Come ormai è ben noto, il mal di schiena è il disturbo muscolo-scheletrico più diffuso nel mondo. Spesso per il suo trattamento vengono consigliati e/o prescritti antinfiammatori, riposo assoluto o terapie che ad oggi si sono dimostrati inefficaci.
La maggior parte di interventi che hanno lo scopo di prevenire il mal di schiena, come istruzioni ergonomiche sul posto del lavoro e l’utilizzo di materassi speciali si sono dimostrati prove di efficacia.
Il mal di schiena insorto senza una conosciuta causa viene definito come lombalgia aspecifica e le linee guida raccomandano l’utilizzo di un modello biopsicosociale nella gestione clinica del paziente, considerando non solo gli aspetti biologici ma anche i fattori psicologici e sociali.
Dopo trenta anni si enfatizzano maggiormente trattamenti di self management, fisioterapia ed approcci psicologici rispetto ad approcci chirurgici e farmacologici.
Questo è il risultati di linee guida americano che raccomandano, come trattamento di prima scelta, l’opzione non farmacologica. Altre linee guida (Danesi, americane e del Regno Unito) raccomandano l’esercizio terapeutico ed altri terapie non farmacologiche, come il massaggio, l’agopuntura, la manipolazione vertebrale, il Tai Chi e lo Yoga.
La raccomandazione più importante nella gestione di un paziente con lombalgia aspecifica in presenza anche di irradiazione è quella di istruire il paziente sulla natura del loro dolore e raccomandare loro che non si tratti di una malattia seria e che i sintomi miglioreranno con il tempo.
Anche secondo queste linee guida (www.evidence.it/lombalgia) per quei pazienti che presentano una lombalgia o sciatalgia che potrebbero migliorare rapidamente è sufficiente rassicurarli, consigliare loro di mantenersi in attività e fornire indicazioni per il ‘self management’, mentre per quelli a rischio più elevato di esito sfavorevole è raccomandato un supporto complesso e intensivo (programmi di esercizio, terapia manuale o approccio psicologico). Da evitare in ogni caso l’agopuntura e il paracetamolo in monoterapia.
Sono quindi raccomandati trattamenti fisioterapici, in particolare per un mal di schiena persistente ( di durata superiore alle 12 settimane) che includano attività con carico graduale progressivo ed un programma di esercizi in base alle patologie e le disfunzioni neuromuscoloscheletriche più frequenti, ricordando che l’esercizio attivo non è una fase successiva al trattamento di mobilizzazione passiva, ma un elemento da inserire precocemente, indicato per ottenere mobilità, stabilità o ricondizionamento atletico e fisico.
Altre terapie fisiche passive, come per esempio l’utilizzo di ultrasuoni, stimolazione nervosa elettrica transcutanea, trazioni e diatermia sono prive di efficacia.
Altre terapie sono raccomandate, come terapie comportamentali, psicoterapeutiche, terapia funzionale cognitiva e la terapia di Mindfullness, con lo scopo di ridurre lo stress permettendo di passare da uno stato di sofferenza e di ansia ad una percezione soggettiva di benessere.
E che fine fanno l’assuzione dei farmaci?
Le linee guida ora raccomandano un trattamento farmacologico solamente in conseguenza di un mancato miglioramento del quadro clinico alle terapie sopra elencate. In questo caso la prescrizione del paracetamolo in monoterapia non è raccomandato per il trattamento della lombalgia.
Per quanto riguarda gli OPPIACEI, non si raccomanda una loro assunzione nella gestione di una lombalgia cronica, mentre per quanto riguarda una lombalgia acuta consigliare deboli FANS, tenendo conto delle potenziali differenze nella tossicità gastrointestinale, epatica, cardiaca e renale e i fattori di rischio individuali inclusa l’età
Prima di affrontare l’argomento facciamo un po’ di chiarezza su quel mal di schiena che spesso ci porta a pensare a chi sa quali malattie gravi noi possiamo essere affetti!
Il mal di schiena si divide in:
Specifico (15% dei casi)
Aspecifico (85%)
Mal di schiena specifico vuol dire che è “specifico” di un problema, ovvero
Fratture (4%)
Tumori (1%)
Problematiche viscerali (4%)
Altre cause (7%) come spondilite anchilosante, artrite reumatoide, stenosi del canale midollare, aneurisma dell’aorta addominale, sindrome della cauda equina
Ernia del disco (1-3%)
Avete LETTO BENE… l’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi.. quindi basta parlare sempre di ERNIA…. PERCHE?…causa MOLTO RARAMENTE mal di schiena!
Anche se il dolore improvviso a livello della parte lombare della schiena può sembrare atroce, spesso pensiamo possa essere molto più grave di quello che sembra. Circa l’80% delle persone vivono un’esperienza simile di dolore nell’arco della vita, e nella maggior parte dei casi questi episodi si risolvono spontaneamente senza dover necessariamente fare ricorso all’assunzione di farmaci.
Questo scenario è abbastanza tipico: ma lo sapevi che la maggior parte degli attacchi di mal di schiena si risolvono spontaneamente nell’arco di 12 settimane?
Per alcuni pazienti, tuttavia, il dolore diventa cronico compromettendo seriamente la vita lavorativa e domestica.
Per la maggior parte dei pazienti, il trattamento consiste nell’educarli a gestire il loro dolore fino a quando non cessa.
COSA STA ACCADENDO?
Nel corso degli anni i medici prescrivevano il riposo a letto, l’utilizzo di farmaci ed in casi estremi la chirurgia. Ma lo sapevi che complessivamente questi trattamenti si trasformavano in ingenti costi sanitari? Lo sai che gli Stati Uniti spendono di più per la gestione del dolore lombare e cervicale rispetto a quasi tutte le altre patologie, ad eccezione del diabete e delle malattie cardiache. – superando gli 87 miliardi di dollari nel 2013, secondo un analisi dei costi sanitari condotti nell’anno precedente?
I ricercatori hanno messo in discussione tutto questo scenario ed oggi la comunità medica sta sempre più considerando una soluzione molto più semplice. Le prove di efficacia suggeriscono come l’esercizio sia il miglior rimedio, in gradi di ridurre il dolore, migliorare la mobilità articolare e prevenire futuri attacchi.
La corrente di pensiero su come gestire gli attacchi di mal di schiena si è spostata più volte nell’ultimo decennio.
TI DICONO CHE IN CASO DI MAL DI SCHIENA DEVI RESTARE A LETTO?
Per esempio, noi fisioterapisti sospettavamo che un eccessivo riposo a letto potesse effettivamente produrre qualche beneficio utile: una serie di studi condotti dal 1980 al 1990 ha, infatti, rivelato che il riposo a letto veniva considerato un trattamento inadeguato per favorire la risoluzione di un quadro doloroso, rallentando la ripresa.
E LA CHIRURGIA PUO’ TOGLIERTI IL DOLORE?
I medici hanno poi valutato le varie opzioni chirurgiche, e come queste potessero correggere eventuali danni a livello della parte lombare, capendo, alla fine, che il dolore derivava da tutt’altro. Ricordiamoci sempre: i miglior candidati alla chirurgia sono quei pazienti che presentano un quadro specifico ( si parla infatti di lombalgia specifica) ed identificabile con una patologia specifica, come tumore od infezione.
LO SAPEVI CHE NEL 90% DEI CASI IL DOLORE NON È DATA DA UNA PATOLOGIA SPECIFICA E NON È RINTRACCIABILE?
Danni ai muscoli, legamenti, ossa, nervi ed alle ossa – od una combinazioni di questi – possono tutti dare dolore al paziente, e le sensazioni doloroso sono uniche per ogni paziente:
Tu stesso, se soffri di mal di schiena da molti mesi o anni, ti sarai probabilmente accorto che il dolore va e viene, per cui è evidente che non può essere correlato solo al danno strutturale. In effetti quello che sappiamo oggi è che il dolore ha più a che fare con la sensibilizzazione della schiena, che a un suo danno strutturale. Ciò significa che il tuo corpo in realtà è robusto, ma è solo diventato più sensibile del normale, per cui senti dolore anche per movimenti o posture che solitamente non ti farebbero nulla.
Per farla breve, è davvero difficile riconoscere la reale fonte del dolore e di conseguenza è davvero difficile capire come intervenire chirurgicamente per togliere il dolore al paziente: LA CHIRURGIA IN QUESTI CASI NON E’ CONSIGLIATA.
QUINDI DEVI ASSUMERE I FARMACI?
Alla luce della limitata efficacia di questi interventi chirurgici, i medici hanno quindi affrontato il mal di schiena cronico attraverso l’assunzione di farmaci. Sappiamo che gli anti infiammatori sono in grado infatti di ridurre la trasmissione degli impulsi dolorosi a livello periferico, agendo anche a livello dei tessuti danneggiati attraverso l’inibizione degli enzimi che stimolano i recettori del dolore. Ma anche qui, chi soffre di mal di schiena, dovrebbe andarci cauto. In tre distinte analisi pubblicate dal 2015 al 2017, i ricercatori della University of Dydney hanno comparato le prove di efficacia di dozzine di studi per determinare quanto le varie opzioni farmacologiche possano essere in grado di alleviare il dolore alla schiena. Il paracetamolo, per esempio, sembra essere meno efficace rispetto al placebo.
I risultati – sottolineano i ricercatori – forniscono la prima prova della reale efficacia del paracetamolo per il dolore lombo-sacrale acuto. Né l’assunzione regolare del farmaco, né la sua somministrazione al bisogno hanno migliorato infatti il tempo di recupero, l’intensità del dolore, i sintomi, le funzioni motorie, la qualità del sonno o di vita nei tre mesi in cui i pazienti sono stati seguiti”.
Altri farmaci sono in grado di produrre qualche forma di sollievo, ma con reali aumenti dei costi, specie se utilizzati per lunghi periodi.
Ricordiamo che alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei da banco, come l’ibuprofene, possono causare ulcere gastriche e sanguinamenti gastrointestinali. Gli oppioidi da prescrizione, oltretutto, possono creare dipendenza o addirittura a overdose.
“questi farmaci possono essere sì un valido alleato, ma non dovrebbero essere considerati come trattamento di prima scelta”, dice la ricercatrice del mal di schiena Manuela Ferreira, una degli scienziati di Sydney che ha lavorato allo studio sugli anti-infiammatorio e sul paracetamolo.
Il fatto che gli oppioidi siano i farmaci maggiormente più prescritti per la cura del mal di schiena ha spinto la comunità medica a trovare soluzioni alternative.
A tal proposito, lo scorso febbraio l’American College of Physicians ha pubblicato le nuove linee guida sul trattamento non invasivo del mal di schiena.
Il messaggio principale era che il trattamento farmacologico, di oppioidi in particolare, dovrebbe essere il trattamento di ultima istanza. Al loro posto, gli autori suggeriscono l’applicazione di calore superficiale come metodo per alleviare il dolore acuto di mal di schiena. Sono state inoltre trovate evidenze importanti sull’utilizzo di tecniche manipolative e di terapia manuale ortopedica per la gestione della sintomatologia dolorosa.
Per il dolore cronico si raccomandano gli esercizi, terapia riabilitativa e lo yoga, come tanti altri approcci basati sempre sull’esercizio.
In effetti, gli autori trovano l’esercizio come il principale approccio studiato per la gestione conservativo del mal di schiena cronico. Spesso, un programma di esercizio, progettato da un fisioterapista altamente qualificato, incorpora sia un allenamento cardio vascolare e sia un programma per lo sviluppo della forza.
I ricercatori non dovrebbero essere sorpresi dal fatto che il movimento sia parte fondamentale della gestione del mal di schiena. I muscoli hanno bisogno di lavorare, di essere allenati, per continuare a sostenere il corpo in maniera efficace.
Nel 2016, un altro gruppo di ricercatori australiani ha passato in rassegna la letteratura disponibile ed ha trovato che l’esercizio era l’unico trattamento studiato che potesse produrre sia benefici nel dolore del mal di schiena e sia nella prevenzione di nuovi attacchi. Rivisitando le prove, il team ha concluso che sia l’esercizio e sia l’educazione del paziente possano ridurre il rischio di nuovi attacchi di mal di schiena di circa la metà in un anno.
L’esercizio rafforza il corpo e la schiena, ed insegna al paziente con dolore come utilizzare una corretta postura e a sollevare carichi pesanti. Offre anche benefici psicologici.
La sola idea di provare dolore è terrificante per la maggio parte degli individui: insegnare ai pazienti come affrontare questa paura ed a continuare a muoversi è parte integrante del processo di guarigione, come sottolineato dalla Prof.ssa Ferreira.
In Luglio, un team della Boston Medical Center ha pubblicato i risultati di uno studio eseguito su 320 pazienti che soffrivano di mal di schiena cronico a cui erano stati assegnati esercizi di Yoga, terapia fisioterapica ed un invito a leggere materiale informativo sulla gestione del loro problema. La fisioterapia, eseguita faccia a faccia con il fisioterapista, includeva anche esercizi di attività aerobica ed un programma di esercizi da effettuare a casa. Dopo tre mesi, il gruppo che ha praticato la fisioterapia e lo yoga era meno propenso all’assunzione di farmaci per affrontare il loro mal di schiena rispetto al gruppo a cui era stato semplicemente assegnato del materiale informativo. Complessivamente, il team ha trovato che lo yoga era tanto efficace quanto la terapia fisioterapica, entrambi riducono il dolore e migliora la mobilità.
Un importante avvertimento: nessuna soluzione per la gestione del mal di schiena è efficace per tutti. La maggior parte dei trattamenti studiati può aiutare diverse persone, ma possono risultare inutili e fallimentari per altre persone.
Questa conclusione può risultare scoraggiante , ma in pratica, significa che molti individui dovranno provare diverse opzioni terapeutiche prima di trovare quella giusta. Come soluzione, l’esercizio esalta molti fisioterapisti perché è in grado di produrre sollievo e migliorare la mobilità, con pochi o nulli effetti collaterali ed a costi relativamente bassi, il tutto mentre migliora la qualità della vita.
IMPORTANTE: per quanto riguarda la forma dell’esercizio da provare per prima, non ci sono sufficienti confronti testa a testa tali da permettere di avere un vincitore, né vi è un consenso sul fatto che una specifica forma di esercizio sia più specifica di altre. La zona lombare è così centrale, così importante, che anche l’aggiunta di una sola passeggiata giornaliera al parco può produrre importanti effetti positivi.
Chris Maher, autore degli studi sull’effetto dei farmaci e dell’esercizio fisico, sostiene che la scelta del tipo di esercizio da eseguire sia meno importante per la gestione del mal di schiena rispetto a quella semplice attività che possa piacere e che possa portare avanti nel tempo.
QUALE ESERCIZIO SCEGLIERE DUNQUE?: Il miglior esercizio è quello che ti piace fare e che ti impegna a lungo termine
Facciamo un po’ di chiarezza su quel mal di schiena che spesso ci porta a pensare a chi sa quali malattie gravi noi possiamo essere affetti!
Il mal di schiena si divide in:
Specifico (15% dei casi)
Aspecifico (85%)
Mal di schiena specifico vuol dire che è “specifico” di un problema, ovvero:
Fratture (4%)
Tumori (1%)
Problematiche viscerali (4%)
Altre cause (7%) come spondilite anchilosante, artrite reumatoide, stenosi del canale midollare, aneurisma dell’aorta addominale, sindrome della cauda equina
Ernia del disco (1-3%)
Avete LETTO BENE… l’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi.. quindi basta parlare sempre di ERNIA…. PERCHE?…causa MOLTO RARAMENTE mal di schiena!
Molto spesso i pazienti manifestano dolore da diversi mesi, addirittura anni.. ma il dolore non è costante (il che potrebbe essere allarmante) ma va e viene.. e quindi è comprensibile che non può di certo essere associato ad un danno strutturale.
Cosa sta succedendo allora? Nulla
La nostra schiena è sempre robusta, è semplicemente diventata più sensibile del normale, per cui senti dolore anche nei movimenti normali, anche per stimoli che di solito non provocano dolore, come uscire dalla macchina o allacciarsi le scarpe.
Inoltre spesso sono presenti ernie in soggetti senza dolore: l’ernia non giustifica il dolore ma rappresenta spesso un normale processo di invecchiamento della colonna!
Ma anche se l’ernia fosse il problema tieni conto che nel 98% si assorbe spontaneamente entro un anno! Anzi più è grossa e più facilmente viene riassorbita!
COSA FARE QUINDI?
Le Evidenze scientifiche suggeriscono che il trattamento precoce del mal di schiena diminuisce la probabilità che il suo dolore divenga cronico. Può essere indicato seguire un programma individuale, o di gruppo, per gestire il suo dolore e per evitare che si riacutizzi o si ripresenti in futuro..
La terapia manuale, in primis la terapia manuale ortopedica, guidata dalle prove di efficacia cliniche scientifiche e dalla natura biopsicosociale di ogni singolo individuo, deve affiancare SEMPRE l’esercizio terapeutico nella pratica clinica quotidiana nei pazienti che si presentano con un mal di schiena. “
Il mal di schiena è la seconda più comune causa di disabilità negli Stati Uniti, ma tutt’oggii principali trattamenti come la chirurgia spinale, oppioidi e le iniezioni di cortisone sono spesso inutili se non addirittura dannosi.
Le evidenze sempre più supportano una serie di programmi di esercizi e terapie alternative, come massaggio e yoga, come trattamento di prima scelta per alleviare il mal di schiena.
COSA NON SAPREMO MAI?
In molti casi è impossibile, ad oggi, identificare la causa di un persistente mal di schiena e, di conseguenza,come curarlo. E non è ancora chiaro oggi quale sia l’esercizio migliore.
COME POSSIAMO AIUTARE I NOSTRI PAZIENTI?
Se hai un problema cronico di mal di schiena, rivolgiti al tuo medico per escludere problemi più seri. Resta attivo e fatti seguire poi da un professionista che, con programmi specifici di forza, attività aerobica ed altre approcci terapeutici, saprà gestire il tuo caso.
Milioni di pazienti con mal di schiena si trovano spesso a dover a che fare con sistemi sanitari che non sono realmente attrezzati per aiutarli. Essi sono spinti verso interventi costosi ed invasivi che spesso falliscono e non portano ai risultati sperati, e ben lontani da approcci come fisioterapia e yoga , scelte che attualmente potrebbero veramente aiutarli. Nel frattempo, pazienti e medici si aspettano cure per ogni cosa, ed il mal di schiena è uno di quei disturbi quasi universalmente senza una cura. Pazienti e contribuenti, alla fine, finiscono per pagare il prezzo di questo fallimento, sia in termini di soldi che di salute.
Di conseguenza sempre più persone stanno cercando terapie conservative per la gestione del loro mal di schiena. Mentre lo yoga, il massaggio e la psicoterapia sono esistiti per diverso tempo, solo piccoli studi sono stati realizzati per capirne i reali effetti, ed i medici quasi sminuivano queste pratiche.
Mal negli ultimi 10 anni tutto questo è cambiato.
Il Fallimento della medicina nei confronti di persone che soffrono di mal di schiena cronico.
Il mal di schiena è uno dei motivi principali che spingono le persone dal medico negli Stati Uniti e, secondo le indagini, colpisce il 29% degli adulti americani. E’ anche il motivo principale di perdita di economia, intesa come perdita di giorni lavorativi. Gli stati uniti spendono circa 90 miliardi di dollari ogni anno per la cura del mal di schiena, molto più delle spese annuali per pressione alta, gravidanza, post parto e cure depressive, e questo non comprende la stima di 10 – 20 miliardi di dollari persi nella produttività relativa al mal di schiena.
I medici parlano del dolore alla schiena in diversi modi, ma la tipologia di mal di schiena più comunemente utilizzata è quella della “lombalgia aspecifica”. Questo termine sta ad indicare un dolore non causato da patologie gravi, quali tumori, ernie, infezioni o sindrome della cauda equina.
Circa il 90% delle volte siano di fronte ad una lombalgia acuta, di breve durata che migliora entro pochi giorni senza fatica. Una minoranza di pazienti, tuttavia, continua a lamentare dolore alla schiena fino a 12 settimane (forma sub acuta)o addirittura fino a più settimane ( forma cronica).
COSA SAPPIAMO OGGI QUINDI? che ll trattamento di una lombalgia cronica aspecifica è mal trattata nella comunità medica. Molti dei trattamenti più popolari offerti dai medici, come il riposo a letto, la chirurgia spinale, anti infiammatori oppioidi ed iniezioni cortisoniche, si sono dimostrati inefficaci nella maggior parte dei casi, talvolta addirittura dannose.
Storicamente la comunità medica pensava che il dolore a livello lombare fosse correlato alla natura ed alla severità di una lesione o a problematiche anatomiche. Ma oggi è chiaro che ciò che sta accadendo al cervello del paziente è importante.
La migliore comprensione del dolore a livello lombare è che questo è il risultato di un processo complesso, “condizione biopsicosociale”; il che significa che aspetti biologici come cause anatomiche o strutturali giocano un ruolo, ma fattori psicologici e sociali giocano un ruolo forse ancor più grande.
Per esempio, quando compariamo gli stessi risultati di una risonanza in termini di lesione, come per esempio bulging discali o artrosi delle articolazioni faccettarie, alcune persone possono provare un’esperienza terribile di dolore mentre altre persone non avvertono praticamente nulla. Persone, infatti, che sono sotto stress od inclini alla depressione, che fanno del catastrofismo, o sono solo ansione tenderanno a soffrire di più, così come coloro che hanno una storia di trauma nella loro vita o persone che hanno una scarsa soddisfazione a lavoro.
La consapevolezza circa il ruolo che giocano questi fattori psicosociali nell’esperienza dolorosa di alcuni individui si è diffusa sempre più con uno spostamento generale dalla visione dualistica mente corpo verso un modello biopsicosociale.
Di conseguenza, un nuovo meccanismo di dolore chiamato “sensibilizzazione centrale” sta guadagnando sempre più terreno. L’idea di base è che in quei pazienti che lamentano un dolore continuo, ci sono cambiamenti che si verificano tra il corpo ed il cervello che possono alterare la percezione del dolore, al punto che stimoli normalmente non dolorose per persone comuni risultano essere dolorosi per altre persone.
Ciononostante questi chiari rischi, i medici continuano a prescrivere anti infiammatori, a scegliere la via chirurgica o infiltrativa, nei confronti di pazienti che non possono permettersi cure alternative ( per i relativi costi).
Lentamente, tuttavia, la marea si sta spostando.
Recentemente, nel febbraio del 2017, l’American College of Physicians ha consigliato a dottori e pazienti di optare altre terapie quali l’esercizio, agopuntura, tai chi, yoga, pilates e fisioterapia, con lo scopo di ridurre la prescrizione e l’assunzione di farmaci e per evitare interventi chirurgici laddove possibile ( in caso di fallimento di terapia non farmacologiche, sono raccomandati in prima linea, farmaci anti infiammatori non steroidei).
Nel marzo del 2016, nel Center for disease control and prevention sono emerse delle linee guida che invitano ad utilizzare farmaci non oppioidi, sempre in prima linea.
Allo stesso tempo, la ricerca ha suggerito che la terapia attiva ( programmi di esercizi, yoga o tai chi) può realmente aiutare le persone a risolvere il loro problema in termini di dolore, mentre altri approcci passivi (come massaggio e manipolazioni spinali) producono effetti di breve durata.
IL MOVIMENTO E’ PROBABILMENTE LA MIGLIORE COSA CHE TU POSSA FARE PER IL TUO MAL DI SCHIENA
Quando il mal di schiena colpisce, il primo istinto potrebbe essere quello di abolire ogni forma di attività fisica e ritirarsi sul divano per far svanire il dolore.
I medici oggi pensano che, in molti casi, questo è probabilmente la peggiore cosa che tu possa fare. Gli studi che comparano “fare esercizio fisico” e “non fare nulla” per il mal di schiena sono abbastanza chiari. L’attività fisica o semplicemente il fare movimento può contribuire a ridurre il dolore, mentre restare inattivi può compromettere il recupero.
L’esercizio è utile per una serie di ragioni: esso incrementa la forza muscolare, la quale può supportare meglio la colonna; migliora la flessibilità e l’escursione articolare, la quale può aiutare a migliorare i movimenti funzionali favorendo una migliore qualità della vita; aumenta il flusso sanguigno ai tessuti molli, il che promuove la guarigione dei tessuti riducendo la rigidità. Queste sono solo poche ragioni per cui vale la pena intraprendere un programma di esercizi per il tuo mal di schiena prima eventualmente di trattamenti passivi come il massaggio o l’agopuntura (verranno descritti dopo)
I ricercatori di questa revisione riassumono i benefici dell’esercizio fisico nella gestione clinica di una lombalgia aspecifica, comprendendo questi risultati sorprendenti:
L’esercizio aerobico effettuato per 20 minuti al 70% di massimo consumo di ossigeno riduce la percezione di dolore per più di 30 minuti nei pazienti con mal di schiena cronico;
Migliorare la flessibilità a livello lombare e a livello degli hamstring può ridurre in maniera significativa il dolore lombare ( dal 18,5% al 58%);
Esercizi di stabilizzazione riducono in maniera significativa il dolore (39% – 76,8%) mentre programmi di rinforzo muscolare del 61,6%.
Questi ricercatori suggeriscono una combinazioni di questi programmi – forza, esercizio aerobico e programmi di flessibilità – per la gestione clinica dei pazienti con mal di schiena, anziché optare per un programma invece di un altro.
Per essere chiari, l’esercizio non sempre aiuta tutti i pazienti. Lombalgie acute potrebbero beneficiare prima di un trattamento passivo, terapia manuale ortopedica od osteopatica. Ma se il tuo dolore è cronico, trova il modo per rimanere attivo quanto possibile.
Ecco un elenco di programmi di esercizi che potrebbero essere utili per il tuo mal di schiena
Yoga, pilates e Tai Chi sembrano aiutare – ma non è chiaro se essi sia meglio di altri programmi di esercizi
E’ stata fatta molta ricerca sulla correlazione tra mal di schiena e Yoga. Non tutto è di alta qualità, ma nell’insieme, le evidenze disponibili suggeriscono la pratica dello yoga sia per ridurre il dolore e sia per migliorare la mobilità della schiena.
La più recente revisione sistematica sulla yoga e sul mal di schiena cronico, pubblicata nel 2017, sintetizza i risultati dei migliori studi disponibili:
C’è evidenza che la pratica dello yoga, comparato con gruppi in cui non si eseguiva nessun tipo di esercizio, sarebbe in grado di migliorare il quadro clinico da 3 a 6 mesi
Gli autori di questa revisione hanno notato che non è chiaro se lo yoga è migliore rispetto ad altre forme di esercizi, in quanto pochi sono stati gli studi in cui sono stati messi a confronti diversi approcci.
Per quanto riguarda il Tai Chi ed il pilates, anch’esse sembrerebbero ridurre il dolore cronico lombare aiutando le persone a ritornare a livelli ottimale di attività di vita quotidiana, se comparata con nessun esercizio.
E gli altri approcci, combinati con protocollo di esercizi, mobilizzazioni e consigli, che ruolo svolgono nella gestione clinica del mal di schiena?
Questi differenti tipi di terapie, abbinate alla psicoterapia combinata ed alla terapia comportamentale cognitiva, fanno parte di quella che viene chiamata oggi riabilitazione multidisciplinare.
La riabilitazione multidisciplinare abbraccia quello che è la visione “biopsicosociale” del mal di schiena, che sostiene, ancora una volta, come il dolore nasce dall’interazione di fattori sociali, fisici e psicologici.
Naturalmente po’ essere difficile da gestire se i disturbi dell’umore, come ansia e depressione,contribuiscono al dolore delle persone, o se nascono dal dolore, ma in entrambi i casi il modello biopsicosociale vede il fisico come sola parte dell’equazione.
Di conseguenza, forse, non sorprende se la terapia multidisciplinare sembra funzionare meglio della sola terapia fisica nella gestione clinica del mal di schiena, sia nella forma acuta che nella forma cronica. Pazienti che ricevono questa tipologia di trattamento olistica sono più propensi a tornare prima alle loro attività quotidiane.
LA TERAPIA PASSIVA gioca un ruolo importante nella pratica clinica, aiutando le persone a combattere il mal di schiena. L’effetto tende ad essere modesto ed immediato, anche se l’approccio attiva, svolto con esercizi, deve essere ancora una volta la prima scelta terapeutica.
Ci sono prove di efficacia che dimostrano come la manipolazione spinale possa aiutare le persone affette da mal di schiena cronico producendo effetti che non risultano essere più efficaci di un antidolorifico o dell’esercizio ( il che non è poco).
In primo luogo, diamo uno sguardo rapido alle evidenze disponibili. Ci sono due recenti revisioni che misurano l’efficacia della manipolazione sul mal di schiena: una sul dolore acuto e l’altra sul dolore cronico. La revisione del 2011 sul mal di schiena cronico dimostra come la manipolazione produca effetti di breve durata sulla riduzione del dolore e sul miglioramento funzionale, ma questo effetto è pressocchè identico alle comuni terapie utilizzate per il trattamento del dolore cronico, ovvero l’esercizio.
La revisione Cochrane che ha studiato l’effetto della manipolazione sul dolore acuto di mal di schiena dimostra come essa funzioni meglio del placebo, e di conseguenza diversi pazienti dovrebbero beneficiare di un trattamento eseguito da esperti di terapia manuale ortopedica – osteopatica.
I RISULTATI SUL MASSAGGIO SONO MISTI, ma generalmente non innocui.
In generale, i terapisti che eseguono il massaggio lavorano sul muscoli e sui tessuti di tutta la schiena. Ci sono differenti stili di massaggio: svedese, connettivale, sportivo e release mio fasciale. I massaggi variano in base alla durata, a quanta pressione manuale viene utilizzata ed in base alle frequenze delle sedute. Tutto questo rende difficile interpretarne l’efficacia. Ma c’è una buona notizia: il massaggio è piuttosto innocuo e sembrerebbe migliorare i sintomi nell’immediato, ma con scarso risultato a lungo termine. Nei migliori dei casi, ha senso farlo, nelle forme acute, in prospettiva di un sollievo dal dolore.
LA CURA DEL MAL DI SCHIENA, IN FASE ACUTA E CRONICA, E DELLA LOMBOSCIATALGIA
ECCO LA FORMULA DELLA SALUTE =
– FARMACI
+ TERAPIA MANUALE
+ESERCIZI
+NUTRIZIONE
Tutta la nostra attenzione è rivolta a individuare e offrire i migliori rimedi naturali e manuali, nonchè le cure più aggiornate non-farmacologiche per ridurre la frequenza, la durata e l’intensità del tuo mal di schiena.
Attraverso una prima valutazione verifichiamo subito la presenza red flags, bandiere rosse. Leggi questo articolo per saperne di più
TI SPIEGHIAMO COME, ATTRAVERSO 3 PASSI FONDAMENTALI
1 – Un’approfondita valutazione è fondamentale per la scelta di un trattamento valido e efficace. La valutazione occupa gran parte della prima seduta ed è composta da una prima parte destinata ad una minuziosa intervista al paziente e da una seconda parte in cui si effettuano tutti i test fisici necessari a completare e confermare le informazioni raccolte durante la prima parte..
2 – terapia manuale: ciò che rende unico il nostro METODO è la combinazione di un trattamento del paziente individuale e specifico (sia in fase di valutazione che durante il processo) unito all’esperienza clinica del terapista e alle utlime scoperte scientifiche. In aggiunta alla mobilizzazione articolare ed alle manipolazioni periferiche e vertebrali, il nostro metodo unisce tecniche neurodinamiche, stretching muscolare, esercizi di stabilizzazione ed esercizi adattati in modo specifico che il paziente puo’ eseguire in autonomia a casa.
Viene a conoscere questo Metodo presso il nostro CENTRO
3 – Esercizio Terapeutico: dal pilates, all’esercizio terapeutico individuale, svolto autonomamente o assieme ad un fisioterapista PERSONALE, garantiremo una riduzione significativa della frequenza del tuo mal di schiena, in modo tale da garantire una riduzione della frequenza e dell’intensità del tuo mal di schiena.
Quale aiuto di possiamo offrire?
Numerosi fattori possono attivare quei processi di irritazione e neuro-infiammazione che sono comuni a tutte le forme di mal di schiena, quali: i disturbi del sonno (leggi qua l’articolo) e della sfera psicologica, l’ alimentazione o nutrizione scorretta.
Pensi che una cattiva postura possa influenzare il tuo mal di schiena? Troverai interessante questo articolo
I dolori sono la sirena d’allarme che ti avverte che l’incendio è divampato. Cosa lo ha acceso?
La clinica del mal di schiena, si occupa proprio di questo. Attraverso figure professionali analizziamo lo stato nutrizionale, i disturbi del sonno, dell’umore e della sfera psico – emotiva.
CONTATTACI ADESSO PER RISOLVERE IL TUO MAL DI SCHIENA
Probabilmente avete sentito parlare che una cattiva postura causa mal di schiena, o che si dovrebbe lavorare sulla correzione della postura per eliminare il dolore alla schiena. Questa affermazione è facile trovarla su internet, basti digitare le parole postura e dolore su google e si ottengono 4 milioni di visite..
Facciamo un esempio: uno si presenta da noi per un dolore.. e ad una valutazione ci troviamo davanti un dorso curvo, accorciamento degli intrarotatori interni di spalla e capo anteposto.. quindi che fare? Lavoriamo per allungare i muscoli anteriori e per rinforzare i muscoli delle scapole.
Stessa cosa per un’iperlordosi lombare. Allungheremo i muscoli flessori dell’anca e rinforzeremo i glutei e gli addomi. Giusto?
Un altro punto di vista, o chiamiamolo detto “popolare”, è che le asimmetrie causano dolore. Quando volte ci siamo sentiti dire dal paziente, “vado dall’osteopata o dal chiropratico perché ho una vertebra fuori posto od un bacino non perfettamente allineato”?Chiariamo: è più facile trovare un asimmetria che una simmetria. Nella mia pratica clinica quotidiana non ho mai trovato un bacino perfettamente simmetrico!
Ma si continua a sentir dire che certi professionisti identificano e correggono una torsione o inclinazione del bacino, che causerà a sua volta una rotazione della colonna.. e quindi DOLORE. Oppure a correggere una dismetria degli arti ( una gamba più corta rispetto all’altra, o viceversa) perché questo causerà un’inclinazione del bacino.
Ma queste dichiarazioni, sostenute da diversi “esperti del web” sono sostenute da prove di efficacia? Si deve quindi continuare a valutare la presenza di anomalie posturali per poi correggerle?
PROVIAMO A RISPONDERE:
Quali studi trovano una connessione tra cattiva postura e mal di schiena?
Negli studi trasversali, i ricercatori reclutano una parte della popolazione e li suddividono in due gruppi: chi ha dolore e chi non ce la. Poi si effettuano radiografie o altri mezzi per misurare allineamento pelvico, curve spinali, inclinazione pelvica, dismetrie e chi più ne ha più ne metta.. Dopo queste misure, si valutano se ci sono differenze significative negli allineamenti posturali fra i due gruppi.
Anche se i risultati di questi studi non sono del tutto chiari, la maggior parte di essi non supportano l’affermazione che una cattiva postura provoca il mal di schiena. Ecco un elenco di alcuni risultati rappresentativi:
Nessuna associazione tra la dismetria degli arti (differenza di lunghezza degli arti) e mal di schiena. [1]
Nessuna differenza significativa nella lordosi lombare o differenza di lunghezza degli arti tra tre gruppi di 321 maschi: forti dolori alla schiena, dolore moderato o nessun dolore. [2]
Nessuna associazione tra le misure del collo e dolore al collo. [3]
Nessuna differenza significativa nella lordosi lombare, inclinazione pelvica, e dismetria, e nella lunghezza degli addominali, dei flessori del ginocchio, ed del muscolo ileopsoas in 600 persone con e senza dolore alla schiena. [4]
Adolescenti con asimmetria posturale, eccessiva cifosi toracica e / o lordosi lombare non avevano una più alta probabilità di sviluppare il mal di schiena in età adulta rispetto ai coetanei con una postura “migliore”. [5]
Le donne in gravidanza che avevano un incremento maggiore della lordosi lombare non avevano una maggiore probabilità di sviluppare mal di schiena.
Le persone il cui lavoro comportava l’assunzione di posture scomode non manifestavano livelli più alti di dolore.
Alcuni studi hanno trovato un’associazione positiva tra le misurazioni di allineamento vertebrale ed il dolore, ma queste sono eccezioni alla regola. [8, 9]
Il peso di queste prove è maggiormente rappresentato da una revisione sistematica fatta nel 2008, che ha analizzato più di cinquantaquattro studi sul legame tra il dolore e la postura.[10]. Anche se era scarsa la qualità di questi studi, esse tutte assieme non han prodotto prove a sostegno di una correlazione tra le misure di allineamento vertebrale ed il dolore.
Di conseguenza, questa ricerca in questione indica una correlazione molto debole fra postura e dolore alla schiena.
Questi risultati sono sorprendenti, dato che molti studi hanno trovato altri fattori che si correlano con il mal di schiena, come l’esercizio fisico, la soddisfazione sul luogo di lavoro, il livello di istruzione, lo stress ed il fumo. [11]
Anche se esiste una correlazione tra il dolore e la postura, questo non ne rileva il giusto rapporto. Può il dolore causare una cattiva postura e non il contrario. Questo è molto plausibile. Ad esempio, se le persone vengono iniettati con una soluzione che causa loro dolore alla schiena spontaneamente adottano diverse strategie posturali. [12] Grande sorpresa!
Perché Non c’è alcuna associazione tra il dolore e la postura?
Ci sono almeno tre ragioni plausibili per cui la postura non si associa bene con il dolore.
1. I TESSUTI SI ADATTANO ALLO STRESS NEL CORSO DEL TEMPO
La teoria che la cattiva postura provoca dolore si basa sull’idea che provoca delle sollecitazioni meccaniche in eccesso su alcune aree, causando micro danni che si accumulano nel corso del tempo. Sebbene questo abbia un senso, non si tiene conto che i tessuti hanno la capacità di adattarsi allo stress.
Proprio come i muscoli, anche le articolazioni, i legamenti ed i tendini si adatteranno per resistere alle sollecitazioni locali create da particolari posture. [13]
2. DANNO TISSUTALE NON SEMPRE VUOL DIRE DOLORE
La seconda ragione per cui la postura non è correlata con il dolore è che se anche la cattiva postura è in grado di produrre un danno tissutale, un danno tissutale non porta a dolore.
Ci sono molti studi che lo dimostrano. Una grande percentuale (ad esempio 20-50%) di persone senza dolore alla schiena, alle spalle o alle ginocchia mostra bulging discali, lesioni alla cuffia dei rotatori e lesioni meniscali. [14]
Il fatto è che quasi non importa in quale punto del corpo si esegue una risonanza magnetica: 1 persona su 30 avrà un’alta probabilità di avere delle lesioni tissutale in assenza completa di dolore.
Qual è la ragione di tutto ciò? Il fenomeno del dolore è molto complesso, tanto che il danno al tessuto è solo un fattore che può collaborare all’insorgenza del dolore.[15]
3. OGNUNO DI NOI E’ DIFFERENTE
Ognuno di noi è caratterizzato da un’unicità. Ognuno di noi ha le sue curve vertebrali e magari una forma vertebrale propria, che lo differenzia dagli altri.
L’asimmetria e le irregolarità sono la regola, non l’eccezione.
La dimensione e la forma delle nostra ossa e di come esse si articolano fra di loro sono dettate dal il modo in cui troviamo più efficiente e confortevole stare in piedi, seduti o spostarci. Pertanto, un allineamento non ottimale per una persona potrebbe essere ottimale per un’altra persona. A causa di queste differenze individuali, confrontare la postura con qualche modello ideale e cercare di apportare delle correzioni è intrinsecamente problematico.
Cosa fare invece di preoccuparsi della postura?
Le prove di cui sopra suggeriscono come possa essere una perdita di tempo identificare quei difetti della postura statica e correggerli come tecnica per ridurre il dolore.
E quindi, se non ci importa della postura, vuol dire che non dobbiamo preoccuparci affatto dell’allineamento del corpo durante il riposo o esercizio? CERTO CHE NO
1. GARANTIRE UN BUON ALLINEAMENTO QUANDO SONO COINVOLTE FORZE MAGGIORI
Non fraintendere: la biomeccanica e la giusta forma contano!ma un conto è stare seduti o muoversi semplicemente, l’altro è fare esercizi: richiedono una attenzione maggiore al corretto allineamento.
Durante la posizione seduta od in piedi, le sollecitazioni meccaniche sulle articolazioni sono molto piccole. Il tuo corpo ha sperimentato queste sollecitazioni migliaia di volte al giorno per molti anni, ed è ben adattato a questo.
Al contrario, durante l’esercizio fisico intenso, come ad esempio uno stacco pesante, lo stress meccanico è di gran lunga maggiore, e il tuo corpo ha avuto meno possibilità di adattarsi a queste sollecitazioni specifiche.
Cosi diamo importanza alla postura ed al corretto allineamento quando si atterra da un salto, quando si esegue uno sprint, o solleviamo dei pesi, o ci impegniamo in qualsiasi attività che richiede un’importante stress fisico. In questi casi, è una buona idea sforzare in maniera “cosciente” dando importanza alla biomeccanica ed all’allineamento della colonna vertebrale, per favorire meglio la distribuzione del carico e quindi dello stress, per ridurre il rischio di lesioni e migliorare le prestazioni.
2.LAVORARE SUL MOVIMENTO
Il modo in cui ci muoviamo è più importante di come si sta seduti od in piedi. Quindi non preoccupiamoci se il nostro dorso crolla in flessione mentre stiamo seduti sul posto di lavoro. Ma assicuriamoci di preservare la capacità di estenderlo per svolgere anche altre attività della vita quotidiana.
3. VARIARE LA POSTURA
Molte persone son costrette a stare sedute per molte ore al giorno per via del lavoro, ma se questo causa loro stress e dolore, piccole variazioni di postura sono un’ottima strategia di confort per mantenere una postura “ideale” per tutto il tempo.
Quindi?
Fare delle pause frequenti da queste posture statiche e muoversi.
Dimentica la postura ottimale e continua a muoverti!
Per riassumere, non preoccupatevi di trovare una postura ideale quando siete seduti a lavoro. E’ improbabile che possa contribuire al tuo dolore. Continua a star comodo, ma muoviti. E ricorda: utilizza la giusta postura e la giusta forma quando sei impegnato nel compiere un esercizio intenso!
2. Pope, Bevins (1985) The relationship between anthropometric, postural, muscular, and mobility characteristics of males ages 18-55. Spine (Phila Pa 1976). 1985 Sep;10(7):644-8. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4071274
4. Nourbakhsh, et al. (2002) Relationship between mechanical factors and incidence of low back pain. J Orthop Sports Phys Ther. 2002 Sep;32(9):447-60. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12322811
5. Dieck, et al. (1985) An epidemiologic study of the relationship between postural asymmetry in the teen years and subsequent back and neck pain. Spine (Phila Pa 1976). 1985 Dec;10(10):872-7. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2938272
6. Franklin, et al. (1988) An analysis of posture and back pain in the first and third trimesters of pregnancy. J Orthop Sports Phys Ther. 1998 Sep;28(3):133-8. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9742469
8. Chaleat-Valleyed, et al. (2011) Sagittal spino-pelvic alignment in chronic low back pain. Eur Spine J. 2011 Sep;20 Suppl 5:634-40. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21870097;
9. Smith, O-Sullivan, et al. (2008) Classification of sagittal thoraco-lumbo-pelvic alignment of the adolescent spine in standing and its relationship to low back pain. Spine (Phila Pa 1976). 2008 Sep 1;33(19):2101-7. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18758367.
10. Christensen, et al. (2008) Spinal curves and health: a systematic critical review of the epidemiological literature dealing with associations between sagittal spinal curves and health. J Manipulative Physiol Ther. 2008 Nov-Dec;31(9):690-714. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19028253
11. Papageorgeoui, et al. (1997) Psychosocial factors in the workplace–do they predict new episodes of low back pain? Evidence from the South Manchester Back Pain Study. Spine (Phila Pa 1976). 1997 May 15;22(10):1137-42. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9160473
12. Hodges, Moseley (2003) Experimental muscle pain changes feedforward postural responses of the trunk muscles. Exp Brain Res (2003) 151:262–271 http://cdns.bodyinmind.org/wp-content/uploads/Hodges-et-al-2003-Exp-Brain-Res-experimental-lbp.pdf