Effetti dell’allenamento sulla forza negli anziani

Effetti dell’allenamento sulla forza negli anziani

Il processo di invecchiamento a cui fa fronte il nostro corpo con gli anni si estende fino a livello cellulare.  Ma il danno, dovuto dall’età,  accumulato sulle cellule muscolari degli anziani è particolarmente severo, perché non è facile una rigenerazione ed i muscoli diventano sempre più deboli, mentre i mitocondi, responsabili della produzione di energia, diminuiscono sia di numero che di vigore.

Uno studio pubblicato questo mese su Cell Metabolism , tuttavia, suggerisce che alcuni tipi di allenamenti possano essere in grado di annullare  questi gli effetti a livello mitocondriale.

E’ bene ricordare che l’esercizio fisica male non fa, come tutti noi sappiamo. Ma la scienza sorprendentemente non ha compreso bene che impatto possa produrre l’esercizio a livello cellulare, e come questi cambiamenti possano variare in base al tipo di attività ed in base all’età.

Così i ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, hanno condotto di recente un esperimento cellulare su 72 soggetti sedentari sani (uomini e donne) divisi in due gruppi, uno con meno di 30 anni, ed uno sopra i 64 anni.  Dopo aver stabilito le misure di base della loro capacità aerobica, i livelli di zucchero nel sangue e l’attività del gene e la salute mitocondriale delle cellule muscolari, questi volontari sono stati assegnati in maniera casuale a un particolare regime di esercizio.

Alcuni di loro si allenavano intensamente con i pesi più volte alla settimana; alcuni praticavano brevi intervalli di allenamento tre volte a settimana su biciclette stazionarie (pedalando duramente per quattro minuti, riposando per tre e poi ripetendo quella sequenza altre tre volte); alcuni andavano in bicicletta a velocità moderata per 30 minuti un paio di volte a settimana e sollevavano pesi leggeri negli altri giorni. Un quarto gruppo, il controllo, non ha esercitato.

I risultati di questi test portano alla conclusione che il declino cellulare dei muscoli associati all’invecchiamento possa essere  “corretto” con l’esercizio, soprattutto se intenso, come afferma  il dottor Sreekumaran Nair, professore di medicina e endocrinologo presso la Mayo Clinic.

Le cellule delle persone anziane sembrerebbero rispondere più intensamente a un intenso esercizio rispetto alle cellule dei giovani – suggerendo, che non è mai troppo tardi per trarre beneficio dall’esercizio.

DIMENTICA I FARMACI E LA CHIRURGIA

DIMENTICA I FARMACI E LA CHIRURGIA

SCONFIGGIAMO ASSIEME IL TUO MAL DI SCHIENA

Prima di affrontare l’argomento facciamo un po’ di chiarezza su quel mal di schiena che spesso ci porta a pensare a chi sa quali malattie gravi noi possiamo essere affetti!

Il mal di schiena si divide in:

  • Specifico (15% dei casi)
  • Aspecifico (85%)

Mal di schiena specifico vuol dire che è “specifico” di un problema, ovvero

  • Fratture (4%)
  • Tumori (1%)
  • Problematiche viscerali (4%)
  • Altre cause (7%) come spondilite anchilosante, artrite reumatoide, stenosi del canale midollare, aneurisma dell’aorta addominale, sindrome della cauda equina
  • Ernia del disco (1-3%)

Avete LETTO BENE… l’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi.. quindi basta parlare sempre di ERNIA…. PERCHE?…causa MOLTO RARAMENTE mal di schiena!

Anche se il dolore improvviso a livello della parte lombare della schiena può sembrare atroce, spesso pensiamo possa essere molto più grave di quello che sembra. Circa l’80% delle persone vivono un’esperienza simile di dolore nell’arco della vita, e nella maggior parte dei casi questi episodi si risolvono spontaneamente senza dover necessariamente fare ricorso all’assunzione di farmaci.

Questo scenario è abbastanza tipico: ma lo sapevi che la maggior parte degli attacchi di mal di schiena si risolvono spontaneamente nell’arco di 12 settimane?

Per alcuni pazienti, tuttavia,  il dolore diventa cronico compromettendo seriamente la vita lavorativa e domestica.

Per la maggior parte dei pazienti, il trattamento consiste nell’educarli a gestire il loro dolore fino a quando non cessa.

COSA STA ACCADENDO?

Nel corso degli anni i medici prescrivevano il riposo a letto, l’utilizzo di farmaci ed in casi estremi la chirurgia. Ma lo sapevi che complessivamente questi trattamenti si trasformavano in ingenti costi sanitari? Lo sai che gli Stati Uniti spendono di più per la gestione del dolore lombare e cervicale rispetto a quasi tutte le altre patologie, ad eccezione del diabete e delle malattie cardiache. – superando gli 87 miliardi di dollari nel 2013, secondo un analisi dei costi sanitari condotti nell’anno precedente?

I ricercatori hanno messo in discussione tutto questo scenario ed oggi la comunità medica sta sempre più considerando una soluzione molto più semplice.  Le prove di efficacia suggeriscono come l’esercizio sia il miglior rimedio, in gradi di ridurre il dolore, migliorare la mobilità articolare e prevenire futuri attacchi.

La corrente di pensiero su come gestire gli attacchi di mal di schiena si è spostata più volte nell’ultimo decennio.

TI DICONO CHE IN CASO DI MAL DI SCHIENA DEVI RESTARE A LETTO?

Per esempio, noi fisioterapisti sospettavamo che un eccessivo riposo a letto potesse effettivamente produrre qualche beneficio utile: una serie di studi condotti dal 1980 al 1990 ha, infatti,  rivelato che il riposo a letto veniva considerato un trattamento inadeguato per favorire la risoluzione di un quadro doloroso, rallentando la ripresa.

E LA CHIRURGIA PUO’ TOGLIERTI IL DOLORE?

I medici hanno poi valutato le varie opzioni chirurgiche, e come queste potessero correggere eventuali danni a livello della parte lombare, capendo, alla fine, che  il dolore derivava da tutt’altro.  Ricordiamoci sempre: i miglior candidati alla chirurgia sono quei pazienti che presentano un quadro specifico ( si parla infatti di lombalgia specifica) ed identificabile con una patologia specifica, come tumore od infezione.

LO SAPEVI CHE NEL 90% DEI CASI IL DOLORE NON È DATA DA UNA PATOLOGIA SPECIFICA E NON È RINTRACCIABILE?

Danni ai muscoli, legamenti, ossa, nervi ed alle ossa  – od una combinazioni di questi – possono tutti dare dolore al paziente, e le sensazioni doloroso sono uniche per ogni paziente:

Tu stesso, se soffri di mal di schiena da molti mesi o anni, ti sarai probabilmente accorto che il dolore va e viene, per cui è evidente che non può essere correlato solo al danno strutturale. In effetti quello che sappiamo oggi è che il dolore ha più a che fare con la sensibilizzazione della schiena, che a un suo danno strutturale. Ciò significa che il tuo corpo in realtà è robusto, ma è solo diventato più sensibile del normale, per cui senti dolore anche per movimenti o posture che solitamente non ti farebbero nulla.

Per farla breve, è davvero difficile riconoscere la reale fonte del dolore e di conseguenza è davvero difficile capire come intervenire chirurgicamente per togliere il dolore al paziente: LA CHIRURGIA IN QUESTI CASI NON E’ CONSIGLIATA.

QUINDI DEVI ASSUMERE I FARMACI?

Alla luce della limitata efficacia di questi interventi chirurgici, i medici hanno quindi affrontato il mal di schiena cronico attraverso l’assunzione di farmaci. Sappiamo che gli anti infiammatori sono in grado infatti di ridurre la trasmissione degli impulsi dolorosi a livello periferico, agendo anche a livello dei tessuti danneggiati attraverso l’inibizione degli enzimi che stimolano i recettori del dolore. Ma anche qui, chi soffre di mal di schiena, dovrebbe andarci cauto. In tre distinte analisi  pubblicate dal 2015 al 2017, i ricercatori della University of Dydney hanno comparato le prove di efficacia di dozzine di studi per determinare quanto le varie opzioni farmacologiche possano essere in grado di alleviare il dolore alla schiena.  Il paracetamolo, per esempio, sembra essere meno efficace rispetto al placebo.

I risultati – sottolineano i ricercatori – forniscono la prima prova della reale efficacia del paracetamolo per il dolore lombo-sacrale acuto. Né l’assunzione regolare del farmaco, né la sua somministrazione al bisogno hanno migliorato infatti il tempo di recupero, l’intensità del dolore, i sintomi, le funzioni motorie, la qualità del sonno o di vita nei tre mesi in cui i pazienti sono stati seguiti”.

Altri farmaci sono in grado di produrre qualche forma di sollievo, ma con reali aumenti dei costi, specie se utilizzati per lunghi periodi.

Ricordiamo che alcuni farmaci antinfiammatori non steroidei da banco, come l’ibuprofene, possono causare ulcere gastriche e sanguinamenti gastrointestinali. Gli oppioidi da prescrizione, oltretutto, possono creare dipendenza o addirittura a overdose.

“questi farmaci possono essere sì un valido alleato, ma non dovrebbero essere considerati come trattamento di prima scelta”, dice la ricercatrice del mal di schiena Manuela Ferreira, una degli scienziati di Sydney che ha lavorato allo studio sugli anti-infiammatorio e sul paracetamolo.

Il fatto che gli oppioidi siano i farmaci maggiormente più prescritti per la cura del mal di schiena ha spinto la comunità medica a trovare soluzioni alternative.

A tal proposito, lo scorso febbraio l’American College of Physicians ha pubblicato le nuove linee guida sul trattamento non invasivo del mal di schiena.

Il messaggio principale era che il trattamento farmacologico, di oppioidi in particolare, dovrebbe essere il trattamento di ultima istanza. Al loro posto, gli autori suggeriscono l’applicazione di calore superficiale come metodo per alleviare il dolore acuto di mal di schiena. Sono state inoltre trovate evidenze importanti sull’utilizzo di tecniche manipolative e di terapia manuale ortopedica per la gestione della sintomatologia dolorosa.

Per il dolore cronico si raccomandano gli esercizi, terapia riabilitativa e lo yoga, come tanti altri approcci basati sempre sull’esercizio.

In effetti, gli autori trovano l’esercizio come il principale approccio studiato per la gestione conservativo del mal di schiena cronico. Spesso, un programma di esercizio, progettato da un fisioterapista altamente qualificato, incorpora sia un allenamento cardio vascolare e sia un programma per lo sviluppo della forza.

I ricercatori non dovrebbero essere sorpresi dal fatto che il movimento sia parte fondamentale della gestione del mal di schiena. I muscoli hanno bisogno di lavorare, di essere allenati, per continuare a sostenere il corpo in maniera efficace.

Nel 2016, un altro gruppo di ricercatori australiani ha passato in rassegna la letteratura disponibile ed ha trovato che l’esercizio era l’unico trattamento studiato che potesse produrre sia benefici nel dolore del mal di schiena e sia nella prevenzione di nuovi attacchi. Rivisitando le prove, il team ha concluso che sia l’esercizio e sia l’educazione del paziente possano ridurre il rischio di nuovi attacchi di mal di schiena di circa la metà in un anno.

L’esercizio rafforza il corpo e la schiena, ed insegna al paziente con dolore come utilizzare una corretta postura e a sollevare carichi pesanti. Offre anche benefici psicologici.

La sola idea di provare dolore è terrificante per la maggio parte degli individui: insegnare ai pazienti come affrontare questa paura ed a continuare a muoversi è parte integrante del processo di guarigione, come sottolineato dalla Prof.ssa Ferreira.

In Luglio, un team della Boston Medical Center ha pubblicato i risultati di uno studio eseguito su 320 pazienti che soffrivano di mal di schiena cronico a cui erano stati assegnati esercizi di Yoga, terapia fisioterapica ed un invito a leggere materiale informativo sulla gestione del loro problema. La fisioterapia, eseguita faccia a faccia con il fisioterapista, includeva anche esercizi di attività aerobica ed un programma di esercizi da effettuare a casa. Dopo tre mesi, il gruppo che ha praticato la fisioterapia e lo yoga era meno propenso all’assunzione di farmaci per affrontare il loro mal di schiena rispetto al gruppo a cui era stato semplicemente assegnato del materiale informativo. Complessivamente, il team ha trovato che lo yoga era tanto efficace quanto la terapia fisioterapica, entrambi riducono il dolore e migliora la mobilità.

Un importante avvertimento: nessuna soluzione per la gestione del mal di schiena è efficace per tutti. La maggior parte dei trattamenti studiati può aiutare diverse persone, ma possono risultare inutili e fallimentari per altre persone.

Questa conclusione può risultare scoraggiante , ma in pratica, significa che molti individui dovranno provare diverse opzioni terapeutiche prima di trovare quella giusta. Come soluzione, l’esercizio esalta molti fisioterapisti perché è in grado di produrre sollievo e migliorare la mobilità, con pochi o nulli effetti collaterali ed a costi relativamente bassi, il tutto mentre migliora la qualità della vita.

IMPORTANTE: per quanto riguarda la forma dell’esercizio da provare per prima, non ci sono sufficienti confronti testa a testa tali da permettere di avere un vincitore, né vi è un consenso sul fatto che una specifica forma di esercizio sia più specifica di altre. La zona lombare è così centrale, così importante, che anche l’aggiunta di una  sola passeggiata giornaliera al parco può produrre importanti effetti positivi.

Chris Maher, autore degli studi sull’effetto dei farmaci e dell’esercizio fisico, sostiene che la scelta del tipo di esercizio da eseguire sia meno importante per la gestione del mal di schiena rispetto a quella semplice attività che possa piacere e che possa portare avanti nel tempo.

QUALE ESERCIZIO SCEGLIERE DUNQUE?: Il miglior esercizio è quello che ti piace fare e che ti impegna a lungo termine

Preoccupato per un’ernia?

Preoccupato per un’ernia?

SEI PREOCCUPATO DI AVERE UN ERNIA?

2/3 dell’ernia si risolve spontaneamente da sola

Facciamo un po’ di chiarezza su quel mal di schiena che spesso ci porta a pensare a chi sa quali malattie gravi noi possiamo essere affetti!

Il mal di schiena si divide in:

  1. Specifico (15% dei casi)
  2. Aspecifico (85%)

Mal di schiena specifico vuol dire che è “specifico” di un problema, ovvero:

  1. Fratture (4%)
  2. Tumori (1%)
  3. Problematiche viscerali (4%)
  4. Altre cause (7%) come spondilite anchilosante, artrite reumatoide, stenosi del canale midollare, aneurisma dell’aorta addominale, sindrome della cauda equina
  5. Ernia del disco (1-3%)

Avete LETTO BENE… l’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi.. quindi basta parlare sempre di ERNIA…. PERCHE?…causa MOLTO RARAMENTE mal di schiena!

 

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Molto spesso i pazienti manifestano dolore da diversi mesi, addirittura anni.. ma il dolore non è costante (il che potrebbe essere allarmante) ma va e viene.. e quindi è comprensibile che non può di certo essere associato ad un danno strutturale.

Cosa sta succedendo allora? Nulla

La nostra schiena è sempre robusta, è semplicemente diventata più sensibile del normale, per cui senti dolore anche nei movimenti normali, anche per stimoli che di solito non provocano dolore, come uscire dalla macchina o allacciarsi le scarpe.

Inoltre spesso sono presenti ernie in soggetti senza dolore: l’ernia non giustifica il dolore ma rappresenta spesso un normale processo di invecchiamento della colonna!

Ma anche se l’ernia fosse il problema tieni conto che nel 98% si assorbe spontaneamente entro un anno! Anzi più è grossa e più facilmente viene riassorbita!

 

COSA FARE QUINDI?

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Le Evidenze scientifiche suggeriscono che il trattamento precoce del mal di schiena diminuisce la probabilità che il suo dolore divenga cronico.  Può essere indicato seguire un programma individuale, o di gruppo, per gestire il suo dolore e per evitare che si riacutizzi o si ripresenti in futuro..

La terapia manuale, in primis la terapia manuale ortopedica, guidata dalle prove di efficacia cliniche scientifiche e dalla natura biopsicosociale di ogni singolo individuo, deve affiancare SEMPRE l’esercizio terapeutico nella pratica clinica quotidiana nei pazienti che si presentano con un mal di schiena. “

Corso di Yoga a Massa

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Corso di YOGA TERAPEUTICO

Un approccio integrato che accresce salute e benessere dell’individuo ponendo l’accento sul potenziale terapeutico degli antichi insegnamenti e pratiche dello yoga tradizionale

I Sistemi utilizzati:

  • ASANA: queste posture sono chiamate in sanscrito asana, dalla radice as che significa “rimanere”. Il significato originale di asana è quindi una posizione in cui il praticante rimane e medita sull’infinità della sua natura.

  • PRANAYAMA: In realtà con il termine Pranayama non si intendono solo le tecniche di respirazione utilizzate dallo yoga, ma il meccanismo attraverso il quale è possibile assorbire e controllare il prana, ovvero l’energia vitale, con lo scopo di rendere la mente stabile, forte, tranquilla e di poterne risvegliare le potenzialità latenti.

  • MUDRA E BANDHA: I Mudra ed i Bandha, poiché connessi con le Nadi, i canali energetici del corpo, sono delle particolari posizioni che si utilizzano per convogliare le energie in modo particolare, sono posture e contrazioni che fungono da sigilli e risvegliano e attivano Kundalini.

  • DHARANA: la pratica di dharana non è solo concentrazione mentale, ma piuttosto potrebbe essere definita come il totale assorbimento delle energie mentali in un singolo punto

  • DYANA: tecnica di meditazione impiegata per il raggiungimento del samadhi e la realizzazione del Sé

I Corsi inizieranno giovedi 9 novembre alle ore 18 e 30

Il corso è rivolto a coloro che desiderano:

  • Migliorare la postura, la condizione psico – motoria, la flessibilità articolare, la tonicità muscolare, le funzioni cognitive – percettive, la concentrazione, l’autostima e la consapevolezza di sè;

  • Alleviare i disturbi come il mal di schiena, mal di testa, problemi cardiocircolatori e dell’apparato respiratorio, digestivo e esquilibri ormonali;

  • Ridurre le problematiche legate allo stress quali, ansia, attacchi di panico, disturbi dell’umore, depressione ed insonnia;

  • Sperimentare la dimensione spirituale dello Yoga

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

per tutte le informazioni rivolgersi in segreteria: 0585 – 40672  Physiotherapy – Centro Medico Ponticello

Tendinopatia? ecco come trattarla

Tendinopatia? ecco come trattarla

Prima di tutto c’è da dire che…

…la gestione conservativa di una tendinopatia  rappresenta per il fisioterapista una sfida difficile perché i meccanismi responsabili di questo disturbo non sono ancora completamente conosciuti, perché non esiste un gold standard nel trattamento, perché il possibile coinvolgimento del sistema nervoso centrale (SNC) nel dolore persistente è poco indagato, perché la ricerca sul trattamento è scarsa nonostante l’enorme impatto di questo problema.

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QUAL È IL NOSTRO SCOPO?

L’obiettivo del trattamento dovrebbe essere aumentare la capacità di carico del tendine tramite l’esercizio terapeutico basato sul carico progressivo, ovvero aumentare la capacità del tendine di resistere alle sollecitazioni, per ridurre la sintomatologia e migliorare la funzionalità.

In pratica, l’esercizio basato sul carico progressivo dovrebbe favorire l’adattamento del tendine, del muscolo, dell’unità miotendinea e della catena cinetica.

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In base agli studi clinici e all’opinione degli esperti, l’esercizio terapeutico dovrebbe essere la principale scelta di trattamento nei soggetti con tendinopatia. I pazienti dovrebbero effettuare l’esercizio terapeutico basato sul carico per almeno 3 mesi prima di considerare altre opzioni di trattamento.

Ecco alcune regole:

  • Il riposo dovrebbe essere limitato esclusivamente alla fase reattiva e al periodo iniziale della fase di alterata riparazione per evitare una possibile progressione del disturbo.
  • Sono consigliati 2-3 giorni di recupero tra attività molto impegnative per favorire il turnover del collagene; nelle fasi finali della riabilitazione, con l’aumentare della capacità di carico del tendine e della catena cinetica, il tempo di recupero può diminuire.
  • Il turnover del collagene è ridotto con il passare degli anni, quindi atleti meno giovani potrebbero necessitare di tempi di recupero maggiori.
  • Il riposo prolungato riduce la capacità di carico del tendine e della catena cinetica. Negli sportivi, inoltre, un riposo eccessivo potrebbe ridurre la performance.
  • Evitare un riposo eccessivo potrebbe avere un impatto positivo sullo stato di salute generale del paziente in quanto le tendinopatia sono spesso associate a disturbi metabolici, come diabete mellito e ipercolesterolemia.

L’esercizio terapeutico è supportato dal più alto livello di evidenza e il training eccentrico è la stratega conservativa più utilizzata nel trattamento della tendinopatia nella pratica clinica quotidiana. Vieni a scoprire presso il studio i nostri protocolli di trattamento.

La valutazione della catena cinetica è una componente raramente considerata nei programmi di riabilitazione proposti.

  • Un deficit di capacità e/o controllo neuromuscolare dei segmenti prossimali potrebbe alterare la distribuzione dei carichi negli arti inferiori e aumentare nei soggetti sani il rischio di sviluppare una tendinopatia o comunque rappresentare un fattore perpetuante dei sintomi, anche se dagli studi a disposizione non è possibile stabilire se queste alterazioni siano causa o conseguenza del disturbo.
  • Un miglioramento del controllo prossimale potrebbe essere raggiunto eseguendo semplici esercizi da integrare ai training di carico progressivo.

ALTRE STRATEGIE DI INTERVENTO?

  • Altre strategie di intervento sono spesso utilizzate nella gestione della tendinopatia achillea: terapia manuale, dry needling, agopuntura, plantari, ultrasuoni, infiltrazioni (platelet – rich plasma, coricosteroidi, agenti sclerosanti, etc.), onde d’urto, laser, taping, FANS e chirurgia.
  • Nessuna di queste stretegie è efficace come l’esercizio terapeutico
  • Non modificano la capacità di carico del tendine, la forza della catena cinetica ed il possibile coinvolgimento del sistema nervoso centrale.

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Se utilizzate in associazione all’esercizio terapeutico potrebbero ridurre i sintomi e favorire l’aderenza del paziente

I principali programmi di riabilitazione per la tendinopatia, basati esclusivamente su training di rinforzo per stimolare l’adattamento del tendine, utilizzano un focus attentivo interno. Ma queste strategie potrebbero non modificare adeguatamente le modificazioni a livello del SNC responsabili del dolore persistente e delle recidive. L’utilizzo di un focus attentivo esterno (visivo o uditivo) durante l’esecuzione degli esercizi potrebbe rappresentare una strategia utile per migliorare l’aderenza, modulare il dolore, modificare il controllo corticospinale, accelerare l’acquisizione di nuove abilità motorie e aumentare la capacità di trasferire le abilità acquisite dal setting clinico allo sport.