Il GOMITO del Tennista…anzi no! Chiamiamola Tendinopatia Laterale di Gomito.

Il GOMITO del Tennista…anzi no! Chiamiamola Tendinopatia Laterale di Gomito.

Sempre più frequentemente le persone si rivolgono a figure medico/sanitarie (medici/fisioterapisti) per un quadro clinico doloroso alla porzione laterale di gomito che è diagnosticato con il nome di “gomito del tennista”. 

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sia in termini di nomenclatura sia in termini d’inquadramento clinico; in letteratura vi è molta confusione al riguardo: chi definisce questa condizione epicondilite laterale, chi tendinopatia di gomito, chi gomito del tennista e cosi via… iniziamo subito dicendo che questo quadro doloroso è infrequente nei tennisti (soprattutto se si parla di tennisti d’elite, dove la cura del dettaglio inteso come gesto tecnico e materiali è massima) ma colpisce prevalentemente la popolazione lavoratrice in particolar modo chi usa oggetti superiori ad un kg per più di 2 ore al giorno e chi compie movimenti di precisone con le mani (tipo elettricisti). 

 

Andiamo a vedere qualche dato epidemiologico: 

  • il 40% della popolazione ha avuto almeno un episodio nella vita di dolore laterale di gomito quindi 4 persone su 10
  • fascia d’età : 35-50 anni
  • 1-10% della popolazione generale
  • 4-7 pazienti su 1000 si rivolgono allo specialista
  • il 17 % popolazione di lavoratori ( macellai, idraulici, elettricisti)
  • arto dominante maggiormente colpito.
  • maggior severità e cronicità nel sesso femminile
  • non ci sono grandi differenze tra sesso maschile e femminile 

Quali sono le caratteristiche cliniche? 

Tendenzialmente il soggetto si presenta con un dolore nella porzione laterale del gomito che può proiettarsi sulla superficie dorsale dell’avambraccio, questo dolore può limitare in maniera significativa le attività lavorative e ludico/sportive; spesso si associa anche ad un deficit della forza di presa. Spesso il dolore si presenta in seguito a intensi sforzi/sovraccarichi, il dolore si manifesta inizialmente a inizio attività per poi scomparire gradualmente durante lo sforzo fisico (effetto warm up), successivamente il dolore è presente ad inizio attività e non si modifica con il riscaldamento per poi scomparire a riposo; infine il dolore è presente anche a riposo.  

Ma perché un gomito dovrebbe far male? E perché questo dolore tende a persistere? 

Fino a poco tempo fa il clinico si basava su un Modello Pato-meccanico per la quale il dolore tendineo era associato ad una patologia tissutale locale e la severità del dolore era intimamente dipendente al grado di alterazione strutturale evidenziato con l’imaging.  Negli ultimi anni la ricerca ha reso debole tale modello mostrando che: 

  1. il quadro di disorganizzazione in imaging non è correlato al grado di intensità del dolore
  2. il 59% dei tendini asintomatici mostrano anomalie strutturali
  3. i tendini possono essere dolorosi anche se appaiono normali in imaging 

Per tutto questo si è passati verso Modello integrativo che considera sia la struttura sia l’aspetto Bio Psico Sociale, quindi più specificatamente va a incorporare sia problematiche locali del tendine che problematiche del controllo motorio (deficit propriocettivi, di endurance, alterazioni posturali, alterazioni di attivazione muscolare) ed infine modifiche del sistema di controllo del dolore. 

Come s’inquadra un paziente con dolore laterale di gomito? 

In primis sarà importante una corretta valutazione del paziente, valutazione in toto che non riguarda solo il gomito ma tutto il quadrante superiore (spesso problematiche di spalla possono riferire al gomito, problematiche biomeccaniche di spalla/polso possono determinare modifiche di carico/forze torcenti a livello del gomito); un altro aspetto fondamentale del processo valutativo sarà quello di escludere patologie gravi (red flags). La valutazione prevede: 

 

  1. raccolta anamnestica: attività lavorativa/sportiva, tipologia del dolore (profondo, superficiale, sordo, acuto, localizzato diffuso etc..), sede del dolore.
  2. esame fisico: un articolo del 2014 sulla ricerca dell’accuratezza diagnostica dei test di provocazione nel dolore laterale di gomito ha evidenziato che il test di Cozen, il test di Maudsley ed il Pain-Free Grip Test sono i test migliori per escludere una problematica tendinea.

 

Una volta inquadrato il problema, come lo risolvo? 

È importante sapere che il trattamento non chirurgico “ideale” non esiste! Occorre impostare un trattamento multimodale che attraverso l’esercizio terapeutico e la terapia manuale garantisce il ripristino della funzione e dell’attività della struttura. Il trattamento multimodale prevede esercizi di gestione del carico abbinato a manipolazioni cervicali (HVLA), mobilizzazioni del gomito (MWM), tecniche di neurodinamica e tecniche fasciali. 

In cosa consiste l’ESERCIZIO TERAPEUTICO? 

Cosa fondamentale è ridurre il più possibile il riposo, favorendo esercizi a basso carico che vadano gradualmente ad aumentare la forza statica (esercizi isometrici) e dinamica (training di rinforzo concentrico/eccentrico), esercizi di controllo motorio e forza dell’arto superiore (in particolar modo trapezio medio/inferiore ed extrarotatori di spalla), fino ad arrivare ai task funzionali che prevedono attività di gesto sport specifico e/o situazioni di vita quotidiana. Come fare tutto questo, quindi che tipo di esercizio proporre, con che frequenza, a che intensità etc nessuno può dircelo, è tutto in mano all’esperienza del clinico e al paziente che troverà di fronte. Occorre lavorare sempre ad un carico ottimale, ma il carico ottimale non è preimpostato, tendenzialmente in una scala di dolore numerica (NPRS) che va da 0 nessun dolore a 10 massimo dolore mai provato, il carico ottimale s’instaura nell’esercizio che determina un NPRS 4/5. L’esercizio è importante perché 

  • stimola il rimodellamento tendineo
  • produce risposte muscolari adattative
  • produce effetto analgesico locale  

ATTENZIONE però al FINTO “gomito del tennista”!!! 

Recenti studi ci dicono che molti pazienti con dolore laterale di gomito, resistenti alle canoniche terapie conservative, non hanno una problematica tendinea bensì intra-articolare (sinoviti, condropatie capitellari, ballottamento radiale) e quindi una micro-instabilità di gomito

Sarà quindi importante una corretta diagnosi differenziale, perché il paziente si reca dal fisioterapista per un dolore al gomito in accesso diretto ed è compito del clinico identificare se realmente è una condizione tendinea o articolare. 

Le problematiche intra-articolari sono molto subdole, generalmente il paziente si reca in visita con una serie di sintomi clinici e segni secondari che non sono l’espressione diretta di un quadro instabile ma sono l’espressione indiretta di una sofferenza tissutale, perché sono i tessuti molli (tendini-muscoli) le prime strutture a vicariare un deficit articolare e quindi è possibile che il paziente riferisca sintomi dalle caratteristiche cliniche di una tendinopatia ma non sia realmente così. 

Com’è possibile fare diagnosi differenziale? 

Esistono due test recenti, il SALT (supination and anterolateral pain test) ed il PEPPER test (posterior elbow pain by palpation while extending radiocapitellar joint) che vanno ad identificare problematiche sinovitiche (il SALT test) e condropatie capitellari (PEPPER test); inoltre l’imaging può dare una mano nella corretta identificazione del problema (in particolar modo Risonanza Magnetica ed esame artroscopico).

Dr. Ceccarelli Claudio

  • Fisioterapista, Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT)
  • Docente a contratto Università di Pisa, Master in Fisioterapia Sportiva
  • Assistente alla Didattica presso l’Università di Roma “Tor Vergata”, Master in Terapia Manuale Ortopedica Applicata alla Fisioterapia
Incontinenza urinaria nella donna

Incontinenza urinaria nella donna

CONTINENZA URINARIA NELLA DONNA

Cos’è e come curarla…

 

Secondo la Società Internazionale della Continenza (ICS) l’

incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina attraverso l’uretra obiettivamente dimostrabile e di grado tale da costituire un problema igienico e sociale.

L’incontinenza urinaria colpisce in Italia oltre 2 milioni di donne tra i 35 e i 65 anni di età; la sua incidenza aumenta con l’avanzare dell’età e con il raggiungimento della menopausa.

Oltre all’età esistono però altri fattori predisponenti questa condizione, come ad esempio il numero di gravidanze, la menopausa, l’obesità, fattori occupazionali, pregressa chirurgia sull’utero, radioterapia, malattie neurologiche o psichiatriche e alcuni tipi di farmaci.

Esistono tre principali forme di incontinenza:

  • Incontinenza da sforzo: ovvero la perdita involontaria di urine sotto sforzo o in associazione con esercizio fisico, colpo di tosse, starnuto o risata. Rappresenta la forma più comune tra le donne
  • Incontinenza da urgenza: perdita involontaria di urine accompagnata o immediatamente preceduta dalla voglia impellente di urinare
  • Incontinenza mista: combinazione di incontinenza da sforzo e da urgenza

COME SI MANIFESTA?

Ecco qualche domanda utile sui sintomi più comuni dell’incontinenza urinaria. Questi quesiti possono aiutarti a capire se hai disturbi di continenza e se devi rivolgerti a un professionista sanitario specializzato:

  • Quando tossisci o fai uno sforzo ti capita di perdere qualche goccia di urina?
  • Devi correre in bagno ogni una o due ore?
  • Spesso non riesci ad arrivare in tempo al bagno senza bagnarti?
  • Quando urini devi spingere con la pancia o aspettare un po’ di tempo prima che l’urina esca?

Se le risposte a queste domande sono positive, allora potresti aver bisogno di fare una valutazione specialistica. Nella maggior parte dei casi, ad una valutazione mirata del pavimento pelvico lo specialista apprezzerà un ipotono dei muscoli del pavimento pelvico sul quale è necessario intervenire.

I RIMEDI

Perché scegliere la riabilitazione?

Attualmente esistono numerose e diverse metodiche di trattamento dell’incontinenza, l’approccio conservativo e non invasivo della riabilitazione dal pavimento pelvico, l’approccio farmacologico, quello chirurgico e le stimolazioni percutanee.

La riabilitazione del pavimento pelvico prevede un insieme di tecniche e strumenti utilizzabili per il trattamento della continenza ed ha il vantaggio di essere personalizzabile, priva di effetti collaterali, ripetibile, indolore e di documentata efficacia (successo nell’80-95% dei casi).

Tra le tecniche che un fisioterapista specializzato dispone troviamo:

  • specifici esercizi di rinforzo muscolare che hanno lo scopo di determinare un incremento del tono e trofismo muscolare, con conseguente aumento della pressione di chiusura uretrale, stabilizzazione e resistenza al movimento verso il basso
  • tecniche di biofeedback tattili e visive
  • coni vaginali
  • elettrostimolazione

I più recenti studi di alta qualità raccomandano alle donne con incontinenza urinaria da stress o mista, come trattamento di prima scelta, un programma riabilitativo di esercizi con supervisione di un fisioterapista specializzato, della durata di almeno tre mesi consecutivi.

 

Bibliografia:

  1. Cartabellotta et al. Diagnosi e terapia dell’incontinenza urinaria femminile. Evidence. Marzo 2014
  2. Biagina Ramundo Statica pelvica e perdita di funzioni. Giornata nazionale dedicata alla salute della donna. Aprile 2016

3.    National Collaborating Centre for Women’s and Children’s Health (UK) Urinary Incontinence in Women: The Management of Urinary Incontinence in Women. Sep 2013

ERICA GIOVANNELLI

Laureata in Fisioterapia presso Università Di Pisa

  • Esperta nel trattamento della sindrome del dolore pelvico cronico
  • Fisioterapista dei disturbi del tratto genito-urinario femminile e maschile
  • Trattamento della dissinergia del pavimento pelvico

Artrosi al ginocchio? Non allarmarti!

ARTROSI AL GINOCCHIO? NON ALLARMARTI! 

NON RIESCI PIÙ A CAMMINARE COME UNA VOLTA?

SALIRE E SCENDERE LE SCALE E’ ORAMAI DIVENTATO UN PROBLEMA?

L’ARTROSI AL GINOCCHIO NOI LO TRATTIAMO QUOTIDIANAMENTE.

O MEGLIO: TRATTATIAMO QUOTIDIANAMENTE PAZIENTI CON DOLORE ARTICOLARE ALLE GINOCCHIA.

Cos’è l’artrosi? 

L’artrosi  (OA – osteoartrosi) è la più comune malattia degenerativa delle articolazioni che si manifesta già a partire dalla maggiore età.   E’ la risultato di un complesso sistema di interazioni meccaniche, biologiche, biochimiche, molecolari ed enzimatiche che hanno come risultato finale il deterioramento del tessuto articolare. 

E’ un disordine dell’articolazione sinoviale caratterizzato da aree di distruzione focale della cartilagine articolare (che radiologicamente s’esprime con l’assottigliamento della cartilagine), da rimodellamento dell’osso sub condrale (che si esprime con la sclerosi, la formazione delle cisti e degli osteofiti), dall’infiammazione cronica della sinovia e dalla retrazione fibrotica della capsula articolare.

Poiché l’articolazione del ginocchio è una struttura complessa che comprende oltre ai tessuti articolari veri e propri (capsula, sinovia, menischi e legamenti) anche tessuti non articolari (l’osso adiacente, la cartilagine, i legamenti, le borse mucose ed i vasi), quello che sul piano clinico chiamiamo DOLORE ARTICOLARE è patogeneticamente un dolore che origina dalle varie strutture assemblate a formare l’articolazione 

Le problematiche che colpiscono il ginocchio hanno come risultato un aumento degli oneri economici in termini di utilizzo di farmaci, come FANS o analgesici oppioidi,  e di iniezioni intra articolari o  trapianti di cartilagine. 

La fisioterapia si è conquistata nel corso degli anni un ruolo di protagonista nella gestione delle problematiche di natura muscolo scheletriche a livello del ginocchio, per conferire sollievo dal dolore e per il ripristino della funzionalità articolare. Questa fisioterapia comprende esercizi terapeutici a carico graduale progressivo (con contrazioni isometriche ed isotoniche), esercizi di flessibilità ed esercizi aerobici.

Una mano al vostro ginocchio: con la TERAPIA MANUALE 

La terapia manuale è una comune tipologia di trattamento in aumento e molti paesi la includono nelle linee guida nazionali per il trattamento dei disordini muscolo – scheletrici. 

Tutte le nostre tecniche manuali vengono utilizzate secondo un ragionamento clinico, inserite in un contesto di evidence – based – practice. 

La terapia manuale a livello del ginocchio,  che  include tecniche pratiche di mobilizzazione dei tessuti molli e dei tessuti articolari, è in grado di modulare il dolore attraverso i suoi effetti neurofisiologici,  migliorare l’estensibilità dei tessuti e il movimento articolare, fisiologico ed accessorio.

L’uso delle varie tecniche di terapia manuale nel campo delle lesioni osteo-muscolo-articolari  sta diventando popolare nel campo della terapia manuale nei paesi anglosassoni.

 

In che cosa consiste?

Il trattamento consiste nel riposizionamento passivo articolare associato al movimento attivo.

Secondo Mulligan due solo le  cause alla base dell’insorgenza del dolore e della perdita di movimento articolare:

  1. Un errore posizionale delle superfici articolari che causa la comparsa dei sintomi
  2. Un errore di traiettorie per cui durante il movimento le superfici articolari non scorrono nel corretto e normale solco.

Il trattamento consiste nel riposizionamento passivo articolare associato al movimento attivo.

Consistono nell’applicazione di una mobilizzazione passiva mantenuta costantemente dal fisioterapista sulla componente accessoria del movimento articolare, mentre il paziente esegue il movimento attivo precedentemente alterato.

La mobilizzazione viene direzionata secondo l’asse di movimento fisiologico dell’articolazione. Il fisioterapista dovrà selezionare in maniera specifica la direzione e la quantità di forza necessaria a correggere il movimento articolare alterato. Una delle componenti chiave delle MWM e del Mulligan Concept è far si che il dolore venga sempre ridotto e / o eliminato durante l’intera esecuzione della mobilizzazione. 

Diversi studi affermano che sia le mobilizzazioni di Mulligan e sia le mobilizzazioni di Maitland a livello del ginocchio possano contribuire nella riduzione del dolore e nel miglioramento della mobilità funzionale.  Questi interventi sono basati sugli stessi meccanismi fisiologici che hanno come risultato finale una riduzione del dolore.

 

10 Punti chiave per la gestione del tuo mal di schiena.

10 Punti chiave per la gestione del tuo mal di schiena.

Se sei preoccupato di un forte mal di schiena sappi che spesso  pensiamo possa essere molto più grave di quello che sembra.

Circa l’80% delle persone vivono un’esperienza simile di dolore nell’arco della vita, e nella maggior parte dei casi questi episodi si risolvono spontaneamente senza dover necessariamente fare ricorso all’assunzione di farmaci. 

Lo sapevi che la maggior parte degli attacchi di mal di schiena si risolvono spontaneamente nell’arco di 12 settimane? 

Per alcuni pazienti, tuttavia,  il dolore diventa cronico compromettendo seriamente la vita lavorativa e domestica.

 

LE RACCOMANDAZIONI DI PHYSIOTHERAPY  PER LA GESTIONE DEL MAL DI SCHIENA 

1 – Il riposo a letto viene considerato un trattamento inadeguato per favorire la risoluzione di un quadro doloroso, rallentando la ripresa;

2 – Riprendi quanto prima a svolgere le tue normali attività di vita quotidiana;

3 – Le evidenze  sempre più supportano una serie di programmi di esercizi come trattamento di prima scelta per  alleviare il mal di schiena.

4 – Un programma di esercizio, progettato da un fisioterapista altamente qualificato, incorpora sia un allenamento cardio vascolare e sia un programma per lo sviluppo della forza.

5 – Non esiste la postura ideale. al lavoro non è importante la postura, ma il tempo che passi in una determinata postura. cerca di cambiarla spesso, muoviti di più.

6 – Insegnare ai pazienti come affrontare la paura di muoversi. Continuare a muoversi è parte integrante del processo di guarigione

7 – L’ernia del disco è responsabile del vostro dolore nel 1 – 3% dei casi… quindi causa molto raramente il mal di schiena.

8- I miglior candidati alla chirurgia sono quei pazienti che presentano un quadro specifico ( si parla infatti di lombalgia specifica) ed identificabile con una patologia specifica, come tumore,  infezione od ernia del disco sintomatica (rara). Infatti spesso sono presenti ernie in soggetti senza dolore: l’ernia non giustifica il dolore ma rappresenta spesso un normale processo di invecchiamento della colonna!

9 – La risonanza magnetica aumenta il livello di disabilita’ perché spesso crea preoccupazioni sull’esito del referto. Spesso la risonanza magnetica fa emergere delle “anomalie” che sono presenti anche in soggetti senza dolore.

10 -Insegnare  ai pazienti quei processi neurobiologici e neurofisiologici che stanno alla base delle loro esperienze di dolorose per metterli nella condizione di comprendere perché hanno dolore e che molto spesso il dolore non ha niente a che fare con un tessuto lesionato o degenerato.

 

Soffri di mal di testa?

SOFFRI DI MAL DI TESTA?

Se per il tuo mal di testa ti han sempre e solo proposto un trattamento di tipo farmacologico, dovresti continuare a leggere quanto scritto qua sotto. Soprattutto se i farmaci che prendi fanno sempre meno effetto (o non fanno più effetto).

COS’È IL MAL DI TESTA?

Il mal di testa o cefalea è una condizione clinica frequentemente riscontrata nella pratica clinica medica e fisioterapica. Questo disturbo è molto comune perché interessa più della metà della popolazione mondiale e in base alle forme, ha un notevole impatto socio – economico negativo perché comporta disabilità, assenze lavorative, riduzione della produttività, spese mediche, cure varie e soprattutto alterazioni dello stile di vita e della sfera psico-emotiva.

 

PERCHÉ HO MAL DI TESTA?

Numerosi fattori possono attivare quei processi di irritazione e neuro-infiammazione che sono comuni a tutte le forme di mal di testa, quali: i disturbi del sonno e della sfera psicologica, l’ alimentazione o nutrizione scorretta, la presenza di altre patologie e soprattutto i disordini e dolori cervicali o mandibolari che son quelli meno considerati o proprio ignorati.

 

MAL DI TESTA E CERVICALE

E’ fondamentale che chi soffre di mal di testa valutare,  attraverso un Fisioterapista specializzato in disordini cranio-cervicali e cefalee, la presenza di disturbi cervicali (presenti in quasi il 90% dei soggetti e spesso asintomatici).

Recenti studi sul mal di testa hanno dimostrato infatti come un disturbo a livello della cervicale possa essere una causa diretta di molte forme di mal di testa e/o come tale disturbo possa contribuire al perpetuarsi degli episodi, con un aumento della frequenza e dell’intensità del mal di testa. Tali problematiche a livello cervicale andrebbero ulteriormente ad irritare un sistema nervoso già troppo sensibile in quelle persone che già soffrono di mal di testa.

Secondo diversi studi scientifici moli sono i fattori che possono contribuire all’insorgenza di diverse forme di cefalea: i disturbi del sonno, lo stress e l’ansia, e SOPRATTUTTO le problematiche a carico del rachide cervicale e/o della mandibola.

Lo sapevi che i disturbi a livello della caervicolare e/o mandibola sono presenti in 9 casi su 10 (in coloro che soffrono di mal di testa)?

Avevi mai pensato che tale disturbo possono essere la vera causa di mal di testa? O comunque potesse contribuire in moto importante al perpetuarsi degli attacchi?

 

CHE COSA SUCCEDE AL TUO MAL DI TESTA UNA VOLTA TRATTATE LE PROBLEMATICHE CERVICALI O MANDIBOLARI?

In oltre l’85-90% dei pazienti trattati la risoluzione di queste problematiche permette di:

• ridurre la frequenza, l’intensità e la durata dei tuoi attacchi di mal di testa (emicrania compresa!);
• ridurre l’uso di farmaci o migliorare la tua risposta ai farmaci (o alle altre terapie non-farmacologiche);
• migliorare la qualità della tua vita.

 

Se soffri di una qualsiasi forma di mal di testa il consiglio che ti possiamo dare è quello di rivolgerti presso una fisioterapista specializzato nei disordini cranio – cervico – mandibolari e cefalea.  Saprà valutare l’entità del tuo problema e la probabile relazione con il tuo mal di testa. Attraverso un percorso presso la nostra clinica del mal di testa potrai tu stesso verificare i  risultati in termini di riduzione della frequenza, della durata e dell’intensità del tuo mal di testa.