EPTE nella provincia di Massa Carrara

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L’allenamento eccentrico per prevenzione e riabilitazione

L’allenamento eccentrico ha una grande importanza del campo della prevenzione e riabilitazione da lesioni. Anche se, a quanto dicono gli esperti, spesso non gli viene prestata la meritata attenzione. Non è dunque strano che molte lesioni si verifichino proprio durante la fase eccentrica o nel momento di transizione tra la fase eccentrica e quella concentrica.

Nel nostro articolo, vi parliamo dell’importanza dell’allenamento eccentrico, con l’aiuto di Joaquin Calatayud (ricercatore e dottore in Scienze dell’Attività Fisica e dello Sport) e di José Casaña (Professore e Dottore in Fisioterapia).

La fase eccentrica di un esercizio ha una maggiore capacità performante che la concentrica.

Nel corso degli anni, sono stati diversi i protocolli adottati per le tendinopatie, considerando l’allenamento eccentrico come un trattamento prioritario. Sembra poi che con le nuove impostazioni, tra cui l’Heavy Slow resistance” (HSR) che include lavoro concentrico/eccentrico, si stiano ottenendo risultati promettenti.

Esercizio eccentrico per tendinopatie

Attualmente esiste evidenza che l’esercizio fisico apporti benefici nell’approccio di tendinopatie. È stato osservato che gli esercizi che includono fasi concentriche ed eccentriche e che incrementano il carico in modo progressivo, hanno un effetto positivo su questo tipo di patologie.

Queste scoperte servono da supporto per comprendere la capacità di adattamento del tendine, oltre a far sì che  si inizi  vedere l’esercizio isoinerziale come un’alternativa per generare azioni concentriche con sovraccarico eccentrico.

Prevenire e curare lesioni con l’aiuto dell’allenamento eccentrico

Esiste una chiara evidenza scientifica circa il potere dell’allenamento eccentrico nella prevenzione di lesioni muscolari. Infatti, numerosi studi come quello di et al. (2011) o Arnason et al. (2008) hanno trovato che l’utilizzo di un semplice esercizio eccentrico per 10 settimane per i muscoli ischiocrurali può ridurre del 65-70% le lesioni nuove e ricorrenti di questi muscoli.

A parte questo, si presta troppo poca attenzione a questo tipo di allenamenti, così come evidenzia un recente studio pubblicato dalla prestigiosa rivista British Journal of Sports Medicine, in cui gli autori (Bahr et al.,2015) trovarono che un totale del 83,3% di 150 squadre di calcio della Champions League e la nazionale norvegese non usavano un programma di prevenzione delle lesioni degli ischiocrurali basato sull’evidenza (lo stesso programma degli studi precedentemente citati).

Senza dubbio, l’allenamento con sovraccarico eccentrico è un elemento importante in caso di riabilitazione o per la prevenzione, ottenendo che la struttura muscolo-tendinea sia più resistente allo stress prodotto nel corso delle attività, siano queste sportive o giornaliere, come ad esempio, al lavoro o nelle attività quotidiane.

Per l’allenamento eccentrico e l’esercizio isoinerziale, EPTE® Inertial Concept è il dispositivo più completo del mercato. È stato progettato fin dall’inizio per prevenzione, riabilitazione e riadattazione da lesioni, così come per migliorare la performance fisica. Permette di generare sovraccarichi eccentrici per allenare qualsiasi parte del corpo con un unico dispositivo.

EPTE® Inertial Concept è progettato per una maggiore efficacia sull’allenamento eccentrico, apportando al tempo stesso un ritorno dolce e progressivo alla fase concentrica dell’esercizio, senza strattoni, né movimenti bruschi che potrebbero generare lesioni. Per questo, tra le altre ragioni, può essere utilizzato da persone di tutte le età e condizioni fisiche.

lombalgia: contro il mal di schiena, “chi si ferma è perduto”

lombalgia: contro il mal di schiena, “chi si ferma è perduto”

Un buon esercizio fisico è la carta vincente per prevenire il mal di schiena quando non se ne è mai sofferto, per evitare ricadute dopo un episodio acuto, per non rinunciare alle normali attività della vita quotidiana quando il dolore diventa cronico.

La conferma più recente è arrivata da una revisione di vari studi condotti su oltre 30mila persone pubblicata su JAMA Internal Medicine nelle scorse settimane:

dopo un mal di schiena acuto il rischio di averne un altro nel giro di un anno oscilla fra il 24 e l’ 80 per cento, ma se ci si allena con regolarità la probabilità quasi si dimezza. E lo stesso vale se si ha la fortuna di non aver ancora mai provato la lombalgia.

Sport idonei

Ma qualsiasi sport va bene per tenere alla larga il mal di schiena? «Se non si hanno problemi specifici si può scegliere in base alle proprie attitudini, a patto di essere graduali nell’allenamento, fare sempre stretching prima e dopo e usare una buona attrezzatura: correre con le scarpe sbagliate su terreni rigidi, senza un programma adeguato alla propria forma fisica, potrebbe perfino favorire i guai — risponde Sabrina Donzelli, fisiatra di ISICO (Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale) —. Per chi ha disturbi alla colonna di grado medio-lieve possono essere indicate attività ibride, a metà fra terapia e attività fisica, come gli esercizi della back school (tecniche e movimenti specifici per migliorare la funzionalità della schiena e “riequilibrarla” quando c’è dolore, ndr) oppure discipline come il pilates, lo yoga, il tai-chi. Nei pazienti in cui il mal di schiena è connesso a una patologia serve il consiglio di un fisioterapista, che accanto alla terapia specifica possa consigliare l’esercizio fisico di mantenimento più adeguato. L’essenziale è essere costanti: solo allenarsi con regolarità aiuta davvero, rendendo il corpo più resistente di fronte a ciò che potrebbe provocare la lombalgia».

Come funzionano i muscoli della schiena

Secondo un’indagine pubblicata sulla Cochrane Library, per la prevenzione, ma anche per ridurre il dolore, serve soprattutto migliorare coordinazione, forza e resistenza dei muscoli che controllano e sostengono la colonna. Conferma Michele Romano, fisioterapista e direttore tecnico di ISICO: «L’ipotesi è che i muscoli stabilizzatori della colonna vertebrale, se sono forti, resistenti e reattivi, siano in grado di mantenere un buon allineamento della schiena anche in caso di movimenti non controllati, che provocano uno “squilibrio” vertebrale: senza muscoli capaci di reagire per adattare velocemente le strutture al nuovo assetto, le vertebre per esempio possono prendere contatto con parti sensibili scatenando il dolore.

È dimostrato che dopo un episodio di mal di schiena alcuni di questi muscoli rimpiccioliscono e diventano meno veloci nel reagire agli stimoli: una perdita di funzionalità che, se non viene recuperata con un buon allenamento, favorisce la comparsa di un nuovo attacco di lombalgia. Questo, poi, peggiora ulteriormente la situazione, innescando un circolo vizioso che però l’esercizio può spezzare». I gruppi muscolari “anti-mal di schiena” sono numerosi: i più studiati sono gli erettori della colonna e il trasverso dell’addome, ma tutti quelli del tronco sono di fatto coinvolti ed è opportuno un buon programma che ne alleni forza, resistenza, velocità stimolando anche la capacità di risposta alle sollecitazioni esterne.

Un impegno di mesi, che però ripaga

«Chiunque abbia sofferto anche solo una volta di mal di schiena, pure nei casi che si sono risolti da soli (sono la maggioranza: il 90 per cento dei primi episodi acuti si risolve da solo entro un mese, un mese e mezzo, ndr), deve sapere che ciò ha compromesso i muscoli stabilizzatori della schiena e che senza un allenamento per recuperarne appieno la funzione il rischio di una ricaduta nel giro di un anno è alto — sottolinea Romano —. Per essere sicuri di seguire un programma specifico ci si può affidare a un fisioterapista, importante soprattutto per chi ha già sofferto di lombalgia più di una volta e non è ancora mai intervenuto con un buon esercizio fisico di recupero». La “fuga dal movimento”, peraltro, predispone al dolore cronico ed è l’errore più grave, come spiega Donzelli: «Molti, per timore del dolore,evitano alcuni gesti e scivolano verso una riduzione di tutte le attività, rinchiudendosi in un recinto sempre più stretto di possibilità di movimento: la riabilitazione serve a far capire loro che c’è un margine per muoversi senza star male e per riabituarli poco a poco a farlo. Purtroppo i normali programmi di riabilitazione offerti dal Servizio Sanitario prevedono una decina di sedute, in realtà servirebbe un impegno di mesi per riportare la colonna a una buona funzionalità, soprattutto se la lombalgia è presente da tempo: molti pazienti appena passa il dolore abbandonano la fisioterapia, altri che fanno i conti con mal di schiena da anni si scoraggiano dopo due o tre mesi se il fastidio non si risolve, invece occorre costanza nella riabilitazione perché serva davvero, a prescindere dal sintomo. Il dolore non è indice che la schiena sta peggio, non ci si deve allarmare: l’obiettivo è riportare la colonna a una buona funzionalità e per farlo servono tempo e allenamento».

Piccoli consigli

Tante piccole precauzioni possono prevenire il mal di schiena: come spiegano gli esperti ISICO sul loro sito (isico.it), è importante tenere posture corrette alla scrivania o in auto, muoversi spesso e alzarsi per cambiare posizione se si deve stare a lungo seduti, fare attenzione a sollevare i carichi in modo giusto. Sì alle fasce lombari per i lavori pesanti in chi ha già qualche problema, ma per il tempo minimo indispensabile: nulla sostituisce una muscolatura forte e ben allenata.

La paura del dolore si sconfigge con l’esempio

Se il mal di schiena diventa cronico e il dolore continuo, l’esercizio resta indispensabile ma va associato a un supporto specifico e personalizzato.

«In questi pazienti si ha una disabilità perché il dolore spinge a evitare qualsiasi movimento: il primo approccio deve essere perciò cognitivo-comportamentale, per sedare le ansie e dimostrare che esistono margini per muoversi senza soffrire — osserva il fisioterapista Michele Romano —.

Dobbiamo spiegare che cosa accade e che cosa fare per evitare che la situazione peggiori, dimostrando che le paure si possono sconfiggere: se per esempio il paziente ha smesso di correre temendo il dolore, può essere una buona idea fare una corsa assieme a lui per tranquillizzarlo. Con la lombalgia cronica, che colpisce circa il 10% di chi ha episodi acuti, bisogna soprattutto imparare a convivere perché di rado si risolve del tutto: ecco perché bisogna evitare che cronicizzi».

Quanto servono ultrasuoni, massaggi e Fisioterapia

Le proposte possibili per sconfiggere il mal di schiena non si contano, dai massaggi agli ultrasuoni, dalla terapia manuale all’agopuntura. Che cosa funziona davvero ? «Non ci sono controindicazioni: tutte le terapie possono dare vantaggi in alcuni pazienti ed essere inefficaci in altri. Accade perché la lombalgia può dipendere da innumerevoli fattori». È bene non farsi troppe illusioni sulle terapie passive, se non sono associate ad altri interventi. «Massaggi e simili è difficile che da soli risolvano tutto — sottolinea la specialista—. Molte terapie passive sono solo sintomatiche ed efficaci se non ci sono troppi fattori causali coinvolti, perciò spesso non riescono a controllare il problema nel lungo periodo; quelle attive invece rimuovono i fattori che favoriscono la ricomparsa del mal di schiena. Bisogna avere aspettative realistiche, oltre che affidarsi a mani esperte: un bravo manipolatore, per esempio, chiede sempre una radiografia perché in alcune situazioni la manipolazione potrebbe essere controindicata».

Pubalgia? suggerimenti nella diagnosi e nella gestione

Pubalgia? suggerimenti nella diagnosi e nella gestione

La pubalgia è un sintomo comune negli atleti, in particolare in quelli che svolgono sport in cui si deve calciare un pallone ed in cui si richiede continui cambi di direzione e velocità. La casistica sportiva nella letteratura internazionale riporta un’incidenza media nei vari sport dal 5 al 15% di tutti gli infortuni.

I calciatori, i tennisti e i rugbisti sono le vittime favorite di questa affezione, poiché i gesti tecnici sport specifici che costantemente effettuano e gli intensi carichi di lavoro procurano forti squilibri a livello del bacino con successive alterazioni funzionali.

I principali processi patologici che stanno alla base di una pubalgia come disfunzione degli adduttori, dell’inserzione del retto addominale, osteite pubica ed impingment femoro acetabolare dovranno essere riesaminate e presentare una correlazione con i risultati diagnostici.

La biomeccanica e l’anatomia funzionale della regione inguinale è complessa.  Diversi gruppi muscolari agonisti ed antagonisti si inseriscono in zone adiacenti alla sinfisi pubica, la quale agisce come un fulcro di transizione di forze attraverso la pelvi.

Una lesione ossea locale o alle strutture fibrocartilagine cosi come un dolore riferito all’anca o alla regione lombosacrale  possono produrre una sintomatologia simile.  Un classico, per esempio, è rappresentato da quei pazienti che si presentano con un dolore inguinale , esacerbato dall’esercizio,  il quale potrebbe irradiarsi nella parte mediale della coscia e nella zona scrotale.


La pubalgia dello sportivo farebbe riferimento a tre entità anatomo-cliniche, tra loro spesso associate.

    • La patologia parieto-addominale, che interessa la parte inferiore dei muscoli larghi dell’addome (grande obliquo, piccolo obliquo e traverso) e gli elementi anatomici che costituiscono il canale inguinale

    • La patologia dei muscoli adduttori, che riguarda prevalentemente la loggia superficiale, ossia l’adduttore lungo ed il pettineo

    • La patologia a carico della sinfisi pubica

Un ulteriore complicazione diagnostica, è che altri processi patologici in atto, a distanza, posso riprodurre una sintomatologia simile alla pubalgia. Patologie acquisite o congenite, come un impingment femoro acetabolare o lesione del labbro per esempio, possono riprodurre una sintomatologia dolorosa nell’area inguinale, difficile da distinguere da una patologia adduttoria o del retto addominale.  Inoltre, come già accennato, anche l’articolazione sacro iliaca o la regione lombare possono produrre un simile quadro clinico.

Lo scopo di questo articolare è quello di riesaminare le caratteristiche diagnostiche e la gestione dei principali processi  patologici che possono produrre un dolore nell’area pubica.

DISFUNZIONE DEGLI ADDUTTORI ED INFORTUNIO DEL RETTO ADDOMINALE

Gli adduttori dell’anca, come l’adduttore lungo, breve, grande, il pettineo ed il muscolo gracile, sono gruppi muscolari che agiscono sulla sinfisi pubica. Disfunzioni di questi gruppi muscolari, con i rispettivi tendini, possono essere responsabile di una sintomatologia dolorosa pubica.  L’adduttore lungo è il muscolo che maggiormente può andare incontro a lesione.  Queste lesioni si possono presentare in maniera isolata oppure in concomitanza con un’altra lesione, sindrome retto – adduttoria per fare un esempio. I sintomi in questo caso sono esacerbati dall’esercizio  con un quadro clinico che spesso ci mostra punti di dolorabilità a livello del complesso aponevrosico prepubico o dolore alla contrazione degli adduttori. La risonanza magnetica rappresenta il GOLD STANDARD .  Il trattamento in questo caso degli adduttori e del retto, attraverso programmi di rinforzo muscolare gradualmente distribuito,  è fondamentale.

SPORT ERNIA

È un termine usato per descrivere un gruppo eterogeneo di patologie dei tessuti molli che si manifestano con un dolore riferito a livello della regione mediale inguinale.

La patofisiologia è multifattoriale, inclusi ripetuti traumi all’eponeurosi del muscolo obliquo esterno, debolezza della parete addominale o lesione del legamento inguinale. Le attività sportive che comportano la torsione degli arti inferiori con i piedi piantati al suolo sotto massimo sforzo può causare una lacerazione nei tessuti molli del basso addome o all’inguine.

Anche qua una RMN rappresenta il GOLD standard per la valutazione dei tessuti molli.

Inizialmente il trattamento è di tipo conservativo, con fisioterapia e riabilitazione attiva. L’intervento chirurgico, in laparoscopia o a trattamento conservativo. cielo aperto, viene preso in considerazione successivamente.

OSTEITE PUBICA

È un’infiammazione causata da ripetuti microtraumi nella regione pubica. Spesso associata con una lesione a carico degli adduttori e/o del retto addominale. I sintomi più comuni sono il dolore sul pube, anche al tatto, con irradiazione della regione mediale della coscia o nella zona perineale. Una RMN è in grado di rilevare irregolarità dell’osso sub condrale e sclerosi, erosioni ossee o instabilità della sinfisi pubica.

Il trattamento iniziale include riposo inteso come riduzione dell’attività, riabilitazione attiva graduale ( intesa come rinforzo graduale) e farmaci. Iniezioni di corticosteroidi  possono essere prese in considerazioni in pazienti che non rispondono positivamente ad un trattamento conservativo. Il trattamento chirurgico viene intrapreso laddove la fisioterapia non riscuote un gran successo e laddove è presente un’instabilità  pelvica importante.

FRATTURE DA STRESS

Le fratture da stress sono il risultato di ripetuti traumi da caruco assiale. A carico principalmente del ramo inferiore pubico e del collo del femore.  La presentazione clinica del dolore a livello pubico o della regione mediale della coscia peggiora con il carico e con l’esercizio e diminuisce con il riposo.

IMPINGMENT FEMORO ACETABOLARE

Nelle teorie moderne, la deformità della regione prossima del femore e / o dell’acetabolo può causare il contatto anomalo con danno cumulativo sul labbro acetabolare  e sulle superfici articolari adiacenti. La gravità di questo danno e la conseguente  disabilità sono legati alla intensità e la frequenza di quei movimenti che si verificano durante le attività specifiche, di solito quelli che coinvolgono rotazione interna e flessione dell’anca.

I Sintomi spesso mimano una patologia intrinseca pubica ed includono un dolore anteriore pubico che potrebbe irradiarsi lateralmente alla coscia, spesso aggravata da quelle attività che comportano una rotazione dell’articolazione dell’anca. Il quadro clinico spesso mostra una limitazione articolare, in particolar modo della flessione e della rotazione interna. Il segno di “CONFLITTO” riproduce un dolore a 90° di flessione di anca, dolore che aumenta se aumentiamo la rotazione interna e l’adduzione.

La diagnostica per immagine è utile per valutare non solo la presenza o assenza di morfologia anormali di FAI , ma anche per la valutazione di altre cause di dolore all’anca , tra cui:osteoartrite , necrosi avascolare della testa del femore ( AVN ) , fratture , tumori ,e lesioni ossee .

L’obiettivo principale di un trattamento conservativo è quello di migliore il glide posteriore del femore, e rinforzare i muscoli dell’anca sia in catena cinetica chiusa e sia in catena cinetica aperta e correggere gli schemi difettosi di movimento, ripristinando la funzione in tutti e tre i piani di movimento .

LESIONI DEL LABBRO ACETABOLARE

I pazienti con lesione del labbro acetabolare descrivono il dolore nella regione anteriore dell’anca o a livello inguinale, a volte irradiato al gluteo e alla coscia, lateralmente. Un dolore nella regione anteriore dell’anca è frequentemente connesso ad una lesione del quadrante anteriore del labbro, un dolore nella regione posteriore ad una lesione del quadrante posteriore. I pazienti con lesione del labbro, inoltre, riferiscono una varietà di sintomi di natura meccanica, come click o scrosci articolari, sensazioni di cedimento e limitazioni funzionali. I sintomi peggiorano con le attività, specialmente se richiedono una rotazione dell’anca.

Il trattamento riabilitativo più appropriato per questi pazienti non è ancora stato definito. L’obiettivo dovrebbe essere rivolto a ridurre le forze dirette alla regione anteriore dell’anca, identificando gli impairment nella precisione dei movimenti attivi e passivi, ottimizzando l’allineamento articolare, correggendo i pattern di movimento durante gli esercizi (specialmente in estensione) e il cammino e modificando le attività funzionali. Il controllo motorio dei muscoli abduttori e rotatori esterni dell’anca dovrebbe essere ottimizzato e corretta la dominanza del quadricipite e degli hamstring.

Tuttavia, L’artroscopia dell’anca permette di trattare efficacemente la gran parte delle lesioni del labbro, che possono essere regolarizzate, risuturate al bordo osseo o persino resecate, qualora il tessuto residuo non permetta di eseguire una valida riparazione.


CONCLUSIONI

La diagnosi di pubalgia è spesso solo una constatazione clinica. Riteniamo che sia indispensabile e necessario, di fronte ad un atleta “pubalgico”, ricercare e individuare le cause e gli eventuali fattori predisponenti attraverso un’attenta valutazione funzionale, processo fondamentale per impostare un trattamento riabilitativo corretto.

Fisioterapista a Domicilio a Massa Carrara

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La Fisioterapia per la DONNA a Massa Carrara

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La fisioterapia uro-ginecologica è una branca della fisioterapia abbastanza recente. Il fisioterapista specializzato in essa è il professionista competente del trattamento conservatore per risolvere i problemi del pavimento pelvico.

La fisioterapia perineale è una scienza che previene e tratta le disfunzioni, aiuta a preparare la muscolatura in vista del parto durante la gravidanza e a recuperare tonicità dopo il parto.

Si tratta di una specializzazione che incentra l’attenzione sulla donna, sia rispetto al trattamento che alla prevenzione, per mantenerla in uno stato di buona salute.

Essa è indicata nei seguenti casi:

  • Gravidanza: tonifica e rende elastico il pavimento pelvico e lo prepara al parto.

  • Postparto: controlla e tratta le cicatrici (episiotomia, cesareo) e rafforza la muscolatura per evitare perdite di urina.

  • Disfunzioni sessuali: come ilvaginismo, disturbi durante le relazioni sessuali o cicatrici dolorose.

  • Incontinenza urinaria.

  • Disfunzioni ano-rettali.

  • Dolore pelvico cronico.

  • Prolassi.

  • Chirurgia uro-ginecologica.

Durante la consultazione vengono usate diverse tecniche senza effetti secondari e di facile applicazione, che saranno determinate in relazione alla valutazione iniziale del caso. Tali tecniche comprendono la terapia manualemio-fascialemassaggio perineale, esercizio del pavimento pelvico, ginnastica ipopressiva, tecniche comportamentali, trattamento con strumentazione (biofeedback, elettro-stimolazione), ecc.
Se hai problemi del pavimento pelvico, ti consigliamo di rivolgerti al tuo ginecologo, che ti indirizzerà verso un fisioterapista specializzato.

Ad oggi PHYSIOTHERAPY dispone fisioterapista professionista formata, qualificata e legalmente in grado di assisterti.

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