mal di schiena: cosa è utile?

mal di schiena: cosa è utile?

MAL DI SCHIENA: LE CREDENZE ATTUALI

Il mal di schiena (low back pain) rappresenta una condizione comune che colpisce persone di tutte le età nei paesi sviluppati ed in via di sviluppo, un sintomo molto conosciuto nella maggior parte della popolazione, in grado di colpire ognuno di noi durate la nostra vita.

Questo condizione produce un notevole impatto negativo sulla qualità della vita, in termini di dolore, ridotta funzionalità fisica, alterazione della sfera sociale e psicologica, nonché una ridotta capacità lavorativa.

Spesso conduce ad un aumento dei giorni di assenza dal lavoro ed al prepensionamento con conseguente aumento dei costi di assistenza sanitaria.

Una grande quantità di ricerche sono state condotte per studiare l’efficacia terapeutica nella riduzione del mal di schiena . Nel migliore dei casi, le strategie terapeutiche producono modesti effetti sui sintomi, sulla qualità della vita e/o sulla funzionalità.

Ad esempio, l’attività fisica e gli esercizi sono in grado di ridurre il dolore e migliorare la funzionalità fisica, ma i loro effetti sono per lo più da piccoli a moderati.

Alcuni interventi, come il supporto lombare, il riposo, la chirurgia e la stimolazione elettrica nervosa transcutanea, si sono dimostrati inefficaci se non addirittura dannosi. Ciononostante, di fronte a queste prove di efficacia terapeutica ed alle linee guida cliniche, numerose tecniche inefficaci e/o potenzialmente dannose vengono comunemente forniti nel tentativo di gestire la lombalgia, in particolare quella persistente.

Nonostante una notevole quantità di ricerca è stata condotta sul argomento, poche sono le strategie di riduzione della lombalgia considerate di successo.

Questo articolo mira a determinare, in una popolazione che soffre di mal di schiena, quali siano i fattori, secondo i pazienti, in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa.

  • Quali sono le credenze degli individui che soffrono di lombalgia?
  • Cosa,  secondo la loro opinione, è in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa?

In Australia è stato condotto un sondaggio online su 130 adulti i quali si sono auto identificati come pazienti con mal di schiena. I dati delle risposte a questo sondaggio sono stati analizzati utilizzando l’analisi del contenuto per determinare qual’era secondo loro un approccio ritenuto efficace per ridurre il mal di schiena.

PANORAMICA DEI RISULTATI

I partecipanti hanno frequentemente affermato che il loro mal di schiena potesse  essere ridotto, come trattamenti passivi, dall’ applicazione di caldo/freddo (66%), da farmaci (64,1%) e dal riposo (60%).  Per quanto riguarda i trattamenti attivi l’esercizio fisico e/o l’attività fisica viene considerato come il principale trattamento in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa.

I principali risultati mostrano i tre principali trattamenti che possano, secondo le opinioni, dare un beneficio in termini di diminuzione del dolore in caso di lombalgia: le applicazioni di caldo/freddo, i farmaci ed il riposo. Questi fattori sono considerati molto spesso rispetto ad altri fattori quali l’esercizio e/o l’attività fisica, menzionati, invece,  come quarto fattore in grado di alleviare una lombalgia.

Queste considerazioni da parte della popolazione sono contrari alla corrente raccomandazioni per la gestione di una lombalgia. I tre fattori più comunemente menzionati per la gestione di una lombalgia non sono supportate dalle attuali evidenze scientifiche

Le possibili spiegazioni di questi contrasti (opinine pubblica e letteratura) si possono tradurre nell’errate credenze su ciò che influenza il loro dolore.  Nella gestione del mal di schiena acuto e cronico,  è importante informare il paziente circa la vera natura del suo dolore, ovvero fare  vera e propria educazione del paziente. 

Negli ultimi 10 anni le ricerche nel campo delle neuroscienze hanno portato novità importanti nella comprensione del ruolo del cervello nel dolore, specialmente quello cronico.  Sono sempre più numerosi gli studi che evidenziano come il dolore cronico sia associato ad una riorganizzazione della corteccia sensoriale.

Come citato in un precedente mio articolo, un approccio relativamente nuovo e promettente nella gestione di mal di schiena cronico consiste nell’insegnare al paziente la neurobiologia e la neurofisiologia del dolore, ovvero la PNE (l’educazione alla neurofisiologia del dolore) con l’obiettivo di insegnare di più ai pazienti circa i processi neurobiologici e neurofisiologici che stanno alla base delle loro esperienze di dolorose.

 

GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM, cert. VRS          

  • Fisioterapista e scienze motorie
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  • Fisioterapia ecoguidata

 

Raccomandazioni per una migliore pratica clinica

Raccomandazioni per una migliore pratica clinica

 

Le condizioni del dolore muscoloscheletrico (MSK) rappresentano le principali cause di disabilità a livello internazionale con il conseguente grande onere sociale

L’obiettivo di questo studio è stato quello di identificare le raccomandazioni comuni di alta qualità per la gestione del dolore di natura muscolo scheletrico, sia a livello vertebrale (lombare, cervicale e dorsale) e sia a livello periferico (anca, ginocchio e spalla).

LIMITARE L’USO DELLA DIAGNOSTICA PER IMMAGINI

LOMBALGIA:  Il 25% 42% dei pazienti a cui è stata diagnostica una lombalgia viene sottoposta a imaging. In linea di principio le principali guide mediche raccomandano caldamente di non utilizzare i Raggi X e anche la risonanza magnetica per diagnosticare il mal di schiena perché, tali metodologie, producono un grandissimo numero di falsi-positivi. Gran parte dei falsi allarme mostrati sono il più delle volte condizioni fisiologiche dovute in modo particolare all’invecchiamento e altri danni “normali” e non associabili al mal di schiena e al dolore.

 

SPALLA: Il 60% dei medici generici consiglia una radiografia nel pazienti con presentano un quadro clinico di  tendinopatia della cuffia dei rotatori mentre l’82% fa eseguire una ecografia. La letteratura scientifica degli ultimi anni ci ha confermato come spesso il dolore del paziente non è correlato all’entità del danno anatomico: La risonanza magnetica e l’ecografia possono essere utili in caso di lesione totale tendinee ma meno utili al diminuire dell’entità della lesione. LE numerose  Linee Guida cliniche sconsigliano l’utilizzo della diagnostica per immagini prima di 6 settimane dall’esordio dei sintomi

LIMITARE L’USO DELLA CHIRURGIA

GINOCCHIO:  l’ artroscopia del ginocchio per l’artrosi del ginocchio non è raccomandato;

SPALLA: gli interventi di decompressione subacromiale della spalla e di riparazione della cuffia dei rotatori sono in continuo aumento  anche se i risultati chirurgici sono paragonabili a quelli della fisioterapia e agli interventi SHAM

LIMITARE L’USO DEI FARMACI

Uso eccessivo di oppioidi: l’efficacia degli oppioidi per la gestione del dolore di natura muscolo scheletrico è discutibile, sia per il dolore cronico e sia per la gestione della fase acuta. L’uso precoce degli oppioidi è stato associato a esiti peggiori nella cura della mal di schiena, motivo per cui limitare l’uso di oppioidi è fortemente raccomandato.

 

Raccomandazioni per una migliore pratica clinica nella gestione del dolore muscolo scheletrico

  1. La cura dovrebbe essere centrata sul paziente. Numerosi studi dimostrano l’efficacia di un intervento cognitivo nella riduzione del dolore sia in combinazione con altri interventi (Alaranta et al., 1994; McCracken and Gross, 1998) che singolarmente (Moseley et al. 2004). Questo include l’attenzione rivolta al contesto individuale del paziente, una comunicazione efficace e l’utilizzo di un processo decisionale condiviso con più figure professionali.
  2. individuare segni e sintomi del paziente e le Bandiere Rosse, quest’ultime come espressione di problematiche importanti nella gestione del dolore di natura muscolo scheletrica;
  3. Valutare i fattori psicosociali. Le linee guida e la ricercar più attuale hanno enfatizzato la necessità dei clinici di applicare un modello di cura biopsicosociale.
  4. L’imaging radiologico è sconsigliato a meno che:
    • non si sospetti una patologia grave;
    • il trattamento conservativo fatichi a dare i suoi benefici;
  5. Intraprendere un esame fisico, che potrebbe includere test di screening neurologico, valutazione della mobilità e / o forza muscolare. Lo scopo dell’esame fisico è quello di assistere nella diagnosi, o classificazione del dolore muscolo scheletrico.
  6. Valutare continuamente I progressi del paziente attraverso valide misure di outcome;
  7. Fornire ai pazienti istruzione e/o informazioni sui loro condizioni e sulla possibilità di gestirlo;
  8. Indirizzare il paziente alla pratica di un’attività fisica e/o all’esercizio terapeutico.
  9. Applicare la terapia manuale solo in aggiunta ad altri trattamenti basati sull’evidenza.
  10. Salvo indicazione specifica (ad esempio la presenza di bandiere rosse) offrire al paziente un alternativa non chirurgica  “evidence based”;
  11. Facilitare il proseguimento o la ripresa del lavoro.

 

Altre raccomandazioni per singole condizioni dolore di natura muscolo scheletriche

Secondo una recente revisione sistematica della letteratura per queste singole condizioni dolorose si raccomanda quanto segue:

  1. OSTEOARTROSI (OA)
    • Offrire programmi di autogestione;
    • Fornire un intervento mirato alla perdita di peso in persone in sovrappeso;
    • Non usare glucosamina o condroitina per l
    • Non intraprendere lavaggi artroscopici al ginocchio e sbrigliamento a meno che non vi sia una logica (come il blocco meccanico del ginocchio
  2. LOMBALGIA·
    • Non prescrivere paracetamolo, oppioidi, antidepressivi e anticonvulsionanti;
    • Non fare iniezioni spinali;
    • Non utilizzare plantari;
    • Non effettuare operazioni chirurgiche di disc replacement

 

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Distorsione laterale di caviglia: cosa che c’è da sapere

Distorsione laterale di caviglia: cosa che c’è da sapere

La distorsione laterale di caviglia (LAS)  è un infortunio di frequente riscontro nella pratica clinica, con un alta prevalenza tra la popolazione generale e gli individui che praticano sport. Circa il 40% di tutti gli infortunio traumatici alla caviglia si verificano fra chi pratica un’attività sportiva.

La distorsione laterale di caviglia rappresenta l’infortunio muscolo-scheletrico dell’arto inferiore più frequente nello sport. Nella popolazione generale, fino al 70% degli individui riferisce di aver subito questo infortunio almeno una volta nella vita. Inoltre, la distorsione laterale di caviglia ha la percentuale di recidiva più alta rispetto a tutti gli infortuni muscolo-scheletrici dell’arto inferiore.

Nonostante un’elevata incidenza e prevalenza delle distorsioni laterali di caviglia, solo il 50% delle persone che incorrono in questo infortunio cercano un assistenza medica e di conseguenza fisioterapica.

Una buona percentuale di pazienti con lesione laterale alla caviglia svilupperà con il tempo un instabilità cronica di caviglia (CAI: Chronic ankle instability). Un’instabilità cronica di caviglia può essere definita come una condizione di persistente dolore, gonfiore e cedimenti in combinazioni con ricorrenti distorsioni nell’arco di 12 mesi dal primo episodio con conseguente allontanamento dalla pratica sportiva.

Nonostante il crescente numero di studi pubblicati su questo argomento, l’eterogeneità nelle strategie terapeutiche persiste in tutto il mondo. Ciò ha reso necessario lo sviluppo di una linea guida clinica basata sull’evidenza internazionale

Per valutare sistematicamente e sintetizzare tutte le prove disponibili sulla distorsione laterale di caviglia, è stata intrapresa unampia ricerca nella letteratura in maniera specifica nelle seguenti aree: fattori predisponenti e prognostici, fattori diagnostici, trattamenti, prevenzione e ritorno alla pratica sportiva e/lavorativa.

FATTORI PREDISPONENTI

Sono definiti fattori predisponenti quei fattori che aumentano il rischio di distorsione laterale di caviglia.  Possono essere classificati come intrinseci (ovvero fattori correlati al paziente, come deficit di propriocezione o precedenti lesioni) e fattori estrinseci (le caratteristiche ambientali per esempio).

Un’ aspetto importante di tutti questi fattori è capire se e come possano essere modificati. Quei fattori modificabili per esempio dovranno essere presi di mira durante un trattamento conservativo al fine di ridurre al minimo il rischio di infortunio o recidiva.

  • INTRINSECI: ridotta dorsi flessione di caviglia, ridotta propriocezione, deficit di controllo dei muscolo prossimali  ( test single leg balance positivo), una resistenza ridotta, intesa come capacità cardio respiratorio, il sesso (rischio maggiore per il sesso femminile);
  • ESTRINSECI: il tipo di sport praticato, con le sue caratteristiche principali, il terreno di gioco.

FATTORI PROGNOSTICI

A seguito di distorsione laterale acuta di caviglia il dolore diminuisce rapidamente entro le prime due settimane. Tuttavia, una buona parte dei pazienti riferiscono una sintomatologia dolorosa anche a lungo termine.  Ad un follow up di 1-4 anni, il 5 – 46% dei pazienti lamenta sempre dolore, il 3 – 34% dei pazienti manifesta esperienza di distorsioni ricorrenti di caviglia ed il 33 – 55% dei pazienti riferisce un’instabilità.

Inoltre un alto carico di lavoro fisico spesso è associato ad un aumento del rischio di distorsioni ricorrenti ed ad un’instabilità di caviglia.

Nel 25% dei pazienti sono stati riscontrati segni clinici di impingement anteriore di caviglia, l’82% dei quali confermate radiologicamente.

Nonostante una riabilitazione precoce consistente, circa il 40% hanno la possibilità di sviluppare un CAI, ovvero un’instabilità cronica di caviglia. Ciò sta a dimostrare il fatto che non tutti i fattori che contribuiscono al successo o fallimento sono noti.

Alcuni fattori prognostici sfavorevoli noti per lo sviluppo di un’instabilità cronica di caviglia erano l’impossibilità di compiere un salto e di conseguenza un atterraggio a 2 settimane dalla prima distorsione laterale di caviglia, carenze nel controllo posturale dinamico, un alterata cinematica dell’anca ed una ridotta stabilità meccanica data dal legamento leso a seguito di distorsione laterale di caviglia.

Considerato che molteplici di questi fattori prognostici hanno un origine neuromuscolare la fisioterapia rappresenta un valido strumento terapeutico nella gestione clinica di una distorsione laterale di caviglia, al fine di ridurre al minimo il rischio di recidive.

DIAGNOSTICARE una distorsione laterale di caviglia

A seguito di una forte distorsione di caviglia è opportuno escludere la presenza di frattura sia attraverso le regole di Ottawa e sia attraverso l’indagine radiografica.

Le regole di Ottawa rappresentano ad oggi un ottimo strumento clinico per fisioterapisti e medici in caso di sospetta frattura ossea.

Le regole di Ottawa (Ottawa Ankle Rules OAR) dovrebbero essere utilizzate per determinare la probabilità che una frattura sia presente. Una radiografia della caviglia è necessaria se il paziente riferisce dolore nella “zona malleolare” e questo è associato da un dolore alla palpazione dei 6 cm del bordo posteriore del perone distale, o dolore alla palpazione dei 6 cm del bordo posteriore della tibia distale, o un’abilità di fare 4 passi immediatamente dopo il trauma o alla presentazione clinica.

In linea generale le distorsioni di caviglia si possono classificare in 3 gradi:

  • 1: distorsione di grado lieve;
  • 2: lesione moderata con interessamento dei legamenti;
  • 3: severa distorsione con lesioni massiva dei legamenti;

Nel caso sia presente un ematoma, accompagnato da dolore alla palpazione della testa del perone ed una positività al test del cassetto anteriore, esiste la probabilità di un lesione dei legamento laterali della caviglia.

Il legamento peroneo astragalico anteriore (LPAA) è la struttura legamentosa più frequentemente interessata nelle distorsioni laterali di caviglia.

L’anterior drawer test è il test clinico più sensibile per valutare il LPAA. Se non è presente il “sulcus sign” durante l’esecuzione dell’anterior drawer test, la probabilità di una lesione è bassa.

La sensibilità (84%) e la specificità (96%) dell’esame clinico con l’utilizzo del test del cassetto anteriore (anterior drawer test)  sono ottimizzati se la valutazione clinica viene effettuata tra il quarto e quinto giorno post infortunio.

L’ecografia  è molto sensibile (92%) ma poco specifico  (64%), essendo operatore dipendente e sonda dipendente.

In caso del sospetto di un importante coinvolgimento legamentoso, difetti osteocondrali, lesioni sindesmosiche  e fratture occulte è consigliato l’utilizzo di una risonanza magnetica (RMN), grazie alla sua eccellente sensibilità (93 – 96%) e specificità ( 100%).  Tuttavia, è sufficiente la valutazione clinica  a 5 – 6 giorni dall’evento traumatico, vista la sua sensibilità e specificità.

TRATTAMENTO della distorsione laterale di caviglia

  • RICE: riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione. Il protocollo RICE è un metodo di trattamento conservativo che non è stato ad oggi rigorosamente studiato e di conseguenza la sua efficacia rimane oggi dubbiosa. I Singoli elementi del ghiaccio e della compressione sono stati oggetti di numerosi indagini scientifiche, tuttavia c’è poco sostegno scientifico  per la loro efficacia nel ridurre i sintomi associati ad una distorsione laterale di caviglia.

Non vi sono indicazioni che l’uso del ghiaccio possa aumentare la funzionalità, nonché diminuire il dolore ed il gonfiore dopo distorsione laterale di caviglia.

Se combinato con l’esercizio terapeutico, produce migliori benefici in termini di riduzione del gonfiore, cosi come nel miglioramento della funzionalità, rispetto al solo ghiaccio.

L’efficacia della terapia compressiva a seguito di distorsione laterale di caviglia è anch’essa limitata.

  • L’UTILIZZO DEI FANS: i farmaci antinfiammatori non steroidei sono comunemente prescritti per quei pazienti che hanno subito una distorsione laterale di caviglia, con lo scopo principale di ridurre l’infiammazione e quindi il dolore.

L’uso di farmaci FANS per via orale o per via topica comporta una riduzione del dolore nel breve termine (<14 giorni) senza aumentare significatamente il rischio di eventi avversi se comparato con trattamento placebo.

 

Il celecoxib 200mg (FANS non selettivo) non era inferiore all’ ibuprofene o al diclofenac nella gestione del dolore a seguito di distorsione laterale di caviglia.

Il diclofenac ha mostrato risultati migliori rispetto al piroxicam ed all’ibuprofene nei primi due giorni dopo il trauma.

Il paracetamolo sembra essere altrettanto efficace dell’uso dei FANS sia per il dolore che per il gonfiore.

Gli analgesici oppioidi sono ugualmente efficaci per alleviare il dolore, ma portano ad un maggiore  effetti collaterali.

L’uso dei FANS potrebbe ritardare il processo di guarigione poiché l’infiammazione soppressa dai FANS è una componente necessario di recupero dei tessuti lesionati.

L’IMMOBILIZZAZIONE

Un minimo di 4 settimane di immobilizzazione a seguito di una distorsione laterale di caviglia si traduce in esiti sfavorevoli se comparato con un supporto funzionale ed esercizi terapeutici della durata di 4 – 6 settimane.

Evidenze più recenti hanno mostrato che un breve periodo di immobilizzazione (<10giorni) con un supporto rigido può rappresentare un valore aggiunto nel trattamento di una distorsione laterale di caviglia poiché in grado di diminuire l’edema ed il dolore e migliorare la funzionalità.

L’uso di un supporto funzionale assieme all’esercizio terapeutico si preferisce  alla sola immobilizzazione nella gestione clinica di una distorsione laterale di caviglia.  Se l’immobolizzazione viene applicata per trattare il dolore e l’edema, questa non dovrebbe superare i 10giorni, passati i quali il trattamento più funzionale con l’esercizio terapeutico deve essere intrapreso.

SUPPORTO FUNZIONALE

  • I supporto funzionali sotto forma di tutori o tape sono spesso utilizzati nella pratica clinica a seguito di una distorsione laterale di caviglia.
  • Questi supporti esterni differiscono dall’immobilizzazione rigida consentendo al paziente di caricare gradualmente i tessuti danneggiati evitando di dargli un eccessivo stress.
  • Un trattamento con qualsiasi tipo di tape o supporto sembrerebbe essere maggiormente più efficace rispetto al trattamento senza un adeguato supporto alla caviglia, come un bendaggio compressivo o…

L’ESERCIZIO TERAPEUTICO

Una terapia basata sull’esercizio terapeutico dovrebbe essere prescritta per il pieno recupero della funzionalità articolare.

Programmi di esercizi terapeutici principalmente consistono in protocollo di esercizi neuromuscolari e di propriocezione.  Iniziati sin da subito, quindi nella fase acuta di una distorsione laterale di caviglia, sono risultati essere efficaci sia per il recupero e sia per ridurre la prevalenza di recidive.

Gli esercizi svolti sotto supervisione hanno mostrato maggiori benefici  nei pazienti con distorsione laterale di caviglia severa rispetto ad una distorsione lieve, e se comparata con la somministrazione di esercizi da fare a casa.

MOBILIZZAZIONI MANUALI

La mobilizzazione manuale articolare produce nel breve termine un incremento della dorsi flessione di caviglia a seguito di una distorsione laterale di caviglia ed una significativa riduzione del dolore.

La combinazione di terapia manuale ed esercizi produce outcome migliori se comparata solo agli esercizi.

TRATTAMENTO CHIRURGICO

La terapia chirurgica a seguito di distorsione laterale di caviglia è stata una procedura ampiamente utilizzata fintanto che non è stato riconosciuto al trattamento conservativo la capacità di produrre gli stessi risultati e considerato che non tutti i pazienti richiedono un intervento chirurgico per risolvere l’infortunio.

Oggi giorno la chirurgia è riservata solo a colore che presentano un’instabilità cronica di caviglia a seguito di distorsione laterale di caviglia, soprattutto a seguito di un fallimento del trattamento conservativo.

Nonostante un buon esito clinico  della chirurgia sia nell’instabilità cronica di caviglia e sia in caso di  rottura completa del legamento il trattamento conservativo rimane ad oggi la prima scelta in quanto non per tutti i pazienti è richiesto l’intervento chirurgico , ed anche per evitare l’esposizione chirurgica non necessario con il rischio oltresì di complicazioni. Tuttavia negli atleti professionistici il trattamento chirurgico può essere il preferito per favorire un più rapido ritorno in campo.

ALTRE TERAPIE

Altre modalità di trattamento frequentemente meno usate non sempre mostrano un beneficio.

Per esempio, nessun effetto sul dolore, sull’edema, sulla funzione e sul ritorno in campo è stato mostrato per l’ultrasuono, la laser terapia, l’elettroterapia e l’onda d’urto nel trattamento acuto di distorsione laterale di caviglia.

L’evidenza sull’agopuntura è inconcludente per quanto riguarda l’efficacia del trattamento, a causa dell’eterogeneità tra gli studi.

Un piccolo studio di corte  ha indicato come la terapia vibrazionale locale possa risultare efficace a seguito di distorsione laterale di caviglia nell’aumentare la dorsi flessione e l’eversione di caviglia e nel diminuire la sensazione di rigidità.

PREVEZIONE

Supporto funzionale: l’uso di un supporto funzionale o tape  riduce il rischio sia una una distorsione laterale di caviglia e sia di recidive, specialmente in coloro che praticano attività agonistica. Ciononostante il tape non mostra benefici sulla propriocezione nei pazienti che hanno subito una distorsione laterale di caviglia  o che hanno un’instabilità laterale di caviglia.

L’esercizio terapeutico: l’allenamento della coordinazione e dell’equilibrio si sono dimostrati efficaci nel prevenire ricorrenti distorsioni di caviglia. Una terapia basato sull’esercizio terapeutico produce un effetto di protezione maggiore rispetto a terapie convenzionali sulla prevenzione di recidive.  Si consiglia di iniziare il prima possibile una terapia basata sull’esercizio terapeutico sin dai primi giorni della prima distorsione laterale di caviglia per evitare il rischio di recidiva.

Le scarpe: non esistono, ad oggi, conclusioni evidenti sul ruolo della calzatura nella prevenzione delle distorsione laterali di caviglia.  Indossare scarpe basse o aderenti non ha mostrato nessun beneficio in termini di prevenzione.

RIPRESA SPORTIVA

Una distorsione laterale di caviglia comporta molteplici problemi come i disturbi della propriocezione. Questi ultimi sembrerebbero provenire dal sistema nervoso centrale al di sopra del livello del riflesso spinale, causando un’instabilità funzionale. Essendo presenti deficit di forza importante si consiglia un trattamento funzionale precoce che comprenda esercizi di propriocezione,  esercizi di controllo neuro muscolare ed esercizi di forza muscolare

I soggetti che hanno subito una distorsione laterale di caviglia  devono essere considerati come un sistema adattativo complesso (CAS). Di conseguenza, i criteri per stabilire il RTS devono prendere in considerazione numerosi e complessi fattori intrinseci ed estrinseci che interagiscono tra loro a livelli e tempi differenti.

La decisione che permetterà all’atleta di fare ritorno in campo dovrà basarsi su variabili cliniche, funzionali, sport specifiche e psicosociali e non sul tempo trascorso dall’infortunio. 

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legamento crociato anteriore, quando ritornare a correre?

legamento crociato anteriore, quando ritornare a correre?

Dopo un intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA), un traguardo importante è rappresentato dalla corsa. La corsa è una chiave importante per permettere all’atleta di fare ritorno alla pratica sportiva.

La corsa pone il ginocchio ad un carico relativamente modesto. Tuttavia, una sua ripresa richiede delle capacità da parte del ginocchio che stanno alla base di una riabilitazione sia prococe, con esercizi di range of motion attivi per esempio o esercizi di contrazione isometrica, che di una riabilitazione più avanzata, rappresentata da esercizi funzionali e sport specifici (sprint, pivot, cutting).

QUANDO POSSO TORNARE A CORRERE?

Vi è una mancanza di informazioni riguardo a tale argomento, ovvero quando l’atleta, sottoposto ad intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore, possa ritornare a correre.  Una riabilitazione di alta qualità influenza gli outcome funzionali ma allo stesso tempo un ritorno prematuro allo sport aumenta il rischio di re infortunio.

Come riporta anche il collega Samuele Passigli, un recente studio di Ebert et al. (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28916871) ha evidenziato come molti atleti ricevono una riabilitazione insufficiente (troppo breve o inadeguata) dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA). Solo il 5% degli atleti amatoriali riceve una riabilitazione che segue le linee guida basate sull’evidenze scientifiche (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27539507): almeno 6 mesi di riabilitazione che comprenda anche esercizi di agilità e di atterraggio dal salto e un ritorno allo sport (RTS) strutturato.

TI SEI APPENA OPERATO AL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE E PRATICHI SPORT AD ALTO LIVELLO?

Recentemente è stata pubblicato una linea guida di criteri clinici che possano aiutare fisioterapisti ed altre figure professionali a stabilire quando un atleta possa riprendere a correre.

Ecco i risultati:

  • il tempo medio di ritorno alla corsa è stato di 12 settimane post intervento. Studi precedenti o datati mostravano un tempo di ritorno superiore alla media a dimostrazione del fatto che con il tempo gli approcci riabilitativi sono cambiati.
  • ROM completo, sia in flessione che in estensione, o deficit massimo del 5% rispetto al contro laterale.
  • Dolore inferiore a 2 nella scala VAS.
  • Prove di isometric quadriceps limb symmetry index, TEST LSI > 70 rispetto al contro laterale
  • isokinetic quadriceps and hamstring strength LSI>70%;
  • Test hop test LSI>70% rispetto al controlaterale

 

Oltre a questi test che valutano alcuni dei requisiti fisici per la corsa altri test funzionali, come l’Y-balance test, oppure il  modified Star Excursion Balance, lo squat a 45 ° di flessione del ginocchio, eseguiti senza perdita di equilibrio e senza ginocchio dinamico valgo, o step-up-and holds,

possono essere test appropriati per valutare la qualità del movimento e per determinare se il paziente è pronto a ritornare a correre.

 

TI SEI APPENA OPERATO AL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE E PRATICHI SPORT AD ALTO LIVELLO?

NON RIFIUTARTI DI LEGGERE QUANTO SCRITTO QUA SOTTO!
LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE: LO SAPEVI CHE…
  1. Le lesioni del legamento crociato anteriore (LCA) sono un infortunio frequente nella popolazione attiva e negli USA sono stimate circa 200.000 ricostruzioni chirurgiche ogni anno? Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2005 sono state eseguite 21.621 interventi chirurgici.
  2. La ricostruzione del legamento crociato anteriore è un comune trattamento per tutti gli atleti che si infortunano a livello del ginocchio? L’incidenza di un infortunio al legamento crociato anteriore in assenza di un trauma diretto sembra essere maggiore negli atleti di età compresa tra i 15 ed i 40 anni e che praticano sport in cui richiedono rotazioni di ginocchio continue, come calcio, pallacanestro, sci e pallavolo.
  3. Ogni anno, circa il 3% degli atleti amatoriali si infortuna al legamento crociato anteriore? e che questa percentuale sale al 15% se si alza il livello a professionistico?
  4. Che il sesso femminile ha più del doppio la probabilità di subire un infortunio rispetto al sesso maschile?

Le raccomandazioni di Physiotherapy

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  • Sport Physiotherapist
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  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
Fibromialgia: un valido aiuto

Fibromialgia: un valido aiuto

FIBROMIALGIA: Definizione e Patogenesi

La fibromialgia è un disturbo cronico caratterizzato da un generalizzato dolore muscolo scheletrico e da altri comuni sintomi quali fatica, disordini del sonno, depressione ed ansia eccessiva.

La patogenesi della Fibromialgia non è ancora ben compresa ma viene considerata essere, da alcuni ricercatori, un disturbo neurobiologico causato da un abnorme processazione del dolore.

A seguito della mancanza di marketer che possano identificare questo disturbo, la diagnosi è fatta attraverso un accurato esame clinico, secondo le linee guida dell’American College of Rheumatology.

Fibromialgia e trattamento

Dato che la fibromialgia non presenta cure, i trattamenti sono palliative, con un approccio multidisciplinare che richiede l’uso di farmaci, esercizio fisico e trattamento della sfera psicologica.

L’esercizio fisico è fortemente raccomandato in diversi studi e nelle linee guida per il trattamento della fibromialgia soprattutto gli esercizi aerobici, di resistenza ed esercizi in acqua.

Recentemente è stata presa in esame la relazione tra l’esercizio fisico e la fibromialgia e come l’allenamento della forza possa produrre dei maggiori risultati rispetto ad altre modalità di esercizio fisico.

Diversi studi hanno mostrato come gli esercizi di forza possano produrre risultato favorevoli sul dolore, sulla qualità del sonno, sulla depressione e sul numero di tender point.

L’analisi di questi studi ha rilevato come gli esercizi di forza possano ridurre la sintomatologia caratteristica di una persona con fibromialgia, andando a migliorare la capacità funzionale e e la qualità della vita indipendentemente dal tipo di esercizio utilizzato.

Gli studi in esame utilizzavano protocolli di lavoro partendo dal 40% di 1RM fino ad arrivare all’85%. Gli esercizi comprendevano sia l’utilizzo delle macchine e sia gli esercizi a corpo libero coinvolgendo contemporaneamente diversi gruppi muscolari.

  • Il dolore è stata la variabile maggiormente studiata, mostrando una significativa riduzione dopo un protocollo di lavoro sulla forza muscolare della durata dalle 16esima e 21esima settimana.
  • La variabile psicologica maggiormente investigata è stata la depressione. Diversi studi hanno mostrato una riduzione dei sintomi della depressione dopo un programma di lavoro centrato sulla forza muscolare.
  • Sono stati analizzato anche i risultati relativi alla qualità del sonno: i disordini del sonno si sono ridotti dopo tale programma. Di conseguenza anche il dolore è diminuito. Gli studi di Ericsson hanno inoltre reso noti come i programmi basati sulla forza abbiano prodotto risultati migliori rispetto a sessioni di rilassamento.
  • Un ulteriore variabile indagata è stato l’intervallo della frequenza cardiaca. Alcuni studi suggeriscono una relazione tra la fibromialgia ed una disregolazione del sistema nervoso centrale, causando una dinfunzione autonomica che induce la comparsa si alcuni sintomi come ansia e fatica. Alcuni ricercatori hanno sottoposto i pazienti a 16 settimane di esercizio fisico intenso e ciò ha prodotto miglioramento nell’intervallo della frequenza cardiaca, nell’attività del parasimpatico e nella riduzione del dolore.

Relativamente alla sessione sulla forza, è stato osservato che non esisteva uno specifico protocollo per le persone con fibromialgia, perciò gli autori di questi studi utilizzavano un proprio protocollo di lavoro.

  • Jones et al. Sottoponeva i pazienti ad una serie di 4-5 ripetizioni incrementando progressivamente il lavoro fino a 12 ripetizioni.
  • Questo protocollo era simile a quello utilizzato da Bircan et al. che istruiva i pazienti ad eseguire una serie di 4 ripetizioni incremento il numero fino a 12.

In entrambi i studi l’intensità di lavoro raggiunta è stata l’80% di 1RM alla fine della sessione di lavoro.

Questi studi hanno rilevato che pazienti con fibromialgia aveva una minore forza ed una ridotto capacità funzionale rispetto ai soggetti sani della stessa età. La ridotta forza muscolare nei pazienti con fibromialgia può essere riconducile alla presenza di una sintomatologia dolorosa.

Se la pratica clinica non segue le linee guida basate sull’evidenze, non offriamo il meglio ai nostri atleti. PHYSIOTHERAPY segue sempre queste linee guida!

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Rizoartrosi: una valida soluzione per togliere il dolore

Rizoartrosi: una valida soluzione per togliere il dolore

RIZOARTROSI: DEFINZIONE

L’articolazione carpo metacarpale ( trapezio-metacarpica) del pollice gioca un ruolo estremamente importante nella funzionalità della mano. Essa è facilmente soggetta ad artrosi (rizoartrosi), la più comune malattia degenerativa delle articolazioni che si manifesta già a partire dalla maggiore età.

Essa rappresenta il risultato di un complesso sistema di interazioni meccaniche, biologiche, biochimiche, molecolari ed enzimatiche che hanno come risultato finale il deterioramento del tessuto articolare.

E’ un disordine dell’articolazione sinoviale caratterizzato da aree di distruzione focale della cartilagine articolare (che radiologicamente s’esprime con l’assottigliamento della cartilagine), da rimodellamento dell’osso sub condrale (che si esprime con la sclerosi, la formazione delle cisti e degli osteofiti), dall’infiammazione cronica della sinovia e dalla retrazione fibrotica della capsula articolare.

RIZOARTROSI: CARATTERISTICHE CLINICHE

La rizoartrosi costituisce il 10% delle localizzazioni artrosiche e colpisce soprattutto le donne. Il paziente che più comunemente presenta l’interessamento dell’articolazione basale del pollice, è una donna, di età compresa tra i 50 e i 70 anni, con dolore sulla porzione radiale della mano o del pollice a insorgenza insidiosa; la durata varia da alcuni mesi a svariati anni.

I pazienti con rizoartrosi si riscontrano facilmente nella pratica clinica, in cerca di cure per ridurre il loro dolore e per migliorare la funzionalità quotidiana.

LA GIUSTA TERAPIA FISIOTERAPICA

Le tipiche tipologie di terapie fisioterapiche adottate per la gestione di questi pazienti includono la terapia manuale e l’esercizio terapeutico.

Le tecniche di terapia manuale utilizzate comprendono sia tecniche articolari passive e sia tecniche di neuro dinamica, ovvero tecniche di mobilizzazione neurale.

Studi recenti hanno dimostrato che 4 – 6 sedute fisioterapiche di mobilizzazioni eseguite con una frequenza di 2 volte a settimane sono in grado di ridurre il dolore  (specie alla pressione) e la funzionalità, rispetto ad altri tipi di trattamento.

 

Nel caso di una condizione dolorosa cronica, la mobilizzazione del nervo è in grado di produrre una significativa ipoalgesia meccanica ed un aumento della forza di presa nei pazienti con rizoartrosi, ed è quindi  considerato un valido strumento terapeutico nei pazienti con rizoartrosi in cui vi è anche una condizione di sensibilizzazione centrale e periferica.

Per quanto riguarda le tecniche di terapia manuale ortopediche queste sono ampiamente utilizzate nella gestione clinica  dei pazienti che presentano una rizoartrosi. Tecniche di mobilizzazioni articolari, trazioni e tecniche di glide sono spesso usati per allungare la capsula articolare e per recuperare i movimenti accessori, al fine di ridurre il dolore e migliorare l’escursione articolare.

Gli esercizi hanno lo scopo di migliorare l’escursione articolare libera dal dolore, incrementare la forza, mantenere la stabilità articolare ed evitare deformazioni del pollice.

Un ulteriore studio ha dimostrato come un trattamento multimodale comprensivo di  tecniche di mobilizzazione articolare, tecniche di neuro dinamiche ed esercizi terapeutici, della durata di 12 sedute con una frequenza di 3 sedute a settimana, possa produrre risultati importanti in termini di riduzione del dolore e ripristino della funzionalità.

Questo approccio prevedeva:

  • Tecniche di terapia manuale, ovvero distrazione e glide postero anteriore (3 minuti di trattamento ripetuto per 3 volte);
  • Tecniche di neuro dinamica sul nervo mediano e sul nervo radiale in slider: è una manovra che ha lo scopo di produrre un movimento di scivolamento della struttura neurale in relazione ai tessuti anatomici adiacenti. Durata della tecnica: due serie da 5 minuti ognuna, con pausa di 1 minuto tra ogni serie.

Se la pratica clinica non segue le linee guida basate sull’evidenze, non offriamo il meglio ai nostri atleti. PHYSIOTHERAPY segue sempre queste linee guida!

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