Legamento crociato anteriore: cosa c’è da sapere

Legamento crociato anteriore: cosa c’è da sapere

 Legamento crociato anteriore: lo sapevi che…

  1. Le lesioni del legamento crociato anteriore (LCA) sono un infortunio frequente nella popolazione attiva e negli USA sono stimate circa 200.000 ricostruzioni chirurgiche ogni anno? Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2005 sono state eseguite 21.621 interventi chirurgici.
  2. La ricostruzione del legamento crociato anteriore è un comune trattamento per tutti gli atleti che si infortunano a livello del ginocchio? L’incidenza di un infortunio al legamento crociato anteriore in assenza di un trauma diretto sembra essere maggiore negli atleti di età compresa tra i 15 ed i 40 anni e che praticano sport in cui richiedono rotazioni di ginocchio continue, come calcio, pallacanestro, sci e pallavolo.
  3. Ogni anno, circa il 3% degli atleti amatoriali si infortuna al legamento crociato anteriore? e che questa percentuale sale al 15% se si alza il livello a professionistico?
  4. Che il sesso femminile ha più del doppio la probabilità di subire un infortunio rispetto al sesso maschile?

Legamento crociato anteriore: anatomia

I due legamenti principali del ginocchio che forniscono la stabilità sono il LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE E POSTERIORE (pivot centrale). Essi si oppongono alle sollecitazioni esterne abnormi e sono chiamati in questo modo perché si incrociano al centro dell’articolazione, tra tibia e femore. Altri due legamenti, più periferici, sono rappresentati dai collaterali, interno ed esterno.

Immagine ginocchio

Come si rompe il legamento crociato anteriore?

In base al tipo di sport, sono diverse le situazioni che mettono a dura prova i legamenti:

  • Rapidi cambiamenti di direzione
  • Frenate improvvise
  • Un atterraggio sbagliato
  • Contatto diretto o collisione, ad esempio un placcaggio da calcio

 

Se sei un giocatore di calcio o di pallacanestro, sai bene di cosa stiamo parlando. Una distorsione, lieve o grave che sia, rappresenta un vero e proprio incubo. La tua mente, subito dopo l’infortunio si pone già la domanda se il crociato è stato lesionato o meno.

Ma quali sono i segni e i sintomi di una lesione al legamento crociato anteriore?

I sintomi possono variare in modo significativo da paziente a paziente; il quadro tipico è caratterizzato da dolore intenso, gonfiore marcato che insorge rapidamente e sensazione di cedimento/instabilità (“giving away”) con importante limitazione funzionale

La diagnosi si basa sull’esame clinico che si avvale di opportuni test per valutare la stabilità passiva del ginocchio (Pivot – shift, Lachman test, il test del cassetto e il varo-valgo test),  accompagnato il più delle volte da una risonanza magnetica (RMN) per valutare eventuali lesioni associate.

Contatta Physiotherapy per una consulenza rapida e gratuita!

Ho una lesione del legamento crociato anteriore, devo quindi operarmi?

Dipende!

Il trattamento varia a seconda delle esigenze di ogni singolo individuo, dipende sempre dalla gravità della lesione e dal livello di attività! Facciamo chiarezza:

  • Sei un giovane atleta che pratichi sport che richiede una grande agilità? Allora molto probabilmente dovrai sottoporti ad un intervento chirurgico.
  • Sei una persona meno attiva, magari di età superiore? Magari potrai tornare ad uno stile di vita normale senza finire sotto i ferri!

Ti sei appena operato al legamento crociato anteriore e pratichi sport ad alto livello?

Non rifiutarti di leggere quanto scritto qua sotto!

Lo sapevi che…

  • che un recente studio Australiano condotto nel 2018 ha affermato che  molti atleti ricevono una riabilitazione insufficiente dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore ?
  • che solo il 5% degli atleti amatoriali riceve una riabilitazione che segue le linee guida basate sull’evidenze scientifiche? Questo programma consiste in almeno 6 mesi di riabilitazione sport specifico!
  • che il 45% degli atleti non effettua un controllo clinico dopo il terzo mese post-operatorio e che il 70% non esegue esercizi di agilità o di salto. Dopo un anno dall’intervento, i criteri considerati fondamentali della forza del quadricipite e dell’esecuzione del test di salto superiori al 90% sono stati mostrati rispettivamente nel 31% e nel 53% degli atleti non trattati adeguatamente.
  • che il legamento crociato anteriore contiene dei meccanorecettori i quali a loro volta influenzano direttamente il controllo neuromuscolare del ginocchio? Una lesione al legamento potrebbe quindi essere considerata una disfunzione neurofisiologica e non una semplice lesione muscolo scheletrica.
  • Un numero di atleti riprende sì a praticare sport, ma ad un livello inferiore rispetto a quello praticato prima di farsi male?
  • Il 35% degli atleti operati di legamento crociato anteriore non ritornano ad un livello pre infortunio entro i due anni?
  • Che la metà degli operati riferisci di ritornare ad un livello sportivo inferiore per colpa del legamento operato?
  • Il rischio di una recidiva è molto alto? Anche per lesioni al legamento crociato contro laterale?
  • Cambiamenti nelle strategie di controllo motorio potrebbero portare a cambiamenti nella propriocezione, nel controllo posturale e nella forza muscolare?

 

Physiotherapy raccomanda una riabilitazione preoperatoria

Lo sapevi che:

  • Un deficit in estensione prima dell’intervento è considerato un fattore di rischio per deficit di estensione dopo l’intervento?
  • Un deficit di forza quadricipitale del 20%può portare ad un peggior risultato a 2 anni dall’intervento?
  • Una riabilitazione prima dell’intervento garantisce un miglior risultato funzionale del ginocchio a 2 anni dall’intervento?

 

Dopo l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore Physiotherapy raccomanda:

  • Una continua riabilitazione di 9 – 12 mesi a seconda dello sport ed in base agli obiettivi del paziente
  • Un carico immediato tollerato solo se presente un corretto schema del passo, in assenza di dolore e senza alcun versamento sia durante il cammino e dopo aver camminato.
  • L’utilizzo della crioterapia per ridurre il dolore fino ad una settimana dopo l’intervento, senza produrre nessun effetto nel drenaggio post operatorio.
  • Gli esercizi isometrici, utili e sicuri sin dalla prima settimana dopo l’intervento
  • L’utilizzo dell’ elettrostimolazione in aggiunta alla riabilitazione specifica, in quanto potrebbe essere più efficace nel migliorare la forza fino a 2 mesi dopo l’intervento.
  • Un utilizzo di esercizi in catena cinetica aperta a partire dalla 4° settimana post intervento, in un range di movimento 45° -90°, con o senza resistenza extra.
  • L’utilizzo di esercizi in catena cinetica chiusa già dalla seconda settimana post intervento.

 

Se la pratica clinica non segue le linee guida basate sull’evidenze, non offriamo il meglio ai nostri atleti. PHYSIOTHERAPY segue sempre queste linee guida!

 Physiotherapy non tratta un ginocchio, ma una persona che ha un problema al ginocchio!

Contattaci per una consulenza rapida e gratuita!

 

Immagine Dott. ProsperiGIONATA PROSPERI FT, SPT, SM            Logo Linkedin

 

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
Protesi di ginocchio?

Protesi di ginocchio?

Vediamo insieme perché farla e quando tornare alla normalità

Condizioni degenerative dell’articolazione del ginocchio sono molto frequenti e sono determinate sia dall’invecchiamento della popolazione attiva sia post trauma, sviluppando un quadro alterazione della matrice cartilaginea che comporta dolore e incapacità di svolgere le principali attività di vista quotidiana. In presenza di processi degenerativi importanti la cartilagine che ricopre le superfici delle ossa del ginocchio si può usurare (artrosi) a tal punto da esporre le ossa sottostanti che, sfregando tra loro, possono essere causa di forti dolori, deformità e diminuzione della mobilità

È possibile evitare l’intervento chirurgico di protesi al ginocchio?

Purtroppo la modifica dello stile di vita, la fisioterapia e la terapia farmacologica possono aiutare a gestire tutte le problematiche determinate da un quadro degenerativo dell’articolazione ma non a guarire definitivamente; quindi, se hai già fatto tutta la terapia conservativa possibile ma il tuo ginocchio ti impedisce di svolgere ciò che più ti piace allora è arrivato il momento di fare l’intervento.

Sono troppo giovane o troppo vecchio per l’intervento?

 Fino a qualche anno fa l’intervento protesico veniva sconsigliato a persone di età inferiore ai 60 anni, onde evitare poi un reimpianto protesico dopo tot anni; oggi con l’evoluzione delle tecniche d’intervento e dei materiali utilizzati per effettuare protesi sia mono-compartimentali che totali non ci sono più limiti d’età; una volta consolidato il fatto che l’unica soluzione al problema è la protesi di ginocchio questa viene fatta, indipendentemente dal fatto che il paziente abbia 20 anni. Solito discorso per pazienti di età avanzata, se non ci sono problematiche concomitanti che rendono l’intervento cruento rischioso e vi è la volontà del paziente di tornare a condurre una vita attiva viene consigliato l’impianto protesico. L’impianto ha una durata che varia oltre che in base all’età del paziente anche al peso corporeo e all’attività fisica svolta; generalmente le linee guida prefissano una durata di 15/20 anni.

In cosa consiste l’intervento e ha dei rischi?

L’intervento è fatto sotto anestesia, viene effettuata un’incisione che può variare tra i 6/15cm sulla parte superiore del ginocchio per intervenire sulla zona danneggiata e inserire la protesi che può essere mono-compartimentale, totale o di revisione; la maggior parte degli interventi non comporta alcuna complicazione anche grazie all’uso di antibiotici, anticoagulanti e ambienti chirurgici asettici. La protesi generalmente è composta da una lega metallica di titanio o cromocobalto con al suo interno del materiale plastico (polietilene).  

Avrò dolore dopo l’intervento? E quanto rimarrò in ospedale?

 Generalmente il dolore è presente ma viene gestito con terapia medica stilata dall’ortopedico insieme ai medici anestesisti e dal fisioterapista con la terapia antalgica; il ricovero ospedaliero ha la durata di circa 3 giorni dopodiché il paziente viene dimesso e prosegue la riabilitazione a casa all’interno del percorso denominato Fast Track. Con questa nuova gestione il periodo d’inabilità è ridotto ai minimi termini poiché il paziente fin dal primo giorno post intervento può compiere i primi passi con l’aiuto di due stampelle.

Chi mi aiuterà nel mio processo di guarigione?

Il fisioterapista avrà il ruolo cardine di guidare il paziente il tutto il percorso riabilitativo post operatorio fino al raggiungimento di obiettivi prefissati dal paziente secondo quelle che sono le sue richieste/aspettative; la riabilitazione sarà incentrata sul recupero precoce della mobilità passiva e attiva, sul rinforzo muscolare locale e globale e sul ripristino del controllo motorio.

Quando potrò riprendere le mie attività di vita quotidiana?

Immagine dolore ginocchio Il periodo varia dalle 3 alle 6 settimane, a seconda delle caratteristiche del paziente e del tipo di protesi impiantata (mono-compartimentale o totale); generalmente il paziente torna a guidare non appena il fisioterapista ritiene opportuno rimuovere l’utilizzo delle stampelle (generalmente alla 4°/5° settimana). Per quanto concerne l’attività lavorativa se non comporta lo stare a lungo in statica eretta, sollevare carichi e sforzi fisici impegnativi può essere ripresa già dalla 2°/3° settimana altrimenti si dovrà attendere dopo i 2 mesi. La stessa cosa vale per i lavori domestici, per i primi due mesi è opportuno evitare attività domestiche che richiedono carichi eccessivi a livello dell’articolazione. La vita sessuale non prevede alcuna restrizione particolare quindi può essere ripresa a discrezione del paziente. Per quanto concerne le attività sportive, il paziente tornerà al termine del percorso riabilitativo ad effettuare attività ludiche che prevedono un basso impatto come ad esempio il cammino, la bicicletta, il nuoto; successivamente non è detto che non possa effettuare anche sport a più alto impatto come il calcio, il tennis etc ma chiaramente dovranno essere svolti con moderazione e sempre dopo i 4/6 mesi dall’intervento.

CLAUDIO CECCARELLI, PT – OMPT

  • Fisioterapista
  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT)
  • Assistente alla Didattica Università di Roma “Tor Vergata”, Master in Terapia Manuale Applicata alla Fisioterapia
  • Specializzato nella Riabilitazione dei Disordini  Muscoloscheletrici di Spalla, Gomito e Mano
  • Membro del gruppo di ricerca scientifica G.E.R.I.C.O (Generic Elbow Rehabilitation and Integrated Orthopaedic Collaboration)
Lesioni muscolari degli Hamstring

Lesioni muscolari degli Hamstring

Fattori di rischio e prevenzione

Le lesioni muscolari degli hamstring (H, FLESSORI DEL GINOCCHIO) rappresentano il 16% circa degli infortuni nei calciatori amatoriali, con una conseguente assenza dalle competizioni e un elevato rischio di recidiva. Nei calciatori, la flessibilità degli H è spesso misurata per determinare il rischio di una lesione muscolare, ma l’eventuale relazione tra questo fattore di rischio potenzialmente modificabile e le lesioni di questi muscoli non è ancora chiara.

Attaverso un recente studio si è voluto indagare la relazione tra la flessibilità degli H e le lesioni muscolari di questi muscoli in 450 calciatori amatoriali.
Per misurare la flessibilità degli H, i calciatori inclusi nello studio hanno effettuato il sit-and-reach test (SRT) supervisionati da un componente dello staff medico della società di appartenenza. Il SRT è un test valido e affidabile per misurare la flessibilità degli H. Lo staff medico ha registrato inoltre le lesioni muscolare degli H nei 12 mesi successivi all’esecuzione del SRT.
Durante il periodo di studio, sono state riportate 23 lesioni muscolari degli H. L’analisi dei risultati non ha mostrato alcuna relazione significativa tra la flessibilità (misurata con il SRT) e le lesioni muscolari degli H. Il livello di significatività non è stato influenzato dai possibili fattori confondenti (età e lesioni muscolari precedenti).

I risultati di questo studio suggeriscono che la valutazione della flessibilità degli H non rappresenta una strategia per identificare i calciatori a rischio di una lesione muscolare.

Quanto alla prevenzione e/o recupero a seguito di un infortunio, un buon esercizio è rappresentato dal Nordic hamstring, il quale è risultato essere efficace nella prevenzione delle lesioni muscolari, MA è difficile da utilizzare durante le fasi riabilitative, in quanto richiede una produzione importante di forza. Inoltre, questo esercizio è effettuato con entrambi gli arti inferiori e l’arto sano potrebbe compensare l’arto infortunato. Ma, soprattutto, il Nordic hamstring non permette il rinforzo eccentrico in una posizione di allungamento muscolare, posizione nella quale si verificano la maggior parte delle lesioni muscolari. Durante la riabilitazione è quindi importante rinforzare gli hamstring in una posizione di allungamento, a livello sia del ginocchio sia dell’anca.

 

Per quanto riguarda la FORZAla debolezza degli hamstring è considerata un fattore di rischio modificabile. Per massimizzare la forza muscolare, processo che coinvolge aspetti neurali e muscolari, è raccomandato un allenamento con carichi del 60-70% della ripetizione massimale per gli atleti di livello basso/medio, mentre con carichi dell’80-100% per gli atleti di alto livello.

Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti con una flessione di anca di circa 80°. Gli esercizi di rinforzo che includono una flessione di anca (ad esempio eccentric stiff-leg deadlift, eccentric single leg deadlifts, hamstring catapult, sprinter eccentric leg curl, eccentric loaded lunge drops, barbell leg curl, eccentric box drop) potrebbero essere più efficaci rispetto agli esercizi effettuati con una scarsa o senza flessione di anca (ad esempio, il Nordic hamstring exercise).

Tuttavia il Nordic Hamstring secondo uno studio può impedire il 70% di tutte le lesioni nuove e l’85% delle lesioni ricorrenti. È la cosa più vicina a un vaccino. Chiunque sia coinvolto in sport dove sono frequenti queste lesioni dovrebbero farlo

Gli esercizi unilaterali sembrano essere più specifici. Gli esercizi che prevedono una flessione di anca effettuati bilateralmente determinano un tilt posteriore del bacino, riducendo di conseguenza lo stress in elongazione degli hamstring.

 

Per quanto riguarda la FORZAla debolezza degli hamstring è considerata un fattore di rischio modificabile. Per massimizzare la forza muscolare, processo che coinvolge aspetti neurali e muscolari, è raccomandato un allenamento con carichi del 60-70% della ripetizione massimale per gli atleti di livello basso/medio, mentre con carichi dell’80-100% per gli atleti di alto livello.

Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti con una flessione di anca di circa 80°. Gli esercizi di rinforzo che includono una flessione di anca (ad esempio eccentric stiff-leg deadlift, eccentric single leg deadlifts, hamstring catapult, sprinter eccentric leg curl, eccentric loaded lunge drops, barbell leg curl, eccentric box drop) potrebbero essere più efficaci rispetto agli esercizi effettuati con una scarsa o senza flessione di anca (ad esempio, il Nordic hamstring exercise).

Gli esercizi unilaterali sembrano essere più specifici. Gli esercizi che prevedono una flessione di anca effettuati bilateralmente determinano un tilt posteriore del bacino, riducendo di conseguenza lo stress in elongazione degli hamstring.

Fonti

  • Petersen J, Thorborg K, Nielsen MB, et al. Preventive effect of eccentric training on acute hamstring injuries in men’s soccer: a cluster-randomized controlled trial. Am J Sports Med 2011;39:2296–303. doi:10.1177/0363546511419277
  • Fisiobrain
Single Leg Deadlift: rinforzo e prevenzione Hamstring

Single Leg Deadlift: rinforzo e prevenzione Hamstring

 

Molti studi hanno investigato l’efficacia degli esercizi eccentrici (in modo particolare del Nordic hamstring exercise) nella prevenzione delle lesioni muscolari degli hamstring. Nonostante la riduzione degli infortuni osservata negli studi sia stata significativa,

La debolezza degli hamstring è considerata un fattore di rischio modificabile. Per massimizzare la forza muscolare, processo che coinvolge aspetti neurali e muscolari, è raccomandato un allenamento con carichi del 60-70% della ripetizione massimale per gli atleti di livello basso/medio, mentre con carichi dell’80-100% per gli atleti di alto livello.

 

Per produrre uno stress degli hamstring maggiore di quello generato nella fase terminale di oscillazione, gli esercizi dovrebbero essere eseguiti con una flessione di anca di circa 80°

 

Per ottimizzare la prevenzione, gli esercizi dovrebbero essere eseguiti a velocità angolari basse o moderate, poiché gli adattamenti osservati dopo l’esecuzione di un programma di rinforzo eccentrico a basse velocità angolari potrebbero proteggere il complesso miotendineo degli hamstring dalla brusca elongazione che occorre nella fase terminale di oscillazione durante uno scatto.

 

Gli esercizi unilaterali sembrano essere più specifici. Gli esercizi che prevedono una flessione di anca effettuati bilateralmente determinano un tilt posteriore del bacino, riducendo di conseguenza lo stress in elongazione degli hamstring.

Esercizi isometrici ed isotonici riducono il dolore

Esercizi isometrici ed isotonici riducono il dolore

I programmi basati su esercizi isometrici ed isotonici riducono il dolore in atletici con tendinopatia rotulea durante la stagione? 

Molti atleti con tendinopatia rotulea praticano sport nonostante una sintomatologia dolorosa sia durante che dopo l’attività.

La tendinopatia rotulea, meglio conosciuta come ‘ginocchio del saltatore’, è una patologia da sovraccarico con conseguente dolore e perdita della funzione. Colpisce principalmente chi pratica quell’attività caratterizzata da movimenti esplosivi che caricano i muscoli estensori del ginocchio (basket e pallavolo)

Differenti modalità di trattamento, come iniziezioni, onde d’urto e chirurgia richiedono all’atleta di interrompere la pratica agonistica.

L’esercizio dovrebbe essere il trattamento elettivo per la tendinopatia in grado di produrre cambiamenti istologici (migliorando i processi di riparazione) e miglioramenti del quadro clinico in termini di dolore e capacità di carico.

Molti studi sono stati condotti utilizzando protocolli di esercizi eccentrici , evidenziando come questi producano risultati postivi in termini di attività cellulare,  produzione di proteine e la riorganizzazione della matrice cellulare. Tuttavia questi esercizi andrebbero eseguiti al di fuori del periodo agonistico, in quanto potrebbero peggiorare la sintomatologia.

Esercizi isometrici ed isotonici sono in grado di diminuire il dolore  durante l’attività agonistica. Contrazioni isotoniche muscolari  (ad alto carico eseguite lentamente 3 – 5 volte la settimana) sono in grado di ridurre il dolore dopo 12 settimane. Esercizi isometrici  diminuiscono il dolore a livello del tendine  nel breve termine ( 45 minuti).

 

Questo studio mostra una diminuzione importante del dolore in atleti  con tendinopatia  durante la stazione, sia attraverso esercizi isometrici e sia attraverso esercizi isotonici.

Il dosaggio (numero di ripetizioni, giorni della settimana e durata della contrazione) ed il tipo di esercizio sono caratteristiche importante di un programma di esercizi.  Un alta percentuale di ripetizioni massimali (RM) è stato usato in questo studio sia per  le contrazioni isometriche (80% 1 RM) e sia per gli esercizi isotonici (80% 8RM).

 

Gli esercizi isometrici producono una riduzione del dolore ed una inibizione corticale, in grado di ridurre il dolore nel breve termine, mentre gli esercizi isotonici stimolando l’attività cellulare, la produzione di proteine, e riorganizzando  la matrice tendinea, aumentano la capacità di carico del tendine e riducono il dolore

 

IMPLICAZIONI PRATICHE

  • Questo studio mostra come gli esercizi isometrici ed isotonici sia in grado di diminuire il dolore durante la stagione agonistica negli atleti con tendinopatia rotulea.

  • Questi esercizi, di facile esecuzione, sono meno dispendiosi rispetto agli esercizi eccentrici, che nel momento potrebbero produrre una aumento della sintomatologia, e che andrebbero eseguiti, di conseguenza, lontani dalla stagione agonistica.

LESIONE AGLI HAMSTRING: RACCOMANDAZIONI NELLA DIAGNOSI, RIABILITAZIONE E PREVENZIONE INFORTUNI

LESIONE AGLI HAMSTRING: RACCOMANDAZIONI NELLA DIAGNOSI, RIABILITAZIONE E PREVENZIONE INFORTUNI

RACCOMANDAZIONI NELLA DIAGNOSI, RIABILITAZIONE E PREVENZIONE INFORTUNI

Le lesioni da stiramento degli hamstring rappresentano una buona percentuale di infortuni di natura muscolo scheletrica, insorti durante quelle attività dove è alta la richiesta di corsa ad alta velocità (sprint).

L’insorgenza si manifesta soprattutto durante la fase terminale della corsa, quando la gamba si prepara al contatto con il suolo, fase in cui gli hamstring sono attivi ed allungati (contrazione eccentrica).

Il quadro clinico è caratterizzato da dolore nella parte posteriore della coscia, spesso accompagnato da un rumore sonoro, suggerendo il coinvolgimento della parte prossimale del tendine.

Durante la corsa ad alta velocità la maggiore forza è sostenuta dal bicipite femorale, il quale è maggiormente coinvolto rispetto agli altri due hamstring (semitendinoso e semimembranoso).

Una lesione durante la corsa tipicamente coinvolge l’aponeurosi (sottile fascia fibrosa che ricopre ed avvolge il muscolo e va a continuarsi nel tendine) e le adiacenti fibre muscolari. Spesso questo tipo di lesione richiede dei tempi di recupero più brevi rispetto al coinvolgimento del solo tendine, dovuto probabilmente ad un incremento dei tempi di rimodellamento del tessuto tendineo.

Gli infortuni che si verificano invece durante le attività del calcio possono verificarsi durante movimenti sia rapidi che lenti che coinvolgono simultaneamente una flessione dell’anca ed una estensione del ginocchio.  Simili movimenti, infatti, pongono gli hamstring in una posizione di estremo allungamento, con un interessamento maggiore del semimembranoso.

La preoccupazione maggiore è che un terzo delle lesioni rappresenterà il maggiore rischio di re infortunio durante le prime due settimane al rientro nella competizioni.  Questa alta percentuale di recidiva è indicativo di un inadeguato programma riabilitativo, di un ritorno prematuro alla competizioni o di una combinazioni di entrambi.

Durante il recupero da un infortunio, gli hamstring devono essere riabilitati correttamente, al fine di sopportare un alto carico eccentrico al momento del ritorno alla corsa, e quindi alla competizione.

L’obiettivo principale di un programma di riabilitazione dopo lesione agli hamstring è quello di favorire il ritorno alla competizione ad un livello precedente la lesione, minimizzando il rischio di una recidiva. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede di considerare quei deficit specifici della lesione, quali il gonfiore, la debolezza e perdita dell’escursione articolare, ma anche altri fattori di rischio, di natura muscolo scheletrico, che potrebbero essere presenti anche prima dell’infortunio, e quindi contribuenti alla lesione stessa.

Programmi di allenamento focalizzati sugli esercizi di forza eccentrica hanno mostrato di facilitare lo spostamento verso destra del grafico tensione – lunghezza ( vedi foto), ottenendo quindi, tramite allenamento eccentrico, un picco di forza muscolare ad una lunghezza muscolare maggiore, riducendo quindi il rischio di recidiva.

Ciònonostante, una comune critica ai programmi di riabilitazione che enfatizzano l’allenamento sulla forza eccentrica sta nella mancanza di attenzione verso muscoli adiacenti agli hamstring. E’ stato suggerito infatti che un controllo neuromuscolare della regione lombo-pelvica è necessaria per favorire una attività funzionale maggiore degli hamstring durante l’attività sportiva.

 

Sherry e Best hanno dimostrato una significativa riduzione delle recidive quando gli atleti, a seguito di una lesione agli hamstring, venivano trattati attraverso un programma progressivo che comprendeva esercizi di stabilizzazione del tronco (PATS: progressive agility and trunk stabilization) comparata con programmi di training basati solo sulla forza e sull’allungamento degli hamstring (STST: progressive stretching and strengthening program).

Altri tipi di interventi, come mobilizzazioni del nervo, elettroterapia e massaggi possono essere suggeriti nella gestione terapeutica. Tuttavia, c’è una mancanza di evidenza a riguardo, ad eccezione solamente del trattamento neurodinamico (trattamento del nervo).

Di conseguenza, i programmi attuali di riabilitazione dovrebbero includere una combinazione di questi interventi nei confronti di questi fattori modificabili, in particolare l’esercizio eccentrico e la stabilizzazione lombopelvica.