Morbo di Chron e osteopatia

Morbo di Chron e osteopatia

Il Morbo di Chron (CD) è una malattia infiammatoria cronica del tratto intestinale molto frequente tra la popolazione, caratterizzata da periodi attivi (peggioramento dei sintomi) alternati a periodi di remissione (pochi sintomi o nessun sintomo), che inficia negativamente su aspetti fisici e psicologici della qualità della vita (QoL). 

I sintomi principali comprendono dolori addominalidiarreavomito, possibile perdita di peso, talvolta complicazioni ad altri organi ed apparati, come eruzioni cutaneeartritistanchezza e mancanza di concentrazione.

Molte persone affette dalla malattia presentano i sintomi per anni prima che venga formulata una diagnosi.

Solitamente l’esordio è tra i 15 e i 30 anni di età, con un alto picco di incidenza tra i cinquanta e i sessant’anni.

Non esiste terapia farmacologica risolutiva o terapia chirurgica eradicante, questo spesso induce i pazienti affetti da questa patologia a sottoporsi a medicine complementari (CAM), come l’osteopatia. 

Da qui la necessità di effettuare degli studi clinici atti a misurare la sicurezza e l’efficacia di questi approcci per garantire al paziente un percorso terapeutico il più incisivo possibile ed unamigliore qualità di vita.

Quali sono stati i risultati?

Ciò che è emerso è stato un significativo miglioramento della qualità della vita, indipendente dallo stato della malattia, nei pazienti trattati osteopaticamente, rispetto ai pazienti non trattati.

In conclusione, l’integrazione della pratica clinica osteopatica nella gestione del paziente con malattia infiammatoria cronica intestinale potrebbe essere una valida opzione per migliorare la qualità della vita di questi pazienti. 

References:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30572544

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25357218

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22546751

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24917634

 

 

LETIZIA PIACENTINI

  • Osteopata I.E.M.O. Di Genova
  • Post Graduate  in Manipolazione Spinale e periferica
  • Osteopatia Pediatrica – Centro Soma di Milano
Gomito e tennista: lesione del legamento collaterale ulnare

Gomito e tennista: lesione del legamento collaterale ulnare

Gomito e tennista

Durante una partita di tennis le forze generate a livello della spalla e del gomito, i colpi ripetuti centinaia di volte, l’elevata velocità e l’utilizzo della racchetta rischiano di sovraccaricare le articolazioni dei giocatori. Durante un colpo da tennis, un’enorme quantità di forza viene trasmessa a livello dell’articolazione del gomito e la natura intrinseca dello sport crea un valgo dinamico e di conseguenza un sovraccarico a livello del gomito.  Non a caso, è stato riportato che dal 40 al 50% dei giocatori di tennis sviluppano sintomi a livello del gomito durante la loro carriera.

Principali infortuni a livello del gomito e fattori di rischio

Le tendinopatie al gomito, il sovraccarico in valgo e le neuropatie rappresentano le più comuni lesioni al gomito che colpiscono i giocatori di tennis. Tuttavia, anche le lesioni meno comuni, come una frattura da stress dell’ulna, sono state segnalate in precedenza e devono essere considerate quando si valuta il dolore al gomito nel tennista.   Lo spettro del modello di lesione può essere acuto o cronico e viene influenzato da fattori di rischio specifici del giocatore e dai fattori di rischio specifici dello sport.  Questi fattori includono età, sesso, volume di gioco, livello di abilità, posizione della presa della racchetta, proprietà della racchetta e superficie del campo.

Biomeccanica del gomito

La congruità articolare, il compartimento capsulo legamentoso ed un controllo dinamico della muscolatura ben bilanciato sono i tre principali fattori che contribuiscono al mantenimento della normale stabilità dell’articolazione del gomito

I capi ossei articolari forniscono stabilità primaria con un angolo di flessione inferiore a 20 ° o superiore a 120 °. L’anatomia relativamente complessa del legamento collaterale ulnare (UCL) agisce come stabilizzatore statico primario dello stress valgo, fornendo la massima stabilità a 60 ° di flessione

 Tuttavia, i tendini flessori dell’avambraccio forniscono un’importante stabilità dinamica al gomito, in particolare il flessore ulnare del carpo ed il flessore superficiale delle dita,  entrambi dotati di un’intima relazione anatomica con le fibre del legamento collaterale ulnare.

 

 

LEGGI QUESTO ARTICOLO

se vuoi sapere quali distretti sono maggiormente soggetti ad infortunio nel tennista 

Instabilità mediale di gomito

L’insufficienza del legamento collaterale ulnare del gomito (UCL) è un fenomeno ben noto che colpisce comunemente gli atleti overhead ed è stato ampiamente riportato anche  nei lanciatori di baseball e nei lanciatori di giavellotto.

Il legamento collaterale ulnare del gomito  è un complesso funzionale che comprende il legamento obliquo anteriore, il legamento obliquo posteriore e la banda trasversale.  Il legamento obliquo anteriore rappresenta il vincolo più importante dei tessuti molli all’instabilità valgo del gomito da 20 a 120 ° di flessione.

È stato ampiamente accettato che i fasci anteriori e posteriori del legamento collaterale ulnare mediale (MUCL) si stringano rispettivamente durante il movimento di flesso – estensione, con il fascio anteriore che è teso durante l’estensione del gomito e il fascio posteriore teso durante la flessione. Il fascio trasversale unisce i fasci anteriori e posteriori, ma la sua funzione non è chiaramente definita.

Il PRP nelle lesioni legamentose di gomito nel tennista

Il Platelet-Rich Plasma, plasma arricchito in piastrine comunemente indicato con l’acronimo P.R.P., è un prodotto di derivazione ematica studiato da numerosi anni in diverse branche della medicina, il cui razionale d’uso risiede nel fatto che le piastrine, di cui è ricco il P.R.P., rilasciano  numerose sostanze che promuovono la riparazione tissutale e influenzano il comportamento di altre cellule modulando l’infiammazione e la neoformazione di vasi sanguigni.

Il PRP ha dimostrato la sua efficacia nel trattamento delle lesioni parziali del legamento collaterale ulnare (UCL) del gomito in atleti che praticano sport di lancio, ma non è ancora noto il suo ruolo nelle lesioni complete.

Uno studio condotto in Giappone ha voluto valutare l’efficacia del trattamento con PRP nelle lesioni complete e parziali dell’UCL. Nello studio è stato ipotizzato che l’infiltrazione con PRP  nel legamento collaterale ulnare (UCL)  lesionato possa promuovere la guarigione di lesioni parziali e totali.

Sono stati inclusi nello studio 34 giocatori di baseball con lesione dell’UCL parziali o complete confermate da imaging con risonanza magnetica (MRI) e resistenti alla terapia conservativa basata su riposo (più di due mesi) e terapia fisica. È stata eseguita l’infiltrazione con PRP  sotto guida ecografica utilizzando un ago calibro 18.

Come misure di outcomes è stata utilizzata la scala analogica visiva (VAS), la DASH e le misurazioni dello spazio articolare ulno-omerale con lo stress in valgo, effettuate prima della procedura e sei mesi dopo.

Risultati: 26 di 30 atleti sono stati in grado di tornare allo sport con un livello pre-infortunio di gioco entro sei mesi dalla procedura, in un tempo medio di 12,4 settimane. 4 soggetti hanno avuto bisogno di un trattamento chirurgico per l’insufficienza persistente dell’UCL.

Il follow-up medio è stato di 54,2 settimane. I punteggi medi di VAS e DASH sono migliorati da 53,5 a 17,2 e da 81,7 a 24,2, rispettivamente. L’apertura dello spazio articolare ulno-omerale medio con stress in valgo è diminuita da 3,81 mm a 3,45 mm. L’analisi dei sottogruppi per localizzazione della lesione ha rivelato che il punteggio medio di VAS è migliorato da 48,2 a 8,6 e da 64,0 a 34,5 rispettivamente nelle lesioni prossimali e distali.

Il punteggio medio della DASH è migliorato da 83,8 a 17,8 e da 77,5 a 36,7 rispettivamente nelle lesioni prossimali e distali. L’apertura ulno-omerale con stress in valgo è diminuita rispettivamente da 3,64 a 3,21 mm e da 4,14 a 3,92 mm nelle lesioni prossimali e distali.

C’è stato un caso con una lesione prossimale che ha richiesto la gestione chirurgica per fallimento del trattamento, mentre ci sono stati tre casi che hanno necessitato di intervento chirurgico in questo caso con lesioni distali.

Conclusione: L’iniezione di PRP ecoguidata può essere un’opzione di trattamento efficace per lesioni dell’UCL sia parziali che totali, specialmente le lesioni prossimali. L’uso di questa tecnica può consentire a più atleti di evitare un intervento chirurgico e consentire loro di tornare a giocare più velocemente

 

CLAUDIO CECCARELLI, FT – OMPT

  • Fisioterapista
  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT)
  • Assistente alla Didattica Università di Roma “Tor Vergata”, Master in Terapia Manuale Applicata alla Fisioterapia
  • Specializzato nella Riabilitazione dei Disordini  Muscoloscheletrici di Spalla, Gomito e Mano
  • Membro del gruppo di ricerca scientifica G.E.R.I.C.O (Generic Elbow Rehabilitation and Integrated Orthopaedic Collaboration)

 

GIONATA PROSPERI, FT, Sport Physical Therapisti (SPT), Dott. Movement Science, Cert VRS       

  • Fisioterapista e scienze motorie
  • Sport Physical Therapist (SPT)
  • Fisioterapista esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • Fisioterapista specializzato nella problematiche della Colonna Vertebrale
  • Fisioterapia ecoguidata
mal di schiena: cosa è utile?

mal di schiena: cosa è utile?

MAL DI SCHIENA: LE CREDENZE ATTUALI

Il mal di schiena (low back pain) rappresenta una condizione comune che colpisce persone di tutte le età nei paesi sviluppati ed in via di sviluppo, un sintomo molto conosciuto nella maggior parte della popolazione, in grado di colpire ognuno di noi durate la nostra vita.

Questo condizione produce un notevole impatto negativo sulla qualità della vita, in termini di dolore, ridotta funzionalità fisica, alterazione della sfera sociale e psicologica, nonché una ridotta capacità lavorativa.

Spesso conduce ad un aumento dei giorni di assenza dal lavoro ed al prepensionamento con conseguente aumento dei costi di assistenza sanitaria.

Una grande quantità di ricerche sono state condotte per studiare l’efficacia terapeutica nella riduzione del mal di schiena . Nel migliore dei casi, le strategie terapeutiche producono modesti effetti sui sintomi, sulla qualità della vita e/o sulla funzionalità.

Ad esempio, l’attività fisica e gli esercizi sono in grado di ridurre il dolore e migliorare la funzionalità fisica, ma i loro effetti sono per lo più da piccoli a moderati.

Alcuni interventi, come il supporto lombare, il riposo, la chirurgia e la stimolazione elettrica nervosa transcutanea, si sono dimostrati inefficaci se non addirittura dannosi. Ciononostante, di fronte a queste prove di efficacia terapeutica ed alle linee guida cliniche, numerose tecniche inefficaci e/o potenzialmente dannose vengono comunemente forniti nel tentativo di gestire la lombalgia, in particolare quella persistente.

Nonostante una notevole quantità di ricerca è stata condotta sul argomento, poche sono le strategie di riduzione della lombalgia considerate di successo.

Questo articolo mira a determinare, in una popolazione che soffre di mal di schiena, quali siano i fattori, secondo i pazienti, in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa.

  • Quali sono le credenze degli individui che soffrono di lombalgia?
  • Cosa,  secondo la loro opinione, è in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa?

In Australia è stato condotto un sondaggio online su 130 adulti i quali si sono auto identificati come pazienti con mal di schiena. I dati delle risposte a questo sondaggio sono stati analizzati utilizzando l’analisi del contenuto per determinare qual’era secondo loro un approccio ritenuto efficace per ridurre il mal di schiena.

PANORAMICA DEI RISULTATI

I partecipanti hanno frequentemente affermato che il loro mal di schiena potesse  essere ridotto, come trattamenti passivi, dall’ applicazione di caldo/freddo (66%), da farmaci (64,1%) e dal riposo (60%).  Per quanto riguarda i trattamenti attivi l’esercizio fisico e/o l’attività fisica viene considerato come il principale trattamento in grado di ridurre la sintomatologia dolorosa.

I principali risultati mostrano i tre principali trattamenti che possano, secondo le opinioni, dare un beneficio in termini di diminuzione del dolore in caso di lombalgia: le applicazioni di caldo/freddo, i farmaci ed il riposo. Questi fattori sono considerati molto spesso rispetto ad altri fattori quali l’esercizio e/o l’attività fisica, menzionati, invece,  come quarto fattore in grado di alleviare una lombalgia.

Queste considerazioni da parte della popolazione sono contrari alla corrente raccomandazioni per la gestione di una lombalgia. I tre fattori più comunemente menzionati per la gestione di una lombalgia non sono supportate dalle attuali evidenze scientifiche

Le possibili spiegazioni di questi contrasti (opinine pubblica e letteratura) si possono tradurre nell’errate credenze su ciò che influenza il loro dolore.  Nella gestione del mal di schiena acuto e cronico,  è importante informare il paziente circa la vera natura del suo dolore, ovvero fare  vera e propria educazione del paziente. 

Negli ultimi 10 anni le ricerche nel campo delle neuroscienze hanno portato novità importanti nella comprensione del ruolo del cervello nel dolore, specialmente quello cronico.  Sono sempre più numerosi gli studi che evidenziano come il dolore cronico sia associato ad una riorganizzazione della corteccia sensoriale.

Come citato in un precedente mio articolo, un approccio relativamente nuovo e promettente nella gestione di mal di schiena cronico consiste nell’insegnare al paziente la neurobiologia e la neurofisiologia del dolore, ovvero la PNE (l’educazione alla neurofisiologia del dolore) con l’obiettivo di insegnare di più ai pazienti circa i processi neurobiologici e neurofisiologici che stanno alla base delle loro esperienze di dolorose.

GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM, cert. VRS          

  • Fisioterapista e scienze motorie
  • Fisioterapista esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • Fisioterapista specializzato nella Spalla dolorosa
  • Fisioterapia ecoguidata