Legamento crociato anteriore: il futuro della resilienza del legamento rimane nascosto all’interno del complesso sistema sensomotorio.

Legamento crociato anteriore: il futuro della resilienza del legamento rimane nascosto all’interno del complesso sistema sensomotorio.

La dura verità sulla riabilitazione del legamento crociato anteriore

I nostri trattamenti spesso non riescono a ripristinare adeguatamente la funzione del ginocchio, a prevenire lesioni successive o ad allontanare l’artrosi post-traumatica. Allo stesso modo, le nostre tecniche di riabilitazione in gran parte pre-pianificate e le batterie di test hanno una validità discutibile quando si tratta di preparazione al  ritorno allo sport. Come clinici e ricercatori, prima accettiamo questi fatti e riconosciamo la complessità di questo problema, prima possiamo risolverlo.

Nessuno può colmare questa lacuna. Lo scopo di questo post è di delineare le complessità che affliggono la lesione ed il recupero del legamento crociato anteriore e di avviare un dialogo tra i medici e ricercatori incaricati di sviluppare il futuro della riabilitazione del legamento crociato anteriore (ACL)

 

Non solo biomeccanica

Le lesioni del legamento crociato anteriore si verificano a causa di difetti biomeccanici (ad esempio un eccessivo ginocchio valgo), Giusto?

Beh, più o meno. Tuttavia, queste lesioni sono il prodotto di complessi fallimenti di sistemi non lineari. Le alterazioni biomeccaniche sono necessarie, ma non sufficienti a causare lesioni isolate.

Lo sport è un sistema complesso. Il risultato finale è determinato dalle relative abilità e prestazioni dei singoli giocatori, da come ogni giocatore e allenatore interagisce con i compagni di squadra, dalle dinamiche di gioco in continua evoluzione (es. Sostituzioni, rumore della folla, arbitraggio, ecc.) e dal tempo che trascorre sull’orologio. Le due squadre che interagiscono sono raramente “perfette”, ma ciascuna si adatta ai difetti per guadagnare punti, massimizzare i possessi e vincere. Questa caratteristica dell’adattamento è vera per tutti i sistemi complessi: nonostante i difetti evidenti, la complessità consente la variabilità nel modo in cui i sistemi funzionano.

A questo proposito, i difetti biomeccanici sono un “difetto minore” del movimento umano e non sempre provocano lesioni. La naturale variabilità biomeccanica potrebbe essere il capro espiatorio di un più ampio fallimento dei sistemi?

Navigare nello sport

Le abilità motorie dei singoli atleti dipendono dalle dinamiche dell’ambiente, dal compito e dall’organismo; tutto ciò influenza il modo in cui il compito può essere completato. Suggerire che la presenza di un deficit biomeccanico possa determinare singolarmente il rischio di lesioni di un atleta non è plausibile in quanto ciò non tiene conto di queste dinamiche interpersonali. Figure 1a e 1b.

Allora come possiamo tenerne conto?

Figura 1a ed 1b. Il comportamento dell’individuo dipende dall’ambiente. Le dinamiche interpersonali devono essere considerate nella lesione e nel recupero del LCA. Sport.

Dinamiche interpersonali

Più di due terzi delle lesioni ACL si verificano da meccanismi senza contatto, molti dei quali si verificano per evitare un contatto, come un cambio di direzione da parte di un attaccante per evitare un difensore. Aneddoticamente, molti di noi credono che le dinamiche interpersonali dello sport contribuiscano alle lesioni ACL; tendono a presentarsi più frequentemente in partita che nell’ allenamento, sia nei difensori che negli attaccanti.

Tuttavia, rimangono domande fondamentali. Le persone a rischio di lesione del legamento crociato anteriore producono prestazioni peggiori nelle attività che richiedono determinate capacità coordinative reattive? Questo può essere ottimizzato attraverso l’allenamento? Se è così, in che modo?

 

Al momento non ci sono indagini sulle dinamiche interpersonali relative alla lesione del legamento crociato anteriore o al ritorno allo sport. Tuttavia, la consapevolezza che le azioni dell’avversario possano disturbare il pattern dei movimenti minaccia la validità della riabilitazione tradizionale. Stiamo effettivamente sviluppando la preparazione per lo sport?

Una più profonda comprensione dell’adattabilità dei nostri pazienti alle perturbazioni ambientali (e come ottimizzarla) è un’area di ricerca molto necessaria.

Figure 2 – Modello di Newell dei vincoli interagenti e degli effetti sulla variabilità delle prestazioni fisiche.

Il sistema sensomotorio

La ricerca negli ultimi due decenni ha reso popolare il fatto che il controllo sensomotorio determina i comportamenti e gli errori biomeccanici che contribuiscono o derivano dalle lesioni del legamento crociato anteriore. Il sistema sensomotorio è incorporato nell’ambiente in rapida evoluzione. Uno sguardo più approfondito ai complessi meccanismi che influenzano la riabilitazione muscolo-scheletrica aiuterà a definire la portata del problema.

Le seguenti sezioni sono solo un’introduzione alle molte caratteristiche interconnesse del controllo sensomotorio che dovremo considerare.

 

  1. Il sistema sensomotorio è un ciclo di feedback.

Il nostro sistema nervoso centrale (SNC) integra continuamente informazioni sensoriali da più modalità (visiva, vestibolare, somatosensoriale, uditiva, ecc.) per costruire una rappresentazione dell’ambiente. Le azioni motorie successive cambiano l’input sensoriale e il ciclo continua. Senza feedback, un comportamento motorio di successo non è possibile

Il sistema sensomotorio deve prima distinguere tra gli stimoli generati dall’ambiente dal feedback previsto generato dai nostri comportamenti. Le alterazioni degli input sensoriali possono influenzare l’accuratezza di questo confronto e sono alla base delle affermazioni che gli errori di previsione sensoriale e motoria contribuiscono alla lesione del legamento crociato anteriore.

Quando si considera che la variabilità individuale e gli impairments potrebbero influenzare i circuiti di feedback sensomotorio, la coordinazione intra-personale (cioè la capacità di controllare il nostro corpo nello spazio) diventa tanto complesso quanto le dinamiche dello sport.

 

  1. Coordinazione intra-personale

Considera un attaccante  che cerca di saltare un avversario per avvicinarsi alla rete avversaria. Mentre si muove verso la rete, il sistema sensomotorio è incaricato di controllare diversi fattori mentre percepisce l’ambiente in evoluzione. Tali azioni atletiche richiedono il coordinamento di diversi gruppi muscolari ed articolazioni. Alcuni studi che indagano questo concetto in individui  che hanno subito un intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore dimostrano una minore coordinazione articolare durante l’equilibrio di un solo arto, una maggiore rigidità e di conseguenza un rischio di recidiva più elevato.

Sfortunatamente, questi impairments sono clinicamente meno tangibili della debolezza muscolare o della limitazione della mobilità. Ma quali fattori modificabili contribuiscono a queste impairments? Come possiamo essere sicuri di affrontarli?

Si ritiene che l’interruzione del feedback afferente sensoriale nell’articolazione del ginocchio, le differenze nell’elaborazione percettiva e cognitiva e le successive alterazioni nel reclutamento muscolare influenzino la coordinazione intra-personale.

  1. Afferenza somatosensoriale: cosa succede ai meccanocettori del legamento crociato anteriore dopo un infortunio?

La propriocezione è generata dai recettori presenti all’interno dei tessuti legamentosi, capsulari e muscolo-tendinei. Come sappiamo, questi segnali permettono la percezione delle posizioni del corpo, dei movimenti e dello sforzo muscolare. L’integrazione di queste diversificate afferenze somatosensoriale è incredibilmente complessa, compresi i centri del midollo spinale, del cervelletto e della corteccia cerebrale.

Il legamento crociato anteriore e le strutture dell’articolazione del ginocchio circostanti costituiscono il più grande organo sensoriale nel corpo umano.

Gli individui senza afferenza del legamento crociato anteriore sovraregolano la rigidità e l’attività dei muscoli posteriori della coscia, creando così stabilità attiva. Al contrario, quelli con afferenza ACL conservata dopo la rottura del legamento non sovraregolano l’attività dei muscoli posteriori della coscia e tendono ad essere non copers.

Sebbene ancora poco chiari, i pazienti possono recuperare l’afferenza del legamento crociato anteriore a lungo termine dopo intervento con legamentizzazione del tessuto innestato.

 

Disinibizione del livello spinale: trattamenti efficaci per l’inibizione del muscolo quadricipite

Le lesioni articolari e gli interventi chirurgici provocano gonfiore articolare e conseguente inibizione artrogenica muscolare (IMA). Questa disfunzione a livello spinale è alla base della debolezza muscolare del quadricipite bilaterale dopo lesione o ricostruzione del legamento crociato anteriore. (Questo è il motivo per cui i nostri pazienti presentano una rapida atrofia muscolare nonostante l’assenza di lesioni muscolari).

Gli interventi disinibitori mirati all’attività afferente sensoriale (come le TENS ed il ghiaccio) hanno mostrato incredibili risultati nell’affrontare i meccanismi neurali che causano l’AMI. Mascherare gli input sensoriali inibitori con la TENS od il ghiaccio crea “finestre di trattamento” terapeutiche in cui l’eccitabilità e la forza dell’unità motoria del quadricipite vengono temporaneamente ripristinate.

Ogni clinico dovrebbe considerare di utilizzarli per massimizzare il rinforzo del quadricipite nelle fasi acuta e subacuta del recupero. Tuttavia, per essere chiari, non siamo sicuri che questi trattamenti affrontino lo sviluppo di cambiamenti cerebrali cronici.

 

 

  1. Il ruolo delle cortecce integrative e della neurocognizione

Sembra che i periodi di de – afferenziazione a seguito di una la lesione del LCA siano sufficienti per catalizzare i cambiamenti neuroplastici a lungo termine nel cervello e che esistano differenze funzionali nell’attività cerebrale prima della lesione.

Un atleta deve utilizzare le informazioni percepite per prendere centinaia di decisioni motorie durante una partita.

La chiave di questo successo è la capacità degli atleti di cercare, interpretare e prevedere le informazioni rilevanti relative alle dinamiche attuali e future del compito e dell’ambiente. In altre parole, le prestazioni sono limitate dalla situazione, dalla capacità fisica degli atleti e dal loro controllo percettivo-cognitivo.

Ad esempio, gli individui che continuano a subire lesioni ACL hanno una velocità di elaborazione neurocognitiva più lenta ed un minor tempo di reazione visuo-motorio precedente alla lesione.

Queste menomazioni probabilmente persistono (e peggiorano) dopo l’infortunio. Quindi, possiamo addestrarlo? Se è così, lo siamo?

So, can we train it? If so, are we?

 

  1. Efficienza neurale negli atleti

L’efficienza neurale è la capacità di un individuo di integrare più informazioni percettivo-cognitive di un altro. Ciò significa, tra le altre cose, una migliore elaborazione delle informazioni, azioni motorie più efficaci e maggiori attività nelle aree sensomotorie cerebrali.

In genere, gli esperti richiedono meno attività neurale per un’attività standard. Tuttavia, in ambienti complessi, come lo sport, gli esperti usano una maggiore attività neurale.  Ad esempio, i giocatori altamente qualificati mostrano una maggiore attivazione del sistema dei neuroni specchio rispetto ai giocatori poco qualificati durante la previsione dei movimenti dell’avversario o l’analisi dei movimenti.

Questi risultati suggeriscono che le riduzioni delle richieste corticali di compiti isolati consentono agli esperti di elaborare maggiori informazioni e navigare meglio nella complessità dello sport.

La ricerca futura dovrebbe indagare l’utilità dei metodi riabilitativi e di coaching per sviluppare al meglio l’efficienza neurale e la sua associazione con l’acquisizione di abilità. Per ora, i risultati di una maggiore attività fMRI nelle reti visive e attenzionali durante semplici compiti indicano un’inefficienza neurale dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore, suggerendo un’opportunità per interventi neuromodulatori mirati alla neurocognizione e alle reti integrative.

  1. Focus esterno attentivo

In generale, l’attenzione prepara selettivamente il sistema cognitivo alla differenziazione tra caratteristiche rilevanti e irrilevanti dell’ambiente. La crescente ricerca suggerisce che l’attenzione diretta all’obiettivo (definita focus esterno) si traduce in un miglioramento delle prestazioni rispetto all’attenzione auto-diretta (definita focus interno). I risultati suggeriscono un focus esterno attentivo per facilitare la capacità di pianificare, selezionare ed eseguire un’azione con una migliore percezione dell’ambiente, mentre il focus interno attentivo disimpegna la percezione dall’ambiente circostante.

A seguito dell’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore, i risultati della risonanza magnetica funzionale suggeriscono maggiori richieste cognitive durante compiti motori ritmici. Inoltre, gli individui sani ad alto rischio di lesioni dimostrano un’attività corticale meno variabile e segni corticali suggestivi di coordinazione motoria meno adattabile.

  1. Si risolve tutto con l’allenamento neurocognitivo?

 

Cos’altro succede nelle nostre teste?

I processi neurali del sistema limbico (emozione e memoria) sono strettamente intrecciati nel comportamento motorio. La neuroplasticità in questo sistema è teoricamente collegata al cambiamento negativo (maladattamento) nei modelli di lombalgia e dolore cronico, ed è stata estesa alla popolazione dei soggetti sottoposti a ricostruzione del legamento crociato anteriore. Significa che dobbiamo considerare l’influenza della motivazione, paura, ansia, dolore, memoria, ecc. nel controllo motorio dei nostri atleti.

Alcuni documenti recenti evidenziano un’ampia gamma di fattori psicologici, sociali e contestuali che influenzano il recupero dei nostri pazienti a seguito di un trauma al ginocchio. Di fondamentale importanza per la salute e il benessere psicologico e sociale, i fattori psicologici sono stati anche direttamente collegati alla funzione del quadricipite ed ai tassi di recidiva dopo ricostruzione del legamento crociato anteriore. I fattori psicologici, sociali e contestuali si evolvono nelle fasi di recupero e dovrebbero essere considerati prioritari nella gestione degli individui che seguono l’ACLR .

 

  1. E’ finita l’era del 3 x 10

I gangli della base e le cortecce motorie interconnesse sono implicati nella selezione dell’azione, nell’inizio e nel cambio del compito. Come clinici ci concentriamo, purtroppo, su atti motori in gran parte pre-pianificati, così i pazienti diventano bravi a usare questo sistema motorio “3 serie di 10”. Tuttavia, le differenze nell’attivazione neurale tra gli individui sottoposti a ricostruzione del legamento crociato anteriore ed individui di controllo  suggeriscono una ridotta propensione al controllo motorio reattivo.

Il movimento reattivo è probabilmente più importante per lo sport e utilizza un sistema motorio diverso (cioè aree premotorie). Ciò suggerisce la necessità di esercizi terapeutici (e paradigmi di ricerca) che si concentrino sulla pianificazione motoria reattiva in ambienti complessi / mutevoli.

 

Il tratto corticospinale discendente è responsabile dell’avvio delle contrazioni muscolari volontarie e della regolazione del controllo motorio discendente. Come con qualsiasi percorso neuronale, l’equilibrio tra i potenziali eccitatori e inibitori influenza la trasmissione e l’attivazione dei motoneuroni “tutto o niente”.

Una ridotta eccitabilità del tratto corticospinale dopo la ricostruzione del LCA significa che è necessaria una maggiore attivazione prima dell’inizio del movimento. Nonostante il trattamento, questa menomazione peggiora nel tempo e il tratto stesso sembra atrofizzarsi.

Inoltre, l’eccitabilità corticospinale è fortemente associata a caratteristiche chiave della funzione muscolare del quadricipite e quindi al recupero funzionale. A tal fine, dobbiamo sviluppare e adottare strategie di trattamento che aumentino l’eccitabilità del tratto corticospinale.

Il biofeedback EMG, immagini motorie, e l’esercizio eccentrico sono strade promettenti.

1.  Infine, il muscolo stesso

 

La caratteristica clinica primaria degli individui che hanno subito l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore è l’atrofia muscolare del quadricipite. In qualità di fisioterapisti, combattiamo l’inibizione persistente del quadricipite, l’atrofia,  e la debolezza.

Il disaccoppiamento del tessuto nervoso e del muscolo (noto come denervazione) limita gravemente la capacità di contrarre volontariamente i muscoli, aumenta i depositi di grasso intramuscolare, catalizza le transizioni del tipo di fibra, aumenta i mediatori dell’atrofia circolatoria e riduce la conta delle cellule satellite.

Trattamenti come la restrizione del flusso sanguigno e l’esercizio eccentrico è meccanicamente allineato con queste menomazioni metaboliche

Cosa riserva il futuro?

Come clinici e ricercatori, non possiamo continuare a fare la stessa cosa e aspettarci un risultato diverso.

Dato un singolo cambiamento nel sistema sensomotorio, come l’afferenza sensoriale alterata dopo l’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore, il sistema nervoso centrale deve cambiare in modo di incrementare il network neuronale in un modo che mantenga le caratteristiche chiave del comportamento (cioè equilibrio, andatura, ecc).

 

La complessità del sistema nervoso centrale rende incredibilmente difficile sapere dove intervenire. Ma non dobbiamo aver paura di provare. Le modifiche al sistema nervoso centrale non sono cablate e il potenziale per indurre cambiamenti neuroplastici a lungo termine è stato dimostrato in popolazioni con denervazione molto maggiore (cioè ictus, lesioni del midollo spinale).

Il futuro della riabilitazione delle lesioni del legamento crociato anteriore deve prendere in considerazione interventi che guidino la neuroplasticità attraverso la neuromodulazione. Andando avanti, sarà necessario un apprezzamento globale del sistema sensomotorio per testare legittimamente queste teorie in modo scientifico.

Le aree in cui abbiamo bisogno di una comprensione più profonda sono le dinamiche interpersonali, i cambiamenti della rete neurale, il controllo motorio reattivo e la guida per fattori psicologici, sociali e contestuali. Per ora, esistono e dovrebbero essere applicati interventi che inducono una plasticità benefica mirando all’eccitabilità riflessiva spinale, alla riponderazione sensomotoria, alla dipendenza visuomotoria, all’eccitabilità corticospinale e ai fattori di crescita muscolare locale.

A Cura di:

GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM, cert. VRS          

  • Fisioterapista  e Scienze Motorie – Sport Science and Physical Therapist
  • Fisioterapista Sportivo – International Federation of Sport Physiotherapy
  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist – OMPT Student – SUPSI Switzerland
  • Fisioterapista specializzato nella Spalla dolorosa
LA SCIATICA INFIAMMATA : SINTOMI, CAUSE E RIMEDI

LA SCIATICA INFIAMMATA : SINTOMI, CAUSE E RIMEDI

Per sciatica o sciatalgia, i medici intendono una sensazione dolorosa che s’irradia lungo l’intero nervo sciatico, dalle sue radici all’estremità. E’ un termine ad ombrello che viene più comunente associato ad un dolore che si presenta dalla zona glutea posteriormente fino all’arto inferiore.

In verità la patologia specifica è la Radicolopatia Lombare.

Intanto cosa si intende per Radicolopatia :  “Dolore irradiato ad uno o più dermatomeri (dolore radicolare/irritazione del nervo), in combinazione con disturbi neurologici (radicolopatia/sdr radicolare) che solitamente scende sotto il ginocchio fino al piede.”

E’ necessario fare un distinzione  tra dolore di tipo radicolare ( distribuzione dermatomerica, segni di alterazione come formicolii, scosse ) e non radicolare ( cioè un dolore riferito ). Quindi importante sarà capire la tipologia e intensità dei sintomi.

Per  dolore radicolare si intende invece   una combinazione di:

  • dolore primario (nocicettivo), descritto come profondo e causato dalla stimolazione meccanica o chimica dei nocicettori dell’epinervio (nervi nervorum) o dal nervo sinovertebrale.
  • dolore neuropatico (disestetico e parestetico), caratterizzato da bruciore, formicolii, sensazioni di scariche elettriche. È dovuto a raffiche di impulsi originanti dal ganglio fibre afferenti danneggiate (scariche ectopiche).

In conclusione è bene tener presente che la radicolopatia non è definita dalla presenza di dolore, ma è definita da segni neurologici oggettivi. Sebbene radicolopatia e dolore radicolare siano spesso associati, la radicolopatia può occorrere in assenza di dolore radicolarec osì come il dolore radicolare può presentarsi in assenza di radicolopatia.

La radicolopatia lombare può essere o meno associata a il mal di schiena lombare (LBP)   di natura muscoloscheletrica, ma il Low Back Pain  è un aspetto  secondario rispetto al quadro radicolare.

In letteratura  come abbiamo detto in precedenza manca una terminologia condivisa, per cui gli studi di prevalenza sono poco chiari. Pertanto i termini usati sono :

  • Lumbosacral radicular syndrome
  • Lumbar disk herniated
  • Sciatica
  • Cruralgia
  • Lumbar radiculopathy
  • Lumbar nerve root pain
  • Neuropathic pain.

CAUSE

La percentuale di radicolopatia viene stimata intorno all’1-3% o 4-5% nei paesi occidentali.

Tra le cause più frequenti si annoverano:

1) Ernia del disco (nelle sue varie forme)

2) Bulging discale

3) Presenza di osteofiti / stenosi laterale.

Altre possibili cause di natura diversa:

  • Tumori
  • Presenza di cisti.

La maggior parte delle cause è dovuto ad un possibile  compressione a livello della radice o delle altre strutture nervose del nervo sciatico che possono  portare ad una sequela di sintomi.

 

FATTORI DI RISCHIO 

Si possono distinguere 3 principali categorie di fattori di rischio:

LAVORATIVI: Frequenti sollevamenti associati a posture, soprattutto scorrette,in flessioni e torsioni (> 2h/d) del busto sono associati ad una maggior probabilità di sviluppare problematiche lombari e radicolopatia.Quindi posizione scorrette e quantità di ore aumenta la probabilità di sviluppare problemi lombari e radicolopatia.Inoltre l’associazione di prolungata posizione seduta in flessione (più di mezza giornata lavorativa) o rotazione in associazione a vibrazioni trasmesse al corpo, è un forte fattore di rischio per losviluppo di LBP e/o sciatalgia .

COMPORTAMENTALI:

  • Obesità: oltre al fattore meccanico del peso che la colonna si trova a sostenere( il peso può portare con il passare del tempo a problematiche degenerative ), è presente un aumento di mediatori infiammatori dal tessuto adiposo in eccesso.
  • Fumo

PERSONALI:

  • Età compresa tra i 45 e i 65 anni: fascia centrale di età lavorativa,periodo in cui possono avere inizio i fenomeni degenerativi a carico della colonna.
  • Altezza maggiore di 185 cm: leve lunghe da controllare, postazioni di lavoro scomode.Queste persone tendono a stare in posizioni più scomode dovute al fattoche la posizione di lavoro di solito èstandard e le persone alte devono adattarsi.
  • Stress: riduzione della capacità di carico locale e generale ( con successivo aumento dell’attivazione muscolare e schemi di cocontrazione ) con predisposizione alla disfunzione muscoloscheletrica.

Inoltre, anche se negli studi non viene preso in considerazione, un altro fattore di rischio può essere l’alimentazione: essa potrebbe andare a determinare alterazioni soprattutto per quanto riguarda i processi infiammatori e quindi allo sviluppo di problematiche. Non sappiamo però ancora oggi il tipo di alimentazione che aumenti il rischio di sviluppare problematiche, quello che si sa è che c’è correlazione.

 

STORIA NATURALE

Il decorso naturale della radicolopatia è buona nel lungo periodo ( 6 settimane ).

Il decorso naturale a lungo termine della radicolopatia lombare è ancora argomento di dibattito:

  • Circa il 50% dei pazienti migliora nei primi 10 gg
  • Circa il 25% entro 4 settimane
  • Circa il 20-30% continua ad avere dolore a distanza di un ann.

Solo il 10% dei pazienti ha dolore elevato dopo 6 settimane, da far ritenere possibile l’opzione chirurgica. L’operazione chirurgica viene consigliata anche  in casi sintomi neurologici evidenti, dolore che non risponde necessariamente agli analgesici, presenza di patologie della colonna concomitanti , fallimento del trattamento conservativo.

 

TRATTAMENTO

La sindrome radicolare rappresenta una sfida terapeutica per il professionista della riabilitazione che si trova a gestire persone con dolore spesso molto invalidante.

Il trattamento basato sulle recenti evidenze dimostra come l’approccio di tipo conservativo sia quello da applicare in prima istanza.Quindi è importante Informare correttamente il paziente sulla sua condizione clinica, le cause alla base e il decorso naturale (spiegare che il decorso sarà più lungo di un normale mal di schiena ma che comunque ha un’evoluzione benigna; inoltre si può anche spiegare nei pazienti  che vedono da una Risonanza magnetica che hanno ernia, che l’ernia in realtà regredisce attraverso i normali processi di guarigione del corpo ).Enfatizzare decorso positivo, la maggior parte guarisce entro 1 mese.

Sconsigliare il riposo a letto (con buon senso nei primi giorni di problema acuto) e utilizzo di farmaci per lunghi periodi.Essendo un quadro complesso, l’approccio SINTOMO-GUIDATO assume una rilevanza particolare in questa disfunzione. In particolare viene consigliato un approccio multimodale basato su esercizi di controllo motorio e attività fisica tollerata dal paziente : come la camminata , o le attività del tempo libero. A queste viene associata la terapia manuale , con tecniche di : mobilizzazioni lombari, tecniche neurodinamiche, tecniche di correzione dello shift guidati sempre dal sintomo del paziente.Importante inoltre correggere la gestione dell’ergonomia nelle attività di vita quotidiana.

Vengono scongliate le terapie fisiche strumentali, l’agopuntura e il riposo a letto in quanto si dimostrano poco efficaci .

Vista la complessità della patologia è consigliato affidarsi a degli specialisti del settore , per inquadrare bene la patologia e formulare insieme un  piano riabilitativo specifico a seconda della sintomatologia. Tutto cio è possibile grazie alla compilazione di esame obiettivo con valutazione dei dati anamnestici e clinici,attraverso l’esame funzionale , neurologico e nel caso quello neurodinamico . L’intervento terapeutico mira alla ripristino delle esigenze e del benessere della persona .

A cura di:

Luigi Lanfranchi

  • Fisioterapista – studente OMPT

Mal di schiena in gravidanza? Non sai cosa fare per attenuare il dolore? Leggi questo articolo, potrebbe esserti utile

Mal di schiena in gravidanza? Non sai cosa fare per attenuare il dolore? Leggi questo articolo, potrebbe esserti utile

1) Mal di schiena in gravidanza: cosa c’è da sapere

Il mal di schiena in gravidanza è molto comune, si stima che la percentuale di donne che soffrono di questi dolori durante la gestazione sia molto alta.
Il dolore si può manifestare in forma lieve solo durante alcune attività oppure può essere intenso e costante e diventare molto invalidante.

Quando si parla di mal di schiena in gravidanza, è molto importante capire l’origine del dolore per orientarsi e agire di conseguenza. Si fa principalmente riferimento a due quadri clinici:

  • Dolore Lombare (Low Back Pain, LBP), nella parte bassa della schiena: dolore o limitazione funzionale compreso tra il margine inferiore dell’arcata costale e le pieghe glutee inferiori con eventuale irradiazione posteriore alla coscia ma non oltre il ginocchio.

 

  • Dolore pelvico (Pelvic girdle pain, PGP): in gravidanza è più frequente rispetto
    al dolore lombare. È un dolore che si localizza tra la cresta iliaca e piega glutea inferiormente. Può dare una componente di dolore riferito ad inguine e sinfisi pubica e dolore irradiato alla coscia posteriore ma mai oltre il cavo popliteo. Il dolore è del tutto caudale alla quinta vertebra lombare. Quest’ultimo colpisce tra il 56 e l’80% delle donne in gravidanza.

2) Qual è la causa?

Non è ancora certa la motivazione per cui la gestazione influenzi la storia naturale del dolore lombare; le ipotesi sono diverse. Sicuramente la gravidanza aumenta il carico biomeccanico modificando i normali equilibri posturali e di carico sul rachide. Un’ipotesi alternativa potrebbe essere collegata al fatto che durante la gravidanza avviene un aumento di lassità del tessuto collagene. E’ risaputo che il contenuto ematico di relaxina aumenta di 10 volte con un picco massimo tra la trentottesima e la quarantaduesima settimana di gravidanza. Questo influirebbe soprattutto sull’ articolazione sacroiliaca e sulla sinfisi pubica, ma potrebbe influire anche sulla colonna rendendola meno rigida e in carenza di una muscolatura forte; di conseguenza potrebbe causare nuovi disequilibri con dolore. Ad oggi, il ruolo di tutti questi fattori non è ancora certo.

3) Come avviene la diagnosi e perché non è consigliato imaging?

Per capire se si tratta di “Pelvic Girdle Pain” è fondamentale rivolgersi a un professionista, che dopo un’ accurata valutazione e tramite test clinici specifici di provocazione del cingolo pelvico, farà la diagnosi.

Le linee guida dicono di non fare imaging se non ci sono quadri importanti (infiammazione, tumori, traumatismi gravi). Ovviamente non si consiglia la RX alle donne in gravidanza. Non possiamo comunque associare alle bio-immagini la fonte del dolore. L’imaging non da informazioni sul dolore o meno. Attraverso la risonanza magnetica si può osservare edema osseo profondo, solo in questo caso da un’informazione correlata a questi problemi. L’ematoma però dev’essere omogeneo e superiore al centimetro.

4) Quali sono le caratteristiche dei sintomi?

Solitamente nel dolore pelvico, l’insorgenza di dolore avviene dopo circa 30 minuti di cammino o di mantenimento della posizione seduta.

Inoltre, può esserci dolore durante attività quali: girarsi nel letto, igiene intima, infilare il pantalone stando in piedi su una gamba, stare seduti a terra a gambe incrociate, alzarsi dalla sedia.

5) Quando avviene l’esordio?

In presenza di una paziente in gravidanza la sintomatologia si deve essere manifestata o durante la gravidanza (12-24 settimane, aumentando dalla 24-36 settimana) o nel gap temporale che va dal parto alle 3 settimane successive.

6) In cosa consiste il trattamento?

Dagli studi fatti fin’ora, si evince che solo il 50% delle donne con dolore pelvico si rivolge a un professionista per essere trattata e si è visto che tra il 68-87% ha beneficio dal trattamento. L’approccio multimodale è il migliore in questi casi; si è visto, in particolare, in particolare, che attraverso l’educazione, l’esercizio terapeutico e la terapia manuale si hanno dei buoni risultati.

Per prima cosa, le donne andrebbero informate che il problema non è di alcun pericolo né per loro né per il loro bambino e che il decorso è solitamente benigno. Successivamente viene raccomandato l’esercizio per ridurre il dolore e si consiglia di eseguire sotto la supervisione di un professionista esercizi di stabilizzazione, di controllo motorio ed esercizi generici di rinforzo, insieme allo stretching. In letteratura, si è visto che ha una buona evidenza anche il massaggio perineale autoindotto per diminuire i danni da parto. Inoltre, si è constatato che solo per brevi periodi può essere utile l’uso della cintura pelvica. Il training cognitivo-comportamentale può essere di aiuto in caso di dolore cronico.

A cura di:

NOEMI MARINARI, PT, OMPT student

Dolore cervicale? Niente paura 10 consigli per te!

Dolore cervicale? Niente paura 10 consigli per te!

Il dolore cervicale è la seconda causa di dolore, dopo il mal di schiena, per cui le persone di rivolgono a un medico, fisioterapista o chiedono assistenza.

Circa 2/3 della popolazione almeno una volta nella vita soffre di disturbi cervicali con un andamento benigno nella maggior parte dei casi.

Questa condizione colpisce maggiormente le donne intorno ai 40- 50 anni di età e in una piccola percentuale (10%) tende a cronicizzare nel tempo (cote et al. 2004)

Difficilmente la causa scatenante di dolore cervicale è una sola, ma insorge quasi sempre per un insieme di fattori diversi legate allo stile di vita e ad alterazioni strutturali della colonna e del controllo muscolare.

Ma sappi che sono, per la maggior parte, tutti fattori modificabili

 e migliorabili con l’aiuto della fisioterapia!

 

Alcuni esempi di Fattori legati allo stile di vita sono appunto;

  • lavoro sedentario (ufficio, computer…);
  • lavoro in smart working con postazioni non ergonomiche (tavoli e sedie della cucina diventano sempre di più il nostro ufficio);
  • lavoro di forza e/o con movimenti ripetuti delle braccia sopra la testa;
  • mancanza di attività fisica;
  • eccesso di attività fisica;
  • mantenimento di “posture scorrette” durante il giorno e la notte;
  • Stress e disturbi del sonno.

 

Quindi ecco per te 10 consigli per gestire al meglio il tuo dolore al collo.

  1. Se il tuo dolore è comparso spontaneamente, senza traumi, incidenti stradali, e senza comparsa di altri sintomi (svenimenti, vertigini, disturbi della visione, associato primo episodio di mal di testa, ecc..) stai tranquillo, molto probabilmente si tratta di un semplice dolore cervicale e molto probabilmente risolvibile.

I dati dicono infatti che nel 90% dei casi si tratta di un disturbo non specifico o dolore meccanico (Blinder 2008), ed essendo tale, trattabile e risolvibile con la fisioterapia.

 

  1. Il riposo a letto e l’utilizzo di un collare, vengono considerati un trattamento inadeguato per favorire la risoluzione di un quadro doloroso rallentando la ripresa e aumentando la rigidità articolare e muscolare. Piuttosto, le evidenze sempre di più supportano una serie di programmi di esercizi come trattamento e prevenzione per il tuo dolore al collo. Per cui non aver paura a muoverti e cerca di riprendere le tue attività giornaliere per quanto sia possibile

 

  1. Non farti prendere dal panico!!

Un numero crescente di prove suggerisce che fattori, come il catastrofismo e kinesiofobia, possano portare ad esiti negativi, specialmente nei casi di dolore alla schiena e al collo.

Ricordati che le prime 48/72 ore da quando si scatena il dolore sono le peggiori. L’infiammazione è un processo fisiologico del corpo che necessita del suo tempo (48/72 ore) per ridursi spontaneamente.

 

  1. Evita di fare, se non sotto consiglio medico/ fisioterapico, esami diagnostici come radiografie e risonanze magnetiche. Spesso infatti risultano inutili o ancora peggio dannose.

Gli esami diagnostici infatti se effettuati senza ragione specifica possono aumentare il livello di disabilità portando a preoccupazioni da parte del paziente sull’esito del referto. Spesso infatti emergono, dagli esami, “anomalie” (ad esempio protrusioni discali, bulging osteofiti…) che sono presenti anche in soggetti senza dolore e che alimentano solamente paura e panico.

 

  1. Molto spesso il dolore cervicale è associato ad altri disturbi:

cefalea cervicogenica (Mal di testa). Dolore alla mandibola, dolore alle spalle, dolore al dorso.

Non ti spaventare se ti capita di avere associati due o più di questi sintomi. Sono spesso riscontrabili in un neck pain e soprattutto trattabili e risolvibili nella maggior parte dei casi.

 

 

  1. Se la cervicale è il “tuo tallone d’Achille”, forse è opportuno per te iniziare a fare un po’ di esercizio. In seguito a insorgenza di dolore o presenza di un trauma, alterazioni della funzione muscolare iniziano precocemente.

Un programma di esercizio inizialmente a basso carico, dei muscoli profondi del collo, è efficace nel ridurre il dolore e prevenire un nuovo episodio in futuro. 

Ma attenzione: Per esercizi non si intende il classico stretching che di vede sempre in televisione, bensì semplici esercizi di RINFORZO muscolare, mirati al rinforzo di quei muscoli profondi del collo che in seguito a dolore si “disattivano” immediatamente.

  1. Se hai dolore da molto tempo (mesi, anni) o hai un dolore che si ripresenta costantemente senza essere mai trattato, non pensare di poterlo trattare e eliminare in poco tempo.

Spesso servono mesi per uscirne del tutto. Ma stai tranquillo è del tutto normale!

8. Ecco qua un esempio molto semplice di esercizio da poter eseguire a casa con un semplice elastico.

 9. Se hai un lavoro in smart working, e hai cervicalgia, cerca di trovare una posizione comoda, ma anche ergonomica. La postura che si assume durante il giorno, durante il lavoro, non è dannosa di per sé, ma lo diventa se tale postura viene mantenuta per molto tempo durante il giorno.

Cerca quindi durante il giorno di cambiare posizione, non stare tutto il giorno fermo davanti al pc, ogni tanto alzati e cammina, muoviti.

 10. Se il tuo dolore cervicale non si riduce rivolgiti ad un fisioterapista che inseguito ad un’accurata valutazione saprà suggerirti la terapia migliore per te.

Ad oggi terapia manuale, esercizio terapeutico e trattamento miofasciale sono strategie maggiormente utilizzate con risultati migliori.

A cura di:

GIULIA SANGUINETTI, PT, OMPT student

  • Orthopeadic Manipulative Physical Therapist (OMPT) student
  • Fisioterapista dei disturbi vascuolo-linfatici
  • Fisioterapista esperta in fisio-pilates

Padel in pillole

Padel in pillole

Padel in pillole: “prevenire è meglio che curare”. Conoscere e prevenire gli infortuni nel padel.

Il padel ha registrato un aumento spettacolare di popolarità negli ultimi anni. Viene praticato in un totale di 27 paesi. In Italia c’è stata una crescita esponenziale in numero di licenze e installazioni, classificandosi tra gli sport più praticati in soli due decenni di storia, con milioni di praticanti. La popolazione adulta nella fascia compresa tra i 35 e 54 anni e il sesso femminile rappresentano i profili più caratteristici.

Tuttavia per molti rimane ancora uno sport poco conosciuto.

Le regole sono quelle del tennis: si gioca in doppio con due atleti per squadra. Come nel tennis il campo è diviso da una rete, le misure sono 20×10 metri, con manto erboso artificiale e circondato da pareti di vetro o muro di cemento, può essere indoor che all’aperto.

A differenza del tennis la racchetta è più piccola di dimensioni, ha una superficie d’impatto piena con dei fori situati strategicamente. Ogni racchetta ha un laccio che deve essere indossato sul polso durante il gioco. Le palline utilizzate possono essere di dimensioni ridotte e risultano più morbide rispetto a quelle utilizzate nel tennis.

La pratica sportiva implica necessariamente un maggiore rischio di lesioni dovute a sforzi eccessivi, ridotta forma fisica o mancanza di routine sportiva o motoria. Questi

infortuni, oltre a rappresentare un deterioramento per la salute e la qualità di vita, possono rappresentare fattori economici negativi come l’assenza dal lavoro per malattia o gli accessi diretti nelle varie strutture sanitarie e le possibili indagini diagnostiche.

In recenti studi hanno trovato il padel come uno dei principali sport per il tempo libero con più infortuni. Nello specifico a livello amatoriale hanno visto tassi di infortuni superiori anche al 50%, soprattutto nel gomito, spalla, ginocchio, caviglia e schiena. Essendo uno sport semplice e facilmente accessibile in cui si entra nel campo e si gioca subito, porta la gente ad avvicinarsi molto velocemente a questa realtà. Pertanto, gli autori affermano che l’indice alto e dannoso può essere legato a cattive pratiche sportive e/o nutrizionali. Tuttavia anche le caratteristiche del campo, come le pareti e la superficie di gioco possono influenzare alcune lesioni di origine traumatica diretta.

Il padel è uno sport asimmetrico in cui comporta un uso sproporzionato e ripetitivo delle articolazioni.

È caratterizzato da rapidi cambi di direzione, torsioni e un uso molto intenso e della racchetta. 

 

A livello dell’arto superiore essendo il padel simile al tennis vengono fuori patologie comuni che riguardano i distretti della spalla e del gomito.

Per la spalla possono comparire dolori Specifici o Aspecifici che possono essere correlati o meno a lesioni di tipo anatomico delle strutture articolari o muscolari.

Sono maggiormente elecitati i tendini della cuffia dei rotatori adibiti a stabilizzare la testa omerale durante i movimenti sopratutto legati alla rotazione.

Per quanto riguarda il gomito invece la patologia più frequente è il Dolore Laterale di Gomito (LEP) che rappresenta un dolore aspecifico nella zona laterale del gomito il più delle volte non associato a danni strutturali mentre  tra  le cause specifiche più comuni abbiamo  l’Epicondilite o più conosciuta “gomito del tennista” in cui vi è associata una tendinopatia a livello del compartimento estensorio del polso e della mano , con i muscoli più sollecitati che sono: l’estensore comune delle dita, l’estensore radiale breve e lungo del carpo.

Come nella parte parte possiamo riscontare anche un Dolore Mediale di Gomito e nello specifico per quello che riguarda le strutture tendinee dei muscoli flessori e pronatori di polso e mano, ovvero una tendinopatia mediale di gomito.

La maggior parte di queste tendinopatie all’insorgenza possono essere caratterizzate da un quadro di infiammazione, gonfiore, dolore e limitazione funzionale che tendono facilmente a cronicizzare, dovute principalmente da sovraccarichi e da possibili microtrauami ripetuti a livello del tessuto tendineo con conseguente danno. Il dolore facilmente localizzabile nella parte laterale o mediale del gomito, è evocabile nel momento in cui viene impugnata la pagaia o in una semplice stretta di mano.

Gli infortuni dell’arto superiore sono legati sopratutto per l’utilizzo della pagaia. Difficoltà di destrezza, poca sensibilità e tecnica di base porta ovviamente a compiere dei gesti con un alterato controllo di movimento, nel quale ripetuti nel tempo sfociano nelle problematiche annunciate in precedenza. Il gesto atletico da compiere per colpire la palla è semplice ma richiede sempre la giusta coordinazione e controllo motorio: un minimo di tecnica di base e allenamento servirebbe per ridurre notevelmente evenutali patologie.

Tra i fattori che possono essere correlati vi sono:

  • Età
  • Tempo di gioco totale
  • Livello di abilità

Probabilmente i principianti possono esserne maggiormente colpiti. Questo perché nel principiante il gesto motorio è meno corretto e quindi è più predisposto a questi infortuni. In particolare è stato osservato che:

 

  • L’impugnatura scorretta
  • Il rovescio: scarso controllo dell’estensione del polso con > flessione di polso durante l’impatto con la pallina nei principianti
  • attività del pronatore rotondo (intensità e tempo) nei principianti (e il pronatore rotondo origina proprio dall’epicondilo mediale)
  • il posizionamento nel campo
  • la corretta postura per colpire la palla

 

rappresentano i principali fattori modificabili.

 

La scelta della palla, un allenamento tecnico individuale per l’impostazione, esercizi aerobici e di mobilità del rachide e degli arti superiori soprattutto collo e spalle associato dello stretching sono necessari. Nello specifico esercizi con elastici o pesetti per adattare e migliorare la capacità di carico delle strutture muscolari e tendinee vengono indicate a scopo preventivo.

Esempi classici sono quelli per la cuffia dei rotatori in extrarotazione/intrarotazione di spalla e quelli di flex/ext di polso/gomito associandoli alla prono/supinazione di avambraccio. 

 

A livello degli arti inferiori troviamo frequenti:

  • lesioni muscolari
  • tendinopatie
  • distorsioni alla caviglia.

 

Le lesioni muscolari risultano molto frequenti negli sports, avvengono principalmente nell’attività che richiedono corsa veloce, salti, cambi di direzione.

Vi possono essere due tipologie di modalità di lesione:

High speed running durante la corsa ad alta velocità in cui colpisce il reparto flessorio posteriore

stretching tipe nel quale avvengono in allungamento con carico associato

Nel padel, maggiormente coinvolti saranno  il compartimento posteriore e quello adduttorio, per lo più dovuti ad un alterata risposta al carico e in un gesto di frenata (contrazione eccentrica).

Fattori aggravanti sono:

  • squilibrio muscolare
  • ridotta capacità di carico
  • scarsa elesticità

 

Fattori predisponenti sono :

  • età ,hanno visto come i soggetti maggiori di 35 anni sono più suscettibili a infortuni muscolari
  • BMI

 

Allenamenti specifici legati alla forza e alla capacità aerobica sicuramente potranno giovare. Importante è avere una buona flessibilità muscolare e una capacità contrattile adeguata , quindi saranno indicati esercizi di stretching e di controllo motorio. Per la migliorare la performance sarà fondamentale l’allenamento delle capacità condizionali (forza, resitenza e velocità) con quelle coordinative del gesto sport specifico.

 

Per quanto riguarda le tendinopatie dell’arto inferiore vale lo stesso discorso fatto per quello dell’arto superiore. In questo caso sono legate ai continui cambi di direzione e ripartenze  in una superficie di gioco per lo più rigida.

Il più coinvolto è il tendine di Achille: una ridotta capacità di carico locale e una conseguente richiesta funzionale maggiore provocheranno la suddetta patologia che può sempre andare incontro a degenerazione qualora venisse trascurata.

In questo caso l’utilizzo di una scarpa flessibile e con drop ridotto come quelle del tennis sono le più utilizzate sopratutto nei giocatori non occasionali, mentre è consigliato una scarpa con apporto ammortizzante e stabilizzante per quelli amatoriali. In ambito prevenzione, associato alla scarpa sarebbe utile un graduale incremento della capacità di carico del tendine di achille con  rinforzo del tricipite surale, adeguata flessibilità della catena posteriore (utile lo stretching della tricipite surale e fascia plantare), esercizi di esplosività e balzi per migliorare la performance.

 

Le distorsioni di caviglia sono molto frequenti, sopratutto dovute a movimenti repentini,continui cambi di direzione associati a salti.

Le lesioni traumatiche acute  possono interessare il complesso legamentoso laterale della caviglia (LAS) dovuto ad un eccessiva inversione del retropiede o dalla combinazione di una flessione plantare e adduzione del piede oppure in numero  minore il compartimento mediale della caviglia (MES).

Normalmente le distorsioni di caviglia  sono classificate in lesioni di primo, di secondo e di terzo grado, questo serve unicamente per capire la severità al trauma ma non dà informazioni sui tempi di recupero, ed è fondamentale da tenere presente, ci sono numerosi fattori che entrano in gioco per il ritorno allo sport che vanno al di là della semplice classificazione.

Spesso l’episodio può essere una recidiva, ed è probabile che possa instaurarsi un CAI (Chronic Ankle Instability), una sindrome caratterizzata da :

  • un episodio significante di distorsione alla caviglia
  • sensazioni di instabilità percepita e ricorrenti episodi di distorsioni
  • deficit funzionali autoriferiti
  • il tutto persistente dopo un anno dal primo evento traumatico.

Il CAI probabilmente è dovuto all’interazione di tre macrosistemi : gli impairments patomeccanici , impairments sensoriali-percettivi e gli impairments dovuti al comportamento motorio.

Dalla modifica di questi sistemi è possibile creare tramite un fisioterapista un  programma riabilitativo svolto a recuperare e prevenire future ricadute.

Sono consigliati : gli esercizi legati a migliorare  l’escursione articolare, la propriocezione, l’equilibrio e la forza muscolare.Gli esercizi propriocettivi possono essere bipodalici e  monopodalici,ad occhi aperti o chiusi, con le tavolette o sul terreno, braccia allargate o chiuse, ginocchio flesso o esteso, superfici piane o inclinate, esercizi statici o dinamici, ecc. E’ consigliato lavorare anche con gradi di flessione dorsale sempre maggiori perché in una partita, nei cambi di direzione, nell’atterraggio da un salto, il piede arriva in queste posizioni, ed è questo il momento in cui si potrebbe  far  male.

L’utilizzo di un tutore ha la sua maggiore efficacia nei soggetti che hanno avuto un primo episodio, ma svolge una piccola funzione anche su chi non ha mai avuto distorsione precedenti. La certezza a livello di evidenze scientifiche è che l’utilizzo del tutore aiuta tantissimo nel prevenire successive distorsioni.

E’ importante considerare anche in questo caso il tipo di scarpa e più precisamente la suola in modo tale da addattarsi alla tipologia della superficie di gioco e garantire un migliore grip per evitare di scivolare eccesivamente.

 

 

Possono essere comuni anche i  problemi lombari causati dalle superfici di gioco e da movimenti:continui, rapidi, discontinui e torsionali. La postura in flessione e con baricentro basso per favorire  il contatto  al terreno e ai cambi di movimento , sollecita maggiormente i paravertebrali e i glutei, motivo per cui un corretto controllo motorio del tratto lombare sarebbe utile nel prevenire possibili patologie e algie in quel tratto del rachide.

Vi sono svariati  esercizi  specifici per migliorare la funzionalità della  schiena,spesso  è importante avere una buona elasticità che non una tonicità muscolare. Esercizi come : la  presa di coscienza globale e selettiva del rachide, di mobilità e allungamento dovrebbero essere presi in considerazione nella routine di un praticante di padel

In conclusione, nei recenti studi hanno individuato come  gli infortuni più frequenti nel padel  sono quelli muscolari, negli arti inferiori. Le problematiche legate alla schiena sono più comuni nei maschi mentre nelle donne sono legate all’arto superiore.

Rispetto all’età:

  • giocatori sopra i 35 anni sono soggetti ad lesioni muscolari
  • giocatori sotto i 35 anni per le tendinopatie. 

E’ importante sottolineare come il livello di gioco sia correalato agli infortuni in modo inverversamente proporzionale:livello più alto, meno infortuni. 

Sembra quindi necessario conoscere la quantità e il tipo di infortuni in questo sport, al fine di stabilire i meccanisminecessari per prevenirne la comparsa. E’ importante da un lato, conoscere le caratteristiche e le esigenze del padel, sia tecnicamente che fisicamente,in quanto permetterà di adottare un corretto programma di allenamento mirato all’integrità e benessere della persona. 

Praticare il padel porta numerosi benefici a livello psico/ fisico, è consigliato affidarsi a specialisti per ridurre il rischio di infortuni.

Ricordarsi di :

  • fare riscaldamento prima di un allenamento /partita
  • esercizi di attivazione prima di un allenamento/partita
  • stretching dopo allenamento/partita
  • allenamento globale: aerobico, di forza e equilibrio
  • tecnica e postura: lavorare sull’analisi e correzione nella tecnica del gesto e nella postura.

 

 

 

Articolo a cura di:

Luigi Lanfranchi

  • Fisioterapista
  • OMPT student