facciamo chiarezza sul mal di schiena

facciamo chiarezza sul mal di schiena

Facciamo un po’ di chiarezza su quel mal di schiena che spesso ci porta a pensare a chi sa quali malattie gravi noi possiamo essere affetti!

Il mal di schiena si divide in:

Specifico (15% dei casi)

Aspecifico (85%)

Mal di schiena specifico vuol dire che è “specifico” di un problema, ovvero:

  1. Fratture (4%)
  2. Tumori (1%)
  3. Problematiche viscerali (4%)
  4. Altre cause (7%) come spondilite anchilosante, artrite reumatoide, stenosi del canale midollare, aneurisma dell’aorta addominale, sindrome della cauda equina 
  5. Ernia del disco (1-3%)

Avete LETTO BENE… l’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi.. quindi basta parlare sempre di ERNIA…. PERCHE?…causa MOLTO RARAMENTE mal di schiena!

Molto spesso i pazienti manifestano dolore da diversi mesi, addirittura anni.. ma il dolore non è costante (il che potrebbe essere allarmante) ma va e viene.. e quindi è comprensibile che non può di certo essere associato ad un danno strutturale.

Cosa sta succedendo allora? Nulla

La nostra schiena è sempre robusta, è semplicemente diventata più sensibile del normale, per cui senti dolore anche nei movimenti normali, anche per stimoli che di solito non provocano dolore, come uscire dalla macchina o allacciarsi le scarpe.

Inoltre spesso sono presenti ernie in soggetti senza dolore: l’ernia non giustifica il dolore ma rappresenta spesso un normale processo di invecchiamento della colonna!

Ma anche se l’ernia fosse il problema tieni conto che nel 98% si assorbe spontaneamente entro un anno! Anzi più è grossa e più facilmente viene riassorbita!

COSA FARE QUINDI?

Le Evidenze scientifiche suggeriscono che il trattamento precoce del mal di schiena diminuisce la probabilità che il suo dolore divenga cronico.  Può essere indicato seguire un programma individuale, o di gruppo, per gestire il suo dolore e per evitare che si riacutizzi o si ripresenti in futuro..

La terapia manuale, in primis la terapia manuale ortopedica, guidata dalle prove di efficacia cliniche scientifiche e dalla natura biopsicosociale di ogni singolo individuo, deve affiancare SEMPRE l’esercizio terapeutico nella pratica clinica quotidiana nei pazienti che si presentano con un mal di schiena.

 

 

Disturbi del sonno e mal di schiena

Disturbi del sonno e mal di schiena

Soffri di mal di schiena e hai anche disturbi del sonno?

Sai che il tuo disturbo del sonno potrebbe amplificarti il tuo dolore?

Mi capitano spesso pazienti che, in un primo colloquio, raccontano la loro storia sul proprio mal di schiena. Spesso, scavando in profondità, e da qui l’importanza di una approfondita valutazione ( non solo fisica), saltano fuori fattori che potrebbero essere responsabili di un dolore che nonostante le terapie ( anche farmacologiche) continua a manifestarsi.

Ma come può il riposo notturno condizionare un dolore lombare che affligge il paziente?

Mal di schiena e disturbi del sonno vanno spesso di pari passo per ragioni non ancora del tutto chiare. Sono entrambe condizioni estremamente comuni nella popolazione generale e molti, sia operatori sanitari che pazienti, ritengono che il dolore sia causa di disturbi del sonno e che, viceversa, i disturbi del sonno possano esacerbare il dolore.

Un nuovo studio condotto da John McBeth dimostra che il sonno non ristoratore può essere considerato una dei fattori scatenanti del dolore diffuso nell’anziano. Il 10% circa di uomini e donne della popolazione generale soffre di un dolore diffuso che si è visto comprendere sempre mal di schiena e cervicalgia. Il dolore diffuso è particolarmente frequente tra gli anziani, nei quali si trova associato a problemi legati alle funzionalità fisica e psicologica, all’attività sessuale e al rischio di caduta.

Esistono molti fattori che hanno un’associazione con lo sviluppo del dolore diffuso e, tra questi, i più importanti sono la presenza di osteoartrite, la presenza di dolore localizzato, la qualità di vita e i problemi cognitivi. Mentre l’osteoartrite è causa dell’insorgenza di dolore diffuso, i disturbi del sonno, insieme a quelli cognitivi, fisici, psicologici e sociali, possono essere considerati dei fattori che aumentano il rischio di insorgenza del dolore stesso.

Disturbi del sonno (insonnia, sonno scarsamente ristoratore, apnee notturne) non sono la causa del mal di schiena ma possono amplificare il tuo dolore.

E’ quindi importante innanzitutto togliere quei fattori, come lo stress o l’ansia, che non ti fanno riposare bene! Questo ti potrebbe già aiutare ad abbassare la percezione del tuo dolore.

Si è visto che chi dorme meno di 6 ore a notte e non fa attività fisica regolare è più soggetto ad avere dolore che persiste per lungo tempo!

Dormi bene e conduci una vita attiva!

MAL DI SCHIENA: LINEE GUIDA AL TRATTAMENTO

MAL DI SCHIENA: LINEE GUIDA AL TRATTAMENTO

Nel ultimo decennio si è assistito ad un crescente richiesta di medicinali per problematiche di natura muscolo – scheletriche e spesso la nostra professione, in qualità di fisioterapisti, ha ricoperto un ruolo di primaria importanza per le cure delle problematiche dei nostri pazienti. Ma non tutti i pazienti posso aver bisogno di noi.  Molto spesso una manifestazione di dolore, apparentemente di natura muscolo – scheletrica, e di conseguenza di nostra competenza, può nascondere qualcosa di più serio, che necessita una visita specialistica ed un’indagine più approfondita.

L’individuazione delle red flags, bandiere rosse, è di fondamentale importanza nella quotidianità del fisioterapista.

Di conseguenza, durante la valutazione neuro muscolo scheletrica, al primo colloquio con il paziente che si presenta da noi per una sintomatologia dolorosa al rachide lombare è necessario escludere queste red flags. Una diagnosi differenziale permette di individuare patologie specifiche.

Anche nel semplice mal di schiena c’è una piccola proporzione di pazienti che lamenta dolori con questo tipo di problematiche, quali:

  • Fratture
  • Tumori
  • Infezioni
  • Spondilo artrosi

Tutte queste condizioni possono facilmente manifestarsi con un dolore lombalgico e devono essere immediatamente indirizzate verso uno specialista.

In uno studio recente Enthoven e colleghi hanno esaminato una popolazione di 669 pazienti con mal di schiena e più di 55 anni di età, cercando di identificare la prevalenza delle cause specifiche del mal di schiena e di valutare l’associazione tra “red flags” e fratture vertebrali. Essi hanno trovato che al 6% delle persone esaminate è stato diagnosticata una patologia seria, di cui la maggior parte dei casi era una frattura vertebrale. L’analisi ha dimostrato che l’età superiore a 75 anni, una storia di trauma, osteoporosi, dolore di intensità superiore a 7, e dolore toracico erano associate ad un’alta chance di fare diagnosi di frattura vertebrale. Di queste variabili, la storia di trauma è quella con più alto valore predittivo e indice di verosimiglianza.

Enthoven WT, Geuze J, Scheele J, Bierma-Zeinstra SM, Bueving HJ, Bohnen AM, Peul WC, van Tulder MW, Berger MY, Koes BW, Luijsterburg PA. Prevalence and “Red Flags” Regarding Specified Causes of Back Pain in Older Adults Presenting in General Practice. Phys Ther. 2016 Mar;96(3):305-12.

Il NICE, ovvero National Istitute for Health and Care Excellence, ci ha fornito una recente  linea guida per valutazione e trattamento del mal di schiena e della sciatica in soggetti con più di 16 anni. Queste linee guida descrivono i trattamenti fisioterapici, psicologici, farmacologici e chirurgici per aiutare le persone con questi disturbi. Inoltre queste linee guida hanno lo scopo di promuovere le migliori cure per questo tipo di pazienti.

Queste linee guida riguardano il trattamento del mal di schiena con o senza sciatica, di conseguenza con o senza compressione del sistema nervoso centrale.

Da non dimenticare sempre il consiglio di dare esercizi specifici ma anche generali per l’autotrattamento, aiutando il paziente a gestire al meglio il suo problema, attraverso informazioni sulla natura del problema  ed incoraggiando a continuare a svolgere le normali attività. Le Evidenze scientifiche suggeriscono che il trattamento precoce del mal di schiena diminuisce la probabilità che il suo dolore divenga cronico.  Può essere indicato seguire un programma individuale, o di gruppo, per gestire il suo dolore e per evitare che si riacutizzi o si ripresenti in futuro..

La terapia manuale, in primis la terapia manuale ortopedica, guidata dalle prove di efficacia cliniche scientifiche e dalla natura biopsicosociale di ogni singolo individuo, deve affiancare SEMPRE l’esercizio terapeutico nella pratica clinica quotidiana nei pazienti che si presentano con un mal di schiena.

Non fare uso solamente di terapia fisica strumentale, come TENS, LASER, ULTRASUONO O TECAR. Non aiutano se usate singolarmente; possono aiutare se combinate assieme alla terapia manuale e l’esercizio.

La psicologia, con un approccio cognitivo-comportamentale, può dare benefici con i pazienti con mal di schiena, non come trattamento unico ma in associazione con esercizi, con o senza terapia manuale.

Bisogna considerare la combinazione tra programma fisico e psicologico nel caso in cui un paziente possa avere un ostacolo psicologico alla guarigione oppure nel caso di fallimento di trattamenti precedenti.

È necessario promuovere e facilitare il ritorno al lavoro o alle normali attività per i pazienti con mal di schiena.

Recarsi dal fisioterapista rappresenta la chiave giusta per diminuire un dolore acuto e per permettere di tornare precocemente alla piena attività.I trattamenti sopra citati limitano la durata del mal di schiena e riducono la possibilità di una recidiva.

La CLINICA DEL MAL DI SCHIENA, attraverso una valutazione approfondita, personalizzerà un trattamento per il Suo problema specifico sulla base delle probabili cause del suo mal di schiena.

Queste linee guida sono un ulteriore conferma di quanto sia necessaria una corretta valutazione che indirizzi verso un trattamento su misura per il paziente con mal di schiena. Nella valutazione di un paziente non è tanto importante la classificazione sulla durata del sintomo (mal di schiena acuto, sub-acuto o cronico) quanto il rischio di cronicizzazione e di ottenere uno scarso outcome. Questo rischio deve essere valutato sia prima di iniziare il trattamento, per indirizzare il clinico verso una gestione più o meno “psicologica” del paziente, sia durante lo stesso. L’esercizio fisico deve essere la base del trattamento di ogni fisioterapista, da associare o meno con la terapia manuale. Infine il fisioterapista deve fornire al paziente un quadro chiaro del natura del mal di schiena e della neurofisiologia del dolore, deve incoraggiare il paziente a ritornare alle normali attività quotidiane e deve promuovere nel paziente uno stile di vita sano e dinamico.

 

MAL DI SCHIENA: LINEE GUIDA AL TRATTAMENTO

Dieci cose che devi sapere sul tuo mal di schiena

Sintomi da prendere in considerazione: questi sintomi sono molto rari, motivo per cui dovresti consultare immediatamente il tuo medico curante:

  • Sensazione di malessere alla schiena, febbre o significativa sudorazione che ti impedisce di dormire.

  • Difficoltà ad urinare o sensazione di perdita di urine

  • Funzione sessuale compromessa o perdita di sensibilità durante i rapporti

  • Parestesie o formicolio ai genitali o nella regione dei glutei.

  • Incontinenza urinale e fecale

  • Perdita di forza agli arti inferiori

 

CONSIGLI PER FAR FRONTE AL TUO MAL DI SCHIENA E RIDURRE LA PROBABILITA’ CHE TI RICAPITI

 

  1. LA TUA SCHIENA E’ PIU’ FORTE DI QUANTO TU POSSA PENSARE: la maggior parte della popolazione mondiale ha avuto un’ esperienza di mal di schiena nel corso della vita. Essa può essere invalidante e preoccupante ma è molto comune e raramente pericolosa. La tua schiena, con le sue strutture, è molto forte e non è facilmente danneggiata come nei casi di distorsioni o strappi. Nel 98% dei casi, secondo la letteratura scientifica, si ha un recupero spontaneo abbastanza rapido, senza alcun trattamento. L’esperienza di dolore in alcuni pazienti si ripete, la quale potrebbe essere preoccupante, ma non pericolosa.
  2. RARAMENTE HAI BISOGNO DI UNA RMN, e potrebbe nuocerti anzichè apportare benefici: questo perché i cambiamenti alla colonna che ci mostrano le immagini spesso ci portano ad evitare il movimento (esercizi), cosa che invece porta solo a dei benefici.  In alcuni casi più severi è raccomandata, sotto consiglio del medico.
  3. EVITARE IL RIPOSO A LETTO: torna anzi a lavoro e riprendi gradualmente a svolgere le tue attività. Oggi gli studi scientifici dimostrano che il riposo prolungato e l’assenza del movimento nelle persone che hanno dolore alla schiena conducano esse a livello più alti di dolore, a maggiore disabilità, ad un recupero più lento ed a una maggiore assenza dal lavoro.
  4. Nei primi giorni di un dolore alla schiena, l’evitare le attività aggravanti può di certo alleviare il dolore. Tuttavia, mantenere un livello alto di attività, ritornando quanto prima alle attività abituali, aiuta a recuperare più velocemente. Muoversi in maniera sbagliata per evitare il dolore può non portare a dei benefici, se mantenuto per lungo tempo.
  5. Non dovresti temere di fletterti o di sollevare dei pesi. Flettersi o sollevare dei pesi spesso sono interpretati come causa di dolore alla schiena e, mentre un infortunio si può verificare se un oggetto viene raccolto con un movimento anomalo o non abituale, è molto probabile che sia una distorsione o piccola lesione. La cosa importante è la tecnica di come solleviamo un peso, confortevole ed efficiente.
  6. L’esercizio e le normali attività riducono il dolore alla schiena. L’esercizio si è dimostrato molto utile nella gestione del dolore ed è anche la strategia più efficace per evitare episodi futuri. Iniziare lentamente ed aumentare il carico, in termini di quantità ed intensità, ed in maniera graduale. State tranquilli, non danneggerà la vostra schiena. Nessun tipo di esercizio si è dimostrato essere più efficace di altri, basta scegliere un esercizio od un’attività che piace, che si adatti ad altre attività quotidiane e mantenerla nel lungo periodo.
  7. Gli antiinfiammatori non velocizzano il tuo recupero. Non ci sono forti evidenze sui benefici da farmaci e non accelerano il recupero. Il MOVIMENTO E’ IL MIGLIOR FARMACO. Dovrebbero essere sempre utilizzati in concomitanza con altre terapie, come l’esercizio, e sono per un breve periodo, in quanto potrebbero produrre effetti collaterali. L’esercizio, che è più sicuro ed economiche, è considerata l’opzione migliore.
  8. La chirurgia è raramente necessaria: ci sono manifestazioni cliniche in cui la compressione del nervo a livello del rachide produca segni neurologici, come alterazione della sensibilità, della forza e dei riflessi a livello degli arti inferiore. In questi casi la chirurgia può essere d’aiuto
  9. Un sonno di buona qualità: l’importanza del sonno è diventato sempre più chiaro negli ultimi anni. E’ in grado di ridurre lo stress, di migliorare la sensazione generale di benessere e di ridurre l’attivazione dei trigger point. L’obiettivo è di dormire dalle 7 alle 8 ore a notte, con una routine regolare.  Non esiste il miglior materasso, ma quello che ti da la sensazione di miglior comodità.
  10. Puoi accusare dolore alla schiena senza che si verifichi necessariamente una lesione: molti fattori possono causare dolore alla schiena e spesso una combinazione di questi sono coinvolti:
    1. Fattori fisici: come proteggere troppo la schiena evitando di muoverla;
    2. Fattori psicologici: fra cui la paura di danneggiare o non migliorare, fattori che possono scoraggiare e fattori di stress;
    3. Fattori generali di salute e stile di vita: una vita sedentaria, priva di attività fisica , ed una cattiva qualità del sonno posso sensibilizzare maggiormente il mal di schiena;
    4. Fattori psicosociali: difficoltà relazionali a lavoro e nella vita di relazione, la mancanza di soddisfazione nell’ambito lavorativo o una malattia o perdita di un familiare.

 

I risultati di diversi studi scientifici  evidenziano una forte associazione tra l’utilizzo precoce della fisioterapia, rispetto ad un utilizzo della fisioterapia nelle fasi successive, e la riduzione di probabilità di intervento chirurgico, infiltrazioni lombosacrali e visite mediche per il tuo mal di schiena  nell’ anno successivo alla valutazione iniziale. Inoltre, sembra esistere una relazione tra il tempo entro il quale è effettuata la fisioterapia e la riduzione del rischio di interventi successivi. Infatti, il rischio è minore nei pazienti che ricevono la fisioterapia nella fase acuta rispetto ai pazienti che ricevono la fisioterapia nella fase sub-acuta.
La fisioterapia precoce potrebbe sostanzialmente aumentare il livello generale di attività del paziente nella fase acuta di mal di schiena oltre che dare una continua educazione e rassicurazione sull’evoluzione del disordine e migliorare l’outcome.

Questi risultati sono in accordo con un recente case study che riporta un’associazione tra la fisioterapia nei primi 90 giorni dall’insorgenza di una lombalgia acuta e la riduzione di prescrizioni farmacologiche, risonanze magnetiche e infiltrazioni nel primo anno successivo alla diagnosi (Fritz et al. 2008). Altri studi hanno dimostrato che la fisioterapia precoce (entro 6 settimane dalla diagnosi di lombalgia aspecifica) determina un miglioramento nella disabilità, nelle condizioni generali di salute, nell’ansia e nei sintomi depressivi se confrontata con il semplice consiglio di rimanere attivi

Se tutto questo non ti è chiaro, chiedi un consulto ma soprattutto non preoccuparti:  se il tuo dolore non diminuisce o sparisce dopo 6/8 settimane contattaci! Noi possiamo fare molto per il tuo mal di schiena.

Con le nostre conoscenze, ti ascolteremo, tratteremo il tuo mal di schiena, per LIBERARTI DAL DOLORE ed impedire che episodi nuovi si verifichino in futuro. 

CONTATTACI

 

lombalgia: contro il mal di schiena, “chi si ferma è perduto”

lombalgia: contro il mal di schiena, “chi si ferma è perduto”

Un buon esercizio fisico è la carta vincente per prevenire il mal di schiena quando non se ne è mai sofferto, per evitare ricadute dopo un episodio acuto, per non rinunciare alle normali attività della vita quotidiana quando il dolore diventa cronico.

La conferma più recente è arrivata da una revisione di vari studi condotti su oltre 30mila persone pubblicata su JAMA Internal Medicine nelle scorse settimane:

dopo un mal di schiena acuto il rischio di averne un altro nel giro di un anno oscilla fra il 24 e l’ 80 per cento, ma se ci si allena con regolarità la probabilità quasi si dimezza. E lo stesso vale se si ha la fortuna di non aver ancora mai provato la lombalgia.

Sport idonei

Ma qualsiasi sport va bene per tenere alla larga il mal di schiena? «Se non si hanno problemi specifici si può scegliere in base alle proprie attitudini, a patto di essere graduali nell’allenamento, fare sempre stretching prima e dopo e usare una buona attrezzatura: correre con le scarpe sbagliate su terreni rigidi, senza un programma adeguato alla propria forma fisica, potrebbe perfino favorire i guai — risponde Sabrina Donzelli, fisiatra di ISICO (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale) —. Per chi ha disturbi alla colonna di grado medio-lieve possono essere indicate attività ibride, a metà fra terapia e attività fisica, come gli esercizi della back school (tecniche e movimenti specifici per migliorare la funzionalità della schiena e “riequilibrarla” quando c’è dolore, ndr) oppure discipline come il pilates, lo yoga, il tai-chi. Nei pazienti in cui il mal di schiena è connesso a una patologia serve il consiglio di un fisioterapista, che accanto alla terapia specifica possa consigliare l’esercizio fisico di mantenimento più adeguato. L’essenziale è essere costanti: solo allenarsi con regolarità aiuta davvero, rendendo il corpo più resistente di fronte a ciò che potrebbe provocare la lombalgia».

Come funzionano i muscoli della schiena

Secondo un’indagine pubblicata sulla Cochrane Library, per la prevenzione, ma anche per ridurre il dolore, serve soprattutto migliorare coordinazione, forza e resistenza dei muscoli che controllano e sostengono la colonna. Conferma Michele Romano, fisioterapista e direttore tecnico di ISICO: «L’ipotesi è che i muscoli stabilizzatori della colonna vertebrale, se sono forti, resistenti e reattivi, siano in grado di mantenere un buon allineamento della schiena anche in caso di movimenti non controllati, che provocano uno “squilibrio” vertebrale: senza muscoli capaci di reagire per adattare velocemente le strutture al nuovo assetto, le vertebre per esempio possono prendere contatto con parti sensibili scatenando il dolore.

È dimostrato che dopo un episodio di mal di schiena alcuni di questi muscoli rimpiccioliscono e diventano meno veloci nel reagire agli stimoli: una perdita di funzionalità che, se non viene recuperata con un buon allenamento, favorisce la comparsa di un nuovo attacco di lombalgia. Questo, poi, peggiora ulteriormente la situazione, innescando un circolo vizioso che però l’esercizio può spezzare». I gruppi muscolari “anti-mal di schiena” sono numerosi: i più studiati sono gli erettori della colonna e il trasverso dell’addome, ma tutti quelli del tronco sono di fatto coinvolti ed è opportuno un buon programma che ne alleni forza, resistenza, velocità stimolando anche la capacità di risposta alle sollecitazioni esterne.

Un impegno di mesi, che però ripaga

«Chiunque abbia sofferto anche solo una volta di mal di schiena, pure nei casi che si sono risolti da soli (sono la maggioranza: il 90 per cento dei primi episodi acuti si risolve da solo entro un mese, un mese e mezzo, ndr), deve sapere che ciò ha compromesso i muscoli stabilizzatori della schiena e che senza un allenamento per recuperarne appieno la funzione il rischio di una ricaduta nel giro di un anno è alto — sottolinea Romano —. Per essere sicuri di seguire un programma specifico ci si può affidare a un fisioterapista, importante soprattutto per chi ha già sofferto di lombalgia più di una volta e non è ancora mai intervenuto con un buon esercizio fisico di recupero». La “fuga dal movimento”, peraltro, predispone al dolore cronico ed è l’errore più grave, come spiega Donzelli: «Molti, per timore del dolore,evitano alcuni gesti e scivolano verso una riduzione di tutte le attività, rinchiudendosi in un recinto sempre più stretto di possibilità di movimento: la riabilitazione serve a far capire loro che c’è un margine per muoversi senza star male e per riabituarli poco a poco a farlo. Purtroppo i normali programmi di riabilitazione offerti dal Servizio Sanitario prevedono una decina di sedute, in realtà servirebbe un impegno di mesi per riportare la colonna a una buona funzionalità, soprattutto se la lombalgia è presente da tempo: molti pazienti appena passa il dolore abbandonano la fisioterapia, altri che fanno i conti con mal di schiena da anni si scoraggiano dopo due o tre mesi se il fastidio non si risolve, invece occorre costanza nella riabilitazione perché serva davvero, a prescindere dal sintomo. Il dolore non è indice che la schiena sta peggio, non ci si deve allarmare: l’obiettivo è riportare la colonna a una buona funzionalità e per farlo servono tempo e allenamento».

Piccoli consigli

Tante piccole precauzioni possono prevenire il mal di schiena: come spiegano gli esperti ISICO sul loro sito (isico.it), è importante tenere posture corrette alla scrivania o in auto, muoversi spesso e alzarsi per cambiare posizione se si deve stare a lungo seduti, fare attenzione a sollevare i carichi in modo giusto. Sì alle fasce lombari per i lavori pesanti in chi ha già qualche problema, ma per il tempo minimo indispensabile: nulla sostituisce una muscolatura forte e ben allenata.

La paura del dolore si sconfigge con l’esempio

Se il mal di schiena diventa cronico e il dolore continuo, l’esercizio resta indispensabile ma va associato a un supporto specifico e personalizzato.

«In questi pazienti si ha una disabilità perché il dolore spinge a evitare qualsiasi movimento: il primo approccio deve essere perciò cognitivo-comportamentale, per sedare le ansie e dimostrare che esistono margini per muoversi senza soffrire — osserva il fisioterapista Michele Romano —.

Dobbiamo spiegare che cosa accade e che cosa fare per evitare che la situazione peggiori, dimostrando che le paure si possono sconfiggere: se per esempio il paziente ha smesso di correre temendo il dolore, può essere una buona idea fare una corsa assieme a lui per tranquillizzarlo. Con la lombalgia cronica, che colpisce circa il 10% di chi ha episodi acuti, bisogna soprattutto imparare a convivere perché di rado si risolve del tutto: ecco perché bisogna evitare che cronicizzi».

Quanto servono ultrasuoni, massaggi e Fisioterapia

Le proposte possibili per sconfiggere il mal di schiena non si contano, dai massaggi agli ultrasuoni, dalla terapia manuale all’agopuntura. Che cosa funziona davvero ? «Non ci sono controindicazioni: tutte le terapie possono dare vantaggi in alcuni pazienti ed essere inefficaci in altri. Accade perché la lombalgia può dipendere da innumerevoli fattori». È bene non farsi troppe illusioni sulle terapie passive, se non sono associate ad altri interventi. «Massaggi e simili è difficile che da soli risolvano tutto — sottolinea la specialista—. Molte terapie passive sono solo sintomatiche ed efficaci se non ci sono troppi fattori causali coinvolti, perciò spesso non riescono a controllare il problema nel lungo periodo; quelle attive invece rimuovono i fattori che favoriscono la ricomparsa del mal di schiena. Bisogna avere aspettative realistiche, oltre che affidarsi a mani esperte: un bravo manipolatore, per esempio, chiede sempre una radiografia perché in alcune situazioni la manipolazione potrebbe essere controindicata».

Il Running RINFORZA la tua schiena ed i tuoi dischi intervertebrali!

Il Running RINFORZA la tua schiena ed i tuoi dischi intervertebrali!

Ti hanno detto che correre rovina i dischi intervertebrali e causa mal di schiena?

Ti hanno magari spiegato come l’impatto ripetitivo con il suolo peggiori le tue “ernie” peggiorando la tua lombalgia?

non è esattamente cosi, anzi succede l’esatto OPPOSTO!

Il running RINFORZA la struttura del disco intervertebrale (a tutti i livelli!), maggiore il numero di Km. percorsi correndo maggiore lo spessore del disco….

Uno studio condotto dalla facoltà di medicina della  Deakin University, infatti,  dimostra che la corsa rafforza la colonna vertebrale, in particolare L3/L4 ed L5/S1 (maggiore idratazione e contenuto di proteoglicani).

I risultati dello studio hanno mostrato infatti che i runner hanno una maggiore idratazione e un maggior contenuto di glucosaminoglicano rispetto ai soggetti non attivi. Questo effetto è presente in tutti i livelli vertebrali compresi tra T11/T12 e L5/S1. L’effetto della corsa sull’idratazione dei IVD e sul contenuto di glucosaminoglicano è maggiore a livello della regione centrale del nucleo rispetto all’anulus.

La corsa ha un effetto “anabolizzante” ovvero di IPERTROFIA sui dischi intervertebrali attraverso gli aumenti del carico, e quindi di pressione, sui dischi intervertebrali

La nostra ipotesi è che chi svolge una regolare attività di running avrà dei benefici a livello dei dischi intervertebrali rispetto a persone sedentarie con storia di patologia spinale.

Noi ti mettiamo nelle migliori condizioni….cosi puoi tornare a correre!

Fonte: https://www.nature.com/articles/srep45975