GUIDA ALLA COMPRENSIONE E GESTIONE DEL MAL DI SCHIENA

GUIDA ALLA COMPRENSIONE E GESTIONE DEL MAL DI SCHIENA

Il mal di schiena è la seconda più comune causa di disabilità negli Stati Uniti, ma tutt’oggi i principali trattamenti  come la chirurgia spinale, oppioidi e le iniezioni di cortisone sono spesso inutili  se non addirittura dannosi.

Le evidenze  sempre più supportano una serie di programmi di esercizi e terapie alternative, come massaggio e yoga, come trattamento di prima scelta per  alleviare il mal di schiena.

COSA NON SAPREMO MAI?

In molti casi è impossibile, ad oggi,  identificare la causa di un persistente mal di schiena e, di conseguenza,come curarlo. E non è ancora chiaro oggi quale sia l’esercizio migliore.

COME POSSIAMO AIUTARE I NOSTRI PAZIENTI?

Se hai un problema cronico di mal di schiena, rivolgiti al tuo medico per escludere problemi più seri. Resta attivo e fatti seguire poi da un professionista che, con programmi specifici di forza, attività aerobica ed altre approcci terapeutici, saprà gestire il tuo caso.

Milioni di pazienti con mal di schiena si trovano spesso a dover a che fare con sistemi sanitari che non sono realmente attrezzati per aiutarli. Essi sono spinti verso interventi costosi ed invasivi che spesso falliscono e non portano ai risultati sperati, e ben lontani da approcci come fisioterapia e yoga , scelte che attualmente potrebbero veramente aiutarli. Nel frattempo, pazienti e medici si aspettano cure per ogni cosa, ed il mal di schiena è uno di quei disturbi  quasi universalmente senza una cura. Pazienti e contribuenti, alla fine, finiscono per pagare il prezzo di questo fallimento, sia in termini di soldi che di salute.

Di conseguenza sempre più persone stanno cercando terapie conservative per la gestione del loro mal di schiena. Mentre lo yoga, il massaggio e la psicoterapia sono esistiti per diverso tempo, solo piccoli studi sono stati realizzati per capirne i reali effetti, ed i medici quasi sminuivano queste pratiche.

Mal negli ultimi 10 anni tutto questo è cambiato.

Il Fallimento della medicina nei confronti di persone che soffrono di mal di schiena cronico.

Il mal di schiena è uno dei motivi principali che spingono le persone dal medico negli Stati Uniti e, secondo le indagini, colpisce il 29% degli adulti americani. E’ anche il motivo principale di perdita di economia, intesa come perdita di giorni lavorativi. Gli stati uniti spendono circa 90 miliardi di dollari ogni anno per la cura del mal di schiena, molto più delle spese annuali per pressione alta, gravidanza, post parto e cure depressive, e questo non comprende la stima di 10 – 20 miliardi di dollari persi nella produttività relativa al mal di schiena.

I medici parlano del dolore alla schiena in diversi modi, ma la tipologia di mal di schiena più comunemente utilizzata è quella della “lombalgia aspecifica”. Questo termine sta ad indicare un dolore non causato da patologie gravi, quali tumori, ernie, infezioni o sindrome della cauda equina.

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MAL DI SCHIENA

Circa il 90% delle volte siano di fronte ad una lombalgia acuta, di breve durata che migliora entro pochi giorni senza fatica. Una minoranza di pazienti, tuttavia, continua a lamentare dolore alla schiena  fino a 12 settimane (forma sub acuta)o addirittura  fino a più settimane ( forma cronica).

COSA SAPPIAMO OGGI QUINDI? che ll  trattamento di una lombalgia cronica aspecifica  è mal trattata nella comunità medica. Molti dei trattamenti più popolari offerti dai medici, come il riposo a letto, la chirurgia spinale, anti infiammatori oppioidi ed iniezioni cortisoniche, si sono dimostrati inefficaci nella maggior parte dei casi, talvolta addirittura dannose.

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Storicamente la comunità medica pensava che il dolore a livello lombare fosse correlato alla natura ed alla severità di una lesione o a problematiche anatomiche. Ma oggi è chiaro che ciò che sta accadendo al cervello del paziente è importante.

La migliore comprensione del dolore a livello lombare è che questo è il risultato di  un processo complesso, “condizione biopsicosociale”; il che significa che aspetti biologici come cause anatomiche o strutturali giocano un ruolo, ma fattori psicologici e sociali giocano un ruolo forse ancor più grande.

Per esempio, quando compariamo gli stessi risultati di una risonanza in termini di lesione, come per esempio bulging discali o artrosi delle articolazioni faccettarie,  alcune persone possono provare un’esperienza terribile di dolore mentre altre persone non avvertono praticamente nulla. Persone, infatti,  che sono sotto stress od inclini alla depressione, che fanno del catastrofismo, o sono solo ansione tenderanno a soffrire di più, così come coloro che hanno una storia di trauma nella loro vita o persone che hanno una scarsa soddisfazione a lavoro.

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La consapevolezza circa il ruolo che giocano questi fattori psicosociali nell’esperienza dolorosa di alcuni individui si è diffusa sempre più con uno spostamento generale dalla visione dualistica mente corpo verso un modello biopsicosociale.

Di conseguenza, un nuovo meccanismo di dolore chiamato “sensibilizzazione centrale” sta guadagnando sempre più terreno. L’idea di base è che in quei pazienti che lamentano un dolore continuo, ci sono cambiamenti che si verificano tra il corpo ed il cervello che possono alterare la percezione del dolore,  al punto che stimoli normalmente non dolorose per persone comuni risultano essere dolorosi per altre persone.

Ciononostante questi chiari rischi, i medici continuano a prescrivere anti infiammatori, a scegliere la via chirurgica o infiltrativa, nei confronti di pazienti che non possono permettersi cure alternative ( per i relativi costi).

Lentamente, tuttavia, la marea si sta spostando.

Recentemente, nel febbraio del 2017, l’American College of Physicians ha consigliato a dottori e pazienti di optare altre  terapie quali l’esercizio, agopuntura, tai chi, yoga, pilates e fisioterapia, con lo scopo di ridurre la prescrizione e l’assunzione di farmaci e per evitare interventi chirurgici laddove possibile ( in caso di fallimento di terapia non farmacologiche, sono raccomandati in prima linea, farmaci anti infiammatori non steroidei).

Nel marzo del 2016, nel Center for disease control and prevention sono emerse delle linee guida che invitano ad utilizzare farmaci non oppioidi, sempre in prima linea.

Allo stesso tempo, la ricerca ha suggerito che la terapia attiva ( programmi di esercizi, yoga o tai chi) può realmente aiutare le persone a risolvere il loro problema  in termini di dolore, mentre altri approcci passivi  (come massaggio e manipolazioni spinali) producono effetti di breve durata.

IL MOVIMENTO E’ PROBABILMENTE LA MIGLIORE COSA CHE TU POSSA FARE PER IL TUO MAL DI SCHIENA

Quando il mal di schiena colpisce, il primo istinto potrebbe essere quello di abolire ogni forma di attività fisica e ritirarsi sul divano per far svanire il dolore.

I  medici oggi pensano che,  in molti casi, questo è probabilmente la peggiore cosa che tu possa fare. Gli studi che comparano “fare esercizio fisico” e “non fare nulla” per il mal di schiena sono abbastanza chiari. L’attività fisica o semplicemente il fare movimento può contribuire a ridurre il dolore, mentre restare inattivi può compromettere il recupero.

L’esercizio è utile per una serie di ragioni: esso incrementa la forza muscolare, la quale può supportare meglio la colonna; migliora la flessibilità e l’escursione articolare, la quale può aiutare a migliorare i movimenti funzionali favorendo una migliore qualità della vita; aumenta il flusso sanguigno ai tessuti molli, il che promuove la guarigione dei tessuti riducendo la rigidità. Queste sono solo poche ragioni per cui vale la pena intraprendere un programma di esercizi per il tuo mal di schiena prima eventualmente di trattamenti passivi come il massaggio o l’agopuntura (verranno descritti dopo)

I ricercatori di questa revisione riassumono i benefici dell’esercizio fisico nella gestione clinica di una lombalgia aspecifica, comprendendo questi risultati sorprendenti:

  • L’esercizio aerobico effettuato per 20 minuti al 70% di massimo consumo di ossigeno riduce la percezione di dolore per più di 30 minuti nei pazienti con mal di schiena cronico;
  • Migliorare la flessibilità a livello lombare e a livello degli hamstring può ridurre in maniera significativa il dolore lombare ( dal 18,5% al 58%);
  • Esercizi di stabilizzazione riducono in maniera significativa il dolore (39% – 76,8%) mentre programmi di rinforzo muscolare del 61,6%.

Questi ricercatori suggeriscono una combinazioni di questi programmi – forza, esercizio aerobico e programmi di flessibilità – per la gestione clinica dei pazienti con mal di schiena, anziché optare per un programma invece di un altro.

Per essere chiari, l’esercizio non sempre aiuta tutti i pazienti. Lombalgie acute potrebbero beneficiare prima di un trattamento passivo, terapia manuale ortopedica od osteopatica. Ma se il tuo dolore è cronico, trova il modo per rimanere attivo quanto possibile.

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Ecco un elenco di programmi di esercizi che potrebbero essere utili per il tuo mal di schiena

Yoga, pilates e Tai Chi  sembrano aiutare – ma non è chiaro se essi sia meglio di altri programmi di esercizi

E’ stata fatta molta ricerca sulla correlazione tra mal di schiena e Yoga. Non tutto è di alta qualità, ma nell’insieme, le evidenze disponibili suggeriscono la pratica dello yoga sia per ridurre il dolore e sia per migliorare la mobilità della schiena.

La più recente revisione sistematica sulla yoga e sul mal di schiena cronico, pubblicata nel 2017, sintetizza i risultati dei migliori studi disponibili:

  • C’è evidenza che la pratica dello yoga, comparato con gruppi in cui non si eseguiva nessun tipo di esercizio, sarebbe in grado di migliorare il quadro clinico da 3 a 6 mesi

Gli autori di questa revisione hanno notato che non è chiaro se lo yoga è migliore rispetto ad altre forme di esercizi, in quanto pochi sono stati gli studi in cui sono stati messi a confronti diversi approcci.

Per quanto riguarda il Tai Chi ed il pilates, anch’esse sembrerebbero ridurre il dolore cronico lombare aiutando le persone a ritornare a livelli ottimale di attività di vita quotidiana, se comparata con nessun esercizio.

E gli altri approcci, combinati con protocollo di esercizi, mobilizzazioni e consigli, che ruolo svolgono nella gestione clinica del mal di schiena?

Questi  differenti tipi di terapie, abbinate alla psicoterapia combinata ed alla terapia comportamentale cognitiva,  fanno parte di quella che viene chiamata oggi riabilitazione multidisciplinare.

La riabilitazione multidisciplinare abbraccia quello che è la visione “biopsicosociale” del mal di schiena, che sostiene, ancora una volta, come il dolore nasce dall’interazione di fattori sociali, fisici e psicologici.

Naturalmente po’ essere difficile da gestire se i disturbi dell’umore, come ansia e depressione,contribuiscono al dolore delle persone, o se nascono dal dolore, ma in entrambi i casi il modello biopsicosociale vede il fisico come sola parte dell’equazione.

Di conseguenza, forse, non sorprende se la terapia multidisciplinare sembra funzionare meglio della sola terapia fisica nella gestione clinica del mal di schiena, sia nella forma acuta che nella forma cronica. Pazienti che ricevono questa tipologia di trattamento olistica sono più propensi a tornare prima alle loro attività quotidiane.

LA TERAPIA PASSIVA gioca un ruolo importante nella pratica clinica, aiutando le persone a combattere il mal di schiena. L’effetto tende ad essere modesto ed immediato, anche se l’approccio attiva, svolto con esercizi, deve essere ancora una volta la prima scelta terapeutica.

Ci sono prove di efficacia che dimostrano come la manipolazione spinale possa aiutare le persone affette da mal di schiena cronico producendo effetti che non risultano essere più efficaci di un antidolorifico o dell’esercizio ( il che non è poco).

In primo luogo, diamo uno sguardo rapido alle evidenze disponibili. Ci sono due recenti revisioni che misurano l’efficacia della manipolazione sul mal di schiena: una sul dolore acuto e l’altra sul dolore cronico. La revisione del 2011 sul mal di schiena cronico dimostra come la manipolazione produca effetti di breve durata sulla riduzione del dolore e sul miglioramento funzionale, ma questo effetto è pressocchè identico alle comuni terapie utilizzate per il trattamento del dolore cronico, ovvero l’esercizio.

La revisione Cochrane che ha studiato l’effetto della manipolazione sul dolore acuto di mal di schiena dimostra come essa funzioni meglio del placebo, e di conseguenza diversi pazienti dovrebbero beneficiare di un trattamento eseguito da esperti di terapia manuale ortopedica – osteopatica.

I RISULTATI SUL MASSAGGIO SONO MISTI, ma generalmente non innocui.

In generale, i terapisti che eseguono il massaggio lavorano sul muscoli e sui tessuti di tutta la schiena. Ci sono differenti stili di massaggio: svedese, connettivale, sportivo e release mio fasciale.  I massaggi variano in base alla durata, a quanta pressione manuale viene utilizzata ed in base alle frequenze delle sedute. Tutto questo rende difficile interpretarne l’efficacia. Ma c’è una buona notizia: il massaggio è piuttosto innocuo e sembrerebbe migliorare i sintomi  nell’immediato, ma con scarso risultato a lungo termine. Nei migliori dei casi,  ha senso farlo, nelle forme acute,  in prospettiva di un sollievo dal dolore.

 

GUIDA ALLA COMPRENSIONE E GESTIONE DEL MAL DI SCHIENA

Cura del mal di schiena

OBIETTIVO:

LA CURA DEL MAL DI SCHIENA, IN FASE ACUTA E CRONICA, E DELLA LOMBOSCIATALGIA


ECCO LA FORMULA DELLA SALUTE =
– FARMACI
+ TERAPIA MANUALE
+ESERCIZI
+NUTRIZIONE

 

Tutta la nostra attenzione è rivolta a individuare e offrire i migliori rimedi naturali e manuali, nonchè le cure più aggiornate non-farmacologiche per ridurre la frequenza, la durata e l’intensità del tuo mal di schiena.

Attraverso una prima valutazione  verifichiamo subito la presenza red flags, bandiere rosse. Leggi questo articolo per saperne di più

TI SPIEGHIAMO COME, ATTRAVERSO 3 PASSI FONDAMENTALI

1 – Un’approfondita valutazione è fondamentale per la scelta di un trattamento valido e efficace. La valutazione occupa gran parte della prima seduta ed è composta da una prima parte destinata ad una minuziosa intervista al paziente e da una seconda parte in cui si effettuano tutti i test fisici necessari a completare e confermare le informazioni raccolte durante la prima parte..

2 – terapia manuale: ciò che rende unico il nostro METODO è la combinazione di un trattamento del paziente individuale e specifico (sia in fase di valutazione che durante il processo) unito all’esperienza clinica del terapista e alle utlime scoperte scientifiche. In aggiunta alla mobilizzazione articolare ed alle manipolazioni periferiche e vertebrali, il nostro metodo unisce tecniche neurodinamiche, stretching muscolare, esercizi di stabilizzazione ed esercizi adattati in modo specifico che il paziente puo’ eseguire in autonomia a casa.
Viene a conoscere questo Metodo presso il nostro CENTRO

3 – Esercizio Terapeutico: dal pilates, all’esercizio terapeutico individuale, svolto autonomamente o assieme ad un fisioterapista PERSONALE, garantiremo una riduzione significativa della frequenza del tuo mal di schiena, in modo tale da garantire una riduzione della frequenza e dell’intensità del tuo mal di schiena.

Quale aiuto di possiamo offrire?

Numerosi fattori possono attivare quei processi di irritazione e neuro-infiammazione che sono comuni a tutte le forme di mal di schiena, quali: i disturbi del sonno (leggi qua l’articolo) e della sfera psicologica, l’ alimentazione o nutrizione scorretta.

Pensi che una cattiva postura possa influenzare il tuo mal di schiena? Troverai interessante questo articolo

I dolori sono la sirena d’allarme che ti avverte che l’incendio è divampato. Cosa lo ha acceso?

La clinica del mal di schiena, si occupa proprio di questo. Attraverso figure professionali analizziamo lo stato nutrizionale, i disturbi del sonno, dell’umore e della sfera psico – emotiva.

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La clinica del Mal di Testa è anche a Massa

La clinica del Mal di Testa è anche a Massa

Il mal di testa o cefalea è una condizione clinica frequentemente riscontrata nella pratica clinica medica e fisioterapica. Questo disturbo è molto comune perché interessa più della metà della popolazione mondiale e in base alle forme, ha un notevole impatto socio – economico negativo perché comporta disabilità, assenze lavorative, riduzione della produttività, spese mediche, cure varie e soprattutto alterazioni dello stile di vita e della sfera psico-emotiva.

Qual è il tuo Mal di Testa?

Esistono varie tipologie: tra le cefalee primarie – cosidette perché le cause restano sconosicute – le più importanti e diffuse sono l’emicrania e la cefalea di tipo tensivo.
L’emicrania è un disordine sistemico, neuro vascolare, comune e multifattoriale. Si caratterizza per un dolore unilaterale, pulsante, che si aggrava con l’attività fisica di routine e sotto l’influenza di vari fattori provocativi. Quando diviene cronica (oltre 15 attacchi al mese per 3 mesi) i sintomi diventano bilaterali. Nausea e vomito sono spesso presenti e sono accompagnati da un’iper-sensibilità alla luce, o ai rumori o odori. I sintomi possono durare ore o giorni interi anche se trattati con farmaci.

Nella cefalea di tipo tensivo invece la descrizione tipica dei sintomi è quella di una “morsa che stringe” o “cerchio alla testa” (qualità costrittiva), dolore bilaterale non di tipo pulsante ma gravativo (senso di “peso sulla testa o sulla fronte). L’ intensità varia da lieve a moderata. Gli attacchi in questo caso non sono invece aggravati dalle attività fisiche di routine tipo il camminare o salire le scale. Nelle forme croniche può essere presente una leggera nausea. Anche questa cefalea è un disordine comune, multifattoriale e psico – neuromuscolare. Il dis-stress psicologico e i dolori miofasciali hanno un ruolo chiave.

Entrambe le forme, l’emicrania e la cefalea di tipo tensivo, sono condizioni neurologiche che richiedono oggi un approccio multidisciplinare come indicato dalle linee guida internazionali con la partecipazioni di diverse figure professionali specializzate: il neurologo, il fisioterapista, lo psicologo ed il nutrizionista.

Quale aiuto offre un Fisioterapista specializzato?

Numerosi fattori possono attivare quei processi di irritazione e neuro-infiammazione che sono comuni a tutte le forme di mal di testa, quali: i disturbi del sonno e della sfera psicologica, l’ alimentazione o nutrizione scorretta, la presenza di altre patologie e soprattutto i disordini e dolori cervicali o mandibolari che son quelli meno considerati o proprio ignorati.
I dolori sono la sirena d’allarme che ti avverte che l’incendio è divampato. Cosa lo ha acceso?

La clinica del mal di testa, si occupa proprio di questo. Attraverso figure professionali analizziamo lo stato nutrizionale, i disturbi del sonno, dell’umore e della sfera psico – emotiva.

Gli aspetti da valutare sempre, grazie alla partecipazione attiva dei nostri collaboratori sono:
• Aspetti del sistema nervoso e la valutazione di co-morbidità di altre patologie
• Il dolore cervicale, disordini dell’articolazione tempo – mandibolare, disfunzioni respiratorie e disabilità funzionali
• Regime nutrizionale
• Disturbi del sonno, dell’umore e della sfera socio – psicologica. La psicologia, con un approccio cognitivo-comportamentale, può dare benefici con i pazienti con cefalea, non come trattamento unico ma in associazione con esercizi e terapia manuale.

Cosa devi fare subito?
• Stabilire, attraverso una visita specialistica neurologica, se siamo di fronte ad un quadro clinico di cefalea prima o secondaria, o forma mista, e stabilire la migliore scelta terapeutica farmacologica o complementare o alternativa.
• Una valutazione neuro – muscolo scheletrica con fisioterapista esperto in terapia manuale per cefalea. Studi recenti hanno dimostrato infatti l’efficacia della terapia manuale a discapito anche di quella farmacologica, sia nel breve che nel lungo periodo, nel ridurre la frequenza di attacchi sia di cefalea di tipo emicrania e sia di tipo tensivo, ma anche nel ridurre l’intensità del dolore e la durata. I disturbi muscolari e deficit di mobilità articolare sono spesso associati all’emicrania e alla cefalea di tipo tensivo contribuendo al loro scatenamento o peggioramento.

Noi fisioterapisti della Clinica del Mal di Testa utilizziamo una sistema di valutazione speciale: il sistema AMS Accensione-Modulazione-Spegnimento, e siamo in grado di dimostrarti subito, attraverso test manuali, il ruolo provocativo della tua cervicale nei confronti del

COS’È LA COXARTROSI O ARTROSI DELL’ANCA

COS’È LA COXARTROSI O ARTROSI DELL’ANCA

La coxartrosi o artrosi dell’anca è una delle patologie muscolo-scheletriche più comuni che colpisce le persone over 50. E’ una malattia da usura nella quale, la cartilagine presente nell’articolazione si usura e assottiglia gradualmente.

 

Questa patologia ha varie cause, ma generalmente si possono dividere in:

  • primaria: tipica di chi manifesta i sintomi in età avanzata, non legata ad altre problematiche;

  • secondaria: comune nelle persone a cui viene diagnostica in giovane età, spesso legata ad altri problemi presenti nella stessa articolazione (come la lussazione congenita dell’anca) o in articolazioni vicine.

I PAZIENTI AFFLITTI DA COXARTROSI SONO TUTTI UGUALI?

NO! Infatti possono essere più o meno gravi in base a quanto dolore reca la patologia ai pazienti e in base al grado di usura della cartilagine.

I primi sintomi che si manifestano sono:

  • il dolore inguinale, che si può irradiare fino al ginocchio;
  • difficoltà nel muovere l’anca e difficoltà nel cammino, che spesso diventa zoppicante.

E’ una malattia degenerativa, ovvero che peggiora con il passare del tempo, soprattutto se non viene trattata.

HAI CAPITO BENE… SE NON VIENE TRATTATA!!

Nei casi più gravi, la coxartrosi è una malattia invalidante, perché il forte dolore che crea nella persona gli impedisce le attività quotidiane, anche le più semplici.

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QUINDI, COSA FARE?

Nelle situazione più gravi la procedura utilizzata è quella chirurgica, con la Protesi dell’Anca, attraverso la sostituzione dell’articolazione con un nuovo impianto. Ma prima di arrivare a questa soluzione esistono dei trattamenti fisioterapici conservativi, ovvero non chirurgici, che permettono di ridurre e/o far sparire il dolore e le altre problematiche associate alla coxartrosi.

In questi anni si sta diffondendo un nuovo approccio per trattare queste problematiche che offre ottimi risultati: il metodo Mulligan.

LA TERAPIA RIABILITATIVA: IN COSA CONSISTE IL METODO MULLIGAN

Il metodo Mulligan è un tipo di terapia manuale che prende il nome da Brian Mulligan, il fisioterapista neozelandese che ha sviluppato e diffuso questa metodica nel mondo.

Questo approccio si basa sul concetto di “errore di posizione articolare”, cioè che il dolore e i problemi del movimento sono dovute ad una non corretta posizione delle strutture articolari durante il gesto. Questi errori di posizione devono essere valutati e corretti per poter liberare le articolazioni, sbloccando i movimenti e riducendo drasticamente il dolore associato.

L’anca può avere varie errori di posizionamento, la più comune è lo slittamento in avanti della testa del femore rispetto alla sua posizione di base. Lo spostamento è spesso molto piccolo ma sufficiente per creare un conflitto con la volta acetabolare durante i movimenti, in particolare durante il cammino.

Questa tecnica prevede, durante la seduta di riabilitazione, l’utilizzo di movimenti attivi fatti dal paziente, durante i quali il fisioterapista corregge gli errori di posizionamento attraverso l’utilizzo delle mani o di altri aiuti, come cinture o dei pesi. Ogni tecnica deve essere indolore per il paziente, che deve sentire un rapido miglioramento delle sue condizioni.

Vengono frequentemente utilizzati degli ausili nelle manovre di questo distretto corporeo, in particolare nell’approccio dell’anca viene spesso utilizzata una cintura, detta cintura Mulligan. L’utilizzo di questa cintura permette di correggere il movimento in maniera precisa, con poco sforzo e consente al fisioterapista di avere le mani libere da utilizzare per controllare e/o correggere simultaneamente un altro distretto durante la manovra (ad esempio il bacino o il ginocchio) per incrementare ulteriormente il risultato.

Per ottenere degli ottimi risultati ci deve essere una buona collaborazione tra paziente e il fisioterapista, che devono dialogare costantemente durante le manovre. Il fisioterapista che utilizza questa tecnica deve essere abile nel capire quale è l’errore di posizione ed utilizzare il miglior approccio, calibrando la difficoltà della manovra in base alla condizione ed al dolore che gli vengono riferiti.

L’utilizzo di questa metodica è molto apprezzata dai pazienti, che non provocano dolore durante l’esecuzione della tecnica, si sentono parte del trattamento e vedono dei miglioramenti alla fine della seduta.

 

Pubalgia: un valido esercizio

Pubalgia: un valido esercizio

La pubalgia è un sintomo comune negli atleti, in particolare in quelli che svolgono sport in cui si deve calciare un pallone ed in cui si richiede continui cambi di direzione e velocità. La casistica sportiva nella letteratura internazionale riporta un’incidenza media nei vari sport dal 5 al 15% di tutti gli infortuni.

I calciatori, i tennisti e i rugbisti sono le vittime favorite di questa affezione, poiché i gesti tecnici sport specifici che costantemente effettuano e gli intensi carichi di lavoro procurano forti squilibri a livello del bacino con successive alterazioni funzionali.
Le lesioni a livello dell’anca sono frequenti nel calcio e i giocatori con bassa forza adduttoria sembrano essere a rischio di lesioni. Ecco un grande esercizio per aumentare la forza degli adduttori.

Gli adduttori dell’anca, che comprendono l’adduttore lungo, breve, grande, il pettineo ed il muscolo gracile, sono gruppi muscolari che agiscono sulla sinfisi pubica e disfunzioni di questi gruppi muscolari, con i rispettivi tendini possono essere responsabile di una sintomatologia dolorosa pubica.  L’adduttore lungo è il muscolo che maggiormente puà andare incontro a lesione.  Isolati infortuni all’inserzione del retto addominale si possono verificare, presentando un quadro clinico isolato o in concomitanza ad una lesione adduttoria (sindrome retto – adduttoria). I sintomi in questo caso sono esacerbati dall’esercizio  con un quadro clinico che spesso ci mostra punti di dolorabilità a livello del complesso aponevrosico prepubico o dolore alla contrazione degli adduttori. La risonanza magnetica rappresenta il GOLD STANDARD .  Il trattamento in questo caso degli adduttori e del retto, attraverso programmi di rinforzo muscolare gradualmente distribuito  è fondamentale.