Le lesioni muscolari degli hamstring (H, FLESSORI DEL GINOCCHIO) rappresentano il 16% circa degli infortuni nei calciatori amatoriali, con una conseguente assenza dalle competizioni e un elevato rischio di recidiva. Nei calciatori, la flessibilità degli H è spesso misurata per determinare il rischio di una lesione muscolare, ma l’eventuale relazione tra questo fattore di rischio potenzialmente modificabile e le lesioni di questi muscoli non è ancora chiara.
Attaverso un recente studio si è voluto indagare la relazione tra la flessibilità degli H e le lesioni muscolari di questi muscoli in 450 calciatori amatoriali. Per misurare la flessibilità degli H, i calciatori inclusi nello studio hanno effettuato il sit-and-reach test (SRT) supervisionati da un componente dello staff medico della società di appartenenza. Il SRT è un test valido e affidabile per misurare la flessibilità degli H. Lo staff medico ha registrato inoltre le lesioni muscolare degli H nei 12 mesi successivi all’esecuzione del SRT.
Durante il periodo di studio, sono state riportate 23 lesioni muscolari degli H. L’analisi dei risultati non ha mostrato alcuna relazione significativa tra la flessibilità (misurata con il SRT) e le lesioni muscolari degli H. Il livello di significatività non è stato influenzato dai possibili fattori confondenti (età e lesioni muscolari precedenti).
I risultati di questo studio suggeriscono che la valutazione della flessibilità degli H non rappresenta una strategia per identificare i calciatori a rischio di una lesione muscolare.
Quanto alla prevenzione e/o recupero a seguito di un infortunio, un buon esercizio è rappresentato dal Nordic hamstring, il quale è risultato essere efficace nella prevenzione delle lesioni muscolari, MA è difficile da utilizzare durante le fasi riabilitative, in quanto richiede una produzione importante di forza. Inoltre, questo esercizio è effettuato con entrambi gli arti inferiori e l’arto sano potrebbe compensare l’arto infortunato. Ma, soprattutto, il Nordic hamstring non permette il rinforzo eccentrico in una posizione di allungamento muscolare, posizione nella quale si verificano la maggior parte delle lesioni muscolari. Durante la riabilitazione è quindi importante rinforzare gli hamstring in una posizione di allungamento, a livello sia del ginocchio sia dell’anca.
Per quanto riguarda la FORZA, la debolezza degli hamstring è considerata un fattore di rischio modificabile. Per massimizzare la forza muscolare, processo che coinvolge aspetti neurali e muscolari, è raccomandato un allenamento con carichi del 60-70% della ripetizione massimale per gli atleti di livello basso/medio, mentre con carichi dell’80-100% per gli atleti di alto livello.
Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti con una flessione di anca di circa 80°. Gli esercizi di rinforzo che includono una flessione di anca (ad esempio eccentric stiff-leg deadlift, eccentric single leg deadlifts, hamstring catapult, sprinter eccentric leg curl, eccentric loaded lunge drops, barbell leg curl, eccentric box drop) potrebbero essere più efficaci rispetto agli esercizi effettuati con una scarsa o senza flessione di anca (ad esempio, il Nordic hamstring exercise).
Tuttavia il Nordic Hamstring secondo uno studio può impedire il 70% di tutte le lesioni nuove e l’85% delle lesioni ricorrenti. È la cosa più vicina a un vaccino. Chiunque sia coinvolto in sport dove sono frequenti queste lesioni dovrebbero farlo
Gli esercizi unilaterali sembrano essere più specifici. Gli esercizi che prevedono una flessione di anca effettuati bilateralmente determinano un tilt posteriore del bacino, riducendo di conseguenza lo stress in elongazione degli hamstring.
Per quanto riguarda la FORZA, la debolezza degli hamstring è considerata un fattore di rischio modificabile. Per massimizzare la forza muscolare, processo che coinvolge aspetti neurali e muscolari, è raccomandato un allenamento con carichi del 60-70% della ripetizione massimale per gli atleti di livello basso/medio, mentre con carichi dell’80-100% per gli atleti di alto livello.
Gli esercizi dovrebbero essere eseguiti con una flessione di anca di circa 80°. Gli esercizi di rinforzo che includono una flessione di anca (ad esempio eccentric stiff-leg deadlift, eccentric single leg deadlifts, hamstring catapult, sprinter eccentric leg curl, eccentric loaded lunge drops, barbell leg curl, eccentric box drop) potrebbero essere più efficaci rispetto agli esercizi effettuati con una scarsa o senza flessione di anca (ad esempio, il Nordic hamstring exercise).
Gli esercizi unilaterali sembrano essere più specifici. Gli esercizi che prevedono una flessione di anca effettuati bilateralmente determinano un tilt posteriore del bacino, riducendo di conseguenza lo stress in elongazione degli hamstring.
Fonti
Petersen J, Thorborg K, Nielsen MB, et al. Preventive effect of eccentric training on acute hamstring injuries in men’s soccer: a cluster-randomized controlled trial. Am J Sports Med 2011;39:2296–303. doi:10.1177/0363546511419277
Tyler TF, Schmitt BM, Nicholas SJ, McHugh M. Rehabilitation After Hamstring Strain Injury Emphasizing Eccentric Strengthening at Long Muscle Lengths: Results of Long Term Follow-up. J Sport Rehabil. 2015 Sep 9. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26356045
Guex K, Millet GP. Conceptual framework for strengthening exercises to prevent hamstring strains. Sports Med. 2013 Dec;43(12):1207-15. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24062275
Probabilmente avete sentito parlare che una cattiva postura causa mal di schiena, o che si dovrebbe lavorare sulla correzione della postura per eliminare il dolore alla schiena. Questa affermazione è facile trovarla su internet, basti digitare le parole postura e dolore su google e si ottengono 4 milioni di visite..
Facciamo un esempio: uno si presenta da noi per un dolore.. e ad una valutazione ci troviamo davanti un dorso curvo, accorciamento degli intrarotatori interni di spalla e capo anteposto.. quindi che fare? Lavoriamo per allungare i muscoli anteriori e per rinforzare i muscoli delle scapole.
Stessa cosa per un’iperlordosi lombare. Allungheremo i muscoli flessori dell’anca e rinforzeremo i glutei e gli addomi. Giusto?
Un altro punto di vista, o chiamiamolo detto “popolare”, è che le asimmetrie causano dolore. Quando volte ci siamo sentiti dire dal paziente, “vado dall’osteopata o dal chiropratico perché ho una vertebra fuori posto od un bacino non perfettamente allineato”?Chiariamo: è più facile trovare un asimmetria che una simmetria. Nella mia pratica clinica quotidiana non ho mai trovato un bacino perfettamente simmetrico!
Ma si continua a sentir dire che certi professionisti identificano e correggono una torsione o inclinazione del bacino, che causerà a sua volta una rotazione della colonna.. e quindi DOLORE. Oppure a correggere una dismetria degli arti ( una gamba più corta rispetto all’altra, o viceversa) perché questo causerà un’inclinazione del bacino.
Ma queste dichiarazioni, sostenute da diversi “esperti del web” sono sostenute da prove di efficacia? Si deve quindi continuare a valutare la presenza di anomalie posturali per poi correggerle?
PROVIAMO A RISPONDERE:
Quali studi trovano una connessione tra cattiva postura e mal di schiena?
Negli studi trasversali, i ricercatori reclutano una parte della popolazione e li suddividono in due gruppi: chi ha dolore e chi non ce la. Poi si effettuano radiografie o altri mezzi per misurare allineamento pelvico, curve spinali, inclinazione pelvica, dismetrie e chi più ne ha più ne metta.. Dopo queste misure, si valutano se ci sono differenze significative negli allineamenti posturali fra i due gruppi.
Anche se i risultati di questi studi non sono del tutto chiari, la maggior parte di essi non supportano l’affermazione che una cattiva postura provoca il mal di schiena. Ecco un elenco di alcuni risultati rappresentativi:
Nessuna associazione tra la dismetria degli arti (differenza di lunghezza degli arti) e mal di schiena. [1]
Nessuna differenza significativa nella lordosi lombare o differenza di lunghezza degli arti tra tre gruppi di 321 maschi: forti dolori alla schiena, dolore moderato o nessun dolore. [2]
Nessuna associazione tra le misure del collo e dolore al collo. [3]
Nessuna differenza significativa nella lordosi lombare, inclinazione pelvica, e dismetria, e nella lunghezza degli addominali, dei flessori del ginocchio, ed del muscolo ileopsoas in 600 persone con e senza dolore alla schiena. [4]
Adolescenti con asimmetria posturale, eccessiva cifosi toracica e / o lordosi lombare non avevano una più alta probabilità di sviluppare il mal di schiena in età adulta rispetto ai coetanei con una postura “migliore”. [5]
Le donne in gravidanza che avevano un incremento maggiore della lordosi lombare non avevano una maggiore probabilità di sviluppare mal di schiena.
Le persone il cui lavoro comportava l’assunzione di posture scomode non manifestavano livelli più alti di dolore.
Alcuni studi hanno trovato un’associazione positiva tra le misurazioni di allineamento vertebrale ed il dolore, ma queste sono eccezioni alla regola. [8, 9]
Il peso di queste prove è maggiormente rappresentato da una revisione sistematica fatta nel 2008, che ha analizzato più di cinquantaquattro studi sul legame tra il dolore e la postura.[10]. Anche se era scarsa la qualità di questi studi, esse tutte assieme non han prodotto prove a sostegno di una correlazione tra le misure di allineamento vertebrale ed il dolore.
Di conseguenza, questa ricerca in questione indica una correlazione molto debole fra postura e dolore alla schiena.
Questi risultati sono sorprendenti, dato che molti studi hanno trovato altri fattori che si correlano con il mal di schiena, come l’esercizio fisico, la soddisfazione sul luogo di lavoro, il livello di istruzione, lo stress ed il fumo. [11]
Anche se esiste una correlazione tra il dolore e la postura, questo non ne rileva il giusto rapporto. Può il dolore causare una cattiva postura e non il contrario. Questo è molto plausibile. Ad esempio, se le persone vengono iniettati con una soluzione che causa loro dolore alla schiena spontaneamente adottano diverse strategie posturali. [12] Grande sorpresa!
Perché Non c’è alcuna associazione tra il dolore e la postura?
Ci sono almeno tre ragioni plausibili per cui la postura non si associa bene con il dolore.
1. I TESSUTI SI ADATTANO ALLO STRESS NEL CORSO DEL TEMPO
La teoria che la cattiva postura provoca dolore si basa sull’idea che provoca delle sollecitazioni meccaniche in eccesso su alcune aree, causando micro danni che si accumulano nel corso del tempo. Sebbene questo abbia un senso, non si tiene conto che i tessuti hanno la capacità di adattarsi allo stress.
Proprio come i muscoli, anche le articolazioni, i legamenti ed i tendini si adatteranno per resistere alle sollecitazioni locali create da particolari posture. [13]
2. DANNO TISSUTALE NON SEMPRE VUOL DIRE DOLORE
La seconda ragione per cui la postura non è correlata con il dolore è che se anche la cattiva postura è in grado di produrre un danno tissutale, un danno tissutale non porta a dolore.
Ci sono molti studi che lo dimostrano. Una grande percentuale (ad esempio 20-50%) di persone senza dolore alla schiena, alle spalle o alle ginocchia mostra bulging discali, lesioni alla cuffia dei rotatori e lesioni meniscali. [14]
Il fatto è che quasi non importa in quale punto del corpo si esegue una risonanza magnetica: 1 persona su 30 avrà un’alta probabilità di avere delle lesioni tissutale in assenza completa di dolore.
Qual è la ragione di tutto ciò? Il fenomeno del dolore è molto complesso, tanto che il danno al tessuto è solo un fattore che può collaborare all’insorgenza del dolore.[15]
3. OGNUNO DI NOI E’ DIFFERENTE
Ognuno di noi è caratterizzato da un’unicità. Ognuno di noi ha le sue curve vertebrali e magari una forma vertebrale propria, che lo differenzia dagli altri.
L’asimmetria e le irregolarità sono la regola, non l’eccezione.
La dimensione e la forma delle nostra ossa e di come esse si articolano fra di loro sono dettate dal il modo in cui troviamo più efficiente e confortevole stare in piedi, seduti o spostarci. Pertanto, un allineamento non ottimale per una persona potrebbe essere ottimale per un’altra persona. A causa di queste differenze individuali, confrontare la postura con qualche modello ideale e cercare di apportare delle correzioni è intrinsecamente problematico.
Cosa fare invece di preoccuparsi della postura?
Le prove di cui sopra suggeriscono come possa essere una perdita di tempo identificare quei difetti della postura statica e correggerli come tecnica per ridurre il dolore.
E quindi, se non ci importa della postura, vuol dire che non dobbiamo preoccuparci affatto dell’allineamento del corpo durante il riposo o esercizio? CERTO CHE NO
1. GARANTIRE UN BUON ALLINEAMENTO QUANDO SONO COINVOLTE FORZE MAGGIORI
Non fraintendere: la biomeccanica e la giusta forma contano!ma un conto è stare seduti o muoversi semplicemente, l’altro è fare esercizi: richiedono una attenzione maggiore al corretto allineamento.
Durante la posizione seduta od in piedi, le sollecitazioni meccaniche sulle articolazioni sono molto piccole. Il tuo corpo ha sperimentato queste sollecitazioni migliaia di volte al giorno per molti anni, ed è ben adattato a questo.
Al contrario, durante l’esercizio fisico intenso, come ad esempio uno stacco pesante, lo stress meccanico è di gran lunga maggiore, e il tuo corpo ha avuto meno possibilità di adattarsi a queste sollecitazioni specifiche.
Cosi diamo importanza alla postura ed al corretto allineamento quando si atterra da un salto, quando si esegue uno sprint, o solleviamo dei pesi, o ci impegniamo in qualsiasi attività che richiede un’importante stress fisico. In questi casi, è una buona idea sforzare in maniera “cosciente” dando importanza alla biomeccanica ed all’allineamento della colonna vertebrale, per favorire meglio la distribuzione del carico e quindi dello stress, per ridurre il rischio di lesioni e migliorare le prestazioni.
2.LAVORARE SUL MOVIMENTO
Il modo in cui ci muoviamo è più importante di come si sta seduti od in piedi. Quindi non preoccupiamoci se il nostro dorso crolla in flessione mentre stiamo seduti sul posto di lavoro. Ma assicuriamoci di preservare la capacità di estenderlo per svolgere anche altre attività della vita quotidiana.
3. VARIARE LA POSTURA
Molte persone son costrette a stare sedute per molte ore al giorno per via del lavoro, ma se questo causa loro stress e dolore, piccole variazioni di postura sono un’ottima strategia di confort per mantenere una postura “ideale” per tutto il tempo.
Quindi?
Fare delle pause frequenti da queste posture statiche e muoversi.
Dimentica la postura ottimale e continua a muoverti!
Per riassumere, non preoccupatevi di trovare una postura ideale quando siete seduti a lavoro. E’ improbabile che possa contribuire al tuo dolore. Continua a star comodo, ma muoviti. E ricorda: utilizza la giusta postura e la giusta forma quando sei impegnato nel compiere un esercizio intenso!
2. Pope, Bevins (1985) The relationship between anthropometric, postural, muscular, and mobility characteristics of males ages 18-55. Spine (Phila Pa 1976). 1985 Sep;10(7):644-8. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/4071274
4. Nourbakhsh, et al. (2002) Relationship between mechanical factors and incidence of low back pain. J Orthop Sports Phys Ther. 2002 Sep;32(9):447-60. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12322811
5. Dieck, et al. (1985) An epidemiologic study of the relationship between postural asymmetry in the teen years and subsequent back and neck pain. Spine (Phila Pa 1976). 1985 Dec;10(10):872-7. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2938272
6. Franklin, et al. (1988) An analysis of posture and back pain in the first and third trimesters of pregnancy. J Orthop Sports Phys Ther. 1998 Sep;28(3):133-8. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9742469
8. Chaleat-Valleyed, et al. (2011) Sagittal spino-pelvic alignment in chronic low back pain. Eur Spine J. 2011 Sep;20 Suppl 5:634-40. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21870097;
9. Smith, O-Sullivan, et al. (2008) Classification of sagittal thoraco-lumbo-pelvic alignment of the adolescent spine in standing and its relationship to low back pain. Spine (Phila Pa 1976). 2008 Sep 1;33(19):2101-7. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18758367.
10. Christensen, et al. (2008) Spinal curves and health: a systematic critical review of the epidemiological literature dealing with associations between sagittal spinal curves and health. J Manipulative Physiol Ther. 2008 Nov-Dec;31(9):690-714. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19028253
11. Papageorgeoui, et al. (1997) Psychosocial factors in the workplace–do they predict new episodes of low back pain? Evidence from the South Manchester Back Pain Study. Spine (Phila Pa 1976). 1997 May 15;22(10):1137-42. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9160473
12. Hodges, Moseley (2003) Experimental muscle pain changes feedforward postural responses of the trunk muscles. Exp Brain Res (2003) 151:262–271 http://cdns.bodyinmind.org/wp-content/uploads/Hodges-et-al-2003-Exp-Brain-Res-experimental-lbp.pdf
Il mal di testa rappresenta un sintomo molto frequente nella nostra pratica clinica,. Fra tutte le tipologie di mal di testa, la cefalea mio tensiva o tension-type è la più frequente (TTH), anche se la patogenesi è tutt’oggi ancora incerta.
Si caratterizza per:
* mal di testa bilaterale
* mal di testa di origine muscolare
* mal di testa di tipo costrittivo
I muscoli giocano un ruolo chiave sempre più confermato dalla ricerca scientifica. La presenza di trigger points miofascialiin alcuni muscoli va indagata accuratamente sempre: un trigger point mio fasciale viene definito come “spot”, cioè aree iper-irritabile all’interno dei muscolo scheletrico, associato a banda tesa, lungo la quale sono palpabili aree ipersensibili. Il muscolo in cui sono presenti questi trigger non è interamente “duro”, “contratto” o dolente, ma la dolorabilità è limitata all’area delle bande tese. Sono infatti dolorosi alla compressione ed allo stretching e possono produrre dolore locale e riferito (lontano dal punto di palpazione) o altri sintomi, nonché fenomeni autonomici (sudorazione localizzata, vasocostrizione, vasodilatazione, attività pilomotoria).
Per quanto riguarda la cefalea mio tensiva, i muscoli sub occipitali, a livello del rachide cervicale superiore, possono sviluppare questi trigger point miofasciali, i quali alla compressione o stiramento provocano la cefalea propria dei nostri pazienti. Il dolore partirà dalla regione sub occipitale fino a riferire nella regione temporale e temporale. Questo dolore riferito può diffondersi su entrambi i lati, essendo percepito come un mal di testa bilaterale.
Alcuni autori suggeriscono che alterazioni posturali della cervicale alta potrebbero essere responsabili dell’attivazione di trigger point miofasciali di questi muscoli.
Una frequente alterazione posturale rilevata è rappresentata da un’eccessiva anteposizione del collo (FORWARD HEAD POSITION, o FORWARD HEAD POSTURE FHP): Un’iperestensione della cervicale alta od un incremento della lordosi cervicale è una comune conseguenza di questa postura, e di solito si presenta con accorciamento dei muscoli posteriore estensori della cervicale (muscoli suboccipitali, semispinali, splenio e trapezio superiore) così come un accorciamento del muscolo sternocleidomastoideo.
Di conseguenza, oltre alla presenza di trigger point miofasciali anche la presenza di alterazioni posturali specifici del rachide cervicale potrebbe essere implicata nella genesi e/o nel mantenimento della CEFALEA MIOTENSIVA.
Infatti, in uno studio scientifico di pazienti con cefalea mio tensiva cronica tutti i pazienti presentavano trigger point attivi o latenti a livello dei muscoli sub occipitali. I muscoli sub occipitali che si estendono dal collo fino alla giunzione atlante occipitale (muscolo retto posteriore maggiore e minore ed il muscolo retto obliquo) non sono palpabili direttamente. In aggiunta, è stato dimostrato che un alterazione posturale del rachide cervicale era molto comune nei pazienti con cefalea mio tensiva cronica.
Inoltre, input nocicettivi dei trigger point a livello dei muscoli sub occipitali possono produrre un continuo bombardamento afferente del nucleo caudale del nervo trigemino, producendo una sensibilizzazione del sistema nervoso centrale.
Per quanto riguarda il trattamento i risultati di una recente meta-analisi (Mesa-Jiménez et al, 2015) “suggeriscono che l’utilizzo della terapia manuale sembri maggiormente efficace nel breve termine della gestione farmacologica nella riduzione della frequenza, intensità e durata degli episodi acuti nei soggetti con con cefalea mio tensiva (TTH). “Tuttavia, non si osservano differenze nel lungo termine (24 settimane) nell’intensità della cefalea”.
Le implicazioni cliniche che si possono desumere da questo articolo sono importanti: l’utilizzo della terapia manuale come integrazione alla gestione farmacologica, può portare nuove sinergie tra il fisioterapista e il medico nella presa in carico dei soggetti con cefalea mio-tensiva.
E’ stato dimostrato che la terapia manuale (tecniche di manipolazione, tecniche miofasciali e esercizi specifici) può:
– ridurre la frequenza degli attacchi dal 50% al 100%;
– ridurre del 60% il consumo di medicinali (prendere farmaci 4 volte invece di 10 non è male);
– ridurre l’intensità dei sintomi, migliorare la capacità di movimento e la disabilità, nonché ridurre il livello di alcuni parametri psicologici: l’ansia e la depressione.
Facciamo un po’ di chiarezza su quel mal di schiena che spesso ci porta a pensare a chi sa quali malattie gravi noi possiamo essere affetti!
Il mal di schiena si divide in:
Specifico (15% dei casi)
Aspecifico (85%)
Mal di schiena specifico vuol dire che è “specifico” di un problema, ovvero:
Fratture (4%)
Tumori (1%)
Problematiche viscerali (4%)
Altre cause (7%) come spondilite anchilosante, artrite reumatoide, stenosi del canale midollare, aneurisma dell’aorta addominale, sindrome della cauda equina
Ernia del disco (1-3%)
Avete LETTO BENE… l’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi.. quindi basta parlare sempre di ERNIA…. PERCHE?…causa MOLTO RARAMENTE mal di schiena!
Molto spesso i pazienti manifestano dolore da diversi mesi, addirittura anni.. ma il dolore non è costante (il che potrebbe essere allarmante) ma va e viene.. e quindi è comprensibile che non può di certo essere associato ad un danno strutturale.
Cosa sta succedendo allora? Nulla
La nostra schiena è sempre robusta, è semplicemente diventata più sensibile del normale, per cui senti dolore anche nei movimenti normali, anche per stimoli che di solito non provocano dolore, come uscire dalla macchina o allacciarsi le scarpe.
Inoltre spesso sono presenti ernie in soggetti senza dolore: l’ernia non giustifica il dolore ma rappresenta spesso un normale processo di invecchiamento della colonna!
Ma anche se l’ernia fosse il problema tieni conto che nel 98% si assorbe spontaneamente entro un anno! Anzi più è grossa e più facilmente viene riassorbita!
COSA FARE QUINDI?
Le Evidenze scientifiche suggeriscono che il trattamento precoce del mal di schiena diminuisce la probabilità che il suo dolore divenga cronico. Può essere indicato seguire un programma individuale, o di gruppo, per gestire il suo dolore e per evitare che si riacutizzi o si ripresenti in futuro..
La terapia manuale, in primis la terapia manuale ortopedica, guidata dalle prove di efficacia cliniche scientifiche e dalla natura biopsicosociale di ogni singolo individuo, deve affiancare SEMPRE l’esercizio terapeutico nella pratica clinica quotidiana nei pazienti che si presentano con un mal di schiena. “
Durante la gravidanza e il parto le strutture muscolari del pavimento pelvico si distendono, rendono molto spesso la donna incapace a trattenere urina o gas nell’immediato post parto, per via anche delle possibili complicazioni che si possono verificare a carico di questi muscoli e tessuti al momento stesso del parto. Questo rappresenta infatti un evento traumatico per i muscoli perineali, nonostante ci sia un livello di soggettività, che varia di donna in donna in base al tipo di tessuti (in alcune sono più resistenti piuttosto che in altre), all’età, alla preparazione che ha avuto il perineo durante la gravidanza.
Ma dove si trovano questi muscoli ?Quale funzione hanno ?
Il pavimento pelvico è un insieme di strutture muscolo-tendinee che racchiude il piccolo bacino, collabora al sostegno dei visceri pelvici (retto-utero-vescica), è di fondamentale importanza per il mantenimento di una corretta continenza urinaria e fecale, svolge un ruolo importante nella sfera sessuale e riproduttiva, nella statica pelvica, interviene nella biomeccanica di tutto il cingolo pelvico e inoltre il suo corretto funzionamento è indispensabile durante il parto e nel dopo parto.
Secondo uno studio condotto a Barcellona, il 35% delle donne in gravidanza soffre d’incontinenza urinaria in gravidanza e dopo il parto e di queste il 20% dei casi continuano ad avere perdite di urina. (Unità di Uro Hospital Clinic Barcellona )
Dopo il parto, il rischio d’incontinenza aumenta anche in quelle donne che hanno subito danni durante la gravidanza, nelle quali il rischio è aumentato di 3 volte. Ma il rischio aumenta anche nelle donne in condizioni di sovrappeso.
È tuttora discusso se sia la gravidanza di per sé od il travaglio di parto a determinare l’incontinenza urinaria da sforzo (VanGeelen 1982, Viktrup 1993, Scott 2001, Iosif 198), quello che sappiamo è che è importante fare una prevenzione precoce istruendo le donne a gestire in modo corretto il loro pavimento pelvico dopo il parto, senza aspettare che la loro incontinenza si risolva spontaneamente perché potrebbe non essere così!
L’obiettivo di una rieducazione nel dopo parto è quello di ridurre le perdite di urina, il disagioa cui a donna è sottoposta, conferendo nuovamente elasticità e tonicità a quei muscoli che garantiscono la continenza e anche una vita sessuale soddisfacente, in modo che la neo mamma possa dedicarsi al nascituro senza doversi preoccupare di perdite incontrollate e indesiderate.
Perché recarsi da un fisioterapista specializzato dopo il parto? Quali sono i vantaggi di questa rieducazione ?
Riprendere una buona forma fisica
Migliorare la forza dei muscoli pelvici
Recuperare gli addominali in modo sicuro per il perineo, senza provocarvi danno
Alleviare i dolori che la gravidanza e il parto possono aver provocato
Prevenire e/o trattare le problematiche collegate al parto (ad esempio la perdita di urina o di gas incontrollata)
Imparare a gestire bene il proprio corpo e soprattutto il proprio perineo
Recuperare la ripresa dei rapporti sessuali (che può essere difficile a causa della ridotta prestazione dei muscoli pelvici)