Zaino come causa del mal di schiena?

Zaino come causa del mal di schiena?

ZAINO E MAL DI SCHIENA: QUALI CORRELAZIONI?

Lo zaino fa venire il mal di schiena a ragazzi e bambini? Da sempre esiste la leggenda metropolitana che il classico zainetto sia un pericolo pubblico per i più piccoli e che aumenti il rischio futuro di soffrire di lombalgia o simili.

La nota rivista inglese BJSM (Journal of Sports Medicine) ha di recente pubblicato un articolo nel quale si mostra come non ci sia alcuna prova che indichi una correlazione diretta tra uno zaino pesante e il mal di schiena nei ragazzi.

Secondo la maggior parte degli esperti il peso dello zaino dovrebbe essere al massimo tra il 5% e il 20% del peso corporeo dello scolaro. Tali linee guida sono proposte da moltissimi enti e organizzazioni per la salute dei ragazzi.

A quanto si evince dallo studio inglese non sembrerebbe esserci una correlazione che indichi la presenza di mal di schiena e lo zainetto “troppo” pesante.

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I ragazzi, anche i più piccoli, hanno mal di schiena con una discreta frequenza tanto che negli adolescenti, secondi molti studi, la frequenza di tale disturbo è quasi uguale a quella negli adulti.

A questo va aggiunto che se un adolescente tende ad avere dolori alla schiena durante questi anni ha una elevata probabilità di soffrirne anche in seguito.

La realtà mostra che le cause specifiche che causano lombalgia nei ragazzi sono ancora sconosciute o almeno non chiarite con la massima certezza. Ciò deriva soprattutto dalla mancanza, purtroppo, di studi specifici che mettano in evidenza anche gli stessi fattori di rischio.

 

Alcuni studi precedenti sulla postura

In un articolo abbiamo visto come non ci sia una correlazione diretta tra cattiva postura e dolore alla schiena.

Molti studi hanno quindi tentato anche di valutare se ci sia una correlazione tra postura (o posizione del corpo) e il portare uno zaino pesante, mostrando invece un cambiamento della stessa postura, per distribuire il peso, attraverso il piede.

Le ricerche sono state molte soprattutto per capire se lo zaino possa portare a un cambiamento della curvatura della colonna vertebrale.

Anche in questi casi è stato evidenziato che non ci sono differenze molto significative, di contro ha mostrato che potrebbero esserci delle modificazioni nella curvatura della colonna vertebrale, nel lungo periodo, se si porta una borsa solo da un lato.

C’è da dire che la stessa misurazione della curvatura spinale è un’operazione assai complessa soprattutto quando si vogliono fare studi su larga scala. Questo perché tale misurazione va fatta utilizzando strumenti complessi (e costosi) come i Raggi X.

Altre ricerche hanno invece dimostrato che lo zaino mono-spalla avrebbe effetti negativi sulla capacità respiratoria e sulle funzioni polmonari.

Come visto si tratta di molte ricerche per capire quale sia il miglior zaino per i ragazzi e se esso possa incidere negativamente sulla salute. Però nessuno studio, fino ad ora, aveva indagato appieno se ci fosse una qualche relazione diretta tra mal di schiena.

 

Il mal di schiena è per colpa dello zaino? Gli studi più recenti cosa dicono?

Lo studio della BJSM è stato un lavoro sistemico su altri studi precedentemente effettuati, di cui 5 prospettici eseguiti su un totale di 1.800 adolescenti e bambini, e 63 studi trasversali.

Le principali prove che dovrebbero indicare una correlazione tra zaino e dolore alla schiena derivano dagli studi definiti, appunto, “trasversali”.

Si tratta di misurazioni che vengono effettuate in un momento specifico su tutti i partecipanti agli studi per poi confrontare le caratteristiche tra i gruppi di persone.

Tali ricerche sono più “deboli” e meno precise rispetto a quelle ottenute con gli studi prospettici che, invece, seguono nel tempo l’evoluzione delle condizioni di ogni singolo individuo.

Tra i 63 studi trasversali si evidenziato:

  • 4 studi in cui c’era una associazione tra zaino troppo pesante e mal di schiena.
  • 3 studi in cui il modo con cui si trasportava lo zaino era correlato con il dolore.
  • 3 studi in cui più si portava lo zaino e maggiore era la presenza di dolore.
  • 1 solo studio ha messo in evidenza come il 75% dei ragazzi con il mal di schiena dicessero che portare lo zaino ne acuisse il dolore.

È quindi probabile che tutte le convinzioni in cui si associa il mal di schiena con lo zaino troppo pesante nascano proprio da ricerche di questo genere che davano solo indicazioni parziali e venivano effettuate con metodi non molto validi dal punto di vista scientifico.

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Cosa dicono gli studi prospettici (scientificamente più attendibili)?

Questa tipologia di valutazione è certamente più adatta a uno studio sulla eventuale correlazione tra mal di schiena e zaino.

  • 2 studi hanno evidenziato come non ci fosse alcuna evidenza diretta e chiara tra zaino e dolore.
  • 2 che il peso percepito, o la difficoltà a trasportare lo zainetto, era associato al mal di schiena nei ragazzi di età compresa tra i nove 9 e i 14 anni.
  • 1 studio ha indicato come non ci fosse alcun rapporto, per i ragazzi, tra dolore e zaino.

Alla domanda, posta ai ragazzi con un’età media di 15 anni, di quale fosse la causa del loro mal di schiena, o cosa l’aggravasse, nessuno ha menzionato il portare uno zaino.

Cosa fare quindi per i ragazzi e il loro mal di schiena

Dagli studi appena visti sembra chiaro che la tipologia di zaino, o almeno il suo peso, non sia una causa diretta di mal di schiena.

È palese, invece, che se un adolescente o un bambino soffrono già di una lombalgia il trasportare un peso eccessivo sia senza dubbio un’aggravante del fastidio. Allo stesso tempo è evidente come lo zaino non ne sia la causa scatenante.

Molte associazioni come ad esempio la Australian Physiotherapy Association, grazie a questi nuovi studi abbiano modificato il loro approccio indicando che zaini moderatamente carichi non siano la causa del mal di schiena.

Non esistono ricerche che indichino una relazione diretta tra zaino e mal di schiena proprio per le difficoltà di carattere tecnico ed etico.

I prossimi studi sulle cause del mal di schiena nei giovani dovranno prendere in considerazione un grandissimo numero di fattori di rischio nonché lo stile di vita che, a sistema, potrebbero contribuire al dolore.

  • In primis fare poca attività fisica contribuisce in modo negativo alle condizioni di salute dei ragazzi.
  • I genitori non dovrebbero preoccuparsi troppo che uno zaino “pesante” possa causare problemi futuri alla salute dei figli.
  • Il vero fattore discriminante è che uno zaino di questo tipo potrebbe spingere il bambino a farsi sempre accompagnare in macchina o con l’autobus per evitare di camminare abituandolo a uno stile di vita poco dinamico.

Se il bambino ha già mal di schiena allora è opportuno, proprio per evitare che ci possano essere dei peggioramenti, non mandarlo a scuola con uno zaino molto pesante partendo dal presupposto, però, che non è la causa del dolore ma al massimo una possibile aggravante.

 

Postura e mal di schiena: leggende metropolitane

Postura e mal di schiena: leggende metropolitane

DEVO MANTENERE UNA POSTURA CORRETTA?

Da bambino ti dicevano di stare dritto, di tenere una postura corretta, ancora ricordi le sgridate di insegnanti e genitori sul fatto che dovessi stare composto, specialmente quando studiavi o stavi in classe.

Ti hanno detto che una cattiva postura è una delle principali cause della terribile lombalgia che ti affligge da anni e che non riesci a risolvere.

Fisioterapisti, sportivi, chiropratici, personal trainer e molti altri ti diranno che è vero. Se ad esempio vai su Google e digiti “postura dolore” avrai migliaia e migliaia di risultati.

Come se fosse certa una relazione diretta tra le due, sarà davvero che se hai mal di schiena è colpa della postura sbagliata?

A volte sembra quasi che abbiano istituito una qualche “polizia della postura” che prima o poi ti verrà a dire che devi lavorare su di essa. Che il modo in cui siedi, come cammini o stai in piedi è sbagliato.

Leggende metropolitane sulla postura e come vengono affrontate

Se ad esempio hai una cifosi, ossia una curva relativamente ampia delle spalle, ti potrebbero dire che hai la cosiddetta “sindrome della croce superiore”. In generale avrai quindi il torace indentro con la testa in avanti e spalle “arrotondate”.

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Le principali “cure” proposte riguardano l’allungamento della muscolatura del torace e il rafforzamento dei muscoli nella zona scapolare.

Se invece soffri di lordosi, quindi hai il bacino spostato in avanti (detta inclinazione pelvica anteriore), insieme allo stomaco che sporge anch’esso in fuori.

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Per tale condizione in molti “specialisti” ti proporranno una serie di esercizi per rafforzare la muscolatura degli addominali nonché dei glutei e di allungare anche i flessori dell’anca.

Altra leggenda metropolitana sulla postura riguarda il fatto che, secondo molti, le asimmetrie siano causa di dolore.

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Capita spesso che un terapeuta tenti di correggere una eventuale torsione o inclinazione dell’allineamento del bacino. Si vorrà evitare, a detta del professionista, che ci sia una consequenziale rotazione della stessa colonna vertebrale!

Tali idee sono sostenute e difese da un grandissimo numero di persone, anche non esperti.

Cosa dicono gli studi sul rapporto tra dolore e postura

Ma ci sono davvero prove inconfutabili che una cattiva postura possa provocare dolore alla schiena?

Se hai mal di schiena, dovresti investire tempo, denaro e fatica, al fine di risolvere una lombalgia? Se la postura è sbagliata dovresti provare a correggerla per curare il mal di schiena?

Esistono alcune prove e studi che potrebbero aiutarci a dare risposte a queste semplici domande.

In generale sono state fatte molte correlazioni e studi per capire se ci sia effettivamente un rapporto di causa-effetto tra postura e dolore.

La maggior parte sono stati “studi trasversali” in cui i ricercatori hanno reclutato e diviso i partecipanti in due specifici gruppi:

  1. Con mal di schiena.
  2. Senza mal di schiena.

Poi le persone sono state sottoposte a una serie di analisi strumentali (es: radiografia) o altri mezzi per poter valutare l’allineamento spinale o pelvico.

Infine è stata valutata l’eventuale:

  • Differenza di lunghezza tra le gambe.
  • Eccessiva inclinazione pelvica.
  • Gradi di curvatura della zona lombare, dorsale e cervicale

Una volta fatta tutta questa serie di esami e misurazioni, i ricercatori passano alla valutazione del dolore per capire se ci sia una relazione di qualche genere tra i gruppi, con e senza dolore, e la loro postura.

I ricercatori hanno analizzato anche gruppi specifici di persone che non soffrono di alcun tipo di mal di schiena per determinare se questi hanno più o meno probabilità, in futuro, di avere lombalgie.

Anche se si ha la convinzione che una pessima postura comporti una elevata probabilità di soffrire di mal di schiena, i risultati ottenuti non supportano tal affermazione:

  1. Non c’è associazione tra la differenza di lunghezza delle gambe e la possibilità di avere dolori alla schiena
  2. Non è stata riscontrata alcuna tipologia di relazione tra le varie misurazione della curvatura del collo e dolore nella stessa zona.
  3. Anche le persone che in generale eseguono lavori o compiti che comportano posizioni molto scomode non hanno dimostrato avere una maggiore tendenza al mal di schiena.
  4. Anche le donne in gravidanza, le quali hanno un incremento della curva lombare, non hanno mostrato rischi maggiori di soffrire di lombalgia.
  5. Gli adolescenti con cifosi toracica eccessiva, asimmetria posturale, lordosi lombare avevano le medesime possibilità, rispetto ai loro coetanei con una postura “giusta”, di avere mal di schiena in età adulta.

 

 

QUANDO PREOCCUPARSI PER UN MAL DI SCHIENA?

Determinati studi, c’è da dire, hanno dimostrato una associazione diretta (in alcuni casi) tra la misurazione dell’allineamento spinale e il dolore. Per essere ancora più chiari nel 2008 è stata fatta una revisione di ben 54 studi che associavano la postura e il dolore.

Tali documenti, purtroppo, erano di qualità non eccelsa ma hanno messo in evidenza come, in caso ci fosse una relazione tra postura e dolore, essa risulterebbe poco importante.

COSA FARE PER ESEMPIO SE HO UNA RIGIDITA’ CERVICALE?

In generale è più diretta la relazione tra lombalgia e:

  1. Esercizio fisico.
  2. Fumo
  3. Stress
  4. Soddisfazione personale (lavorativa).
  5. E anche con il livello di istruzione.

Da qui si comprende come, anche se c’è di sicuro una sorta di relazione tra dolore e postura errata, possiamo affermare che non ci dovrebbe essere una relazione causale.

In pratica una pessima postura non dovrebbe essere la causa di una lombalgia. Tanto che si potrebbe ipotizzare una relazione inversa in cui il dolore spinga la persona a una cattiva postura, proprio per evitarlo.

Si comprende come spesso modificare la postura di una persona potrebbe, assai verosimilmente, non dare alcun beneficio sul mal di schiena.

Non c’è associazione tra dolore e postura

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Le ricerche appena esposte mostrano in modo abbastanza evidente come questa associazione, della quale moltissimi sono convinti da sempre, sia errata.

Vediamo 3 ragioni:

  1. L’adattamento del corpo umano, e quindi dei suoi tessuti, allo stress, richiede tempo. Secondo le vecchie ipotesi la postura produrrebbe una qualche forma di stress meccanico molto forte che di conseguenza provocherebbe dolore. Da una parte è vero, però non prende in considerazione la capacità del nostro organismo di adattarsi e di “disinnescare” in modo automatico il dolore. È simile all’allenamento in palestra che è una forma di stress muscolare. Con il tempo il corpo si abitua e si fortifica trasformando lo stress in forza e in massa muscolare. Stessa cosa accade se si ha una postura errata.
  2. Il dolore non va di pari passo con i danni ai tessuti. Infatti una cattiva postura potrebbe arrecare dei danni tessutali che, però, non è detto che siano in stretta relazione con il dolore stesso. Ad esempio se si effettua una risonanza magnetica su una persona di più di 30 anni è facile che si trovino danni varia natura che non provocano alcun fastidio. Il dolore è un qualcosa di molto complesso che spesso è al di fuori del classico meccanismo di causa-effetto.
  3. Ogni individuo ha una struttura diversa dagli altri. Non ne esistono due uguali quindi anche posizioni non corrette, e il dolore ad esso correlate, variano così in profondità da non essere paragonabili ne tantomeno standardizzabili. Ad esempio la dimensione, forma, densità della struttura scheletrica determina ciò che è per una persona più comodo ed efficiente (muoversi, correre, saltare, camminare, sedersi…). Condizioni valide per alcuni potrebbero non esserlo per altri.

Per quanto possa sembrare ovvio le persone sono tutte differenti, sia la loro struttura ossea che tissutale condizionano la presenza o assenza di dolore. È quindi difficile creare degli standard posturali di ciò che è buono e ciò che non lo è.

Anziché preoccuparsi per una postura errata, cosa è opportuno fare per stare meglio?

Da quanto visto sin qui si deduce quanto sia inutile e inefficacie investire del tempo per capire i difetti della postura statica. Ma soprattutto seguendo una sorta di modello ideale utilizzato come strumento utile per lenire o anche prevenire il mal di schiena.

Ciò non deve far credere che la postura sia qualcosa di inutile, che non ci si debba preoccupare dell’allineamento del corpo sia in caso di sport che di riposo.

Senza dubbio l’attività fisica è uno strumento utile per stare meglio, anche senza dover per forza agire sulla postura definita “scorrette”.

Il tuo corpo, anche restando fermo o solo lavorando a una scrivania, ha una serie di sollecitazioni meccaniche non intense che lo spingono ad abituarsi a quella condizione. In pratica il tuo corpo ha imparato a gestirli al meglio.

Quando si fa invece una attività fisica pesante, come ad esempio il bodybuilding o il lavoro con carichi in palestra, lo stress meccanico è maggiore obbligando l’organismo ad adattarsi, a fatica, a quella nuova situazione.

Di conseguenza avere una postura corretta, durante lo sport e soprattutto in quelli molti intensi, una buona postura durante il loro svolgimento è utile per aiutarti a gestire meglio la fatica e gli attriti creati.

Saltare, correre, tirare su pesi, atterrare, sono attività che comportano, dal punto di vista meccanico, una elevata quantità di stress. Diviene quindi molto importante avere una postura valida dal punto di vista bio-meccanico.

Ciò permetterà, con il giusto allineamento spinale, una migliore distribuzione dello stress meccanico con miglioramenti delle prestazioni e diminuzione dei rischi di lesioni o infortuni.

Con la modernità l’uomo ha iniziato a eseguire sempre con maggior frequenza movimenti ripetitivi e a restare nella stessa posizione per molte ore.

Tale comportamento potrebbe comportare, proprio a causa di una postura sempre uguale, dolore, fastidi e affaticamento. Per diminuirne l’effetto negativo è sufficiente variare la postura.

Tali cambiamenti avranno la funzione di distribuire lo stress meccanico e farà sì che il peso corporeo venga distribuito in molte altre zone del copro invece che sulle stesse (muscoli, ossa, tendini).

È consigliato fare delle pause con una discreta frequenza e muovere il corpo, rendersi conto di quali posizioni possono peggiorare il mal di schiena e cambiarle per sperimentarne di nuove.

Come risolvere il problema della postura?

Da questo articolo si evince quanto la postura sia importante ma forse meno di quanto si pensava solo pochi anni fa. Tutti gli studi portano all’idea che non sia tanto il modo con cui stiamo fermi fondamentale, quanto il modo con cui ci muoviamo.

Il paradigma cambia: da buona postura a buon movimento.

Non ti devi preoccupare troppo della tua postura quando sei fermo, magari davanti al computer o mentre guidi, invece fai maggiore attenzione alla postura dinamica migliorando la funzionalità dei tuoi movimenti e la loro efficienza. In poche parole non mantenere troppo a lungo la stessa identica postura, ma variala spesso!

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
Mal di schiena: quando preoccuparsi?

Mal di schiena: quando preoccuparsi?

Quando è giusto preoccuparsi per il mal di schiena? In generale non è quasi mai qualcosa di grave, ma avere delle linee guida è utile per evitare inutili allarmismi.

Infatti nella maggior parte delle situazioni il dolore è meno grave rispetto all’effettiva gravità del problema: strumenti come la risonanza magnetica o anche le radiografie risultano poco attendibili mettendo in evidenza, ad esempio, rigonfiamenti dei dischi vertebrali che non sono molto gravi.

Spesso il dolore alla schiena può andar via da solo, senza bisogno di azioni di nessun genere o di somministrazione di medicinali, poiché è causato solo da lievi contratture o “nodi muscolari” che provocano dolore intenso.

Anche l’aspetto psicologico incide fortemente sulla percezione del dolore. Avere consapevolezza delle cause che lo hanno scatenato e del fatto che non sia nulla di grave ha un potente effetto che potremmo definire quasi “analgesico”.

 

Quante sono le probabilità che si tratti di qualcosa di grave e non di semplice mal di schiena?

Diciamolo subito: i casi in cui il mal di schiena sia sintomo di qualcosa di grave sono rari.

Potrebbe essere, come detto in situazioni non frequenti, il campanello d’allarme che indichi la presenza di una malattia autoimmune, di un cancro o anche di danni al midollo spinale.

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Si stima che il 5% delle persone sopra i 55 anni, che soffrono di mal di schiena, abbiano dolore a causa di una frattura sulla colona vertebrale mentre solo 1 su 1000 potrebbe avere qualcosa di allarmante.

Ora che si ha un’idea statistica, è opportuno leggere la seguente guida in cui si può intuire, senza inutili allarmismi, quando il mal di schiena può essere definito “pericoloso” oppure solo “doloroso”.

Il mal di schiena cronico, un fastidio quasi mai realmente pericoloso per la salute

Il mal di schiena è una patologia complessa che necessita, per essere affrontata, di specialisti capaci che siano in grado di comprenderne cause e possibili trattamenti.

Chi ne soffre sa che un attacco può durare giorni, mesi o anche anni. In questi casi si parla di lombalgia cronica.

La lombalgia cronica può davvero peggiorare la qualità della vita, di solito si tratta di condizioni dolorose. Quando invece il dolore è causato da un trauma al midollo spinale, o da una malattia progressiva, i danni  possono essere gravi fino a portare alla morte del malato.

Valutare bene le reali cause di una lombalgia, ad esempio, è un difficile e spesso anche ai medici più competenti può capitare di non notare qualcosa. Situazione che si verifica assai più spesso se ci si affida a personale non qualificato e, per così dire, “alternativo”.

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In quasi tutte le situazioni, causate da una grave patologia, i sintomi sono abbastanza netti e facilmente identificabili.

Solitamente i sintomi più “leggeri” possono comparire e rimanere nascosti solo per poco tempo.

Le peggiori patologie o cause che provocano il mal di schiena

Come detto il mal di schiena non è quasi mai un indicatore di qualcosa di grave, vediamo i casi (rari) in cui invece potrebbe esserlo:

  • Cancro. Un tumore vicino o nella spina dorsale. Molte tipologie di cancro possono essere la causa di vari tipi di mal di schiena. Spesso il dolore è intenso, tende ad aumentare ed è aggravato dalla posizione e dalla attività fisica svolta.
  • Sindrome della cauda equina. In generale si ha una fastidiosa sensazione di “pizzichi” nella parte bassa della schiena. A questo vanno aggiunti altri sintomi come: incontinenza, gambe deboli, intorpidimento nella zona inguinale, incontinenza fecale.
  • Infezione spinale. In questo caso il disturbo è più difficile da identificare. In genere si ha una zona particolarmente dolente, la colonna vertebrale poco mobile se non rigida e di rado anche febbre.
  • Aneurisma addominale. Si verifica quando si ha il rigonfiamento di una arteria situata vicino alla spina dorsale. I più a rischio sono fumatori anziani, persone affette da ipertensione, diabetici e persone obese.
  • Spondilite anchilosante. Si tratta di una forma di artrite infiammatoria che colpisce la colonna vertebrale. Il mal di schiena inizia prima della mezza età e tende ad aumentare anche se in modo non regolare. Colpisce maggiormente gli uomini.

Questa è una linea guida di possibili patologie gravi in cui il mal di schiena è un campanello d’allarme.

Ma come detto si tratta di condizioni che vengono alla luce abbastanza rapidamente vista la presenza di altri e più gravi sintomi.

Il mal di schiena più intenso non è quasi mai il più spaventoso

Si ha l’idea, per altro errata, che i mal di schiena più intensi siano anche un indicatore di una grave e pericolosa patologia. Il dolore acuto non è un parametro sufficiente per comprendere se si tratta di una condizione spaventoso.

 

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La realtà è ben diversa infatti, le lombalgie meno dolorosi, sono quelli che potrebbero indicare condizioni patologiche preoccupanti.

Ad esempio, nella lista vista in precedenza la stessa Sindrome della cauda equina comporta un dolore di solito appena accennato che di per sé non spingerebbe a un controllo medico.

Eppure in questi casi il rischio di danni permanenti alla colonna vertebrale sono reali!

…e quello meno pericolo può essere molto doloroso!

Di contro un gran numero di problemi che comportano un dolore molto acuto sono in realtà poco pericolosi per la salute della persona.

Basti pensare a un crampo muscolare: si tratta di una condizione che di per sé non è pericolosa né letale. Eppure il dolore è talmente intenso da costringere uno sportivo a fermarsi e a chiedere soccorso.

Le persone che soffrono di mal di schiena sperimentano, nella maggior parte dei casi, proprio un forte dolore muscolare. Ci sono dei punti (detti Trigger point) che sono simili a dei piccoli crampi muscolari.

Essi sono la cause del dolore e di per sé non sono cosa di cui preoccuparsi, l’unico vero problema è che incidono negativamente sulla qualità della vita.

2 situazioni in cui il dolore alla schiena va subito indagato senza perdere tempo

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Si possono verificare due situazioni precise in cui è opportuno, per sicurezza, rivolgersi a uno specialista per fugare ogni dubbio.

  1. Incontinenza. Intorpidimento nella zona inguinale o ai glutei.
  2. Qualsiasi infortunio o incidente che potrebbe aver danneggiato la colonna vertebrale causando fratture più o meno importanti.

Va anche considerata una questione a rischio quando:

  • Si ha torpore nella zona inguinale.
  • Non si controlla la vescica.
  • Non si ha controllo dell’intestino.

Sono sintomi che potrebbero indicare (con una elevata probabilità), lesioni o anche la compressione dello stesso midollo spinale che richiedono subito un controllo medico con relative cure.

Allo stesso tempo è raccomandato, qual’ora si avesse avuto un colpo alla colonna vertebrale, di rivolgersi il prima possibile a un medico ed eventualmente effettuare una radiografia per essere certi che non ci siano danni.

3 indizi che suggeriscono di investigare sul dolore alla schiena

Esistono 3 segnali precisi che sono da prendere in considerazione se si soffre di mal di schiena, anche se in generale non riguardano situazioni d’emergenza:

  1. Si ha dolore per almeno 6 settimane.
  2. Fa molto male e tende a peggiorare senza avere alcun miglioramento.
  3. dolore notturno

Questi tre casi non debbono essere un campanello d’allarme che qualcosa di grave è in atto, ma indizi utili per capire e comprendere che ci si deve rivolgere a uno specialista per risolvere il mal di schiena.

Dei campanelli d’allarme che dovresti ascoltare

Vengono definite campanelli d’allarme (Red Flag, bandiere rosse in inglese) quelle condizioni, segni o anche sintomi che qualcosa di grave, dal punto di vista medico, potrebbe accadere se non curato.

Il fatto che questi campanelli suonino non significa che ci sia effettivamente una patologia grave in atto, solo la necessità di andare oltre e investigare eventuali cause nascoste.

  • L’età per la lombalgia è un fattore di rischio. Sotto i 20 anni e sopra i 55 sono i periodi con maggiore frequenza.
  • Un lieve e doloroso picchiettio sulla colonna vertebrale.
  • Brividi o febbre che non sembrano avere cause specifiche.
  • Se si sente dolore nella parte alta della schiena si ha un rischio potenzialmente maggiore di sviluppare o avere un cancro.
  • Anche la perdita di peso, specialmente se rapida e inspiegabile, è indicatore di un possibile cancro.
  • L’utilizzo di steroidi (e soprattutto l’abuso non in ambito clinico), l’abuso di sostanze stupefacenti e l’HIV sono tutti fattori di rischio.
  • Sistema immunitario debole con una storia familiare con molti casi di malattie autoimmuni con aumento di fastidi che colpiscono le gambe come intorpidimento, formicolio e debolezza.
  • Incontinenza o difficoltà a urinare. Intorpidimento della zona inguinale con trascinamento di un piede per la significativa perdita di forza nella gamba. Siamo di fronte a Red Flag gravi che potrebbero indicare un problema neurologico grave.

Si tratta di una serie di situazioni che devono far riflettere e chiedere il supporto di uno specialista. Non tutte le Red Flag sono gravi, dipende soprattutto dalla situazione specifica.

È chiaro che se si segue una dieta e ci si allena ci sia una maggiore probabilità di dimagrire. Ciò che si deve tenere conto è la concomitanza di una Red Flag (o campanello d’allarme) con un fastidioso mal di schiena.

Il cancro come causa della lombalgia: quando farsi controllare

Purtroppo uno dei primi sintomi del cancro è proprio il dolore. Un tumore osseo nelle vertebre, ad esempio, può provocare un forte mal di schiena che tende ad aumentare progressivamente.

Scoprirlo in tempo, senza inutili allarmismi in caso di situazioni non gravi, sia un elemento importante e complesso.

Creare preoccupazione, nella maggior parte dei casi infondata, oppure fare un intenso screening per fugare ogni dubbio? Tale quesito è di per sé irrisolvibile, si può solo fare molta attenzione ai sintomi persistenti e agire di conseguenza.

Il cancro è una patologia ormai conosciuta, i cui sintomi portano, con il passare del tempo, alla comparsa di altri.

A quel punto sarà più facile fare una diagnosi accurata, ma sarà tempestiva?

Anche qui ci si può solo affidare a bravi specialisti che non lascino inascoltate alcune condizioni che il paziente prova giorno per giorno.

Allo stesso tempo, come detto, potrebbero verificarsi attacchi violenti e molto dolorosi di lombalgia che, per fortuna, non sono il sintomo di alcuna patologia grave. Chi ne soffre dovrebbe imparare a “restare il più calmo possibile”.

Agitarsi per il dolore alla schiena lo aumenta, creando un dannosissimo e inquietante circolo vizioso che si deve imparare a gestire.

Oltre al dolore, e al peggioramento della qualità della vita (es: minore mobilità, abuso di antidolorifici ecc) si aggiunge anche il costante timore che non sia una semplice lombalgia, ma qualcosa di peggio.

Per fortuna la medicina moderna ha sviluppato una serie di strumenti che hanno reso la diagnosi del cancro rapida e certa con l’ausilio di semplici test il più delle volte non invasivi.

Tali analisi andrebbero fatte con raziocino, soprattutto quando sono presenti più campanelli d’allarme (Red Flags), e non a causa di un semplice, anche se doloroso, mal di schiena.

Il dolore nella parte lombare “bassa” è più preoccupante se è unilaterale?

C’è la tendenza a preoccuparsi molto se il dolore alla schiena, anziché essere bilaterale, colpisce solo o maggiormente la zona destra o sinistra.

Diciamo da subito che, in generale, la lombalgia a destra o a sinistra non dovrebbero essere considerate più preoccupante, o almeno non più di altre.

Esistono due tipologie di mal di schiena che si verificano di più da un lato:

  1. Dolore che, pur essendo presente da entrambe le parti si ha la sensazione che sia unilaterale. Si tratta di una condizione frequente, infatti la lombalgia tende ad essere più intensa da una parte per sua natura.
  2. Dolore alla schiena che è causato da “elementi” che si trovano soltanto da un lato del corpo (si tratta di una categoria assai ristretta).

Infatti l’anatomia della regione lombare dell’uomo è simmetrica come quella addominale ad eccezione di alcuni organi interni che potrebbero essere loro stessi una delle cause (o concause) del dolore.

Le ossa e i muscoli sono assolutamente simmetrici nella zona lombare (se escludiamo piccolissime variazioni locali) dovute, ad esempio, a ferite, danni, patologie.

  • Per esempio i danni ai dischi vertebrali non sono mai simmetrici.
  • Se si ha dolore a un rene, che sia per un’infiammazione o altre patologie, sarà possibile che il dolore alla schiena si manifesti nella parte del rene malato.
  • Per quanto riguarda eventuali spostamenti dei calcoli renali essi causano un dolore fortissimo e anche mal di schiena. Essendo una condizione che matura rapidamente, e in modo molto intenso, non viene mai confuso con un problema alla schiena.
  • Anche un aneurisma aortico potrebbe provocare, sul lato sinistro, un forte mal di schiena.
  • Altro organo interno che può portare a un mal di schiena unilaterale è l’appendice, che si trova sulla destra. Anche se di rado porta a lombalgia e sempre con un intenso dolore addominale.
  • Intestino, cistifellea, pancreas, milza. Tutti questi organi potrebbero, in modi differenti, incidere su un forte dolore alla schiena. In quasi tutti i casi è accompagnato da altri sintomi e raramente viene confuso (dai medici) con un semplice mal di schiena.

Da qui si comprende come sia sempre necessario il consulto di uno specialista per capire e valutare senza inutili allarmismi le reali cause di un mal di schiena.

Conclusioni

Il dolore non può essere considerato un parametro importante per capire l’entità di una mal di schiena.

Di conseguenza non ci si deve preoccupare troppo di una lombalgia (che sia a destra o sinistra) se non si hanno altri evidenti sintomi.

Come del resto non ha davvero senso preoccuparsi eccessivamente del mal di schiena, è opportuno invece rivolgersi  a specialisti ed esporre tutti i fastidi e sintomi in modo da avere una diagnosi precisa. Di rado si tratta di patologie gravi.

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata

 

Mal di schiena, il miglior esercizio per curarlo

Mal di schiena, il miglior esercizio per curarlo

PREMESSA

In molti casi è impossibile, ad oggi,  identificare la causa di un persistente mal di schiena e, di conseguenza, come curarlo. E non è ancora chiaro oggi quale sia la modalità terapeutico migliore in termini di esercizi.

COSA INSEGNARE AL PAZIENTE

Chi consiglia di non rimanere troppo a riposo, e quindi un ritorno precoce all’attività lavorativa,  e  chi consiglia un programma specifico terapeutico basato su esercizi.

E’ opinione comune oramai che il rinforzo dei muscoli del tronco, attraverso programmi di stabilizzazione vertebrale, sia in grado di migliorare il mal di schiena cronico, meglio definito come Lombalgia Cronico aspecifica.

Tuttavia,  i cambiamenti, in termini di dolore e disabilità, non sembrano essere mediati da cambiamenti dell’attività di questi muscoli. In poche parole gli esercizi di stabilizzazione vertebrale non sono ritenuti  migliori rispetto ad altri esercizi più generici.

Diversi studi scientifici infatti si sono concentrati sull’attività e di conseguenza sul ruolo di questi muscoli nei pazienti con forte mal di schiena, e sulla relazione con fattori cognitivi ed emotivi.

I risultati sono sorprendenti: pazienti che manifestavano un forte dolore tendevano a far lavorare molto di più i muscoli del tronco sia durante i movimenti di flessione ed estensione e sia durante la camminata.

Il dolore, o solo l’idea di provarlo,  per la maggior parte dei pazienti è un’esperienza terrificante. Insegnare ai pazienti come affrontare questa paura e continuare a muoversi è parte integrante del processo di guarigione.

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Molti pazienti infatti, alla sola idea di provare dolore, non si muovono e tendono a irrigidire troppo i muscoli del tronco, facendo lavorare proprio quei muscoli che noi fisioterapisti volevamo rinforzare. Tutto ciò comporta una maggiore rigidità con conseguente perdita di mobilità.

MAL DI SCHIENA: IL MIGLIOR ESERCIZIO 

Partiamo dal presupposto che l’esercizio è utile per una serie di ragioni:

  • Incremento della forza muscolare, la quale può supportare meglio la colonna;
  • Incremento della flessibilità e dell’ escursione articolare, la quale può aiutare a migliorare i movimenti funzionali favorendo una migliore qualità della vita;
  • Aumento del flusso sanguigno nei tessuti molli, il che promuove la guarigione dei tessuti riducendo la rigidità.

Queste sono solo poche ragioni per cui vale la pena intraprendere un programma di esercizi per il tuo mal di schiena prima eventualmente di trattamenti passivi, ma bisogna anche sapere i risultati di altri ricerche:

  • L’esercizio aerobico effettuato per 20 minuti al 70% di massimo consumo di ossigeno riduce la percezione di dolore per più di 30 minuti nei pazienti con mal di schiena cronico;
  • Migliorare la flessibilità a livello lombare e a livello degli hamstring può ridurre in maniera significativa il dolore lombare ( dal 18,5% al 58%);
  • Esercizi di stabilizzazione riducono in maniera significativa il dolore (39% – 76,8%) mentre programmi di rinforzo muscolare del 61,6%.

CONCLUSIONI 

Quindi proviamo a rispondere alla domanda di quale sia il miglior esercizio o programma terapeutico per la gestione del mal di schiena:NESSUNO

Non ci sono evidenze che un esercizio specifico porti a maggiori benefici . Gli esercizi di stabilizzazione a nostro avviso da soli non sarebbero in grado di togliere completamente il dolore. Aumenterebbero la rigidità della colonna.

E’ come consigliare ad una persona con forte mal di schiena di contrarre ulteriormente muscoli che sono già contratti.

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La nostra schiena è fatta per muoversi, sia in flessione che in estensione. I muscoli della schiena hanno il compito si di stabilizzare la colonna vertebrale ma anche il compito di MUOVERLA.

I programmi di rinforzo della schiena dovrebbero essere sempre affiancati da programmi di mobilità, per aumentare il range articolare della colonna.  Sono consigliati inoltre esercizi di respirazione, associati allo YOGA o mindfulness, per la riduzione dello stress e dell’ansia, anch’essa responsabile del dolore.

Ricordiamo infatti  che il dolore, specie quello cronico, non sempre equivale alla quantità di un danno tissutale. Esso è influenzato da più fattori come i pensieri, lo stress e la qualità del sonno. Il dolore è quindi il risultato di un sistema nervoso ipersensibilizzato.

Lo Yoga o la Minfulness hanno lo scopo di Spegnere questo sistema ipersensibilizzato attraverso la riduzione dello stress e dell’ansia.

In poche parole: MUOVITI E LIBERATI DALLO STRESS.  .

BIBLIOGRAFIA

Wong AYL., Parent EC, Funabashi M, Stanton TR, Kawchuk GN. Do various baseline characteristics of transversus abdominis and lumbar multifidus predict clinical outcomes in nonspecific low back pain? A systematic reviewPain 154 (12)(2013) 2589–2602, .

Smith BE, Littlewood C, May S. An update of stabilisation exercises for low back pain: a systematic review with meta-analysis. BMC Musculoskelet Disord. 2014 Dec 9;15:416. doi: 10.1186/1471-2474-15-416.

Ghamkhar L, Kahlaee AH. Trunk muscles activation pattern during walking in subjects with and without chronic low back pain: a systematic review. PMR 7 (5) (2015) 519–526

Ernia del disco e discopatia, capirle per non allarmarsi

Ernia del disco e discopatia, capirle per non allarmarsi

Ernia del disco, una frase oramai conosciuta da tutti noi, o perchè il nostro medico ci ha detto che il nostro problema è dovuto a quella o perchè oramai pensiamo che qualsiasi dolore a livello della schiena sia colpa di questa benedetta ernia del disco.

Sono un fisioterapista che mi occupo da diverso tempo dei disturbi della colonna vertebrale. Molto spesso giungono pazienti in studio e prima di sedersi per un anamnesi accurata esclamano: dottore ho un ernia L4 – L5!

Vogliono sapere come mai hanno dolore alla schiena, ma partono già dal presupposto che la loro ernia sia responsabile del dolore. Creano una patologia, un problema, la dove non ce n’è bisogno.

Ho un Ernia del disco! Cosa significa?

Il disco intervertebrale svolge un ruolo molto importante nell’ammortizzazione, nel supporto vertebrale, consentendo un ampia gamma di movimenti in tutte le direzioni.

Il disco intervertebrale è costituito da una parte periferica chiamata “anulus o anello fibroso”, e da una parte centrale “gelatinosa” detta nucleo polposo.

discointervertebrale

 

L’ernia del disco è la conseguenza di una piccola rottura o lacerazione dell’anulus fibroso, o un suo sfiancamento, con conseguente dislocazione del nucleo polposo.

Può compromettere le strutture nervose adiacenti responsabili della comparsa di parestesie:

  • formicolio,
  • intorpidimento,
  • riduzione della sensibilità cutanea,
  • dolore,
  • bruciore,
  • sensazione di caldo o freddo
  • impotenza funzionale dell’arto (es. riuscire a tirare su un piede).

ERNIA DEL DISCO, LA CLASSIFICAZIONE

Le ernie possono essere classificate a seconda delle condizioni dell’anulus fibroso, l’anello che circonda il nucleo:

Ernie Contenute (con fibre anulari intatte):     

  • Degenerazione del disco: il disco appare rigonfiato, ma le fibre anulari ed il legamento longitudinale posteriore appaiono intatti.
  • Protusione del disco: rottura delle fibre anulari interne, con quelle esterne che rimangono intatte.

Ernie non contenute (con rottura delle fibre anulari):

  • Estrusione del nucleo: rottura dell’anulus con il materiale discale che si estende nello spazio del disco.
  • Sequestro del nucleo: quando vi è una rottura dell’anello con fuoriuscita del materiale discale nel canale vertebrale.

 

ernia_disco

 

Cos’è una protrusione discale?

La protrusione discale è invece una discopatia, ossia un’alterazione del disco intervertebrale. Consiste nello schiacciamento da parte del nucleo delle fibre dell’anello.

Tuttavia ciò non comporta una rottura delle fibre dell’anello stesso, come succede nell’ernia, ma il suo schiacciamento, soprattutto a livello del legamento longitudinale posteriore.

Focalizzarsi troppo sulla patologia può aumentare il dolore

Il dolore, non serve che lo dica, è qualcosa di estremamente complesso; l’esperienza dolorosa è multifattoriale e dipende da tanti svariati input tra loro tutti collegati:

  • chimici,
  • ormonali,
  • credenze personali,
  • opinioni,
  • esperienze passate,
  • contesto e altro!

COME L’ERNIA DEL DISCO VIENE TRATTATA CON LA FISIOTERAPIA

In Fisioterapia, si parla di approccio biopsicosociale al dolore.

Se tutti gli elementi concorrono tra loro e pesano tutti in egual misura nell’esperienza dolorosa, collegare tutte le ipotetiche cause anziché cercare di accanirci nel voler cercare una sola unica causa è la via migliore ed efficace per gestire il dolore.

È noto che fattori quali:

  • stress,
  • ansia,
  • depressione,
  • isolamento sociale,
  • credenze sbagliate sulla propria condizione,
  • basse aspettative di recupero

Contribuiscano al dolore stesso e alla sua percezione.

Potrebbe sembrare che il dolore sia “nella tua testa”. Tuttavia, con una buona spiegazione, ciò può essere evitato e si può aiutare le persone a riflettere sulla propria condizione e identificare quegli aspetti che devono essere migliorati.

 

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La chiave è spiegare  come queste associazioni avvengono e perché influenzano il dolore.

 

  1. Le scarse aspettative di recupero potrebbero portare a non fare attività fisica perché non viene percepita come un beneficio. Questo potrebbe influenzare negativamente il livello di fitness, la forza muscolare, la resistenza, la salute ossea, ecc.
  2. Lo stress psicologico (ansia, depressione, ecc) può cambiare la tensione muscolare aumentando così il dolore.
  3. La solitudine o l’isolamento sociale possono alterare la qualità del sonno aumentando così l’infiammazione e riducendo l’umore e la concentrazione: tutto questo può avere un impatto sul dolore.

Le convinzioni dei pazienti sulle loro condizioni hanno dimostrato svolgere un ruolo significativo nella loro esperienza del dolore e nella risposta al tratt

amento, soprattutto quando il paziente vede la salute dei loro tessuti compromessa.

L’educazione è importante e può capovolgere queste credenze

GIONATA PROSPERI, FT, SPT, SM.

  • Esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata

 

 

 

Ansia come causa del mal di schiena

Ansia come causa del mal di schiena

L’ansia è una sensazione di preoccupazione, nervosismo o disagio. Il disturbo d’ansia generalizzato rappresenta uno  stato continuo e persistente di preoccupazione per diversi eventi, che risulta eccessivo in termini di  intensità, durata e frequenza.

Sicuramente avrete confidato a un amico o a al vostro fisioterapista frasi tipo:

  • “mi sento teso”,
  • “quando sono sotto stress sento maggiormente i dolori”,
  • “ho l’ansia per il mal di schiena”

Questa dannata ansia è causa del dolore, o è il dolore a scatenarla?

La risposta è: entrambi!

Continui stati ansiosi sono correlati con il mal di schiena e con qualsiasi altro dolore persistente nel tempo.

Fattori psicologici infatti (come ansia, depressione  e kinesiofobia) possono influenzare il recupero in termini di persistenza del dolore, amplificandone la percezione, rendendoci sensibili a stimoli che sarebbero innocui per le persone “normali”.

Ansia e dolore secondo la scienza

Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata ad un danno tissutale in atto, potenziale o descritta in termini di danno (IASP 1994).

Nel nostro organismo sono presenti dei recettori, cioè terminazioni nervose, in grado di segnalare al nostro cervello la presenza di un danno tissutale (nocicezione). Tali recettori hanno un alta soglia di attivazione, ma la situazione cambia in presenza di un danno tissutale.

Tutto ciò si definisce come sensibilizzazione periferica

Se questi stimoli perdurassero nel tempo, tuttavia,  andremo incontro a delle manifestazioni di sensibilizzazione centrale, ovvero aumento della reattività agli stimoli dolorosi e non dolorosi ed un abbassamento della soglia di attivazione agli stimoli dolorosi e non dolorosi.

Inoltre si manifesteranno cambiamenti strutturali e funzionali della matrice corticale, in poche parole mantenimento del dolore.

Il dolore non è quindi una semplice risposta a questi stimoli esterni, è in gran parte costruito attivamente dal cervello, con il coinvolgimento di aree cerebrali il cui contributo alla percezione del dolore era stato sottovalutato.

Nel nostro cervello ci sono luoghi dove gli stimoli dolorosi, e non, vengono processati.

Che rapporto c’è tra dolore e ansia?

Proviamo a paragonare il dolore ad un sistema di allarme di una casa. Il nostro dolore in questo caso è rappresentato dall’allarme che scatta. Immaginiamo ora che questo sistema di allarme sia regolato da una serie di fattori ,che nell’insieme, giocano un ruolo nella sua attivazione. Questi fanno parte del contesto biopsicosociale.

L’ansia rende più sensibile l’allarme della vostra casa influenzando l’andamento del dolore, in termini di recupero ed intensità.

L’insonnia è un importante fattore di rischio per i disturbi dell’ansia, e di conseguenza qualsiasi cosa che possa interferire con il sonno è da prendere in considerazione.

Per molte persone risolvere il dolore rappresenta la miglior scelta terapeutica per i disturbi d’ansia, per altri invece viceversa se non addirittura entrambi.

L’ansia non è facile da gestire. È  come chiedere a una persona che non è calma di stare calma: mai nessuno si è calmato dicendogli di calmarsi!

Molte persone provano l’esercizio fisico come strumento per combattere l’ansia, ma a volte non è sufficiente:

  1. perché ci vuole una grande energia;
  2. si deve essere perseveranti;
  3. perché non ci si può esercitare per tutto il tempo.

Il massaggio è in grado di combattere l’ansia?

Gli unici benefici confermati del massaggio sono i suoi effetti sull’umore, in particolare la depressione e l’ansia. L’ansia e la depressione aggravano molti problemi di salute specifica e sono fattori che contribuiscono al mantenimento di un dolore persistente.

La psicoterapia cognitivo – comportamentale?

Attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici.

 

biopsicosociale

Conclusioni sul rapporto tra ansia e dolore

È noto che fattori quali:

  • stress
  • ansia
  • depressione
  • isolamento sociale
  • credenze sbagliate sulla propria condizione
  • basse aspettative di recupero

contribuiscono ad una maggiore percezione del dolore.

La chiave è aiutare le persone a riflettere sulla propria condizione e identificare quegli aspetti che devono essere migliorati.

Classicamente la salute viene interpretata dal paziente, e purtroppo anche dal medico di famiglia, come assenza di malattia.

Questa visione completamente biomedica (ho dolore perché ho un danno al tessuto) è un modello che, per quanto corretto, risulta incompleto e non risponde a tutte le sfumature che determinano la salute/il dolore e quindi la guarigione del paziente