In entrambi i gruppi è stato riscontrato un miglioramento significativo della resistenza dei flessori cervicali profondi, tuttavia in misura significativamente maggiore nel gruppo sperimentale, e questo potrebbe in parte spiegare la riduzione della frequenza di cefalea in entrambi i gruppi.

Nel gruppo sperimentale, il 90% pazienti che hanno ottenuto dei benefici a 6 settimane dall’intervento ha continuare a beneficiarne anche dopo i 6 mesi di follow-up, confermando la durabilità nel lungo termine, obiettivo principale del trattamento.

I risultati di questo studio, coerenti con le linee guida per il trattamento del dolore cervicale aspecifico, suggeriscono come non ci siano stati particolari differenze nei tassi di successo a 6 settimane dall’intervento, ma che queste differenze sono diventate evidenti nel corso dei mesi successivi, con percentuali di successo che erano significativamente più elevate nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo controllo a 3 ed a 6 mesi di follow up. Inoltre, è stata osservata una significativa correlazione positiva tra risultati positivi e durata dell’esercizio aerobico.

E’ interessante notare che, sebbene uno dei criteri di inclusione per la partecipazione allo studio fosse un dolore cervicale della durata di almeno 4 settimane, tutti i pazienti reclutati manifestavano dolore cervicale da oltre 3 mesi.  Pertanto, il risultato di questo studio potrebbe essere anche rilevante per i pazienti con dolore cronico cervicale.

Poco si sa sul meccanismo con cui l’esercizio aerobico è efficace nella riduzione del dolore cervicale, di conseguenza future ricerche si rendono necessarie.  Ciononostante, la principale implicazione di questi risultati è che nella pratica clinica si possa e si debba consigliare di svolgere attività aerobica non solo ai pazienti con dolore cervicale, ma anche ai pazienti con cefalea. Pertanto entrambi dovrebbero essere incoraggiati ad inserire attività aerobica di intensità moderata nell’attività di vita quotidiana.

A cura di

GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM, cert. VRS          

  • Fisioterapista Sportivo  e Scienze Motorie
  • OMPT Student – SUPSI Switzerland
  • Fisioterapista esperto in Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • Fisioterapista specializzato nella Spalla dolorosa

 

Tennis e cartilagine triangolare

Tennis e cartilagine triangolare

Sport che richiedono ripetuti movimenti di prono-supinazione e deviazione radiale ed ulnare della mano sono strettamente collegati con un insieme di patologie responsabili di un dolore a livello della regione ulnare del polso. Le lesioni del TFCC sono comuni nei tennisti, che spesso portano l’atleta alla sospensione dell’attività agonistica.

Gli infortuni del TFCC possono anche essere il risultato di infortuni da overuse, in particolare nei giocatori di tennis con impugnature western e che prediligono il top spin durante il diritto od il servizio.

Microtrauma ripetitivi del polso, come quello che si verifica nel tennista, con il polso in estensione, deviazione ulnare e supinazione, possono creare lesioni TFCC, specialmente in presenza di una variante ulnare positiva.

La relazione tra lesioni TFCC e l’uso di impugnature wester o semi western è stata attribuita all’aumento del carico delle strutture del polso ulnare. 

 

 

Catena cinetica nel tennis e cartilagine triangolare

Come abbiamo già citato in un precedente articolo, la catena cinetica svolge un ruolo fondamentale nel trasferire in maniera efficace l’energia prodotto dagli arti inferiori e dal tronco.  È molto importante che il distretto superiore (spalla – gomito – polso – mano) sia principalmente nel gruppo del “trasferimento dell’energia”, anziché “generatori di energia”.

Per comprendere appieno la stabilità dell’articolazione radio ulnare distale (DRUJ) e la funzione del legamento triangolare è importante la conoscenza dell’anatomia e della biomeccanica dell’articolazione stessa.

A causa della mancanza di vincoli ossei (solo il 20%) la stabilità dell’articolazione radio ulnare distale (DRUJ) è principalmente offerto dai tessuti molli. Gli stabilizzatori statici forniscono stabilità primaria e comprendono il legamento radio ulnare palmare e dorsale. Questo legamento è composto da una porzione superficiale e da una profonda che si inserisce sull’ulna a livello della fovea (Fig. 3). La porzione volare di questo legamento si continua distalmente con i legamenti ulnocarpici che conferiscono stabilità al complesso omonimo (Fig. 2).

Questi legamenti si tendono durante i movimenti di prono – supinazione per prevenire l’instabilità durante i movimenti estremi.  La capsula DRUJ, il legamento ulno – piramidale (UTL) e legamento ulno – lunato, membrana interosseo e complesso triangolare di fibrocartilagine (TFCC)  forniscono una stabilizzazione statica aggiuntiva del DRUJ. Gli stabilizzatori dinamici  comprendono il pronatore quadrato ed il tendine dell’estensore ulnare del carpo (ECU).

 

Il movimento della radio ulnare distale avviene per rotazione del radio attorno all’ulna (pronazione e supinazione): durante questo movimento il radio trasla in senso prossimo-distale lasciando durante la pronazione, ad esempio, la testa dell’ulna in posizione più distale e lievemente dorsale.

 

 

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Le lesioni del complesso triangolare di fibrocartilagine (TFCC), sia acute che croniche, portano ad una compromissione della funzione per via del dolore e ad una riduzione della forza di presa.  Il TFCC è composto da otto componenti: disco triangolare di fibrocartilagine, legamenti radio ulnare volare e dorsale, il menisco omologo, il legamento collaterale ulno – carpale, il legamento ulno – lunato, il legamento ulno – piramidale e la parte inferiore del tendine dell’estensore ulnare del carpo.

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All’esame, la palpazione del TFCC è migliore con il polso in pronazione. Si può palpare  tra il flessore ulnare del carpo, lo stiloide ulnare ed il pisiforme. Numerosi test possono suggerire la diagnosi di lesioni TFCC. Questi includono:

 

  • Test di compressione TFCC: l’avambraccio in posizione neutra con deviazione ulnare riproduce i sintomi;
  • Test di stress TFCC: l’applicazione di una forza sull’ulna con il polso in deviazione ulnare riproduce i sintomi;
  • Press test: il paziente si solleva da una sedia usando i polsi in una posizione estesa. Il dolore indica un test positivo;
  • Supination test: il paziente afferra la parte inferiore di un tavolo con gli avambracci supinati; questo provoca un carico sul TFCC e un conflitto dorsale, che causerà dolore in caso di lesione dorsale periferica;
  • Grind test: comprimere il radio e l’ulna a far ruotare l’avambraccio dal paziente. Il dolore potrebbe indicare un processo degenerativo
  • Test della farfalla: Il movimento veloce delle mani in senso antero-posteriore produce una perdita di controllo e di difesa della instabilità radio-ulnare distale provocando la comparsa di dolore al polso nella sede ulnare.

 

Le radiografie dovrebbero essere effettuate per escludere patologie ossee e sono spesso negativi se non accompagnati da una frattura dell’ulna stiloide. In caso di una sospetta lesione del TFCC, una RMN può essere effettuata per valutare il lato ulnare del polso e valutare una patologia concomitante. La specificità e la sensibilità della risonanza magnetica per la diagnosi della patologia del polso ulnare è del 76 e 44% rispettivamente. L’artro RMN  aumenta la sensibilità e specificità rispettivamente all’84 e all’85%.

In particolare, l’interpretazione delle risonanze magnetiche del polso di 103 pazienti asintomatici ha rilevato anomalie del TFCC nel 37% dei casi, evidenziando come tale strumento diagnostico debba essere utilizzato per confermare ciò che emerge dalla valutazione clinica.

 

La classificazione Palmer classifica gli infortuni del TFCC basato sulla base dell’ eziologia e della posizione anatomica.

  • La lesione di Classe 1 derivano da un’eziologia traumatica, come ad esempio una lesione rotazionale al polso o caduta sul polso pronato od iperesteso, sono ulteriormente sottoclassificati in quattro tipi: lesione centrale (tipo A), avulsione traumatica da inserzione ulnare (tipo B), avulsioni distali del TFCC (tipo C), o avulsione radiale di TFCC (tipo D);
  • La lesione di Classe 2 deriva da un’eziologia degenerativa, come la sindrome da impatto ulnare ed è suddivisa in cinque tipi: usura della parte centrale senza perforazione (tipo A), tipo A più condromalacia del lunato, della testa ulnare o di entrambe (tipo B), perforazione del TFCC (tipo C), rottura del legamento luno – piramidale come degradazione della testa ulnare e della cartilagine lunata (tipo D), e tipo D più artrosi ulocarpale (tipo E).

 

La gestione iniziale degli infortuni del TFCC comprende una serie delle modalità conservative, incluso l’utilizzo di un tutore o di uni splint del gomito per limitare la prono – supinazione, la modifica dell’attività, e iniezioni steoridee. In caso di fallimento di queste, l’artroscopia del polso rappresenta il gold standard per la diagnosi di patologia TFCC. L’afflusso di sangue di TFCC determina quali lesioni possono essere riparate o con debridement. La regione centrale del TFCC è avascolare e non guarirà nonostante la riparazione, mentre il la regione periferica del TFCC può essere riparata

 

Data la relativa avascolarità della regione centrale, queste lesioni sono spesso sbrigliate, mentre le lesioni più periferiche vascolarizzate sono suscettibili di trattamento artroscopici o chirurgico a cielo aperto.

Lesioni Ulno – Piramidali o Ulno – triquetrale

Possono presentarsi lesioni del legamento ulnotriquetrale o ulnopiramidale (UT) con dolore al polso ulnare. Ripetuti movimenti di prono – supinazione dell’avambraccio  predispongono questi atleti verso questo infortunio.

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Il legamento UT è un ispessimento della capsula da polso ed è uno dei tre stabilizzatori primari del polso ulnare. Questo legamento origina dal legamento radioulnare palmare e stiloide ulnare e si inserisce sul triquetrum o piramidale,  tendendosi con il polso in estensione e deviazione radiale.  

 

La maggior parte dei pazienti con il legamento UT lesionato riferiscono un discreto evento traumatico con il polso iperesteso e l’avambraccio supinato. I pazienti riferiscono un dolore al polso ulnare che viene esacerbato con i movimenti di prono supinazione e la presa, con il movimento che generalmente è conservato ma con diminuzione della forza di presa, e con rilevante segno della fovea ulnare.

Spesso i pazienti lamentano un insidioso dolore al polso ulnare aggravato con l’avambraccio in pronazione e il polso in deviazione ulnare.

La presenza di instabilità della DRUJ ( articolazione radio ulnare distale) in associazione con la positività al segno della fovea ulnare è più consistente con una lesione della TFCC.

Le radiografie semplici sono spesso negative e con la risonanza magnetica che ha mostrato una sensibilità compresa tra 30 e 58%.

Il trattamento non chirurgico include l’utilizzo di uno splint sopra il gomito in posizione neutra per 6 settimane seguito da un adeguato programma riabilitativo.

Ciononostante, qualora tale approccio dovesse fallire, si raccomanda la riparazione artroscopica. 

 

Con i cambiamenti dei materiali della racchetta e delle impugnature e con l’aumento delle forze generate durante il colpo nel tennis, c’è un aumento dell’ incidenza delle lesioni a livello della mano e del polso negli atleti di tennis. Comprendere in maniera dettagliata le strutture anatomiche maggiormente a rischio può migliorare l’accuratezza e la tempestività della diagnosi di queste lesioni e il trattamento appropriato. Dividendo queste  condizioni nei disturbi radiali e ulnari, i giocatori, gli allenatori ed i praticanti potrebbero gestire in maniera tempestiva questi disturbi.

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Tennis e lesione dell’estensore ulnare del carpo

Tennis e lesione dell’estensore ulnare del carpo

Sport che richiedono ripetuti movimenti di prono-supinazione e deviazione radiale ed ulnare della mano sono strettamente collegati con un insieme di patologie responsabili di un dolore a livello della regione ulnare del polso. Patologie come la tendinopatia dell’estensore ulnare del carpo (ECU), le lesioni del TFCC e la sindrome da conflitto ulno carpico sono patologie comuni nei tennisti, che spesso portano l’atleta alla sospensione dell’attività agonistica.

Nadal era tornato nel 2016,  e questo doveva essere il suo anno. La tendinopatia rotulea bilaterale sembrava essersi risolta ed all’Open di Francia nel 2016 si esibiva magnificamente sulla terra rossa: il grande Nadal era tornato!

Tutti sognavano una finale Nadal /Djokovic al Roland Garros nel 2016, ed anche Nadal stesso era molto ottimista al riguardo, dimostratosi nelle sue conferenze post partita, fiducioso di poter realizzare una grande stagione professionistica.

Ma poi, al terzo turno degli Open di Francia, si ritirò dal torneo a causa di un infortunio che lo avrebbe poi costretto a rinunciare anche a Wimbledon, ed in conferenza stampa tutti si resero conto del suo tutore al polso.

 Rafael Nadal si è infortunato al tendine del estensore ulnare del carpo (ECU) nella mano sinistra, quella dominante.

Il dolore sul lato ulnare del polso è molto comune fra i tennisti professionisti, rappresentando forse il nemico numero uno.

Muscolo estensore ulnare del carpo

Il muscolo ECU (estensore ulnare del carpo) ha origine nell’epicondilo laterale dell’omero come parte del complesso tendineo estensore comune.

Il muscolo viaggia lungo l’avambraccio con gli estensori del polso ed entra in un tunnel fibro-osseo di 15–25 mm come un tendine nel sesto compartimento dell’estensore.

Il Sesto compartimento, contenente l’estensore ulnare del carpo, lungo 21 mm e largo 6 mm, è l’unico ad essere completamente separato dal retinacolo degli estensori sotto il quale si situa.

È costituito da una fascia aponeurotica inserita da entrambe le parti del solco dell’estensore ulnare del carpo, esso stesso scavato sulla faccia posteriore della testa dell’ulna, offrendo al canale così formatosi una possibilità di rotazione con la testa dell’ulna indipendente nel suo movimento del retinacolo degli estensori.

Esso si inserisce poi sulla base dorsale del quinto metacarpo. Inoltre, con la sua guaina, come parte costituente del complesso della fibro cartilagine traingolare (TFCC) , rinforza dorsalmente il comparto ulnare del carpo, in particolare con la porzione più ulnare, ispessita, assimilabile al cosiddetto legamento Collaterale Ulnare del polso.

 

 

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Catena cinetica ed estensore ulnare del carpo

Dato che la maggior parte delle lesioni agli arti superiori nei tennis sono da overuse – sovraccarico, la distribuzione dell’energia cinetica e della forza lungo l’intero catena cinetica è fondamentale nel tennis ed una mancato contributo da parte di gambe o tronco posso sovraccaricare gli arti superiori aumentando il rischio di lesioni all’arto superiore.

Gli atleti variano spesso lo stile del servizio e del diritto. Il servizio è stato suddiviso in wind-up, early cocking, accellerazione e follow through.  Mentre sia il diritto che il rovescio si svolgono in 3 fasi, ovvero preparazione, accelerazione e follow through.

La catena cinetica, o il percorso dell’energia che scorre attraverso il corpo durante un servizio o colpo da fondo campo, consente un’ efficace trasferimento di energia alla palla.

L’anca, il ginocchio, la spalla, il gomito, e le articolazioni del polso servono come collegamenti sequenziali nella catena cinetica che assorbono, generano e trasmettono energia. Il 50% dell’energia necessaria per colpire un dritto è generato dalle gambe e dal tronco.

Come per tutti gli sport, un problema nella catena cinetica può avere effetti a valle.

Ad esempio, se la flessione del ginocchio durante il servizio è inferiore a 10 gradi nella fase di caricamento, si ha un aumenta del 23% di carico sulla spalla ed un aumento del 27% a livello del gomito per mantenere la velocità della testa della racchetta. La spalla, il gomito e il polso sono nel settore del trasferimento di energia, non nel settore dello sviluppo di energia. Una volta che diventano generatori di energia per periodi prolungati, potrebbero verificarsi lesioni da overuse.

Durante i colpi nel tennis, una trasmissione di energia sicura ed efficiente attraverso la catena cinetica dipende sia dalla resistenza e sia dalla tecnica.

Una trasmissione delle forze inefficienti, per fatica o da una scarsa tecnica, possono sovraccaricare singole articolazioni con conseguente aumentato rischio di lesioni.

Nel confronto della trasmissione delle forze lungo l’intera catena cinetica tra giocatori di tennis infortunati e non infortunati, i primi hanno dimostrato una qualità inferiore della trasmissione delle forze, una velocità della palla inferiore ed una maggiore forza espressa a livello della spalla e del gomito rispetto ai giocatori non infortunati.

Estensore ulnare del carpo e disturbi del lato ulnare

La patologia dell’estensore ulnare del carpo (ECU) è una delle cause più comuni di dolore al polso ulnare nei giocatori di tennis. Il tendine della ECU e la sua guaina sono particolarmente a rischio durante il colpo del diritto.

Gli infortuni si verificano per un sovraccarico continuo da parte delle forze che vengono trasmesse al polso durante l’impatto della racchetta con la pallina da tennis.

Quando viene generato il top spin durante questo colpo, è necessario che il giocatore afferri la racchetta con una tecnica che predisponga ulteriormente la ECU alla lesione posizionando il polso in un’eccessiva supinazione e deviazione ulnare.

Nella supinazione dell’avambraccio, il tendine della ECU esce dal solco ulnare con un angolo di 30 ° nella direzione della quinta base del metacarpo. Con la deviazione ulnare questo angolo diventa ancora più acuto, il che porta alla patologia se viene posizionato un carico esterno su di esso.

In alternativa, una lesione acuta può provocare la rottura della guaina od una lesione del tendine.  Una lesione della guaina, con conseguente instabilità del tendine della ECU, è stata associata al diritto  che richiede una improvvisa supinazione e deviazione ulnare.

Una volta che la guaina si rompe o si stacca, il tendine della ECU è in grado di sublussare oltre il confine ulnare specialmente durante la supinazione dell’avambraccio.All’esame, i pazienti possono presentare segni di gonfiore sopra l’ulna distalmente con dolore alla palpazione lungo il suo corso che può essere esacerbato con la supinazione passiva dell’avambraccio.

Il Sinergy test ha dimostrato di differenziare in maniera efficace tra tenosinovite e tendinopatia dell’estensore ulnare del carpo (ECU) e instabilità per lesione della guaina, mentre l’ ice Cream Scoop Test suggerisce anche l’instabilità del tendine della ECU.

Estensore ulnare del carpo e dolore nel bordo ulnare del polso del tennista

Instabilità del tendine ECU / lesone della guaina della ECU.

Nella supinazione il tendine dell’ estensore ulnare del carpo esce dal solco ulnare ad angolo acuto, inoltre questo angolo viene aumentato con la deviazione e la flessione ulnare del polso, quando si verifica contemporaneamente una contrazione attiva del muscolo ECU (ad es .: impatto sul diritto / rovescio a due mani) che pone un grande stress sulla guaina secondaria che cerca di trattenere il tendine nel solco. In questa posizione si supera la massima tensione sulla guaina dell’ECU e del sesto compartimento dei tendini degli estensori del polso.

 

 

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Le azioni continue con carico elevato (come nel diritto o nel rovescio a due mani) alla fine comporteranno un cedimento di questa guaina secondaria con conseguente instabilità del tendine della ECU, anche in presenza di un danno da impatto ad alta forza (nel rugby per esempio).È stata inoltre proposta l’esistenza di una variazione anatomica congenita in caso di appiattimento del solco ulnare distale e quindi un fattore di rischio per l’instabilità del tendine della ECU. 

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ECU Tenosinovite

La tenosinovite della ECU può verificarsi in presenza di una rottura della guaina dell’estensore, con conseguente attrito meccanico tra il tendine della ECU ed il solco ulnare ulnare.

L’instabilità del tendine può anche essere un fattore di rischio per la tenosinovite in cui la guaina dell’ECU può essere irritata da una flessione / estensione ripetitiva, in particolare durante la supinazione.

Tuttavia, è raro nei giovani tennisti d’élite in quanto lo sviluppo della tenosinovite del tendine della ECU è solitamente associato all’artrosi, quindi spesso si presenta in popolazioni molto più anziane.

Tendinopatia ECU

Il tendine dell’ ECU può andare incontro a tendinopatia se sovraccarico nel tempo. I tendini sono adattivi. Quando caricati in maniera adeguata nel tempo diventano più grandi più forti, quando scaricati nel tempo diventano più piccoli e più deboli, ma se sottoposti a carichi eccessivi per periodi di tempo prolungati possono sviluppare una risposta adattativa patologica chiamata tendinopatia.

Come parte del modello di trattamento “biopsicosociale”, sia nelle tenosinoviti e sia nelle tendinopatie infiammatorie, bisogna sempre considerare lo stato di stress psicologico del giocatore, poiché può anche ritardare la guarigione e prolungare le condizioni infiammatorie.

Un modello continuo di tendinopatia è stato proposto da Jill Cook e Craig Purdam (2009). Nelle prime fasi di sovraccarico, il tendine attira i proteoglicani che portano acqua al tendine con conseguente gonfiore e rigidità del tendine, questo è lo stadio di tendinopatia “reattiva” e di solito presenta un tendine acutamente dolente con attività.

Con un carico eccessivo continuo, la matrice del tendine inizia a rompersi a causa di un aumento del numero di condrociti, il che rende il tendine meno efficiente nella gestione del carico.

Il collagene si disorganizza e si assiste ad una graduale scomposizione della matrice con un parallelo aumento della vascolarizzazione e ricrescita neuronale, con aumentato rischio di lesione completa del tendine.

Lesioni dell’estensore ulnare del carpo nel tennista

Oltre all’importanza della tecnica, e di conseguenza l’importanza di trasmettere correttamente le forze generate dagli arti inferiore e dal tronco, e della riduzione della contrazione, intesa come capacità di decontrarre la muscolatura rendendo più fluidi i colpi nel tennis, anche la racchetta, come viene impugnata, e non meno i componenti della racchetta giocano un ruolo importante nell’insorgenza del dolore distale ulnare

Tennis & impugnatura

Il carico trasmesso al polso durante il colpo del diritto varia a seconda dell’impugnatura. Le quattro posizioni tradizionali dell’impugnatura con una sola mano includono la continental, l’Eastern, la Semi – Western e la Western.

 

 

 

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In un sondaggio condotto su 370 tennisti di terza e quarta categoria in italia, Tagliafico e colleghi hanno scoperto che la posizione di presa Eastern è stato associato a lesioni al polso radiale (cioè tenosinovite, sindrome di DeQuervain  e sindrome di intersezione) mentre la presa Western e la semi – Western  erano associate a lesioni al polso ulnare, ovvero estensore ulnare del carpo e TFCC.

La posizione dell’impatto della palla sulla racchetta ed il modo di impugnare la racchetta può influire sulla trasmissione della forza sul polso, inoltre una forte pressione di presa della racchetta ha provocato una diminuzione della rotazione della racchetta nella mano e un aumento del 20% della forza di estensione del polso rispetto alla normale condizione di presa.

L’impugnatura e la forza con cui si stringe il grip sono importanti parametri nel valutare la causa di un problema al polso o al gomito nei tennisti.

Inoltre, in un sondaggio condotto su giocatori di tennis d’élite nessun giocatore utilizzava la presa continentale nel diritto. Il 75% utilizzava una presa semi o full western, mentre il 23% (maschio) / 25% (femmina) usa una presa Eastern.

Le lesioni sul lato ulnare del polso (ECU, TFCC) si verificano più spesso con le impugnature Western (semi e full) mentre le lesioni sul lato radiale si  verificano spesso nelle impugnature Eastern (DQT, sindrome di intersezione ecc.).

Nei colpi di diritto, una presa “semi-western” aumenta il rischio di lesioni alla ECU a causa della necessità di “spazzolare” la palla per dargli rotazione. All’impatto l’avambraccio è supinato, il polso cercherebbe anche di “incernierarsi” in una deviazione radiale e il muscolo ECU si contrarrebbe in maniera isometrica per stabilizzare il polso.

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Inoltre, più la palla è alta con questa presa, maggiore è la supinazione necessaria per appiattire il piatto corde al momento dell’impatto.Inoltre, le azioni ripetute di supinazione-pronazione possono portare allo stripping del retinacolo estensore.

Ciò avviene quando i tennisti fanno un rolling over, ovvero facendo rotolare la testa della racchetta da sotto a sopra la palla (spazzolata), il che aumenta il tempo di contatto della palla con le corde aumentando l’attrito e quindi la rotazione imposta alla palla (topspin).

https://www.youtube.com/watch?v=KnPSx3PNhms

È stato anche riconosciuto che il tendine della ECU è a rischio di lesioni durante un colpo di rovescio a due mani, per quanto riguarda la mano dominante.

 

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Infatti, una recensione di 12 tennisti d’élite che si sono presentati con instabilità traumatica della ECU ha rivelato che 10 di 12 di queste lesioni si sono verificate nel polso non dominante (cioè, la mano più vicina alla testa della racchetta) durante l’esecuzione di un colpo di rovescio a due mani, probabilmente a causa di contrazione eccentrica del muscolo ECU al momento dell’impatto.

Nel tennis, i colpi di rovescio a due mani richiedono che la mano dominante si sposti con forza dalla pronazione alla supinazione per impartire topspin sulla palla. Tuttavia, è la mano non dominante più vicina alla testa della racchetta che sarà supinata all’impatto.

Studi biomeccanici hanno dimostrato che il polso non dominante è in estensione e deviazione ulnare durante il rovescio a due mani (vedi sopra Li Na e Maria Sharapova).

Inoltre, più alta è la palla (vedi Sharapova a sinistra), maggiore è la supinazione necessaria per appiattire la testa della racchetta per colpire la palla (come con un dritto).

Tennis – Superficie del campo

Naturalmente, i giocatori di livello d’élite hanno carichi di allenamento così elevati che è impensabile pensare che possano continuamente colpire in maniera così “violenta” ed “aggravante”, ma fortunatamente sono probabilmente i cambiamenti stagionali della superficie di gioco a salvarli.

Tennis, corde e peso in racchetta

È interessante notare che nello studio di Tagliafico et al. (2009), tutti i giocatori infortunati intervistati usano corde sintetiche su corde di budello naturale.

Le corde sintetiche hanno una maggiore durata, mentre quelle di budello naturale ha un’elasticità fantastica e mantiene la tensione preimpostata più a lungo.

Le corde budello naturale trattenerebbero la palla su un’area più piccola e profonda, consentendo di sfruttare l’energia della palla.

Con il budello, questa energia immagazzinata viene restituita alla palla in modo più efficiente rispetto ai materiali sintetici, con conseguente maggiore ammortizzazione e risposta più vivace.

La natura fibrosa del budello potrebbe fornire più mordente alla palla (almeno fino a che il rivestimento liscio si logora), il che fornisce una maggiore rotazione per molti giocatori.

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I giocatori che hanno aumentato la tensione delle corde dovrebbero anche impartire più topspin sulla palla e sono quindi maggiormente a rischio di sviluppare lesioni al polso Ciononostante, una minore tensione delle corde determina un maggiore tempo di contatto con la palla, il che determinare un maggiore attrito quando generiamo un topspin sulla palla.

 

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Inoltre, se un tennista, in particolare quello amatoriale, cambia troppo rapidamente la racchetta in una più pesante, potrebbe aumentare bruscamente il carico a livello dell’intero arto superiore, con aumentata probabilità di andare incontro a dolore nella regione sub acromiale, dolore nella regione dell’epicondilo laterale ed instabilità di polso.

 

Infine, è importante considerare il calibro delle corde, ovvero la misura della sua sezione trasversale.

Le corde da tennis hanno un calibro che varia mediamente da 1,10mm a 1,40mm, ovvero da 19 a 15L gauge. La misurazione in gauge ha una scala opposta a come siamo abituati a misurare: più piccolo è il numero in gauge, più grande sarà il calibro e viceversa.

Una misura in gauce di  15–16 riduce la tensione sul polso / gomito ma riduce anche la potenza della racchetta a favore del controllo e della durata.

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Riassumendo, una piccola modifica in una delle seguenti condizioni può ridurre ulteriormente il carico a livello del polso:

  • La riduzione del peso della racchetta, anche se una racchetta troppo leggera potrebbe creare un impatto maggiore a livello del polso.
  • L’utilizzo di corde di budello naturale o multifido od ibrido
  • La riduzione delle tensioni delle corde (dai 19-21)
  • Una riduzione del calibro.

Tuttavia, se il problema al polso dovesse persistere, si consiglia di modificare qualsiasi fattore che dia  “potenza” alla racchetta, di conseguenza potremmo:

  • Ridurre le dimensioni della testa della racchetta
  • Bilanciare la racchetta
  • Ridurre la lunghezza della racchetta
  • Ridurre la stifness della racchetta
  • Ridurre la larghezza del raggio della racchetta
  • Ridistribuzione del piatto corde 18×20

 

Come trattare un dolore ulnare del polso del tennista?   

Tendinopatia e tenosinovite dell’estensore ulnare del carpo

In presenza di una tenosinovite è possibile apprezzare un aumento di volume del tendine stesso rispetto al polso controlaterale. La palpazione del tendine lungo la superficie dorsale dell’ulna può evocare dolore, soprattutto con l’avambraccio supinato. Talvolta con il movimento è possibile apprezzare uno scatto. Questa condizione è caratterizzata da un’infiammazione della guaina sinoviale del tendine. Il trattamento include il riposo dall’attività sportiva, con l’utilizzo di un tutore stativo posizionato a 20 gradi di estensione.

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La tendinopatia acuta / fase reattiva risponderà bene al riposo, alla modifica dell’attività e ad una stecca termoplastica o prefabbricata (nella foto sopra) per un minimo di 3 settimane (estensione del polso con stecca di circa 15–30 gradi)

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Uno splint sull’avambraccio, compreso il gomito può anche essere usata per garantire la pronazione.

 

È importante affrontare l’attività che aggravano il sintomo e ridurre il rischio di nuovi infortuni a carico dell’ ECU. È fondamentale che la tecnica aggravante venga adeguata.

Una volta risolta la fase acuta e con la diminuzione del dolore, la gestione del carico è fondamentale. Bisogna invitare l’atleta a modificare in parte la sua tecnica per non aggravare il quadro clinico ed aumentare settimanalmente il carico di lavoro, monitorando costantemente la funzione ed il dolore.

Saranno fondamentali gli esercizi di rinforzo e di stabilizzazione del polso ed esercizi di condizionamento dell’intera catena cinetica con programmi di strength & conditioning.

 

Instabilità e rottura del tendine estensore ulnare del carpo

Nelle lesioni traumatiche acute instabili del tendine dell’estensore ulnare del carpo, si consiglia l’immobilizzazione del polso. Nelle sublussazioni, il tendine ECU sublussato può essere riposizionato nel solco ulnare con il polso in deviazione radiale e pronazione.

I tennisti con sublussazione acuta del tendine della ECU sono spesso trattati con successo in modo conservativo, con un tutore che tiene il polso per 6/8 settimane in estensione e deviazione radiale, mentre l’avambraccio deve essere bloccato in pronazione. Nei casi di instabilità cronica il trattamento è invece esclusivamente chirurgico e consiste nell’eliminare le cause che l’hanno prodotta e ricostruire la guaina propria dell’estensore ulnare del carpo.

La lussazione meccanica del tendine invece, può essere elicitata ponendo la mano del paziente in deviazione ulnare e applicando una forza di radializzazione a cui il paziente deve opporsi. Spesso questa manovra è sufficiente per riprodurre la stessa sintomatologia dolorosa avvertita dal paziente durante il gesto del diritto o rovescio.

Nell’atleta d’élite si consiglia di raccomandare una risonanza magnetica mensile e una diagnostica per immagini per verificare la guarigione della guina dell’ ECU e se il tendine si è re-inserito correttamente nel solco ulnare. Dopo 8 settimane, il tendine della ECU deve essere testato. Se il tendine della ECU è stabile, un programma di stabilità del polso graduato dovrebbe aver luogo per le successive 4 settimane con uno sviluppo graduale di forza e condizionamento dell’intero arto superiore. Alla 12esima settimana, se le condizioni lo consentono, il giocatore può tornare allo sport.

Se il tendine della ECU è ancora instabile, utilizzare uno splint per un altro mese e ricordare al giocatore di evitare movimenti di supinazione.

Montalvan et al. (2006) hanno scoperto che l’immobilizzazione di 3-4 mesi era sufficiente per consentire la guarigione completa e stabile della guaina dell’estensore ulnare del carpo. Tuttavia, può essere presa in considerazione anche la riparazione chirurgica del substrato della ECU seguita da 3-5 settimane di immobilizzazione, ma nella pratica clinica spesso questa soluzione porta ad una perdita a lungo termine del range di movimento.

Intervento e successiva riabilitazione

Per le lussazioni croniche l’intervento chirurgico può rendersi necessario.
Dopo l’intervento, il polso sarà immobilizzato in una stecca (preferibilmente termoplastica) per 3-6 settimane prima di iniziare con esercizi delicati di ROM, forza di presa ed stabilizzazione del polso. Gli esercizi di stabilizzazione del polso progrediranno e diventeranno sempre più specifico per il giocatore, in base al contesto.  Un recente protocollo di Elisabeth Hagert è stato proposto per la gestione terapeutico con l’utilizzo di strumenti come slosh pipe e la Powerball gyroscope.

A cura di

GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM, cert. VRS          

  • Fisioterapista Sportivo  e Scienze Motorie
  • OMPT Student – SUPSI switzerland
  • Fisioterapista esperto in Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • Fisioterapista specializzato nella Spalla dolorosa
Fisioterapista a casa

Fisioterapista a casa

Hai bisogno di fisioterapia ma non sai come muoverti? Tranquillo veniamo noi da te!

A tutti può capitare di dover fare Fisioterapia e trovare difficoltà ad andare per vari impedimenti, più o meno gravi.

Gli spostamenti da casa al luogo di fisioterapia la maggior parte delle volte necessita di utilizzo di auto o mezzi pubblici, e questo diventa difficile se siamo in presenza di persone molto anziane, ragazzi in assenza di auto o mezzi e/o in seguito a interventi chirurgici.

Ci si ritrova per cui a chiedere a figli, genitori , nipoti o coniugi di farsi accompagnare in studio e, non sempre chi vi dovrebbe accompagnare può per tempo o impegni vari; insomma talvolta e per alcune situazione diventa difficile o quasi impossibile

Oltretutto ci ritroviamo ad oggi in un periodo storico particolare, il virus ci limita in tantissime situazioni. Gli anziani, coloro che hanno basse difese immunitarie o problemi di salute grave sono più a rischio.

Ecco perché sempre più spesso si opta per il servizio di fisioterapia a domicilio: è una soluzione confortevole e comoda, risolve al paziente parecchi problemi e offre tutti i vantaggi nel poter usufruire di un servizio di fisioterapia professionale direttamente a casa.

Ma quali sono i vantaggi della fisioterapia a domicilio?

  • Un fisioterapista a domicilio è un fisioterapista qualificato e competente che si recherà a casa tua in orario comodo per te;
  • Il fisioterapista si recherà a casa tua con lettino portatile eventuali macchinari e strumentazioni necessarie per la terapia.
  • Se hai avuto un intervento chirurgico ti verranno dati, fin da subito, tutti i consigli per riuscire a muoverti per casa, usare le scale ( quando possibile ) se in assenza di ascensore.
  • In questo periodo il fisioterapista che si recherà a casa tua sarà munito di tutti i dispositivi di protezione quali: guanti, mascherine, camici, occhiali; non correrai alcun rischio !
  • Verrà effettuata una prima visita così come in studio e dopo di che, insieme al paziente, verrà programma un ciclo di terapie più idoneo e personalizzato per il paziente stesso .

La fisioterapia a domicilio è quindi una soluzione confortevole: in questo modo il soggetto ha la possibilità di fruire di trattamenti personalizzati praticati in un ambiente familiare e, pertanto, più rilassante e rassicurante e soprattutto senza il disagio di doversi muovere e farsi accompagnare.

Esistono terapie che non impongono l’uso di nessuna strumentazione

Tra cui:

  • Terapia Manuale
  • Riabilitazione post- operatoria
  • Rieducazione posturale
  • Rieducazione alla deambulazione e consigli su come muoversi a casa.

Tuttavia l’evoluzione tecnologica oggi consente l’impiego di apparecchiature portatili, in modo da poter usufruire della massima indipendenza possibile

In questo momento così difficile il gruppo fisioterapico che comprende Physiotherapy, Fisioterapia Forte dei marmi e Fisiorehab 360, ha ideato questo nuovo progetto nominato appunto fisioterapista a casa.

I tre centri insieme coprono una vasta zona che va da Carrara a Forte dei marmi permettendo in questo modo a tutti coloro che hanno bisogno di ricevere cure, di riceverle a casa propria con la massima professionalità e competenza.