STENOSI LOMBARE E CONTRIBUTO FISIOTERAPICO

STENOSI LOMBARE E CONTRIBUTO FISIOTERAPICO

DOLORE ALLE GAMBE? NON RIESCI PIU’ A CAMMINARE? Ti hanno diagnosticato una STENOSI LOMBARE?

La stenosi lombare è una sindrome clinica che comporta il restringimento del diametro di qualsiasi parte del canale che racchiude il midollo spinale ed è associata ad una sostanziale disabilità funzionale. Si divide in:

  • Stenosi Centrale: diminuzione del lume del canale vertebrale, all’interno del sacco durale;
  • Stenosi laterale: diminuzione del lume del canale radicolare e/o del forame di coniugazione.

La stenosi lombare può essere di due tipi, congenita ed acquisita.

Acquisita è la forma più comune e si manifesta assieme a degenerazioni del disco vertebrale (ernia del disco) e della faccetta articolare, ipertrofia delle lamine in aggiunta all’ipertrofia legamentosa (legamento longitudinale posteriore in primis)

La stenosi può verificarsi centralmente o lateralmente, a livello del forame intervertebrale, e rappresenta una condizione patologica comune a livello della regione lombare.

DIAGNOSI DI STENOSI LOMBARE

La diagnosi è prettamente clinica correlata con indagini strumentali quali Risonanza Magnetica e TAC.

 ATTENZIONE: La diagnosi non può essere fatta esclusivamente attraverso la valutazione del diametro sagittale del canale vertebrale, né tantomeno con la sola interpretazione delle anomalie strutturali visibili in RMN.

 

STENOSI LOMBARE: COSA C’è DA SAPERE?

  1. Colpisce maggiormente il sesso maschile con un rapporto di 9:1.
  2. Storia di lombalgia;
  3. Essendo correlata con l’aumento dell’età è una condizione clinica sempre più riscontrata nella pratica clinica;
  4. E’ una condizione che comporta dolore, disabilità, rischio di cadute e depressione.
  5. Il decorso è in genere progressivo e lento

 

STENOSI LOMBARE? IL FISIOTERAPISTA PUO’ ESSERTI D’AIUTO

Se è diverso tempo che il dolore alle gambe ti impedisce di fare anche solo una semplice passeggiata al parco forse è il caso di farsi valutare bene da uno specialista dei disturbi della colonna vertebrale.

Un ESAME clinico è fondamentale per gettare le prime base nella diagnosi di stenosi del canale. 

In che cosa consiste la valutazione della colonna vertebrale?

Consiste in primis nella raccolta di tutte quelle informazioni che possono essere utili al clinico per inquadrare al meglio il tuo problema, ovvero identificare segni e sintomi che possono essere indicativi di stenosi del canale vertebrale

  • Un alterazione del cammino, atassica, a base allargata e povera di coordinazione.
  • Debolezza, formicolio e parestesie agli arti inferiori;
  • Presenza dei sintomi bilateralmente.
  • Un maggior dolore agli arti inferiori piuttosto che alla schiena.
  • Alterazione dei riflessi;
  • Peggioramento della sintomatologia in posizione eretta e durante il cammino;
  • Diminuzione del dolore in posizione seduta.
  • Incontinenza urinaria

UNA FISIOTERAPIA SPECIFICA PER LA STENOSI LOMBARE

La terapia manuale associata all’esercizio terapeutico offre un potenziale beneficio nei pazienti con stenosi lombare, in termini di riduzione del dolore e aumento della funzionalità.

Una recente revisione sistematica del 2009 ha evidenziato come la terapia manuale in combinazione con l’esercizio terapeutico e l’attività aerobica rappresenti  una valida opzione terapeutica nei confronti delle persone che presentano una stenosi lombare.

Gli impairment tipici che accompagnano una stenosi lombare includono una riduzione di mobilità della regione toracica, della regione lombare e delle anche e un imbalance muscolare del core e delle anche. Di conseguenza la valutazione ed il successivo trattamento dovranno prendere in considerazioni anche queste zone.

Terapia manuale lombare:  le tecniche utilizzate in questi studi, ed utilizzate da physiotherapy, sono manipolazioni con e senza thrust, mobilizzazioni vertebrali, manipolazioni in rotazione lombare, tecniche di manipolazione syde – lyng e tecniche di neuro dinamica (slider)

La terapia manuale non viene effettuata solamente a livello della regione lombare ma anche a livello della  regione toracica e delle anche. Il concetto è quello di trattare tutti gli elementi del “sistema muscolo-scheletrico” coinvolto in una deambulazione verticale.

Terapia manuale toracica: una maggiore flessibilità in questa regione dovrebbe ridurre lo stress in estensione della regione lombare durante la stazione eretta ed il cammino.

Terapia manuale all’anca:  la capacità di muovere l’anca, specialmente in estensione, senza una concomitante estensione lombare è essenziale nelle persone soggette a stenosi lombare.

Oltre alla terapia manuale per il recupero della mobilità, il paziente verrà istruito nell’eseguire specifiche manovre di stretching dei flessori dell’anca ( con inclinazione pelvica posteriore). Altri muscoli intorno all’anca, come i muscoli posteriori della coscia, il retto femorale, il piriforme e tensore della fascia lata possono accorciarsi e il paziente può rispondere positivamente al trattamento manuale e allo stretching di questi muscoli.

La terapia manuale associata all’esercizio terapeutico ha un potenziale beneficio nei pazienti con stenosi lombare, in termini di riduzione del dolore e aumento della funzionalità.

L’esercizio generale è una parte molto importante del piano di assistenza per questi pazienti. Una linea guida della North American Spine Society ha concluso che il trattamento fisioterapico basato sulla terapia manuale e sull’esercizio terapeutico, in quanto medicina basata sull’evidenza,  possa produrre utili benefici  per quei pazienti che presentano stenosi lombare e claudicatio neurogena

Gli esercizi individuali specifici comprendono:·   

  • Deambulazione assistita sul tapis roulant (se la palestra è attrezzata);
  • Camminare su di un tapis roulant inclinato;
  • Camminare in Piscina ( in scarico);
  • Bicicletta;
  • Esercizi di mobilità in flessione e rotazione lombare;
  • Esercizi di mobilità delle anche.
  • Esercizi di rinforzo dei muscoli postero laterali dell’anca (glueti);
  • Esercizi di rinforzo della CORE, al fine di migliorare il controllo motorio della regione lombo pelvica;
  • Esercizi di auto-mobilitazione o stretching in estensione del torace.

 

L’attività fisica ha il beneficio di migliorare l’idoneità cardiovascolare (potenzialmentemigliorare l ‘ossigenazione dei piccoli vasi a livello della stenosi), così come contribuire al trattamento di qualsiasi concomitante malattia arteriosa periferica, permettendo al paziente di ottenere un miglioramento immediato in termini di mobilità e di forza, diminuendo la paura di muoversi  andando ad agire su tutti quei meccanismi che stanno alla base della modulazione del dolore.

L’educazione del paziente comprende la definizione di Stenosi Lombare, la spiegazione degli obiettivi della terapia manuale, degli esercizi terapeutici e delle strategie di auto-trattamento, l’educazione alla scienza del dolore e la prognosi della patologia.

Le prove crescenti supportano infatti l’uso della terapia manuale combinata con l’esercizio terapeutico e l’allenamento aerobico. Un approccio del genere, ovvero educazione del paziente,  terapia manuale, esercizi di  mobilità e di rafforzamento e allenamento aerobico è raccomandato come standard di cura conservativa. 

Se la pratica clinica non segue le linee guida basate sull’evidenze, non offriamo il meglio ai nostri atleti. 

PHYSIOTHERAPY segue sempre queste linee guida!

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TENNIS E INFORTUNI, OLTRE AL GOMITO C’E’ DI PIU’

TENNIS E INFORTUNI, OLTRE AL GOMITO C’E’ DI PIU’

QUALI SONO I DISTRETTI MAGGIORMENTE SOGGETTI AD INFORTUNI NEL TENNISTA?

È pensiero comune associare al tennista, amatoriale o professionista, come unica patologia la tendinopatia laterale di gomito, meglio conosciuta come “gomito del tennista”; aimè, soprattutto se parliamo di atleti d’elitè dove il gesto tecnico sport specifico è curato nei minimi dettagli, questo disturbo è piuttosto infrequente. Vediamo insieme quali sono gli altri distretti articolari che possono andare incontro a problematiche in chi compie questo sport.

SPALLA

Il dolore alla spalla è presente nel 24% dei tennisti di alto livello dai 12 ai 19 anni con una prevalenza che aumenta fino al 50% per i giocatori di mezza età.

COME COMPORTARSI DI FRONTE AD UNA LESIONE DELLA CUFFIA DEI ROTATORI

Gli infortuni alla spalla sono comunemente dovuti all’uso ripetitivo e possono essere correlati a discinesia scapolare, patologie della cuffia dei rotatori o deficit di rotazione interna gleno-omerale con conseguente conflitto interno e/o patologia del labbro gleno-omerale.

In generale, i sintomi nel giovane tennista di alto livello sono correlati all’instabilità mentre la cuffia dei rotatori è più comunemente coinvolta nel giocatore adulto. A causa dell’incidenza elevata della patologia di spalla nei tennisti, alcuni autori hanno messo in dubbio che chi pratica tennis possa avere un maggior rischio di artrite gleno-omerale. Una studio ha analizzato 18 giocatori di tennis senior senza alcun pregresso chirurgico o trauma alla spalla e li ha confrontati con controlli di pari età che non giocavano a tennis. I risultati hanno mostrato che il 33% dei tennisti aveva segni radiografici di alterazioni degenerative a livello gleno-omerale del braccio dominante rispetto a solo l’11% dei controlli.

VIDEO DI 3 ESERCIZI FONDAMENTALI PER UN TENNISTA

ANCA

Lesioni all’articolazione dell’anca rappresentano dall’1% al 27% di tutti gli infortuni nei giocatori di tennis. In un periodo di 6 anni, Hutchinson et al hanno riportato un’incidenza di 0,8 ogni 1000 esposizioni atletiche e una prevalenza di 1,3 problematiche d’anca  su 100 tennisti junior d’élite. Sanchis-Moysi et al. hanno studiato le dimensioni dell’ileopsoas e dei muscoli glutei nei tennisti professionisti così come nei giocatori di calcio professionisti mediante risonanza magnetica e hanno scoperto che i tennisti presentavano un’ipertrofia asimmetrica dell’ileopsoas e un’inversione del normale equilibrio dominante-non dominante osservato nei controlli non attivi mentre i muscoli glutei risultavano ipertrofizzati in maniera asimmetrica.

Poiché l’ileopsoas può causare dolore inguinale da tendinoptia o borsite, i giocatori di tennis potrebbero essere più sensibili a queste patologie a livello dell’arto inferiore non dominante.

Così come per altre articolazioni, è stata trovata una correlazione tra partecipazione atletica e artrite dell’anca in ex atleti d’élite. Uno dei maggiori studi che coinvolgono ex atleti d’élite femminili che hanno gareggiato nella corsa e nel tennis hanno avuto un aumento del 250% della prevalenza di osteofiti intorno all’articolazione dell’anca rispetto ai controlli. Inoltre, questa stessa indagine ha riportato che c’era un tasso doppio di formazione di osteofiti intorno all’anca nei giocatori di tennis rispetto ai corridori.

 

GINOCCHIO

Un ampio studio epidemiologico ha documentato 397 atleti di tutti i livelli di abilità e di età con 530 infortuni sportivi in un periodo di 10 anni; ci sono stati circa 300 infortuni al ginocchio legati al tennis e di questi, l’11% ha avuto un danno del legamento crociato anteriore (LCA) confermato nel follow-up.

LESIONE DEL CROCIATO ANTERIORE: COSA C’è DA SAPERE

Questa stessa indagine ha riportato che il legamento collaterale laterale e patologie del menisco mediale erano più frequenti nei giocatori di tennis rispetto ad altri sport.

Oltre alla lesione del LCA sono molto frequenti nel tennista il dolore femoro-rotuleo (in particolare nelle femmine) e la tendinopatia rotulea (“jumper’s knee”). Thelin et al hanno studiato l’associazione tra la partecipazione al tennis e l’artrite al ginocchio in oltre 150 tennisti svedesi, rispetto ai controlli non praticanti ed hanno scoperto che non vi era alcuna correlazione significativa.

GAMBA

La “gamba del tennista” coinvolge la porzione mediale del muscolo gastrocnemio. Un’ampia popolazione di 720 atleti di tutti i livelli di abilità con “stiramento dei muscoli del polpaccio” studiati per un periodo di 12 anni ha rilevato che il 16% dei casi era dovuto ad attività legate al tennis. Indagini separate hanno dimostrato che lesioni del polpaccio e del tendine di Achille rappresentavano dal 4% al 9% di tutte le lesioni legate al tennis.

SCHIENA

Tra gli atleti, il mal di schiena ha una prevalenza che arriva fino all’85%.

In 148 tennisti professionisti, Marks et al. hanno riscontrato che il 38% riferiva di aver perso un torneo a causa del mal di schiena e il 29% soffriva di mal di schiena cronico.Un altro studio ha rilevato che il 50% dei giocatori di tennis d’élite soffriva di dolori alla schiena di almeno 1 settimana, con il 20% di questi soggetti che manifestavano un dolore “grave”.

COME PROTEGGERE LA ZONA LOMBARE DELLA SCHIENA 

Il gesto tecnico del servizio è il colpo più comunemente eseguito durante la competizione tennistica. Alcuni autori hanno teorizzato che l’esecuzione ripetuta del movimento del servizio potrebbe portare a problematiche in questo distretto.  Indagini di laboratorio hanno mostrato forze significativamente più alte nella porzione lombare per il servizio in Kick (‘topspin’) rispetto allo Slice o Flat, e portando potenzialmente a un maggior rischio di infortuni.

Data l’elevata frequenza di mal di schiena nei giocatori di tennis, sono stati intrapresi studi per determinare la prevalenza di anomalie radiografiche alla colonna in questi atleti; Alyas et al hanno eseguito una risonanza magnetica su tennisti d’élite asintomatici adolescenti e hanno rilevato che oltre l’80% presentava anomalie strutturali. Sebbene sia nota la presenza di patologie strutturali di schiena nei giocatori di tennis, la causa più comune di mal di schiena è legata alle strutture muscolari lombari piuttosto che a una patologia spinale.

FRATTURE DA STRESS 

Un recente studio sulle fratture da stress nei tennisti condotto da Maquirriain et al. ha seguito una coorte di 139 tennisti d’élite per un periodo di 2 anni ed hanno riscontrato un’incidenza di fratture del 13%, con il navicolare tarsale il più colpito (27%), seguito dalla pars interarticularis (16%), dai metatarsi (16%) e dalla tibia (11%). I minori di 18 anni erano maggiormente soggetti a fratture rispetto agli adulti.

Nell’estremità superiore, Balius ha riportato una serie di casi di sette fratture da stress metacarpale in tennisti junior di alto livello; tutte le fratture da stress erano localizzate nel secondo metacarpo ad eccezione di una che si trovava nel terzo metacarpo. Hanno trovato un’associazione con l’intensità di gioco e hanno teorizzato che la presa western o semi-western potrebbe essere un ulteriore fattore di rischio. Le aree meno comuni di fratture da stress nei giocatori di tennis che sono state riportate in letteratura, per lo più come casi clinici, sono state l’ischio, la prima costola, l’omero, l’osso sacro, la rotula, il gancio dell’amato, l’ulna e la porzione distale del radio.  

Bibliografia

CLAUDIO CECCARELLI, PT – OMPT

  • Fisioterapista
  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapist (OMPT)
  • Assistente alla Didattica Università di Roma “Tor Vergata”, Master in Terapia Manuale Applicata alla Fisioterapia
  • Specializzato nella Riabilitazione dei Disordini  Muscoloscheletrici di Spalla, Gomito e Mano
  • Membro del gruppo di ricerca scientifica G.E.R.I.C.O (Generic Elbow Rehabilitation and Integrated Orthopaedic Collaboration)
Artrosi al ginocchio: trattarlo come un disturbo articolare

Artrosi al ginocchio: trattarlo come un disturbo articolare

ARTROSI AL GINOCCHIO? NON ALLARMARTI!

NON RIESCI PIU’ A CAMMINARE COME UNA VOLTA?
SALIRE E SCENDERE LE SCALE E’ ORAMAI DIVENTATO UN PROBLEMA?

 

L’ARTROSI AL GINOCCHIO NOI LO TRATTIAMO QUOTIDIANAMENTE.

O MEGLIO: TRATTATIAMO QUOTIDIANAMENTE PAZIENTI CON DOLORE ARTICOLARE ALLE GINOCCHIA.

 

ECCO COME!

L’artrosi  (OA – osteoartrosi) è la più comune malattia degenerativa delle articolazioni che si manifesta già a partire dalla maggiore età.   E’ la risultato di un complesso sistema di interazioni meccaniche, biologiche, biochimiche, molecolari ed enzimatiche che hanno come risultato finale il deterioramento del tessuto articolare.

 E’ un disordine dell’articolazione sinoviale caratterizzato da aree di distruzione focale della cartilagine articolare (che radiologicamente s’esprime con l’assottigliamento della cartilagine), da rimodellamento dell’osso sub condrale (che si esprime con la sclerosi, la formazione delle cisti e degli osteofiti), dall’infiammazione cronica della sinovia e dalla retrazione fibrotica della capsula articolare.

Poiché l’articolazione del ginocchio è una struttura complessa che comprende oltre ai tessuti articolari veri e propri (capsula, sinovia, menischi e legamenti) anche tessuti non articolari (l’osso adiacente, la cartilagine, i legamenti, le borse mucose ed i vasi), quello che sul piano clinico chiamiamo DOLORE ARTICOLARE è patogeneticamente un dolore che origina dalle varie strutture assemblate a formare l’articolazione

Le problematiche che colpiscono il ginocchio hanno come risultato un aumento degli oneri economici in termini di utilizzo di farmaci, come FANS o analgesici oppioidi,  e di iniezioni intra articolari o  trapianti di cartilagine.

La fisioterapia si è conquistata nel corso degli anni un ruolo di protagonista nella gestione delle problematiche di natura muscolo scheletriche a livello del ginocchio, per conferire sollievo dal dolore e per il ripristino della funzionalità articolare. Questa fisioterapia comprende esercizi terapeutici a carico graduale progressivo (con contrazioni isometriche ed isotoniche), esercizi di flessibilità ed esercizi aerobici.

Una mano al vostro ginocchio: con la TERAPIA MANUALE

La terapia manuale è una comune tipologia di trattamento in aumento e molti paesi la includono nelle linee guida nazionali per il trattamento dei disordini muscolo – scheletrici.

Tutte le nostre tecniche manuali vengono utilizzate secondo un ragionamento clinico, inserite in un contesto di evidence – based – practice.

La terapia manuale a livello del ginocchio,  che  include tecniche pratiche di mobilizzazione dei tessuti molli e dei tessuti articolari, è in grado di modulare il dolore attraverso i suoi effetti neurofisiologici,  migliorare l’estensibilità dei tessuti e il movimento articolare, fisiologico ed accessorio.

L’uso della tecnica di terapia manuale di Mulligan nel campo delle lesioni osteo-muscolo-articolari  sta diventando popolare nel campo della terapia manuale nei paesi anglosassoni.

 

In che cosa consiste?

Il trattamento consiste nel riposizionamento passivo articolare associato al movimento attivo.

Secondo Mulligan due solo le  cause alla base dell’insorgenza del dolore e della perdita di movimento articolare:

  1. Un errore posizionale delle superfici articolari che causa la comparsa dei sintomi
  2. Un errore di traiettorie per cui durante il movimento le superfici articolari non scorrono nel corretto e normale solco.

Il trattamento consiste nel riposizionamento passivo articolare associato al movimento attivo.

Consistono nell’applicazione di una mobilizzazione passiva mantenuta costantemente dal fisioterapista sulla componente accessoria del movimento articolare, mentre il paziente esegue il movimento attivo precedentemente alterato.

La mobilizzazione viene direzionata secondo l’asse di movimento fisiologico dell’articolazione. Il fisioterapista dovrà selezionare in maniera specifica la direzione e la quantità di forza necessaria a correggere il movimento articolare alterato. Una delle componenti chiave delle MWM e del Mulligan Concept è far si che il dolore venga sempre ridotto e / o eliminato durante l’intera esecuzione della mobilizzazione.

Diversi studi affermano che sia le mobilizzazioni di Mulligan e sia le mobilizzazioni di Maitland a livello del ginocchio possano contribuire nella riduzione del dolore e nel miglioramento della mobilità funzionale.  Questi interventi sono basati sugli stessi meccanismi fisiologici che hanno come risultato finale una riduzione del dolore.

 

Se la pratica clinica non segue le linee guida basate sull’evidenze, non offriamo il meglio ai nostri atleti. PHYSIOTHERAPY segue sempre queste linee guida!

 Physiotherapy non tratta un ginocchio, ma una persona che ha un problema al ginocchio!

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Artrosi e danno cartilagineo al ginocchio

Artrosi e danno cartilagineo al ginocchio

ARTROSI – OSTEOARTROSI 

L’artrosi  (OA – osteoartrosi) è la più comune malattia degenerativa delle articolazioni e colpisce più del 25% della popolazione oltre i 18 anni.  L’osteoartrosi è la conseguenza di un complesso sistema di interazioni meccaniche, biologiche, biochimiche, molecolari ed enzimatiche che hanno come risultato finale il deterioramento del tessuto articolare.

I cambiamenti fisiopatologici articolari comprendono una  perdita progressiva e distruzione della cartilagine articolare, ispessimento dell’osso subcondrale, formazione di osteofiti, gradi variabili di infiammazione della sinovia, degenerazione dei legamenti e dei menischi del ginocchio ed ipertrofia della capsula articolare.

L’eziologia dell’artrosi è multifattoriale ed include infortuni, obesità, età, eredità e stile di vita.

L’osteoartrosi con conseguenza danno alla cartilagine rappresenta la malattia articolare più diffusa associata al dolore e alla disabilità. È stato previsto che il 25% della popolazione adulta sarà affetta da questa malattia entro il 2020 e che l’OA sarà una delle principali cause di morbilità e limitazione funzionale tra gli individui di età superiore ai 40 anni.

I principali segni e sintomi clinici includono dolore durante le attività quotidiane, come camminare o salire e scendere le scale, instabilità articolare, rigidità e restringimento dello spazio articolare radiografico.

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Sebbene l’osteoartrosi colpisca principalmente gli anziani, le lesioni traumatiche legate allo sport possono portare a lesioni post-traumatiche, e quindi osteoartrosi precoce.

DANNO ARTICOLARE DELLA CARTILAGINE DEL GINOCCHIO

La cartilagine articolare è una tessuto connettivo che copre le superfici articolari delle ossa lunghe ed è specializzato nel fornire supporto strutturale, ammortizzare gli urti ed offrire il minor attrito possibile.

Nel corpo umano, ne esistono due tipi principali: fibrocartilagine (presente nei menischi, nelle inserzioni legamentose e tendinee) e cartilagine ialina, che ricopre le superfici articolari.

Quest’ultima è il tessuto bersaglio dei processi patologici determinanti l’artrosi; fenomeni quali stress meccanico e invecchiamento, oltre a fattori genetici, sono responsabili delle modificazioni che provocano la malattia in termini di funzionalità della matrice extracellulare e dei condrociti.

La cartilagine è un composto poroso, visco-elastico che si basa su una complessa interazione e organizzazione dei suoi componenti per fornire la capacità di lubrificazione, e di dissipatrice di forze. In pratica favorisce l’assorbimento delle forze su tutta la superficie articolare, riducendone l’attrito e fungendo da cuscinotto tra le articolazioni quando camminiamo, ci pieghiamo o quando corriamo.

IL CARICO: UN AIUTO ALLA CARTILAGINE

Il carico a livello della cartilagine articolare è essenziale per il suo mantenimento. Una riduzione del carico infatti porta ad una atrofia e degenerazione cartilaginea, motivo per cui i pazienti con lesioni nervose mostrano una progressiva perdita della cartilagine a livello del ginocchio.

I condrociti articolari, le cellule del tessuto cartilagineo, sono meccano sensibili e rispondono in maniera positiva o negativa a seconda del carico, tuttavia, l’esatto meccanismo di come lo scarico influisce negativamente sulla cartilagine articolare non è stata ancora chiarita: sembrerebbe che lo scarico articolare porti ad una perdita del fattore TGF-b ed ad una riduzione della cartilagine.

Uno studio condotto nel laboratorio di ricerca ortopedica olandese ribadisce il concetto che il  fattore di crescita trasformante beta (o TGF-β), una proteina della famiglia delle citochine, giocherebbe un ruolo importante nel mantenimento della salute della cartilagine articolare.

SOFFRI INVECE DI DOLORE ALL’ANCA? L’ARTROSI ALL’ANCA SI PUO’ TRATTARE

IL PARERE DI PHYSIOTHERAPY

Il carico è un bene per le nostre articolazioni. Il nostro consiglio è quello che di fronte ad un ginocchio artrosico ma soprattutto doloroso l’esercizio terapeutico, con somministrazione di carico graduale monitorando costantemente il dolore, possa rappresentare la migliore strategia terapeutica per sedentari e non, evitando complicazioni che spesso portano ad un intervento chirurgico.

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Lesione alla cuffia dei rotatori: come comportarsi

Lesione alla cuffia dei rotatori: come comportarsi

LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI

  • UN TENDINE DELLA SPALLA SI È LESIONATO! MI OPERO O NO?
  • QUANDO DEVO FARE UNA RISONANZA MAGNETICA?
  • HO UNA LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI: COME DEVO MUOVERMI?
  • LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI: QUANDO OPERARSI?
  • LA FISIOTERAPIA COME PRIMA SCELTA IN CASO DI LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI
  • UNA FISIOTERAPIA SPECIFICA PER LA CUFFIA DEI ROTATORI
  • ALCUNI CONSIGLI PER GESTIRE AL MEGLIO UNA LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI

Un argomento attuale molto delicato per la maggior parte delle persone, infatti una lesione alla cuffia dei rotatori ha una percentuale di prevalenza pari attorno al 14% nella popolazione attiva.

Tali disturbi non sono sempre episodi di breve durata ma, al contrario, potrebbero rappresentare una condizione clinica persistente. Infatti, sebbene una percentuale di persone possa riprendersi nei primi mesi dall’esordio, alcuni continuano a manifestare sintomi a lungo termine.

UN TENDINE DELLA SPALLA SI È LESIONATO! MI OPERO O NO?

Ti risponde Physiotherapy

Molte persone giungono presso il nostro studio con una diagnosi medica approssimativa di “tendinite” o “periartrite scapolo omerale”, magari facendo un singolo test, di dubbia utilità,  di conflitto subacromiale, o semplicemente dopo aver eseguito un’ecografia muscolo – scheletrica.

Prima di tutto c’è da dire che…

…la gestione conservativa di una tendinopatia alla cuffia dei rotatori  rappresenta per il fisioterapista una sfida difficile perché i meccanismi responsabili di questo disturbo non sono ancora completamente conosciuti, perché non esiste un gold standard nel trattamento e perché il possibile coinvolgimento del sistema nervoso centrale (SNC) nel dolore persistente è poco indagato.

Quindi cosa è meglio fare? Chi si deve interpellare per ricevere una diagnosi corretta? A quali trattamenti è meglio sottoporsi?

FACCIAMO CHIAREZZA


La spalla è un’articolazione molto complessa con numerosi gradi di libertà. La sua stabilità è garantita sia da strutture passive (ossa e legamenti) e sia da strutture attive (muscoli e relativi tendini). In passato si è data molta importanza all’integrità di queste strutture accusandole spesso e volentieri di essere la fonte dei sintomi dolorosi.

In realtà esistono evidenze scientifiche che dimostrano che non sempre la causa del dolore è da attribuire a lesioni o degenerazioni  di queste strutture evidenziate attraverso l’esecuzione o di un esame ecografico, o di una risonanza magnetica.

Chiedi sempre un consulto ad un ortopedico specializzato sulla spalla oppure un fisioterapista esperto in terapia manuale ortopedica

QUANDO DEVO FARE UNA RISONANZA MAGNETICA?

Sappiamo che la risonanza magnetica e l’ecografia hanno una buona accuratezza diagnostica  nelle rotture a tutto spessore nei pazienti che presentano dolore alla spalla, ma sappiamo anche che questa accuratezza diminuisce  in maniera significativa ma man che l’estensione della lesione diminuisce.

Infatti, proprio per la presenza di questa scarsa correlazione tra lesioni anatomiche e percezione del dolore le principali linee guida sconsigliano  l’uso di un indagine diagnostica prima delle 6 settimane dall’insorgenza del sintomo.

Un ulteriore studio, a dimostrazione di quanto detto,  dimostra come spesso siano presente alterazioni strutturali a carico dei tessuti molli anche nella popolazione asintomatica, cioè in persone che non manifestazione alcun dolore.

Quindi un referto di un’ indagine strumentale non potrà mai dire da dove viene il dolore, al massimo potrà evidenziare quali sono le differenze rispetto all’anatomia ritenuta “normale”, in poche parole un’ecografia potrà spiegare l’anatomia della spalla, ma di certo non il motivo per cui il paziente lamenta dolore.

HO UNA LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI: COME DEVO MUOVERMI?

Da qui la necessità di una valutazione adeguata in quanto il dolore può avere svariate origini e quindi si consiglia sempre di rivolgersi a professionisti qualificati come Fisioterapisti esperti in Terapia Manuale Ortopedica  oppure ad Ortopedici specialisti di spalla.

Queste figure saranno in grado di dirvi quale sia il vostro problema, consigliarvi la migliore soluzione ed eventualmente richiedervi un’indagine strumentale se e solo se la vostra situazione lo richiede.

LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI: QUANDO OPERARSI?

Generalmente il trattamento conservativo è la prima scelta terapeutico in caso di lesione alla cuffia dei rotatori.

Soltanto alcune lesione della cuffia dei rotatori richiedono l’intervento di un chirurgo ortopedico. Le lesioni parziali non necessitano di un intervento chirurgico nella maggior parte dei casi: solo se il dolore è persistente e non si risolve con la fisioterapia ci si può orientare verso la chirurgia.

Stessa cosa per quanto riguarda le lesioni a tutto spessore: in alcuni casi i disturbi sono contenuti o comunque con una giusta fisioterapia la spalla può smettere di far male. Questo quadro è tipico delle persone più anziane (dai 60 anni in su) e che non richiedono grandi sforzi alla spalla.

Se invece siamo di fronte a una persona più giovane, nel pieno dell’attività lavorativa, e soprattutto se l’attività svolta richiede un certo impegno della spalla, si può ricorrere all’intervento.

 

LA FISIOTERAPIA COME PRIMA SCELTA IN CASO DI LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI

L’obiettivo del trattamento dovrebbe essere quello di aumentare la capacità di carico dei tendini della cuffia dei rotatori tramite l’esercizio terapeutico basato sul carico progressivo, ovvero aumentare la capacità dei tendini di resistere alle sollecitazioni, per ridurre la sintomatologia e migliorare la funzionalità.

In pratica, l’esercizio basato sul carico progressivo dovrebbe favorire l’adattamento del tendine, del muscolo, dell’unità miotendinea e della catena cinetica.

In base agli studi clinici e all’opinione degli esperti, l’esercizio terapeutico dovrebbe essere la principale scelta di trattamento nei soggetti con lesione alla cuffia dei rotatori. I pazienti dovrebbero effettuare l’esercizio terapeutico basato sul carico per almeno 3 mesi prima di considerare altre opzioni di trattamento.

 UNA FISIOTERAPIA SPECIFICA PER LA CUFFIA DEI ROTATORI

 DEVI SAPERE CHE:

  • Il riposo dovrebbe essere limitato esclusivamente alla fase reattiva e al periodo iniziale della fase di alterata riparazione per evitare una possibile progressione del disturbo;
  • Sono consigliati 2-3 giorni di recupero tra attività molto impegnative per favorire il turnover del collagene; nelle fasi finali della riabilitazione, con l’aumentare della capacità di carico del tendine e della catena cinetica, il tempo di recupero può diminuire;
  • Il turnover del collagene è ridotto con il passare degli anni, quindi atleti meno giovani potrebbero necessitare di tempi di recupero maggiori;
  • Il riposo prolungato riduce la capacità di carico del tendine e della catena cinetica. Negli sportivi, inoltre, un riposo eccessivo potrebbe ridurre la performance;
  • Evitare un riposo eccessivo potrebbe avere un impatto positivo sullo stato di salute generale del paziente in quanto le tendinopatia sono spesso associate a disturbi metabolici, come diabete mellito e ipercolesterolemia;
  • L’esercizio terapeutico è supportato dal più alto livello di evidenza e rappresenta la stratega conservativa più utilizzata nel trattamento delle lesioni alla cuffia dei rotatori. Vieni a scoprire presso il studio i nostri protocolli di trattamento;
  • La valutazione della catena cinetica è una componente raramente considerata nei programmi di riabilitazione proposti;

 

Bene, abbiamo capito che l’esercizio rappresenta una soluzione ottimale per recuperare al meglio una spalla con lesione di cuffia, ma ci sono altre strategie di intervento?

 Altre strategie di intervento sono spesso utilizzate nella gestione di una lesione alla cuffia dei rotatori: terapia manuale, dry needling, agopuntura, infiltrazioni (acido ialuronico coricosteroidi, etc.), onde d’urto, laser, taping, FANS.

Ma nessuna di queste strategie è efficace come l’esercizio terapeutico

Non modificano la capacità di carico del tendine, la forza della catena cinetica ed il possibile coinvolgimento del sistema nervoso centrale.

MA

Se utilizzate in associazione all’esercizio terapeutico potrebbero ridurre i sintomi e favorire l’aderenza del paziente

 

ALCUNI CONSIGLI PER GESTIRE AL MEGLIO UNA LESIONE ALLA CUFFIA DEI ROTATORI

  • Mai affidarsi a soluzioni non supportate da solide basi scientifiche.
  • Rivolgersi sempre a professionisti come Fisioterapisti altamente esperti in Terapia Manuale Ortopedica e Ortopedici specialisti della spalla.
  • La chirurgia non è  sempre l’intervento più indicato per risolvere definitivamente il dolore ad una spalla.
  • Un programma di esercizi calibrato sulle capacità del paziente eseguito sotto la supervisione di un fisioterapista rappresenta spesso il miglior intervento sostenuto da prove di efficacia scientifiche.
  • Le indagini strumentali forniscono informazioni limitate e non sempre sono necessarie.

GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM.

  • Fisioterapista esperto In Terapia Manuale nelle cefalee, emicrania
  • Fisioterapista dei disturbi dell’articolazione Temporo – Mandibolare
  • Fisioterapista dei Disturbi Vestibolari
  • C.E.O. del Centro della Colonna vertebrale di Massa
  • Fisioterapia ecoguidata
legamento crociato anteriore: cosa c’è da sapere

legamento crociato anteriore: cosa c’è da sapere

  • LO SAPEVI CHE…
  • COME SI ROMPE IL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE?
  • LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE: ANATOMIA
  • HO UNA LESIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE, DEVO QUINDI OPERARMI?
  • TI SEI APPENA OPERATO AL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE E PRATICHI SPORT AD ALTO LIVELLO?
  • PHYSIOTHERAPY RACCOMANDA UNA RIABILITAZIONE PREOPERATORIO
  • L’INTERVENTO DI RICOSTRUZIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE: COSA FARE

 

LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE: LO SAPEVI CHE…

  1. Le lesioni del legamento crociato anteriore (LCA) sono un infortunio frequente nella popolazione attiva e negli USA sono stimate circa 200.000 ricostruzioni chirurgiche ogni anno? Secondo i dati del Ministero della Salute nel 2005 sono state eseguite 21.621 interventi chirurgici.
  2. La ricostruzione del legamento crociato anteriore è un comune trattamento per tutti gli atleti che si infortunano a livello del ginocchio? L’incidenza di un infortunio al legamento crociato anteriore in assenza di un trauma diretto sembra essere maggiore negli atleti di età compresa tra i 15 ed i 40 anni e che praticano sport in cui richiedono rotazioni di ginocchio continue, come calcio, pallacanestro, sci e pallavolo.
  3. Ogni anno, circa il 3% degli atleti amatoriali si infortuna al legamento crociato anteriore? e che questa percentuale sale al 15% se si alza il livello a professionistico?
  4. Che il sesso femminile ha più del doppio la probabilità di subire un infortunio rispetto al sesso maschile?

LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE: ANATOMIA

I due legamenti principali del ginocchio che forniscono la stabilità sono il LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE E POSTERIORE (pivot centrale). Essi si oppongono alle sollecitazioni esterne abnormi e sono chiamati in questo modo perché si incrociano al centro dell’articolazione, tra tibia e femore. Altri due legamenti, più periferici, sono rappresentati dai collaterali, interno ed esterno.

COME SI ROMPE IL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE?

In base al tipo di sport, sono diverse le situazioni che mettono a dura prova i legamenti:

  • Rapidi cambiamenti di direzione
  • Frenate improvvise
  • Un atterraggio sbagliato
  • Contatto diretto o collisione, ad esempio un placcaggio da calcio

 

Se sei un giocatore di calcio o di pallacanestro, sai bene di cosa stiamo parlando. Una distorsione, lieve o grave che sia, rappresenta un vero e proprio incubo. La tua mente, subito dopo l’infortunio si pone già la domanda se il crociato è stato lesionato o meno.

MA QUALI SONO I SEGNI ED I SINTOMI DI UNA LESIONE AL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE?

I sintomi possono variare in modo significativo da paziente a paziente; il quadro tipico è caratterizzato da dolore intenso, gonfiore marcato che insorge rapidamente e sensazione di cedimento/instabilità (“giving away”) con importante limitazione funzionale

La diagnosi si basa sull’esame clinico che si avvale di opportuni test per valutare la stabilità passiva del ginocchio (Pivot – shift, Lachman test, il test del cassetto e il varo-valgo test),  accompagnato il più delle volte da una risonanza magnetica (RMN) per valutare eventuali lesioni associate.

CONTATTA PHYSIOTHERAPY PER UNA CONSULENZA RAPIDA E GRATUITA!

HO UNA LESIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE? DEVO QUINDI OPERARMI?

DIPENDE!

Il trattamento varia a seconda delle esigenze di ogni singolo individuo, dipende sempre dalla gravità della lesione e dal livello di attività! Facciamo chiarezza:

  • Sei un giovane atleta che pratichi sport che richiede una grande agilità? Allora molto probabilmente dovrai sottoporti ad un intervento chirurgico.
  • Sei una persona meno attiva, magari di età superiore? Magari potrai tornare ad uno stile di vita normale senza finire sotto i ferri!

TI SEI APPENA OPERATO AL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE E PRATICHI SPORT AD ALTO LIVELLO?

NON RIFIUTARTI DI LEGGERE QUANTO SCRITTO QUA SOTTO!

LO SAPEVI CHE…

  • che un recente studio Australiano condotto nel 2018 ha affermato che  molti atleti ricevono una riabilitazione insufficiente dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore ?
  • che solo il 5% degli atleti amatoriali riceve una riabilitazione che segue le linee guida basate sull’evidenze scientifiche? Questo programma consiste in almeno 6 mesi di riabilitazione sport specifico!
  • che il 45% degli atleti non effettua un controllo clinico dopo il terzo mese post-operatorio e che il 70% non esegue esercizi di agilità o di salto. Dopo un anno dall’intervento, i criteri considerati fondamentali della forza del quadricipite e dell’esecuzione del test di salto superiori al 90% sono stati mostrati rispettivamente nel 31% e nel 53% degli atleti non trattati adeguatamente.
  • che il legamento crociato anteriore contiene dei meccanorecettori i quali a loro volta influenzano direttamente il controllo neuromuscolare del ginocchio? Una lesione al legamento potrebbe quindi essere considerata una disfunzione neurofisiologica e non una semplice lesione muscolo scheletrica.
  • Un numero di atleti riprende sì a praticare sport, ma ad un livello inferiore rispetto a quello praticato prima di farsi male?
  • Il 35% degli atleti operati di legamento crociato anteriore non ritornano ad un livello pre infortunio entro i due anni?
  • Che la metà degli operati riferisci di ritornare ad un livello sportivo inferiore per colpa del legamento operato?
  • Il rischio di una recidiva è molto alto? Anche per lesioni al legamento crociato contro laterale?
  • Cambiamenti nelle strategie di controllo motorio potrebbero portare a cambiamenti nella propriocezione, nel controllo posturale e nella forza muscolare?

 

PHYSIOTHERAPY RACCOMANDA UNA RIABILITAZIONE PRE-OPERATORIA

Lo sapevi che:

  • Un deficit in estensione prima dell’intervento è considerato un fattore di rischio per deficit di estensione dopo l’intervento?
  • Un deficit di forza quadricipitale del 20%può portare ad un peggior risultato a 2 anni dall’intervento?
  • Una riabilitazione prima dell’intervento garantisce un miglior risultato funzionale del ginocchio a 2 anni dall’intervento?

 

DOPO L’INTERVENTO DI RICOSTRUZIONE DEL LEGAMENTO CROCIATO ANTERIORE PHYSIOTHERAPY RACCOMANDA:

  • Una continua riabilitazione di 9 – 12 mesi a seconda dello sport ed in base agli obiettivi del paziente
  • Un carico immediato tollerato solo se presente un corretto schema del passo, in assenza di dolore e senza alcun versamento sia durante il cammino e dopo aver camminato.
  • L’utilizzo della crioterapia per ridurre il dolore fino ad una settimana dopo l’intervento, senza produrre nessun effetto nel drenaggio post operatorio.
  • Gli esercizi isometrici, utili e sicuri sin dalla prima settimana dopo l’intervento
  • L’utilizzo dell’ elettrostimolazione in aggiunta alla riabilitazione specifica, in quanto potrebbe essere più efficace nel migliorare la forza fino a 2 mesi dopo l’intervento.
  • Un utilizzo di esercizi in catena cinetica aperta a partire dalla 4° settimana post intervento, in un range di movimento 45° -90°, con o senza resistenza extra.
  • L’utilizzo di esercizi in catena cinetica chiusa già dalla seconda settimana post intervento.

 

Se la pratica clinica non segue le linee guida basate sull’evidenze, non offriamo il meglio ai nostri atleti. PHYSIOTHERAPY segue sempre queste linee guida!

 Physiotherapy non tratta un ginocchio, ma una persona che ha un problema al ginocchio!

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GIONATA PROSPERI FT, SPT, SM            

 

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