ORTESI (SPLINT) SU MISURA PER PATOLOGIE DELLA MANO

I tutori per le patologie della mano sono strumenti terapeutici indispensabili per la presa in carico riabilitativa delle disfunzioni che coinvolgono il distretto mano, polso, gomito. Realizzati in materiale termoplastico, modellabile a temperatura dai 60-70°, vengono confezionati dal Fisioterapista specializzato, in base alla patologia diagnosticata dal chirurgo della mano la cui collaborazione è indispensabile o sulla base della valutazione funzionale di propria competenza. La realizzazione richiede conoscenze (anatomia, fisiologia, protocolli riabilitativi) ed abilità specifiche (tecniche e materiali).

CARATTERISTICHE PECULIARI E BENEFICI: alto livello di traspirabilità della pelle e ottima tollerabilità grazie alla leggerezza dei materiali, garantendo allo stesso tempo adeguata protezione.

Se previsto, può essere rimovibile e lavabile. Queste caratteristiche aumentano la compliance del paziente migliorando la sua autonomia e limitando il rischio di patologie secondarie ad una immobilizzazione eccessiva delle articolazioni non coinvolte dalla lesione (rigidità, indebolimento muscolare, perdita di sensibilità, algodistrofia, compressioni).

La plasticità del materiale oltre a consentire la realizzazione su misura ed in tempo reale dell’ortesi ne permette inoltre il progressivo adattamento in base alla progressione del recupero e degli scopi del percorso riabilitativo.

 

SCOPI PRINCIPALI: sia in ambito conservativo che post chirurgico.

  • proteggere e mettere a riposo una o più articolazioni in fase di infiammazione acuta
  • immobilizzare tessuti lesionati in fase di guarigione (fratture, distorsioni, sub-lussazioni) limitando le possibili complicanze dei gessi
  • proteggere le suture di tendini e/o nervi in ambito post chirurgico
  • correggere e prevenire deformità articolari nelle patologie degenerative (artrosi, artriti)
  • mantenere la funzionalità più a lungo possibile e preservare al meglio le strutture facilitando l’ergonomia di movimento ed il corretto gesto funzionale
  • impedire posizioni o movimenti indesiderati
  • favorire una limitata funzione o sostituire la perdita della forza muscolare migliorando le attività della vita quotidiana, in associazione o in alternativa a bendaggi funzionali
  • mantenere e/o aumentare movimenti attivi e passivi vincendo rigidità articolari o allungando tessuti cicatriziali

PATOLOGIE CHE NE RICHIEDONO L’UTILIZZO:

i tutori, siano essi funzionali, di riposo, statici o dinamici, sono un determinante supporto nel trattamento sia conservativo che post-chirurgico di patologie della mano quali:  fratture, tendiniti e dita a scatto, morbo di Dupuytren, Sindrome di De Quervain, sindrome del Tunnel Carpale, epicondiliti, esiti di cicatrici, instabilità articolari, rizoartrosi, lesioni legamentose/tendinee/nervose, compressioni nervose, interventi di artrolisi e tenolisi, distorsioni, retrazioni capsulo-legamentose post traumatiche o da immobilizzazione prolungata, retrazioni muscolo-tendinee e deficit muscolari, sindromi da overuse o posture scorrette, deformità (boutonnière, dito a martello, collo di cigno), artrite reumatoide.
TIPOLOGIE DI TUTORI. I tutori si inseriscono in tre macro classi in base agli scopi per i quali vengono realizzati, con conseguenti diversità ed integrazioni di materiali e supporti.

Tutori statici. Servono mantenere il corretto posizionamento e il riposo di una o più articolazioni e tendini. Hanno una struttura fissa senza accessori e danno quindi sostegno e immobilizzazione. Possono essere fissi (come nel caso di immobilizzazione post frattura dove possono sostituire il ben conosciuto gesso) o rimovibili grazie a chiusure con velcri e rivetti che permettano al paziente di indossarlo e toglierlo a seconda dell’indicazione terapeutica (è il caso, ad esempio, di uno splint notturno per trattamento conservativo di tenosinoviti legate a dito a scatto o sindrome da tunnel carpale). Altri esempi possono riguardare instabilità di polso, lesioni tendinee, rizoartrosi, di tenosinovite di De Quervain, di morbo di Dupuytren. I tutori statici possono definirsi progressivi quando, sfruttando la capacità termoplastica dei materiali, vengono modellati in adattamento al miglioramento di condizione ed al percorso terapeutico, come nel caso di retrazioni articolari o capsulo-legamentose.

Tutori dinamici. Si usano con lo scopo di contrastare rigidità articolari o di allungare tessuti cicatriziali che rendono incompleto il movimento a livello di una o più articolazioni. Oltre alla struttura di base presentano appendici di trazione dotati di pulegge, fili od elastici ed esercitano una forza attiva su una o più articolazioni e sui tessuti molli. Vengono indossati secondo una posologia concordata ed alternati ad esercizi di automobilizzazione insegnati dal fisioterapista in base al percorso riabilitativo. Alcuni esempi: retrazioni, deformità, post chirurgia di tenolisi o tenoartrolisi.

 

Tutori funzionali. Sono impiegati durante l’attività di vita quotidiana o il gesto sportivo, servono a facilitare o supportare una funzione che ancora non è stata completamente recuperata o non può essere più ripristinata. Talvolta può sostituire un bendaggio funzionale con grande vantaggio in termini di praticità grazie alla possibilità di essere uno strumento rimovibile, riutilizzabile per lungo periodo, lavabile, nonché su misura. Può essere utilizzato in caso rientro in attività post infortunio, in sindromi da overuse, in paralisi o lesioni nervose.

 

 

FINALITA’ DELE ORTESI. I tutori su misura possono avere diverse finalità e conseguentemente essere costituiti da materiali e finiture differenti, talvolta integrati tra loro. Possono essere tutori funzionali in morbido neoprene o rigidi in materiale termoplastico, comunque conformato al paziente.

  • di immobilizzazione: permette il corretto posizionamento di segmenti articolari o la messa a riposo di una o più articolazioni e tendini. È indicato ad esempio in caso di instabilità di polso, di lesioni tendinee, di rizoartrosi, di tenosinovite di De Quervain o dito a scatto, di sindrome da Tunnel Carpale, di morbo di Dupuytren;
  • di correzione: consente di limitare la progressione delle deformità e la rigidità o l’atteggiamento scorretto delle articolazioni delle dita e della mano, come nel caso di rizartrosi o artrosi delle dita lunghe;
  • di sostegno o sostituzione di una funzione: supportano e facilitano una funzione deficitaria come in caso di esiti di trauma, deficit di forza, paralisi o lesioni nervose.

 

CLAUDIO CECCARELLI, FT – OMPT

  • Fisioterapista
  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT)
  • Assistente alla Didattica Università di Roma “Tor Vergata”, Master in Terapia Manuale Applicata alla Fisioterapia
  • Specializzato nella Riabilitazione dei Disordini  Muscoloscheletrici di Spalla, Gomito e Mano
  • Membro del gruppo di ricerca scientifica G.E.R.I.C.O (Generic Elbow Rehabilitation and Integrated Orthopaedic Collaboration)